Pontelandolfo

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Pontelandolfo
comune
Pontelandolfo – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Benevento-Stemma2.png Benevento
Amministrazione
Sindaco Gianfranco Rinaldi (lista civica) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 41°17′N 14°41′E / 41.283333°N 14.683333°E41.283333; 14.683333 (Pontelandolfo)Coordinate: 41°17′N 14°41′E / 41.283333°N 14.683333°E41.283333; 14.683333 (Pontelandolfo)
Altitudine 510 m s.l.m.
Superficie 29,03 km²
Abitanti 2 181[1] (1/1/2015)
Densità 75,13 ab./km²
Frazioni Acqua del Campo, Carluni, Ciccotto, Giallonardo, Grotte, Guitto, Lena, Malepara, Marziello, Pianelle, Pontelandolfo Scalo, Pontenuovo, Santa Caterina, Santillo, Sorgenza
Comuni confinanti Campolattaro, Casalduni, Cerreto Sannita, Fragneto Monforte, Morcone, San Lupo
Altre informazioni
Cod. postale 82027
Prefisso 0824
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 062054
Cod. catastale G848
Targa BN
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona D, 1 998 GG[2]
Nome abitanti pontelandolfesi
Patrono sant'Antonio di Padova
Giorno festivo 13 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pontelandolfo
Pontelandolfo
Pontelandolfo – Mappa
Posizione del comune di Pontelandolfo nella provincia di Benevento
Sito istituzionale
« Pontelandolfo: la campana suona per te, per tutta la tua gente, per i vivi e gli ammazzati, per le donne ed i soldati, per l'Italia e per il re »
(Stormy Six, dalla canzone "Pontelandolfo")

Pontelandolfo è un comune italiano di 2 181 abitanti[1] della provincia di Benevento in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Pontelandolfo è sito tra i monti "Calvello" (1018 m) a NW, e "Sauco" (562 m) a SE, che separano la valle del Tammaro da quella del Lenta, sul pendio di uno sprone a cavaliere della confluenza del Lenta ed il "Lenticella".

Fa parte della Comunità montana Titerno e Alto Tammaro

Dista 35 km da Benevento e circa 120 da Napoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Stando ad alcuni ritrovamenti di mattoni, embrici e monete d'età romana, un primo insediamento abitato nacque nella località chiamata oggi "Sorgenza".

Alla fine del primo millennio dopo Cristo, dopo le incursioni saracene, si ha notizia di un nuovo centro abitato chiamato "Casale di Santa Todora".

È comunque intorno al 980 d.C. che nacque l'attuale abitato che prese il nome di Pontis Landulphi dal principe longobardo Landolfo che probabilmente vi edificò un ponte sul torrente Lenta per accedere al suo castello.[3]

Subì due assedi nel 1138 e nel 1462, il primo ad opera di Ruggiero il Normanno e il secondo su iniziativa di Ferdinando I d'Aragona.

Pontelandolfo subì numerosi danni a causa dei vari terremoti che colpirono il Sannio ed in particolare dal sisma del 1456 e da quello del 1688.

Nel 1466 divenne possedimento dei conti di Cerreto Carafa.

La cittadina è gemellata con la città di Waterbury, nello stato del Connecticut negli Stati Uniti d'America. La località è una delle molte mete degli emigranti del piccolo paese sannita che, nel corso del XIX e XX secolo, hanno attraversato l'Oceano Atlantico distribuendosi fra Canada, USA e America Latina. A Waterbury gli emigranti e i loro discendenti hanno fondato un'associazione: il Pontelandolfo Community Club, dove si riuniscono circondati da strutture erette in modo da somigliare a elementi caratteristici del paese d'origine come l'antica torre che sovrasta la piazza principale del borgo.

Massacro di Pontelandolfo e Casalduni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Massacro di Pontelandolfo e Casalduni.

Pontelandolfo è noto per essere stato, insieme a Casalduni e a Campolattaro, il 14 agosto 1861, teatro di un eccidio, perpetrato dal Regio Esercito italiano come ritorsione per il massacro[4], dopo che si erano arresi, di 1 ufficiale, 40 soldati e 4 carabinieri effettuato da circa duecento briganti capeggiati dal cerretese Cosimo Giordano. Per vendetta, il colonnello dell'esercito Pier Eleonoro Negri, al comando di un battaglione di 500 bersaglieri, massacrò un numero stimato di oltre 400 inermi cittadini[5] e distrusse il paese incendiandolo: molte donne furono stuprate prima di esser assassinate[6][7] e non furono forniti dati ufficiali sul numero totale delle vittime della repressione. Una forte revisione al ribasso del numero degli uccisi, ridotti a 13 morti, viene sostenuta dal ricercatore Davide Fernando Panella sulla base della lettura dei registri parrocchiali della chiesa della Santissima Annunziata ove sarebbero annotati dal canonico Pietro Biondi e dal canonico Michelangelo Caterini (firmatario degli atti di morte) i nomi dei morti, le modalità della loro morte e il luogo del seppellimento: 13 persone (undici uomini e due donne) sarebbero morte durante il giorno stesso della strage (dieci direttamente uccisi e due nel rogo delle case) e una tredicesima morì il giorno seguente[8].

Alla strage il gruppo musicale degli Stormy Six ha dedicato una canzone che si chiama proprio Pontelandolfo.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma del Comune di Pontelandolfo, ufficialmente rappresentato sul Gonfalone, sul bollo e su ogni altro documento, è costituito da:[9]

« Ponte a tre archi su cui si erge un guerriero longobardo, con elmo sulla testa cinta da una fascia, con lo scudo nella mano sinistra, la corazza ed una lunga lancia nella mano destra. »

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Litografia del 1850 raffigurante Pontelandolfo. A sinistra è visibile la Torre del Castello.

Dell'antico Castello medievale di Pontelandolfo resta solo la possente Torre, alta oltre venti metri e avente un diametro di quattordici metri ed uno spessore delle mura del basamento di 4,5 metri.

Una struttura fortificata esisteva già nel 1134 ma fu solo dopo i passaggi nella zona degli eserciti di Carlo I d'Angiò nel 1266 e di Luigi d'Ungheria nel 1348 che i feudatari, capita l'importanza strategica del luogo, costruirono la torre che risalirebbe a non prima della metà del XIV secolo.

Il castello venne distrutto a seguito del terremoto del Sannio del 1688. Rimase in piedi solo la torre che attualmente è di proprietà privata.

A queste strutture si aggiungono due fontane: la Fontana di piazza Roma, sita nel centro storico, ha una curiosa forma a battistero, è dotata di otto bocche di acqua ed è chiamata anche fontana "Teglia" per l'antica presenza di un gigantesco tiglio e la Fontana ponte nuovo, costruita nel 1764 e situata nell'omonima località lungo la strada statale n. 87.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa Parrocchiale del SS. Salvatore: caratterizzata dalla facciata in pietra locale, risale al XVII secolo ma è stata oggetto di diversi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. L'interno, a tre navate, conserva pregevoli altari settecenteschi.
  • Cappella Santa Maria degli Angeli (XIX secolo).
  • Tempio dell'Annunziata: edificato nel XV secolo sulle mura di cinta del Castello, è caratterizzato da un campanile sormontato da una edicola barocca.
  • Cappella San Rocco: costruita "fuori le mura" dopo la peste del 1656, è stata oggetto di un rifacimento nel 1785. La facciata presenta un porticato dal quale si accede al luogo sacro che custodisce interessanti sculture lignee.
  • Edicola di San Donato: conserva pregevoli maioliche cerretesi del XVIII secolo ed è stata edificata nel luogo dove sorgeva una chiesetta demolita nel 1962.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Monumento in onore delle vittime di Bridgeport in località San Donato;
  • Monumento in onore dei Sanniti Pentri;
  • Monumento ai Caduti.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Lago Spino: sito a nord-est del monte Calvello, nasce ai confini fra i comuni di Pontelandolfo e Morcone. Il lago, che ha una superficie di 1 km², è sito in una località suggestiva ed è raggiungibile tramite una comoda strada.
  • Torrente Lente: visitabile dalla contrada Cerquelle in località Vreccola, si accede attraverso una comoda strada e per niente ripida. Non si può andare a piedi solo con la macchina fino ad un vecchio mulino.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[10]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Museo della civiltà contadina[modifica | modifica wikitesto]

Allestito in un locale di via Municipio, presenta diversi reperti inerenti al mondo contadino e rustico nonché numerosi attrezzi per la filatura e la lavorazione della lana.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 giugno si festeggia il patrono sant'Antonio di Padova.

La "Ruzzola del formaggio"[modifica | modifica wikitesto]

Di singolare interesse è la "Ruzzola del formaggio", iniziativa che si tiene ogni anno nell'ambito delle festività di carnevale. Questo gioco consiste nel far "ruzzolare" una forma di formaggio lungo un percorso predeterminato del paese e che ormai è lo stesso da secoli.[11]

Secondo una leggenda questo gioco sarebbe originato quando, tempo addietro, un barone e un suo contadino si sfidarono giocando a carte. Il barone si giocò un terreno ricco di erba medica, adatto al pascolo. Alla fine vinse il contadino e il barone, uomo d'onore, tenne fede al debito di gioco e donò il terreno al contadino. Dopo pochi giorni il contadino andò dal barone per reclamare che le sue vacche pascolavano ancora sul terreno, dove mangiavano l'erba medica. Il contadino chiese di avere una parte del latte delle mucche ma il barone rispose negativamente, asserendo che l'erba medica era stata piantata quando era ancora egli il proprietario e quindi le vacche dovevano consumarla. Alla fine i due contendenti si ritrovarono in piazza dove si sfidarono con le ruzzole di formaggio, dando così origine al gioco.[12]

Secondo alcuni studiosi questo gioco fu portato nel XIV secolo da alcune persone del basso Lazio rifugiatesi a Pontelandolfo per sfuggire ad una pestilenza. Infatti delle testimonianze di questo gioco sono riscontrabili nel basso Lazio e in alcune località dell'Umbria.[13]

Persone legate a Pontelandolfo[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Fusco (1773-1839), patriota e docente di filosofia, il 2 ottobre 1799 fu condannato all'esilio per aver aderito alla Repubblica Napoletana.[14]
  • Pietro Paolo Fusco (1880-1918), medico e poeta, nel 1907 fondò il giornale "L'Eco del Sannio". Scrisse anche diversi trattati medici.
  • Pietro Emilio Guasco (1633-?), avvocato, letterato, fece parte della Accademia degli Oziosi (Napoli). Divenne uno degli "eletti" della città e nel 1679 ottenne la carica di giudice perpetuo della Gran Corte della Vicaria.[15]
  • Giovanni Battista Gugliotti (1749-?), esercitò la professione legale in Roma. Assieme a suo figlio Zaccaria scrisse numerosi trattati di diritto e di fisica.[16]
  • Daniele Perugini (1803-1881), avvocato, presidente del Consiglio distrettuale di Campobasso e socio di varie società. Sostenitore dei Borbone, nel 1861 fu sottoposto due volte a carcere politico preventivo. Nel 1878 scrisse un libro che narrava la storia di Pontelandolfo.[17]
  • Dionigi Pasquale Perugini (1732-1758), medico, insegnò nell'Università di Napoli dove scrisse diversi trattati di medicina tra cui il "Trattato sui morbi delle donne".[18]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Tra le attività più tradizionali vi sono quelle artigianali, che pur non essendo diffuse come nel passato non sono del tutto scomparse, e si distinguono per l'arte della tessitura, caratterizzata da colori vivaci e temi decorativi peculiari.[19]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Popolazione Residente per età, sesso e stato civile al 1º gennaio 2015, Istituto nazionale di statistica. URL consultato il 21 agosto 2015.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ A. Iamalio, P. Federico, G. Ardia, La Regina del Sannio, Napoli, 1918, p. 226.
  4. ^ Il Nuovo Monitore Napoletano - Considerazioni sui fatti di Pontelandolfo e Casalduni
  5. ^ Non esiste un rapporto ufficiale; l'unica cifra ufficiosa di 164 vittime fu riportata dal giornale "Il Popolo d'Italia". Cfr. Angelo Del Boca, Italiani, brava gente?, Neri Pozza, Vicenza, 2005, pag. 60
  6. ^ Christopher Duggan, La forza del destino, Storia d'Italia dal 1796 a oggi, Edizioni Laterza, 2008.
  7. ^ Pino Aprile, Terroni, Piemme edizioni, 2010.
  8. ^ Giancristano Desiderio, L'altra verità su Pontelandolfo -I morti furono solo tredici - Lo studio di un ricercatore sannita fa luce sulla strage, Corriere del Mezzogiorno, 11 marzo 2014
  9. ^ Art.5 Stemma e Gonfalone, pag. 5 di Comune di Pontelandolfo - Statuto Comunale
  10. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  11. ^ Pontelandolfonews: La Ruzzola del formaggio, pontelandolfonews.com. URL consultato il 12 luglio 2011.
  12. ^ Palladino, p. 20.
  13. ^ Palladino, p. 13.
  14. ^ Zazo, p. 187.
  15. ^ Zazo, p. 207.
  16. ^ Zazo, p. 208.
  17. ^ Zazo, p. 317.
  18. ^ Zazo, p. 318.
  19. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Nel territorio del Titerno c'è..., Cerreto Sannita, Comunità Montana del Titerno, 1997.
  • AA.VV., Brigantaggio Meridionale e Circondario Cerretese 1799-1888, Il Giornale di Caserta.
  • AA.VV., Brigantaggio sul Matese 1860-1880, Museo del Sannio, 1983.
  • Gigi Di Fiore 1861. Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato, Grimaldi & C. editori, 1998
  • Filippo Fiorillo, Quaderni di cultura storica n. 3 - Cosimo Giordano, La tipografica, 1982.
  • Gabriele Palladino, La Ruzzola del Formaggio, Comune e Pro Loco di Pontelandolfo, 2001.
  • Alfredo Zazo, Dizionario Bio-Bibliografico del Sannio, Napoli, Fausto Fiorentino, 1973.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN238771579
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