Letteratura giapponese

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La letteratura giapponese nasce e si sviluppa nel corso di duemila anni di scrittura, a partire circa dall'VIII secolo. Al principio era forte l'influenza della Cina per la vicinanza geografica e dell'India attraverso la diffusione del Buddismo in Giappone. Successivamente la letteratura giapponese seguirà una propria strada, nonostante l'influenza della Cina sia rimasta forte fino all'epoca Edo. Dal XIX secolo con l'apertura verso Occidente (commercialmente e culturalmente) sarà soprattutto la letteratura europea ad influire sugli scrittori giapponesi che daranno comunque vita ad una cultura letteraria in costante equilibrio tra tradizione e innovazione.

Periodo Asuka (o Yamato) (Tardo VI secolo - 710)[modifica | modifica sorgente]

Autori[modifica | modifica sorgente]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Periodo Nara (710 - 784-794)[modifica | modifica sorgente]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Periodo Heian (794 - 1185)[modifica | modifica sorgente]

Sviluppo dei kana e di un'ortografia specifica per esprimere i fonemi della lingua giapponese, distinta da quella cinese. Il periodo degli Heian è stato anche lo sviluppo dei Kata dello shotokan(parola che in giapponese si traduce "casa di pino"). Nascono i due generi del diario (nikki) e del romanzo (monogatari).

Autori[modifica | modifica sorgente]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Periodo Kamakura (1185 - 1333)[modifica | modifica sorgente]

Il periodo è segnato da guerre civili che influenzano anche la letteratura. Si afferma da un lato il racconto di guerra (gunki monogatari) e dall'altro l'intimismo di opere attente alle piccole realtà quotidiane.

Autori[modifica | modifica sorgente]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Periodo Muromachi (o Ashikaga) (1333 - 1568)[modifica | modifica sorgente]

Periodo Nanbokuchō (delle corti del Sud e del Nord) (1336 - 1392)
Periodo Sengoku (1467 - 1568)

Autori[modifica | modifica sorgente]

Periodo Azuchi-Momoyama (1568 - 1603)[modifica | modifica sorgente]

Periodo Tokugawa (o Edo) (1603 - 1867)[modifica | modifica sorgente]

La stabilizzazione del governo centralizzato a Edo (l'odierna Tōkyō) e la riunificazione politica seguita alla battaglia di Sekigahara (21 ottobre 1600) portano a uno sviluppo generale della società e alla diffusione della pratica letteraria. Gli scrittori cominciano ad avere un pubblico più vasto e molte opere divengono assai popolari.

Autori[modifica | modifica sorgente]

Periodo Meiji (1868 - 1912)[modifica | modifica sorgente]

Verso la modernità[modifica | modifica sorgente]

L'epoca Meiji rappresenta il punto di svolta della modernità letteraria giapponese. Attraverso il confronto con l'Occidente si ridefinisce il canone letterario e si riformula una propria identità letteraria, nuova e moderna. Si moltiplicano le scuole letterarie e si focalizza l'interesse sull'individuo con le sue problematiche e le sue passioni. Questa modernizzazione e l'apertura del Giappone verso l'Europa implicano che anche la lingua subisca una riforma. Occorre infatti costruire una lingua nazionale che faciliti la comunicazione ed è così che sorge il movimento per l'unificazione della lingua orale e scritta (gebun'itchi undō). Come lingua nazionale del Giappone moderno è scelto il giapponese della borghesia di Tokyo.

Il problema della semplificazione della lingua aprì invece un ampio dibattito: da un lato ipotesi estremiste che prevedevano l'abbandono dei caratteri cinesi e l'utilizzo esclusivo dell'alfabeto kana o del rōmaji, dall'altro lato posizioni più moderate che proponevano semplicemente una diminuzione del numero dei caratteri cinesi. In realtà le riforme sulla lingua scritta non furono attuate a causa dell'atmosfera di acceso conservatorismo e nazionalismo precedente la seconda guerra mondiale. Solo nel 1946 fu emanata una lista prescrittiva che prevede l'uso di soli 1859 ideogrammi, molti dei quali semplificati (Luisa Bienati, 2005).

La nascita del romanzo moderno[modifica | modifica sorgente]

La generazione di letterati di fine Ottocento porterà il romanzo a una posizione privilegiata rispetto ad altre forme letterarie, facendolo diventare attività nobile e di grande valore spirituale. Sono questi gli inizi del romanzo moderno che non ha scopo di divertire o informare ma piuttosto fornire un'immagine realistica dell'uomo nel contesto sociale in cui vive. Sarà Tsubouchi Shouyou (坪内 逍遥, 1895-1935) in Shoosetsu shinzui (L'essenza del romanzo, 1885) a teorizzare questa nuova forma narrativa. Egli legittimò il mestiere di scrittore (battendosi contro la teoria confuciana secondo cui scrivere romanzi era un'attività di basso livello) valorizzando questa nuova forma narrativa, sempre più legata al realismo ma estraneo a qualsiasi finalità estetica. Seguire questa direzione implicava a livello stilistico l'abbandono di alcune convenzioni tipiche della letteratura precedente, soprattutto del gesaku (opere scritte per divertimento). Il primo romanzo moderno si può identificare con Ukigumo (Nuvole alla deriva) scritto nel 1888 da Futabatei Shimei (二葉亭 四迷, 1864-1909), che sancisce il distacco definitivo dalla letteratura del periodo Edo.

Naturalismo[modifica | modifica sorgente]

Il naturalismo si sviluppa nei primi anni del Novecento e rappresenta uno dei più importanti movimenti letterari del Giappone, sia nell'epoca Meiji che in quella Taishō. Il primo naturalismo prendeva ispirazione da quello di stampo francese, con grande interesse per le opere di Émile Zola e Maupassant, raccogliendo romanzi incentrati sul realismo e il determinismo storico e rifiutando nettamente la poetica del bello. Si tratta di una letteratura depurata dagli elementi fittizi e fantastici, la forma più autentica e pura di prosa narrativa. Di questa letteratura il romanzo più conosciuto è Futon (1908) di Tayama Katai (田山花袋, 1871-1930), opera con spunti autobiografici che reinterpreta alcune tecniche tipiche del naturalismo francese pur concentrando l'attenzione sul realismo della storia raccontata.

Romanticismo[modifica | modifica sorgente]

Alla fine dell'epoca Meiji nasce il movimento romantico (rōman shugi) grazie all'interesse di alcuni intellettuali per la letteratura che proviene dall'occidente. Si sviluppa in un breve periodo compreso tra il 1889, anno in cui fu pubblicato il primo lavoro di Kitamura Tōkoku (北村透谷, 1868-1894), e il 1904, quando ebbe inizio il conflitto russo-giapponese. Dopo una fase iniziale in cui è sempre forte ed evidente la dipendenza dai modelli occidentali, il romanticismo si sviluppa in modo autonomo dando vita a caratteristiche stilistiche e tematiche legate al contesto socio-culturale giapponese. Attraverso la concezione romantica si enfatizzano i concetti d'individuo e libertà, con riferimento alla dottrina cristiana.

Due sono le tematiche principali: l'amore spirituale, che porta l'individuo a raggiungere una libertà più profonda e vera, e il distacco dalla società, che permette di poter coltivare la propria interiorità. In questo senso il romanticismo di epoca Meiji sembra rifarsi ad una tradizionale concezione di arte vista come strumento di meditazione e autocoscienza (Katō Shūichi, 2002). Nonostante la sua importanza nella costruzione di una letteratura moderna il romanticismo avrà vita breve. Il maggior rappresentante di questo movimento letterario fu Kitamura Tōkoku (北村透谷), considerato il primo scrittore della modernità capace di esplorare in profondità la vita interiore dell'uomo.

Letteratura popolare[modifica | modifica sorgente]

Intorno alla fine dell'era Meiji appaiono dei generi letterari che sembrano anticipare la nascita di quella letteratura popolare che viene dal gesaku e che avrà enorme successo in seguito. Si tratta di storie narrate oralmente che dal 1894 vengono stenografate su carta. Questo tipo di narrativa trova largo consenso da parte del pubblico, tanto da arrivare alla creazione di raccolte in collane, alcune delle quali dedicate alle gesta degli eroi storici.

In questo ambito s'inserisce la nascita della letteratura per bambini, conseguenza della formazione dello stato-nazione e grazie soprattutto a una maggiore attenzione per l'insegnamento in epoca Meiji. Nel 1894 si sancisce il termine otogibanashi per indicare tutta la produzione dedicata specificatamente all'infanzia, fatta di rielaborazioni di leggende, traduzioni e racconti originali. Si evidenzia in essa un esplicito intento didattico che sembra provenire dalla letteratura popolare delle epoche precedenti. Il primo racconto per l'infanzia è Koganemaru di Iwaya Sazanami (巌谷小波, 1870-1933) pubblicato nel 1891 e facente parte di una più ampia collana di letteratura specificatamente dedicata a bambini e adolescenti.

Le donne e la scrittura[modifica | modifica sorgente]

La politica sociale inaugurata dal governo di epoca Meiji aveva determinato un innalzamento del livello d'istruzione che perdurerà fino ai primi anni del Novecento. Grazie a questa spinta sorgono numerose riviste femminili: alcune conservatrici e legate alla figura della donna madre e altre più vicine al primo movimento femminista promuovendo riforme sociali e politiche. Le autrici sono in maggioranza donne delle classi più nobili, avvicinate alla scrittura attraverso l'adesione al movimento per i diritti civili. Questa prima fase della letteratura femminile termina nel 1896 con la morte delle tre autrici che ne avevano rappresentato i capisaldi: Wakamatsu Shizuko (若松静子, 1864-1896), Tazawa Inabune (田沢いなぶね, 1874-1896), Ichiyō Higuchi (樋口 一葉, 1872-1896). Successivamente con l'entrata in guerra del Giappone e l'ondata di nazionalismo e conservatorismo le scrittrici perdono quel poco di autonomia ottenuta, ma nel 1911 nasce la rivista Seitō che porterà la questione femminile nuovamente al centro del dibattito sociale dei seguenti decenni.

La poesia[modifica | modifica sorgente]

Nell'epoca Meiji anche la poesia subisce una prima modernizzazione. Si viene a creare una frattura con le forme poetiche precedenti, waka e hakai, e si ha l'allontanamento dal lirismo tradizionale per sfociare nel romanticismo e nel simbolismo. La nuova poesia è il risultato del confronto di fine Ottocento con i modelli occidentali: in questi anni si ebbero le prime traduzioni di poemi europei, soprattutto inglesi e incentrati su temi patriottici o amorosi. Fu recuperata la forma metrica regolare e si sperimentò a livello ritmico e prosodico (differenti rime e musicalità). I poeti abbandonarono i temi naturali dell'epoca periodo Edo per lasciare piuttosto spazio alla passionalità e alla liricità. Per lo haiku il cambiamento è per merito di Masaoka Shiki (正岡子規, 1867-1902) che, ispirandosi alla pittura en plein air proveniente dall'Europa, propone una poesia descrittiva che si allontana dall'umorismo e dal concatenamento di versi tipico dell'haikai per arrivare a una creazione solitaria e individualista.

La modernizzazione del teatro tradizionale[modifica | modifica sorgente]

In epoca Meiji con la fine della dinastia Tokugawa le due storiche forme di teatro giapponese, il e il kyōgen, vengono messe in crisi. Successivamente attraverso il recupero di testi perduti, la sperimentazione di nuovo materiale spesso adattato dai classici d'occidente e il confronto con la tragedia greca, la musica contemporanea e il cinema, esse riacquistano di prestigio. Il kabuki entra in fase di modernizzazione dopo la caduta della dinastia Tokugawa e, adeguandosi ai valori moderni, cercherà di tornare a essere teatro nazionale. La riforma del kabuki prevede la soppressione dell'accompagnamento musicale, la sostituzione con attrici dell'interprete maschile nei ruoli femminili e la creazione di testi drammatici più logici e razionali.

Allo stesso tempo nasce alla fine dell'Ottocento una nuova forma teatrale, lo shinpa, che si affianca al kabuki con lo scopo di rifiutare il sistema ereditario - dinastico e orientarsi verso il realismo. Il più grande attore di questa forma teatrale fu Kawakami Otojiro (川上 音二郎, 1864-1911), abile nell'assorbire novità dall'occidente.

Autori[modifica | modifica sorgente]

Periodo Taishō (1912-1926)[modifica | modifica sorgente]

Il panorama letterario generale[modifica | modifica sorgente]

L'epoca Taishō si apre negli anni seguenti alla prima guerra mondiale, caratterizzati dai disordini del riso (kome sōdō) del 1918 e dal grande terremoto del 1923, ma soprattutto dal clima di censura. I letterati s'interessano al marxismo con il desiderio di aprirsi alle influenze provenienti dall'occidente. In questi inizi dell'era Taishō gli scrittori non debbono più confrontarsi soltanto con i classici e le influenze europee, ma devono anche stabilire la loro posizione nei confronti della letteratura recente del loro paese. Gran parte della letteratura Taishō non sarà altro che una risposta nei confronti della corrente naturalista che aveva dominato la fine della precedente epoca. Si assiste così in alcuni scrittori ad un ritorno all'estetismo, ad una scrittura più complessa, mentre altri propongono, secondo una visione più ottimistica, soluzioni felici ai problemi che invece angosciavano i naturalisti.

La letteratura tra impegno politico e avanguardia[modifica | modifica sorgente]

Dopo il terremoto del 1923 e grazie alla diffusione su larga scala tra gli intellettuali delle teorie marxiste si delinea negli anni venti del Novecento una letteratura d'impronta sociale e politica. Il marxismo fornirà la base di una teoria rivoluzionaria e di un sistema di pensiero globale con il quale dare un'interpretazione scientifica della storia e della società. La narrativa che si fece portavoce di questi ideali venne chiamata letteratura proletaria, incentrata sulla descrizione della vita della classe operaia e la denuncia delle condizioni di sfruttamento. L'arte inizia così a veicolare un messaggio politico e si pone in una posizione di rottura con la letteratura precedente. Si ampliano gli argomenti trattati e si portano gli scrittori e gli editori fuori dal ristretto mondo del bundan (circoli letterari), aprendosi a una dimensione critica e storica finora mai conosciuta.

Parallelamente alla letteratura rivoluzionaria, l'espressionismo, il futurismo, il dadaismo o ancora il surrealismo tedesco seducono uno dopo l'altro i giovani artisti giapponesi. Le riviste che rivendicano queste tendenze si moltiplicano, ma esse hanno generalmente un'esistenza breve poiché i loro portavoce finiscono spesso per unirsi alle leghe proletarie. La rivista che guida l'avanguardia è Bungeijidai (文芸時代 L'epoca letteraria), i cui autori sono influenzati dal modernismo con le sue componenti surrealiste e psicoanalitiche.

Il romanzo dell'Io[modifica | modifica sorgente]

Negli anni venti del novecento il romanzo giapponese inizia a indirizzarsi e focalizzarsi sulla sfera privata, raccontando cioè l'esperienza unica e personale dell'artista. Attraverso un dibattito critico intenso prende vita una nuova forma narrativa, autentica e sincera, che abbandona il fantastico e l'inverosimile per diventare espressione dell'individualità dell'autore. La definizione di romanzo dell'Io (shishosetsu) fu coniata nel 1920 da Uno Kōji (宇野浩二) per indicare opere caratterizzate da numerosi riferimenti autobiografici attraverso cui l'autore può esprimersi con naturalezza e poca invenzione. Questa tendenza alla privatizzazione del romanzo, apparsa già negli anni successivi alla guerra russo-giapponese, si fa intensa dopo che il paese ha raggiunto la sua unità e rafforzato la struttura socio-politica.

Lo sviluppo della letteratura di massa[modifica | modifica sorgente]

Il termine taishū, che deriva dalla terminologia buddista e indica un gruppo di monaci, entra in uso negli anni venti del novecento per indicare una letteratura che si contrappone a quella pura dell'epoca Tokugawa. La narrativa popolare possiede caratteristiche tematiche e stilistiche di ampia presa sul pubblico, con lo scopo di intrattenere e divertire. La letteratura popolare si sviluppa intorno al 1924 e si suddivide in tre filoni: jidai shosetsu (romanzo d'epoca), gendai shosetsu (romanzo d'attualità), tantei shosetsu (romanzo d'investigazione). Questa produzione subirà punti di svolta rispettivamente intorno agli anni venti, cinquanta e settanta (Luisa Bienati, 2005).

Del filone popolare il genere che avrà maggiore successo in epoca Taishō è il romanzo storico o d'epoca, che attinge alla storia per narrare le gesta di grandi uomini o di personaggi minori, in entrambi i casi comunque testimoni di svolte epocali e sociali. In questo decennio si sviluppa anche una nuova fase della letteratura per bambini, denominata dōwa e fatta di racconti che rivalutano il mondo dell'infanzia tanto da idealizzarla come simbolo di purezza e innocenza.

Il gruppo di Shirakaba[modifica | modifica sorgente]

Shirakaba è una rivista del primo periodo dell'epoca Taishō che lanciò una nuova sfida alle correnti dominanti, contribuendo a far conoscere Ibsen, Whitman, Strindberg e i romanzieri russi, così come la nuova pittura europea. Fornendo prova di un considerabile eclettismo non trascurò comunque l'arte estremo orientale, dedicando diversi numeri alla scultura buddhista, ai giardini in pietra e all'architettura tradizionale. Gli intellettuali di Shirakaba vengono dall'aristocrazia, antica o recente, che era riuscita a inserirsi nella burocrazia e nel capitalismo di primo novecento. Sebbene di tendenza anti-naturalista il gruppo di Shirakaba focalizza il proprio interesse sulla vita dell'individuo, attraverso il riferimento alla filosofia umanista e alla realizzazione personale dell'uomo, arrivando alla creazione di una nuova forma letteraria definita come romanzo dell'Io (shishosetsu). Lo scrittore più importante del gruppo è Shiga Naoya (志賀直哉, 1883-1971), le cui brevi novelle e i racconti concernenti brevi esperienze personali restano dei modelli nel loro genere.

La poesia e il teatro dopo la modernità: tra innovazione e imitazione[modifica | modifica sorgente]

Intorno agli anni venti del novecento i poeti giapponesi si allontanano decisamente dalla lirica naturalista tradizionale per lasciare spazio alla spontaneità delle proprie emozioni e passioni. Anche dal punto di vista tecnico si affronta il cambiamento con il passaggio a forme libere, senza però che i generi classici, resi più moderni dai poeti della fine dell'era Meiji, vengano abbandonati. Haiku e tanka riflettono alcune preoccupazioni dominanti della letteratura moderna del momento, ma i giovani si rivolgono sempre più alle esperienze europee. Il risultato di questa duplice tendenza è una poesia attenta agli stimoli della moderna civiltà urbana e capace di aprirsi a diversi linguaggi.

Dopo l'avvento della modernità nell'epoca Meiji il teatro tende a una fase d'imitazione e stretto legame con i modelli del dramma europeo, soprattutto di stampo ibseniano. Allo stesso modo debuttano in Giappone spettacoli e scuole di opera, balletto, teatro erotico e grottesco, a evidenziare il desiderio di rinnovamento e sperimentazione che sarà centrale nelle epoche successive.

Autori[modifica | modifica sorgente]

Periodo Shōwa (1926-1989)[modifica | modifica sorgente]

Letteratura di guerra[modifica | modifica sorgente]

Dalla metà degli anni trenta il dominio dello spirito nazionalista e militarista diventa irreversibile con l'invasione della Cina (1937) prima e con la guerra nel Pacifico poi (1941). Il mondo letterario si adegua all'inasprirsi del clima politico. I letterati di sinistra devono o aderire al regime o fare silenzio. Aderire significava entrare nel nihon romanha, la cosiddetta scuola romantica giapponese d'impianto tradizionalista e nazionalista. Molti autori rivoluzionari aderiranno al nazionalsocialismo e ciò provocherà la nascita di un nuovo genere, il romanzo tenkō, una variante del racconto autobiografico, che permette agli autori di interrogarsi sulle proprie posizioni. Si tratta di racconti che riflettono il malessere degli intellettuali giapponesi di questo periodo, il loro percorso dalla conversione alla rassegnazione, passando per l'auto-giustificazione o il disprezzo di se stessi. Per alcuni scrittori fu un percorso lungo e contrastato, intrapreso con dispiacere, verso una letteratura apolitica e disimpegnata; per altri invece si concretizzò in duri attacchi all'ideologia marxista e in una convinta adesione alle tesi nazionalistiche del governo.

Le attività letterarie ripartono rapidamente dopo la guerra e dal 1946 appaiono anche le prime riviste. Fino agli inizi degli anni cinquanta, le esperienze vissute al fronte furono al centro di molti autori. Oltre alle opere basate sulle esperienze della guerra, le più rilevanti di questo periodo sono quelle che trattano i problemi esistenziali che la rottura brutale provocata dalla sconfitta e dall'occupazione mette in primo piano.

Letteratura della memoria[modifica | modifica sorgente]

Nel dopoguerra si esplica in letteratura la reazione alla guerra che aveva cambiato il mondo intero. Nasce in questo ambito la letteratura della memoria, quella degli eroi che hanno scritto per riportare un'esperienza eccezionale, autobiografica e personale. Autori come Shiina Rinzō (恣意な林蔵, 1911-1973), Takeda Taijun (武田 泰淳, 1912-1976), Noma Hiroshi (野間 宏, 1915-1991), Ōoka Shōnei (大, 1909-1988) s'ispirano agli anni della guerra o a quelli immediatamente successivi: descrivono il trauma del conflitto vissuto in prima persona nell'esperienza al fronte e le sue conseguenze morali e psicologiche (Luisa Bienati, 2005). Si distinguono due correnti nella letteratura di guerra (sensō bungaku): quella di una letteratura con valenza sociale (interpretazione personale della guerra ma in una visione sociale e psicologica più ampia) e quella di una letteratura pura nella tradizione dello shishōsetsu (quello della terza generazione che fa uso dell'autobiografia classica con l'aggiunta dell'ironia).

Esiste poi una letteratura della bomba atomica (genbaku bungaku) fatta di opere che descrivono la sofferta esperienza con grande realismo, rimanendo fedeli alla testimonianza riportata ma comunque facendo uso della finzione. L'obiettivo di queste narrazioni, testimonianze dei sopravvissuti colpiti dalle radiazioni, è di descrivere la realtà dei fatti così com'erano avvenuti, nonostante la difficoltà di utilizzare la letteratura come strumento di documentazione storica. Abbiamo così da un lato la scelta di una narrazione memorialistica e dall'altro la ricostruzione fittizia di un evento che risulta quasi indescrivibile. Il primo filone si estende agli anni seguenti la catastrofe di Hiroshima e Nagasaki e raccoglie le testimonianze delle vittime che cercano di descrivere l'evento nel modo più immediato possibile, affinché il ricordo non si cancelli con il passare del tempo. Il secondo filone invece arriva con gli scrittori della seconda e terza generazione che non hanno vissuto in prima persona la terribile esperienza e che si affidano alla rielaborazione artistica per dare vita a una narrativa che resti comunque legata a quella parte di storia ma con più innovazione.

La scuola decadente del dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Una scuola di rilievo del periodo post-bellico è stata la Burai-ha (scuola decadente) formata da giovani aristocratici che hanno cercato conforto per la loro depressione e delusione nelle proibite esperienze della droga e spesso del suicidio. L'esponente più importante è Dazai Osamu (太宰 治, 1909-1948), la cui opera Shayo (Il sole si spegne, 1947) ben descrive quell'aristocrazia tradizionale che stava ormai svanendo nella società del dopoguerra. Alcuni lettori si identificarono totalmente con l'atmosfera e il sentimento dominante del romanzo tanto da identificarsi come “figli del sole al tramonto”.

Sviluppo della letteratura di massa[modifica | modifica sorgente]

Negli anni cinquanta si afferma il termine chūkan shoosetsu per designare una nuova letteratura né del tutto popolare né del tutto elitaria. Il termine nasce inizialmente in ambito giornalistico per indicare la narrativa di un crescente numero di scrittori che, pur rispettando le convenzioni estetiche, vanno incontro alla domanda del grande pubblico con storie divertenti e di facile lettura. Questa letteratura popolare è espressione delle nuove esigenze del pubblico e della nascita di generi diversi. Grande successo avrà in questo contesto il romanzo dei costumi sociali (fūzoku shoosetsu) ambientato nella nuova realtà degli anni cinquanta e spesso ispirato a fatti di cronaca. Questo genere accoglie i precedenti romanzi rosa e di ambiente domestico, ma si arricchisce con i romanzi a sfondo erotico (sekkusu shoosetsu), di ambientazione aziendale (sararīman shoosetsu) e con opere che si occupano dei problemi sociali dell'epoca. Grazie a questi nuovi contenuti il romanzo diventa simbolo dei cambiamenti socioculturali del dopoguerra come la liberalizzazione dei costumi sessuali e l'impegno civile. Si ha poi anche la diffusione del romanzo giallo che avrà grande successo negli anni cinquanta grazie soprattutto a un maggiore realismo psicologico e sociale delle storie.

Negli anni settanta si individua un'ulteriore fase di sviluppo della letteratura d'intrattenimento caratterizzata dalla forte dipendenza dai linguaggi e dall'immaginario dei mass media. Vi si trovano aspetti stilistici che rimandano al linguaggio del cinema, ai manga, alla pubblicità, alla musica pop e allo slang con temi e contenuti che si legano allo stile di vita metropolitano giovanile. Il libro diventa a tutti gli effetti un prodotto commerciale, entrando così a far parte dei meccanismi del mercato (nascita dei bestseller). Attraverso la letteratura d'intrattenimento inoltre si ha il coinvolgimento di specifiche fasce di lettori, come quella giovanile e femminile. Nascono così sottofiloni come ichigo bungaku (letteratura per ragazze delle medie) o Shibuya bungaku (storie incentrate sulle sottoculture del centro commerciale Shibuya). Con il boom economico degli anni settanta e la letteratura di massa inizia una nuova epoca che porta i segni della decadenza poiché prodotto diretto della società consumistica. I più importanti esponenti di questa letteratura e primi million sellers sono: Murakami Ryū (村上龍,1952) con Kagirinaku tōmei ni chikai burū (Blu quasi trasparente, 1976), Murakami Haruki (村上 春樹, 1949) con Noruwei no mori (Norwegian Wood, 1987) e Yoshimoto Banana (吉本ばなな, 1964) con Kitchen (1987).

Il teatro tra avanguardie e cultura underground[modifica | modifica sorgente]

Nell'era Shōwa si afferma una nuova forma di teatro, lo shingeki. L'arte drammatica subisce un notevole sviluppo grazie anche agli influssi della cultura occidentale. Rispetto all'era Tokugawa, che ha visto nascere il vero teatro giapponese, nella Shōwa in realtà non ci sono grandi tracce di originalità ma piuttosto l'adattamento della concezione artistica teatrale che domina in occidente, come il surrealismo, simbolismo e impressionismo ma anche spirito rivoluzionario. Solo alla fine degli anni sessanta appare una traccia di novità con la nascita degli angura, piccoli teatri underground tipici del periodo rivoluzionario studentesco che si fanno portavoce della mobilità degli spazi scenici, all'aperto, in strada, in teatri tenda. Si tratta di una fase vagamente postmoderna in cui si fa ricorso al pastiche e al collage creando una scrittura drammatica che recupera l'immaginario popolare attraverso la rivisitazione di classici del e del kabuki.

La figura più rappresentativa e controversa di questo periodo è lo scrittore e drammaturgo Yukio Mishima (三島由紀夫, 1925-1970): Le sue opere coniugano temi legati all'etica dei samurai con l'omoerotismo, scioccante per il lettore dell'epoca. Mishima si espresse nettamente a favore di una revisione della costituzione, tanto da arrivare a creare una propria milizia composta dagli studenti che aveva conosciuto durante gli esercizi di difesa personale. Mishima si tolse la vita commettendo il seppuku, uno spettacolare suicidio avvenuto il 25 novembre 1970 in diretta televisiva.

Poesia[modifica | modifica sorgente]

L'avvento del modernismo nei primi anni dell'epoca Shōwa porta a significativi cambiamenti tematici e stilistici nella poesia, soprattutto grazie alla spinta innovatrice di movimenti d'avanguardia come dadaismo, surrealismo, imagismo, formalismo e espressionismo. I poeti di questo periodo sono alla ricerca di un costante equilibrio tra formalismo e sentimentalismo. La poesia si configura come una risposta al vuoto spirituale che consegue alla disastrosa esperienze bellica e diventa portavoce delle istanze dello specifico periodo storico (Donald Keene, 1999). È questa l'epoca del rinascimento del tanka, che dopo l'occidentalizzazione dell'epoca Meiji va a recuperare il passato perduto attraverso cambiamenti a livello stilistico: reintroduzione della metafora, enjambement, scissione tra poeta e protagonista dei versi, ricorso alla visionarietà e all'elegia.

Autori[modifica | modifica sorgente]

Epoca Heisei (dal 1989)[modifica | modifica sorgente]

Letteratura degli ultimi anni/internazionalizzazione[modifica | modifica sorgente]

Il boom economico degli anni settanta sembra segnare la fine della letteratura del dopoguerra e l'inizio di quella che è stata definita la letteratura consumistica e commerciale poiché espressione di valori materiali e non spirituali. Così nei primi anni ottanta la letteratura diviene ancor più un prodotto preconfezionato e massificato di una società dei consumi fatta di codici diversi, dal letterario al filmico e fotografico. Nel 1987 con il successo di Tokyo blues di Haruki Murakami e Kitchen di Banana Yoshimoto giunge a maturazione un processo già iniziato nel decennio precedente e nasce una letteratura di massa facilmente fruibile e legata alle mode giovanili del momento. Lo scrittore diventa personaggio pubblico e gestisce la propria immagine secondo le strategie di mercato; il pubblico è perlopiù giovanile e appartenente alla cultura metropolitana e underground. È in questa atmosfera di cambiamento e globalizzazione che la letteratura s'intreccia alle altre discipline artistiche (fumetto, cinema, televisione e musica). Banana Yoshimoto riproporrà nei suoi romanzi tematiche e valori tipici dello shōjo manga, mentre quelli di Haruki Murakami contengono un esplicito rimando alla musica jazz e alla cultura americana.

Letteratura post-femminista[modifica | modifica sorgente]

Tra gli anni sessanta e settanta si ebbe un punto di svolta per la letteratura femminile giapponese, grazie a significativi cambiamenti sociali che includono un più ampio accesso delle donne all'educazione superiore. Sogni, follia, fantasie sessuali sono motivi ricorrenti nelle opere femminili di questo periodo, così come la fascinazione per l'oscuro e l'ambiguo. Altro tratto distintivo è il rifiuto delle tradizionali forme di femminilità associate al matrimonio e alla maternità, nel tentativo di porsi contro la cultura patriarcale. La negazione dell'essere donna serve a creare una nuova identità, mettendo in discussione il tradizionale ruolo di madre e il rapporto con il sesso maschile. La letteratura degli anni ottanta sarà il frutto di questo processo e grazie a scrittrici quali Hayashi Mariko (林真理子,1954), Yamada Eimi (山田詠美, 1959) e Yoshimoto Banana (吉本ばなな, 1964) darà vita a una sorta di scrittura post-femminista caratterizzata dal forte legame con anime e manga (Sachiko Schierbeck, 1994). Nella contemporaneità sono sempre più numerose le scrittrici giapponesi vincitrici di premi letterari, a dimostrazione che questo tipo di letteratura si è creato un proprio spazio. Si tratta di opere che hanno spesso protagoniste femminili e che si rivolgono a un pubblico anch'esso femminile, con un'impronta decisamente realistica e finalizzate a tracciare un percorso alla scoperta della propria identità in una società che sembra finalmente offrire alla donna possibilità prima negate.

Il manga[modifica | modifica sorgente]

Il manga è una parte molto importante della cultura giapponese, con un successo tale da rappresentare il 40% del mercato editoriale ed essere inserito all'interno dei programmi scolastici. Nato in epoca Meiji, su ispirazione dei modelli europei e americani pubblicati sui quotidiani, e diffuso ampiamente nelle successive epoche, il fumetto giapponese trova il suo culmine nel dopoguerra grazie ad autori come Tezuka Osamu e Shirato Sanpei che lo sviluppano sul piano formale (integrazione testo e disegni) e su quello narrativo (intrecci più complessi e maggior analisi psicologica). Dopo un'iniziale forte dipendenza dalla letteratura per l'infanzia il manga trova una propria autonomia dagli altri mezzi di comunicazione (cinema e letteratura). Negli ultimi anni molti autori hanno perfezionato e sviluppato la tecnica manga, diventando ben presto noti in tutto il mondo, tra i quali Monkey Punch, Eiichiro Oda, Fujiko F. Fujio, Leiji Matsumoto, Katsuhiro Otomo, Jiro Taniguchi, Akira Toriyama e Masashi Kishimoto. Distinti in tre generi parzialmente differenti ("seinen" ovvero manga per un pubblico adulto, "shonen" manga per un pubblico prevalentemente di ragazzi e "shōjo" manga dedicato alle ragazze), ben presto hanno raggiunto una celebrità internazionale, anche grazie agli anime, i cartoni animati tratti dai manga. Negli anni 2000 i manga hanno raggiunto vette di notorietà ancora più elevate, imponendosi definitivamente sul mercato mondiale. Spesso, inoltre, alcuni di questi sono fonte d'ispirazione per scrittori di grande fama, come Banana Yoshimoto.

Autori[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luisa Bienati, Adriana Boscaro (2010). La narrativa Giapponese Classica. Marsilio. ISBN 978-88-317-0561-5.
  • Shūichi Katō, a cura di Adriana Boscaro (2002). Storia della letteratura giapponese (3 vol.). Marsilio. ISBN 88-317-7979-6.
  • Shūichi Katō, a cura di Adriana Boscaro (2000). Letteratura giapponese. Disegno storico. Marsilio. ISBN 88-317-7207-4.
  • Adriana Boscaro (2005). Letteratura giapponese 1. Dalle origini alle soglie dell'età moderna. Einaudi. ISBN 88-06-17821-0.
  • Luisa Bienati (2005). Letteratura giapponese 2. Dalla fine dell'Ottocento all'inizio del III millennio. Einaudi. ISBN 88-06-17822-9.
  • Adriana Boscaro (2000). Narrativa giapponese. Cent'anni di traduzioni. Libreria Editrice Cafoscarina. ISBN 88-88613-05-6.
  • Donald Keene (1999). Dawn to the west: Japanese Literature of the Modern Era, Columbia University Press. ISBN 0-231-11439-7.
  • Rebecca Copeland (2000). Lost Leaves: Women Writers of Meiji Japan. University of Hawaii Press. ISBN 0-8248-2291-9
  • Yukiko Tanaka (2000).Women Writers of Meiji and Taishō Japan. Mcfarland & Company. ISBN 0-7864-0852-9
  • Sachiko Schierbeck (1994).Japanese Women Novelists in the 20th Century: 104 biographies, 1900-1993. ISBN 87-7289-268-4
  • Tsurumi Shunsuke (1987).A Cultural History of Postwar Japan. Columbia University Press. ISBN 0-7103-0259-2

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