In the Court of the Crimson King

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In the Court of the Crimson King
Artista King Crimson
Tipo album Studio
Pubblicazione 10 ottobre 1969
Durata 43 min : 52 s
Dischi 1
Tracce 5
Genere Rock[1]
Rock progressivo[1]
Art rock[1]
Etichetta E.G. / Island Records
Produttore King Crimson
Registrazione Wessex Sound Studios, Londra
Certificazioni
Dischi d'oro Stati Uniti Stati Uniti[2]
(Vendite: 500.000+)
Dischi di platino Canada Canada[3]
(Vendite: 100.000+)
King Crimson - cronologia
Album precedente
Album successivo
(1970)
Singoli
  1. The Court of the Crimson King
    Pubblicato: 12 ottobre 1969

In the Court of the Crimson King – An Observation by King Crimson è il primo album del gruppo britannico King Crimson. Fu pubblicato il 10 ottobre 1969. In Inghilterra ha scalato le classifiche fino ad arrivare al quinto posto della UK Albums Chart, mentre negli Stati Uniti ha raggiunto il ventisettesimo posto nella Billboard 200 e in Giappone la prima posizione.

È generalmente considerato uno dei più grandi album del rock progressivo: la musica in esso contenuta travalica, secondo i critici, i confini del rock e attinge dal jazz e dalla musica classica, costituendo comunque un ponte tra generi diversi. Nel suo libro Rocking the Classic, il critico Edward Macan afferma che l'album «potrebbe essere l'album di rock progressivo più influente mai pubblicato»,[4] mentre Pete Townshend, il leader degli Who, lo definì «un capolavoro sbalorditivo».[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preludio[modifica | modifica wikitesto]

Ian McDonald in una foto del 2009

Nel 1967 il chitarrista Robert Fripp rispose a un annuncio dei fratelli Giles, Mike e Peter, rispettivamente batterista e bassista: i due, infatti, erano alla ricerca di un cantante e organista.[6] Nel 1968, il gruppo Giles, Giles & Fripp ottenne un contratto con la Deram, etichetta sussidiaria della Decca, e con essa pubblicò un album nel mese di settembre, The Cheerful Insanity of Giles, Giles & Fripp, del quale vennero vendute solamente 600 copie.[7] Al trio si unisce Judy Dyble, già cantante dei Fairport Convention, e il suo ragazzo Ian McDonald, dotato di un'ottima padronanza di sassofono, clarinetto, flauto, chitarra e tastiere.

Il Marquee, locale dove, nel 1969, i King Crimson si esibirono settimanalmente

McDonald si inserì presto nel gruppo, ma la sua relazione con Judy Dyble finì presto e la cantante abbandonò i membri restanti; successivamente anche Peter Giles lasciò il progetto, a causa degli scarsi risultati e della direzione più sperimentale che la band stava prendendo; Fripp, non riuscendo a convincere Peter Giles a restare, contattò Greg Lake, cantante e bassista conosciuto a Bournemouth. Il gruppo quindi si compose di quattro elementi (Fripp, Mike Giles, Lake e McDonald), con la collaborazione del poeta Peter Sinfield. Proprio quest'ultimo, insieme a McDonald, scrisse il brano The Court of the Crimson King (letteralmente "La corte del Re Cremisi", con riferimento a Beelzebub)[8] che diede il nome al gruppo.[9]

I King Crimson esordirono ufficialmente nella scena britannica il 9 aprile 1969, dopo tre mesi di prove quotidiane, allo Speakeasy Club di Londra. Il gruppo ebbe un impatto molto forte e subito acquisì una certa notorietà. La BBC invitò il gruppo a registrare quattro brani, tra maggio e agosto, per trasmetterli al programma radiofonico Top Gear,[10] mentre il proprietario del Marquee Club, dove per la prima volta si esibirono il 16 maggio 1969 come band di supporto degli Steppenwolf,[11] propose un concerto settimanale, e molti artisti famosi come Jimi Hendrix e Pete Townshend assistettero all'esibizione.[9] In primavera il gruppo riuscì a firmare con l'etichetta Island, in contemporanea con i Mott the Hoople;[7] molto importante risultò, il 5 luglio 1969, l'apparizione ad un concerto gratuito all'Hyde Park come gruppo spalla dei Rolling Stones e dei Family, davanti a più di 300.000 persone;[12][13] grazie a questa esibizione il quotidiano britannico The Guardian lì definì «un gruppo sensazionale»,[7] mentre il magazine Rock & Folk affermò che si trattava di «un eccellente nuovo gruppo».[13] I King Crimson presero anche parte al Palm Beach Pop Festival (il loro esordio negli USA), esibendosi con artisti come Janis Joplin, Johnny Winter, Iron Butterfly e, nuovamente, Rolling Stones.[14][15]

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

Già nel 1969 i King Crimson avevano tentato due volte in due studi di registrazione diversi di registrare il loro materiale, con il produttore Tony Clarke, famoso per il suo lavoro con i Moody Blues, che aveva tentato di far firmare la band per la loro etichetta, la Threshold Records,[16] ma i King Crimson non furono soddisfatti delle registrazioni, che rimasero incompiute e andarono perdute;[12] perciò il gruppo decise di impegnarsi in un'autoproduzione.[17] Le registrazioni richiesero solamente otto giorni e vennero effettuate con un registratore Ampex a 8 tracce nei Wessex Sound Studios di Londra, con la supervisione di Robin Thompson. L'inizio delle registrazioni dell'album, che per la loro durata vennero definite da McDonald «tranquille»,[7] seguì di poche ore il primo sbarco dell'uomo sulla Luna e la notizia di quello storico avvenimento era stata annunciata, la notte precedente, dal bassista e cantante del gruppo Greg Lake al pubblico del Marquee Club di Londra, subito prima del concerto.[12] Poco dopo le sessioni di registrazione, però, i componenti del gruppo si accorsero che alcuni nastri erano disallineati, e che ciò aveva portato a una perdita delle alte frequenze e a dei crepitii che colpiscono alcune parti del disco; per questo la batteria, secondo alcuni critici, è il punto debole delle registrazioni.[8]

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Il successo riscosso dall'album porta i King Crimson ad effettuare un tour negli Stati Uniti. Di ritorno dagli States, Ian McDonald e Mike Giles annunciarono di voler lasciare la band. Di lì a poco se ne andò anche Greg Lake, che proprio durante il suddetto tour americano aveva ricevuto l'offerta di Keith Emerson dei Nice di unirsi a lui in quello che poi sarebbe divenuto il celebre trio Emerson, Lake and Palmer, e al contempo non riteneva onesto che il gruppo mantenesse il nome "King Crimson" senza due elementi cruciali come McDonald e Giles, ma prima di abbandonare il gruppo partecipò alle registrazione del secondo album della band, In the Wake of Poseidon, ma esclusivamente come cantante.[18] Nel 1971 McDonald e Giles realizzarono l'album McDonald and Giles, che sarà l'unico prodotto della loro collaborazione. Infine il gruppo britannico degli Yes, visto l'abbandono del chitarrista Peter Banks, propose a Robert Fripp di unirsi alla band, ma Fripp rifiutò l'offerta.[19] Destabilizzati dalle crisi interne al gruppo, i King Crimson rimasero con solamente due dei membri originali, Robert Fripp e Peter Sinfield, e passarono diciotto mesi prima del loro ritorno sul palco.[20]

Caratteristiche artistiche[modifica | modifica wikitesto]

Nessuno dei brani ha una durata equivalente o comparabile con le canzoni pop tipiche degli anni sessanta: tutti e cinque superano infatti i sei minuti. Tuttavia lo stile musicale non è del tutto estraneo al gusto dell'epoca, ad eccezione di 21st Century Schizoid Man, che si muove chiaramente fuori dagli schemi musicali abituali;[17] i testi dei brani si riferiscono alla guerra del Vietnam all'indomani della Summer of Love del 1967, durante la quale la controcultura hippie si è manifestata al grande pubblico, e alla temerarietà di Woodstock,[21] parlandone però in termini pessimistici.[13]

Brani[modifica | modifica wikitesto]

21st Century Schizoid Man[modifica | modifica wikitesto]

« L'ambiziosa filosofia di Fripp prende forma dalle prime battute di 21st Century Schizoid Man, dove la successione di rumori con un riff muscolare e i passaggi più improvvisati sembrano costruire una sorta di ponte tra la musica contemporanea, il rock e il jazz. »
(Christophe Pirenne, Le Rock progressif anglais[22])
Greg Lake in una foto del 1978

Il brano d'apertura, che è il più conosciuto della band,[23] dura più di sette minuti; la parte centrale, interamente strumentale, è sottotitolata Mirrors; fu l'ultima in ordine di tempo ad essere incisa e fu registrata in diretta in una sola take, ad eccezione della voce e di due linee, rispettivamente di chitarra e sax,[12] un fatto notevole se si considera la sua complessità. Una delle caratteristiche peculiari di questo brano è l'effetto che Greg Lake applica alla sua voce, urlata e molto distorta.[7] Il testo, scritto da Peter Sinfield, contiene una successione di metafore; si nota una forte critica agli Stati Uniti, rappresentati dall'uomo schizoide del ventunesimo secolo, e alla guerra in Vietnam, con le frasi «Innocents raped with napalm fire» ("Innocenti violentati con il fuoco del napalm") o «Politicians' funeral pyre» ("Pira funeraria dei politicanti").[24]

Dopo circa trenta secondi di silenzio, al momento dell'introduzione,[8] la musica, misto tra jazz e hard rock, è selvaggia ma controllata, tra break e riff di chitarra.[25] Gli strappi e le distorsioni ritraggono in modo compiutamente apocalittico gli orrori della guerra del Vietnam, proiettandola in un futuro senza speranze, con un finale cacofonico.[26]

Il brano è stato reinterpretato da diversi artisti:

La canzone fu inserita nel videogioco Guitar Hero 5.[34]

Un campionamento del brano è stato inoltre inserito in Power primo singolo dell'album My Beautiful Dark Twisted Fantasy del rapper Kanye West.[35]

L'assolo di chitarra, eseguito da Robert Fripp, è stato inserito all'82ª posizione nella lista dei 100 migliori assoli di chitarra, pubblicata dalla rivista Guitar World.[36]

I Talk to the Wind[modifica | modifica wikitesto]

Robert Fripp in una foto del 1974

Terminata la cacofonia del brano precedente, immediato è il contrasto con I Talk to the Wind, che invece è una canzone dolce e tranquilla; il brano è una delicata ballad, a tratti cantata a due voci, e punteggiata dagli interventi del flauto di Ian McDonald,[37] il quale resta in primo piano anche lungo tutta la coda strumentale. Sulla dissolvenza di quest'ultima s'innestano, senza soluzione di continuità, i timpani che introducono il terzo e ultimo brano del lato A. Le parole probabilmente, considerando l'epoca, sono il discorso di un giovane hippie alla società: «you don't possess me», «can't instruct me» ("voi non mi possedete", "non potete istruirmi").[21]

Prima dei King Crimson, il brano era stato registrato già due volte da Giles, Giles & Fripp: una volta cantato da Judy Dyble e l'altra da Peter Giles e Ian McDonald. Entrambe le versioni sono state inserite nel 2001 nell'album The Brondesbury Tapes.[38]

Il brano, inoltre, è stato interpretato dal gruppo techno/house degli Opus III nell'album del 1991 Mind Fruit,[39] da Klaus Waldeck nell'album del 2001 The Night Garden,[40] da Judy Dyble nell'album del 2006 The Whorl[41] e da Jordan Rudess nell'album del 2007 The Road Home.[42]

Epitaph[modifica | modifica wikitesto]

La terza traccia dell'album, Epitaph ("epitaffio") si distingue per un maggior utilizzo del mellotron.[23] I testi prendono un accento profetico e distopico:[21] «The fate of all mankind I see / Is in the hands of fools» ("Il destino di tutta l'umanità che vedo / è nelle mani di idioti").

Il brano, oltre ad occupare il lato A di un singolo pubblicato nel 1976, con 21st Century Schizoid Man sul lato B, viene accennata da Greg Lake con Emerson, Lake & Palmer nel live Welcome Back My Friends durante la sezione Battlefield di Tarkus.[43]

Moonchild[modifica | modifica wikitesto]

Il lato B si apre con Moonchild, il brano più lungo dell'album, la cui prima parte (che dura circa due minuti e mezzo) è intitolata The Dream; si tratta di una ballata eseguita con chitarra e mellotron; al termine di questa prima parte viene lasciato spazio alla chitarra, al vibrafono e alle percussioni di Robert Fripp, Ian McDonald e Michael Giles, nella seconda parte intitolata The Illusion. Da alcuni è considerata troppo lunga e noiosa[21][25] a causa di una interminabile serie di suoni e segnali acustici che non seguono un ritmo o una melodia,[44], perciò parte di The Illusion è stata tagliata nella compilation A Young Person's Guide to King Crimson.

Il brano viene utilizzato alla fine del 1990 del film cult Buffalo '66 di Vincent Gallo.[44] È stato inoltre interpretato dal gruppo italiano Twenty Four Hours nell'album The Smell of The Rainy Air del 1991,[45] mentre la melodia del pezzo è usata nella canzone M62 Song del gruppo indie rock Doves, nell'album del 2002 The Last Broadcast,[46] e dal rapper Mims come sample nella canzone Doctor Doctor nell'album del 2007 Music Is My Savior.[47]

The Court of the Crimson King[modifica | modifica wikitesto]

Peter Sinfield in una foto del 2010

L'album si conclude con The Court of the Crimson King, la cui melodia fu scritta da Ian McDonald; il testo è composto da quattro strofe, separate da una sezione interamente strumentale intitolata The Return of the Fire Witch, che descrivono la corte del Re Cremisi, in cui, in un'atmosfera medievale, si susseguono vari personaggi, come la "Regina Nera" («the Black Queen») o la "Strega di fuoco" («the Fire Witch»).[48] Il brano dopo circa sette minuti sembra interrompersi, ma poi continua attraverso una ripresa chiamata The Dance of the Puppets, prima di terminare con una brusca chiusura.

The Court of the Crimson King fu l'unico singolo estratto dall'album, e raggiunse l'80ª posizione in America nella Billboard Hot 100 nel gennaio del 1970; in seguito il brano è stato interpretato dal gruppo heavy metal Saxon nell'album del 2001 Killing Ground col nome di Court of the Crimson King in una versione leggermente più breve,[49] dal gruppo degli Asia in un tour del 2006,[50] da Ian McDonald e John Wetton con Steve Hackett nell'album dal vivo The Tokyo Tapes,[51] e inoltre fece parte della colonna sonora del film I figli degli uomini, di Alfonso Cuarón.[52]

Copertina[modifica | modifica wikitesto]

« Peter ha portato questo dipinto e il gruppo lo adorava. Recentemente ho recuperato la versione originale nella sede di EG perché è stato esposto alla luce, e avrebbe potuto subire danni, così l'ho preso. La faccia esterna è quella dell'uomo schizoide, e quella l'interna è del Re Cremisi. Se si nasconde il suo sorriso, gli occhi rivelano una tristezza incredibile. Cosa potremmo aggiungere? Esso riflette la musica.» »
(Robert Fripp, intervista a Rock & Folk[53])

La copertina di In the Court of the Crimson King fu disegnata da Barry Godber, un giovane programmatore di 23 anni, scomparso prematuramente l'anno successivo per attacco cardiaco;[54] i due dipinti, che quindi rimangono le uniche opere di Godber, sono conservati attualmente da Robert Fripp.[12] Il dipinto utilizzato per l'esterno della copertina rappresenta il volto di un uomo spaventato, con gli occhi spalancati, mentre urla; l'uomo, con il volto sfigurato e l'orecchio sproporzionato, rappresenta l'uomo schizoide del ventunesimo secolo di cui parla il primo brano. All'interno, invece, è presente un volto apparentemente calmo e sorridente, che mostra anche le mani, in posa ieratica: rappresenta il Re Cremisi, eponimo sia dell'album che del gruppo; in entrambi i dipinti il colore predominante è il rosso cremisi, accompagnato dal blu.

A causa della sua originalità, della mostruosità del volto,[7] e dell'assenza di informazioni sia sul davanti che sul retro, questa illustrazione è stata considerata da alcuni una delle più significative della storia del rock, insieme al prisma di The Dark Side of the Moon o alla copertina bianca di The Beatles.[55]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Successo critico e commerciale[modifica | modifica wikitesto]

Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Mojo 5/5 stelle[56]
Allmusic 5/5 stelle[1]
Ondarock Pietra miliare[57]
Robert Christgau D+[58]

In the Court of the Crimson King fu un successo immediato;[59] la copertina giocò un ruolo importante nelle vendite: infatti le persone, prese alla sprovvista, compravano il disco senza sapere nemmeno il contenuto o l'autore.[8] L'album arrivò al quinto posto nella classifica britannica,[60] al ventottesimo negli Stati Uniti,[61] al ventisettesimo in Canada e al primo in Giappone.[8] Il 29 marzo 1977 fu certificato disco d'oro negli USA e il 1º settembre 1981 disco di platino in Canada.

La stampa musicale concordò sul fatto che l'album fosse un capolavoro;[23] nel suo libro Rocking the Classic, il critico Edward Macan affermò che l'album «potrebbe essere l'album di rock progressivo più influente mai pubblicato»; nell'edizione speciale Pink Floyd & the Story of Prog Rock di Q e Mojo, l'album viene inserito al quarto posto nella classifica «40 album di rock cosmico»,[62] e nella lista «50 album su cui si basa il rock progressivo» del magazine Classic rock.[63] Pete Townshend lo definì «un capolavoro sbalorditivo», e anche il parere della rivista Rolling Stone fu molto positivo.[64]

Tuttavia, alcuni critici furono più duri giudicando l'album: è il caso di Robert Christgau, che lo valutò con un D+, definendolo un «surrogato di merda», e specificando che il più era solo perché piaceva a Pete Townshend.[65]

Influenza[modifica | modifica wikitesto]

Album profondamente innovativo, In the Court of the Crimson King attinge sia dal jazz che dalla musica classica; ha rapidamente acquisito lo status di disco cult agli occhi di intere generazioni di musicisti;[25] l'International Times, giornale metropolitano di Londra, parla di «ultimo album» che «va a sfidare il tempo».[13] I componenti dei Genesis appesero la copertina dell'album sul muro della casa dove elaborarono Trespass;[25] Kurt Cobain, frontman dei Nirvana, dichiarò che il disco aveva esercitato una grande influenza sulla sua musica.[8] L'influsso del gruppo ricadde anche sugli Yes, sugli Ange, su alcuni musicisti scandinavi e italiani,[59] e naturalmente su tutto lo scenario progressive in generale.

Ristampe[modifica | modifica wikitesto]

L'album è stato rimasterizzato e ristampato su vinile e CD varie volte nel corso degli anni ottanta e novanta; queste versioni sono basate su copie dei nastri rimossi dal disco originale. L'edizione del 40º anniversario, per il quale Robert Fripp e Steven Wilson (Porcupine Tree) hanno trovato e utilizzato l'originale 8 tracce usato per la prima registrazione dell'album, fu pubblicato il 12 ottobre 2009. È disponibile in tre versioni: uno comprendente un CD e un DVD, una comprendente due CD, e l'ultima comprendente cinque CD e un DVD.[8]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Lato A
  1. 21st Century Schizoid Man – 7:24 (testo: Peter Sinfield – musica: Robert Fripp, Ian McDonald, Greg Lake, Michael Giles)
    • Mirrors
  2. I Talk to the Wind – 6:05 (testo: Peter Sinfield – musica: Ian McDonald)
  3. Epitaph – 8:47 (testo: Peter Sinfield – musica: Robert Fripp, Ian McDonald, Greg Lake, Michael Giles)
    • March for no Reason
    • Tomorrow and Tomorrow

Durata totale: 22:16

Lato B
  1. Moonchild – 12:12 (testo: Peter Sinfield – musica: Robert Fripp, Ian McDonald, Greg Lake, Michael Giles)
    • The Dream
    • The Illusion
  2. The Court of the Crimson King – 9:22 (testo: Peter Sinfield – musica: Ian McDonald)
    • The Return of the Fire Witch
    • The Dance of the Puppets

Durata totale: 21:34

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Altri[modifica | modifica wikitesto]

Classifiche[modifica | modifica wikitesto]

Classifica (1969) Posizione
massima
Canada 27
Stati Uniti 28
Giappone 1
Regno Unito 5

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

La copertina di In the Court of the Krimson King ha ispirato quella del disco d'esordio dei Bluvertigo Acidi e basi del 1995, realizzata da Robert Gligorov.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Bruce Eder, In the Court of the Crimson King in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 14 giugno 2013.
  2. ^ RIAA/Searchable Database, riaa.com. URL consultato il 19 giugno 2012.
  3. ^ Music Canada : Gold and Platinum Search, musiccanada.com. URL consultato il 19 giugno 2012.
  4. ^ Citazione originale: «may be the most influential progressive rock album ever released». (EN) Macan, p. 23
  5. ^ Citazione originale: «an uncanny masterpiece». (EN) King Crimson biography, Discipline Global Mobile (dgmlive.com). URL consultato il 29 agosto 2007.
  6. ^ (FR) Leroy, p. 40
  7. ^ a b c d e f (FR) Delâge, p. 42
  8. ^ a b c d e f g (FR) Nicolas, Critiques d'Albums - In the Court of the Crimson King, albumrock.net. URL consultato il 18 giugno 2012.
  9. ^ a b (FR) Leroy, p. 41
  10. ^ (FR) Chronique : King Crimson - "Epitaph" (Live 1969) + entretien avec Michael Giles, bigbangmag.com. URL consultato il 18 giugno 2012.
  11. ^ (FR) King Crimson - Biography, themarqueeclub.net. URL consultato il 18 giugno 2012.
  12. ^ a b c d e (EN) Smith
  13. ^ a b c d (FR) Manœuvre, p. 47
  14. ^ (FR) Leroy, p. 39
  15. ^ (EN) History of The Forgotten Festivals, oldrockphoto.com. URL consultato il 18 giugno 2012.
  16. ^ (EN) Tony Clarke: record producer in The Times, 23 gennaio 2010.
  17. ^ a b (FR) Leroy, p. 42
  18. ^ (FR) Leroy, p. 58
  19. ^ (FR) Delâge, p. 48
  20. ^ (FR) Leroy, p. 46
  21. ^ a b c d (FR) Leroy, p. 44
  22. ^ Citazione originale: «La philosophie ambitieuse de Fripp prend corps dès les premières mesures de 21st Century Schizoid Man où la succession de bruitages, puis d'un riff musclé puis de passages plus improvisés semble construire une sorte de passerelle entre musique contemporaine, rock et jazz». (FR) Pirenne
  23. ^ a b c (FR) King Crimson - In The Court Of The Crimson King (1969), fp.nightfall.fr. URL consultato il 18 giugno 2012.
  24. ^ (EN) Steve Huey, 21st Century Schizoid Man in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 14 giugno 2013.
  25. ^ a b c d (FR) Delâge, p. 43
  26. ^ King Crimson - In the Court of the Crimson King, rockol.it. URL consultato il 18 giugno 2012.
  27. ^ Cocaine Head, Afterhours, afterhours.it, 1º gennaio 2008. URL consultato il 1º luglio 2012.
  28. ^ (EN) Emerson, Lake & Palmer Cover Songs, coversproject.com. URL consultato il 18 giugno 2012.
  29. ^ Forbidden: Distortion, debaser.it. URL consultato l'8 luglio 2012.
  30. ^ (EN) Voivod Cover Songs, coversproject.com. URL consultato il 18 giugno 2012.
  31. ^ (EN) April Winee Cover Songs, coversproject.com. URL consultato il 18 giugno 2012.
  32. ^ (EN) Ozzy Osbourne Cover Songs, coversproject.com. URL consultato il 18 giugno 2012.
  33. ^ PFM - 35 anni...e un minuto, rockol.it. URL consultato l'8 luglio 2012.
  34. ^ Guitar Hero 5: Svelate Altre 24 Nuove Tracce, guide.supereva.it. URL consultato il 18 giugno 2012.
  35. ^ My Beautiful Dark Twisted Fantasy (Album notes). Roc-A-Fella Records. 2010.
  36. ^ (EN) 100 Greatest Guitar Solos, guitar.about.com. URL consultato il 18 giugno 2012.
  37. ^ (EN) Richie Unterberger, I Talk to the Wind in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 14 giugno 2013.
  38. ^ (EN) Giles, Giles & Fripp - The Brondesbury Tapes, bigbangmag.com. URL consultato il 18 giugno 2012.
  39. ^ (EN) Opus III – I Talk To The Wind, discogs.com. URL consultato l'8 luglio 2012.
  40. ^ (EN) John Bush, The Night Garden in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 14 giugno 2013.
  41. ^ (EN) Judy Dyble - Whorl CD, cduniverse.com. URL consultato l'8 luglio 2012.
  42. ^ Recensione: The Road Home, benzoworld.it. URL consultato l'8 luglio 2012.
  43. ^ (EN) François Couture, Tarkus Medley: Eruption/Stones of Years/Iconoclast/Mass/Manticore/Batt in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 14 giugno 2013.
  44. ^ a b (EN) Richie Unterberger, Moonchild/The Dream/The Illusion in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 14 giugno 2013.
  45. ^ (EN) The Smell of the Rainy Air, proggnosis.com. URL consultato l'11 luglio 2012.
  46. ^ (EN) Doves – M62 Song / Satellites, discogs.com. URL consultato l'11 luglio 2012.
  47. ^ (EN) Mims – Music Is My Savior, discogs.com. URL consultato l'11 luglio 2012.
  48. ^ (EN) Richie Unterberger, The Court of the Crimson King/The Return of the Fire Witch/The Dance of the Puppets in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 14 giugno 2013.
  49. ^ (EN) Saxon Cover Songs, coversproject.com. URL consultato l'11 luglio 2012.
  50. ^ (EN) Asia Cover Songs, coversproject.com. URL consultato l'11 luglio 2012.
  51. ^ (EN) Tokyo Tapes [Enhanced], amazon.com. URL consultato l'11 luglio 2012.
  52. ^ (EN) Colonna Sonora I figli degli uomini, mymovies.it. URL consultato l'11 luglio 2012.
  53. ^ Citazione originale: «Peter brought this painting in and the band loved it. I recently recovered the original from EG's offices because they kept it exposed to bright light, at the risk of ruining it, so I ended up removing it. The face on the outside is the Schizoid Man, and on the inside it's the Crimson King. If you cover the smiling face, the eyes reveal an incredible sadness. What can one add ? It reflects the music». (EN) Extraordinarily Artistic Album Covers, egodialogues.com. URL consultato il 19 giugno 2012.
  54. ^ (EN) Barry Godber (British, 1946-1970), batguano.com. URL consultato il 19 giugno 2012.
  55. ^ (EN) King Crimson, progarchives.com. URL consultato il 19 giugno 2012.
  56. ^ (EN) Mike Barnes, Royal Flush in Mojo, novembre 2009, p. 106.
  57. ^ Rosario Leotta, King Crimson - In The Court Of The Crimson King, ondarock.it. URL consultato il 18 giugno 2012.
  58. ^ (EN) Consumer Guide, robertchristgau.com. URL consultato il 18 giugno 2012.
  59. ^ a b (FR) 1969: la naissance d'une certaine musique, bigbangmag.com. URL consultato il 19 giugno 2012.
  60. ^ (EN) Chart Stats - In the Court of the Crimson King, chartstats.com. URL consultato il 19 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 29 luglio 2012).
  61. ^ (EN) In the Court of the Crimson King - King Crimson : Awards, Allmusic.com. URL consultato il 14 giugno 2013.
  62. ^ 40 Cosmic Rock Albums (Prog Rock), rocklistmusic.co.uk. URL consultato il 18 giugno 2012.
  63. ^ (EN) Classic Rock magazine, luglio 2010.
  64. ^ (EN) John Morthland, Album Reviews - In The Court Of The Crimson King in rollingstone.com. archiviato dalla pagina originale
  65. ^ Citazione originale: «The plus is because Peter Townshend likes it [...] Beware the forthcoming hype--this is ersatz shit». (EN) Consumer Guide, robertchristgau.com. URL consultato il 18 giugno 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Frédéric Delâge, Chroniques du Rock progressif: 1967 - 1979, La Lauze, 2002, ISBN 2-912032-28-8.
  • (FR) Aymeric Leroy, Rock progressif, Le mot et le reste, 2010, ISBN 978-2-36054-003-7.
  • (EN) Edward Macan, Rocking the Classics: English Progressive Rock and the Counterculture, Oxford University Press, ISBN 0-19-509888-9.
  • (FR) Philippe Manœuvre, Rock'n'Roll: la discothèque idéale: 101 disques qui ont changé le monde, Albin Michel, 2006, ISBN 2-226-15209-1.
  • (FR) Christophe Pirenne, Le Rock progressif anglais, Librairie Honoré Champion, 2005, ISBN 2-7453-1200-6.
  • (EN) Sid Smith, In The Court Of King Crimson, Helter Skelter Publishing, 2001, ISBN 978-1-900924-26-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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