Rivoluzione belga

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Rivoluzione belga
Gustaf Wappers, Episodio della rivoluzione belga del 1830, 1834, olio su tela, Museo reale di belle arti del Belgio, Bruxelles
Gustaf Wappers, Episodio della rivoluzione belga del 1830, 1834, olio su tela, Museo reale di belle arti del Belgio, Bruxelles
Data 25 agosto 1830 - 12 agosto 1831
Luogo Belgio, Paesi Bassi
Esito Vittoria belga
Modifiche territoriali Creazione del Regno del Belgio
Schieramenti
Comandanti
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La rivoluzione belga (in francese: Révolution belge), fu il conflitto che, tra il 1830 e il 1831, portò alla secessione delle Province del Sud dal Regno Unito dei Paesi Bassi e stabilì l'indipendente Regno del Belgio.

Gran parte della popolazione dei Paesi Bassi del Sud era cattolica, di lingua francese e guardava al governo liberale di Guglielmo I come a quello di un despota.

Per questi motivi il 25 agosto 1830 scoppiarono a Bruxelles delle rivolte e i negozi vennero chiusi per protesta contro il governo olandese. In breve tempo tutta l'area venne intaccata da piccole e grandi rivolte che portarono all'occupazione delle fabbriche locali e in alcuni casi anche alla distruzione dei macchinari. Guglielmo I inviò a questo punto delle truppe governative nelle Province del Sud ma le rivolte continuarono senza sosta.

A Bruxelles venne combattuta una battaglia al punto che le forze olandesi vennero forzate a ritirarsi in massa anche a causa delle numerose diserzioni, mentre a Bruxelles gli Stati Generali costituiti votarono a favore di una secessione dall'Olanda e dichiararono l'indipendenza del Belgio. Nel frattempo, il Congresso Nazionale dei Paesi Bassi radunato da Guglielmo I si appellò alle grandi potenze nella speranza di recuperare il territorio ma come risultò poi dalla Conferenza di Londra la maggior parte delle potenze europee preferirono riconoscere l'indipendenza del Belgio. Nel 1831, quando venne proclamato re Leopoldo di Sassonia-Coburgo-Gotha, Guglielmo I dei Paesi Bassi tentò di invadere il Belgio per riprenderne possesso e restaurare la sua posizione. Questi dieci giorni di campagna furono un fallimento a causa dell'intervento dell'esercito francese in supporto a quello belga. Gli olandesi accettarono solo nel 1839 l'indipendenza del Belgio con la sigla del Trattato dei XXIV articoli.

Indice

Contesto [modifica]

Lo sfondo storico: il Regno Unito dei Paesi Bassi [modifica]

Caricatura inglese che rappresenta il matrimonio tra il Belgio ed i Paesi Bassi al fine di far resuscitare le antiche Province Unite. La legenda dice : « III Il matrimonio. L'Austria la conduce all'altare ; Klemens von Metternich, l'arciprete della Santa Alleanza la sposa ; il sacrestano Robert Stewart, Visconte Castlereagh grida « amen » ; il Russo danza al suo matrimonio e John Bull paga le spese. – Fine del primo atto. »

L'Olanda si era liberata del governo napoleonico nel 1813 grazie all'intervento dell'Inghilterra che con i Paesi Bassi aveva siglato un trattato nel 1814. Nonostante l'opinione del duca di Sassonia-Weimar, che lancia un manifesto il 7 febbraio 1814 proclamando che «l'indipendenza del Belgio» non era più in dubbio, e di un commissario prussiano, il barone di Horst, incaricato di gestire il paese successivamente alla partenza dell'amministrazione francese[1], dopo la sconfitta di Napoleone, e la conseguente fine del Primo Impero, nel 1815, il Congresso di Vienna creò un regno per la casata di Orange-Nassau, combinando insieme le antiche Province Unite dei Paesi Bassi con i Paesi Bassi austriaci di modo da creare un grande stato cuscinetto a nord della Francia; con l'unificazione di tutte le sue province, i Paesi Bassi ascesero a un potere sempre maggiore.

Una delle prime idee emerse in materia di creazione di un nuovo regno (che poi venne bocciata) venne avanzata dall'Impero austriaco il quale aveva pensato di concedere i Paesi Bassi austriaci alla Prussia in segno di riconoscimento per il valore dimostrato durante le Guerre napoleoniche e per non creare uno stato troppo potente a nord. Ad ogni modo gli Orange-Nassau preferirono abbracciare l'idea inglese concedendo al Regno Unito le colonie di Ceylon e Colonia del Capo in cambio delle province a sud. L'unione, chiamata Regno Unito dei Paesi Bassi, ripropose la cartina geografica dell'area prima del XVI secolo.

L'imperatore Francesco II del Sacro Romano Impero, che riteneva che i Paesi Bassi austriaci, sui quali aveva regnato prima dell'invasione francese, fossero divenuti troppo lontani e cercava di modificarne la struttura[2] sottoscrisse immediatamente la proposta e ricevette come compenso il Veneto. Allo stesso modo, il nuovo re Guglielmo I dei Paesi Bassi, ricevette a titolo personale la cessione del ducato del Lussemburgo (che comprendeva l'attuale provincia belga del Lussemburgo e il Gran Ducato del Lussemburgo per compensare la perdita dei possedimenti familiari in Germania ceduti alla Prussia. Questi territori devoluti a Guglielmo I facevano formalmente parte della Confederazione germanica.

Questo trasferimento di territori si fece senza tenere in considerazione il parere della popolazione.[3]

Cause della rivoluzione [modifica]

Guglielmo I riteneva che la separazione delle Province del Sud dal resto dei Paesi Bassi avrebbe colpito duramente l'economia del suo regno.

La rivoluzione belga ebbe diverse cause; la principale era il trattamento dei cattolici a sud rispetto ai protestanti che erano la maggioranza all'interno dei Paesi Bassi, mentre in secondo piano era la questione linguistica e culturale.

La realtà era che il governo olandese sovrintendeva fortemente a tutte le istituzioni economiche, politiche e sociali in tutto il regno.

Secondo Jacques Logie e Jean Stengers, i belgi consideravano gli Asburgo-Lorena i loro sovrani legittimi[4]. Hervé Hasquin afferma che solo le aristocrazie del Belgio e di Liegi si mostravano generalmente favorevoli al ritorno ai precedenti Paesi Bassi austriaci o a ristabilire il principato di Liegi[5].

Secondo Jacques Logie, i belgi avrebbero voluto la fine del regime napoleonico che in Belgio aveva significato guerra, coscrizione militare, delle pesanti imposte e dei problemi religiosi[6]. Jean Stengers osserva che c'era una minoranza che sperava in una annessione alla Francia e che questa minoranza si fece sentire, diversamente dalla maggioranza della popolazione che rimase, invece, rassegnata e apatica[7]. Hervé Hasquin sostiene che, invece, la borghesia era nettamente francofila, ma che, considerando la situazione politica che faceva prevedere uno smembramento della Francia operato dalla Santa Alleanza, questa opzione sembrasse irrealizzabile. Afferma inoltre che la maggior parte della popolazione, che, successivamente alla separazione dalla Francia, era soffocata dalla crisi economica e dalla disoccupazione, doveva rimpiangere il precedente governo[8].

Jacques Logie dice che i belgi non erano favorevoli alla fusione con le province del nord poiché quelle erano protestanti e fortemente indebitate[9]. Hervé Hasquin difende la tesi secondo cui, essendo l'annessione alla Francia impossibile, molti borghesi si volgessero verso l'orangismo, il quale aveva il vantaggio di compensare gli effetti negativi della grave crisi economica, risultante dalla perdita del mercato interno francese, con il commercio con le colonie olandesi.[10].

L'idea di un Belgio indipendente era assente secondo Logie[11]. Jean Stengers afferma che la maggioranza dei belgi anelava ad un'autonomia nazionale simile a quella conosciuta sotto gli austriaci, ma, al contempo, sottolinea come gli sforzi intrapresi dalla popolazione verso tale obiettivo fossero scarsi. La popolazione rimane, in effetti, rassegnata ed apatica[12]. Secondo Hasquin, semmai ci siano stati dei partigiani dell'indipendenza nazionale, questi sono rimasti estremamente silenzioni, poco numerosi ed isolati[13].

A detta di Stengers, nell'antico principato di Liegi la speranza generale era di essere annessi al Belgio[14]. José Olcina, al contrario, afferma che i territori di Liegi si sentivano più affini al resto della Francia che ad altri territori che oggi formano il Belgio[15].

La Legge fondamentale [modifica]

Guglielmo I era intriso delle concezioni politiche tedesche circolanti nella maggior parte degli Stati della Confederazione germanica ed in particolare in Prussia. Sua madre Guglielmina era sorella del re di Prussia Federico Guglielmo II ed aveva avuto fino alla morte una grande influenza su di lui. Inoltre, Guglielmo I era stato educato in gran parte da un militare prussiano, il barone De Stamford, ed aveva fatto le sue prime esperienze politiche come principe di Fulda (1802-1806) e come proprietario terriero nella Prussia Orientale. Guglielmo I voleva quindi essere un re illuminato[16].

La Legge fondamentale da lui proposta nel 1815 alle province del sud viene bocciata da un collegio di milleseicentotre notabili belgi, ma il re applica al risultato dello scrutinio l'"aritmetica olandese": suppone che gli astensionisti sostenessero il progetto ed esclude dal conteggio coloro che avevano votato contro per motivi religiosi[17]. La Legge fondamentale viene, quindi, imposta ai territori del sud.

Si trattava di una delle Costituzioni tra le più liberali dell'epoca[18], sebbene oggi appaia parecchio conservatrice:

  • Il principio della separazione dei poteri non veniva riconosciuto: il re ed i suoi ministri detenevano sia il potere legislativo che quello esecutivo[19].
  • I ministri non erano responsabili davanti agli Stati Generali[20] e non erano che mero strumento nelle mani del sovrano.
  • Il re disponeva di poteri di ampio respiro[21]. Soprattutto, si riservava il diritto di decidere da solo relativamente alle politiche estera e monetaria.
  • Gli Stati Generali detenevano il potere legislativo insieme con il sovrano e votavano l'approvazione della finanziaria[22].
  • I membri degli Stati Generali erano designati come segue: la prima camera, sul modello della camera dei Lord britannica, era composta da nobili nominati dal re[23]; la seconda camera veniva eletta dalle assemblee legislative dei Paesi Bassi[24], a loro volta elette attraverso un suffragio censitario molto complicato[25].

Le rimostranze delle province meridionali [modifica]

Le proteste delle province meridionali riguardavano diversi aspetti:

  • Nonostante il sud fosse popolato da 3,5 milioni di abitanti (62 %) e il nord solamente da 2 milioni, i belgi rappresentavano solo il 50% dei seggi negli Stati Generali[26]. C'è comunque da far presente che il nord, soprattutto l'Olanda, pagava più imposte.
  • Il debito pubblico dei precedenti Stati era stato unificato ed era adesso di competenza di tutto il regno[27]. In precedenza invece, prima della sua fusione, era suddiviso in 1,25 miliardi di fiorini a carico delle Province Unite e di solamente 100 milioni di competenza del sud.
  • L'azione di Guglielmo I per quanto riguarda l'insegnamento (costruzione di scuole, valutazione delle competenze degli insegnanti e della creazione di nuovi stabili, creazione di tre università statali) fa sì che questo venga gestito totalmente dallo Stato e ciò crea malcontento presso i cattolici[28]. Tuttavia, il 27 maggio 1827, il re abroga le disposizioni più criticate[29].
  • La maggior parte delle istituzioni avevano sede al nord e gli incarichi pubblici erano ripartiti in maniera iniqua. Solo un ministro su quattro era belga. Nell'amministrazione c'erano quattro volte più olandesi che belgi. Ciò era, però, in parte dovuto all'opposizione dei cattolici alla Legge fondamentale. Maurice de Broglie, vescovo di Gand di origine francese, addirittura minaccia di scomunicare coloro i quali vi prestassero giuramento[30].
  • Il piano di contingenza imposto al Belgio attraverso il reclutamento di truppe era sproporzionato, considerato che la proporzione dei belgi tra gli ufficiali era bassa: solo un ufficiale su sei era originario del sud ed, inoltre, questi ricoprivano i gradi inferiori, soprattutto tra le fila della cavalleria e della fanteria. Nell'artiglieria e nel Genio militare, dov'era necessaria una formazione specializzata, il numero di belgi era veramente ridotto. La maggior parte dei soldati belgi erano, quindi, comandati da ufficiali del nord. Inoltre, la lingua olandese era divenuta l'unica lingua dell'esercito batavo nel 1823[31], cosa che costituisce una causa in più di lamentela da parte dei francofoni.
  • L'applicazione insoddisfacente della libertà di stampa e della libertà di riunione venivano considerate dagli intellettuali belgi come uno strumento attraverso il quale il nord controllava il sud.
  • Nel 1823 una riforma linguistica dichiara l'olandese lingua ufficiale delle province fiamminghe, compresa la provincia del Brabante (eccetto Nivelles). Le classi francofone si oppongono a questa legge. Neppure le classi popolari fiamminghe erano favorevoli alla riforma perché neppure loro parlavano l'olandese standard e lo capivano a malapena. Il 4 giugno 1830 la libertà linguistica fu ristabilita[32].
  • I conservatori dei Paesi Bassi del nord facevano pressioni affinché solamente i fedeli dell'antica Chiesa di Stato (protestante) potessero essere nominati al governo, mentre invece i conservatori belgi volevano ristabilire il cattolicesimo come religione di Stato in Belgio. La coesistenza di due religioni di Stato su tutto il regno era inaccettabile per entrambe le parti. Fino al 1821 il governo si serviva dell'opposizione dei cattolici alla Legge fondamentale per preservare il carattere protestante dell'apparato statale nella scelta dei funzionari. Anche Guglielmo I era fedele alla tradizione luterana tedesca, secondo la quale il re è il capo della Chiesa. Quindi, voleva contrastare l'autorità del papa sulla Chiesa cattolica. Avrebbe voluto potere influenzare l'investitura dei vescovi[33]. Al fine di controllare i futuri preti e fornirgli una formazione appropriata, obbliga i seminaristi a seguire un corso propedeutico di due anni alla scuola filosofica di Leuven[34] che i suoi funzionari avevano creato all'interno dei palazzi che avevano ospitato il seminario principale di Giuseppe II. Alla fine, viene stretto un concordato nel 1827, nei termini del quale Guglielmo I ottiene un diritto di supervisione sull'investitura dei vescovi e diviene facoltativo frequentare la scuola filosofica[35]. Cosciente del fatto che il suo nuovo regno fosse a maggioranza cattolica (con 3,8 milioni di cattolici su 1,2 milioni di protestanti) prende disposizioni in modo che fosse possibile per un re cattolico accedere al trono.
  • I commercianti e gli industriali belgi si lamentavano della politica del libero scambio in atto dal 1827. La separazione dalla Francia aveva fatto perdere all'industria del sud una grossa fetta del proprio fatturato. D'altra parte, la colonia delle Indie orientali era in preda ad un lungo periodo di rivolte ed i prodotti britannici facevano concorrenza alla produzione belga. Con la fine del blocco continentale il continente era stato invaso dai prodotti britannici a buon mercato, apprezzati dai territori del nord, per lo più agricolo, che escludevano la produzione del sud.

L’unione delle opposizioni [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Unionismo (Belgio).
Louis De Potter

Al principio i liberali erano anticlericali. Dalla fine degli anni '20 del 1800, un gruppo di giovani liberali comincia a considerare più importanti le libertà politiche che l'anticlericalismo[36]. Gli appartenenti a tale gruppo vengono definiti "liberali radicali" (per differenziarli dai liberali volteriani). Questi giovani non avevano vissuto la posizione di privilegio che la Chiesa ricopriva anteriormente alla Rivoluzione francese. Inoltre, erano influenzati dai liberali francesi che lottavano a fianco della Chiesa contro il regime assolutista di Carlo X. Nell'ambito della libertà di pensiero, la libertà di confessione e quindi anche di confessione cattolica diventava accettabile[37]. Questi giovani liberali, come Louis De Potter e Paul Devaux di Brugge, Charles Rogier et Joseph Lebeau di Liegi[38], ed il lussemburghese Jean-Baptiste Nothomb erano influenzati dal filosofo franco-svizzero Benjamin Constant.

I cattolici, ai quali non piacevano le politiche sull'istruzione, in quel periodo erano influenzati dal sacerdote francese Félicité de Lamennais, che aveva introdotto il concetto di cattolicesimo liberale. Questi sosteneva il progetto di uno Stato liberale e una netta separazione tra Chiesa e Stato. Secondo lui, la libertà non poteva che essere benefica per la Chiesa, così come lo era per l'economia.

Nel dicembre 1825, Étienne de Gerlache, di Liegi, lancia un appello alla seconda Camera degli Stati Generali in favore di una unione delle opposizioni[39]. Collegava la libertà di insegnamento, che la Chiesa reclamava, alla libertà di confessione e di stampa garantite dalla Legge fondamentale. Étienne fa appello a tutti i liberali per difendere la libertà su tutti i fronti.

Nel 1828, cattolici e liberali pubblicano una lista comune di reclami contro il regime di Guglielmo I. In seguito, sviluppano le loro critiche insieme a mezzo stampa[40]. Inoltre, organizzano delle sessioni di promozione di petizioni di adesione ai reclami, la prima tra il novembre del 1828 e il marzo del 1829, la seconda dall'ottobre del 1829[41]. Quest'unione delle opposizioni è stato un fattore chiave per la riuscita della rivoluzione del 1830. Soprattutto, serve a spiegare la rapidità con la quale è stata scritta la Costituzione belga[42].

Parallelamente, il regime diventava sempre più autoritario. Il re dichiara che la sua sovranità era precedente alla Legge fondamentale e che quest'ultima non può dunque limitarla. Nel maggio del 1829, in piena crisi politica, nomina suo figlio, il principe d'Orange, presidente del Consiglio dei ministri e vicepresidente del Consiglio di Stato, un chiaro segno del fatto che la responsabilità dei ministri davanti al Parlamento non sarebbe mai stata concessa. Così, le critiche contro la gestione dello Stato o contro il governo divenivano anche critiche contro la dinastia. Nel dicembre del 1829, il messaggio reale vuole essere allo stesso tempo un'apologia dell'opera compiuta dal regime e un avvertimento per l'opposizione[43]. All'inizio del 1830, tre eminenti giornalisti delle province meridionali (Louis De Potter, Jean-François Tielemans e Adolphe Bartels) vengono condannati all'esilio[44].

La radicalizzazione dell'opposizione belga causa anche l'indebolimento dell'opposizione liberale delle province del nord e rinvigorisce il fronte antidemocratico. La sovranità popolare in un regno dei Paesi Bassi unitario avrebbe in effetti causato inevitabilmente un predominio dei belgi (che rappresentavano il 62% della popolazione) e dei cattolici sul nord protestante. La sovrarappresentazione degli olandesi nell'amministrazione, nell'esercito e nella diplomazia sarebbe anch'essa cessata. Questo spiega perché gli eletti delle province del nord formano un blocco con il governo e la dinastia dei Nassau[45] (dopo l'indipendenza del Belgio il potere del re resta intatto fino alla Legge fondamentale del 1848).

Ciononostante, le pressioni dell'opposizione spingono il re ad attuare delle concessioni. In seguito all'entrata in vigore di un concordato il 20 giugno del 1829, la frequenza della scuola filosofica diventa facoltativa[46]. Il sovrano ammorbidisce la regolamentazione in materia di impiego delle lingue il 28 agosto 1829[47]. Nel 1829, fa votare una nuova legge sulla stampa, molto meno repressiva. All'inizio del 1830 il sovrano si apre ancora alla volontà dell'opposizione: fa votare una nuova legge sulla stampa (il 2 giugno), ritira un progetto di legge sull'istruzione, abroga le disposizioni del 1825 in materia di istruzione secondaria, ristabilisce la libertà linguistica (il 4 giugno) e riconosce il principio dell'inamovibilità dei magistrati (il 7 luglio)[48]. Queste misure mettono a tacere la maggior parte delle critiche dell'opposizione[49]. Questi passi indietro dell'"avversario" possono aver contribuito all'aumento della stima che i belgi avevano per sé stessi e spiegano in parte il successo della rivoluzione[50].

Jean Stengers dice che l'audacia dei belgi del 1830 si spiega anche grazie allo spazio accordato dal regime olandese per l'espressione delle opposizioni: una libertà di stampa molto ampia per l'epoca, la rappresentazione politica dei belgi presso gli Stati Generali, la possibilità di contrastare gli oppositori in tribunale, la possibilità di proporre petizioni[51].

In aggiunta a quanto detto bisogna menzionare il fatto che in Olanda, soprattutto presso il porto di Amsterdam, esisteva già da tempo un movimento che propendeva per il ritorno alle Province Unite.

La rivolta dell'agosto 1830 [modifica]

Le cause immediate [modifica]

La rivoluzione di Luglio che scoppia in Francia il 27 luglio 1830 contro Carlo X porta in tre giorni al potere di una monarchia costituzionale il "re borghese" Luigi Filippo. Il nuovo re diviene il "re dei Francesi per volontà della nazione". Questa rivoluzione liberale scalda gli animi in Belgio[52]. Tra il 1829 ed il 1831 in Europa scoppiano altre rivoluzioni di carattere piuttosto nazionalista, ispirate dalle idee del Romanticismo che rivendicava per ogni popolo il diritto ad una nazione ed all'autonomia (principio di autodeterminazione dei popoli).

Inoltre, le fratture economiche favorivano i disordini. La disoccupazione tra i lavoratori manuali, causata dalla meccanizzazione e l'aumento dei prezzi delle derrate alimentari, causato dal cattivo raccolto del 1829[53] erano terreno fertile per le insurrezioni popolari. Infatti, senza lavoro, gli operai si trovavano in preda a serie difficoltà finanziarie, e nel 1830 la disoccupazione aumentava pericolosamente così come il rischio di furto e di saccheggio[54].

La muta di Portici [modifica]

Monumento ai combattenti del 1830 al cimitero di Bruxelles

Durante le settimane successive alla Rivoluzione di Luglio (27, 28 e 29 luglio 1830) in Belgio si producono incidenti minori (pubblica lettura di giornali francesi; disordini durante la rappresentazione dell'opera di Auber La muta di Portici; apparizione di volantini, manifesti e graffiti contro il governo; disturbo dell'ordine pubblico a carico di gruppi isolati; vengono indossati nastri tricolore; circolano voci di progetti sedizioni)[55]. Le autorità governative prendono diverse misure di precauzione (divieto di rappresentazione de La muta di Portici, rafforzamento delle guarnigioni, annullamento dell'esercizio della guardia comunale di Bruxelles, dei fuochi artificiali e dell'illuminazione previsti per l'anniversario del re)[56].

Il 25 agosto 1830 (giorno del cinquantanovesimo anniversario del re), a Bruxelles viene autorizzata la rappresentazione dell'opera romantica di Auber, La muta di Portici al Théâtre de la Monnaie[57]. Al termine della rappresentazione alcuni spettatori continuano a gridare «Viva la liberta!». All'uscita dallo spettacolo una folla si era radunata a place de la Monnaie[58] e presto inizia a dirigersi verso la dimora del pubblicista Giorgio Libri-Bagnano, il quale viene mandato via[59]. Dopo la presa della sua casa sul luogo arrivano due picchetti di fanteria. Il loro comandante, il commissario di polizia F.P. de Wageneer, viene raggiunto alla testa da un mobile prima di poter dare l'ordine di intervenire. Senza istruzioni, i picchetti non osano muoversi[60].

La folla si scaglia su altri edifici: un'armeria, un negozio di giocattoli (per ottenere dei tamburi), la libreria polymathique, le Grandes Messageries[61]. Il gruppo di saccheggiatori si era ingrandito con l'aggregarsi del popolino[62]. In seguito, un gruppo si dirige verso la casa del direttore della polizia, Pierre De Knyff de Gontrœuil, che viene anch'essa saccheggiata. Qui, gli spari del servizio d'ordine fanno delle vittime, due delle quali tra gli insorti. Ciò mette fine alle agitazioni[63]. Un altro gruppo si era diretto verso la casa del procuratore del re Henry-Joseph Schuermans, nella quale però non era riuscito a penetrare. Quindi, si sposta verso l'ufficio del ministro della giustizia Cornelis van Maanen (al Petit Sablon), dove viene raggiunto da altri insorti. L'immobile viene saccheggiato e poi dato alle fiamme intorno alle due del mattino[64]. Dopo aver fallito nell'intento di mettere fine all'incendio, intorno alle sei e trenta del mattino, le autorità riuniscono, alla Grand-Place, le truppe disponibili[65]. Di queste, una parte va a difendere il palazzo reale e quello del principe d'Orange, minacciati dall'insurrezione; un'altra raggiunge l'ufficio del ministro della giustizia Van Maanen, che era già pressoché distrutto. Al Grand Sablon, gli spari sui manifestanti fanno una ventina di morti[66].

La creazione di una forza di sicurezza borghese a Bruxelles [modifica]

Nella mattinata del giorno successivo i disordini continuano: vari uffici di funzionari governativi vengono a loro volta saccheggiati e delle bande attaccano i negozi[67]. La borghesia, realizzando che le autorità legali erano state sopraffatte e si sentivano minacciate, crea una sua milizia borghese al fine di ristabilire l'ordine[68]. La sera del 26 agosto al centro di Bruxelles era ormai fatta, ma gli insorti decidono di spostarsi verso la periferia, dove attaccano delle fabbriche e distruggono le macchine (accusate di essere la causa della disoccupazione)[69]. La mattina del 27 agosto tutto è tranquillo, ma, intorno alle dieci, la folla brucia le decorazioni del parco di Bruxelles[70]. È questo il giorno in cui Emmanuel Van der Linden d'Hooghvorst diviene capo della milizia borghese[71]. Il capitano della VI sezione, Ferdinand Meeus (futuro conte de Meeûs), assume il ruolo di tesoriere. In serata, in occasione di uno scontro presso Place Royale, la milizia borghese spara sugli insorti[72]. La borghesia, che adesso assicurava il mantenimento dell'ordine a Bruxelles, desiderava che il re facesse qualche concessione alle province del sud, calmando così gli animi. Il 28 agosto, quindi, invia una delegazione presso il re. Questa aveva la missione di chiedergli la convocazione immediata degli Stati Generali al fine di discutere la questione della gestione delle rimostranze[73].

Apparizione della bandiera belga [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bandiera del Belgio.
La bandiera originale del Belgio, come concepita da Lucien Jottrand e Édouard Ducpétiaux.

Allo scoppio delle proteste a Bruxelles i colori che per primo vengono adottati dagli insorti sono quelli della bandiera francese. Jacques Logie spiega che "l'adozione dei colori francesi da parte degli operai e dei senza lavoro non rifletteva un sentimento francofilo, ma rappresentava un'aspirazione alla libertà e un certo progressismo di cui i tre colori non erano che il simbolo[74]". Édouard Ducpétiaux racconta:

«Nel 1830, fin dai primi giorni dei disordini e quando le truppe olandesi venivano respinte verso il nord della città, in molte zone di Bruxelles sventola la bandiera tricolore francese. Ma questo atto, causato da elementi francesi che cercavano di guidare il popolo, viene rifiutato da un grido unanime di riprovazione[75].

La polizia municipale, guidata da una volontà di differenziazione rispetto al governo e da un sentimento nazionale, fa sventolare una bandiera e appone delle coccarde con i colori del Brabant[76]. Questa bandiera era stata creata il 26 agosto dall'avvocato Lucien Jottrand, redattore del Courrier des Pays-Bas, e dal giornalista Édouard Ducpétiaux. Una commerciante, Marie Abts, ne confeziona qualche esemplare, come ci ricorda una targa commemorativa situata all'angolo tra le strade rue de la Colline e rue du Marché aux herbes. Il primo esemplare viene piazzato da Jottrand e Ducpétiaux al municipio di Bruxelles, mentre gli altri vengono fatti sfilare per le strade da Theodore Van Hulst, un impiegato del ministero della Guerra.

Il 31 agosto Emmanuel d'Hooghvorst dichiara al principe d'Orange che la polizia municipale aveva adottato i colori del Brabant per contrastare l'apparizione di quelli francesi e per allontanare ogni possibile idea di annessione alla Francia[77].

Per differenziarsi chiaramente dalla bandiera olandese, in seguito le strisce vengono piazzate verticalmente, con il colore rosso sul lato dell'asta. In effetti, i colori delle strisce orizzontali delle bandiere belghe e olandesi potevano essere confusi. In una situazione di conflitto con gli olandesi sarebbe stato possibile confondere i colori su di un fumoso campo di battaglia. E', quindi, per delle ragioni militari che la bandiera belga viene ruotata. Poco tempo dopo, il 23 gennaio 1831, viene deciso di riconoscere ufficialmente questa bandiera come quella del Belgio indipendente nella Costituzione belga, nell'articolo 125 (oggi art.193) apparso il 7 febbraio. Dal 12 febbraio la bandiera viene rovesciata; la striscia nera viene piazzata sul lato dell'asta.

Situazione generale nel paese [modifica]

Charles Rogier lascia Liegi alla guida dei volontari. Dipinto di Charles Soubre (1878).

Venuto a conoscenza degli avvenimenti di Bruxelles dovunque nel paese il popolo si infuria, nelle città come nelle campagne. In molti luoghi vengono create commissioni per la sicurezza (a Liegi, Verviers, Huy et Namur) o milizie borghesi (a Liegi, Verviers, Namur, Dinant, Mons, Tournai, Charleroi, Bruges, Courtrai, Gand, Grammont, Anversa, Geel, Tongres, Hasselt, Saint-Trond, Lovanio), a volte anche prima che inizino i disordini. Succede anche che dei volontari partano per Bruxelles per contrastare un eventuale attacco olandese. È così che gli abitanti di Liegi si organizzano e dietro la bandiera gialla e rossa del principato di Liegi[78], brandita da Charles Rogier, il 4 settembre 1830 i volontari lasciano Liegi alla volta di Bruxelles.

I prìncipi a Bruxelles [modifica]

Il 30 agosto, i principi Guglielmo e Federico (quest'ultimo era il comandante in capo dell'esercito) arrivano ad Anversa e poi raggiungono Vilvorde con una truppa di seimila uomini.

Il 31 agosto Guglielmo I riceve, non considerando il parere negativo del suo ministro della Giustizia, le delegazioni provenienti da Liegi e Bruxelles. La delegazione di Bruxelles fa presenti le rimostranze delle province del Sud ed il re non cede su nessun fronte, rinviando ogni decisione alla sessione straordinaria degli Stati Generali che aveva convocato per il 13 settembre. La delegazione di Bruxelles, per le strade dell'Aia, si trova di fronte una folla ostile[79].

Lo stesso giorno il principe d'Orange convoca a Vilvorde le personalità presenti a Bruxelles, così come Emmanuel Van der Linden d'Hooghvorst che si fa accompagnare da cinque membri del consiglio della milizia borghese. Il principe fa sapere di esigere l'abbandono immediato dei colori del Brabant e che sarebbe entrato a Bruxelles il giorno dopo con il suo esercito[80]. Apprese le novità il popolo di Bruxelles comincia a issare delle barricate nelle strade. In serata, la milizia borghese invia una nuova delegazione dal principe per convincerlo a rinunciare a suo progetto. Guglielmo d'Orange decide infine di entrare a Bruxelles senza truppe, accompagnato unicamente dal suo stato maggiore e sotto la protezione della milizia borghese[81]. Il giorno seguente il principe constata l'ostilità del popolo di Bruxelles alla dinastia e si lascia convincere dalla milizia borghese a perorare, presso il padre, la causa della separazione amministrativa tra le province del nord e del sud. Dopodiché ritorna nei Paesi Bassi. Per molte settimane da parte di Guglielmo I non c'è nessuna reazione.

Evoluzione della situazione all'inizio di settembre [modifica]

Al principio di settembre la stampa belga (Le Politique, Le Courrier de la Meuse, Le Courrier des Pays-Bas), che riportava l'opinione dei leader della rivoluzione, non reclamava l'indipendenza del Belgio, ma unicamente la separazione tra il Belgio e «l'Olanda[82]».

Mentre i membri belgi degli Stati Generali si recano all'Aia il 13 settembre 1830 gli incidenti a Bruxelles tornano ad essere violenti, soprattutto dopo l'arrivo dei rinforzi armati provenienti da Liegi. Appaiono spontaneamente dei corpi franchi, diretti da capi eletti o autoproclamati.

Note [modifica]

  1. ^ Histoire politique de la Belgique, Xavier Mabille, Ed. CRISP, Bruxelles 1986. Malgrado l'opposizione della borghesia e della nobiltà, le potenze pensano piuttosto a una fusione del Belgio con i Paesi Bassi
  2. ^ De la régionalisation à l'indépendance, 1830, Jacques Logie, Ed. Duculot, Paris-Gembloux 1980, 248 pagg., pag.11
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Bibliografia [modifica]

  • E. H. Kossmann, De lage landen 1780/1980. Deel 1 1780-1914, 1986, Amsterdam.
  • Jacques Logie, De la régionalisation à l'indépendance, 1830, Duculot, 1980, Paris-Gembloux.
  • Rolf Falter, 1830 De scheiding van Nederland, België en Luxemburg, 2005, Lannoo.
  • Patrick Roegiers, La Spectaculaire Histoire des rois des Belges, 2007, Perrin, Parigi.
  • Jean Stengers, Histoire du sentiment national en Belgique des origines à 1918, tomo I, Les Racines de la Belgique, 2000, Editions Racine, Bruxelles.
  • Jo Gérard, Oui ! La Belgique existe, je l'ai rencontrée, 1988, Éd. J.-M. Collet, Bruxelles.
  • Hervé Hasquin, La Belgique française 1792-1815, 1993, Editions Crédit Communal.
  • Sébastien Dubois, L'Invention de la Belgique. Genèse d'un État-nation (1648-1830), 2005, Editions Racine, Bruxelles.
  • Lode Wils, Histoire des nations belges, titolo originale: Garant uitgevers, 2005, Labor, Bruxelles.

Collegamenti esterni [modifica]