Casalduni

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Casalduni
comune
Casalduni – Stemma Casalduni – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Benevento-Stemma2.png Benevento
Amministrazione
Sindaco Pasquale Iacovella (lista civica Rinnovamento per Casalduni) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 41°16′N 14°42′E / 41.266667°N 14.7°E41.266667; 14.7 (Casalduni)Coordinate: 41°16′N 14°42′E / 41.266667°N 14.7°E41.266667; 14.7 (Casalduni)
Altitudine 300 m s.l.m.
Superficie 23,34 km²
Abitanti 1 378[1] (1/1/2016)
Densità 59,04 ab./km²
Frazioni Acquaro, Brendice, Capitorto, Casale, Cerconi, Collemarino, Collemastarzo, Crocella, Cuolli, Ferrarisi, Gentile, Lanzate, Macella, Pescomandarino, Pezzalonga, Piana, Prato, San Fortunato, Santa Maria, Tacceto, Vado della Lota, Vaglie, Zingolella
Comuni confinanti Campolattaro, Fragneto Monforte, Ponte, Pontelandolfo, San Lupo
Altre informazioni
Cod. postale 82030
Prefisso 0824
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 062015
Cod. catastale B873
Targa BN
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona D, 1 616 GG[2]
Nome abitanti casaldunesi
Patrono Sant'Antonio di Padova
Giorno festivo 13 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Casalduni
Casalduni
Posizione del comune di Casalduni nella provincia di Benevento
Posizione del comune di Casalduni nella provincia di Benevento
Sito istituzionale

Casalduni è un comune italiano di 1 395 abitanti[1] della provincia di Benevento in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Casalduni è uno dei 78 comuni della Provincia di Benevento. Conta 1.395 abitanti (dati aggiornati al 01/10/2015) e ha una superficie di 23,20 km². Sorge sul pendio del monte Cicco (400 m) e sulla destra del fiume Tammaro. Dista dal suo capoluogo di provincia circa 24 km.

Ha un'escursione altimetrica pari a 549 m s.l.m. con una minima di 127 m s.l.m. ed una massima di 676 m s.l.m.

Regione Agraria n. 4 - Colline del Calore, Irpinia inferiore.

Con le sue 23 contrade, è uno dei paesi della provincia con la più vasta estensione rurale. È ricco di vegetazione, aria salubre e bellezze naturali: nei pressi della località chiamata "Terravecchia", in mezzo ad una rigogliosa zona boschiva, scorre l'Alenta, un torrente dalle acque limpide e incontaminate in quanto, dalla sorgente alla foce, attraversa solo aree rurali, non avendo modo di venire in contatto con nessun tipo di sostanza inquinante. In un punto, caratterizzato dal suolo irregolare, l'Alenta forma delle suggestive cascate che costituiscono una grande attrattiva turistica. Grazie alle sue caratteristiche naturali, Casalduni è il paese ideale per chi ama la pace e tranquillità.

La sua superficie agricola utilizzata è di 1320,88 ettari (ha) aggiornata all'anno 2000, dati e cifre Camera di Commercio di Benevento, maggio 2007.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale di Casalduni è stato abitato sin dall'età romana come testimoniano alcuni ritrovamenti archeologici.

L'origine di Casalduni è incerta. Il suo nome iniziale "Castrum Casaldonis" , da "Casale", sta ad indicare una terra abitata, ma che non aveva una propria autonomia, appartenente a chiese o monasteri. L'autonomia fu conquistata in un secondo momento, quando fu realizzato il Castello Ducale. Dalle ricerche effettuate possiamo sostenere che il paese già esisteva intorno all'anno 1000 e, sotto i normanni, fu feudo di Tommaso di Fenuccio, che la cedette a un certo Guglielmo di Rampano, che possedeva Ponte, il comune più vicino. La prima menzione che si fa di Casalduni ("Castrum Casaldonis") risale al 1335, in una bolla di Papa Clemente V, in riferimento alla delimitazione del territorio di Benevento. Nel secoli compresi tra il 1300 e il 1700, il territorio casaldunese è appartenuto a diversi nobili che lo hanno governato secondo l'allora vigente sistema feudale; ricordiamo ad esempio la dinastia degli Angiolini, cui seguì quella dei Sabrano. Nel 1688 un violento terremoto distrusse Casalduni; rimase in piedi solo il castello feudale e le chiese di San Rocco e di Santa Maria della Consolazione. Un capitolo a parte merita la narrazione dei fatti avvenuti a Casalduni nel 1861, quando sorse il fenomeno del brigantaggio. Per le vicende del 1861 questa terra ebbe molto a soffrire: la popolazione casaldunese, stremata dalla fame e dalla disperazione, non condivideva il processo di unificazione d'Italia, in quanto considerava i piemontesi gli artefici dello sfaldamento dell'amata monarchia borbonica e, quindi, meri invasori. Per questo il 13 febbraio 1861 ebbe inizio la resistenza dei meridionali contro i savoiardi, e gli abitanti si affidarono ai briganti, il cui scopo era quello di restaurare il regime borbonico. Quest'ultimo, d'altro canto, spingeva la popolazione del luogo alla rivolta, che scoppiò prima a Pontelandolfo. In seguito, l'11 agosto 1861, un drappello di soldati piemontesi fu massacrato a Casalduni, in località Spinelle, tra torture e sevizie. Il generale Cialdini, allora, ordinò la completa distruzione sia di Casalduni che di Pontelandolfo, chiedendo che questi paesi fossero messi "a ferro e fuoco". Il tenente Melegari eseguì alla lettera gli ordini impartiti dal Cialdini e si abbandonò ad una tremenda vendetta, trucidando non solo i casaldunesi colpevoli del suddetto deprecabile episodio, ma anche molti altri cittadini innocenti, e dando alle fiamme le loro dimore, prima fra tutti quella del sindaco Ursini. L'esercito piemontese si lasciò andare all'eccidio di popolazioni inermi, al saccheggio e alla fucilazione sommaria dei contadini sorpresi con le armi.

Casalduni ha conosciuto il più alto indice di popolazione tra il 1850 e il 1930 quando contava oltre 3000 abitanti ed era un centro di grande importanza commerciale e fieristica

Dal 1861 fa parte della provincia di Benevento.

Altre calamità distrussero il paese; a tal proposito si ricordano i terremoti del 1962 e del 1980.

Il 27 dicembre del 2013 il consiglio comunale di Casalduni è stato sciolto dal Prefetto di Benevento per la mancata approvazione del bilancio di previsione[3].

Massacro di Pontelandolfo e Casalduni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Massacro di Pontelandolfo e Casalduni.

Casalduni è nota per essere stata, assieme alla vicina Pontelandolfo, teatro di una strage compiuta dal Regio Esercito ai danni della popolazione civile dei due comuni in data 14 agosto 1861. Tale atto fu una rappresaglia conseguente alla Strage di Casalduni, avvenuta alcuni giorni prima ad opera di alcuni resistenti borbonici e di briganti, che avevano trucidato 41 soldati dopo che si erano arresi[4]. I due piccoli centri vennero accerchiati dalle forze piemontesi e furono bruciati e rasi al suolo, ove donne e bambini arsero vivi nelle abitazioni ed altre donne e bambini furono scannati dalle baionette delle truppe inviate dal Generale Cialdini. Una forte revisione al ribasso del numero degli uccisi, ridotti a 13 morti, viene sostenuta dal ricercatore Davide Fernando Panella sulla base della lettura dei registri parrocchiali della chiesa della Santissima Annunziata ove sarebbero annotati dal canonico Pietro Biondi e dal canonico Michelangelo Caterini (firmatario degli atti di morte) i nomi dei morti, le modalità della loro morte e il luogo del seppellimento: 12 persone (dieci uomini e due donne) sarebbero morte durante il giorno stesso della strage (dieci direttamente uccisi e due anziani, di 94 e 89 anni, bruciati nel rogo delle case) e una tredicesima (un uomo di 55 anni) morì il giorno 16 agosto, a causa delle ustioni riportate in precedenza ("tocco dalle fiamme")[5].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

1) CASTELLO DUCALE

il Castello Ducale

Il Castello Ducale, di origine medioevale e proprietà comunale, si erge a dominare il territorio di Casalduni da un'altura a ridosso del torrente Alenta, circondato dal verde rigoglioso che ne caratterizza e ne sottolinea la bellezza. Questo antico maniero ha visto il susseguirsi di vicende storiche i cui protagonisti furono i Normanni, gli Angioini, i Caracciolo e i Carafa.

La prima notizia storica sul Castello risale al 1309, data incisa su di una architrave della cappella del Castello che, però, non è stata ritrovata. Tra il 1420 – 1425 il Castello Ducale passò ai Caracciolo, poi ai Carafa che il 3 marzo 1538 lo vendettero a Pietro Sarriano. Questa famiglia lo abitò fino al 1850, anno in cui fu acquistato dai Cocucci. Quest'ultima famiglia però, a sua volta vendette il Castello a Giuseppe De Michele, privato cittadino di Casalduni. Ridotto a rudere è stato infine acquistato dall'Amministrazione Comunale nel 1988, che lo ha restaurato e riaperto al pubblico il 12 luglio 1997. Con precisione non si sa di quante stanze fosse costituito il maniero, poiché molte sono state distrutte dal terremoto del 1962.

Non esistevano ponti levatoi ma vi era una struttura circostante che lo divideva dalle case abitate dai servi, di cui oggi non ci è pervenuta alcuna traccia; esse si estendevano sulla zona chiamata ancora oggi “ Terravecchia”. Al Castello era annessa, oltre alla Chiesa di San Rocco, anche una cappella all'interno del maniero che però, non è stata recuperata. Esso era anche fornito di una grande cisterna, conservata intatta fino ai giorni nostri, che serviva per raccogliere l'acqua piovana, utilizzata dagli abitanti per tutti gli usi. L'entrata principale era situata di fronte al torrente Alenta, mentre lateralmente si trovava la Torretta di veduta. Al Castello appartenevano anche la Torre di Racchi e la Torre dei Briganti di Ferrarise. Esse servivano come centri di avvistamento in caso di pericolo non solo per il paese di Casalduni ma anche di San Lupo, Campolattaro e Pontelandolfo. Di fronte al castello sorgeva una villa abitata dalla famiglia Biondi, di cui oggi non è rimasto niente.

Vi è una leggenda che caratterizza questo maniero, la "leggenda dei 7 Duchi": la leggenda narra che, secoli fa, il Castello di Casalduni era abitato da alcuni duchi provenienti da Napoli. Costoro erano molto crudeli e maltrattavano tutti gli abitanti del paese. Alcuni affermano che i duchi erano 4 fratelli (o forse 7), proprietari del Castello; essi attuavano il diritto della "prima notte" con tutte le giovani spose del paese; le meno disponibili venivano uccise e, tramite una rete di condotti, i loro corpi venivano scaricati nel fiume Alenta, che scorre alla base dello strapiombo sul quale sorge il Maniero. Questa situazione durò fino a quando alcuni parenti di una giovane sposa, travestiti da donne, si introdussero nel palazzo e uccisero tutti i proprietari, ponendo fine agli ingiusti soprusi di cui erano vittime i casaldunesi. Altri affermano che 4 fratelli che dovevano sposarsi decisero di uccidere i duchi per mettere fine a questa terribile usanza. Era sera e i signorotti si recarono in chiesa per i vespri. Presso Largo Croce, sotto un olmo, i fratelli, con cappelli e mantelle, sotto le quali nascondevano delle accette, li aspettarono. A termine della funzione religiosa, mentre tornavano al Castello, i Duchi furono assaliti dai fratelli che, con le accette, fecero un macello. Da questo episodio, la contrada Sant'Angelo, abitata dai fratelli, fu denominata "Macella". In quel periodo, ossia tra '600 e '800, accadevano nelle contrade casaldunesi episodi e rituali strani legati alla paura per i signorotti, le loro tasse e le loro guerre. Gli abitanti del territorio avevano contratto l'abitudine di sotterrare i propri tesori per impedire che fossero sottoposti a tasse o che fossero trafugati dai Duchi che erano padroni assoluti. Il sotterramento dei denari e dei tesori era accompagnato da uno strano rituale, durante il quale, ad assicurare il proprietario l'inviolabilità dei propri beni, si uccideva una gallina nera sul luogo del nascondiglio. La leggenda riferisce che, chi voleva dissotterrare il tesoro era obbligato a scavare nel luogo del nascondiglio a mezzanotte e mangiare metà della gallina nera, oppure doveva portare sul luogo una bambina appena nata.

2) Le Chiese

Il paese, nella sua antichità, era ricco di chiese e cappelle; infatti, alla fine del XVI secolo, potevano annoverarsi la Chiesa Parrocchiale dell'Assunta, di San Nicola, Santa Maria degli Angeli e l'Oratorio di San Nicola nel Palazzo Baronale. Nel XVII secolo furono costruite di la Chiesa di Sant' Eligio e la Chiesa della Consolazione e di San Marco.

Da alcuni atti storici risulta che nel 1688 esisteva anche un Ospedale costituito da 5 camere.

Allo stato attuale il paese conta 3 Chiese; quella principale è la Chiesa dell'Assunta che, distrutta completamente dal terremoto del 1688, venne ricostruita nel luogo dove sussiste attualmente. In seguito, gravemente danneggiata dal terremoto del 1962 e poi restaurata, è stata riaperta al pubblico nel 1984.

Tra le varie tele ritrovate all'interno della chiesa e successivamente restaurate dalla sovrintendenza ai Beni Culturali, di grande importanza risultano una tavola del 1500 raffigurante l'Ultima Cena e un bellissimo quadro raffigurante la Madonna del Carmelo.

Altra Chiesa tuttora funzionante è quella di Sant'Eligio fondata nel 1635 da Eligio D'Aloia.

Esiste ancora oggi di San Rocco, adiacente il Castello Ducale, che nel 1596 veniva identificata come Oratorio.

  • CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA

È la Chiesa Parrocchiale ed Arcipretale alla quale fu annessa la Confraternita del SS.Corpo di Cristo solo qualche anno prima del 1569.

Costruita a tre navate, aveva due campane e la sacrestia a sinistra della porta d'ingresso, laddove una volta sorgeva il cimitero. Si trovava “extra castrum”, confinante a sinistra con la casa della Confraternita di S.Maria degli Angeli, Confraternita e Cappella esistente nella stessa Chiesa. Era di patronato del feudatario, il quale aveva il diritto di nomina dell'Arciprete.

L'altare maggiore era ornato da una statua della Vergine col bambino alla quale Giovanni Soriano donò due corone d'argento. Gli altari che la chiesa custodiva erano numerosi, grazie alle sue tre navate; di contro le cappelle erano solo tre: quella del SS. Corpo di cristo, di SS. Maria Maddalena di patronato dei Martucci, e del SS. Rosario con l'omonima confraternita ed ornata da una tela rappresentante i misteri del Rosario.

La cappella di S. Maria Maddalena, divenuta poi Beneficio semplice, passò ai Franciosa.

Gli altari, tranne quelli di S. Antonio che nel 1652 divenne di Patronato dell'università, erano tutti di privati cittadini.

Nel 1639 si iniziò ad ampliarla, o piuttosto a costruirla ex novo “contigua all'altra antica”.

Dietro l'altare Maggiore vi era il Coro, alla cui destra si trovava la porta che conduceva al campanile, fornito di due campane; a sinistra vi era la porta che immetteva nella Sacrestia. Anche questa “Chiesa nuova”, come veniva detta, constava di tre navate lunghe cento palmi e larghe settanta, con al centro la tribuna con l'altare maggiore. La navata sinistra contava cinque arcate; quella di destra invece non fu portata a termine.

Questo lavoro incompiuto, forse sempre a causa della frana che produceva il vicino torrente, ci spiega la ragione per cui il monsignor De Rustici, nel 1642, ordinò all'università, all'arciprete delle Confraternite ed ai proprietari degli altari, di costruire daccapo la chiesa o mettervi urgente riparo. La chiesa, rifatta, aveva due porte: sulla maggiore vi era una croce in pietra. Le due porte infine, portavano sull'architrave due finestre.

Nella navata centrale vi erano due sepolture: quelle dei Romani e quella del clero. La Sacrestia, con il rifacimento radicale del luogo sacro, scomparve per creare al suo posto il Coro.

Purtroppo il terremoto del 1688 la fece cadere quasi del tutto, risorse poi nel XVIII secolo a custodire e proteggere il paese.

  • CHIESA DI SAN ROCCO.
Cappella di San Rocco del XVIII secolo, vi si celebra la Santa Messa il giorno della festa di San Rocco (16 agosto).

La S. Visita del 1596 indica questa Chiesa con il nome di “Oratorium”e lo dice di patronato dell'Università. Fu ritrovato trascurato e disadorno. L'Oratorio era posto “extra moenia”, con una campanula “super portam in pinnacolo”, con un unico altare ornato da una tela raffigurante la Vergine con ai lati San Francesco e San Rocco.

Nel 1660 vi si portò il fonte battesimale della Chiesa di Santa Maria degli Angeli. L'oratorio era grande palmi 30 per 20 ed alto 20. Dopo il terremoto del 1688 funse da parrocchia ancora una volta: in essa, infatti, si portò l'Eucaristia, “et sacramentalia”. Furono, in tale epoca, innalzati gli altari di S. Maria delle Grazie e di San Rocco, quest'ultimo dove era il tabernacolo, “ex ordine III. Domini Episcopi”.

Attualmente la chiesa di San Rocco è di proprietà comunale.

3) Le piazze

Tre sono le piazze che si trovano a Casalduni.

La principale è certamente Piazza Municipio, che prende il nome proprio dal palazzo comunale ubicato nella parte ovest. Si tratta di un luogo di passaggio e sosta per coloro che si recano agli uffici, per gli alunni e i professori della scuola, che la circonda a sud. Essa era anticamente abbellita da quattro aiuole pentagonali con tanto di maestose magnolie, prima della ristrutturazione avvenuta negli ultimi anni.

Nella piazza ci si raduna dopo le cerimonie religiose che si svolgono nella chiesa, distante da essa poco più di 30 metri e che si affaccia su via Roma, la strada che la costeggia nella parte nord. La piazza è il punto di riferimento e di aggregazione soprattutto per i giovani, uno spazio dove sedersi, parlare, discutere, organizzarsi; essa è luogo di ritrovo anche perché fa angolo con la principale via Roma e perché su di essa si affaccia la Pro Loco del paese, frequentata sia dai giovani che dai meno giovani del posto.

Continuando di poco su via Roma, si incontra un'antica fontana, oltre la quale, stavolta dal lato opposto alla piazza comunale, si apre la seconda piazza del paese: Piazza Fontana, anch'essa ristrutturata pochi anni addietro. Il suo svilupparsi in leggera salita fa sì che alle case in primo piano facciano da sfondo casupole arroccate, ed è certamente questo carattere peculiare a conferirle la suggestività propria di un borgo antico. In questa piazza si sistemano di solito le fiere in occasione di Santa Rita, della Madonna del Carmelo e di San Matteo e gli spettacoli musicali organizzati durante queste festività.

Per ultimo, continuando su via Roma, c'è un piccolo spazio detto Largo Croce, da cui si allunga la via Comunale, a sinistra della quale un'ampia strada, costeggiata da alberi, porta al Castello Ducale, che si apre su una piazza delimitata dall'antico maniero e dalla cappella di San Rocco. Passeggiando in questa piazza, si gode della bella vista del paese in basso e del verdeggiante poggio alle spalle, sotto cui scorre l'Alente, un affluente del Calore.

4) FONTANA VECCHIA

La Fontana Vecchia è una fontana a muro in pietra locale. Essa è delimitata da una cornice scanalata, all'interno vi sono scolpiti tre mascheroni. Quello di sinistra è ben conservato, infatti nel volto si distinguono gli occhi e la parrucca, che consente di stabilire la costruzione di tale fontana nel XVIII secolo, periodo nel quale si usava tale ornamento. Al centro è raffigurata un'anfora detta “l'ancella”, recipiente usato per attingere l'acqua. Il mascherone di destra è costituito da un volto in cui si distinguono solo gli occhi, mentre la parte inferiore non è visibile. Di questa fontana si ha notizia in un'indagine “murattiana” del 1812, da cui si deduce che l'acqua di questa fontana è stata sempre fonte di vanto per la popolazione di Casalduni, al punto che su di essa sono state scritte diverse canzoni entrate nel repertorio del gruppo folk del paese, denominato appunto “Fontanavecchia”. Tra queste canzoni, la più caratteristica e nota è “Funtana mia”.

FUNTANA MIA

1) Cà mmiez a sta funtana i m'arricord

Quann parlava cu ngiulina mia,

e mmiez ccà na vota i vularria

pe dice na parola e nient cchiù.

Funtana mia Funtana mia dimmell tu

Pecchè ngiulina nun scenne cchiù,

Funtana mia Funtana mia dimmell tu

pecchè ngiulina nun scenne cchiù ( inciso musicale)

2) S'avesse maritata chella ngrata

   E s'avesse scurdat e chistu core
    Funtana bella mia famm'u favore,
    dimmell chist fatt comm và.
       Funtana mia Funtana mia dimmell tu

Pecchè ngiulina nun scenne cchiù

Funtana mia Funtana mia dimmell tu

   Pecchè ngiulina nun scenne cchiù.                         

(Inciso musicale a tempo di tarantella e poi strofa)

3) Si vene nata vota a piglià l'acqua

I pe dispiett ce romp'a lancella

Po' ce rammentu chelle parulelle

Che sempe le diceve mmiezu ccà.

Funtana mia dimmell tu

Pecchè ngiulina nun scenne cchiù

Funtana mia dimmell tu

        Pecchè ngiulina nun scenne cchiù.
  • Torre di Racchi, una torre di avvistamento del XVII secolo, da ristrutturare, proprietà eredi Racchi.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[6]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Fa parte della Comunità montana zona Alto Tammaro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Popolazione Residente per età, sesso e stato civile al 1º gennaio 2015, Istituto nazionale di statistica. URL consultato il 22 agosto 2015.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Il prefetto Blasco scioglie il consiglio comunale di Casalduni - Ottopagine Benevento
  4. ^ Il Nuovo Monitore Napoletano - Considerazioni sui fatti di Pontelandolfo e Casalduni
  5. ^ Giancristano Desiderio, L'altra verità su Pontelandolfo -I morti furono solo tredici - Lo studio di un ricercatore sannita fa luce sulla strage, Corriere del Mezzogiorno, 11 marzo 2014
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Brigantaggio Meridionale e Circondario Cerretese 1799-1888, Il Giornale di Caserta.
  • Gigi Di Fiore 1861. Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato, Grimaldi & C. editori, 1998
  • Christopher Duggan, The Force of Destiny: A History of Italy Since 1796, Penguin Books, 2007.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN245407770
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