Nicolás Maduro

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Nicolás Maduro Moros
Nicolás Maduro crop 2015.jpeg

64º Presidente del Venezuela
In carica
Inizio mandato 5 marzo 2013
Vice presidente Jorge Arreaza
Aristóbulo Istúriz
Tareck El Aissami
Predecessore Hugo Chávez

Vicepresidente del Venezuela
Durata mandato 13 ottobre 2012 –
5 marzo 2013
Presidente Hugo Chávez
Predecessore Elías Jaua
Successore Jorge Arreaza

Segretario generale del Movimento dei Paesi Non Allineati
In carica
Inizio mandato 17 settembre 2016
Predecessore Hassan Rouhani

Ministro degli esteri del Venezuela
Durata mandato 7 agosto 2006 –
15 gennaio 2013
Presidente Hugo Chávez
Predecessore Alí Rodríguez Araque
Successore Elías Jaua

Presidente del Partito Socialista Unito del Venezuela
In carica
Inizio mandato 28 luglio 2014
Predecessore Hugo Chávez

Dati generali
Partito politico MVR (1997 – 2008)
PSUV (dal 2008)
Grande Polo Patriottico (coalizione, dal 2011)
Tendenza politica Socialismo del XXI secolo
Bolivarismo
Chavismo
Marxismo
Professione Sindacalista
Firma Firma di Nicolás Maduro Moros

Nicolás Maduro Moros (Caracas, 23 novembre 1962) è un politico e sindacalista venezuelano.

È Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela[1] dal 14 aprile 2013, dopo aver ricoperto il medesimo incarico dal 5 marzo 2013 al 14 aprile 2013 ad interim. È stato Ministro degli esteri dal 2006 al gennaio 2013 e vicepresidente del Venezuela dall'ottobre 2012 al 5 marzo 2013.

Maduro ha governato il Venezuela tramite Decreto-legge dal 19 Novembre 2013.[2][3][4][5] A causa della politica portata avanti da Hugo Chávez e dal suo successore Maduro lo status socio-economico del Venezuela è notevolmente peggiorato con un aumento del crimine, inflazione, povertà e penuria di generi alimentari e di largo consumo.[6][7][8][9] A causa di questo e della conseguente diminuzione della qualità della vita, nel 2014 sono iniziate proteste di piazza che sono diventate vere e proprie sommosse quotidiane dal 2016, e la popolarità di Maduro ne ha sofferto.[10][11]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nicolás Maduro nasce nel 1962 a Caracas, da madre colombiana e padre venezuelano di origini ebraiche sefardite.[12][13][14][15] Nel 2012 è stata riportata la notizia che sarebbe anche un seguace del guru indiano Sathya Sai Baba.[16]

Carriera da sindacalista[modifica | modifica wikitesto]

Ex militante della Lega Socialista, lavora come autista per la Metropolitana di Caracas, dove fa carriera sindacale e come sindacalista è membro del consiglio di amministrazione dell'azienda pubblica di trasporti di Caracas. Tra i fondatori del Sitrameca (Sindacato Metro de Caracas), si avvicina negli anni novanta a Hugo Chávez, in procinto di candidarsi alla guida del Venezuela.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Primi incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Passa dunque a far parte del MVR, partito con il quale partecipa alla campagna elettorale del 1998 in cui Hugo Chávez risulta eletto Presidente del Venezuela. Maduro viene eletto deputato all'Assemblea Nazionale Costituente del Venezuela del 1999 che avrebbe scritto la nuova Costituzione del paese, dopodiché è eletto all'Assemblea Nazionale nel 2000 e nel 2005. Nello stesso anno viene nominato presidente del parlamento. Nel 2006, abbandonata la carica di presidente del parlamento, entra a far parte della compagine governativa per diventare capo del Ministero del Potere Popolare per gli Affari Esteri.

Il 10 ottobre 2012, dopo le elezioni presidenziali, viene nominato nuovo vicepresidente dell'Esecutivo, al posto di Elías Jaua Milano, in carica dal 2010.

Vicepresidente del Venezuela[modifica | modifica wikitesto]

Prima della sua nomina alla vicepresidenza, Maduro era già stato scelto da Chavez nel 2011 per succedergli alla presidenza in caso di sua morte. Questa scelta è stata fatta a causa della lealtà di Maduro per Chavez e per le sue buone relazioni con gli altri membri della frangia più dura del partito chavista come Elías Jaua, l'ex ministro Jesse Chacón e Jorge Rodríguez.

Chávez ha nominato Maduro Vice Presidente del Venezuela, il 13 ottobre 2012, poco dopo la sua vittoria nelle elezioni presidenziali di quel mese.

Due mesi più tardi, l'8 dicembre 2012, in un discorso alla nazione, il Presidente Hugo Chávez ha annunciato l'aggravarsi del proprio cancro ed un nuovo ricovero in un ospedale dell'Avana, a Cuba, allo scopo di sottoporsi a nuove cure oncologiche. Chávez ha affermato che, nel caso che la sua condizione fisica si fosse aggravata e fosse necessaria una nuova elezione presidenziale, i venezuelani avrebbero dovuto votare per Maduro chiamandolo a succedergli. Questa è stata la prima volta che Chávez ha nominato un successore per il suo movimento ammettendo pubblicamente la possibilità della sua scomparsa.[17][18]

L'endorsement di Chávez a Maduro ha messo da parte Diosdado Cabello, ex vice presidente e potente funzionario del Partito Socialista con legami con le forze armate, che precedentemente era stato ampiamente considerato il candidato ad essere il successore di Chavez. Dopo la dichiarazione di Chávez, Cabello ha immediatamente "promesso fedeltà" ad entrambi gli uomini.[19] Dopo l'annuncio, i maggiori ed influenti vertici del PSUV proclamano la propria fedeltà a Maduro.

Dopo la morte di Chávez avvenuta a Caracas il 5 marzo 2013, Maduro ha assunto la Presidenza ad interim del Venezuela, fino alle nuove elezioni presidenziali di aprile, per le quali annuncia la propria candidatura ufficiale il 12 marzo. Maduro nomina quindi Jorge Arreaza suo vice-presidente.

Successione di Chávez[modifica | modifica wikitesto]

Dal momento che Chávez è morto quattro anni prima della fine del suo mandato, la Costituzione del Venezuela afferma che le elezioni presidenziali devono tenersi entro 30 giorni dalla morte del presidente eletto.[20][21]

Maduro, dopo l'annuncio della sua candidatura, è stato adottato all'unanimità come candidato del Partito socialista per le successive elezioni presidenziali.[22] Al momento della sua presa del potere temporaneo, i leader dell'opposizione hanno sostenuto che Maduro ha violato gli articoli 229, 231, e 233 della Costituzione venezuelana, assumendo il potere sopra la presidente dell'Assemblea nazionale.[23]

Nel suo discorso durante la breve cerimonia in cui ha formalmente assunto i poteri del presidente, Maduro afferma: "Compatrioti, io non sono qui per ambizione personale, per vanità, o perché il mio cognome, Maduro, è parte dell'oligarchia rancida di questo paese. Non sono qui perché rappresento gruppi finanziari, né dell'oligarchia né dell'imperialismo americano... io non sono qui per proteggere né mafie, né gruppi, né fazioni."

Il 14 aprile 2013 batte Henrique Capriles Radonski di Prima la Giustizia, partito di centro-sinistra, a seguito di elezioni da quest'ultimo contestate, ma il cui esito viene ratificato dal Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), che ufficializza la vittoria di Nicolás Maduro e la sua elezione alla Presidenza della Repubblica con il 50,78% dei voti contro il 48,95% dello sfidante[24].

Presidenza[modifica | modifica wikitesto]

Maduro si è mosso sulla linea di Chávez, continuando il socialismo bolivariano. Sotto il governo di Maduro sono però emersi gravi problemi economici, derivanti secondo gli oppositori dalle politiche economiche di Chávez, che hanno portato a razionamenti e scarsità anche di generi di prima necessità. Maduro ha accusato i servizi segreti stranieri di fomentare un golpe contro di lui o di volerlo assassinare.

La situazione economica, unita ad accuse di corruzione e cattiva gestione del governo del paese, ha portato a forti proteste popolari nella seconda metà del 2013. Le proteste, che hanno causato diverse vittime, proseguono nel 2014. I sostenitori del governo affermano che è in atto una campagna di diffamazione e destabilizzazione per abbattere il governo chavista eletto democraticamente, che le proteste pacifiche sono tollerate, che la polizia non spara sui dimostranti disarmati.[25]

Nicolas Maduro incontra Dilma Rousseff, ex-presidente del Brasile

Maduro ha affermato anche che in Venezuela è in atto "un golpe continuo", ma che l'esercito e il popolo sono con il governo, come nel 2002, indicando come responsabili i "terroristi fascisti" infiltrati e "bande criminali" assoldate da questi, i quali verranno combattuti con la forza.[26]

Le notizie di cronaca riportate dai giornali[27][28]sembrano essere in contraddizione con quanto affermato dai sostenitori filo-governativi e da Maduro stesso.

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Leggi abilitanti[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sua elezione a presidente, Maduro, utilizzando i poteri conferiti dalla Costituzione all'articolo 203[29], ha governato con una cosiddetta «Legge Abilitante», che dà al Presidente il potere di emanare leggi senza l’approvazione del Parlamento, in due occasioni: dal 19 novembre 2013 al 19 novembre e dal 2014[30] e dal 15 marzo 2015 fino al 31 dicembre 2015, a seguito dell'approvazione da parte dell'Assemblea nazionale delle leggi abilitanti.

Nel mese di ottobre del 2013, Maduro ha chiesto l'approvazione della legge per poter combattere la corruzione[31][32] e per affrontare quella che ha definito una "guerra economica".[33] Il 19 novembre 2013, l'Assemblea nazionale ha concesso a Maduro il potere di approvare leggi sino al 19 novembre 2014.[34]

Il 10 marzo 2015, Maduro ha richiesto un'altra legge abilitante in seguito alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti a sette funzionari del governo venezuelano.[35] Alcuni giorni dopo, il 15 marzo 2015, l'Assemblea nazionale ha concesso al presidente il potere di emettere decreti legge fino al 31 dicembre 2015.[36]

Politiche di sicurezza[modifica | modifica wikitesto]

Il governo ha proposto a fine marzo 2013 una legge sul disarmo che è entrato in discussione nell'Assemblea nazionale per regolare e limitare al massimo la detenzione, acquisto e vendita di munizioni e armi particolari.[37] Questa legge è stata promulgata il 16 giugno 2013.

In data 22 settembre 2014, il presidente Maduro ha annunciato che il suo governo avrebbe investito 47 milioni di bolivar per la creazione di 60 nuovi centri di disarmo, e 39 milioni per finanziare il piano di disarmo in base al quale le truppe della guardia nazionale pattugliano i quartieri pericolosi.[38]

Nel 2015, Maduro ha avviato la Operación Liberación y Protección del Pueblo (OLP) detto anche programma "Safe Homeland", il cui scopo era quello di rispondere ad un aumento violenza.[39] Trattasi di una massiccia campagna di polizia e militare per la sicurezza pubblica nel paese. 3.000 soldati sono stati schierati per ridurre gli omicidi in Venezuela, che ha uno dei più elevati tassi di omicidi in America Latina.[40] La maggior parte di queste truppe sono state schierate nello stato di Miranda, dove si registra il maggior tasso di omicidio in Venezuela. Secondo il governo, nel 2012, più di 16.000 persone sono state uccise, un tasso di 54 persone su 100.000, sebbene l'Osservatorio della Violenza in Venezuela affermi che il tasso di omicidi era di fatto 73 persone per 100.000.[40] Il governo sostiene che il programma Safe Homeland abbia ridotto gli omicidi del 55%.[41][42] Secondo l'Osservatorio della Violenza di Venezuela però, negli ultimi anni, si è arrivati ad un tasso di omicidi aumentati a 82 per 100.000 persone nel 2014.

Politiche economiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Crisi in Venezuela del 2013-2017.

Dalla sua elezione nel 2013, Maduro ha continuato la maggior parte delle politiche economiche portate avanti del suo predecessore Hugo Chávez trovandosi però a far fronte ad un alto tasso di inflazione e grandi carenze di beni[43][44][45] tralasciati dalle politiche precedenti del presidente Chavez.[46][47][48][49]

Nel 2014, l'economia del Venezuela ha affrontato una grave depressione economica che ha continuato a partire fino al 2017.[50]

Dal 2003, il Venezuela ha un regolamento sulle transazioni in valuta estera, il governo di Chavez ha giustificato il provvedimento sostenendo che proteggeva il livello di riserve internazionali. Nel 2015 ci sono tre cambi (CENCOEX, SICAD, Simadi) ed un cambio parallelo chiamato "dollaro nero", che era illegale fino alle riforme del 2014. Dalla fine del 2013 e in relazione a questa distorsione degli scambi, alcuni beni di consumo hanno cominciato a scarseggiare mentre l'inflazione è aumentata. A causa di vari svantaggi, a partire dalla valuta estera, necessaria per l'importazione, alcune industrie sono state costrette a interrompere la produzione a causa della mancanza di materie prime.[51]

Maduro ha accusato il capitalismo per la speculazione che sta guidando gli alti tassi di inflazione e la creazione di diffuse carenze di beni economici, affermando spesso di star combattendo una "guerra economica", chiamando misure economiche di recente promulgazione "offensive economiche" contro gli oppositori politici ed un cospirazione economica internazionale.[52][53][54][55][56] Tuttavia, Maduro è stato criticato per concentrarsi solo sulla pubblica opinione invece di affrontare le questioni pratiche.[57][58]

Secondo Finanzas Digital, a conclusione del quarto trimestre del 2013, ha affermato che "il prodotto interno lordo (PIL) ha registrato una crescita del 1%, (...) per unirsi ai tre trimestri precedenti consolida una crescita del 1,34% durante l'anno 2013".[59] Nei primi mesi del 2014, l'economia cadde in recessione con 3 semestri consecutivi di dati negativi e una battuta d'arresto alla fine del 2014 del 3% del PIL rispetto l'anno precedente.[60] Alcuni economisti del paese hanno attribuito le cause del problema a politiche economiche sbagliate del governo,[61] che invece ha attrivuito la crisi ai conflitti politici del 2014 ed ad un calo significativo dei prezzi petrolio. D'altra parte, la disoccupazione alla chiusura del 2014 era in diminuzione del 5,9% rispetto allo stesso mese del 1999, quando raggiunse il 12%.[62] L'indice di sviluppo umano del Venezuela nel 2014 si è attestato nella categoria di "sviluppo umano elevato".[63] Nonostante questo, il Venezuela è stato classificato al primo posto a livello globale con il più alto indice di miseria nel 2013[64], 2014[65], 2015[66][67] ed il 2016[68]. In un'indagine da parte di UCV, USB e Università Cattolica Andrés Bello (UCAB) nel 2014 e pubblicato nel mese di aprile 2015, ha mostrato che "l'11,3% dei venezuelani effettua giornalmente 2 o meno pasti" e che "l'elenco dei 10 alimenti più acquistati vede in testa farina di riso e pane mentre le uova sono scomparsa dalla dieta classica dei Venezuelani".[69]

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

In politica estera Maduro, durante la sua amministrazione, rimane fedele alla linea Chavista di una politica mondiale "multicentrica e multipolare". Durante la sua presidenza temporanea del Mercosur nel luglio 2013 ha sostenuto la reintegrazione del Paraguay nell'accordo. Il governo di Maduro ha avuto brevi crisi diplomatiche con i governi di Colombia (vedi sotto) e Spagna[70] derivanti da problemi diversi.

Tour in Europa del 2013[modifica | modifica wikitesto]

A metà giugno 2013 il presidente Nicolás Maduro ha lanciato un tour internazionale di diversi paesi in Europa, che ha avuto inizio in Italia e nella Città del Vaticano, dove è stato ricevuto da Papa Francesco, il quale ha canonizzato José Gregorio Hernández.[71] Il secondo paese visitato dal presidente venezuelano è stato il Portogallo, dove ha incontrato la VIII commissione congiunta Venezuela-Portogallo in cui ha ha firmato 14 accordi bilaterali di cooperazione, soprattutto in materia di tecnologia, cibo, salute, sport e cultura.[72] Maduro ha terminato il suo tour europeo in Francia dove ha incontrato il presidente François Hollande esprimendo il desiderio di sviluppare un'alleanza strategica con Parigi entro la fine del anno.[73]

Dopo questa visita, il presidente venezuelano ha partecipato al GECF a Mosca.[74] Durante il vertice è stato messo a punto un omaggio al compianto presidente Hugo Chávez nel teatro della Nuova Opera.[75] Nicolás Maduro ha usato la sua visita per annunciare un "alleanza strategica" con Russia.

Maduro ha mostrato il suo sostegno al governo siriano di Bashar al-Assad in numerose occasioni e si è opposto a qualunque intervento straniero nel paese.[76]

Nel marzo 2014 Maduro ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con Panama, dopo che quest'ultimo ha chiesto al Consiglio permanente dell'Organizzazione degli Stati Americani (OAS) di convocare una riunione di consultazione dei ministri degli Esteri sulla situazione dei Venezuela.[77]

Relazioni con gli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti non sono mai state buone. Durante la fuga di Edward Snowden, nel luglio 2013, responsabile di una importate fuga di notizie dalla banca dati dell'intelligente statunitense, Maduro ha offerto all'informatico asilo politico in Venezuela.[78]

Nei primi mesi del 2015 l'amministrazione Obama ha firmato un ordine esecutivo che ha imposto sanzioni mirate su sette funzionari venezuelani che la Casa Bianca ha sostenuto hanno contribuito a violazioni dei diritti umani, persecuzione degli oppositori politici e corruzione pubblica e affermando che il paese ha posto una "minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti".[79] Maduro ha risposto alle sanzioni scrivendo una lettera aperta pubblicata sul New York Times nel marzo 2015, dove ha affermato che i venezuelani erano "amici del popolo americano" e che "vivono in una regione di pace, libera da armi di distruzione di massa... Gli immigrati da tutto il mondo, vivono in mezzo a noi, la cui diversità è rispettata". Dopo aver accusato il presidente Barack Obama di prendere "misure unilaterali e aggressive" imponendo sanzioni a persone dell'amministrazione di Maduro, il presidente venezuelano ha chiesto che "il governo degli Stati Uniti cessi immediatamente le azioni ostili contro il popolo del Venezuela".[80][81] Maduro ha disposto una raccolta di firme contro il decreto di Obama ed ha ordinato a tutte le scuole del paese di tenere un "giorno anti-imperialista" contro gli Stati Uniti.[82]

Il 6 aprile 2015, 33 i leader mondiali hanno emesso un manifesto contro il governo di Maduro[83], la cosiddetta Dichiarazione di Panama, una dichiarazione per denunciare al 7º Summit degli Stati Americani quella che viene chiamata "l'alterazione democratica" in Venezuela, repressa dal governo di Maduro. La dichiarazione ha chiesto il rilascio immediato di dei prigionieri politici in Venezuela. Tra gli ex capi di Stato e di governo che hanno aderito alla dichiarazione ci sono: Jorge Quiroga (Bolivia); Sebastián Piñera (Cile); Andrés Pastrana, Álvaro Uribe e Belisario Betancur (Colombia); Miguel Angel Rodriguez, Rafael Angel Calderon Guardia, Laura Chinchilla Óscar Arias, Luis Alberto Monge (Costa Rica); Osvaldo Hurtado (Ecuador); Alfredo Cristiani e Armando Calderón (El Salvador); il presidente del governo spagnolo, José María Aznar; ex presidenti del Messico Felipe Calderón e Vicente Fox; Mireya Moscoso (Panama); Alejandro Toledo (Perù); Fernando de la Rúa (Argentina); Fernando Henrique Cardoso (Brasile); Ricardo Lagos (Cile); Sixto Durán Ballén (Ecuador); Ricardo Martinelli (Panama); Hipólito Mejía (Repubblica Dominicana); Luis Alberto Lacalle (Uruguay); e Jean Chrétien (ex primo ministro del Canada).[84][85]

Da parte sua, il presidente Maduro ha consegnato le firme raccolte nel suo paese riguardo al decreto statunitense che dichiara il Venezuela una "straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale degli USA".[86]

Relazioni con la Cina[modifica | modifica wikitesto]

Maduro ha raggiunto con la Cina accordi per l'assistenza economica con il paese asiatico che ha incanalato miliardi di dollari in Venezuela tramite più prestiti.[87] La Cina è il secondo partner commerciale del Venezuela, con i due terzi delle esportazioni venezuelane verso di essa composte da petrolio. Secondo Mark Jones, esperto di America Latina del Baker Institute, la Cina cerca "d'investire per motivi strategici" piuttosto che similitudini ideologiche. L'esercito del Venezuela ha importato armamento dalla Cina adottando il blindato Norinco VN-4, usato anche durante le manifestazioni di protesta tra il 2014 e 2015.[88]

Crisi diplomatica con la Colombia del 2015[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 2015 si è verificata una crisi diplomatica fra Bogotà e Caracas riguardo al territorio e alla zona marittima del Dipartimento di La Guajira, i cui confini sono ancora in corso di definizione. La crisi è stata originata dal decreto n. 1787 del 26 maggio 2015 del presidente Maduro, il quale stabilisce “zone operative di difesa integrale marittima e insulare” e prevede anche l’invio di truppe nelle zone contese tra i due paesi e tra Venezuela e Guyana. L'atto afferma: “Si riconosce l’esistenza di aree marittime ancora da delimitare che richiedono l’attenzione dello Stato venezuelano fino a che non si stabilisca una demarcazione definitiva in modo amichevole”.[89]

Il provvedimento era volto a riaffermare la sovranità nella Esequiba, una zona contesa alla Guyana, poiché il governo guyanese sorretto da UE e Stati Uniti aveva appena autorizzato l’esplorazione petrolifera della zona a una multinazionale statunitense. Tuttavia era oggetto del decreto anche La Guajira. Ciò ha provocato le proteste formali colombiane, nelle quali si condanna l’azione unilaterale venezuelana sulla zona. Maduro ha definito “esagerata” la protesta colombiana, ed ha risposto con l’invito a riprendere i lavori della Commissione Binazionale di Alto Livello (Coban), per dirimere la questione. Juan Manuel Santos, presidente della Colombia, ha risposto accettando la proposta venezuelana, ma ha puntualizzato: “Vogliamo che rispondano al contenuto della nostra protesta, che ci diano spiegazioni e che rettifichino il contenuto di quel decreto, e allora, molto volentieri convocheremo la Coban per continuare a negoziare una soluzione a questo problema”.[89]

La risposta scritta da Caracas recitava: “La Repubblica Bolivariana del Venezuela è sorpresa dal tenore delle dichiarazioni del Governo della Colombia, che si scandalizza ed esagera i ricatti e le menzogne mediatiche che cercano di sostituire i validi canali diplomatici e il dialogo dovuto fra paesi vicini”.[89] Nella nota, tuttavia, si ribadisce l’accordo circa la convocazione della Commissione Binazionale e si “ratifica i vincoli di amicizia e unione tra entrambe le repubbliche”, non prima di sottolineare che il Venezuela “ha rispettato, rispetta e rispetterà tutti i trattati internazionali validamente firmati” e di ripudiare “le campagne anti-venezuelane cariche di odio che, da Bogotà, sottoscrivono e promuovono elementi oligarchici locali”.[89]

La crisi è successivamente rientrata dopo l'abrogazione del decreto da parte del governo venezuelano.[90]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Accuse di omofobia[modifica | modifica wikitesto]

Durante un incontro per commemorare del decimo anniversario del tentativo di colpo di stato del 2002, Maduro ha rivolto ad alcuni membri dell'opposizione epiteti omofobi[91][92] cosa che si è ripetuta durante la campagna presidenziale del 2013.[93] Maduro ha utilizzato un discorso omofobo contro Henrique Capriles il suo avversario definendolo un "piccola principessa" e dicendo "Io ho una moglie, lo sai? Mi piacciono le donne!"[94][95]

Caso del matrimonio di José Zalt[modifica | modifica wikitesto]

Al matrimonio di José Zalt, un uomo d'affari siriano-venezuelano che possiede il marchio di abbigliamento Wintex, il 14 marzo 2015, Nicolás Ernesto Maduro Guerra, figlio del presidente, è stato visto al centro di una pioggia di dollari americani a un raduno nel lussuoso Gran Hotel Melia a Caracas.[96] La notizia ha causato un forte dibattito tra i venezuelani che hanno trovato l'ostentazione della ricchezza di cattivo gusto e provocatoria se confrontata con la vita quotidiana del popolo venezuelano che è caratterizzata da ristrettezze e penuria di cibo e medicine a causa del cattivo stato dell'economia.[97][98][99][100] L'incidente è avvenuto ore dopo la parata militare del governo venezuelano contro gli Stati Uniti accusati da Maduro di essere impegnati in una vera e propria guerra che definisce "guerra economica" nei confronti del governo chavista del Venezuela.[101][102][98]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze venezuelane[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Gran Collare dell'Ordine dei Liberatori e delle Liberatrici del Venezuela - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Collare dell'Ordine dei Liberatori e delle Liberatrici del Venezuela
— Caracas, 19 aprile 2013[103]
Gran Maestro dell'Ordine di Francisco de Miranda - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Francisco de Miranda
immagine del nastrino non ancora presente Ordine del Bicentenario della Campagna Ammirabile
— Trujillo, 15 giugno 2013[104]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gran Collare dell'Ordine Nazionale del Condor delle Ande (Bolivia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine Nazionale del Condor delle Ande (Bolivia)
— La Paz, 26 maggio 2013[105]
Stella di Palestina (Palestina) - nastrino per uniforme ordinaria Stella di Palestina (Palestina)
— Caracas, 16 maggio 2014[106]
Battaglia di San Jacinto dell'Ordine Augusto César Sandino (Nicaragua) - nastrino per uniforme ordinaria Battaglia di San Jacinto dell'Ordine Augusto César Sandino (Nicaragua)
— Managua, 17 marzo 2015[107]
Ordine di José Martí (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di José Martí (Cuba)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sud America. Venezuela, Chavez sconfitto dal cancro. Maduro presidente ad interim
  2. ^ Emilia Diaz-Struck e Juan Forero, Venezuelan president Maduro given power to rule by decree, in The Washington Post, 19 novembre 2013. URL consultato il 27 aprile 2015.
  3. ^ Venezuela: President Maduro granted power to govern by decree, BBC News, 16 marzo 2015. URL consultato il 27 aprile 2015.
  4. ^ (EN) Sibylla Brodzinsky, Venezuela president declares economic emergency as inflation hits 141%, in The Guardian, 15 gennaio 2016, ISSN 0261-3077 (WC · ACNP). URL consultato il 24 febbraio 2016.
  5. ^ Will Worely, Venezuela is going to shut down for a whole week because of an energy crisis, in The Independent, 18 marzo 2016. URL consultato il 12 maggio 2016.
  6. ^ Osmary Hernandez, Mariano Castillo and Deborah Bloom, Venezuelan food crisis reflected in skipped meals and weight loss, CNN, 21 febbraio 2017. URL consultato il 28 maggio 2017.
  7. ^ Anders Aslund, Venezuela Is Heading for a Soviet-Style Collapse, in Foreign Policy, 2 maggio 2017. URL consultato il 28 maggio 2017.
  8. ^ (ES) Loris Zanatta, Cuando el barco se hunde [When the ship sinks], in La Nación, 30 maggio 2017. URL consultato il 28 maggio 2017.
  9. ^ Ewald Scharfenberg, Volver a ser pobre en Venezuela, El Pais, 1º febbraio 2015. URL consultato il 3 febbraio 2015.
  10. ^ Richard Washington, 'The Maduro approach' to Venezuelan crisis deemed unsustainable by analysts, CNBC, 22 giugno 2016. URL consultato il 23 giugno 2016.
  11. ^ Linette Lopez, Why Venezuela is a nightmare right now, Business Insider. URL consultato il 23 giugno 2016.
  12. ^ 6to Poder, Nicolás Maduro: 'Yo soy hijo de Chávez, pero no soy Chávez' (Vídeo), Noticias Venezuela, 30 marzo 2013. URL consultato il 13 aprile 2013.
  13. ^ (ES) Documento informativo: Profundización del diálogo con la comunidad judía en Venezuela (PDF), su embavenez-us.org.
  14. ^ (ES) Documento informativo: Profundización del diálogo con la comunidad judía en Venezuela (PDF), su venezuela-us.org.
  15. ^ (ES) Por un pedido argentino, Chávez recibió en Caracas a líderes judíos, Clarin.com, 14 agosto 2008. URL consultato il 10 marzo 2013.
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  17. ^ (EN) Venezuela's Chavez says cancer back, plans surgery, in USA TODAY. URL consultato il 3 agosto 2017.
  18. ^ Venezuela’s Chavez Says New Cancer Cells Detected in Cuba Exams, in Bloomberg.com. URL consultato il 3 agosto 2017.
  19. ^ (EN) Venezuela's leader Nicolas Maduro divides opinion, in BBC News, 21 gennaio 2015. URL consultato il 3 agosto 2017.
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  22. ^ (EN) Venezuela's foreign minister says VP Maduro is interim president, in Fox News, 5 marzo 2013. URL consultato il 3 agosto 2017.
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  24. ^ TeleSur - Venezuela Decide. Resultados de elecciones presidenciales
  25. ^ Il ministro Torres: "Non finirà come il Cile di Allende"
  26. ^ Maduro, in Venezuela golpe continuo
  27. ^ Alessandra Muglia, Venezuela, la repressione sempre più dura, i morti salgono a 34 il blindato investe i manifestanti, su http://www.corriere.it/, Corriere della Sera. URL consultato il 12 novembre 2017.
    «Le immagini postate sui social mostrano un furgone della Guardia nazionale che investe almeno tre manifestanti nella capitale prima di essere centrato da una molotov.».
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