Acido barbiturico

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Acido barbiturico
formula di struttura
Nome IUPAC
1H,3H,5H-pirimidin-2,4,6-trione
Nomi alternativi
malonilurea
2,4,6-triidrossipirimidina
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare C4H4N2O3
Massa molecolare (u) 128,09 g/mol
Aspetto solido biancastro
Numero CAS [67-52-7]
PubChem 6211
Proprietà chimico-fisiche
Solubilità in acqua 142 g/l (20 °C)
Temperatura di fusione 250 °C (523 K) (decomposizione)
Indicazioni di sicurezza
Frasi H ---
Consigli P --- [1]

L'acido barbiturico o malonilurea è, chimicamente, l'ureide ciclica dell'acido malonico. È il capostipite di un'importante classe di farmaci: i barbiturici. Il termine barbiturico deriva dal lichene Usnea barbata,[2] da cui si ricava l'acido malonico, e dall'urea.

A temperatura ambiente si presenta come un solido biancastro dall'odore tenue.

In passato alcuni suoi derivati erano usati nella pratica clinica in modo massiccio: il veronal (acido dietil barbiturico) come sedativo e il pentothal (acido metil-pentil barbiturico) come farmaco ipnotico. Data la dipendenza e la tolleranza che questi farmaci causano ed in considerazione della pericolosità che presentano (i barbiturici possono determinare con relativa facilità una condizione di emergenza con pericolo di vita, nota come intossicazione da barbiturici) sono stati sostituiti dalle benzodiazepine. Oggi continuano ad essere prescritti come antiepilettici e per il trattamento di eventi traumatici della testa, inoltre sono utilizzati anche in anestesia.

Proprietà chimiche[modifica | modifica sorgente]

Nonostante le proprietà acide della molecola, la malonilurea non presenta nella sua struttura il gruppo carbossilico -COOH responsabile del carattere acido della quasi totalità dei composti organici. L'acidità è data dagli idrogeni sul carbonio in posizione 5 sull'anello eterociclico che trovandosi in posizione alfa rispetto a due carbonili acquista in ambiente acquoso carattere acido liberando protoni H+. In virtù delle sue proprietà chimiche il carbonio in posizione 5 è facilmente sostituibile con carbocationi acilici o aromatici, reazione fondamentale per la sintesi di molti barbiturici per uso terapeutico.

Meccanismo d'azione dei barbiturici[modifica | modifica sorgente]

I barbiturici sono GABA-agonisti e interagiscono specificamente con la sottoclasse recettoriale GABA-A aumentando la conduttanza agli ioni cloruro Cl-. L'aumento del passaggio di questi anioni provoca un'iperpolarizzazione post-sinaptica che si traduce nella depressione dell'attività neuronale e nella comparsa di diversi sintomi tra cui la sonnolenza.

Barbiturici vs. benzodiazepine[modifica | modifica sorgente]

La pericolosità dei barbiturici (espressa in relazione al danno fisico e all'insorgenza del fenomeno della dipendenza) è nettamente superiore rispetto a quella delle benzodiazepine.

Nella pratica clinica i barbiturici risultano avere una pericolosità superiore alle benzodiazepine, e ciò è riconducibile ai rispettivi meccanismi d'azione. Le benzodiazepine aumentano la frequenza di apertura dei recettori canali GABAA in modo GABA dipendente, i barbiturici invece aumentano il tempo di apertura e la permeabilità agli ioni Cl- interagendo direttamente sul canale anche in assenza di GABA. Per questa classe di farmaci quindi l'effetto controllo operato dalla naturale attività neuronale viene meno, ed è per questo che i barbiturici possono indurre effetti gravi come il coma a dosi relativamente vicine a quelle terapeutiche, mentre le dosi di benzodiazepine necessarie per avere effetti neurodepressivi seri sono molto lontane dalle dosi terapeutiche.

Le benzodiazepine presentano antagonisti recettoriali specifici, come il flumazenil (Annexate) i quali possono essere somministrati in casi di overdose. Non esistono invece antagonisti recettoriali per i barbiturici ed è per questo che la pericolosità di tali farmaci è maggiore. Tale caratteristica ha reso i barbiturici i principali farmaci d'abuso in casi di suicidio.

Nella classifica di pericolosità delle varie droghe stilata dalla rivista medica Lancet, i barbiturici occupano il terzo posto, mentre le benzodiazepine il settimo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il 4 dicembre 1863 Adolf von Baeyer sintetizzò l'acido barbiturico a partire dall'urea e dall'acido malico. Il nome si deve alla Santa festeggiata in quel giorno ed alla donna di von Baeyer che pure si chiamava Barbara, più il suffisso che ricordava la derivazione dall'urea. Nel 1903 Emil Hermann Fischer e Joseph von Mering prepararono il barbital, il primo vero e proprio barbiturico, che fu commercializzato con il nome di Veronal. Nel 1912 fu introdotto nel mercato un nuovo barbiturico ad attività sedativo-ipnotico, il fenobarbital con il nome commerciale di Luminal. Tra il 1950 e il 1960 fu dimostrato che i barbiturici causano dipendenza. Nel 1970 la prescrizione di fenobarbital, secobarbital, amobarbital, e di tutti i barbiturici furono posti sotto stretto controllo attraverso una rigida normativa.

Altri usi[modifica | modifica sorgente]

I barbiturici ad alte dosi sono usati in combinazione con un miorilassante per praticare l'eutanasia e rappresentano i componenti dell'iniezione letale praticata ai condannati a morte negli Stati Uniti.

Dal punto di vista terapeutico alcuni barbiturici dal 1912 ad oggi, sono adoperati per il trattamento di alcune forme di epilessia comprendenti le crisi parziali e le crisi tonico-cloniche generalizzate.

I barbiturici sono fra quei farmaci (insieme alle benzodiazepine e ai calcioantagonisti) che, se assunti accidentalmente o deliberatamente prima dell'arresto cardiaco, riducono il metabolismo e il fabbisogno di ossigeno del cervello, aumentando le probabilità di sopravvivenza senza grave encefalopatia anossica (anche dopo prolungati tentativi di rianimazione cardiopolmonare).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ scheda dell'acido barbiturico su IFA-GESTIS
  2. ^ Werner E. Gerabek, Bernhard D. Haage, Gundolf Keil, Wolfgang Wegner: Enzyklopädie Medizingeschichte, De Gruyter Verlag, 1. Auflage 2004, p. 138, ISBN 3-11-015714-4

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