Haiku

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Haiku (disambigua).

Lo haiku (俳句, pronuncia giapponese /haikɯ/) è un componimento poetico nato in Giappone nel XVII secolo, composto da tre versi per complessive diciassette sillabe, secondo lo schema 5/7/5.

Inizialmente indicato con il termine hokku 発句 ("strofa d'esordio"), deve il suo nome attuale allo scrittore giapponese Masaoka Shiki (1867-1902), il quale coniò il termine verso la fine del XIX secolo, quale forma contratta dell'espressione haikai no ku 俳諧の句 (letteralmente, "verso di un poema a carattere scherzoso"). Il genere haiku, nonostante già noto e diffuso in Giappone, conobbe un fondamentale sviluppo tematico e formale nel periodo Edo, quando numerosi poeti tra cui Matsuo Bashō, Kobayashi Issa, Yosa Buson e, successivamente, lo stesso Masaoka Shiki utilizzarono prevalentemente questo genere letterario per descrivere la natura e gli accadimenti umani direttamente collegati ad essa.

Lo haiku[modifica | modifica sorgente]

Lo haiku ha origini molto incerte: sembra derivare dal genere di poesia classica giapponese chiamato waka 和歌 (letteralmente, "poesia giapponese"), poi ribattezzata tanka 短歌 ("poesia breve") da Masaoka Shiki, ma molto probabilmente trae origine dalla prima strofa (lo hokku) di un renga, il componimento poetico a più mani. Lo haiku è caratterizzato dalla peculiare struttura in 3 versi, rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe. Per la sua immediatezza e apparente semplicità, lo haiku fu per secoli una forma di poesia "popolare" trasversalmente diffusa tra tutte le classi sociali in contrasto alla ben più elaborata poesia cinese o alle costruzioni retoriche dei waka e solamente nel XVII secolo venne riconosciuto come una vera e propria forma d'arte grazie ad alcune opere di famosi scrittori tra cui Matsuo Bashō[1].

Lo haiku è una poesia dai toni semplici, senza alcun titolo, che elimina fronzoli lessicali e retorica, traendo la sua forza dalle suggestioni della natura nelle diverse stagioni. La composizione richiede una grande sintesi di pensiero e d'immagine in quanto il soggetto dell'haiku è spesso una scena rapida ed intensa che descrive la natura e ne cristallizza dei particolari nell'attimo presente. L'estrema concisione dei versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, come una traccia che sta al lettore completare.

Molto diffusa nel periodo Edo era la scrittura di diari di viaggio (haibun 俳文) inframmezzando parti in prosa con componimenti del genere haiku, un famoso esempio è l'opera Oku no hosomichi del poeta Matsuo Basho, completata dopo un pellegrinaggio nel Nord del Giappone, nel 1689.

Kigo[modifica | modifica sorgente]

In ogni haiku è presente un riferimento stagionale (il kigo 季語 o "parola della stagione"), cioè un accenno alla stagione che definisce il momento dell'anno in cui viene composto o al quale si riferisce. Il kigo può essere un animale (come la rana per la primavera o la lucciola per l'estate), un luogo, una pianta, ma anche il nome di un evento oppure una tradizione, come ad esempio i fuochi d'artificio per indicare l'estate. Il kigo costituisce il tema principale dello haiku ed è considerato dagli haijin 廃人 ("poeti di haiku") il cuore stesso del componimento poetico. Il Maestro giapponese Seki Ōsuga (1881-1920) afferma al riguardo come “il richiamo alla stagione rappresenta quel sentimento che emerge dalla semplice osservazione e contemplazione della dignità naturalistica, e proprio qui risiede l'interesse nei confronti della poesia haiku, laddove ogni cosa è armonizzata e ricondotta ad unità attraverso questo stesso sentimento.”[2] Data la loro importanza per la corretta scrittura di haiku, in Giappone vengono redatti dei cataloghi chiamati saijiki 歳時記 ("antologia delle stagioni") che raccolgono tutti i riferimenti divisi per stagione in sette sezioni convenzionali: Stagione, Fenomeni celesti, Fenomeni terrestri, Eventi, Vita umana, Animali e Piante.

È interessante notare che in forma indiretta e meno rigida, il kigo è utilizzato anche nelle canzoni J-Pop, dove ad esempio i ciliegi o l'inizio delle scuole fanno pensare alla primavera.

Kireji[modifica | modifica sorgente]

I versi dell'haiku sono strutturati in modo da presentare almeno un kireji 切れ字 ("parola che taglia"), ossia una cesura, un rovesciamento che può essere o meno indicato da un trattino, una virgola, un punto, ecc., ma che nella lingua giapponese viene resa attraverso particolari categorie di parole non direttamente traducibili in italiano, come ya や, kana かな e keri けり. Il kireji ha la funzione di segnalare al lettore un ribaltamento semantico o concettuale, un capovolgimento di significato che può avvenire ad esempio tra il primo e i due versi seguenti, oppure in qualsiasi altra posizione. La tradizione poetica risalente allo hokku, vuole, tuttavia, che tale stacco (kiru 帰る) venga preferibilmente collocato al termine del primo o del secondo verso.

Tale rovesciamento semantico è spesso indice della riuscita di un haiku, sottintendendo la complessità del sentire poetico e realizzando un salto dell'immaginazione tra concetti e immagini apparentemente distanti.

Gli stati d'animo[modifica | modifica sorgente]

Nello haiku il poeta fissa uno stato d'animo attraverso le immagini della natura che lo circonda.

Tra i molti sentimenti presenti in un componimento i principali possono essere[3][4]:

  • Sabi 寂: derivato dall'aggettivo sabishī 寂しい (“solitario”, “povero”, ma anche “scarno” o “avvizzito”), rappresenta quella "patina" che avvolge le cose esposte allo scorrere inesorabile del tempo.
  • Wabi 侘寂: letteralmente, “soffrire” o vivere “in solitudine e tristezza”, incarna un modello estetico dove la frugalità e la semplicità non sono viste come un ostacolo ma, all'esatto opposto, come un'irripetibile opportunità di comunione tra uomo e natura e, quindi, in ultima istanza, come manifestazione della verità poetica. Per altri autori[5],invece, wabi(侘, l’”inatteso”), cioè quel senso di stupore e meraviglia che proviamo di fronte alle cose apparentemente piu semplici e “scontate”;
  • Mono no aware 物の哀れ: il "sentimento delle cose", cioè la nostalgia, il rimpianto per il tempo che passa, la comprensione della mutevolezza e della caducità senza sofferenza.
  • Yūgen 幽玄: tradotto letteralmente come "profondità e mistero", rappresenta lo stato d'animo prodotto dal fascino inspiegabile delle cose, il sentire un universo 'altro', colmo di misteriosa unità.
  • Karumi (軽み, “leggerezza”), la bellezza poetica riflessa nella sua semplicità, libera da preconcetti;
  • Shiori (しおり, “delicatezza”), il fascino che dai versi s’irradia verso il lettore, andando oltre la mera parola scritta, avvolgendo ogni cosa in un vago e indistinto alone di compassione ed “empatia”;

Esempi di haiku[modifica | modifica sorgente]

Matsuo Bashō

Vecchio stagno
una rana si tuffa.
Rumore dell'acqua.

古池や蛙飛びこむ水の音 (furu ike ya kawazu tobikomu mizu no oto)

Stanco:
entrando in una locanda
fiori di glicine.

草臥て宿かる比や藤の花 (kutaburete yado karu koro ya fuji no hana)

Yosa Buson

Il pruno bianco
ritorna secco.
Notte di luna.

しら梅の枯木にもどる月夜かな (shiraume no kareki ni modoru tsukiyo kana)

Tornando a vederli
i fiori di ciliegio, la sera,
son divenuti frutti.

来て見れば夕の桜実となりぬ (kite mireba yūbe no sakura mi to narinu)

Kobayashi Issa

In questo mondo
anche la vita della farfalla
è frenetica

世の中や蝶の暮らしも忙しき (yo no naka ya chō no kurashi mo isogashiki)

Ero soltanto.
Ero.
Cadeva la neve.

只居れば居るとて雪の降にけり (tada oreba oru tote yuki no furi ni keri)

Jack Kerouac

Gli uccelli cantano
nel buio.
- Alba piovosa.

Birds singing in the dark - Rainy dawn.

Jorge Luis Borges

La luna nuova.
Lei pure la guarda
da un'altra porta.

La luna nueva. Ella también la mira desde otra puerta.[6]

Mario Chini

CORAGGIO
Non pianger; canta.
Se canti, ti si schiara
il cielo e il cuore.

罗莎。罗莎是你的名字,是最美丽的花 ( Rosa. Rosa is your name, as it is the most beautiful flower)

Esponenti principali[modifica | modifica sorgente]

Periodo Edo (1603-1867)[modifica | modifica sorgente]

Periodo Meiji e oltre (1868-1912)[modifica | modifica sorgente]


Haiku nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Nei licei americani e in Marocco si insegnano tutt'oggi le tecniche per scrivere haiku. Fu un grande appassionato e compositore di haiku Jack Kerouac, ma ne hanno composti anche Jorge Luis Borges (I diciassette haiku), Paul Claudel (Cento frasi per ventaglio), Allen Ginsberg

Haiku in Italia[modifica | modifica sorgente]

In letteratura[modifica | modifica sorgente]

Tra la fine dell'800 e i primi anni del ‘900, soprattutto per le vicende belliche che riguardavano il Giappone (che sconfisse prima la Cina e poi la Russia), si diffuse anche in Italia un certo interesse per la cultura giapponese. Tuttavia, rispetto ad altri Paesi come la Francia e il mondo anglosassone, nella prima metà del ‘900 l’Italia conterà un numero di saggi e traduzioni della poesia orientale abbastanza limitato[7]. Uno dei primi lavori di traduzione compare nel 1915, “Note di Samisen”, una raccolta di poesie giapponesi ad opera di Mario Chini (1876-1959). Il libro di Chini presenta, probabilmente per la prima volta in Italia, la poesia tradizionale giapponese (tanka e haiku)[8]. Lo stesso Mario Chini scriverà componimenti di stile haiku (5-7-5) che saranno pubblicati postumi a Roma nel 1961, con il titolo di Attimi. Gli "attimi" riproducono nella struttura e nell'ispirazione i haikai giapponesi e cinesi, composizioni dal ritmo serrato, di sole diciassette sillabe [9].

Probabilmente uno dei primi incontri italiani con la poesia giapponese avvenne attraverso la rivista letteraria L’Eco della Cultura (fondata nel 1914) che riportò testi di poesia giapponese, a cura di Vincenzo Siniscalchi[10]. Dal 1920 al 1921 l’Università di Napoli pubblicò una rivista, Sakura, sullo studio della cultura giapponese, con la collaborazione del letterato giapponese Harukichi Shimoi, che diverrà frequentatore e amico di Gabriele D'Annunzio[11]. Nel 1921 sulla rivista La Ronda compare una critica sostanzialmente negativa sulla moda “Hai-kai” giapponese che si stava diffondendo in Francia e in Spagna[12], mentre negli anni successivi da molti futuristi sarà apprezzato lo stile veloce dello haiku[13].

Influenze dello stile haiku sulla poesia italiana[modifica | modifica sorgente]

Gabriele D'Annunzio[modifica | modifica sorgente]

Già tra il 1885 e il 1890 un giovane D'Annunzio aveva pubblicato versi seguendo la metrica giapponese tanka di 31 sillabe (5-7-5-7-7), da cui deriva lo haiku. In “Outa Occidentale”[14] scrive:

Guarda la Luna/ tra li alberi fioriti;/ e par che inviti/ ad amar sotto i miti/ incanti ch’ella aduna.

Veggo da i lidi/ selvagge gru passare/ con lunghi gridi/ in vol triangolare/ su ’l grande occhio lunare[15][16].

L'interesse per lo stile giapponese da parte di D'Annunzio lo si percepisce da quanto affermerà nel 1923: «Nel Giappone nei dintorni di Kyoto abiterò un vecchio tempio di legno fra i ciliegi lievi e gli stagni coperti dai fiori del loto e i sorrisi discreti dei bonzi…»[17][18]. Come scrive Muramatsu Mariko lo stile tanka/haiku avrà una certa influenza su Gabriele D'Annunzio che conosce bene il genere e si cimenta con qualche imitazione[19]. D’Annunzio che ammirò molto il Giappone[20] e per molti anni ebbe come amico il letterato giapponese Harukichi Shimoi (che fu presente con lui nell’impresa di Fiume) e che fu tra i principali testimoni della cultura del Sol Levante in Italia. Questa ammirazione fu sicuramente reciproca, e D'annunzio fu ed è molto conosciuto in Giappone, se si pensa ai recenti festeggiamenti a Tokyo e Kyoto dell'anniversario dei 150 anni dalla nascita del poeta italiano[21][22].

Giuseppe Ungaretti[modifica | modifica sorgente]

Più complessa è la relazione tra il poeta Giuseppe Ungaretti e gli haiku. Andrea Zanzotto osserva: “Ci si potrebbe domandare se per quella via anche il taglio inconfondibile del primo Ungaretti non abbia risentito, in modi più o meno sotteranei, delle suggestioni dello haiku, tanto è impressionante qualche volta l’analogia delle figure formali[23]. Alcune poesie del primo ermetismo di Ungaretti (Notte di maggio, Tramonto, Stasera, Universo, Soldati, Rose in fiamme) sembrano richiamare lo stile haiku. Virgilio Orsini arriverà ad affermare che “il Giappone rivela il vero spirito della poesia ermetica, la sua intima natura, la sua anima[24]. Altri studiosi osservano come nell’ermetismo italiano sia presente spesso "il gusto per le immagini barocche, del conceit", e come sia invece mancante la levità, la semplicità (il karumi di Basho), una delle esigenze dello haiku[25].

Altri profondi conoscitori di Ungaretti, tuttavia, osservano come sia singolare il passaggio metrico dalle poesie di Ungaretti edite nel 1915 su “Lacerba” a quelle di un anno dopo su “La Diana”. Non sembra casuale il contemporaneo e contiguo apparire, proprio sulla stessa rivista La Diana, delle poesie giapponesi del sopracitato Harukichi Shimoi, amico di D’annunzio. Tra l’altro la forma dello haiku si ritrova in varie poesie e strofe del 1916-17, prevalentemente nella forma speculare 7-5-7, come in Notte di maggio:

Il cielo pone in campo /ai minareti /ghirlande di lumini

od anche in variazioni simmetriche 6-5-6 (come in “Fase”)

Cammina cammina /ho ritrovato /il pozzo d’amore

Queste poesie sono contenute nella raccolta L’Allegria insieme ad altre che rendono l’idea del frammento. Sembra evidente il rapporto tra poesia e biografia dell’autore legata in quel periodo all’esperienza della guerra di trincea che indusse alla consapevolezza della precarietà della vita e da cui derivò un forte sentimento di comunanza e fraternità in quei drammatici eventi[26]. Questo porta Ungaretti ad un rifiuto della metrica tradizionale e alla realizzazione di una poesia che “porta alla luce enunciazioni essenziali, fulminee, parole che emerse dal silenzio e da un fondo di meditazione, ambiscono a dire l’essenza di un groviglio di sensazioni” [27]. Altro tratto in comune fra la poetica ungarettiana e quella degli haijin potrebbe essere che, come negli haiku dal particolare si giunge all’universale, così il poeta italiano dalla propria esperienza individuale passa alla condizione dell’umanità[28]. Giuseppe Ungaretti, in una lettera a Corrado Pavolini del 1929, spiega, invece, come sia una mera coincidenza la somiglianza di alcune sue poesie con i componimenti giapponesi. Anzi sostiene che nelle traduzioni dal giapponese sulla rivista La Diana, i giovani traduttori dell'epoca subissero la sua influenza, sia nei ritmi che nel vocabolario. Per queste ragioni - sostiene Ungaretti - in seguito, sia in Italia sia all’estero era divenuto consueto associarlo al Giappone. Molti anni dopo, nel 1962, nel volume "Le origini della poesia di Giuseppe Ungaretti" viene fatto un confronto tra l’Allegria di Ungaretti e gli scritti nipponici evidenziando analogie e differenze: si deve notare, tra l’altro, come le poesie di Ungaretti abbiano un titolo, che invece manca del tutto negli haiku[29].

Salvatore Quasimodo[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcuni osservatori la celebre composizione di Salvatore Quasimodo “Ed è subito sera” sarebbe un esempio di haiku [30]:

Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole/ ed è subito sera

Paolo Pagli [31] invece sostiene come la composizione di Quasimodo sia “agli antipodi come spirito e forma”. Egli osserva, poi, che nessuna delle parole 'naturalistiche' che vi compaiono (cuore, terra, trafitto, raggio di sole, sera) si riferisce davvero alla propria denotazione: il cuore non è il cuore, il sole e la sera non sono quello che significano propriamente. Si tratta di un'unica, potente, catena di metafore che esprime la condizione umana. Ogni termine rinvia ad altro, trasferisce il suo senso e lo propaga in una associazione che diventa una scia di associazioni, un'onda di significati, di ampiezza quasi indefinita. Non solo, ovviamente, il raggio di sole non 'trafigge' in senso proprio, ma la parola veicola un'impressione dolorosa che può attingere remotamente addirittura alla Crocifissione[32]. Cristina Banella, tra le molte e sostanziali differenze tra alcune brevi liriche di Quasimodo e i più importanti componimenti degli autori antichi di haiku, osserva come due soggetti, il vento e l’acqua, siano, tuttavia, usati in maniera simile sia in Quasimodo che nello haiku. Molti degli elementi naturali che compaiono nella poesia giapponese hanno, però, una valenza poetica fissa (hon'i本意); al contrario questi due assumono un valore diverso ogni volta, valore che dipende dalle intenzioni del poeta[33]. Da una approfondita analisi della lirica “Dolore di cose che ignoro” emergono elementi di vicinanza con lo haiku:

Fitta di bianche e di nere radici /di lievito odora e lombrichi /tagliata dall’acque la terra

Tutti gli elementi sono in contrasto: i colori bianco e nero del primo verso, il lievito che è opposto ai lombrichi. Gli elementi bianco/nero, lievito/lombrico, acqua/terra, sono rapportabili al contrasto vita/morte e quindi eterno/transeunte. E' lo stesso contrasto – scrive Cristina Banella – che si ritrova nei migliori haiku[34].

Umberto Saba[modifica | modifica sorgente]

Umberto Saba tra il 1915 e il 1918, durante la guerra, compose alcune brevi poesie, che poi chiamerà "giocattoli"[35].Conosceva il testo di Mario Chini, Note di Samisen e diversi critici hanno avvicinato alcuni di questi componimenti alla poesia giapponese e, in particolare, agli haiku, anche se sono più lunghi (Saba mantiene l'uso dell'endecasillabo) ed hanno un titolo[36][37][38].

Una di queste (sette) poesie è: Gli occhi della Plebe

Si fermavano tutti ... ad ammirare/ "Che sia pazzo od ubbriaco?" - "Che ti importa / di ciò?" - Divertiti senza pensare[39].


Mario Chini[modifica | modifica sorgente]

Mario Chini (1876-1959) è stato un letterato, storico e critico d’arte italiano[40] con una ben chiara personalità, non di rado in contrapposizione a Benedetto Croce e Momigliano[41]. Fu insegnante di lettere dal 1920 al 1932 in un istituto tecnico e in un liceo di Roma e poi preside dal 1932 al 1936 in alcuni licei italiani. Viaggiò e soggiornò molto all’estero. Fu autore di numerose traduzioni dal latino, dal cinese e dal giapponese, come Note di Samisen, uno dei primi testi in italiano di traduzioni della poesia giapponese[42]. Fu autore di poesie haiku che vennero pubblicate postume con il titolo di Attimi: Haikai[43]. Seguono quattro di questi haiku, tutti con un titolo:

L'HAIKAI In tre versetti / tutto un poema, e, forse, / tutta una vita

CONFESSIONE Ho corso il mondo/ per afferrar tre note/ di poesia[44]

LARGO Bastan tre grilli /per far grande una notte / di mezza estate[45]

CORAGGIO Non pianger; canta. / Se canti, ti si schiara / il cielo e il cuore[46]


Andrea Zanzotto[modifica | modifica sorgente]

Andrea Zanzotto (1921-2011), considerato uno dei più importanti poeti italiani del secondo novecento, scrive, nella metà degli anni '80, in inglese con traduzione a fronte in italiano, la raccolta "Haiku. For a season/per una stagione"[47]. Si tratta di una raccolta di 91 pseudo-haiku.

Ne riportiamo uno nella versione italiana ed uno in inglese con versione in italiano:

Ardui cammini del verde/ sul filo di infinite inesistenze - / un ultimo raggio li perseguita[48][49]

Where poppies played
the sickle passed a hundred years ago -
now shy smell of grass remains:
oblivion, yet living oblivion

Dove giocavano i papaveri
la falce passò un centinaio di anni fa -
ora timido resta l'odore dell'erba:
oblio, ma oblio vivente[50]

Edoardo Sanguineti[modifica | modifica sorgente]

Edoardo Sanguineti (1930-2010) è degno di nota per la pubblicazione di poesie haiku nella raccolte Mikrokosmos[51] e Poesie[52]. In quest’ultima, nella sezione “Corollario”, sono pubblicati quattro haiku. Ne riportiamo uno:

Sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca[53]



Nella musica italiana[modifica | modifica sorgente]

Un testo del cantautore siciliano Franco Battiato si intitola per l'appunto Haiku, ultimo brano dell'album Caffè de la paix del 1993. Anche la cantante Anna Oxa nel suo CD Proxima, canta una canzone intitolata Haiku, pubblicata nel 2010.


Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Ian Fleming, nel penultimo romanzo con protagonista James Bond, Si vive solo due volte, nomina alcuni esempi di poesie haiku. Ne idea uno egli stesso:

Si vive solo due volte:
una volta quando si nasce
e una volta quando si guarda
la morte in faccia.

You only live twice
Once when you’re born
And once when you look death in the face

Il componimento è tuttavia un falso haiku, giacché nella sua versione originale presenta più sillabe del dovuto.

Un personaggio del romanzo It di Stephen King, da ragazzino, scrive su una cartolina un haiku per conquistare la ragazzina di cui è innamorato, il cui testo è:

Brace d'Inverno / I capelli tuoi / Dove il mio cuore brucia

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Faubion Bowers, The Classic Tradition of Haiku: An Anthology, Dover Thrift Editions, 1997
  2. ^ Seki Ōsuga, Otsuji Hairon-shū (Otsuji’s Collected Essays on Haiku Theory), Tokyo, Tōyō Yoshida, 1947.
  3. ^ Alan W. Watts, La via dello Zen, Universale Economica Feltrinelli, 1971, pagg. 198 e seguenti
  4. ^ Luca Cenisi http://www.yomichi.com/?page_id=14
  5. ^ Luca Cenisi http://www.yomichi.com/?page_id=14
  6. ^ J.L.Borges, Tutte le opere, vol. II, Mondadori, Milano, 1985, pp.1252-1253
  7. ^ Paolo Pagli, Bibliografia italiana cronologica sulla poesia giapponese. Haiku e altro., http://www.zenfirenze.it/. URL consultato il 29 luglio 2014.
  8. ^ Mario Chini, Note di Samisen, Carabba/. URL consultato il 29 luglio 2014.
  9. ^ Treccani.it, Mario Chini. URL consultato il 29 luglio 2014.
  10. ^ Paolo Pagli, Bibliografia italiana cronologica sulla poesia giapponese. Haiku e altro, http://www.zenfirenze.it/. URL consultato il 29 luglio 2014.
  11. ^ Paolo Pagli, Bibliografia italiana cronologica sulla poesia giapponese. Haiku e altro, http://www.zenfirenze.it/. URL consultato il 29 luglio 2014.
  12. ^ Paolo Pagli, Bibliografia italiana cronologica sulla poesia giapponese. Haiku e altro, http://www.zenfirenze.it/. URL consultato il 29 luglio 2014.
  13. ^ Anna Lisa Somma, Le 'giapponeserie' di Giuseppe Ungaretti nel dibattito critico italiano, https://www.academia.edu/. URL consultato il 29 luglio 2014.
  14. ^ pubblicata inizialmente il 14 giugno 1885 in «Fanfulla della Domenica» e confluita anche nella raccolta edita nel 1890. Fonte: http://cinquesettecinque.com/2014/07/05/outa-occidentale-di-gabriele-dannunzio-ovvero-quando-la-metrica-giapponese-plasma-la-poesia-italiana/#more-507
  15. ^ http://utcp.c.u-tokyo.ac.jp/publications/pdf/CollectionUTCP11_Muramatsu_04.pdf
  16. ^ http://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/d_annunzio/isaotta_guttadauro/pdf/d_annunzio_isaotta_guttadauro.pdf
  17. ^ http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2013/05/14/news/eleganza-armonia-virilita-cosi-il-giappone-sedusse-d-annunzio-1.7064287
  18. ^ https://it.wikipedia.org/wiki/Gabriele_D'Annunzio
  19. ^ Muramatsu Mariko, Il buon suddito del Mikado. D’Annunzio japonisant, Archinto, Milano, 1996
  20. ^ «Un altro Impero…, quello del Sol Levante dà l'esempio inaudito d'una trasformazione che sembra piuttosto una creazione portentosa. E qui l'orgoglio di stirpe trionfano e divorano insaziabilmente. Coloro i quali vinsero il Figlio del Cielo, oggi aspirano a tutte le conquiste». Così scriveva D'Annunzio nel maggio del 1900 citato in http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2013/05/14/news/eleganza-armonia-virilita-cosi-il-giappone-sedusse-d-annunzio-1.7064287
  21. ^ D’Annunzio star in Giappone: cimeli, abiti, foto e film da Tokyo a Kyoto in http://www.artemagazine.it/arte-classica-e-moderna/40978/gabriele-dannunzio-protagonista-in-giappone/
  22. ^ L’Italia di d’Annunzio vola in Giappone in http://www.gardanotizie.it/litalia-dannunzio-vola-giappone/
  23. ^ Zanzotto prefazione a Cento Haiku
  24. ^ Orsini Virgilio, The oriental origins of hermetic poetry,in East and West, Quarterly Review, 1951
  25. ^ Valentino Francesco,Poesia, fantasia, filosofia. La didattica della creatività nell'esperienza educativa, Armando editore, Roma, 2002
  26. ^ Tossani Nadia, Un ponte tra occidente e Oriente, tesi corso Aise Judo, Bologna, 2005
  27. ^ Gionni Emanuela, La poesia breve fra Oriente e Occidente, Tesi di abilitazione all’insegnamento secondario, in Tossani Nadia, Un ponte tra occidente e Oriente, tesi corso Aise Judo, Bologna, 2005
  28. ^ Tossani Nadia, Un ponte tra occidente e Oriente, tesi corso Aise Judo, Bologna, 2005
  29. ^ http://www.academia.edu/5588596/Le_giapponeserie_di_Giuseppe_Ungaretti_nel_dibattito_critico_italiano
  30. ^ L'haiku - Un breve excursus storico, http://musubi.it/. URL consultato il 29 luglio 2014.
  31. ^ La poesia haiku e la 'rana' di Bashō, http://www.zenfirenze.it/. URL consultato il 29 luglio 2014.
  32. ^ Paolo Pagli, La poesia haiku e la 'rana' di Bashō, http://www.zenfirenze.it/. URL consultato il 29 luglio 2014.
  33. ^ Cristina Banella, Di vento e d’acqua: tracce di haiku nella poesia di Salvatore Quasimodo, http://sowwwt.suac.ac.jp/~hidedoi/. URL consultato il 29 luglio 2014.
  34. ^ Cristina Banella, Di vento e d’acqua: tracce di haiku nella poesia di Salvatore Quasimodo, http://sowwwt.suac.ac.jp/~hidedoi/. URL consultato il 29 luglio 2014.
  35. ^ In una lettera Saba scrive: Trieste, 12 Sett. 1928. Caro Terracini. Come ti ho promesso, e per ricompensarti della poca e malinconica compagnia che ho potuto farti, ti mando questi versi, o meglio questi piccoli giocattoli. Li ho scritti durante la guerra [...] La lettera è reperibile al sito dell'editore: reperibile al sito: http://www.mupeditore.it/letteratura/poesia_teatro/umberto_saba_intermezzo_quasi_giapponese.aspx
  36. ^ Silvia Zanlorenzi, Trieste e l’Oriente:l’intermezzo quasi giapponese di Umberto Saba, http://arcipelagoadriatico.it/, 17-12-2013. URL consultato il 29 luglio 2014.
  37. ^ Umberto Saba, Intermezzo quasi giapponese, Monte Università Parma, 4 Giugno 2007. URL consultato il 29 luglio 2014.ISBN: 978-88-7847-138-2
  38. ^ Alessandro Mezzena Lona, Quando Saba scriveva versi giapponesi, Il Piccolo, 23-06-2007. URL consultato il 29 luglio 2014.
  39. ^ Paolo Mauri, Umberto Saba "giapponese". Sette brevi poesie inedite nello stile degli haiku, Repubblica, 16-06-2007. URL consultato il 29 luglio 2014.
  40. ^ Regione Abruzzo, Chini Mario. URL consultato il 30 luglio 2014.
  41. ^ Paolo Mauri, Umberto Saba "giapponese". Sette brevi poesie inedite nello stile degli haiku, Repubblica, 16-06-2007. URL consultato il 29 luglio 2014.
  42. ^ Edoardo Mori, Note di Samisen di Mario Chini. URL consultato il 30 luglio 2014.
  43. ^ Mario Chini, CHINI MARIO, Roma, ALLEANZA INTERNAZIONALE GIORNALISTI E SCRITTORI LATINI. COLLANA POETI LATINI, 9., 1960.
  44. ^ Regione Abruzzo, Chini Mario. URL consultato il 30 luglio 2014.
  45. ^ Mirador intercultural, Poesia italiana. Mario Chini. Attimi. URL consultato il 30 luglio 2014.
  46. ^ Parrocchia di Sant'Ugo - Roma, Haiku. URL consultato il 30 luglio 2014.
  47. ^ Franco Marcoaldi, La natura degli haiku secondo Zanzotto, La Repubblica, 12 ottobre 2012. URL consultato il 30 luglio 2014.
  48. ^ Andrea Zanzotto, Haiku for a Season/Haiku per una stagione, Chicago, University Of Chicago Press, 2012. ISBN: 9780226922218
  49. ^ Luca Cenisi, Sei pseudo haiku di Andrea Zanzotto. URL consultato il 30 luglio 2014.
  50. ^ Andrea Zanzotto, Haiku for a Season/Haiku per una stagione, Chicago, University Of Chicago Press, 2012. ISBN: 9780226922218
  51. ^ Edoardo Sanguineti, Mikrokosmos. Poesie 1951-2004, Milano, Feltrinelli, 2006. ISBN: 978-8807818233
  52. ^ Edoardo Sanguineti, Corollario: [poesie 1992-1996], Milano, Feltrinelli, 1997. ISBN: 978-8807420788
  53. ^ Edoardo Sanguineti, Corollario: [poesie 1992-1996], Milano, Feltrinelli, 1997. ISBN: 978-8807420788

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]