Fiat 3000
| Fiat 3000 | |
|---|---|
| Descrizione | |
| Equipaggio | 2 uomini |
| Dimensioni e pesi | |
| Lunghezza | 3,61 m |
| Larghezza | 1,64 m |
| Altezza | 2,19 m |
| Peso | 5,1 t |
| Propulsione e tecnica | |
| Motore | Fiat da 6235 cc. a benzina |
| Potenza | 45/50 hp |
| Rapporto peso/potenza | 9,80 hp/t |
| Trazione | cingolata |
| Sospensioni | a balestra |
| Prestazioni | |
| Velocità | 24 km/h |
| Autonomia | 95 km |
| Pendenza max | 80 % |
| Armamento e corazzatura | |
| Armamento primario | 2 mitragliatrici S.I.A. cal 6,5 mm o Fiat Mod.29 cal. 6,5 mm (sul Mod.21, 3.840 colpi) 1 cannone Vickers-Terni da 37/40 (sul Mod.30, 68 colpi) oppure 2 mitragliatrici S.I.A. cal. 6,5 mm (5.760 colpi) |
| Corazzatura | min 6mm - max 16 mm |
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Il carro armato Fiat 3000 fu la versione prodotta in Italia, con alcune modifiche, del carro francese Renault FT-17.
La progettazione, avviata poiché i francesi non cedettero più di 4 FT-17, iniziò nel 1918, con lo scopo di dotare l'Esercito di un carro d'assalto similare (vista la sorprendente adattabilità del carro al territorio italiano), ma la fine del conflitto e la difficile situazione interna dell'Italia comportarono che il primo esemplare non venisse terminato che nel 1920. Il carro entrò in servizio nel 1921 con la denominazione ufficiale di carro d'assalto Fiat 3000 Mod. 21.
Nel 1929 venne collaudata una nuova versione con alcune migliorie al motore, al treno di rotolamento ed all'armamento. Questa nuova versione, entrata in servizio nel 1930 venne appunto conosciuta come Mod. 30. Non tutti i Mod. 30 prodotti montavano il cannone da mm 37/40 in sostituzione delle mitragliatrici binate.
Indice |
Caratteristiche tecniche [modifica]
Il carro Fiat 3000 era un mezzo leggero dotato di armamento di piccolo calibro la cui struttura derivava direttamente, pur con numerose variazioni, dal carro francese Renault FT-17.
La corazzatura era a piastre completamente imbullonate il cui spessore variava da un massimo di 16 mm (scafo e parti laterali della torretta) ad un minimo di 6 mm (fondo scafo e portelli d'ispezione del motore).
L'equipaggio era composto da due uomini, un capocarro che occupava la torretta e che agiva anche da mitragliere o cannoniere a seconda del modello ed un pilota.
Il mezzo non era dotato di sistemi di comunicazione interni cosa che rendeva difficoltosa la trasmissione degli ordini dal capocarro al pilota.
La radio (RF CR), per comunicazioni esterne, era in dotazione ai soli carri comando; per tutti gli altri, vi era una semplice asta di segnalazione.
Lo scafo era costituito da piastre d'acciaio imbullonate rigidamente connesse, che garantiva una struttura indeformabile ed una buona tenuta stagna nei guadi (il mezzo era comunque dotato di una pompa per il prosciugamento dell'eventuale acqua filtrata); era diviso in due compartimenti: uno avanzato, la camera di combattimento, ed uno arretrato, il vano motore; frontalmente, era presente uno sportello che garantiva la visione al pilota; quando veniva chiuso, vi erano tre feritoie (una centrale e due laterali) con otturatori scorrevoli; concepito anche come via di fuga, era certamente troppo piccolo per consentire l'uscita del pilota.
La torretta, dalla caratteristica cupola sporgente per il capocarro (che presentava una feritoia per l'osservazione), era costituita da piastre imbullonate e, per la rotazione a 360°, azionata manualmente; nel mod. 30, si utilizzava direttamente il volantino direzionale del cannone, anche se vi era la possibilità di metterla in folle svincolando il sistema dal sopradetto volantino; posteriormente, era presente un portello d'accesso/uscita.
Sul retro dello scafo, esternamente, era fissata una caratteristica "coda", con uno zoccolo ricurvo, che doveva evitare il ribaltamento all'indietro del carro quando questo superava un ostacolo, peculiarità tipica dei primi carri con torretta che non dovevano certo godere di una rassicurante stabilità.
Il motore, un Fiat 304 a 4 cilindri alimentato a benzina e raffreddato ad acqua, con una cilindrata di 6.235 cc, era in grado di sviluppare una potenza di 50 o 63 cavalli (rispettivamente per il mod.21 ed il mod.30) a 1700 giri al minuto; l'avviamento poteva avvenire sia dall'interno che dall'esterno del carro; nel mod. 21, era effettuato tramite magnete Dixie, mentre nel mod. 30 con Magneti Marelli.
Proprio nell'organo di propulsione risiedeva una sensibile miglioria rispetto al carro ispiratore: mentre nel mezzo francese era di 35 hp, disposto longitudinalmente, nel corazzato nazionale era molto più potente, ma soprattutto sistemato trasversalmente, che consentiva una diminuzione di lunghezza di ben 1,4 m (5 m a fronte di soli 3,61); ciò garantiva un peso inferiore di 1,5 t (dai 6,6 dell'FT-17 ai 5,1 del Fiat).
Il serbatoio di 90 litri di capacità, unito ad uno ausiliario da 5, consentiva un'autonomia su strada di 80-90 km, 7-8 ore su terreno vario. Gli organi di trasmissione comprendevano la frizione, a umido con dischi multipli; il cambio di velocità, a presa diretta, con tre marce avanti e una indietro; differenziale; riduttore di velocità.
La locomozione era garantita, per fiancata, da una grande ruota motrice anteriore, fissata tramite uno spesso longherone che arrivava fino all'ultimo carrello (mod.21) o che comprendeva anche la ruota di rinvio (mod.30), situata posteriormente, con la possibilità di spostarne l'asse per regolare la tensione dei cingoli; il sistema di sospensioni era a balestra: analogamente ai successivi carri della serie M (M11/39, M13/40, M15/42), comprendeva otto rulli, riuniti a due a due in carrelli (quattro); i carrelli erano collegati a loro volta alle balestre (due, in ragione di due carrelli per balestra). I rulli avevano due profili differenti, uno maschio ed uno femmina, per evitare lo scingolamento.
I cingoli erano costituiti, ciascuno, da 52 elementi sagomati, per una miglior presa sul terreno (solo i primissimi mezzi li avevano lisci, mentre gli FT-17 furono prodotti in moltissimi esemplari con cingoli piatti), formanti una rotaia continua sulla quale scorrevano i rulli. Ogni elemento presentava una suola con due flange d'acciaio terminanti ad una estremità con uno snodo maschio ed all'altra con uno femmina per l'unione degli elementi tra di loro.
Gli organi di comando erano due leve direzionali, ai due lati del posto di pilotaggio; tre pedali per, rispettivamente, frizione, freno ed acceleratore; infine, la leva del cambio, a destra del pilota, vicino a cui vi era la leva a mano dell'acceleratore.
Agendo su una delle due leve direzionali, si azionavano i freni delle ruote motrici: tirandone una, si rallentava o bloccava una ruota motrice, ottenendo una svolta del carro nella direzione della leva manovrata; per l'arresto simultaneo, si agiva sul pedale del freno.
Per ovviare alla scarsa velocità del mezzo venne ideato un carrello di trasporto a biga (con sole due ruote) in modo da poter rapidamente spostare i carri da un settore operativo all'altro; il tutto era trainato da un trattore Fiat 18 BLR; il complesso trattore-carrello era definito "carro rimorchio Fiat 3000"; per il caricamento del mezzo, si agganciava il rimorchio alla trattrice, quindi, in corrispondenza dei due piani di appoggio, si sistemavano due cunei di legno con nervature in ferro (per evitare che si spostassero compromettendo la manovra), che il mezzo risaliva per posizionarsi sulla biga.
Al servizio del mezzo, si avevano:
- un nucleo di traino, composto dall'autista e dal meccanico del trattore;
- un nucleo di combattimento, composto dalla squadra carro e dall'equipaggio di carro.
A loro volta, l'equipaggio comprendeva il capocarro/mitragliere-tiratore ed il pilota, mentre la squadra carro un segnalatore, un esploratore e due zappatori. In fase di trasferimento ordinario, tutto il personale (complessivamente 8 persone) era sistemato sul trattore; su terreno vario, l'equipaggio prendeva posto nel carro, mentre la squadra carro seguiva il corazzato ed il nucleo traino restava con l'automezzo. Durante il combattimento, la squadra carro seguiva i reparti di fanteria operanti in linea avanzata, mentre il nucleo traino si manteneva pronto ad intervenire in caso di guasti, avarie, rovesciamenti etc. Potevano anche sostituire, in via del tutto eccezionale, il personale non più in grado di operare. Il capocarro (i comandanti di compagnia e plotone sono, ovviamente, comandanti dei relativi corazzati), oltre ad azionare le armi di bordo ed a comunicare ordini al pilota, doveva anche osservare all'esterno e mantenersi in contatto col resto della compagnia: evidentemente, erano troppi i ruoli per una sola persona, caratteristica comune dei carri armati dell'epoca dotati di una torretta, che fino agli anni 30 era esclusivamente monoposto. Le prestazioni generali erano in linea con gli standard dell'epoca: poteva superare un gradino di 0,6 m ed una trincea di 1,5 m; il guado massimo era di circa 1 m; la pendenza massima superabile era del 41%, mentre l'indice massimo di ribaltamento laterale era pari a 34°.
Impiego operativo [modifica]
I primi carri vennero consegnati all'esercito nel 1922 e il primo impiego effettivo si ebbe nel 1926 quando una compagnia di carri Mod.21 venne inviata in Libia nel quadro delle operazioni antiguerriglia e cooperò nella riconquista dell'oasi di Giarabub (7 febbraio 1926), accanto ad un Fiat 2000. Il rendimento del contingente corazzato non si dimostrò adeguato alle aspettative, anzi: i continui insabbiamenti dei mezzi facevano rallentare le colonne, sollevando le ire di Graziani verso i carristi (ottima impressione, al contrario, la fecero le Blindo Lancia IZ, agili sul proibitivo terreno desertico).
Nel 1936 alcuni carri Mod. 21 presero parte alle operazioni in AOI nel quadro della guerra scatenata dall'Italia per la conquista dell'Etiopia e fecero parte delle colonne che conquistarono la capitale Addis Abeba.
Da rilevare che anche l'esercito etiopico disponeva di alcuni carri Fiat 3000 (Mod. 30) acquistati dall'Italia negli anni precedenti; non risulta comunque che siano stati utilizzati in alcuna operazione bellica, forse perché ancora privi di armamento o per la completa inesperienza degli abissini riguardo ai mezzi corazzati.
In quegli anni si raggiunse il numero massimo di Fiat 3000 operativi, che armarono 5 battaglioni carri di rottura, 2 (il II ed il V, già I) in carico al 4º Reggimento carri di Roma, 1 (il I, già V) al 3º Reggimento carri di Bologna, 1 (il III, già IV) al 2º Reggimento carri di Verona, ed 1 (il IV, già III) al 1º Reggimento carri di Vercelli. Nel momento dell'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale (10 giugno 1940) un certo numeri di carri Fiat 3000, ridenominati L5/21 e L5/30 (ossia carri leggeri da 5 tonnellate mod 21 e mod 30), erano ancora in servizio pur se del tutto obsoleti; in particolare, furono create le cosiddette compagnie "Carristi di Frontiera", in organico alla G.a.F., di cui:
- la 1ª assegnata al XXXV Corpo d'Armata (Albania);
- la 2ª assegnata al IV Settore di Copertura, II Corpo d'Armata (fronte francese);
- la 3ª assegnata al CCCXII Battaglione Bersaglieri Corazzato Misto (Rodi, Comando Militare dell'Egeo);
- la 4ª assegnata al VII Settore di Copertura, IV Corpo d'Armata (fronte francese);
- la 5ª assegnata al I Settore di Copertura, XV Corpo d'Armata (fronte francese), dal maggio 1941 al XXVII Settore di Copertura (fronte jugoslavo);
Ognuna comprendeva tre plotoni di tre carri ciascuno, armati di mitragliatrice, più un carro comando di compagnia armato di cannone da 37/40, per un totale di 10 carri per compagnia (gli esemplari restanti erano presso i vari depositi, ormai abbandonati anche per il ruolo di addestramento degli equipaggi). Non si conosce nel dettaglio la storia operativa dei "carristi di frontiera": le compagnie assegnate al fronte francese combatterono la battaglia delle Alpi Occidentali; quella in Albania fu operativa contro i Greci; quella in Egeo svolse compiti di presidio, per poi opporre resistenza agli sbarchi tedeschi del 9 settembre 1943 (di tutto il CCCXII Battaglione, che comprendeva anche vetuste autoblindo Lancia-Ansaldo 1ZM, carri leggeri CV33, carri medi M11/39 e autoblindo AB41 - questi ultimi due solo sulla carta, poiché vi erano solo gli equipaggi, senza corazzati - probabilmente gli L5 erano gli unici funzionanti) ed infine fu sciolta come tutte le unità italiane che avevano combattuto i tedeschi.
Ma in genere, salvo le poche operazioni iniziali e qualche rastrellamento antipartigiani, si può presumere che, complice l'anzianità dei mezzi, questi si guastassero uno dopo l'altro fino a lasciare le intere compagnie prive di carri, di cui al massimo venivano riutilizzate le torrette per le postazioni G.a.F.
Nonostante tutto, nel 1943, in occasione dello sbarco alleato in Sicilia, due compagnie dotate degli ultimi carri L5 (9 mezzi ciascuna) erano ancora in linea. Una compagnia fu utilizzata come postazioni fisse interrate per mitragliatrici mentre l'altra venne distrutta, il 10 luglio, durante un vano contrattacco italiano volto a riconquistare Gela. Alla veneranda età di 22 anni, il primo carro di produzione interamente nazionale scompariva definitivamente dal campo.
Produzione [modifica]
- Fiat 3000 mod.21 - oltre 100 unità
- Fiat 3000 mod.30 - circa 40 unità
Esportazione [modifica]
Il numero esiguo di mezzi prodotti, unito all'anzianità del progetto (che pur presentando sensibili migliorie rispetto all'FT-17, all'estero gli fu spesso preferito) fecero sì che il mezzo non riscosse successo nell'esportazione; furono però venduti alcuni esemplari all'estero:
- Albania: numero imprecisato di Fiat 3000A nei tardi anni '20, insieme ad alcune vetuste autoblindo Bianchi, tutti recuperati intatti al momento dell'invasione del 1939;
- Danimarca: nel 1928, dopo averlo visto all'opera due anni prima a Torino, alcuni ufficiali acquistarono un Fiat 3000A armato di due mitragliatrici S.I.A. da 6,5 mm al costo di 30.500 corone danesi. Già nel 1929, fu escluso dalle esercitazioni militari, fu leggermente modificato, ma dal 1932 non figura nemmeno più negli organici, probabilmente impiegato per l'addestramento dei mitraglieri;
- Etiopia: nel 1925, acquistò un Fiat 3000A, cui nel 1930 si aggiunsero tre Fiat 3000B, entrambi armati di mitragliatrici (il modello prevedeva l'installazione di queste armi, ma probabilmente furono forniti senza armamento), recuperati nel 1936 dopo la conquista dell'Abissinia da parte dell'Italia;
- Lettonia: nel 1926, furono ordinati sei Fiat 3000A, consegnati nel settembre del 1927; depositati a Riga, non si conosce la loro storia operativa;
- Spagna: un esemplare fu ceduto per alcune prove; non si conosce né il modello né la data di cessione.
Note [modifica]
Bibliografia [modifica]
- Bruno Benvenuti e Ugo F. Colonna - L'armamento italiano nella seconda guerra mondiale Carri armati in servizio fra le due guerre 1 - Edizioni Bizzarri, Roma 1972