Arpaise

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Arpaise
comune
Arpaise – Stemma Arpaise – Bandiera
Arpaise – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Benevento-Stemma.svg Benevento
Amministrazione
SindacoVincenzo Forni Rossi (lista civica Tra la gente con la gente) dal 10-6-2018
Territorio
Coordinate41°02′N 14°45′E / 41.033333°N 14.75°E41.033333; 14.75 (Arpaise)Coordinate: 41°02′N 14°45′E / 41.033333°N 14.75°E41.033333; 14.75 (Arpaise)
Altitudine410 m s.l.m.
Superficie6,66 km²
Abitanti724[1] (31-07-2021)
Densità108,71 ab./km²
FrazioniTerranova (Terranova Fossaceca), Russi, Casalprete, Covini, Pasquarielli e Mignolli
Comuni confinantiAltavilla Irpina (AV), Ceppaloni, Pietrastornina (AV), Roccabascerana (AV)
Altre informazioni
Cod. postale82010
Prefisso0824
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT062006
Cod. catastaleA432
TargaBN
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona D, 1 816 GG[3]
Nome abitantiarpaisani
Patronosan Rocco
Giorno festivo18 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Arpaise
Arpaise
Arpaise – Mappa
Posizione del comune di Arpaise nella provincia di Benevento
Sito istituzionale

Arpaise è un comune italiano di 724 abitanti[1] della provincia di Benevento in Campania.

Arpaise, il Municipio.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Dista dal suo capoluogo di provincia circa 15 km. Sul confine meridionale della provincia, tra Pannarano, Pietrastornina ed Altavilla Irpina, parte in piano e parte in colle.

Il suo territorio comunale è compreso fra i 205 ed i 530 m s.l.m., pari ad un'escursione altimetrica di 325 m s.l.m.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini dell'abitato sono state attribuite a profughi provenienti da Arpi (Foggia)[4].

Secondo una leggenda invece il nome potrebbe altrimenti derivare dal greco Arpax, indicando la presenza di rapaci[5].

Arpaise era sino al 1833 una località del comune di Terranova Fossaceca. Dal 1834 l'amministrazione e dunque la sede del Comune passarono ad Arpaise[6].

Nel XIII secolo fu feudo di Guglielmo di Fossaceca. Nel XV secolo era in mano agli Orsini. Francesco Orsini[7] a seguito della distruzione di Fossaceca fondò nel 1453 il nuovo abitato di "Fossaceca - Terranova" (forse spostato in un sito più alto).

In seguito fu possedimento feudale dei Di Capua (1496), dei Sambiase (1566), dei Carafa del ramo di Montebello (1573), quindi di quelli del ramo di Stigliano (1580), e ancora passò ai Pagano (1594), ai Capece Minutolo (1638) infine ai Della Leonessa (1641-1806)[8].

Terranova Fossaceca e il suo Castello[modifica | modifica wikitesto]

Terranova, oggi frazione di Arpaise, già nel XII-XIII secolo doveva presentarsi come abitato definito o almeno come presidio militare fortificato. Se del centro storico medioevale rimangono poche tracce, del castello sono ben visibili le mura e i torrioni. Il toponimo Terranova deve addursi alla chiara circostanza per cui in origine l'abitato doveva locarsi a valle (fossaceca) e solo successivamente, intorno alla seconda metà del XV secolo fu riedificato, a seguito di distruzione bellica, in un sito nuovo, più elevato e per questo detto Terra nova. Vennero comunque conservate per lungo tempo ambedue le diciture, a definire l'intera estensione territoriale, da cima a valle. Così nei documenti più antichi s'incontra il toponimo Terranova fossacaeca, nel senso di gola chiusa: la ragione può spiegarsi osservando la posizione geografica strozzata, per cui ogni strada di accesso al luogo da ovest a sud-est appare negata. Anche lo sviluppo pianeggiante a mo' di conca spiega facilmente come si arrivi al toponimo fossaceca, frequente nelle carte d'archivio fino al XIX secolo. Tutte le notizie relative al primo periodo di Terranova sono oggi argomento di indagine. In epoca normanna, Terranova era feudo della vicina contea di Prata, appartenente, già intorno all'XI secolo ad un tale Rainone. Da questi passò al figlio Ugone, che ambiva a spodestare Rainulfo I di Alife, conte della vicina Montesarchio, cognato ed acerrimo avversario del re Ruggero I.

Nel 1127, egli si rese protagonista di un conflitto d'interessi piuttosto importante, che Terranova visse solo di riflesso ma che generò aspri combattimenti in tutta la piana di Tufara, fino alla Valle Caudina. Per raggiungere i suoi scopi Ugone strinse infatti alleanza con il re, contro Rainulfo ed il conte Roberto di Capua, ma gli eventi precipitarono per l'intervento di papa Onorio a fianco del conte di Alife. Il re normanno, richiamato a Napoli da una rivolta, abbandonò alla vendetta del suo rivale Ugone, che dovette piegarsi alle condizioni di durissima resa del conte Rainulfo e giurare a lui obbedienza; egli non rinnegò però l'amicizia con il re Ruggero, riuscendo comunque a conservare il feudo di Terranova, come territorio di possesso. Tuttavia, cinque anni più tardi Ugone di Prata si macchiò di nuove ignominie, per cui Rainulfo, che abitava stabilmente la fortezza di Montesarchio decise di punire senza condizioni il ribelle, nel 1133; un esercito di ventimila uomini prese di assalto la rocca di Apollosa, dove Ugone dimorava temporaneamente e la distrusse assieme al villaggio. Dal 1133 e per una cinquantina d'anni abbiamo poche notizie relative a Terranova. Sappiamo che l'assassinio di Ugone di Prata scatenò l'ira di Ruggero, il quale decise di chiudere la partita con il cognato ribelle una volta per tutte: senza spargimento di sangue, lo fece catturare nella rocca di Montesarchio e giustiziare nel 1139. La punizione del re contro i rivoltosi fu esemplare: il suffeudo di Terranova e molti altri feudi vicini per diversi anni rimasero di regio possesso e furono governati da emissari. Una nuova investitura fu voluta da Guglielmo II, successore di Ruggero, nel 1181: egli affidò il beneficio di Terranova, con la reggenza di un milite, a tale Guglielmo della famiglia di Ugone, come segno di apertura e di conciliazione: "G'uillelmus de Fossacaeca tenet de eo Fossam caecam, quae est, sicut ipse dixit, feudum unius militis. Una inter ftudum et augmentum obtulit milites duos et servientes duos". Abbiamo motivo di ritenere che Guglielmo, per essere riportato con propria rendita feudale intestata al luogo, fu il primo dei conti di Prata ad abitare la rocca di Terranova, sebbene in suffeudo al tenimento principale, come si comprende dai tributi versati. È altresì probabile che fu lui stesso ad ordinare la costruzione dell'antico edificio, di cui oggi restano alcune cortine ed un torrione circolare: infatti la tecnica di fabbricazione e l'utilizzo di particolari materiali edilizi" lasciano intendere un primo intervento in epoca tardo-normanna ed un sicuro rimaneggiamento posto in essere tra il XV ed il XVI secolo, forse dagli Orsini. Già l'esistenza di un fortilizio deve indurci a ritenere che l'abitato di Terranova si sviluppò, tra il XII ed il XIV secolo, a modello di "pagus", non nei pressi dell'abitato, come per altri feudi del Sannio, bensì a breve distanza, più a valle, appunto in fossaceca. Fu questo il tempo in cui l'Appia consolare, che nei secoli era stata condizione di benessere e di sviluppo, consentì agli eserciti di raggiungere i villaggi lontani della terra sannita, per portarvi guerra e irruzione: a scopo di difesa, le popolazioni civili si arroccavano o sulle alture o in aree geografiche impervie e protette naturalmente, come per l'appunto Fossaceca; in altri casi, crescevano e si sviluppavano intorno all'edificio fortificato, per difendersi meglio in caso di attacco o di incursioni.

Ruderi del Castello di Terranova.

Durante il periodo di interregno che va dalla fine del dominio normanno all'avvento degli Svevi, Terranova, con tutte le altre terre del Sannio, divenne possesso della Chiesa; ma nel 1241 Federico II, durante l'assedio di Benevento conclusosi con la resa della città, privò l'arcivescovo dei beni feudali, degli appezzamenti di terreno e di tutti i benefici immobili che aveva in Terranova. Non sappiamo a chi fu dato il nostro feudo, dal momento che non esiste documentazione originale relativa a questo arco di tempo. Di certo l'intera area, compresa tra Altavilla Irpina e la conca naturale di Terranova, per alcuni mesi fu interessata dagli scontri preliminari, che culminarono nella decisiva battaglia di Benevento del 1266: la sconfitta di Manfredi significò la fine del potere svevo e l'avvento degli Angioini nel Regno di Napoli. Terranova compare nuovamente in due atti amministrativi dove risulta tassata tra i villaggi di area beneventana: la prima testimonianza si riscontra in un registro contabile del 1308 conservato nell'Archivio Vaticano, nel quale sono raccolte le Rationes collectoriae, cioè le decime dovute dal popolo al clero per l'amministrazione spirituale e dal clero versate alle casse pontificie. Vi si attesta che "clerici castri Terraenovae solverunt tar XIII" la seconda, del 1320, stabilisce con atto regio l'accatastamento per 4 oncie, 13 tarì e 15 grane del feudo di Terranova, nominato assieme a Pannarano, Pietrastornina ed Altavilla, obbligato altresì allo sgravio doganale per il passo di Frigento Relativamente al periodo angioino, abbiamo scarsissime notizie per attestare come si svolse la linea dinastica feudale sul territorio: probabilmente ne fu padrone anche quel potente Giacomo Della Leonessa, vissuto durante la seconda metà del XIV secolo, che avanzava possessi su buona parte del Sannio meridionale.

Le devastazioni più consistenti all'originaria fortezza normanna, che fu quasi del tutto abbattuta, appartengono alla prima metà del Quattrocento: nella guerra di successione al trono di Napoli tra Renato d'Angiò ed Alfonso V d'Aragona, l'intera area sannita, per volontà della Chiesa, cui l'Angioino si mostrò da sempre vassallo, si schierò decisamente a fianco dei francesi, così che, quando ne uscì vittorioso, Alfonso si prodigò in una feroce spedizione repressiva contro quei feudatari fautori del partito angioino.

Il villaggio di Terranova, quello originario situato a valle, fu pertanto incendiato e mai più ricostruito. Quanto alla fortificazione, appare improbabile che fu riedificata in altro luogo: tutte le torri e gli avamposti militari avevano una valenza strategica, per cui dovevano aprirsi al controllo visivo del territorio circostante. Né da valle, dove sorgeva il primitivo villaggio, si godeva di sufficiente panoramica per avvistare il nemico. Siamo pertanto convinti che il castello di Terranova sia sempre stato lì dove ora si vede e sulle sue rovine normanne poi ricostruito, confortati anche dal fatto che nessuna vestigia di fortino è stata rinvenuta fino ad oggi nella conca pianeggiante. Fu un periodo particolarmente confuso per tutto il Regno di Napoli l'intervallo di tempo in cui la sede regia rimase vacante, nonostante l'effimera presenza della regina Giovanna e la provincia di Benevento teatro di sanguinosi scontri ed azioni di banditismo: per la mancanza di un governo centrale forte, gli abusi feudali si moltiplicarono, spinsero il potere baronale all'autogoverno e corrosero il rapporto consuetudinale tra Corona e signori locali. Ciò capitò nei grandi centri come nei piccoli: anche il villaggio di Terranova fossaceca subì numerosi incendi e saccheggi, al punto da ridursi nel 1453 a soli 12 fuochi censiti. Durante la seconda metà del XV secolo il feudo passò a Francesco Ursino, prefetto di Roma e conte di Gravina, al cui titolo fu aggiunto. Questi chiese ed ottenne dal sovrano Alfonso V d'Aragona licenza regia a che il villaggio da valle fosse trasferito in un luogo più elevato e protetto, in prossimità della rocca già esistente. Gli Orsini mantennero il feudo di Terranova fino alla fine del Quattrocento: Ferrante, discendente di tale famiglia, lo vendette infatti al potente conte di Altavilla, Bartolomeo di Capua, molto vicino a Ferrante d'Aragona e proprietario di vasti possedimenti nel Casertano e nell'Avellinese.

Generoso Papa[modifica | modifica wikitesto]

Generoso "Pope per gli Americani" nato a Pasquarielli Frazione di Arpaise, 1º aprile 1891 – New York, 28 aprile 1950, è stato un imprenditore e politico italiano naturalizzato statunitense. Generoso nel 1906, aveva 15 anni e con solo dieci dollari in tasca, decise di partire per gli Stati Uniti d'America, per la verità mosso da una irrefrenabile sete di avventura, più che da un'effettiva necessità economica. Nello stato di New York e poi in Florida riuscì a costruire in un ventennio un colossale impero economico con interessi e partecipazioni in diversi settori del mondo produttivo, dalle industrie edili ai servizi, dalle imprese estrattive (fu definito il re della sabbia) al mondo dell'informazione. Si fece presto largo nel jet-set dell'alta finanza statunitense: come editore, il suo nome resta oggi legato alla conduzione del più antico quotidiano americano in lingua italiana, il Progresso italo-americano fondato nel 1880. Acquistatolo che era appena un foglio modesto a tiratura limitata, riuscì in pochi mesi da New York ad imporlo con successo su tutto il territorio statunitense, accattivandosi le simpatie dei tanti italiani d'America, al punto da diventare tra i nostri emigranti, durante gli anni Trenta-Cinquanta, il quotidiano più venduto. Nonostante i successi del suo impero economico, Generoso Papa non interruppe mai le relazioni familiari di amicizia con i concittadini di Arpaise: un ricco carteggio, conservato oggi dagli eredi, testimonia come egli, nei momenti difficili, fu sempre vicino attraverso copiose munificenze al suo paesello natale. Nel 1928 si prodigò affinché il suo paese natale potesse usufruire della pubblica illuminazione e della energia elettrica nelle case. Così un contratto con la Compagnia per l'energia elettrica operante nel Sannio consentì ad Arpaise, tra i primi Comuni della provincia sannito-irpina ad avere la luce già nel 1930. Come se non bastasse, Generoso Papa pagò le spese anche per i 30 anni a seguire. Altro esempio, all'indomani della seconda guerra mondiale, quando la fame era una drammatica realtà da affrontare quotidianamente, egli tese ancora la mano ai suoi concittadini di Arpaise ed il 22 novembre 1948 fece pervenire loro, tramite la nave americana "Fernglen", in occasione del Natale farina bastevole per un una decina d'anni (all'incirca 34 tonnellate!). I ricordi di Generoso si legavano principalmente alla sua adolescenza in Arpaise, alla gioia per la ricorrenza della festa patronale in Terranova; e così inviò per anni il suo notevole contributo al Comitato organizzatore. Nel 1949, un anno prima della morte, inviò un assegno bancario di Lire 60.000, l'equivalente all'incirca di 3.500 euro di oggi. Ma altri, numerosi atti di generosità fece per la popolazione di Arpaise, che sarebbe inutile e forse inopportuno elencare qui. Ormai all'apice del successo e della notorietà, con imprese per 18.000 dipendenti, conosciuto ed apprezzato, oltre che dagli italoamericani, dagli uomini di potere come dalle migliaia di gente comune cui non risparmiò di fare del bene. Il 28 aprile 1950 nella città di New York si spense prematuramente per una malattia cardiaca e la sua figura fu commemorata ufficialmente dal Congresso degli Stati Uniti e dal Governo italiano. Fu sepolto in una tomba di famiglia al Woodlawn Cemetery di New York.

Monumenti e Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Terranova d'Arpaise (BN), il Santuario dei Ss. Cosma e Damiano.
  • Chiesa Beata Vergine San Rocco e San Sebastiano (Arpaise);
  • Santuario dei Santi Medici Cosma e Damiano (Frazione Terranova);
  • Cappella del Santo Rosario (Frazione Terranova);
  • Cappella della Beata Vergine Maria delle Grazie (Frazione Casalpreti).
  • Monumento ai Caduti di tutte le guerre. (Un carro armato M36 Jackson con una grande lettera "A" in ferro che simboleggia il nome di Arpaise).

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Festa patronale S. Rocco da Montpellier (16/17/18 agosto);
  • Solenni festeggiamenti in onore della Beata Vergine Maria delle Grazie (ultima domenica di agosto) presso la frazione Casalpreti;
  • Solenni festeggiamenti in onore dei Ss. Cosma e Damiano (25/26/27 settembre) presso il Santuario della frazione Terranova;
  • Solenni festeggiamenti in onore della Beata Vergine Maria del Rosario (prima domenica di ottobre) presso il Santuario della frazione Terranova;
  • "Sagra della Castagna" , frazione Russi, seconda settimana di ottobre. Da circa 25 anni ha luogo il concorso di poesia "La Castagna d'Oro".

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Ha una superficie agricola utilizzata di 91,6 ettari.[10].

Si producono cereali, olio, vino, nocciole e castagne; nella frazione Terranova nei mesi di ottobre e novembre si producono le "castagne del prete". Sono praticate anche l'apicoltura (produzione di miele) e l'allevamento di bovini, ovini e suini per la produzione di carni, insaccati e formaggi.

Arpaise è anche zona tartufigena, riconosciuta dall'Assessorato Agricoltura della Regione Campania "Tuber magnatum" di forma tondeggiante, colore giallo-biancastro.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1938 1941 Carlo Papa Podestà Sindaco
1942 1942 Emilio Ruocchio Podestà Sindaco
1943 1945 Italico Capone R. Commissario Sindaco
1946 1946 Federico Capone Sindaco
1947 1951 Giuseppe Adelchi Capone Sindaco
1952 1960 Alfonso Capone Sindaco
1961 1975 Pellegrino Rossi Sindaco
1975 1986 Federico Capone Democrazia Cristiana Sindaco
1986 1986 Paolo Orrei commissario prefettizio Sindaco
1986 1991 Federico Capone Democrazia Cristiana Sindaco
1991 1996 Carlo Rossi Democrazia Cristiana Sindaco
1996 2000 Carlo Rossi Centro Cristiano Democratico Sindaco
2000 2002 Armando Cimmino L'Ulivo Sindaco
2002 2003 Silvana D'Agostino commissario prefettizio Sindaco
2003 2008 Enrico Rossi L'Ulivo Sindaco
2008 2013 Filomena Laudato Lista civica Sindaco
2013 2018 Filomena Laudato Lista civica Sindaco
2018 in carica Vincenzo Forni Rossi Lista civica Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La società calcistica A.S.D. Polisportiva Arpaise milita nel campionato di seconda categoria della regione Campania.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2021.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ Iamalio Antonio, La regina del Sannio..., op. cit., p.151
  5. ^ Meomartini Alfonso, I Comuni della provincia di Benevento..., op. cit. p. 31.
  6. ^ Regno delle Due Sicilie - Regio decreto nº 1452 del 6 aprile 1833
  7. ^ (+ 1456) Capitano di ventura, servì il re di Napoli, Ladislao e la Santa Sede. Fu conte e poi duca di Gravina.
  8. ^ Ricca Erasmo, Istoria de' feudi del regno..., op. cit., v. I, p. 500.
  9. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Fonte: Camera di commercio di Benevento, dati e cifre, maggio 2007, dato aggiornato all'anno 2000

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Iamalio Antonio, La regina del Sannio: descrizione coretnografica e storica della provincia di Benevento, Napoli, 1918;
  • Meomartini Alfonso, I Comuni della provincia di Benevento: storia-cronaca-illustrazione, Benevento, 1907;
  • Ricca Erasmo, Istoria de' feudi del regno delle Due Sicilie di qua dal faro..., V.I, Napoli, 1859;
  • Arpaise, Storia di una comunità del Sannio - V. Napolitano, 1996;
  • Iarossi Annamaria, Vite contadine Benevento, 1997;
  • Viale dei platani - Arpaise e la sua gente, E. Castaldo, 1999;
  • Terranova Fossaceca nel 1753. Il catasto onciario della provincia di Principato Ultra, ABE, 2008;
  • Da Arpaise al Carso Ippolito Donisi - M. Pedicini, 2015;
  • Casalpreti di Arpaise: Il Mio Grande Amore - E. Cioffi, 2017;
  • Ai tempi dei Borbone. Nelle tracce storiche dei Capone di Terranova Fossaceca in Arpaise Casalpreti ed Altavilla del principato Ultra dal 1600 attraverso il Risorgimento ai Savoia - di Angelina Capone (Autore), Marina Capone Michele Capone, 2020.

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