Giovanna di Aragona e Castiglia
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| Giovanna | ||
|---|---|---|
| Regina di Castiglia e di Aragona | ||
| Giovanna di Castiglia | ||
| Regno | 1516 – 1520 | |
| Nascita | 6 novembre 1479 | |
| Toledo | ||
| Morte | 12 aprile 1555 | |
| Tordesillas | ||
| Predecessore | Isabella di Castiglia e Ferdinando II di Aragona | |
| Successore | Carlo V | |
| Consorte di | Filippo d'Asburgo | |
| Figli | Carlo | |
| Casa reale | Castiglia e Leon | |
| Padre | Ferdinando II | |
| Madre | Isabella di Castiglia | |
Giovanna di Trastamara o Giovanna di Aragona e Castiglia detta la Pazza (in catalano: Joana d'Aragó i de Castella o Joana la Boja in castigliano: Juana I de Trastámara, o "Juana la Loca"; Toledo, 16 novembre 1479 – Tordesillas, 12 aprile 1555) , duchessa consorte di Borgogna, delle Fiandre ed altri titoli dal 1496 al 1506, principessa delle Asturie dal 1498 al 1504 e principessa di Girona dal 1498 al 1516, regina di Castiglia e León dal 1504 al 1556, poi regina dell'Alta Navarra dal 1515 al 1555 ed infine regina di Aragona, Valencia, Sardegna, Maiorca, Sicilia e Napoli e Contessa di Barcellona e delle contee catalane dal 1516 al 1555.
Indice
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[modifica] Origine familiare
Discendente dal casato di Trastamara, era la figlia terzogenita del re di Sicilia e re della corona d'Aragona e futuro re di Alta Navarra, Ferdinando II (unico figlio maschio nato dal duca di Peñafiel, re di Navarra e re della corona d'Aragona, Giovanni II e dalla sua seconda moglie Giovanna Enriquez, figlia dell'ammiraglio di Castiglia, signore di Medina de Rioseco e Conte di Melgar, Federico Enriquez) e della regina di Castiglia e León, Isabella di Castiglia, figlia del re di Castiglia e León, Giovanni II e di Isabella del Portogallo, figlia di don Giovanni d'Aviz (figlio del re del Portogallo, Giovanni I del Portogallo e di sua moglie, Filippa di Lancaster), e di Isabella di Braganza, figlia del duca di Braganza, Alfonso, e di Beatriz Pereira de Alvim, l'unica figlia di Nuno Álvares Pereira, conestabile del regno e conte di Arraiolos, Barcelos e Ourém.
Fu la madre di Carlo di Gand, futuro imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Carlo V.
[modifica] Politica matrimoniale e successione al trono spagnolo
La politica matrimoniale di Ferdinando ed Isabella, Reyes Católicos come li aveva titolati nel 1494 papa Alessandro VI Borgia, sempre attenta ad intrecciare unioni convenienti agli interessi della casata sul piano internazionale, portò matrimoni molto prestigiosi ai cinque figli:
- Isabella (1470-1498) venne data in sposa a Alfonso d'Aviz, erede al trono della corona portoghese (in seconde nozze sposò poi Manuele I re del Portogallo);
- Giovanni (1478-1497) l'erede al trono sposò la figlia dell'Imperatore Massimiliano I, Margherita d'Austria duchessa di Borgogna;
- Maria (1482-1517), sposò il vedovo della sorella Emanuele I di Portogallo;
- Caterina (1485-1536) fu la sposa di Arturo d'Inghilterra e quando questo morì fu sposa poi ripudiata di suo cognato, Enrico VIII Tudor;
- Per quanto riguarda Giovanna fu deciso che sarebbe diventata moglie di Filippo d'Asburgo detto Filippo il Bello, secondo figlio dell'Imperatore Massimiliano I.
Questa unione è considerata una delle decisioni di politica matrimoniale meglio riuscite nella storia europea: l'erede di Giovanna e di Filippo sarebbe divenuto possessore di un territorio vastissimo oltre che pretendente alla Corona imperiale.
[modifica] Dal matrimonio alla pazzia
Il viaggio per giungere alla nuova corte fu lungo e travagliato. Giovanna si separò dalla sua terra nell'agosto del 1496, quando il mare che bagna la costa cantabrica lo permise: il viaggio via terra attraversando la nemica Francia era impensabile. Il 21 ottobre 1496 furono celebrate le nozze a Lier.
La giovane coppia si insediò a Bruxelles dove Giovanna diede alla luce la prima figlia, Eleonora.
La prematura morte del fratello Giovanni, a distanza di un anno di quella della sorella Isabella, regina del Portogallo, e del suo erede Miguel avvenuta nel 1500 pochi mesi dopo la nascita di Carlo, secondo figlio di Giovanna, fecero sì che Giovanna divenisse l'erede al trono di Castiglia.
Se sotto l'aspetto politico il matrimonio era stato un successo diplomatico le cose erano andate diversamente sotto l'aspetto coniugale per i tradimenti del marito, che scatenavano drammatiche scene di gelosia. Nel novembre del 1504, alla morte della madre, si aprì il problema della successione che per Giovanna ebbe sviluppi drammatici. Il tutto fu complicato dalla successiva morte del marito Filippo e da una presunta follia di Giovanna causata dal dolore per la sua scomparsa.
Il tema centrale della storia di Giovanna fu dunque la sua follia.
[modifica] Gli studi sulla pazzia di Bergenroth e Hillebrand
Le ricerche di Gustav Adolf Bergenroth[1] e gli studi di Karl Hillebrand[2] gettano nuova luce su un fatto storico archiviato frettolosamente, secondo questi studiosi, sotto la voce pazzia. Fatto che ha visto vittima non solo una Regina ma anzitutto una donna sacrificata, secondo questi studiosi, non alla ragion di stato bensì all'egoismo personale e politico di un padre prima, di un figlio poi, con un breve intermezzo coniugale in cui un marito colpiva negli affetti e nella femminilità una donna, la cui vera colpa era di essere Regina ed avere espresso fin dalla fanciullezza un anticonformismo religioso inconsueto per i tempi[3].
Questo atteggiamento le aveva scatenato contro il bigottismo, anche violento, della madre Isabella Regina di Castiglia, e la parte più retriva della gerarchia clericale, in un'epoca in cui il priore del Convento di Santa Cruz di Segovia, Tomás de Torquemada, e la sua Santa Inquisizione imperavano sotto la spinta di Isabella e di Ferdinando II d'Aragona, che ne facevano strumento di costruzione di una unità nazionale ancora incompiuta e di consenso alla propria politica.
Lo studioso tedesco Bergenroth, nella seconda metà dell'Ottocento, con un lavoro da certosino e con spirito investigativo minuzioso ha scavato negli archivi di Simancas riuscendo ad aprire quegli armadi segreti che per più di quattro secoli avevano celato documenti che avrebbero dato un corso diverso alla storia di Giovanna di Castiglia. Quei documenti furono messi a disposizione della comunità storica con la loro pubblicazione nel Calendar of letters, despaches and State papers relating to negotiations between England and Spain, 1868.
Si dischiuse, così, un nuovo scenario storico che ha portato Hillebrand al riesame del caso ed a conclusioni che divergono dalla versione ufficiale, che oggi diremmo di regime, ricostruendo, sulla base dei nuovi ritrovamenti documentali, la vicenda storica ed umana di Giovanna di Castiglia[4] .
Il tema della follia di Giovanna di Castiglia ha suscitato, anche di recente, l'interesse di storici e scrittori. Alcuni autori non lo hanno approfondito ritenendolo trascurabile nel gioco della grande storia, mentre altri hanno messo in dubbio la versione ufficiale della pazzia di Giovanna, pur riconoscendole un certo anticonformismo.
È, tuttavia, impossibile dati il tempo trascorso, la documentazione frammentaria, la marginalità storica della questione, eliminare dubbi in un senso o nell'altro e sciogliere così definitivamente quello che per alcuni rimane un enigma.
[modifica] Lo scenario politico spagnolo
Con il matrimonio tra Ferdinando di Aragona ed Isabella di Castiglia non si era creata una Spagna unita nel senso moderno di stato unitario, l'Aragona e la Castiglia erano rimaste due Corone autonome sottoposte alle proprie leggi ed Isabella rimaneva la Reina proprietaria di quest'ultima, atteso che vigeva il sistema politico del cosiddetto stato patrimoniale. La conseguenza era che gli affari relativi alle due Corone venivano trattati non nell'interesse dell'intera Spagna ma come se fossero l'uno un problema esclusivamente castigliano e l'altro un problema aragonese e cioè li si affrontò come se l'unione fra le due corone non fosse mai avvenuta.[5]
Ferdinando aveva acquisito con il matrimonio la Corona di Castiglia, ma con poteri più limitati di quelli della moglie Isabella che rimaneva la Reina proprietaria.
Nel 1504 Isabella confermò questo principio stabilendo, nel testamento, che alla propria morte Ferdinando doveva restituire la Corona di Castiglia a Giovanna propria erede diretta. Questo è il punto: in una situazione normale Giovanna sarebbe diventata, naturalmente Reina proprietaria di Castiglia vanificando, così, le ambizioni del padre e del suo disegno politico. Su questo palcoscenico si svolse la tragedia di Giovanna.
[modifica] L'anticonformismo di Giovanna
Giovanna fin dalla fanciullezza dimostrò un carattere non convenzionale ed anticonformista, in un ambiente tetro, retrivo e storicamente difficile per la Reconquista ed in cui la religione veniva usata come catalizzatrice di una unità nazionale da costruire ed eventualmente da imporre con metodi più violenti della ragion di stato.
Se una volta ultimata la Reconquista con la sconfitta definitiva di Boabdil, ultimo re moro di Granada, 2 gennaio 1492, e con l'ingresso ufficiale dei Re Cattolici in Granada, 6 gennaio 1492 la situazione politica interna era tranquilla sotto l'aspetto militare era tuttavia meno stabile sotto l'aspetto politico e socioreligioso. Sotto l'aspetto politico perché si era nella fase di consolidamento del potere reale, teso alla costruzione di una unità nazionale ancora non raggiunta; sotto l'aspetto socioreligioso perché incombeva il problema dei moros, degli ebrei e delle eresie, problema risolto drammaticamente con l'espulsione delle comunità giudee e dei moros e con le conversioni forzate, sotto il controllo e l'impulso della Santa Inquisizione che si dimostrò peraltro particolarmente efficace contro le eresie, stanti i metodi usati.
Giovanna era intollerante, forse giovanilmente ribelle, non accettava la confessione ed aveva orrore dei metodi dell'Inquisizione istituita dai genitori, suscitando reale scandalo nella madre, che la sottoponeva ad una disciplina sempre più rigida con punizioni anche corporali.
Il suo anticonformismo, la sua diffidenza nei confronti della religione e dei suoi metodi si rivelarono una miscela esplosiva sapientemente utilizzata da chi aveva interessi contrapposti e temeva per il Potere in generale e per il proprio in particolare.
[modifica] Giovanna e Filippo d'Asburgo
È facile comprendere che Giovanna, fanciulla diciassettenne, vivesse il matrimonio con Filippo il Bello come un atto liberatorio, specialmente entrando in una corte tanto brillante e sfarzosa quanto tenebrosa e sinistra era quella di origine, ed, oltretutto, sviluppando un forte sentimento d'amore verso lo sposo, sentimento che si accorgerà ben presto non essere ricambiato.
Giovanna manifestò subito anche nella nuova casa il proprio temperamento poco ortodosso verso la religione, e poco dopo sviluppò un forte risentimento ed una grande gelosia verso il marito che la tradiva continuamente e platealmente.
Le reazioni di Giovanna aumentarono il disappunto di Isabella, opportunamente informata dal frate Tommaso di Matienzo che aveva inviato dalla figlia per recuperarla alla religione. Agli occhi della madre Giovanna appariva quasi eretica e pertanto non poteva essere nel pieno delle sue facoltà mentali. Questa situazione conflittuale faceva il gioco di Ferdinando che non voleva perdere la Corona di Castiglia a favore della figlia e del genero, ma anche di quei circoli religiosi che temevano con orrore l'intolleranza di Giovanna verso la religione, verso l'Inquisizione e verso i suoi feroci metodi.
Filippo d'altra parte voleva gestire da solo il regno che la moglie avrebbe ereditato e che una opportuna demenza della stessa gli avrebbe consentito, non esitando.
Per molto meno aleggiava l'accusa di eresia e si finiva a quel rogo che veniva usato come strumento di repressione del diverso e del dissenso ed ancor più come monito per le genti.
Forse è in ragione di ciò che Isabella nominò nel suo testamento Ferdinando reggente incondizionato della Corona di Castiglia.
[modifica] La successione al trono
Alla morte di Isabella, 26 novembre 1504, Ferdinando assunse immediatamente la reggenza facendola acclamare dalle Cortes a Toro. Fu immediata la protesta del genero Filippo che non voleva perdere la Castiglia ed era pronto allo scontro armato, scontro che venne, tuttavia, evitato dall'arte diplomatica di Ferdinando. Si arrivò così all'accordo di Villafáfila in base al quale Ferdinando cedeva la Castiglia a Filippo, convenendo con un secondo trattato l'esclusione di Giovanna dal governo a causa del suo presunto stato mentale alienato ma, subito dopo, dichiarò di avere subìto un'estorsione da parte del genero, che accusò di tenere prigioniera Giovanna, e smentì il trattato appena firmato, affermando che Giovanna doveva mantenere i propri diritti di Reina proprietaria della Castiglia.
In questa controversia appare evidente la contraddizione tra la prima dichiarazione di incapacità della figlia e la successiva affermazione dei diritti regali della stessa: una volta folle, un'altra savia.
In effetti sia Ferdinando che Filippo
| « ambedue hanno interesse ad accreditare l'idea che Giovanna sia incapace di governare. » | |
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(J. Perez[6], Isabella e Ferdinando, p. 320, op. cit. in bibliografia.)
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Sopravvenne provvidenziale la morte di Filippo, 25 settembre 1506, su cui si sospettò non fosse estranea la mano di Ferdinando, e Giovanna divenne una ambitissima vedova, erede di una prestigiosa Corona.
Qui cominciò la tragedia di Giovanna di Castiglia: il padre Ferdinando, reggente, scrisse a tutte le Corti lamentando la demenza della figlia causata dall'improvvisa morte dell'amato sposo. Nacque la leggenda, opportunamente esaltata e diffusa, degli strani comportamenti di Giovanna, vedova inconsolabile, verso il feretro del marito, comportamenti di cui non vi è documentazione o testimonianza che non provenga dagli ambienti di corte.
Pietro Martire nelle sue lettere del 1506/1507 parla di stranezza di Giovanna ma non di follia.
Dalla morte della madre e fino alla sua, Giovanna detenne solo formalmente il titolo di regina di Castiglia, in quanto il vero potere fu esercitato da una serie di quattro diversi reggenti.
[modifica] Prigionia
Dalla morte del marito, 1506, e fino al 1520 Giovanna venne confinata, per ordine del padre, nel Castello di Tordesillas, completamente isolata dal mondo esterno, e vi rimase anche quando morto il padre Ferdinando, 23 gennaio 1516 a Madrigalejo, la Spagna, ormai unita, passò al figlio Carlo di Gand.
Il 4 novembre 1517 Carlo, che non vedeva la madre da dieci anni, essendo stato allevato nelle Fiandre dalla zia Margherita, visitò la madre, di cui non ricordava le sembianze e di cui aveva solo sentito descrivere la follia. L'incontro, peraltro, era dettato dalla necessità di ottenere la legittimazione alla assunzione del potere, ma la situazione per Giovanna non cambiò.
Carlo di Gand temeva le idee poco convenzionali della madre specie per quanto riguarda la religione. Un governo della madre avrebbe avuto effetti dirompenti su quegli interessi del clero e della nobiltà che si erano consolidati negli anni della reggenza di Ferdinando. Avrebbe altresì escluso dalla gestione della corona lui e l'entourage fiammingo di cui era circondato e che si stava arricchendo enormemente alle sue spalle.
Una incapacità mentale di Giovanna faceva comodo a molti ed ovviamente gli interessati ne erano consapevoli. Carlo continuò la politica del nonno lasciando la madre nella stessa condizione in cui l'aveva trovata: prigioniera nel tetro palazzo di Tordesillas, pomposamente chiamato castello.
Egli sacrificò risolutamente la madre alla sua missione, come Filippo aveva sacrificato la moglie alla sua avarizia, come Ferdinando aveva immolato la figlia ai suoi piani poltici[4]
Carlo pose a custodia di Giovanna il marchese di Denia, don Bernardino de Sandoval y Royas che si dimostrò un feroce aguzzino non migliore del suo predecessore Ferrer, che, peraltro, dichiarava di non avere mai sottoposto la Regina alla cuerda[7] se non per ordine del padre Ferdinando.
La prigionia di Giovanna, Regina di Castiglia, a Tordesillas fu estremamente dura, per quanto coerente con i tempi, e resa ancora più dura sia dal rigoroso isolamento a cui fu sottoposta sia dai tentativi di costringerla a pratiche religiose, come la confessione, che ostinatamente rifiutava.
Il marchese di Denia manifestò uno zelo esemplare nella sua funzione di carceriere-aguzzino, come dimostra la corrispondenza intrattenuta con Carlo nella quale a volte gli ricordava che prima dei sentimenti filiali dovevano venire gli interessi politici: a volte suggeriva di applicare alla Regina la tortura perché questa sarebbe stata utile alla sua salvezza e certamente avrebbe reso un servizio a Dio e spesso gli ricordava che egli agiva nel suo esclusivo interesse. Sostituiva quei frati che messi vicino alla Regina nel tentativo di convertirla ne divenivano, invece, amici e difensori, come accadde per frate Juan di Avila. Di tutto veniva sempre informato il figlio Carlo, che temeva una Giovanna libera e popolare che potesse infiammare il serpeggiante sentimento popolare antifiammingo mettendo in pericolo il suo potere.
[modifica] Rivolta dei Comuneros
Da tempo covava in Castiglia un forte risentimento contro Carlo ed i fiamminghi del suo seguito per la rapacità con cui esercitavano il potere e per averne monopolizzato quasi tutte le leve. A ciò si aggiungeva il fatto che Carlo si sarebbe dovuto allontanare per cingere la corona imperiale cui era pervenuto dopo la morte del nonno Massimiliano in seguito a una confusa serie di intrighi ed immense somme di danaro spese per comprare i voti necessari all'elezione. In effetti Carlo partì il 20 maggio 1520 lasciando come suo reggente l'odiato fiammingo Adriano di Utrecht, futuro papa Adriano VI.
Alla fine del maggio 1520 scoppiò la cosiddetta rivolta dei Comuneros, con carattere prevalentemente antifiammingo, a capo della quale emerse Juan de Padilla. Nell'agosto dello stesso anno i rivoltosi occuparono Tordesillas, allontanarono il Denia liberando Giovanna, convinti del suo buono stato mentale e cercando di farla a passare dalla loro parte. Giovanna ricevette diverse volte i rappresentanti degli insorti ma non accettò mai di porsi in contrasto con il figlio mettendosi dalla loro parte anche se la avevano liberata: rifiutò sempre di firmare qualsiasi documento che legittimasse la loro azione.
È in questa situazione che dimostrò con il suo comportamento di non essere folle preservando gli interessi del figlio. Lo stesso Adriano di Utrecht, che era stato fatto Vescovo di Tolosa, comunicava a Carlo che tutti testimoniavano della sanità mentale di Giovanna precisandogli anche: «…vostra altezza ha usurpato il titolo reale e ha tenuto prigioniera a forza la regina, che è del tutto assennata, sotto il pretesto che è folle…»[4].
La rivolta venne repressa con la battaglia finale di Villalar, il 23 aprile 1521 ed i suoi capi furono giustiziati.
[modifica] L'epilogo
Dopo il fallimento della rivolta dei comuneros vi fu una sorta di restaurazione: prevalse la grande nobiltà, trionfò l'ortodossia religiosa più conformista, Giovanna fu ricacciata in una seconda prigionia, ancora più dura e crudele delle precedenti, sotto la custodia del Denia, richiamato per l'occasione, ancora più ostile e livido per le vessazioni subite durante la rivolta.
Lentamente dopo una serie infinita di piccole e grandi angherie fu ridotta ad uno stato bestiale da cui la liberò la morte: il 12 aprile 1555, dopo avere rifiutato per l'ennesima volta la confessione, morì assistita da Francisco de Borja che testimoniò la sua lucidità. Giovanna è sepolta nella Capilla Real (Cappella Reale) della cattedrale di Granada, insieme al marito e ai Re Cattolici.
Giovanna venerava il padre di cui fu vittima, ma egli ravvisava in lei pensieri non abbastanza ortodossi, e non abbastanza disposti a seguirlo nella prediletta politica di Inquisizione e di roghi[8].
Giovanna di Castiglia passò alla storia con il soprannome di Pazza, un epiteto dai risvolti ingiuriosi, e forse alla fine lo diventò dopo oltre quaranta anni di prigionia durissima, quasi ininterrotta, a cui l'aveva sottoposta la follia di un'epoca.
Michael Prawdin[9] ha visto in questo il segreto di Tordesillas: la ragion di stato sarebbe stata la causa della prigionia di Giovanna, con il pretesto della sua follia, e ciò l'avrebbe resa veramente tale[10].
Giovanna dimostrò fino all'ultimo una fermezza ed un forza morale che la prigionia dura, spietata e senza alcun privilegio per la sua posizione regale era riuscita a piegare. Il figlio Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero abdicherà pochi mesi dopo e morirà nel Monasterio de Yuste, (Cáceres), il 21 settembre 1558.
Giovanna, Regina proprietaria di Castiglia e di León, di Galizia, di Granada, di Siviglia, di Murcia e Jaén, di Gibilterra, delle Isole Canarie, delle Indie Occidentali, di Aragona, di Navarra, di Napoli e Sicilia, contessa di Barcellona e signora di Vizcaya, non era pazza bensì vittima delle circostanze politiche dell'epoca (no estaba loca, sino que fue victima de las circustancias politicas de la epoca[11]).
[modifica] Progenie
Dal matrimonio con Filippo nacquero sei figli:
- Eleonora (15 novembre 1498 - 18 febbraio 1558), sposò Emanuele I re del Portogallo, e divenne regina del Portogallo (1469-1521) sposò succesivamente Francesco I di Francia;
- Carlo V d'Asburgo (24 febbraio 1500 - 21 settembre 1558), sposò Isabella di Portogallo;
- Isabella (18 luglio 1501 - 19 gennaio 1526), sposò Cristiano II, regina di Danimarca (1481-1559)
- Ferdinando (10 marzo 1503 - 25 luglio 1564), sposò Anna Jagellona;
- Maria d'Asburgo (17 settembre 1505 - 18 ottobre 1558), sposò Luigi II, re di Boemia e Ungheria (1506-1526)
- Caterina (14 gennaio 1507 - 12 febbraio 1578), sposò Giovanni III, re del Portogallo (1502-1557)
[modifica] Note
- ^ Gustav Adolf Bergenroth (26 febbraio 1813, Prussia orientale - 13 febbraio 1869, Madrid) fu uno storico tedesco che per raccogliere materiale per una storia dei Tudor, si recò in Spagna per esaminare i documenti dell'archivio di Simancas. Centoquattro tra i documenti esaminati riguardavano la vicenda storico-politica di Giovanna di Castiglia e portavano a conclusioni diverse dalla versione ufficiale della pazzia di Giovanna, evidenziavandone, anzi, la sanità mentale.
- ^ Karl Hillebrand (17 settembre 1829, Giessen-19 ottobre 1884, Firenze) fu uno storico e saggista tedesco. Pubblicò, fra gli altri, i saggi raccolti con il titolo Zeiten, Volker and Menschen, quelli sull'Italia con il titolo Italia, 1877 e in inglese German Thought during the Last Two Hundred Years, 1880. Sulla scorta dei documenti ritrovati dal Bergenroth a Simancas e di sue nuove ricerche pubblicò a Parigi nel 1869 Une ènigme de l'histoire. La captivité de Jeanne la Folle d'après des documents nouveaux con cui contestò la follia di Giovanna di Castiglia.
- ^ K. Hillebrand, op. cit.in fonti, p. 26.
- ^ a b c Hillebrand K. - Un enigma della storia. Traduzione Calapso Jole.
- ^ Elliott H. J. - La Spagna Imperiale, 1469-1716.
- ^ Joseph Pèrez, Foix 1931, docente di Storia e Civiltà della Spagna e dell'America Latina, professore emerito presso l’università di Bordeaux, è uno storico dell'età moderna spagnola. Pérez è anche membro corrispondente della Real Academia de la Historia ed è stato insignito della Legion d'Onore francese.
- ^ La cuerda consisteva nell'appendere una persona per i polsi dopo averle legato dei pesi ai piedi.
- ^ La Lumia I. - La Sicilia sotto Carlo V Imperatore.
- ^ Michael Prawdin, Tabarka 20 gennaio 1894, Londra 23 dicembre 1970, fu uno storico e scrittore.
- ^ ex J. Pérez, op. cit., p, 324.
- ^ Belli G. - El pergamino de la seducion, 2005.
[modifica] Bibliografia
[modifica] Fonti primarie
- H. J. Elliott. La Spagna imperiale. 1469-1716. Bologna, Il Mulino, 1992. ISBN 8815014993.
- Karl Hillebrand. Un enigma della storia. Palermo, Sellerio, 1986.
- J. Perez. Isabella e Ferdinando. Torino, Societa editrice internazionale, 1991. ISBN 8805052345.
[modifica] Fonti secondarie e approfondimenti
- Gabriella Airaldi, Consuelo Varela. Isabella di Castiglia . Genova, Costa e Nolan, 1992. ISBN 8876481451.
- Ernest Belenguer. Ferdinando e Isabella, i re cattolici nella politica europea del Rinascimento. Roma, Salerno, 2001. ISBN 8884023254.
- Gioconda Belli. La pergamena della seduzione. Milano, 2007. ISBN 8817018368.
- Elena Bonoldi. Giovanna la Pazza. L'erede di Isabella la Cattolica. Milano, Nuovi Autori, 1988. ISBN 8872305659.
- Karl Brandi. Carlo V. Torino, Einaudi, 2001. ISBN 8806157256.
- (DE) Johann Brouwer. Johanna die Wahnsinnige.
- (ES) Adan J. Cepeda. En torno al concepto del Estado en los Reyes Católicos. Madrid, 1956.
- Edgarda Ferri. Giovanna la pazza. Milano, Mondadori, 1997. ISBN 8804442662.
- (ES) E. Gonzalez Herrera. Tragedia de la reina Juana. Valladolid, Marin, 1992.
- Helena Gattermayer. Giovanna la Pazza, l'erede di Isabella la Cattolica. Milano, Nuovi autori, 1998. ISBN 8872305659.
- (DE) Thea Leitner. Habsburgs goldene Bräute.
- Béatrice Leroy. Spagna medioevale. Genova, ECIG, 1993. ISBN 887545552X.
- (ES) J. I. Gutierrez Nieto. Las comunidades como movimento antiseñoral. Barcelona, 1973.
- (FR) J. Perez. La révolution des Comunitades de Castille. Bordeaux, 1970.
- M. Prawdin. Giovanna la pazza. Roma, Polin, 1945.
- Jakob Wassermann. Donna Giovanna di Castiglia. Palermo, Sellerio Editore Palermo, 1992. ISBN 883890782X.
[modifica] Cinematografia
La vita di Giovanna di Castiglia è stata rappresentata in alcune produzioni cinematografiche:
- Giovanna la pazza, 1910, regia di Mario Ceserini.
- Giovanna la pazza (Locura de amor), 1948, regia di Juan de Orduña.
- Juana la Loca, 2001, coproduzione italiana, spagnola e portoghese, regia di Vicente Arada.
[modifica] Voci correlate
- Alessandro VI
- Adriano VI
- Carlo V
- Ferdinando II di Aragona
- Filippo II di Spagna
- Francesco I di Francia
- Isabella I di Castiglia
- Reconquista
- Santa Inquisizione
| Predecessori: Isabella I e Ferdinando II |
Regina di Castiglia | Successore: Carlo V del Sacro Romano Impero |
| Regina di Aragona |

