T-26

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T-26
T-26 Mod. 1939, un'ulteriore miglioramento anche del T-26S
T-26 Mod. 1939, un'ulteriore miglioramento anche del T-26S
Descrizione
Equipaggio 3 (comandante, cannoniere, pilota)
Dimensioni e peso
Lunghezza 4,88 m
Larghezza 2,41 m
Altezza 2,41 m
Peso 10,5 t
Propulsione e tecnica
Motore GAZ T-26 a 8 cilindri alimentato a benzina
Potenza 91 hp
Rapporto peso/potenza 9 hp/t
Trazione cingolata
Sospensioni a balestra con bilanciere
Prestazioni
Velocità max 30 km/h
Autonomia 10 - 14 ore (a seconda se su strada o terreno vario)
Armamento e corazzatura
Armamento primario 1 cannone da 45 mm
Armamento secondario 2 mitragliatrici Degtyaryov da 7,62 mm
Capacità 165 proietti per il cannone
3.645 cartucce per le mitragliatrici
Corazzatura massima 25 mm
minima 15 mm
Note I dati si riferiscono al T-26S

Corazzati.it[1]

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Il T-26 fu un carro armato leggero da supporto alla fanteria prodotto in Unione Sovietica a partire dal 1931.

Origini ed evoluzione[modifica | modifica sorgente]

Esso non era un progetto autonomo, perché, come praticamente tutti i tipi sovietici dell'epoca era il frutto dell'attenzione che l'URSS poneva rispetto alle realizzazioni tecniche che in Occidente stavano apparendo, con una serie di carri armati post-bellici sempre più sofisticati e mobili. Per riguadagnare il tempo perduto e l'inferiorità tecnica i sovietici, dopo aver tentato sviluppi autoctoni comprarono soprattutto licenze di produzione e veicoli campione di carri inglesi, ma anche americani.

Tra i primi, vi era il Vickers 6-Ton, o Vickers Type E, che fu utilizzato come base per lo sviluppo del T-26.

I carri armati T-26, che derivavano direttamente dal modello Vickers erano apparsi nel 1931 ed erano armati di due torrette parallele, al centro dello scafo, dotate di una mitragliatrice leggera l'una. La versione, triposto, non era sufficientemente armata, e a cominciare dalla sostituzione di una mitragliatrice leggera con una pesante nel T-26A-3 iniziò il potenziamento del modello. Il passo successivo fu quello di installare, su di una torretta, un cannone da 27 mm (T-26A-4) o da 37 mm (T-26A-5).

Ma la soluzione per introdurre un armamento più pesante fu il passaggio da una torretta multipla a una singola nella versione T-26B-1 dotata di un cannone da 37 mm. Essa passò cioè da due torri monoposto a una biposto, sebbene questo impediva di ingaggiare due bersagli contemporaneamente, cosa importante per un mezzo lento, di appoggio fanteria. Ma questo significava anche avere sforzi meglio diretti e un armamento migliore.

Rapidamente, il cannone da 37 mm derivato dal pari calibro 3,7 cm PaK 36 prodotto dalla Rheinmetall, venne sostituito da uno da 45 mm con canna da 46 calibri (L/46). Questo aumentò la potenza perforante ma soprattutto esplosiva maggiore (granata da 1,4 kg a 700ms). Questo modello era noto come Modello 1933 (il precedente T-26A nelle sue varie declinazioni era noto come Modello 1931), e venne prodotto, da solo, in circa 5.500 esemplari. Va notato come questa quantità venne prodotta in appena 3 anni, per cui la cadenza produttiva arrivò a livelli eccezionali per l'epoca.

Il T-26 venne sottoposto ad ulteriori evoluzioni, allorché apparve il T-26S Modello 1937, dotato, come gli ultimi esemplari del Modello 1933, di corazza di tipo saldato anziché rivettato.

L'esperienza fatta in seguito all'impiego bellico del mezzo evidenziava il pericolo che i rivetti, anche se la corazza colpita non veniva perforata, si proiettassero talvolta verso l'interno come se fossero proiettili.

Versioni derivate del T-26 furono il lanciafiamme OT-26 con lanciafiamme al posto del cannone, lo OT-33 che aveva sia l'uno che l'altro, il gettaponte ST-26 per conferire ai reparti carri l'indispensabile mobilità nei riguardi degli ostacoli naturali, il carro comando, munito di radio a ringhiera T-26A-4(U) e T-26B-2(U). Altri tentativi furono quelli per un carro semovente con cannone da 76 mm M1927 modificato ma senza seguito.[2]

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

Si trattava di un carro armato leggero, con una funzione di appoggio truppe, e che era di conseguenza non particolarmente ben dotato in termini di mobilità, con un motore e trasmissione di modesta potenza complessiva, che dava una velocità relativamente bassa.

L'interno della torre del T-26

La corazzatura era data da lamiere piane, quantomeno nel modello 1933/T-26B, il più diffuso e noto carro di questa famiglia. La struttura interna era assai simile a quella di un veicolo di tipo convenzionale: pilota avanti, capocarro e cannoniere in torretta. Quest'ultima, di struttura cilindrica o rettangolare, era spostata sensibilmente sulla sinistra dello scafo. Non vi era spazio per il caricatore, ma anche con 2 uomini di equipaggio, l'ergonomia era accettabile, come anche il volume interno. Il motore era posizionato posteriormente e trasmetteva il moto alle ruote anteriori attraverso un albero di trasmissione.

L'entrata del pilota, con sportelli anteriori, mette in evidenza la sottile corazza protettiva

Il cannone da 45 mm lungo 46 calibri era un'arma efficace, capace di avere ragione di ogni carro dell'epoca, con una gittata utile oltre i 1.000 metri. Avendo una massa due volte maggiore di quella di un proiettile da 37 mm aveva anche molta più potenza esplosiva, quindi era un'arma polivalente. Due mitragliatrici, una anteriore e una rivolta verso la parte posteriore della torre, erano presenti come armamenti ausiliari. I due uomini di equipaggio avevano portelli superiori sulla torretta, ma anche due periscopi di osservazione e di mira, anche se non una cupola per il capocarro.

La corazza era rivettata, ma gli ultimi tipi, come si è visto, erano dotati di una più affidabile corazza saldata, e che dava una migliore resistenza a parità di peso. La struttura del carro non sfruttava il vantaggio dell'inclinazione dei piani per aumentare la resistenza al tiro nemico, presentando ampie parti verticali. L'acciaio usato era di ottima qualità e valorizzava molto gli spessori, anche se essi erano intesi solo come idonei a contrastare la minaccia di schegge e proiettili leggeri.

La mobilità non era eccezionale ma era migliore di quella di molti carri da fanteria su strada, ma nel superamento degli ostacoli e fossati il veicolo palesava una certa difficoltà (rispettivamente 0,80 metri e 1,90 metri). Il treno di rotolamento, potenziato da un motore a benzina, era costituito da cingoli metallici con ruota anteriore, posteriore, 3 rulli reggicingolo e 4 carrelli a 2 ruote reggicingolo per parte.[3]

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Il T-26 ha partecipato a numerose battaglie e campagne tra il 1937 e il 1942. La sua apparizione in Spagna fu scioccante, perché i carri CV33 e Panzer I erano semplicemente incapaci di contrastarlo, armati com'erano solo di mitragliatrici leggere. Il carro sovietico poteva competere anche con il più massiccio Panzer II, e aveva un cannone efficace anche oltre il chilometro.

In pratica, i carri nazionalisti potevano solo scappare, essendo più veloci. Ma i T-26 pur avendo una corazza di qualità, erano troppo leggeri per resistere all'artiglieria campale e controcarro, che spesso li misero fuori uso.

Contro il Giappone l'URSS andò a combattere in maniera massiccia, e vinse l'Incidente di Nomonhan anche grazie ai carri ivi inviati, al comando di Zhukov. In questa guerra non dichiarata dell'estate 1939 i sovietici batterono i giapponesi, subendo perdite ma infliggendone molti di più. Si trattò di una vera Blitzkrieg, la prima dell'era moderna dei carri armati, e fu un peccato che in occidente non si fosse saputo abbastanza delle capacità operative sovietiche, che si dimostrano esemplari. Tra i veicoli furono importanti, per le manovre avvolgenti, i carri veloci BT e le blindo BA, ma non mancarono i T-26 nelle azioni di ingaggio frontale. I BT erano altrettanto leggermente corazzati e armati, ma molto più mobili e di migliore autonomia.

L'occidente seppe dei carri sovietici con l'invasione della Polonia, ma i sovietici non ebbero una grande parte in ciò, perdendo nondimeno oltre 400 carri, quasi tutti per incidenti.

Un muto testimone della guerra russo-finlandese: il T-26B del museo di Parola

Contro la Finlandia durante la Guerra d'Inverno i carri sovietici diedero inizialmente prestazioni men che mediocri, a causa del terreni. Alla fine l'URSS vinse, ma a duro prezzo. Churchill disse che la Finlandia aveva dimostrato al mondo l'incapacità militare dell'Armata Rossa (anche per la rimozione della maggior parte degli ufficiali esperti, a causa le terribili 'purghe' staliniane). Anche Adolf Hitler, all'epoca formalmente alleato dell'URSS, ne trasse le dovute conclusioni, vedi alla voce Operazione Barbarossa.

Il carro era ancora in produzione nel 1941, ma questa finì quando i tedeschi si impadronirono delle fabbriche che lo producevano nel corso della loro veloce avanzata. Oltre 12.000 T-26 erano stati nel frattempo prodotti, ma si rivelarono, nonostante la loro straordinaria prolificità, superati in combattimento dai Panzer tedeschi. Quando, nella seconda guerra mondiale, fu costretto a confrontarsi con i Panzer III e i Panzer IV fu irrimediabilmente surclassato, malgrado avesse un armamento più potente di quanto spesso avessero i primi e più preciso di quanto avessero i secondi. Come al solito, non era però una questione di armamento, e forse nemmeno di corazza protettiva, ma soprattutto di mobilità, assai ridotta essendo il veicolo un carro leggero d'appoggio, e la condotta tattica, per cui spesso i carri sovietici non riuscivano ad anticipare i nemici nei loro movimenti e quando contrattaccavano venivano annientati dall'artiglieria controcarro ben posizionata.

I tedeschi non riutilizzarono il carro sovietico, se non per ruoli secondari, come il trattore d'artiglieria e poco altro.

Il T-26 aveva fatto il suo tempo, ma l'esperienza servì ai sovietici per organizzare una produzione di massa di mezzi corazzati e padroneggiare tecnologie di buon livello, come corazze di alta qualità, cannoni ad alta velocità, radio di bordo. Il vero sostituto, peraltro nell'ambito di un concetto (il carro appoggio fanteria) assai superato, fu l'enorme KV-1.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Carro Leggero per fanteria T-26. URL consultato il 22 ottobre 2013.
  2. ^ T-26 Light Tank. URL consultato il 18 dicembre 2013.
  3. ^ T-26. URL consultato il 18 dicembre 2013.
  4. ^ Боевое приминение танка Т-26. URL consultato il 22 ottobre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Armi da guerra, n. 53

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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