Daniel Ortega

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Daniel Ortega
Daniel OrtegaLNCIMA20130705 0190 28.jpg

Presidente del Nicaragua
In carica
Inizio mandato 10 gennaio 2007
Vice presidente Jaime Morales Carazo
Omar Halleslevens
Rosario Murillo
Predecessore Enrique Bolaños

Durata mandato 10 gennaio 1985 –
25 aprile 1990
Vice presidente Sergio Ramírez Mercado
Predecessore se stesso come Coordinatore della Giunta di Ricostruzione Nazionale
Successore Violeta Chamorro

Coordinatore della Giunta di Ricostruzione Nazionale
Durata mandato 18 luglio 1979 –
10 gennaio 1985
Predecessore Francisco Urcuyo Maliaños (Presidente ad interim)
Successore Se stesso (come Presidente)

Dati generali
Partito politico FSLN

Daniel José Ortega Saavedra (La Libertad, 11 novembre 1945) è un politico e guerrigliero nicaraguense. È l'attuale presidente della repubblica del Nicaragua, dopo esserlo già stato dal 10 gennaio 1985 al 25 aprile 1990, durante la rivoluzione sandinista; è entrato in carica il 10 gennaio 2007.

Sposato con la poetessa Rosario Murillo, figlia di proprietari di piantagioni di cotone e dalla quale ha avuto sette figli[1], politicamente è vicino alle posizioni di Hugo Chávez e Fidel Castro. Dirigente del partito sandinista Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, è stato deputato all'Assemblea Nazionale del Nicaragua.

Gli inizi della carriera[modifica | modifica wikitesto]

Daniel Ortega iniziò ad occuparsi di politica durante gli studi compiuti al collegio dei Gesuiti di Managua, dove fu formata l'intera generazione antisomozista[2]. Quando il padre Daniel Senior e la madre Lidia furono incarcerati dal dittatore Anastasio Somoza Debayle per attività sovversive[3] e il fratello minore Camilo morì durante un combattimento armato, Ortega iniziò l'impegno rivoluzionario, nel primo anno all'università cattolica centramericana, dove fondò e diresse una cellula guerrigliera contro il governo dell'epoca[4].

Entrato in clandestinità, nel 1962 divenne dirigente del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (Frente Sandinista de Liberación Nacional) e comandante della guerriglia urbana del Fronte. Nel 1966 venne inviato a Cuba per sei mesi per un corso di guerriglia. Nel 1967, dopo aver partecipato all'uccisione del sergente della Guardia Nazionale Gonzalo Lacayo, noto torturatore di guerriglieri[5], venne incarcerato e condannato a trenta anni di detenzione per un tentativo di rapina in banca compiuto per finanziare la rivoluzione. In carcere scrisse la poesia titolata Non ho mai visto Managua in minigonna per sottolineare la perdita dell'adolescenza dietro le sbarre[6]. La prigionia si concluse però nel 1974 in seguito allo scambio con 24 diplomatici nicaraguensi che i Sandinisti avevano preso in ostaggio nel Natale del 1973 in casa del ministro dell'Agricoltura a Managua[7]. Fuggì a Cuba dove partecipò per un anno ad un altro corso di guerriglia.

Il primo governo sandinista[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 1979 Ortega animò la guerriglia rivoluzionaria d'ispirazione marxista che sconfisse Somoza, diventando una delle cinque persone della giunta[8], assieme allo scrittore Sergio Ramirez Mercado, l'uomo d'affari Alfonso Robelo Callejas, Violeta Barrios de Chamorro e Moisses Hassan[9] e assumendo in seguito il ruolo di coordinatore della giunta.

Il governo di Daniel Ortega si ispirava a Fidel Castro pur mantenendo buoni rapporti con la Chiesa Cattolica locale (tanto da giurare davanti al vescovo di Managua[10]), ma i suoi sforzi nella ricostruzione sociale ed economica furono minati dal profondo deficit lasciato da Somoza[11] e dall'embargo imposto dagli Stati Uniti[12][13], i quali temevano che un altro governo comunista si affermasse in America centrale, e dalla guerriglia dei Contras, armata e appoggiata dalla CIA. In seguito all'embargo statunitense Ortega si avvicinò all'URSS di Leonid Breznev[14] e di Yury Andropov[15] perdendo così l'appoggio del Vaticano e di Papa Giovanni Paolo II[16].

Il 4 novembre 1984 il suo partito vinse le elezioni presidenziali (67% dei voti favorevoli) legittimandolo a potere dopo 25 anni di lotta, insieme al fratello Humberto che divenne Ministro della Difesa[17]. Il voto venne contestato dagli Stati Uniti, ma approvato dall'Associazione professionale di studiosi Latino-americani (LASA)[18].

Nel corso del mandato Ortega venne più volte in visita in Italia[19], incontrando il Papa[20], rilasciando un'intervista a Giovanni Minoli per la trasmissione televisiva Mixer e incontrando vari governi italiani[21] tra cui il presidente del consiglio Bettino Craxi per discutere dell'estradizione di militanti delle Brigate Rosse e altri gruppi rivoluzionari fuggiti in Nicaragua[22]. Uno di essi fu insegnante di tutti i figli del presidente[23] e diversi altri trovarono modo di iniziare nel paese caraibico una nuova vita lavorativa[24].

Il governo presieduto da Ortega (che si guadagnò anche la prima pagina della rivista Time[25]), varò nel luglio del 1981 la prima riforma agraria del paese[26]; il 9 gennaio 1987 promulgò la prima costituzione nicaraguense[27] e nello stesso anno istituì una commissione di pace per la riconciliazione nazionale[28]. Ma non esitò a prendere decisioni discutibili, arrivando anche a sospendere i diritti civili pur di contrastare le minacce di insurrezione interna nel paese[29] che gli valsero la fama di duro[30] alle trattative di pace[31].

Il 25 febbraio 1990, dopo una massiccia amnistia concessa ai detenuti politici (principalmente Contras e Guardie di Somoza)[32], nuove elezioni videro la disfatta del FSLN e la vittoria della ex alleata Violeta Barrios de Chamorro, fondatrice dell' alleanza di 14 partiti UNO (Unión Nacional Opositora), finanziata e appoggiata dall'amministrazione di George Bush sr[33]. Si concludeva così la prima esperienza al governo di Daniel Ortega, che veniva comunque eletto deputato del nuovo Congresso[34].

Gli anni all'opposizione[modifica | modifica wikitesto]

Daniel Ortega si presentò alle successive elezioni indette nell'ottobre del 1996, dove fu sconfitto dall'Alleanza Nazionale guidata dall'ex sindaco conservatore di Managua e leader dei cafetaleros, Arnoldo Aleman, con il 48% per cento dei suffragi contro il 39% per cento attribuiti al Sandinista. Furono scoperti brogli che non portarono però ad un ribaltamento del risultato[35].

L'alleanza con gruppi moderati, se non dichiaratamente conservatori, e alcune critiche sull'improvviso arricchimento di alcuni dei suoi maggiori esponenti[36], unite alla perdita del supporto della Chiesa locale (il vescovo Miguel Obando Bravo arrivò a definirlo "una vipera" davanti a migliaia di persone[37]), furono i motivi alla base dell'insuccesso elettorale.

In questo periodo Ortega dovette anche difendersi dalle accuse di abusi sessuali denunciate dalla figliastra Zoila America, una delle due figlie avuta dalla moglie Rosario Murillo da un precedente matrimonio e che il politico aveva adottato, avvenute secondo l'accusa fin dall'età di 11 anni[38]. Il processo non si svolse per l'immunità parlamentare invocata dall'imputato[39].

Nel novembre del 2001 Ortega fu nuovamente sconfitto alle elezioni presidenziali dal candidato della destra e presidente degli industriali Enrique Bolaños, che l'ex guerrigliero aveva fatto espropriare nel periodo di governo Sandinista. Anche in questo caso alcune scelte personali (la conversione religiosa al cattolicesimo e la nomina a deputato a vita per evitare il processo con la figliastra[40], unite a spregiudicate alleanze neoliberiste) furono alla base della sconfitta[41].

Il secondo mandato[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 novembre 2006 Ortega, sempre appogiato dal Fronte, vinse con il 38% dei voti le elezioni presidenziali contro il candidato liberale (ALN, Alianza Liberal Nicaragüense) e filostatunitense Eduardo Montealegre.

Nel 2010 WikiLeaks pubblicò dei file trasmessi dall'ambasciata americana a Managua (pubblicati successivamente dal quotidiano spagnolo El País) in cui si sosteneva un coinvolgimento del Presidente con narcotrafficanti[42]. Tali affermazioni furono successivamente confermate da alcuni pentiti[43].

Ortega si conferma Presidente in occasione delle elezioni presidenziali del 2011. Durante questo mandato dà il suo sostegno alla controversa progettazione di un canale artificiale che, dividendo in due il Nicaragua, possa rivaleggiare con il canale di Panama per la navigazione commerciale nel mondo[44]. A sovrintendere i lavori per la costruzione è la società Pro Nicaragua il cui presidente è Laureano Ortega Murillo, già tenore nel Teatro Nazionale di Managua, promotore del Festival Pucciniano di Managua e uno dei figli di Ortega[45]. Il figlio maggiore Rafael e la moglie gestiscono l’impresa DNP distributrice nazionale di benzina[46] e altri figli controllano alcuni gruppi editoriali del paese[47]. Il coinvolgimento di numerosi familiari nella gestione economica del paese ha attirato sulla famiglia Ortega diverse critiche interne ed internazionali.

Ortega vince anche le elezioni del 2016 con il 72% dei voti ed un notevole astensionismo, insieme alla moglie Rosario Murillo, già presidente del gruppo economico Alba, suo vicepresidente[48].

Nel maggio 2018, in seguito all'entrata in vigore di una riforma del sistema previdenziale, gli studenti organizzano nel paese numerose forme di protesta contro il governo presieduto da Ortega, nelle quali perdono la vita 63 persone[49]. In seguito alle pressioni internazionali, il presidente accetta l'istituzione di una commissione d'inchiesta sui fatti avvenuti[50].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze nicaraguensi[modifica | modifica wikitesto]

immagine del nastrino non ancora presente Gran Maestro dell'Ordine di San Juan de Nicaragua
Gran Maestro dell'Ordine di Ruben Dario - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Ruben Dario
Gran Maestro dell'Ordine di Miguel Larreynaga - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Miguel Larreynaga

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Ordine dell'Onore e della Gloria di I Classe (Abcasia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dell'Onore e della Gloria di I Classe (Abcasia)
— 2010
Ordine di José Martí (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di José Martí (Cuba)
Ordine di Sukhbaatar (Mongolia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Sukhbaatar (Mongolia)
— 1983
Ordine dell'Uatsamonga (Ossezia del Sud) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dell'Uatsamonga (Ossezia del Sud)
«In riconoscimento del contributo speciale all'affermazione dei principi di giustizia, libertà, uguaglianza dei diritti delle nazioni e dei popoli nelle relazioni internazionali, così come per il sostegno alla lotta di liberazione nazionale del popolo dell'Ossezia del Sud e per il coraggio»
— 7 luglio 2010
Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù)
Ordine dell'Amicizia (Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dell'Amicizia (Russia)
«Per il suo grande contributo al rafforzamento dell'amicizia e della cooperazione con la Federazione Russa, dello sviluppo dei legami economici, della conservazione e della divulgazione della lingua russa e della cultura all'estero»
— 20 ottobre 2015

Bibliografia e filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • D. Ortega Saavedra, Combatiendo por la Paz, Siglo XXI Editores, Buenos Ayres 1989
  • D. Ortega Saavedra, T. Borge, Nicaragua: The Sandinista People's Revolution by Daniel Ortega, Pathfinder Press, New York 1985
  • Kenneth E. Morris, Unfinished Revolution: Daniel Ortega and Nicaragua's Struggle for Liberation, Chicago Review Press 2016
  • AA. VV. El régimen de Ortega ¿Una nueva dictadura familiar en el continente?, PAVSA, Managua 2016
  • Juventud Rebelde Nicaragua, Biografia de Daniel Ortega, 2016, https://www.youtube.com/watch?v=yHEc82NDtCs

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Stampa 28 agosto 1987, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,11/articleid,1342_02_1987_0231_0039_19634784/
  2. ^ Repubblica 24 febbraio 1987, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/02/24/contras-erano-di-casa-nella-sala.html?ref=search
  3. ^ Repubblica 25 febbraio 1990, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/02/25/ortega-il-prete-mancato-che-ha-guidato.html?ref=search
  4. ^ La Stampa 10 gennaio 1985, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,9/articleid,1359_02_1985_0009_0009_19428659/
  5. ^ La Stampa 17 gennaio 1988, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,6/articleid,0955_01_1988_0014_0006_23844630/
  6. ^ Repubblica 25 febbraio 1990
  7. ^ La Stampa 18 luglio 1979, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,2/articleid,1075_01_1979_0159_0002_15375950/
  8. ^ https://www.bbc.com/news/world-latin-america-15544315
  9. ^ La Stampa 18 luglio 1979
  10. ^ La Stampa 22 luglio 1979, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,1075_01_1979_0163_0016_22790819/
  11. ^ La Stampa 26 luglio 1979, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,12/articleid,1075_01_1979_0166_0012_21845351/
  12. ^ La Stampa 24 gennaio 1981, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,4/articleid,1046_01_1981_0020_0004_14811260/
  13. ^ La Stampa 4 aprile 1981, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,4/articleid,1049_01_1981_0080_0004_14844050/
  14. ^ La Stampa 6 maggio 1982, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,1039_01_1982_0093_0005_14859921/
  15. ^ La Stampa 26 marzo 1983, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,4/articleid,1025_01_1983_0071_0004_14321230/
  16. ^ La Stampa 5 marzo 1983, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1025_01_1983_0053_0001_14308271/
  17. ^ La Stampa 10 gennaio 1985
  18. ^ Noam Chomsky, Stati falliti. Abuso di potere e assalto alla democrazia in America, Il Saggiatore pag 161, https://books.google.it/books?id=_OV5FycyabsC&pg=PA161&lpg=PA161&dq=Associazione+professionale+di+studiosi+Latino-americani&source=bl&ots=NC7hbXFnyq&sig=6QsKVUMx7NneY1Rgz40EP9hz3Qg&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjqxMfh85PbAhXIDCwKHSh4DLcQ6AEINDAB#v=onepage&q=Associazione%20professionale%20di%20studiosi%20Latino-americani&f=false
  19. ^ Stampa Sera 8 maggio 1985, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1363_02_1985_0106_0025_19447692/
  20. ^ La Stampa 29 gennaio 1988, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,4/articleid,0955_01_1988_0024_0004_24933880/
  21. ^ Repubblica 3 maggio 1989, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/05/03/ortega-presidente-nicaraguense-arriva-oggi-in-italia.html?ref=search
  22. ^ Repubblica 20 agosto 1985, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1985/08/20/in-nicaragua-sono-rifugiati-ventidue-terroristi-italiani.html?ref=search
  23. ^ Repubblica 17 febbraio 2005, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/02/17/lollo-mente-eravamo-solo-in-tre.html?ref=search
  24. ^ Repubblica 18 febbraio 2005, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/02/18/nella-terra-dei-sandinisti-il-paradiso.html?ref=search
  25. ^ Repubblica 1 aprile 1986, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/04/01/il-pericolo-nicaragua-che-turba-america.html?ref=search
  26. ^ Repubblica 27 febbraio 1990, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/02/27/il-fallimento-del-socialismo-tropicale.html?ref=search
  27. ^ Repubblica 6 gennaio 1987, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/01/06/nicaragua-arriva-la-costituzione.html?ref=search
  28. ^ La Stampa 26 agosto 1987, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,12/articleid,1342_02_1987_0229_0012_19633516/
  29. ^ La Stampa 16 ottobre 1985, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,1368_02_1985_0263_0013_19834289/
  30. ^ West, W. Gordon, The Sandinista Record on Human Rights in Nicaragua, Droit et Societe, 1992, Vol. 22, pp. 393-408.
  31. ^ La Stampa 13 luglio 1988, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,4/articleid,0961_01_1988_0148_0004_23902915/
  32. ^ Repubblica 9 febbraio 1990, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/02/09/in-liberta-managua-tutti-detenuti-politici.html?ref=search
  33. ^ Repubblica 27 febbraio 1990, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/02/27/in-nicaragua-un-trionfo-per-violeta.html?ref=search
  34. ^ Repubblica 27 febbraio 1990, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/02/27/ortega-eletto-deputato.html?ref=search
  35. ^ La Stampa 25 ottobre 1996, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,7/articleid,0665_01_1996_0294_0007_9013772/
  36. ^ Repubblica 19 marzo 1992, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/03/19/dolce-vita-managua-per-capi-sandinisti.html?ref=search
  37. ^ Repubblica 4 novembre 2001, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/11/04/nicaragua-ortega-ci-riprova.html?ref=search
  38. ^ Repubblica 4 marzo 1998, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/03/04/ortega-sotto-accusa-violento-la-figliastra.html?ref=search
  39. ^ La Stampa 21 settembre 1998, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0563_01_1998_0259_0005_7535672/
  40. ^ Art. 127 secondo paragrafo della Costituzione Nicaraguense del 1974: "Gli ex presidenti della repubblica che hanno ricoperto la presidenza con voto popolare diretto sono membri a vita del Senato e il candidato presidenziale del partito che ha ottenuto il secondo posto nel corrispondente voto popolare è un membro del Senato per quello che è stato nominato."
  41. ^ Repubblica 6 novembre 2001, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/11/06/ortega-ultima-sconfitta-managua-vince-la-destra.html?ref=search
  42. ^ Repubblica 12 dicembre 2010, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/12/07/quello-di-daniel-ortega-un-narco-stato-finanziato.html?ref=search
  43. ^ Repubblic 13 marzo 2017, http://www.repubblica.it/venerdi/interviste/2017/03/13/news/figlio_pablo_escobar_intervista_narcos_colombia_libro-160452415/?ref=search
  44. ^ Repubblica 12 giugno 2013, http://www.repubblica.it/economia/2013/06/12/news/la_cina_vuole_il_suo_canale_di_panama_punta_30_miliardi_sul_nicaragua-60929982/?ref=search
  45. ^ Il Fatto Quotidiano 12 marzo 2015, http://www.cinquantamila.it/storyTellerArticolo.php?storyId=55015aa1e85d9
  46. ^ Pop Off Quotidiano 8 novembre 2016, https://www.popoffquotidiano.it/2016/11/08/nicaragua-ortega-ha-rivinto-ma-non-e-una-buona-notizia/?cn-reloaded=1
  47. ^ Il Foglio 5 novembre 2016, https://www.ilfoglio.it/esteri/2016/11/05/news/la-svolta-autoritaria-del-nicaragua-fa-paura-106242/
  48. ^ http://www.lastampa.it/2016/11/07/esteri/nicaragua-lex-guerrigliero-ortega-vince-le-presidenziali-Kv1Dpvpw72IK9XWGA6C7CK/pagina.html
  49. ^ Il Manifesto 6 maggio 2018, https://ilmanifesto.it/le-voci-degli-studenti-contro-daniel-ortega/
  50. ^ Repubblica 15 maggio 2018, http://www.repubblica.it/esteri/2018/05/15/news/nicaragua_ortega_commissione_inchiesta_internazionale_chiesa-196459307/

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN79074940 · ISNI (EN0000 0001 1771 8535 · LCCN (ENn83179398 · GND (DE119055112 · BNF (FRcb121912875 (data)