Sebastián Piñera

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Sebastian Piñera Echenique
Retrato Oficial Presidente Piñera 2018.jpg

35º e 37º Presidente del Cile
In carica
Inizio mandato 11 marzo 2018
Predecessore Michelle Bachelet

Durata mandato 11 marzo 2010 –
11 marzo 2014
Predecessore Michelle Bachelet
Successore Michelle Bachelet

Presidente del Rinnovamento Nazionale
Durata mandato 26 maggio 2001 –
10 marzo 2004
Predecessore Alberto Cardemil
Successore Sergio Diez

Senatore della Repubblica
Durata mandato 11 marzo 1990 –
11 marzo 1998
Presidente Ricardo Lagos
Predecessore Carlos Bombal

Dati generali
Partito politico Indipendente (dal 2011)
Rinnovamento Nazionale (1989-2011)
Firma Firma di Sebastian Piñera Echenique

Miguel Juan Sebastián Piñera Echenique (Santiago del Cile, 1º dicembre 1949) è un politico e imprenditore cileno, Presidente del Cile a partire dall'11 marzo 2018 dopo esserlo già stato dal 2010 al 2014, diventando in questo modo l'ottavo presidente del Cile ad essere rieletto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Santiago, figlio di Magdalena Echenique Rozas e di un ingegnere al servizio della Corporación de Fomento de la Producción, José Piñera Carvalho, che poi fu ambasciatore del Cile in Belgio e negli Stati Uniti. Quarto di cinque figli, ebbe due fratelli e due sorelle: Guadalupe, José, che fu ministro del lavoro nel governo di Augusto Pinochet, Pablo, Miguel (artista) e Magdalena. È sposato con Cecilia Morel, con la quale ha quattro figli: Magdalena, Cecilia, Sebastián e Cristóbal.

Educazione e lavoro[modifica | modifica wikitesto]

Un anno dopo la nascita, la famiglia Piñera Echenique si trasferì in Belgio, poi a New York, dove suo padre era ambasciatore all'ONU.

Rientrato in Cile frequentò il Colegio del Verbo Divino nel 1955, diplomandosi nel 1967. Si iscrisse poi alla Pontificia Università Cattolica del Cile, conseguendo la laurea in Economia nel 1971 ed ottenendo anche l'encomio con il Premio Raúl Iver Oxley, elargito ai migliori studenti.

In seguito proseguì gli studi negli Stati Uniti d'America, presso l'Università di Harvard. Assieme ad un compagno scrisse l'aricolo Il Gioco del Vecchio Sud nel Movimento Regionale degli Schiavi pubblicato dal Giornale della Storia dell'Economia. Lavorò anche come supplente tra il 1975 ed il 1976. Tre anni dopo conseguì il Master e Dottorato in economia ad con tesi dal titolo "L'Economia dell'Educazione nello Sviluppo dei Paesi". Nel 1976 ritornò nuovamente nel suo paese.

Azionista con il 27% della linea aerea LAN Airlines (in passato Lan Chile) e proprietario del canale televisivo Chilevisión, di cui lasciò la direzione, divenne uno degli uomini più ricchi del Cile. La rivista statunitense Forbes stimò il suo patrimonio a oltre 1,2 miliardi di dollari.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Il fratello José Piñera, economista di fama mondiale, fu ministro del Lavoro e delle Miniere durante la dittatura instaurata da Augusto Pinochet dopo il golpe del 1973. Durante questo governo vennero assunti i Chicago boys, un gruppo di giovani economisti cileni formati, negli anni settanta, presso l'Università di Chicago sotto l'egida di Milton Friedman e Arnold Harberger.

Anche Sebastián, in quel momento imprenditore, fu favorevole al regime, però in seguito si schierò contro Pinochet nel plebiscito del 1988, votando "no" ad un nuovo mandato per il generale, che annunciò così il suo ritiro.

Nel 1989 capeggiò la campagna presidenziale di Hernán Büchi, ex ministro delle finanze nel governo di Pinochet. In quelle elezioni, Piñera venne eletto senatore nel collegio di Santiago Est (1990-1998) e, immediatamente dopo, si unì al partito di centro-destra del National Rewal.

In quella legislatura fu membro della Commissione Finanze del Senato.

Nel 1992 tentò di candidarsi alle elezioni presidenziali del 1993, ma fu coinvolto in uno scandalo conosciuto come la "Piñeragate", in cui una registrazione su cassetta tra di lui ed un amico rivelò argomenti sconcertanti, in diretta, in una programma televisivo politico.

Nella conversazione pubblica allestita dall'ideatore del programma, Ricardo Claro, costui cospirò per poter affrontare il suo rivale alla candidatura dei partiti, il quale era Evelyn Matthei; la Matthei fu accusata gravemente da un giornalista amico e confidente di Piñera. La cassetta si rivelò essere stata illegalmente registrata da un militare e consegnata a Matthei, che a sua volta la consegnò a Claro. Matthei perse l'occasione della presidenza, e così Piñera.[non chiaro]

Tentò di candidarsi come senatore nel 2001, ma cedette dopo che un componente della sua promozione politica - e membro del partito alleato, l'Unione Democratica Indipendente (UDI), Joaquín Lavín, chiarì che non avrebbe mai coadiuvato i candidati del partito di Piñera, supportando invece il non più Ammiraglio Jorge Arancibia.

Divenne leader del partito Rinnovamento Nazionale, nato nel 1987 durante il Cile di Pinochet.

Il 14 maggio 2005, si candidò per le elezioni presidenziali del 2005 (il partito RN avrebbe dovuto sostenere il partito UDI di Lavìn). E fu a capo della coalizione di centro-destra Alianza por Chile. Durante la campagna elettorale autodefinì la sua politica come umanista cristiana. Al primo turno elettorale dell'11 dicembre ottenne il 25.4% dei voti, posizionandosi al secondo posto. Il 15 gennaio 2006, perse il ballottaggio contro la socialista Michelle Bachelet, che s'aggiudicò la presidenza, con il 53% dei voti.

Mandato presidenziale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni generali in Cile del 2009.

Piñera si ricandidò per la presidenza alle elezioni generali del 2009 dove unificò le forze di centro-destra nella Coalizione per il Cambiamento (Coalición por el Cambio). Sin dall'agosto 2009 i sondaggi gli furono favorevoli rispetto agli altri candidati, l'ex presidente Eduardo Frei Ruiz-Tagle, Marco Enríquez-Ominami e Jorge Arrate, tutti quanti candidati di centro-sinistra.

Al primo turno del 13 dicembre 2009 ottenne il 44,7% dei voti, prevalendo nei confronti del Eduardo Frei, candidato della coalizione Concertazione dei Partiti per la Democrazia di centro sinistra, che ottenne il 29,06% dei consensi.

Al secondo turno, svoltosi il 17 gennaio 2010, vinse il ballottaggio con il 51,87% delle preferenze, contro il 48,12% raccolto da Eduardo Frei.

I ministri del governo Piñera

L'11 marzo 2010 entrò quindi in carica.

Gli anni della presidenza[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Piñera I.

Assunto l'incarico di governo, Piñera dovette affrontare il periodo della ricostruzione legata al Terremoto del Cile del 2010, che affrontò con un piano straordinario di crescita delle tasse. Attuò anche la privatizzazione di imprese pubbliche, cedendo a privati le partecipazioni statali di miniere e società dell'elettricità.

Nell'agosto 2010 quando avvenne l'Incidente nella miniera di San José, che intrappolò per oltre due mesi dei minatori, poi tutti portati in salvo, Piñera apparì spesso mentre parlava con i minatori intrappolati, portando loro la solidarietà del governo, e questo contribuì inizialmente alla popolarità della sua immagine.

A partire dal giugno 2011, però, presero avvio in tutto il Paese una serie di manifestazioni studentesche, per chiedere una riforma del sistema dell'istruzione scolastica superiore ed universitaria, privatizzata negli anni ottanto e ritenuta obsoleta. Venne altresì criticato l'inserimento, nei sussidiari scolastici di storia, del termine "regime militare" (già usato dagli storici ispanofoni), eliminando la definizione "dittatura militare" in riferimento al Cile di Pinochet, nonostante il presidente abbia, per il resto, cercato di tagliare i ponti con la scomoda eredità della dittatura. Il consenso di Piñera oscillò tra il 49% e il 20% durante il suo governo.[1][2]

Nonostante queste critiche, il Paese, sotto la presidenza Piñera, conobbe una crescita economica, in controtendenza alla crisi mondiale che in quel periodo colpì molti paesi industrializzati. Il PIL crebbe del 5,8% nel 2010, del 5,9% nel 2011 e del 5,6% nel 2012. L'inflazione si ridusse all'1,5% nel 2012 e la disoccupazione, scesa al 6,4% nello stesso anno. In totale l'economia ebbe una crescita media del 6% in 4 anni, quasi come quella del cosiddetto periodo degli anni ottanta, noto come "miracolo del Cile".[3]

L'azione politica però non trovò il consenso popolare e la coalizione governativa venna sconfitta alle elezioni presidenziali del 2013, a cui Piñera non poté candidarsi, per la presenza del divieto costituzionale dei due mandati consecutivi. Durante la campagna elettorale quindi sostenne Evelyn Matthei, già ministro del suo governo, che venne sconfitta dall'ex presidente socialista Michelle Bachelet, che entrò in carica nel marzo 2014.

Terminato il mandato creò la formazione politica 'Chile Vamos (letteralmente Avanza Cile).

Le presidenziali del 2017 e la rielezione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Piñera II.

Nel 2017 comunicò la sua ricandidatura alla presidenza alle elezioni del 19 novembre, alla guida della coalizione di centrodestra Chile Vamos, prevalendo al primo turno con il 36,64% dei voti contro il 22,70% del secondo candidato, il radicale Alejandro Guillier. Al ballottaggio del 17 dicembre, Piñera vinse con il 54,58% dei voti e venne eletto per la seconda volta Presidente del Cile.

Si insediò ufficialmente l'11 marzo 2018.

Il 18 ottobre 2019, promosse l'approvazione di una legge volta ad aumentare il prezzo del biglietto della Metropolitana di Santiago del Cile con il sostegno dalla maggiornaza conservatrice.[4] Contro di lui presero avvio delle proteste sociali pacifiche, che criticò da subito con toni molto duri. Le proteste, quindi, si intensificarono, con l'assalto di strutture pubbliche e attività commerciali. I disordini provocarono tre morti.[5]

Il 20 ottobre il governo Piñera proclamò lo stato d'emergenza: decise di far intervenire l'Esercito per sedare le poteste e introdusse il coprifuoco nella capitale, vietando alla popolazione di usicre delle abitazioni dalle 21:00 alle 7:00.[5][6]

Il 28 ottobre Piñera decise di cambiare otto ministri, tentando di spostare il baricentro del governo verso posizioni meno conservatrici e più moderate, con lo scopo di assecondare le richieste dei protestanti.[4] Annunciò anche la revoca degli aumenti dei prezzi dei biglietti del trasporto pubblico.[7] Nonostante ciò le proteste antigovernative proseguirono, con episodi di vandalismo, sfociati anche in piccoli incendi in alcune delle più importanti città cilene.[4]

Nel frattempo le proteste generalizate proseguirono e negli scontri tra protestanti e forza pubblica il bilancio fu di almeno 17 morti, centinaia di feriti e migliaia di arrestati.[8] L'opposizione denunciò l'esistenza di gravi abusi da parte della forza pubblica. La stampa ed i social network documentarono l'esistenza di gravi episodi di sopraffazione da parte dell'autorità, che per reprimere le proteste divenne capace di perpretare violenze fisiche.[9][10]

Il direttore dell’Istituto nazionale per i diritti umani (Instituto Nacional de Derechos Humanos), Sergio Micco, segnalò:

«L’Istituto ha registrato testimonianze di denudamenti, torture, spari contro i civili, maltrattamento fisico e verbale, botte e ritardi della polizia nel condurre le persone detenute al commissariato, mantenendole nei furgoni, ammassate e con cattiva ventilazione, per ore»

(Sergio Micco[10])

Il 9 novembre 2019 un organismo indipendente di esperti, nominato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite intervenne affermando:[11]

«L’alto numero di feriti e il modo in cui sono state utilizzate le armi sembrano indicare che l’uso della forza è stato eccessivo e ha violato il requisito di necessità e proporzionalità.»

«Siamo profondamente preoccupati per le notizie che ci arrivano circa gli abusi contro ragazzine e ragazzini; maltrattamenti e percosse che possono costituire fattispecie di tortura. Sono giunte altresì notizie di violenze sessuali subite da donne, uomini e adolescenti.»

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze cilene[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine di Bernardo O'Higgins - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine di Bernardo O'Higgins
Gran Maestro e Collare dell'Ordine al Merito - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Collare dell'Ordine al Merito

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 4 marzo 2011[12]
Gran Croce dell'Ordine reale norvegese di Sant'Olav (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine reale norvegese di Sant'Olav (Norvegia)
— 27 marzo 2019[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN121328463 · ISNI (EN0000 0000 7954 2603 · LCCN (ENnr88007411 · GND (DE1050879333 · WorldCat Identities (ENnr88-007411