Emil Fackenheim

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Emil Ludwig Fackenheim (Halle, 22 giugno 1916Gerusalemme, 18 settembre 2003) è stato un teologo, filosofo ed educatore tedesco, ebreo naturalizzato israeliano.

Dottore ricercatore in filosofia, è stato un noto filosofo e rabbino riformato.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Arrestato in Germania dai nazisti la notte del 9 novembre 1938, nota come la Kristallnacht, fu internato nel campo di concentramento di Sachsenhausen (1938–1939), ma riuscì poi a scappare in Gran Bretagna con suo fratello minore Wolfgang[2]; in seguito i suoi genitori lo raggiunsero. Il fratello maggiore di Emil, di nome Ernst-Alexander,[2] che aveva rifiutato di lasciare la Germania, fu ucciso nell'Olocausto.

Assurdamente detenuto dai britannici come nemico all'inizio della seconda guerra mondiale, Fackenheim fu trasferito in Canada nel 1940, dove fu internato in un remoto campo di internamento a Sherbrooke, Québec.[3] Successivamente liberato, servì come rabbino ad interim presso il Tempio Anshe Shalom in Hamilton (Canada), dal 1943 al 1948.[4] Dopodiché si iscrisse ad un corso post-laure di filosofia presso la Facoltà dell'University of Toronto, dove ottenne un Ph.D. da tale università con una tesi sulla Filosofia araba medievale (1945) e diventò professore di filosofia presso la stessa (1948–1984). Fu tra i primi curatori editoriali del bollettino accademico Dionysius.

Fackenheim ha studiato il rapporto degli ebrei con Dio, affermando che l'Olocausto deve essere inteso come un imperativo che richiede agli ebrei di affermarsi nella vita e di affermare lo Stato di Israele. Emigrò in Israele nel 1984.

In una più completa espressione del suo sentimento, Fackenheim spiega il concetto in questo modo:

« ... In primo luogo, abbiamo l'ordine di sopravvivere come ebrei, per timore che il popolo ebraico perisca. Ci è comandato, in secondo luogo, di ricordare nelle nostre stesse viscere i martiri della Shoah, per non far perire la loro memoria. Ci è vietato, in terzo luogo, di disperarci o negare Dio, nonostante potessimo avere rancori o dubbi su di Lui, onde evitare che l'ebraismo perisca. Infine, ci è proibito di disperarci per un mondo che dovrà diventare il Regno di Dio, così da evitare che esso diventi un posto senza senso dove Dio è morto o irrilevante, e tutto è permesso. Abbandonare qualsiasi di questi imperativi, in risposta alla vittoria di Hitler a Auschwitz, sarebbe come offrirgli altre vittorie postume.[5] »

L'Olocausto e Israele[modifica | modifica wikitesto]

« "Genocidio" non è sufficiente a descrivere il Regno dell'Olocausto - scrive Fackenheim[6] - Torquemada bruciava i corpi degli ebrei per salvarne le anime. Eichmann invece creò un sistema che, torturando col terrore e la speranza, assalendo la dignità e il rispetto umani in toto, aveva il fine di distruggere l'anima di ogni uomo, donna e bambino ebrei prima di consegnarne i corpi alle camere a gas. Il Regno dell'Olocausto veniva celebrato tanto nella degradazione, quanto nella morte e tanto nella morte, quanto nella degradazione. I celebranti volontariamente ed entusiasticamente scendevano all'inferno loro stessi, proprio mentre creavano l'inferno per le loro vittime. E il mondo? Il mondo tollerava questi criminali e abbandonava gli innocenti. Ecco perché l'Olocausto è non solo un evento unico. È un evento epocale. Il mondo, proprio come il mondo ebraico, non potrà mai più essere lo stesso. »

Continua inoltre affermando:

« L'evento quindi resiste ogni spiegazione - quella storica che ne cerca le cause, e quella teologica che ne cerca significati e fini. Più precisamente, meglio la mente riesce nel compito di spiegare quello che può esser spiegato, e peggio si infrange a causa della sua inabilità a farlo. E ciò che è vero per l'Olocausto è anche vero per lo Stato di Israele. Anche qui, la mente che spiega alla fine fallisce. Nonostante questo, è necessario non solo percepire un legame tra i due eventi, ma anche agire in modo tale da renderlo indissolubile. Gli storici vedono una connessione causale tra l'Olocausto e la fondazione dello Stato d'Israele. Il ragionamento è come segue: se non fosse stato per la catastrofe ebraica europea, tutti quei secoli di anelito religioso per Sion, tutti quei decenni di attività sionista secolare, insieme a tutto l'incoraggiamento dato dalla Dichiarazione Balfour, avrebbe prodotto al massimo un ghetto palestinese. Avrebbe certo potuto essere una comunità con stupendi risultati interni, ma piuttosto che una "patria" per ebrei dispersi senza tetto, sarebbe invece stata alla mercé di un qualche governo straniero di dubbia benevolenza. Solo l'Olocausto ha prodotto quella disperata determinazione dei sopravvissuti e di coloro che ci si identificavano; fece finire le incertezze dei leader sionisti... e produsse un momento di respiro dal cinismo politico della comunità internazionale, abbastanza a lungo da sancire legalmente lo Stato Ebraico. Ma nonostante tutto questo, la Risoluzione ONU del 1947 arrivò all'ultimo momento possibile. »
([7])

E, alla fine del saggio, conclude con la preghiera:

« Padre nostro nei cieli, Roccia di Israele e suo Redentore, benedici Tu lo Stato di Israele, inizio dell'alba della nostra redenzione. Proteggilo con le ali del Tuo amore e ammanta sopra di esso il tabernacolo della Tua pace... »
([8])

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paths To Jewish Belief: A Systematic Introduction (1960)
  • Metaphysics and Historicity (1961)
  • The Religious Dimension in Hegel's Thought (1967)
  • Quest for Past and Future; Essays in Jewish Theology (1968)
  • God's Presence in History: Jewish Affirmations and Philosophical Reflections (1970)
  • The Human Condition After Auschwitz: a Jewish Testimony a Generation After (1971)
  • Encounters Between Judaism and Modern Philosophy: a Preface to Future Jewish Thought (1973)
  • From Bergen-Belsen to Jerusalem : contemporary implications of the holocaust (1975)
  • The Jewish return into history: reflections in the age of Auschwitz and a New Jerusalem (1978)
  • To Mend the World: Foundations of Future Jewish Thought (1982)
  • The Jewish Thought of Emil Fackenheim: A Reader (1987)
  • What is Judaism? An Interpretation for the Present Age (1988)
  • The Jewish Bible After the Holocaust (1991)
  • Jewish Philosophers and Jewish Philosophy (1996)
  • The God Within: Kant, Schelling and Historicity (1996)
  • An Epitaph for German Judaism: From Halle to Jerusalem (Autobiografia di Fackenheim) (2007, University of Wisconsin Press)

Tradotti in italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Olocausto, Morcelliana (2011)
  • Un epitaffio per l'ebraismo tedesco. Da Halle a Gerusalemme, Giuntina (2010)
  • Tiqqun. Riparare il mondo. I fondamenti del pensiero ebraico dopo la Shoah, Medusa Edizioni (2010)
  • La presenza di Dio nella storia. Saggio di teologia ebraica, Queriniana (1977)

Riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Ed. Gregory Baum, The Twentieth Century. A Theological Overview, (Orbis Books Maryknoll, New York - G.Chapman, London 1999). ISBN 978-1-57075-282-7
  • James Doull (1968). Review of Emil L. Fackenheim "The Religious Dimension in Hegel's Thought" Dialogue: Canadian Philosophical Review, 7, pp 483-491 doi:10.1017/S0012217300031309
  • Emil Fackenheim, To Mend the World: Foundations of Future Jewish Thought (New York: Schocken Books, 1994). ISBN 978-0-253-32114-5
  • Emil Fackenheim, The Jewish Return into History: Reflections in the Age of Auschwitz and a New Jerusalem (New York: Schocken Books, 1978). ISBN 978-0-8052-0649-4
  • Eva Fleischer, ed., Auschwitz: Beginning of a New Era? (New York: KTAV Publishing, 1977). ISBN 978-0-87068-499-9
  • Ruth Lewin Sime, Lise Meitner: A Life in Physics (Berkeley: University of California Press, 1996). ISBN 978-0-520-08906-8

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Necrologio, Guardian Unlimited, 10/10/2003.
  2. ^ a b Unser Gedenkbuch für die Toten des Holocaust in Halle
  3. ^ Chicago Jewish Star, 09/05/2008.
  4. ^ CJS, ibid.
  5. ^ To Mend the World, p. 213.
  6. ^ E. Fackenheim, "The Holocaust and the State of Israel: Their Relation", in E. Fleischner (cur.), Auschwitz: Beginning of a New Era?, KTAV (1977).
  7. ^ E. Fackenheim, Ibidem, pp. 209-210 (trad. lib.).
  8. ^ Dalla preghiera del Rabbinato Centrale Israeliano, citato in E. Fackenheim, Ibidem, p. 215 (trad. lib.)

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