Carbamazepina

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Carbamazepina
formula di struttura della carbamazepina
modello molecolare della carbamazepina
Nome IUPAC
5H-dibenzo [b,f]azepina-5-carbossammide
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare C15H12N2O1
Massa molecolare (u) 236.269 g/mol
Numero CAS [298-46-4]
Codice ATC N03AF01
PubChem 2554
DrugBank APRD00337
Dati farmacologici
Modalità di
somministrazione
Orale
Indicazioni di sicurezza
Simboli di rischio chimico
tossico a lungo termine irritante

pericolo

Frasi H 302 - 317 - 334
Consigli P 261 - 280 - 342+311 [1]

La carbamazepina è una molecola a struttura triciclica 6-7-6 appartenente alla classe delle dibenzazepine. Ha attività anticonvulsivante.

Indicazioni[modifica | modifica sorgente]

La carbamazepina è uno dei principali farmaci usati nel trattamento dell'epilessia.[2] Deriva chimicamente da farmaci antidepressivi triciclici a struttura dibenzo-azepinica, e venne scoperta nel corso dello screening di molecole in grado di inibire la crisi indotta dalla stimolazione elettrica nel topo. La sua azione più nota a livello del sistema nervoso è quella di rallentare il recupero dei canali al sodio, sebbene abbia anche effetti metabolici importanti interferendo con il ciclo degli inositoli e con la GSK-3 (glicogeno sintasi-chinasi 3), gli stessi bersaglii molecolari degli ioni litio.

Il farmaco può essere utilizzato nelle epilessie per il trattamento delle crisi parziali e delle crisi tonico-cloniche. Può essere altresì impiegato nelle nevralgie, nel dolore neuropatico (specie trigeminale) e come stabilizzante dell'umore nel disturbo bipolare.[3][4]

Avvertenze[modifica | modifica sorgente]

Modalità di somministrazione: somministrare il farmaco a stomaco pieno, per evitare il danneggiamento delle pareti dello stomaco provocando ulcere[5].

Disturbo bipolare: la carbamazepina è risultata meno efficace del litio nel trattamento di mantenimento del disturbo bipolare, ma l'associazione dei due farmaci ha determinato benefici clinici maggiori rispetto alle singole monoterapie, in particolare nei pazienti che presentano disturbo bipolare caratterizzato da rapida ciclicità[6]. La carbamazepina possiede un profilo di tossicità meno favorevole rispetto al valproato per il trattamento a lungo termine del disturbo bipolare.

Disturbi neurologici e muscolari transitori: disturbi della parola, parestesie, debolezza muscolare, nevrite periferica, paresi alle gambe, disturbo del gusto e iperacusia. La maggior parte di questi effetti scompare nei primi 8-14 giorni di trattamento sia spontaneamente che dopo una riduzione transitoria del dosaggio. Per questa ragione è necessario iniziare il trattamento con un dosaggio basso che viene poi gradatamente aumentato[5].

Associazioni con altri farmaci (politerapia): si consiglia un attento monitoraggio dei livelli plasmatici della carbamazepina ed eventualmente anche di quella del suo epossido. Il derivato epossidico della carbamazepina, carbamazepina-10,11-epossido, possiede attività antiepilettica ed è responsabile di parte degli effetti avversi indotti dal farmaco. Si consigliano controlli dell'emocromo e della funzionalità epatica ogni mese durante il primo anno di trattamento e ogni 3 mesi successivamente[5].

Pazienti nefropatici: l'effetto antidiuretico e la conseguente ritenzione idrica prodotti dalla carbamazepina possono aggravare uno stato di preesistente insufficienza renale, è quindi necessario un attento monitoraggio nei pazienti con danni renali[5].

Pazienti epatopatici: in caso di cirrosi grave, epatite acuta o ittero ostruttivo, il ridotto metabolismo epatico del farmaco ne aumenta notevolmente la tossicità. Tale rischio è ulteriormente aggravato quando, per via dell'insufficienza epatica, il contenuto proteico ematico diminuisce con conseguente riduzione della frazione di proteine plasmatiche leganti la carbamazepina. Aumenta pertanto la concentrazione di carbamazepina libera in grado di penetrare nel sistema nervoso centrale[5].

Pazienti cardiopatici: è necessario un attento monitoraggio in caso di pazienti con gravi malattie cardiovascolari[5].

Pazienti affetti da sclerosi multipla: in caso di sclerosi multipla, il trattamento con carbamazepina per la nevralgia del trigemino ha indotto un peggioramento dei sintomi della sclerosi multipla, dell'astenia e della capacità di deambulazione, risoltosi con la sospensione dell'antiepilettico[7].

Pazienti anziani: è necessario un attento monitoraggio in caso di pazienti anziani; dosi elevate di carbamazepina possono comportare l'attivazione di psicosi latenti e possibile agitazione e confusione[5].

Pazienti pediatrici: la carbamazepina può aggravare le assenze epilettiche a insorgenza in età pediatrica e alterare il profilo lipidico a livello serico nei bambini, facilitando lo sviluppo di aterosclerosi. È necessario valutare e monitorare il profilo lipidico dei ragazzi prima di iniziare e continuare una terapia antiepilettica a lungo termine con carbamazepina[8].

MAO-inibitori: non si consiglia l'uso nei pazienti in terapia con farmaci MAO-inibitori fino a 14 giorni dalla sospensione della terapia, la carbamazepina possiede infatti una struttura simile a quella degli antidepressivi triciclici[5].

Farmaci antiepilettici: in caso di associazione con altri farmaci antiepilettici (fenitoina, fenobarbitale, primidone, acido valproico) può essere necessario aumentare le dosi di carbamazepina e aggiustare il dosaggio dell'anticonvulsivante associato. L'associazione farmacologica richiede cautela[5].

Macrolidi, cimetidina, isoniazide, propossifene, litio, neurolettici: monitorare i sintomi di neurotossicità (nausea, vomito, atassia, sedazione, capogiri, tremori, letargia); in caso di associazione potrebbe essere necessario ridurre le dosi di carbamazepina. Se possibile sostituire i macrolidi con una terapia antibiotica alternativa, il propossifene con un altro analgesico, la cimetidina con antiacidi[5].

Anticoagulanti orali: monitorare il tempo di protrombina, cautela nella sospensione del trattamento anticonvulsivante per evitare l'insorgenza di ipoprotrombinemia. La carbamazepina può indurre il metabolismo del warfarin con diminuzione degli effetti terapeutici. Alla sospensione del trattamento antiepilettico può verificarsi un aumento dell'effetto anticoagulante e l'insorgenza di ipoprotrombinemia. Sono necessarie 5 settimane di terapia per la normalizzazione dei valori del tempo di protrombina[9].

Contraccettivi orali: la carbamazepina può ridurne l'efficacia[5].

Eritromicina: la somministrazione contemporanea di eritromicina può provocare l'aumento dei livelli plasmatici della carbamazepina e, di conseguenza, dei suoi effetti tossici (letargia, atassia). Sembra che ciò sia dovuto alla competizione fra eritromicina e carbamazepina per il metabolismo a opera degli enzimi microsomiali epatici[5].

Intossicazione da acqua: la carbamazepina può provocare intossicazione da acqua, reversibile con la somministrazione di fenitoina che, riducendone i livelli plasmatici, ne inibisce l'attività antidiuretica[10].

Alcool: evitarne l'assunzione, in quanto la carbamazepina ne potenzia l'effetto[5].

Iponatremia: la carbamazepina può indurre iponatremia fino al 40% dei pazienti trattati, la maggior parte dei quali risulta comunque asintomatica. L'iponatremia si manifesta con sintomi neurologici (confusione, convulsioni, delirio, sincope, sonnolenza, allucinazioni). L'iponatremia può essere favorita dall'associazione della carbamazepina e diuretici quali idroclorotiazide e furosemide. In caso di comparsa di sintomi o segni di alterazione comportamentale monitorare la concentrazione degli elettroliti plasmatici[5].

Vasocostrizione: la carbamazepina ha un profilo farmacocinetico che può essere alterato dalla vasocostrizione dovuta all'esposizione al freddo (è modificata la sua distribuzione ed eliminazione)[5].

Glaucoma: I pazienti affetti da glaucoma devono essere informati circa i possibili rischi associati alla debole azione anticolinergica di carbamazepina, la pressione endo-oculare di questi pazienti deve essere controllata regolarmente[5].

Associazioni farmacologiche: la carbamazepina interagisce con numerosi farmaci sia perché potente induttore dell'enzima citocromiale CYP3A4 sia perché substrato dello stesso enzima. Con i seguenti farmaci valutare un'eventuale aggiustamento del dosaggio della carbamazepina perché sono stati riportati sintomi di tossicità da carbamazepina: verapamil, diltiazem, danazolo, nicotinamide, progabide, stiripentolo, zonisamide, isoniazide, macrolidi, metronidazolo, propossifene, vaccino antinfluenzale, viloxazina, nicotinamide, etosuccimide, danazolo, alcuni SSRI (fluoxetina, fluvoxamina). In associazione a carbamazepina i seguenti farmaci potrebbero richiede un aggiustamento della dose: acido valproico, anticoagulanti orali, antipsicotici, antidepressivi triciclici, benzodiazepine (in particolare il midazolam), ciclosporina, contraccettivi orali, felbamato, glucocorticoidi, mianserina, nomifensina, paroxetina, remacemide, tiagabina, topiramato. In caso di co-somministrazione con carbamazepina, ridurre il dosaggio dell'eritromicina del 25% entro 24 ore dall'inizio della terapia combinata[5].

Test per la diagnosi della sindrome di Cushing: il desametasone è impiegato nel test di soppressione per diagnosticare la presenza della sindrome di Cushing. Poiché il metabolismo del glucocorticoide è indotto dalla carbamazepina, la contemporanea somministrazione dell'antiepilettico può portare a falsi positivi[11].

Bevande ad elevato contenuto di caffeina: il consumo frequente di bevande contenenti caffeina può indurre nei pazienti in terapia con carbamazepina la comparsa di nausea, vomito, palpitazioni e tremori, si raccomanda pertanto di ridurre al minimo l'assunzione di tali bevande[5].

Gravidanza: alcuni studi suggeriscono la possibilità di un aumento delle anomalie della chiusura del tubo neurale (spina bifida, mielomeningocele), malformazioni per le quali è possibile una diagnosi prenatale. Se una donna è gravida o prevede di restare incinta si deve riconsiderare la necessità del trattamento nel caso di epilessia e, se possibile, prescrivere la carbamazepina in monoterapia, almeno all'inizio del primo trimestre di gravidanza. Durante la gravidanza non dev'essere interrotto il trattamento antiepilettico poiché l'aggravamento della malattia è dannoso sia per la madre che per il feto. La carenza di acido folico dovuta all'induzione enzimatica provocata dalla carbamazepina può essere un fattore che contribuisce a malformazioni fetali; può essere utile assumere l'acido folico prima (2 mesi) e durante la gravidanza[5].

Allattamento: La carbamazepina è compatibile con l'allattamento. La carbamazepina e il suo metabolita principale, carbamazepina-epossido, sono entrambi presenti nel latte materno in concentrazioni di circa il 25-60% della concentrazione plasmatica totale. L'allattamento non è controindicato perché la quantità di farmaco ingerita dal lattante è insufficiente (max 10%) a provocare effetti farmacologici avversi. Tuttavia i vantaggi dell'allattamento devono essere considerati in base alla possibilità remota che si verifichi un effetto avverso nel neonato. È necessario valutare se sospendere l'allattamento o il farmaco, considerando l'importanza del farmaco per la madre. L'allattamento dev'essere sospeso se l'aumento di peso del bambino è insufficiente oppure se appaiono segni di sedazione[5].

Effetti collaterali[modifica | modifica sorgente]

Cardiovascolari: aritmie, bradicardia, blocco atrio-ventricolare, sincope, insufficienza cardiaca congestizia, insufficienza ventricolare sinistra, collasso cardiovascolare, ipertensione, ipotensione, tromboflebiti, tromboembolie, peggioramento delle arteriopatie coronariche in particolare in pazienti anziani o in pazienti con noto disturbo della funzione cardiaca. Dosi elevate di carbamazepina possono determinare una caduta della pressione arteriosa.

Centrali: sindrome serotoninergica, cefalea, stanchezza, sonnolenza, sedazione, torpore, fatica, atassia, allucinazioni, confusione, agitazione, vertigini, disturbi depressivi, comportamento aggressivo, difficoltà a pensare, mancanza di impulsi, allucinazioni, acufeni, psicosi latente; (raro) movimenti involontari come tremori e tic. In pazienti anziani o in pazienti con danni cerebrali possono comparire disturbi discinetici quali discinesia orofacciale (movimenti involontari del viso) e disturbi coreoatetosici. La carbamazepina può aumentare l'attività serotoninergica e causare la sindrome serotoninergica che si manifesta con alterazioni cognitive e comportamentali (confusione, agitazione, letargia e coma), instabilità del sistema autonomo (ipertermia, tachicardia, diaforesi, nausea, vomito, diarrea, dilatazione delle pupille), interazioni neuromuscolari (miocloni, iperflessia, tremore). La carbamazepina può causare reazioni distoniche (Dingli et al., 2007).

Dermatologici: alopecia, fotosensibilità, dermatosi bollosa, dermatite esfoliativa, vasculite, eritema nodoso, eritema multiforme inclusa la sindrome di Stevens-Johnson e la necrolisi epidermica tossica, eruzioni esantematiche, eruzioni fisse, eruzioni bollose, iperpigmentazione, reazioni lichenoidi, acne. È stata segnalata dermatosi bollosa in una donna (età: 64 anni) trattata con carbamazepina per nevralgia al trigemino. I sintomi comprendevano presenza di vescicole alle gambe, cosce, caviglie, natiche e tronco. Nell'arco di una settimana dalla sospensione della carbamazepina l'eruzione si è dissolta completamente (Cohen, 2002). La dermatite esfoliativa indotta da carbamazepina si è manifestata con: arrossamento generalizzato, prurito, eczema con esfoliazione, febbre, brividi, linfoadenopatia e malessere. La vasculite si presenta con: piccole macchie emorragiche coalescenti a formare vesciche e ulcere, può essere associata a febbre, malessere, atralgia e mialgia. In caso di eritema nodoso, i noduli sottocutanei, erimatosi e dolorosi, sono preceduti da malessere e febbre; i sintomi generalizzati possono persistere per anni. Gli eritemi multiformi, fra cui la sindrome di Stevens-Johnson (SJS) e la necrolisi epidermica tossica (TEN) o sindrome di Lyell possono avere un esordio improvviso di eruzioni morbilliformi. Si manifestano con eritema, lesioni bollose, stomatite, vescicole, intorno alle labbra e nella mucosa orale, febbre, mialgia, frequente coinvolgimento delle mucose, prurito, bruciore, coinvolgimento oculare (SJS) ed esfoliazione dall'1% al 15% (SJS) o superiore al 15% (TEN) della cute. Le lesioni cutanee compaiono entro 4-6 settimane dall'inizio della terapia farmacologica, l'interessamento delle mucose, di norma, è simultaneo al coinvolgimento cutaneo. Il trattamento è basato sulla sospensione del farmaco ritenuto responsabile, sul mantenimento di un adeguato bilancio calorico, sul sostegno del circolo e sulla protezione delle aree erose.

Ematici: leucopenia, leucocitosi, granulocitopenia, agranulocitosi, neutropenia, trombocitopenia, pancitopenia, eosinofilia, porpora, linfoadenopatia, splenomegalia, discrasie ematiche, anemia aplastica (talora fatale), anemia emolitica, anemia megaloblastica, aplasia eritrocitaria pura, ipogammaglobulinemia (Hayman, Bansal, 2002). Secondo i dati della letteratura, il disturbo più frequente è la leucopenia benigna: nel 10% dei casi è di natura transitoria e nel 2% dei casi è persistente. L'ipogammaglobulinemia è un evento avverso raro associato a carbamazepina. Nel database ANDROIT del Committee on Safety of Medicines, fino al 2002, erano riportati 9 casi di deficit anticorpale indotto da carbamazepina. Un effetto collaterale analogo è stato riscontrato anche per la fenitoina, soprattutto per il sottogruppo delle IgA.

Endocrini: impotenza, alterata fertilità maschile, irsutismo; (raro) ginecomastia e galattorrea. Attraverso l'induzione degli enzimi microsomiali la carbamazepina aumenta la clearance del testosterone e causa un aumento delle concentrazioni seriche della globulina che lega l'ormone sessuale (SHGB), provocando così una riduzione della concentrazione di testosterone libero e la comparsa di sintomi legati ad androgenismo.

Epatici: ittero epatocellulare e colestatico, colestasi cronica, necrosi epatocellulare acuta, aumento degli enzimi epatici, incluse la fosfatasi alcalina (ALP) e l'alanina amino-transferasi (ALT); (rari) epatite, epatite colestatica, epatite granulomatosa, epatite epatocellulare, epatite di tipo misto.

Gastrointestinali: nausea, vomito, diarrea, costipazione, xerostomia, dolore addominale, stomatite, gengivite, glossite, anoressia, disgeusia, ageusia; (più raramente) colite microscopica, colite eosinofilia, colite collagenosa e linfocitica, pancreatite. Dolore addominale, stomatite, gengivite e glossite di solito scompaiono nei primi 8-14 giorni di trattamento sia spontaneamente che dopo una riduzione transitoria del dosaggio (dosaggio ridotto iniziale). La patogenesi della colite microscopica è ancora oggetto di indagine, ma si ritiene associata ad una risposta immunitaria, scarsamente regolata, dell'epitelio verso antigeni luminali e/o epiteliali quali acidi biliari, tossine e agenti infettivi. È stata associata a malattie autoimmunitarie e ad esposizione a farmaci (raramente, è stata coinvolta la carbamazepina) (Hilmer et al., 2006).

Metabolici: iponatremia, intossicazione da acqua, oliguria acuta con ipertensione; aumento della concentrazione di gamma-glutamil transpeptidasi (Gamma-GT), dell'azotemia, della bilirubina totale, del rame sierico, della ceruloplasmina, del colesterolo (HDL), dei trigliceridi, della glicosuria, aumento del metabolismo del 25-OH-colecalciferolo (che determina una diminuzione di calcio che raramente provoca osteomalacia); riduzione della L-tiroxina, dell'acido folico sierico, del sodio serico, dei livelli di arginina-vasopressina (AVP) e dell'attività della glutamina sintetasi. L'iponatremia può manifestarsi con un'incidenza compresa tra il 4,8% e il 40% dei pazienti, nella maggior parte dei quali è asintomatica. I meccanismi proposti coinvolgono un'aumentata sensibilità degli osmorecettori centrali, che determina iponatremia da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico (ADH), oppure un'aumentata sensibilità renale all'ormone antidiuretico.

Muscoloscheletrici: artralgia, dolori o crampi muscolari.

Oftalmici: visione annebbiata, diplopia, nistagmo, congiuntivite, disturbi dell'accomodazione, opacità del cristallino.

Renali: nefrite interstiziale; (raro) alterazione renale (proteinuria, ematuria, oliguria), insufficienza renale (probabilmente dovuta all'effetto antidiuretico di carbamazepina), disturbi della minzione (disuria, frequenza minzionale e ritenzione di urina), aumento dell'azotemia.

Respiratori: polmonite acuta da eosinofili (Fleish, 2000), pneumopatia interstiziale, dispnea, alveolite, fibrosi polmonare.

Sistemici: ipersensibilità, orticaria, variazione della pigmentazione, fotosensibilità, onicomadesi, alterazione dell'olfatto; (rare) malattie Lupus-simile. La sindrome da ipersensibilità è una sindrome multiorgano che colpisce la cute (esantema pustoloso) nell'87% dei pazienti. Può progredire fino all'eritroderma generalizzato ed includere esfoliazione, febbre, linfoadenopatia, leucocitosi, epatite, nefrite, trombocitopenia, miopatia, anoressia, anemia, infiltrati polmonari. Associazioni tipiche comprendono: eruzioni cutanne, febbre, adenopatia, artralgia e molte spesso epatite e alterazioni ematologiche (specialmente eosinofila). La patologia può complicarsi con interessamento di organi interni (polmone, rene, miocardio, cervello, ecc.). Il riconoscimento rapido di questa sindrome è fondamentale a causa della sua potenziale gravità (10% di mortalità) e della sua evoluzione, generalmente favorevole, dopo la definitiva interruzione del trattamento. La sindrome da ipersensibilità solitamente insorge 2-6 settimane dopo l'introduzione del farmaco responsabile. L'orticaria si presenta con eritema e ponfi pruriginosi, angioedema e anafilassi. La variazione della pigmentazione può colpire pelle, capelli, unghie e membrane mucose e può essere anche permanente. La fotosensibilità, che si manifesta con un'anormale sensibilità ai raggi UVA e UVB, può causare gravi ustioni. L'onicomadesi si manifesta con un solco trasversale a tutto spessore che divide l'unghia in due parti; nella necrolisi epidermica tossica l'onicomadesi può essere seguita dalla perdita permanente dell'unghia. I pazienti possono lamentare dolore in corrispondenza della fissurazione dell'unghia dove il letto ungueale non è coperto dalla lamina ed è quindi esposto ai traumi. Esiste un basso rischio che la carbamazepina possa indurre malattie Lupus-simile con dolori ai muscoli e alle articolazioni, febbre e occasionalmente pleurite e pericardite. La carbamazepina può aggravare le assenze epilettiche a insorgenza in età pediatrica e alterare il profilo lipidico a livello serico nei bambini, facilitando lo sviluppo di aterosclerosi. È necessario valutare e monitorare il profilo lipidico dei ragazzi prima di iniziare e continuare una terapia antiepilettica a lungo termine con carbamazepina (De Chadarévian et al., 2003).

Sono però noti dalla letteratura altri effetti meno comuni ma molto gravi, soprattutto a carico del sangue, come casi di agranulocitosi ed aplasia midollare conseguenti alla sua somministrazione. Sembra che non sia il farmaco in sé a causare il problema, ma il suo metabolita epossido a livello del doppio legame della molecola. Questo gruppo chimico reattivo, potrebbe interagire covalentemente con substrati (ancora ignoti) ed innescare o la morte dei precursori midollari o mediare una reazione immunogenica diretta contro queste cellule.

La carbamazepina accelera il metabolismo del colecalciferolo nel fegato e quindi potrebbe causare rarefazione del tessuto osseo.

Nomi commerciali[modifica | modifica sorgente]

La carbamazepina viene commercializzata sotto i seguenti nomi: Biston, Calepsin, Carbatrol, Degranol, Epitol, Equetro, Finlepsin, Sirtal, Stazepine, Tegretol (prodotto da Novartis in compresse da 200[12] e 400 mg[13], anche a rilascio modificato[14][15], e in flaconi di sciroppo per bambini da 20 mg per 250ml[16]), Telesmin, Timonil. In commercio è disponibile anche come generico, prodotto da ratiopharm[17] e Teva[18].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sigma Aldrich; rev. del 05.01.2011
  2. ^ Informazioni sui farmaci - ARCHIVIO - Carbamazepina
  3. ^ Carbamazepina-CARBAMAZEPINA - Dizionario Medico di OK La Salute
  4. ^ Impiego della Carbamazepina (Tegretol) nel trattamento del Disturbo Bipolare
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t Pharmamedix: Carbamazepina http://www.pharmamedix.com/principiovoce.php?pa=Carbamazepina&vo=Avvertenze
  6. ^ Denicoff K.D. et al., J. Clin. Psychiatry, 1997, 58 (11), 470
  7. ^ Ramsaransing G. et al., BMJ, 2000, 320, 1113
  8. ^ De Chadarévian J.P. et al., J. Child Neurol., 2003, 18, 150
  9. ^ Baciewicz A.M., Ther. Drug Monit., 1986, 8, 305
  10. ^ Perucca E., Richens A., Br. J. Clin. Pharmacol., 1980, 2, 302P
  11. ^ Ma R.C. et al., BMJ, 2005, 330, 299
  12. ^ Pagine Sanitarie, Scheda tecnica di Tegretol 50cpr 200mg. URL consultato il 26-01-2009.
  13. ^ Pagine Sanitarie, Scheda tecnica di Tegretol 30cpr 400mg. URL consultato il 26-01-2009.
  14. ^ Pagine Sanitarie, Scheda tecnica di Tegretol 30cpr 200mg r. m.. URL consultato il 26-01-2009.
  15. ^ Pagine Sanitarie, Scheda tecnica di Tegretol 30cpr 400mg r. m.. URL consultato il 26-01-2009.
  16. ^ Pagine Sanitarie, Scheda tecnica di Tegretol bambini sciroppo 250ml 20mg. URL consultato il 26-01-2009.
  17. ^ MedicineLab, Carbamazepina ratiopharm. URL consultato il 26-01-2009.
  18. ^ MedicineLab, Carbamazepina Teva. URL consultato il 26-01-2009.

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