Davide Campari - Milano

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Davide Campari-Milano S.p.A.
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Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Borse valori Borsa Italiana: CPR
Fondazione 1860 a Milano
Fondata da Gaspare Campari
Sede principale Sesto San Giovanni
Filiali Alghero, Barueri, Cabo de Santo Agostinho, Canale d’Alba, Capilla del Señor, Crodo, Guadalajara, Nanterre, Novi Ligure, Odessa, Pernambuco, Rothes, San Gimignano, Volos
Persone chiave Davide Campari, Luca Garavoglia
Settore alimentare (bevande)
Prodotti Campari, Campari Soda, Crodino, Cynar, Lemonsoda, Oransoda, Biancosarti e altri
Fatturato 1340,8 milioni di (2012)
Dipendenti 2450 (2012)
Slogan Red Passion
Sito web www.camparigroup.com

Davide Campari - Milano S.p.A. è una società italiana che opera nel settore alimentare, essendo attiva nel beverage in particolare con la produzione di bevande alcoliche ed analcoliche. Il prodotto di punta della società è lo storico Campari.

Oltre a essere tra i leader mondiali del settore bevande alcoliche[1][2], la società è quotata alla Borsa di Milano, segmento FTSE MIB, CPR.MI (ISIN: IT0003849244).

Storia[modifica | modifica sorgente]

La società viene fondata da Gaspare Campari che, nel 1860, avviò a Milano una distilleria, a cui seguirà poi l'apertura del Caffè Campari, nella Galleria Vittorio Emanuele II. Alla morte del fondatore, la gestione dell'azienda, già allora nota per il suo Bitter[3], passa a uno dei suoi cinque figli, Davide Campari, che nel 1896 cambia la denominazione in Gaspare Campari - Fratelli Campari Successori.

Sarà proprio Davide a dare un decisivo impulso alla società, sia sul piano dello sviluppo industriale, con l'apertura nel 1904 degli stabilimenti di Sesto San Giovanni , sia concentrando la produzione su due prodotti, il Bitter e il Cordial[4]. Nel 1910 viene trasformata in Davide Campari & C.[5][6]. Nel 1932 inizia la produzione del Campari Soda e fu decisa una efficace campagna pubblicitaria affidata ai manifesti di Fortunato Depero e di altri artisti dell'epoca[4]. L'artista futurista si era anche occupato della creazione dell'originale bottiglietta del Campari Soda, dalla forma conica a "calice rovesciato"[7].

Con la morte di Davide Campari e della sorella Eva, nel 1943, l'altro fratello Guido Campari e il nipote Antonio Migliavacca trasformano la compagnia in Davide Campari - Milano S.p.A.[8]. Gli settanta e ottanta vedono una continua espansione della società, con l'apertura e la crescita di unità commerciali o produttive sia in Italia che all'estero[4]. Nel 1982, l'ultima erede della famiglia Campari, Angiola Maria Migliavacca, vende la Davide Campari - Milano a Erinno Rossi e Domenico Garavoglia che ne diventano proprietari[9].

Gruppo Campari[modifica | modifica sorgente]

La storica facciata liberty della Campari a Sesto San Giovanni "incorniciata" da quella nuova.

Dal 1995 l'azienda intraprende una politica di grande sviluppo societario attraverso circa 20 acquisizoni[10] di altri operatori del settore, tra cui:

  • le attività italiane di Koninklijke BolsWessanen NV, meglio nota come Bols, con i marchi Crodino, Cynar, Lemonsoda, Oransoda, Biancosarti, Crodo e della licenza per la produzione e commercializzazione per l'Italia dell'amaro Jägermeister: l'operazione ha richiesto un impegno di 350 miliardi di lire, ma ha fatto raggiungere al gruppo il 20% del mercato italiano degli alcolici e il 23% del settore aperitivi[11][12][13]
  • le attività della Barbero 1891 e i marchi Aperol, Aperol Soda, Mondoro, Barbieri e Serafino[14], tramite accordo da 150 milioni di euro[15]
  • una quota di minoranza di Skyy Spirits LLC poi interamente acquisita nel 2009 e ridenominata Campari America
  • la proprietà del marchio Zedda Piras, tramite l'acquisizione nel 2002 di Sella&Mosca; l'acquisizione della distilleria e del marchio Glen Grant nel 2006

A ciò si aggiungono la stipula di accordi di licensing o di distribuzione esclusiva di prodotti di proprietà di soggetti terzi, come ad esempio la distribuzione dei prodotti SKYY Spirits e la distribuzione del The Lipton fino al 2006[16].

Nel 2001 si quota alla Borsa di Milano. Nel 2005 viene aperto l'impianto di Novi Ligure. Con un impegno finanziario di 433 milioni di euro, nel 2009 acquista Wild Turkey, detentrice dei marchi Wild Turkey e American Honey: si tratta della più grande acquisizione mai fatta da Campari[17]. Con il 2012 arriva anche l'acquisizione di Lascelles, leader del rum in Giamaica[18].

Nel 2014 Campari acquisisce il 100% di Fratelli Averna, storica azienda di Caltanissetta produttrice dell’omonimo amaro e titolare dei marchi Braulio e Frattina. Il controvalore dell’operazione è di 103,75 milioni di euro, composto da un prezzo di 98 milioni e da un debito finanziario netto di 5,75 milioni di euro[19].

Impianti[modifica | modifica sorgente]

Il Gruppo Campari conta 16 stabilimenti nel mondo: 4 in Italia (Crodo, Canale d'Alba, Novi Ligure, Alghero), 3 in Giamaica, 2 in Brasile e uno stabilimento in Grecia, Scozia, Ucraina, Messico, Australia, Stati Uniti e Argentina, oltre alle quattro winery, di cui tre in Italia (Sella&Mosca, Terruzzi&Puthod ed Enrico Serafino) e una in Francia (Lamargue)[20].

Marchi principali[modifica | modifica sorgente]

La bottiglia del Campari Soda.

Bilancio 2012[modifica | modifica sorgente]

Davide Campari - Milano S.p.A. ha chiuso il 2012 con un fatturato di 1,34 miliardi, di cui:

  • 1.028 miliardi da prodotti Spirits
  • 196 milioni da prodotti Wine
  • 99,5 milioni da prodotti Soft Drinks
  • 16 milioni da altri prodotti

(Ricavi infrasettoriali per 241.3 milioni)

Nel 2012 la società ha conseguito buone performance ovunque eccetto che sul mercato italiano, in decrescita rispetto gli anni precedenti. Solo 391 milioni del fatturato vengono conseguiti in Italia: gli USA, invece, rappresentano il 34.7% del fatturato aziendale. Il patrimonio netto è di 1,43 miliardi, e l'azienda ha 2.450 dipendenti, di cui 853 in Italia[21].

Principali azionisti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Campari - Borsa, Corriere della Sera. URL consultato il 16 aprile 2014.
  2. ^ Campari brinda con il rum: la rivincita del made in Italy - Il Messaggero. URL consultato il 16 aprile 2014.
  3. ^ Parma, op. cit., p. 83
  4. ^ a b c Parma, op. cit., p. 84
  5. ^ Davide Campari - Milano spa [numero REA: 217528 Mi] (1860 -) - Lombardia Beni Culturali. URL consultato il 16 aprile 2014.
  6. ^ Storia d’Italia nel secolo ventesimo Strumenti e fonti - Ministero per i Beni e le Attività Culturali. URL consultato il 16 aprile 2014.
  7. ^ Campari Soda - La storia. URL consultato il 16 aprile 2014.
  8. ^ Campari S.p.A., società di beverage - TrendOnline.com. URL consultato il 16 aprile 2014.
  9. ^ Che cosa ci berremo dopo il Crodino - Corriere della Sera. URL consultato il 16 aprile 2014.
  10. ^ (EN) Campari to buy Lascelles spirits unit - Financial Times. URL consultato il 16 aprile 2014.
  11. ^ Campari - Bols, aperitivi concentrati? - La Repubblica. URL consultato il 16 aprile 2014.
  12. ^ Campari "beve" Bols - Corriere della Sera. URL consultato il 16 aprile 2014.
  13. ^ Provvedimento 2596 - C 1705, Autorità Garante Concorrenza e Mercato
  14. ^ Barbero 1891 (gruppo Campari) brinda con gli spumanti Riccadonna - SoldiOnline.it. URL consultato il 16 aprile 2014.
  15. ^ Campari si beve l' Aperol ecco il polo degli aperitivi - La Repubblica. URL consultato il 16 aprile 2014.
  16. ^ Con il 2007 le bevande a marchio "Lipton Ice Tea" passano in distribuzione a Pepsicoanche sul mercato italiano - Beverfood.com. URL consultato il 16 sprile 2014.
  17. ^ Campari, mega acquisto negli Usa: è suo il whisky Wild Turkey - Il Sole 24 ore. URL consultato il 16 aprile 2014.
  18. ^ Campari si "beve" il rum giamaicano: Opa da 415 milioni $ su Lascelles deMercado - Il Sole 24 ore. URL consultato il 16 aprile 2014.
  19. ^ Campari acquisisce Fratelli Averna S.p.A - La Stampa. URL consultato il 16 aprile 2014.
  20. ^ Gruppo Campari - Presenza internazionale. URL consultato il 16 aprile 2014.
  21. ^ Bilancio Davide Campari Milano S.p.A. al 31 dicembre 12. URL consultato il 16 aprile2014.
  22. ^ Dati Consob al 7 ottobre 2013

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ezio Parma, Enciclopedia Sesto San Giovanni, Sesto San Giovanni, Ezio Parma Editore, 2000. (ISBN non esistente)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]