T-50 (carro armato)

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T-50
T-50 esposto al Museo dei corazzati di Kubinka
T-50 esposto al Museo dei corazzati di Kubinka
Descrizione
Tipo carro armato leggero da fanteria
Equipaggio 4 (comandante, cannoniere, caricatore, pilota)
Costruttore fabbrica Voroshilov No. 174
Data impostazione 1939
Data primo collaudo tardo 1940
Data entrata in servizio 12 febbraio 1941
Utilizzatore principale URSS URSS
Altri utilizzatori Finlandia Finlandia
Esemplari 65 - 69
Dimensioni e peso
Lunghezza 5,20 m
Larghezza 2,47 m
Altezza 2,16 m
Peso 13,5 t
Capacità combustibile 350 L
Propulsione e tecnica
Motore W-4 diesel a 6 cilindri, alimentato a gasolio e raffreddato ad acqua
Potenza 300 hp a 2.000 giri al minuto
Rapporto peso/potenza 22,2 hp/t
Trazione cingolata
Sospensioni a barre di torsione
Prestazioni
Velocità su strada 60 km/h
Velocità fuori strada 40 km/h
Autonomia 350 km
280 km fuoristrada
Pendenza max 35°
Armamento e corazzatura
Apparati di tiro mirino ottico M/30
Armamento primario 1 cannone M1938 da 45 mm
Armamento secondario 1 mitragliatrice Degtyaryov da 7,62 mm
Capacità 150 proietti per il cannone
4.000 cartucce per la mitragliatrice
Corazzatura frontale 37 mm
Corazzatura laterale 37 mm
Corazzatura posteriore 25 - 37 mm
Corazzatura superiore 12 - 15 mm

fonti citate nel corpo del testo

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Il T-50 è stato un carro armato leggero studiato verso la fine degli anni trenta dall'Unione Sovietica come mezzo d'accompagnamento delle truppe appiedate. La gestazione del progetto durò dal 1938 al 1941, piagata da un motore potente ma decisamente inaffidabile: la produzione ebbe inizio soltanto con l'attacco tedesco del 22 giugno 1941 e totalizzò meno di settanta esemplari. Ben protetto e armato con un cannone da 45 mm, il T-50 rimase un carro armato dai costi elevati e continuò a riscontrare problemi al propulsore.

Combatté nella parte settentrionale del grande fronte orientale senza distinguersi per particolari qualità e fu presto rimpiazzato nel ruolo dai carri armati leggeri di nuova generazione T-60 e T-70. Attualmente si conosce un solo esemplare di T-50 sopravvissuto alla seconda guerra mondiale, conservato nel museo finnico di Parola

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nella seconda metà degli anni trenta i comandi dell'Armata Rossa dovettero prendere atto che l'intera serie dei carri veloci BT, così come le migliaia di T-26 prodotte erano sempre meno efficienti nel ruolo di appoggio fanteria non tanto per la dotazione offensiva, quanto per le esigue protezioni che li rendevano facili bersagli delle mobili armi anticarro su affusti ruotati.[1][2]

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Per rimediare a simili carenze, nell'agosto 1938 venne ordinato di attivare gli ingegneri militari per la progettazione di un nuovo carro armato leggero[2] da 14 tonnellate, armato con un cannone da 45 mm e dotato di protezioni di medio valore, paragonabili a quelle del T-34.[3] L'incarico fu assunto nel 1939[3] da due aziende impiantate nella città di Leningrado: la fabbrica Voroshilov numero 174 e la fabbrica Kirov numero 185, altresì nota con la sigla LKZ.[2] La prima azienda pose la propria squadra tecnica sotto il controllo dell'ingegnere I. Bushnevov,[1] mentre l'altra ditta mise a capo del nuovo lavoro L.S. Troyanov.[3]

Nel 1940 la Voroshilov presentò il prototipo T-126 SP, meglio noto come Object 126: costruito mediante saldatura, il carro presentava corazze spesse 37 mm su tutti i lati, con un'inclinazione compresa tra i 40° e i 57° rispetto un'asse verticale; il tetto arrivava a 20 mm. In torretta erano installati un cannone M1932/38 da 45 mm (scorta di 150 proietti) e una mitragliatrice Degtyaryov DT da 7,62 mm; nello scafo venne aggiunta una seconda arma dello stesso tipo su supporto a sfera. Il treno di rotolamento era composto da sei ruote portanti in acciaio con battistrada in gomma, vincolate a sospensioni a barre di torsione con un ammortizzatore; la ruota motrice venne fissata in fondo e quella di rinvio era posta anteriormente. Il peso complessivo del veicolo era di circa 17 tonnellate e il motore diesel W-4 a 4 cilindri a V erogante 250 hp non permetteva di superare i 35 km/h su strada; inoltre l'autonomia era modesta e l'abitabilità per l'equipaggio praticamente inesistente.[3]

Nello stesso lasso di tempo la fabbrica Kirov aveva anch'essa terminato il proprio veicolo, denominato Object 211 e quasi identico al disegno concorrente: i due blindati, costruiti entrambi alla fabbrica No. 174,[1] furono collaudati assieme verso la fine del 1940 e le prove furono vinte dal carro armato della Voroshilov, che per la prima volta nella storia dei carri leggeri sovietici passò tutti i test senza alcun errore. Il 12 febbraio 1941 venne ufficialmente accettato in servizio nell'esercito con il nome di "T-50".[3] A causa di una certa somiglianza con l'assai più massiccio KV-1 il T-50 ricevette presto il soprannome Maly Klim, cioè "piccolo Kliment" in italiano.[1]

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Dopo qualche ritocco di minore importanza, nell'aprile 1941 il T-50 fu pronto per la fabbricazione in massa[1] e i comandi fecero l'incredibile ordinativo di 14.000 esemplari alla fabbrica No. 174.[2] Eppure non un solo carro armato venne costruito prima dell'invasione tedesca del 22 giugno 1941: la complessità tecnica del veicolo, i costi elevati e i problemi riscontrati con il motore suscitarono perplessità.[1] L'attacco del Terzo Reich fece accantonare questi dubbi e la Kirov iniziò immediatamente la produzione; dovette però interrompere i lavori dopo neanche due mesi, perché l'avanzata tedesca aveva già messo in pericolo Leningrado e la dirigenza sovietica aveva ordinato l'evacuazione in massa delle industrie verso est: ad agosto gran parte della fabbrica No. 174 fu trasferita a Omsk e le sezioni rimanenti vennero ridiscolate a Nizhnij Tagil e Barnaul; il tentativo di passare l'incarico alla fabbrica numero 37 di Mosca non ebbe seguito. Il 13 ottobre 1941 la GOKO inoltrò un ordine per l'edificazione di due stabilimenti nell'ultima località, uno preposto alla fabbricazione del T-50 e l'altro esclusivamente per i motori diesel; ma nel gennaio 1942 ogni progetto in merito fu sospeso e poi cancellato.[3] La produzione complessiva del carro rimase al di sotto delle settanta unità: prima dello sgombero erano stati costruiti cinquanta[3] oppure quarantotto esemplari,[2] a Omsk altri quindici vennero completati ma non armati[2] prima che la linea d'assemblaggio fosse dirottata a favore dei T-34.[3] Il totale di veicoli consegnati oscilla dunque tra i sessantacinque[1] e i sessantanove carri armati, comprendendo anche i prototipi.[2]

Il massiccio carro d'accompagnamento cedette il passo ai carri leggeri T-60 e al T-70, che saranno fabbricati in migliaia di unità ciascuno.[2]

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

A quanto sembra l'intera serie di T-50, inquadrata in una brigata corazzata, partecipò soltanto alle operazioni nella zona dell'istmo careliano contro la Finlandia, che aveva attaccato l'URSS a fine giugno 1941 per riprendere i territori ceduti ai sovietici a seguito della guerra d'inverno. Comunque l'utilizzo del T-50 fu limitato: sebbene fosse più manovrabile del T-34 e potesse contare su un capocarro del tutto rivolto al suo compito, per l'autunno del 1941 l'Unione Sovietica stava già ricevendo i Mk III Valentine dagli occidentali, dalle caratteristiche molto vicine al loro mezzo d'appoggo fanteria: questo fatto, unitamente alla mancanza di ditte specializzate nel costruire il motore W-4, decisero il destino del T-50, che venne presto ritirato dal servizio attivo.[3]

L'esemplare conquistato dalla Finlandia, in mostra al museo di carri armati di Parola

Nel mese di luglio le truppe finniche avvistarono per la prima volta un T-50, ed entro la fine dell'anno riuscirono a catturarne uno vicino Petrozavodsk, costruito dalla Kirov: questo veicolo, con due mitragliatrici coassiali anziché una, presentava corazze aggiuntive da 14 mm fissate con rivetti sul frontale dello scafo e ai fianchi della torretta. L'incremento delle protezioni si tradusse in un peso di 14,5 tonnellate e una pressione al suolo di 0,65 kg/cm2; la velocità massima era caduta a 37 km/h, ulteriormente ridottasi a 25 km/h fuoristrada. Anche l'autonomia ne risentì ma si mantenne su livelli ancora elevati. I finlandesi lo ripararono, lo immatricolarono R-110 e nel febbraio 1942 lo inserirono nei ranghi della compagnia carri pesanti dell'unico battaglione carri a loro disposizione; a marzo fu trasferito nella 3ª compagnia, nell'ottica della riorganizzazione del battaglione in brigata, e usato prevalentemente dal comandante di compagnia. Il carro ricevette due soprannomi: "Niki" fu coniato dal suo equipaggio ma quello più noto era "Pikku-Sotka", ("piccolo moriglione" in italiano) che faceva riferimento alla somiglianza con il T-34, il quale era già stato ribattezzato come "Sotka".[2]

La manutenzione del veicolo non fu facile ma i finlandesi continuarono a usarlo: il 25 giugno 1944 prese parte al contrattacco contro le posizioni sovietiche a Portinhoikka, nel contesto della battaglia di Tali-Ihantala. Durante le operazioni il carro ebbe a soffrire gravi deficienze all'aparato motore che le officine mobili non furono in grado di risolvere; fu perciò spedito al centro riparazioni installato a Varkaus ma pare che non ricevette alcun aggiustamento. Il T-50 finnico venne regolarmente menzionato nei rapporti d'inventario fino al 1955, quando fu dismesso e donato al museo di Parola dove si trova tuttora.[2]

Anche l'Object 211, il progetto concorrente poi scartato, venne adoperato in battaglia: l'unica differenza con il T-50 era nel peso più contenuto ma per il resto era identico. Combatté per la difesa di Leningrado e forse non sopravvisse agli scontri, in quanto un bollettino militare lo indica come disperso in azione.[3]

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il modello definitivo, praticamente identico a quello di preserie, aveva però un minore peso di 13,5 tonnellate che si tradusse in una più contenuta pressione al suolo di 0,57 kg/cm2. La modifica più radicale riguardò la sostituzione del motore, installato nel vano posteriore, con un W-4 a quattro tempi e 6 cilindri erogante 300 hp: grazie anche alla diminuzione della mole, poteva spingere il veicolo a una velocità massima di 60 km/h su strada; su terreni sconnessi le prestazioni erano altrettanto buone con punte di 40 km/h.[1] Sebbene potente, questo apparato era per contro costoso e dette prova di una persistente inaffidabilità che i sovietici non furono mai in grado di risolvere completamente.[3] Grazie al generoso serbatoio da 350 litri, il raggio operativo si dimostrò comunque assai elevato, potendo il carro percorrere 350 chilometri su asfalto a media velocità, una distanza che si riduceva a circa 280 chilometri se la marcia avveniva fuoristrada.[1] Il treno d'appoggio rimase quasi invariato: le sei ruote portanti in solo acciaio erano assicurate a sospensioni a barre di torsione ognuna con un ammortizzatore sistemato sul lato interno del treno di rotolamento; questi era completato da una ruota folle anteriore, tre rulli superiori a sorreggere i cingoli larghi 430 mm e una ruota motrice posteriore, il cui volano era possibile rimuovere. La trasmissione consisteva in un innesto a frizione a due dischi, un cambio a quattro velocità e frizioni a disco multiplo laterali.[3] Questa meccanica, di eccellente progettazione, durante i test rese in grado il T-50 di superare pendenze di 35°, guadare oltre 1 metro d'acqua, superare trincee larghe fino a 2,20 metri e sormontare ostacoli da 70 centimetri.[1]
Altra peculiarità rispetto a tutti gli altri carri leggeri era l'equipaggio di 4 uomini, dei quali tre trovavano posto in torretta: in questo modo il comandante poteva concentrarsi nella direzione del mezzo e nella coordinazione con i veicoli della sua unità, in ciò facilitato da una radio 9R; era inoltre presente un utile interfono TPU-3 per parlare con chiarezza agli altri carristi.[2] Il pilota era invece seduto al centro dello scafo, spostato piuttosto in avanti; per la visione esterna usufruiva di un portello blindato dotato di feritoia così come di un periscopio girevole, utilizzato soprattutto in battaglia quando il portello era tenuto chiuso e la feritoia non garantiva una visuale ottimale.[1][3]

Il prototipo T-126 SP, oggi conservato al Museo dei corazzati di Kubinka

Lo scafo era costruito esclusivamente mediante saldatura[3] e presentava una luce libera di 35 cm.[1] Considerato il ruolo di appoggio alla truppe appiedate, le protezioni vennero particolarmente curate: sia la sezione anteriore che le fiancate avevano corazzature da 37 mm, mentre sul lato posteriore le piastre più in basso scendevano a 25 mm; cielo e fondo dello scafo variavano entrambi tra i 12 e 15 mm. Simili armature permettevano al T-50 di resistere ai proiettili da 37 mm, calibro ancora diffuso tra l'artiglieria controcarri, fino a 500 metri distanza.[1] La torretta, una struttura di forma conica, era equipaggiata con un portello corazzato nel retro e con una cupola esagonale dotata di sei visori completi di portellini blindati.[1][3] Ottenuta con una colata in uno stampo, era dotata di corazzature frontali da 37 mm, mentre su lati e retro non eccedevano i 15 mm; le protezioni sul tetto arrivavano a 15 mm.[1] Valori lievemente differenti sono riportati da un'altra fonte: la corazza inferiore del muso dello scafo è quantificata in 45 mm e sia i lati della torretta che una parte del retro dello scafo misurano 37 mm.[2] In torretta venne concentrato tutto l'armamento del carro, cosa che assieme alle modeste dimensioni lasciava ben poco spazio ai tre occupanti: il cannone adoperato era il M1938 da 45 mm lungo 46 calibri (L/46), un pezzo derivato dal continuo miglioramento del paricalibro M1932; il rateo di fuoco era compreso tra i sei e i dodici colpi al minuto, la gittata massima arrivava a 4.200 metri e l'alzo copriva dai -6 ai +22°.[2] Le munizioni disponibili erano di più tipi: quella HE ("High Esplosive") pesava 2,15 chili e raggiungeva una velocità iniziale di 335 m/s; il proiettile APHE ("Armour Piercing, High Explosive") da 1,43 chili arrivava a 760 m/s e perforava una corazza spessa 42 mm da 100 metri, mentre da 500 metri il valore di penetrazione si abbassava a 35 mm.[1] Prestazioni del genere erano caratteristiche anche del BR-240 APHE nel raggio dei 500 e 1.000 metri su corazze verticali; l'interessante modello BR-240P APCR ("Armour Piercing, Composite Rigid") era in grado di trapassare una piastra verticale spessa 80 mm anche da 500 metri. Fu addirittura prodotto in ridottissime quantità un proietto a mitraglia, ma sembra che sia stato visto molto di rado in azione. La punteria consisteva in mirini ottici M/30 oppure TOP, che erano già stati utilizzati rispettivamente sul T-26 e sui BT-5; talvolta erano coadiuvati da periscopi con reticoli di mira PT-1 e PT-4.[2]

Infine, coassialmente al cannone venne montata una mitragliatrice Degtyaryov DT da 7,62 mm con una cadenza di fuoco teorica di 650 colpi al minuto, quale difesa a corto raggio;[2] la mitragliatrice in casamatta non venne preservata.[3] In totale erano trasportabili 4.000 cartucce e 150 granate per il cannone.[1]

Varianti[modifica | modifica sorgente]

Durante in ciclo produttivo una parte dei T-50 venne equipaggiata con corazze aggiuntive che portarono il valore massimo delle protezioni a 55 mm; non è comunque chiaro se il carro catturato appartenesse a questo lotto oppure fosse un'ulteriore sperimentazione. I progettisti proposero inoltre di riarmare tutta la serie con un cannone ZiS-4 da 57 mm a canna lunga, ma l'idea non venne portata avanti.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q T-50 su wwiivehicles.com. URL consultato il 9 marzo 2013.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o T-50 su jaegerplatoon.net. URL consultato il 9 marzo 2013.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q T-50 su battlefield.ru. URL consultato il 9 marzo 2013.

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