P26/40

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P26/40
P26-40 tank.jpg
Carro P26/40 nella fabbrica dell'Ansaldo
Descrizione
Equipaggio 4
Costruttore Ansaldo
Data entrata in servizio 1943
Data ritiro dal servizio 1945
Utilizzatore principale GermaniaWehrmacht
Dimensioni e peso
Lunghezza 5,8 m
Larghezza 2,8 m
Altezza 2,5 m
Peso 26,0 t
Propulsione e tecnica
Motore diesel
Potenza 420 hp
Rapporto peso/potenza 16,15 hp/t
Trazione cingolata
Prestazioni
Velocità 42-15 km/h
Autonomia 275 km
Armamento e corazzatura
Armamento primario 75/34 Mod.34 (63 colpi)
Armamento secondario Breda Mod. 38 da 8 mm
Corazzatura massima 60 mm, minima 8 mm
Note prodotto in 101 esemplari di cui una quarantina senza motore

[senza fonte]

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Il P40, o P26/40, era un carro italiano da 26 tonnellate nominali e ideato a partire dal 1940. Esso era stato pensato considerando che i carri cosiddetti Medi o 'M' non avrebbero potuto a lungo essere all'altezza dei veicoli esteri, i cui esemplari medi tendevano a pesare anche oltre 20 tonnellate.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il mezzo venne sviluppato soltanto dopo che fu decisa l'interruzione del progetto di sviluppo del carro M "sahariano" (una specie di Crusader italiano) e, secondo i progetti iniziali, doveva essere inizialmente armato con un cannone corto da 75/18, e corazzatura sistemata in modo assai simile agli 'M', ma l'analisi del T-34 di cui i tedeschi fornirono un esemplare catturato, fu una rivelazione e comportò la riprogettazione dello scafo, che venne riallestito con una struttura meglio inclinata su tutti i lati dello scafo e torretta, mentre il cannone da 75 venne portato a 34 calibri. Fu quindi montato sullo scafo un cannone 75/34 Mod.34, dotato di migliori caratteristiche anticarro.

Il veicolo aveva una tecnica abbastanza avanzata, con la parte teoricamente migliore costituita da un motore diesel, che, nella sua ultima elaborazione aveva una potenza elevata, ben 420 hp, quasi pari a quella del diesel dei carri sovietici. Questo motore, progettato ex novo dalla FIAT, era però afflitto da considerevoli problemi di sviluppo che non furono mai completamente risolti.

Il treno di rotolamento era costituito da piccole ruote assemblate su carrelli con sospensioni a balestra, assai simile a quello degli 'M'. Le corazze erano inclinate anche lateralmente e posteriormente e avevano questi spessori: torretta frontale 60 mm, torretta laterale e posteriore 50 mm, scafo frontale 50 mm, scafo laterale e posteriore 40 mm; le piastre erano tutte imbullonate, riducendone di fatto l'efficacia.

L'armamento era derivato dal cannone campale Ansaldo da 75 mm Mod. 37, lungo 34 calibri. Le munizioni erano 63 da 75 mm e solo 600 per le due mitragliatrici Breda Mod. 38 da 8 mm, una coassiale e una contraerea.

Comparato ai veicoli coetanei, dimostrava già alla sua entrata in servizio i suoi limiti: il pezzo 75/34 era gestito dal capocarro (mentre sui carri tedeschi e degli avversari il capocarro era la "mente" che indirizza l'equipaggio e non poteva anche puntare l'arma) ed era dotato di ottiche rudimentali e semplici; comparandolo con le precise ottiche tedesche dell'epoca TZF-4 e -5 con ingrandimento 6x, l'efficieza del cannone veniva ulteriormente abbassata dal rateo di fuoco, non elevato rispetto ai carri avversari (il modello M3 da 75mm montato sullo M4 Sherman statunitense era semiautomatico, in grado di far fuoco ogni 5-6 secondi). Alcuni autori riportano come elemento per valutare la qualità del mezzo anche il numero di portelli e via di fuga a disposizione per l'equipaggio; mentre i carri inglesi, americani e tedeschi avevano dalle 4 alle 6-8 vie, i mezzi italiani ne difettavano ed il P40 disponeva di sole 2 vie.[1] Le sue prestazioni erano peraltro inficiate dalla tecnologia superata o inaffidabile di vari componenti: la corazzatura era ancora imbullonata, la mobilità era un po' scarsa a causa delle sospensioni, che però erano adattissime a carri che non superavano i 40 km/h, mentre il motore era piuttosto inaffidabile. Rispetto ai pari classe il P40 nasceva con delle caratteristiche che mostrano la sua scarsa tecnica e mostrano lo scarso adattamento dell'industria bellica italiana dell'epoca[2] alle esigenze ed all'evoluzione degli strumenti militari.

La situazione peggiorò quando entrarono in servizio mezzi come i T-34/85, i Panther e i Cromwell. La versione migliorata, rimasta sulla carta, venne chiamata P.43, con un tonnellaggio aumentato e caratteristiche migliorate.

Carro Pesante P40 dopo l'8 settembre 1943 sotto gli sguardi di ufficiali tedeschi

Ma lo sviluppo di questo ulteriore prototipo non ebbe seguito anche perché la produzione del P.40 procedeva con estremo rilento: al momento della resa italiana nel settembre 1943 solo 1 mezzo era stato assegnato ai reparti del Regio Esercito. Così esso venne requisito e usato solo dai tedeschi, che lo utilizzarono in qualche reparto corazzato, in compiti secondari.

Le fonti della Ansaldo dicono che è stato prodotto solo un P40 prima del 30 luglio 1943. Alcuni documenti tedeschi parlano invece di 5 carri completi catturati all'armistizio, di cui uno presentava delle modifiche ai portelli della torretta. Questo fu mostrato a Hitler il 20 ottobre 1943 al balipedio di Arys.[3]

Il veicolo venne valutato pari al Panzer IV, anche se comunque il P40 aveva dalla sua parte le corazze molto inclinate[senza fonte], che nel caso del Panzer IVH erano verticali, e la maggior velocità rispetto ai Panzer IV nelle versioni H e J che arrivavano al massimo ai 38 km/h, comunque circa 100 veicoli vennero realizzati sotto il controllo tedesco, che credevano il P.40 l'unico carro armato italiano degno di produzione, ma parte dei quali senza motore, per essere utilizzati come fortini lungo la Linea Gotica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "P40-il mito del più potente carro italiano della seconda guerra mondiale" di Nicola Pignato
  2. ^ "P40-il mito del più potente carro italiano della seconda guerra mondiale" di Nicola Pignato
  3. ^ Il P 40

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]