Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti

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Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti
Dioecesis Cerretana-Thelesina-Sanctae Agathae Gothorum
Chiesa latina
Cattedrale - Cerreto Sannita.JPG
Suffraganea dell' Arcidiocesi di Benevento
Regione ecclesiastica Campania
Mappa della diocesi
Vescovo Domenico Battaglia
Vescovi emeriti Michele De Rosa
Sacerdoti 73 di cui 58 secolari e 15 regolari
1.229 battezzati per sacerdote
Religiosi 16 uomini, 83 donne
Diaconi 2 permanenti
Abitanti 91.820
Battezzati 89.728 (97,7% del totale)
Superficie 583 km² in Italia
Parrocchie 60 (4 vicariati)
Erezione V secolo (Telese)
X secolo (Sant'Agata de' Goti)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Santissima Trinità
Concattedrali Santa Maria Assunta
Santi patroni Madonna delle Grazie
Sant'Alfonso Maria de' Liguori
Sant'Antonio di Padova
Indirizzo Via Vescovile 1, 82032 Cerreto Sannita [Benevento], Italia
Sito web www.diocesicerreto.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Pronao del Duomo di Sant'Agata de' Goti, concattedrale della diocesi
Il seminario di Cerreto Sannita visto da piazza Giovanni Paolo II.
"Madonna della Libera" dell'XI secolo, oggi esposta al Museo civico di arte sacra di Cerreto Sannita
San Palerio di Telese, vescovo di Telese o Cerreto nel IX secolo

La diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti (in latino: Dioecesis Cerretana-Thelesina-Sanctae Agathae Gothorum) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2013 contava 89.728 battezzati su 91.820 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Domenico Battaglia.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende 27 comuni della Campania, di cui:

Confina con la diocesi di Alife-Caiazzo a nord ovest, con l'arcidiocesi di Campobasso-Boiano a nord, l'arcidiocesi di Benevento a est, la diocesi di Caserta a sud ovest, la diocesi di Acerra a sud e la diocesi di Nola a sud est.

Sede vescovile è la cittadina di Cerreto Sannita, dove si trova la cattedrale della Santissima Trinità. A Sant'Agata de' Goti sorge la concattedrale di Santa Maria Assunta. A Telese rimangono invece resti dell'ex cattedrale della Santa Croce. A Guardia Sanframondi sorge la basilica minore di Santa Maria Assunta.

Foranie e parrocchie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie della diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti.

Il territorio si estende su 583 km² ed è suddiviso in 60 parrocchie, raggruppate in quattro foranie: Cerreto Sannita, Telese Terme, Sant'Agata de' Goti e Airola.

Santuari diocesani[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei santuari mariani riconosciuti presenti in diocesi:[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale diocesi nasce nel 1986 dall'unione di due antiche sedi episcopali: Telese, documentata a partire dal V secolo, e che nell'Ottocento assunse il nome di Telese o Cerreto; e Sant'Agata de' Goti, i cui primi vescovi sono attestati nel X secolo.

Telese o Cerreto[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi di Telese fu eretta in epoca antica, ma non si hanno dati storici sicuri sulla sua fondazione, se non la menzione dei primi vescovi telesini nella seconda metà del V secolo: Florenzio, che fu tra i partecipanti al concilio romano indetto da papa Ilario nel 465; e Agnello, che prese parte al concilio lateranense voluto da papa Felice III nel 487. Nel 600 è documentato il vescovo Menna, che partecipò al concilio celebrato a Roma da papa Gregorio I.[2]

Dopo questa data, e per i successivi quattro secoli, non si hanno più notizie della diocesi e dei suoi vescovi; Telese infatti visse una fase di declino, a causa delle guerre tra Greci, Longobardi e Saraceni e forse la successione episcopale fu interrotta. Nella metà del IX secolo la tradizione attribuisce san Palerio, ma su questo vescovo telesino non vi sono dati storici coevi se non tardivi racconti agiografici.

La diocesi di Telese è nuovamente documentata a partire dalla seconda metà del X secolo. Con la bolla Cum certum sit di papa Giovanni XIII del 26 maggio 969, il pontefice eresse Benevento a sede metropolitana e concesse all'arcivescovo Landolfo I la facoltà di consacrare i suoi vescovi suffraganei, tra cui quello di Telese.[3] Tuttavia il primo vescovo conosciuto risale ad un secolo dopo; si tratta di un anonimo che prese parte al concilio provinciale indetto dal metropolita Uldarico nel 1061. Per l'XI e il XII secolo si conoscono pochi nomi di vescovi telesini: Arnaldo, menzionato in due diplomi del 1068 e del 1070 di dubbia fede[4]; Gilberto, che partecipò al concilio provinciale indetto dal metropolita Milone nel 1075; e Pietro, documentato dal 1178 al 1190 e che prese parte al concilio lateranense del 1179.

Nell'XI secolo fu eretta a Telese l'abbazia benedettina del Santissimo Salvatore, che fu un importante «nodo di aggregazione religiosa e di controllo dell'area, e insieme centro d'irradiazione culturale e punto di tappa per viaggiatori e personalità politiche e religiose su uno dei tracciati interni della via Latina».[5] Il monastero è documentato per la prima volta nel 1075, quando l'abate Lebbaldo prese parte al concilio provinciale indetto da Milone. Tra gli abati successivi si devono ricordare Giovanni, discepolo di Anselmo d'Aosta e futuro vescovo di Tusculum, e Alessandro, scrittore ecclesiastico e autore della storia di Ruggero II di Sicilia.[6]

Nel 1139 la città di Telese fu distrutta in una guerra tra Rainulfo di Alife e Ruggero II di Sicilia, ma già a partire dall'anno successivo una nuova Telese fu ricostruita attorno alla cattedrale della Santa Croce. Nei secoli successivi però la città episcopale visse momenti travagliati, che portarono al suo progressivo abbandono, a causa delle forti emissioni di vapori sulfurei seguiti al terremoto del 1349. I vescovi allora dovettero abbandonare la città e si stabilirono in diverse località: Massa Superiore o Rocca de Episcopo[7], Faicchio, Guardia Sanframondi e Cerreto, che divenne residenza stabile dei vescovi a partire dal 1577.[5]

Il vescovo Angelo Massarelli (1557-1566) fu segretario di papa Giulio III e segretario del concilio di Trento durante il papato di Paolo IV. I successori del Massarelli attuarono in diocesi i decreti di riforma del concilio. Nel 1593 il vescovo Cesare Bellocchi istituì a Cerreto il seminario diocesano. Il successore Eugenio Savino indisse nel 1596 la prima visita pastorale e istituì l'archivio diocesano. Il 22 maggio 1612 Giovanni Francesco Leone ottenne dalla Santa Sede la traslazione della cattedrale e del capitolo a Cerreto[8], decisione confermata il 22 settembre 1691.[9]

Cerreto fu distrutta completamente dal terremoto del 1688, ma venne interamente ricostruita «secondo un piano regolatore a scacchiera, con piazze, splendide chiese e palazzi, tra cui il complesso episcopio-cattedrale-seminario».[5] A metà del Settecento «la diocesi raggiunse circa 25.000 abitanti, 24 parrocchie, 108 chiese, 14 comuni, 312 sacerdoti, 190 chierici, 7 cenobi».[5] Nel 1749 il vescovo Filippo Gentile diede al seminario una sede nuova e più ampia.

La vacanza della cattedra vescovile dal 1800 al 1818 fu seguita dall'unione della diocesi di Telese con quella di Alife. Infatti, il 27 giugno 1818 la diocesi di Alife fu soppressa con la bolla De utiliori di papa Pio VII e il suo territorio incorportato in quello della diocesi di Telese. Tuttavia la successiva bolla Adorandi del 14 dicembre 1820 ripristinò la diocesi alifana, che fu unita aeque principaliter a quella di Telese: questa decisione ebbe effetto solo dopo la morte del vescovo di Alife, Emilio Gentile, nell'aprile del 1822.

L'unione provocò un diffuso malcontento, placatosi quando re Ferdinando II di Borbone, in visita a Cerreto Sannita nel 1852, ascoltando le preghiere del clero locale, si adoperò per il ripristino della cattedra vescovile separata, cosa che avvenne il 6 luglio 1852, con la bolla Compertum nobis di papa Pio IX. Con questo documento, la Santa Sede confermò nuovamente il trasferimento della sede vescovile a Cerreto e decise la nuova denominazione della diocesi in diocesi di Telese o Cerreto (dioecesis Thelesina seu Cerretana).[10]

«Nelle vicende che caratterizzarono il trapasso al Regno d'Italia, la diocesi visse momenti drammatici: il vescovo Luigi Sodo, accusato di essere filo-borbonico e amico del famoso brigante locale Cosimo Giordano, fu arrestato, condotto a Napoli e processato. Assolto dall'accusa, tornò in diocesi e la governò fino al 1895, morendo in odore di santità».[5]

Al momento dell'unione con Sant'Agata de' Goti, la diocesi di Telese o Cerreto comprendeva i comuni di Cerreto Sannita, Cusano Mutri, Ponte, Casalduni, Amorosi, Guardia Sanframondi, Puglianello, San Salvatore Telesino, Melizzano, Solopaca, Castelvenere, Faicchio, San Lorenzo Maggiore, San Lorenzello, Pietraroja e Telese Terme; e le frazioni di Auduni, Caselle, Curti e Crisci del comune di Gioia Sannitica.

Sant'Agata de' Goti[modifica | modifica wikitesto]

La prima menzione della diocesi di Sant'Agata risale alla bolla Cum certum sit di papa Giovanni XIII del 26 maggio 969, con la quale il pontefice eresse Benevento a sede metropolitana e concesse all'arcivescovo Landolfo I la facoltà di nominare e consacrare i suoi vescovi suffraganei, tra cui quello di Sant'Agata.[11]

Landolfo esercitò immediatamente questa sua facoltà, nominando l'anno successivo il primo vescovo di Sant'Agata nella persona di Madelfrido. Nella bolla di nomina[12], il metropolita dichiara di restituire a Sant'Agata la sede vescovile che già in passato (ut olim) la città aveva posseduto;[13] nella stessa bolla, Landolfo definisce i confini della diocesi di Sant'Agata, che comprendeva anche il territorio dell'antica Caudium.

Tra i successivi vescovi sono noti: Adelardo, verso l'anno 1000, di cui è rimasto il testo del suo epitaffio; Bernardo, documentato in tre occasioni nel 1059, 1075 e 1101; Enrico, fervido sostenitore di papa Innocenzo II contro l'antipapa Anacleto II; Andrea, menzionato in un diploma del 1152 del monastero di San Lorenzo di Aversa.

Tra XI e XII secolo venne fondato in Sant'Agata il monastero di San Menna, la cui chiesa venne solennemente consacrata da papa Pasquale II il 4 settembre 1110.[14]

Nel 1191 il vescovo Giovanni II, sostenitore di Enrico VI, partecipò all'assedio di Napoli assieme all'imperatore. A metà del XIII secolo un francescano, Pietro, divenne vescovo di Sant'Agata e si deve probabilmente a lui l'introduzione dell'Ordine in diocesi. Nello stesso periodo il vescovo di Sant'Agata de' Goti ebbe il feudo di Bagnoli[15] con il titolo di barone.

I vescovi santagatesi ebbero difficoltà ad introdurre in diocesi i decreti di riforma del concilio di Trento. «Nonostante l'opera di vescovi quali Giovanni Ghevara, Giovanni Beroaldi, Feliciano Ninguarda ed Ettore Diotallevi, attenti e vigili nel cogliere i malesseri che attraversavano la diocesi, l'attuazione della riforma tridentina era destinata a scontrarsi con i limiti della realtà meridionale, fatta di patronati laici, di chiese ricettizie, di poteri baronali, di capitoli cattedrali dai forti privilegi; dovette inoltre confrontarsi con il fenomeno della clericalizzazione di massa, riconducibile essenzialmente ai privilegi e alle franchigie di cui godevano gli ecclesiastici.»[5] Durante l'episcopato di Felice Peretti (1566-1571), futuro papa Sisto V, fu istituito il seminario diocesano.

Pochi furono i sinodi diocesani, con atti dati alle stampe, celebrati dai vescovi santagatesi; fino all'Ottocento si conoscono solo quelli del 1585, del 1587, del 1621, del 1681 e del 1706.[16] Quest'ultimo, indetto da Filippo Albini, rappresentò «una tappa fondamentale nel processo di rinnovamento della diocesi».[5]

Il vescovo più noto di Sant'Agata fu certamente sant'Alfonso Maria de' Liguori, vescovo per tredici anni, dal 1762 al 1775, che attuò una vera e propria riforma della diocesi: impose ai suoi preti l'obbligo della predica e della confessione, richiamandoli ai loro doveri; ricostruì il seminario e ne riscrisse le regole; dette nuove regole per la vita interna dei monasteri femminili della diocesi; «rivoluzionò la distribuzione dei benefici, smembrò alcune chiese e ne trasferì altre stravolgendo tradizionali sistemi di alleanze e, da "vescovo-missionario", volle che nella sua diocesi sorgessero centri di aggregazione sociale quali le varie congregazioni delle zitelle, dei galantuomini, dei preti, dei fanciulli, segni tangibili dell'opera di catechizzazione della Chiesa». [5]

Il 27 giugno 1818, con la bolla De utiliori di papa Pio VII, la diocesi di Sant'Agata de' Goti fu unita aeque principaliter alla diocesi di Acerra, fino a quando non ne fu divisa con la bolla Nihil est di papa Pio IX, del 30 novembre 1854. Con quest'ultimo decreto Sant'Agata de' Goti cedette alla diocesi di Acerra una porzione del suo territorio corrispondente agli attuali comuni di Arienzo, Cervino, San Felice a Cancello e Santa Maria a Vico.[17]

Al momento dell'unione con Cerreto, la diocesi di Sant'Agata de' Goti comprendeva i comuni di Sant'Agata de' Goti, Valle di Maddaloni, Durazzano, Frasso Telesino, Airola, Forchia, Moiano, Bucciano, Arpaia e Dugenta.

Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 marzo 1984 Felice Leonardo, già vescovo di Telese o Cerreto, fu nominato anche vescovo di Sant'Agata de' Goti, unendo così in persona episcopi le due sedi.

Il 30 settembre 1986, in forza del decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, l'unione è divenuta piena e la diocesi ha assunto il nome attuale.

Nel 1996 l'allora cardinale Joseph Ratzinger inaugurò il museo diocesano d'arte sacra con sede a Sant'Agata de' Goti, voluto dal vescovo Mario Paciello.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Telese[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Telese e Alife[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Telese o Cerreto[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Sant'Agata de' Goti[modifica | modifica wikitesto]

  • Madelfrido † (970 - ?)
  • Adelardo † (menzionato nel 1000 circa)[25]
  • Bernardo † (prima del 1059 - dopo il 1101)[26]
  • Enrico † (1108 - 1143)[27]
  • Andrea † (menzionato nel 1152 circa)
  • Giovanni I † (? - 1161 deceduto)
  • Orso † (prima del 1178 - dopo il 1181)[28][29]
  • Anonimo † (menzionato nel 1182)[28]
  • Giovanni II † (menzionato nel 1191)[28][30]
  • Anonimo † (menzionato nel 1215)[28]
  • Anonimo † (menzionato nel 1222)[28]
  • Anonimo † (menzionato nel 1227)[28]
  • Bartolomeo † (menzionato come vescovo eletto prima del 1231)[28]
  • Giovanni III † (prima del 1234 - dopo il 1239)[28][31]
  • Pietro, O.F.M. † (prima del 1253 - dopo il 1255)[28]
  • Nicola del Morrone † (prima del 1266 - dopo il 1274)[28]
  • Eustachio, O.P. † (17 settembre 1282 - circa 1294 deceduto)
    • Giovanni IV[32] † (1294 - 1295 deceduto) (amministratore apostolico)
  • Guido da San Michele, O.F.M. † (14 novembre 1295 - ? deceduto)
  • Francesco † (menzionato nel 1304)
  • Roberto Ferrari † (1318 - 1327 deceduto)
  • Pandolfo † (1327 - 1342 deceduto)
  • Giacomo Martono † (4 febbraio 1344 - 23 marzo 1351 nominato vescovo di Caserta)
  • Nicola I † (23 marzo 1351 - circa 1386 deceduto)
  • Nicola II † (25 agosto 1386 - 1391 nominato vescovo di Vence)
    • Pietro di Saba, O.F.M. † (23 ottobre 1387 - ?) (antivescovo)
  • Antonio di Sarno, O.F.M. † (19 giugno 1391 - 1394 ? deposto)
  • Giacomo Papa † (26 ottobre 1394 - 1399 deceduto)
  • Pietro Gattula † (8 gennaio 1400 - 17 maggio 1423 nominato arcivescovo di Brindisi)
  • Raimondo degli Ugotti, O.S.B.I. † (23 luglio 1423 - 18 dicembre 1430 nominato vescovo di Boiano)
  • Giosuè Mormile † (18 dicembre 1430 - 23 luglio 1436 nominato vescovo di Tropea)
  • Antonio Bretoni † (6 febbraio 1437 - 18 aprile 1440 nominato arcivescovo di Sorrento)
  • Galeotto de la Ratta † (27 aprile 1442 - 1455 deceduto)
  • Amorotto † (12 settembre 1455 - marzo 1468 deceduto)
  • Pietro Antici Mattei † (17 aprile 1469 - 5 giugno 1472 nominato vescovo di Giovinazzo)
  • Marino Morola (o Moroni) † (5 giugno 1472 - 2 febbraio 1487 deceduto)
  • Pietro Paolo Capobianco † (16 febbraio 1487 - 1505 deceduto)
  • Alfonso Carafa † (30 luglio 1505 - 27 agosto 1512 nominato vescovo di Lucera)
  • Giovanni Di Luigi, O.Carm. † (27 agosto 1512 - 1519 ? dimesso)
  • Giovanni De Gennaro (o Guevara) † (19 giugno 1523 - 1556 deceduto)
  • Giovanni Beroaldo † (1º ottobre 1557 - 1565 o 1566 deceduto)
  • Vincenzo Cisoni, O.P. † (6 febbraio 1572 - 17 gennaio 1583 deceduto)
  • Feliciano Ninguarda, O.P. † (31 gennaio 1583 - 17 ottobre 1588 nominato vescovo di Como)
  • Giovanni Evangelista Pelleo, O.F.M.Conv. † (17 ottobre 1588 - 1595 deceduto)
  • Giulio Santuccio, O.F.M.Conv. † (11 dicembre 1595 - 1607 deceduto)
  • Ettore Diotallevi † (4 febbraio 1608 - 16 settembre 1635 nominato vescovo di Fano)
  • Giovanni Agostino Gandolfo † (3 dicembre 1635 - 1653 deceduto)
  • Domenico Campanella, O.Carm. † (12 gennaio 1654 - 1663 deceduto)
  • Biagio Mazzella, O.P. † (26 febbraio 1663 - 1664 deceduto)
  • Giacomo Circi † (21 luglio 1664 - 7 marzo 1699 deceduto)
  • Filippo Albini † (5 ottobre 1699 - 26 ottobre 1722 deceduto)
  • Muzio Gaeta † (20 gennaio 1723 - 19 dicembre 1735 nominato arcivescovo di Bari)
  • Flaminio Danza † (19 dicembre 1735 - 11 febbraio 1762 deceduto)
  • Sant'Alfonso Maria de' Liguori, C.SS.R. † (14 giugno 1762 - 26 giugno 1775 dimesso)
  • Onofrio Rossi † (17 luglio 1775 - 2 novembre 1784 deceduto)
    • Sede vacante (1784-1792)
  • Paolo Pozzuoli † (27 febbraio 1792 - 8 marzo 1799 deceduto)
  • Francesco Paolo Lettieri † (23 marzo 1855 - 24 giugno 1869 deceduto)
  • Domenico Ramaschiello † (22 dicembre 1871 - 22 gennaio 1899 deceduto)
  • Ferdinando Maria Cieri † (22 gennaio 1899 succeduto - 12 novembre 1910 deceduto)
  • Alessio Ascalesi, C.PP.S. † (19 giugno 1911 - 9 dicembre 1915 nominato arcivescovo di Benevento)
  • Giuseppe de Nardis † (12 settembre 1916 - 1º aprile 1953 dimesso)
  • Costantino Caminada † (22 maggio 1953 - 16 gennaio 1960 nominato vescovo ausiliare di Siracusa)
  • Ilario Roatta † (8 marzo 1960 - 2 gennaio 1982 ritirato)
    • Sede vacante (1982-1984)
  • Felice Leonardo † (21 marzo 1984 - 30 settembre 1986 nominato vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti)

Vescovi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti[modifica | modifica wikitesto]

Ordini religiosi presenti in diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 91.820 persone contava 89.728 battezzati, corrispondenti al 97,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
diocesi di Telese o Cerreto
1950 57.479 57.549 99,9 76 70 6 756 10 160 24
1970 54.013 54.137 99,8 58 45 13 931 16 138 26
1980 51.084 51.357 99,5 54 36 18 946 22 83 26
diocesi di Sant'Agata de' Goti
1950 30.000 30.000 100,0 72 51 21 416 30 50 29
1970 38.167 38.208 99,9 57 37 20 669 23 92 34
1980 36.332 36.699 99,0 52 34 18 698 23 66 34
diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti
1990 86.460 87.332 99,0 86 56 30 1.005 37 120 60
1999 90.005 90.915 99,0 76 51 25 1.184 29 110 60
2000 89.921 90.842 99,0 75 57 18 1.198 21 105 60
2001 89.890 90.762 99,0 73 55 18 1.231 21 104 60
2002 90.242 91.041 99,1 72 55 17 1.253 19 102 60
2003 89.785 90.786 98,9 75 59 16 1.197 1 17 103 60
2004 89.570 90.716 98,7 78 63 15 1.148 1 15 101 60
2006 90.109 91.242 98,8 75 59 16 1.201 1 17 90 60
2013 89.728 91.820 97,7 73 58 15 1.229 2 16 83 60

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elenco dal sito web della diocesi.
  2. ^ Controversa è l'attribuzione di questo vescovo alla diocesi di Telese; secondo Kehr, per una errata trascrizione dei manoscritti, Menna, da episcopus Telonensis, ossia di Tolone, è diventato episcopus Telesinus, cioè di Telese (Italia pontificia, IX, p. 117).
  3. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 54-55, nº 15.
  4. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, p. 117.
  5. ^ a b c d e f g h Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  6. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, p. 119.
  7. ^ Una frazione di San Salvatore Telesino.
  8. ^ Informazione fornita dal sito web della diocesi.
  9. ^ Informazione contenuta nella bolla Compertum nobis del 1852.
  10. ^ Denominazione riportata dagli Annuari Pontifici; la bolla riporta in più occasioni l'espressione Thelesina ac Cerretana.
  11. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 54-55, nº 15.
  12. ^ Testo in Ughelli, Italia sacra, VIII, coll. 345-346.
  13. ^ La stessa espressione si trova nella bolla di Giovanni XIII del 969, in riferimento a tutte le diocesi suffraganee di Benevento. Non è chiaro tuttavia il significato di queste espressioni, visto che la maggior parte di quelle diocesi non sono storicamente documentate prima del X secolo.
  14. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, p. 123.
  15. ^ Questa Bagnoli è una frazione di Sant'Agata de' Goti
  16. ^ Silvino da Nadro, Sinodi diocesani italiani, catalogo bibliografico degli atti a stampa (1534-1878), Città del Vaticano 1960, pp. 63, 67-68, 147, 291.
  17. ^ Cenni storici dal sito web della diocesi.
  18. ^ Menna, episcopus Telesinus, prese parte ad un concilio celebrato a Roma il 5 ottobre 600 (Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. II, Roma 2000, pp. 1498-1499). Contemporaneo al vescovo di Telese vi furono altri due vescovi omonimi citati nell'epistolario di Gregorio Magno: un Menna, vescovo di Tolone (episcopus Telonensis), documentato nel 601; e un Menna, menzionato dal 599 al 602 senza indicazione della sede di appartenenza, ma con l'espressione episcopus de dioceseos nostrae (probabilmente un vescovo italiano). Secondo Pietri (op. cit., pp. 1497-1498), quest'ultimo vescovo potrebbe essere identificato con il Menna di Telese, ma non con il vescovo di Tolone, a meno che un amanuense medievale non abbia confuso Telesinus con Telonensis, e allora Menna di Telese sarebbe in realtà un vescovo di Tolone, tesi sostenuta da Paul Kehr (Italia pontificia, IX, p. 117).
  19. ^ a b c Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 117-119.
  20. ^ Di questo vescovo Ughelli (Italia sacra, VIII, col. 368) riporta la trascrizione della lapide sepolcrale, scoperta nell'antica cattedrale di Telese e oggi scomparsa. Non vi sono indicazioni cronologiche che permettono di datare l'epoca dell'episcopato di Tommaso; Rossi (Catalogo de' vescovi di Telese, pp. 65-66) gli assegna arbitrariamente l'anno 1080. Vescovo ignoto a Kehr. Altri due vescovi di nome Tommaso sono documentati nel XIV secolo.
  21. ^ a b c d e f Kamp, Kirche und Monarchie…, vol. I, pp. 291–294.
  22. ^ Rossi (Catalogo de' vescovi di Telese, pp. 71-74) identifica il vescovo Rao, predecessore di Salerno, con il vescovo documentato con la sola iniziale R. dal 1240 al 1243. Ughelli, Gams e Kamp invece tengono distinti i due personaggi, non essendoci motivi plausibili per farne un unico vescovo. Anche Eubel non da per scontato che R. e Rao siano lo stesso vescovo.
  23. ^ Nominato vescovo titolare di Lorium.
  24. ^ Nominato vescovo titolare di Emmaus.
  25. ^ Secondo il suo epitaffio, riportato da Ughelli (Italia sacra, VIII, col. 347), Adelardo fu vescovo per 24 anni, 4 mesi e 15 giorni. Ignoto è il periodo esatto del suo episcopato; Ughelli lo indica attorno all'anno 1000. Vescovo ignoto a Kehr.
  26. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, p. 120.
  27. ^ Secondo Ughelli, Enrico fu vescovo dal 1108 al 1143. Kehr riporta alcuni diplomi che documentano la presenza di questo vescovo dal 1132 al 1135.
  28. ^ a b c d e f g h i j Kamp, Kirche und Monarchie…, vol. I, pp. 286–290.
  29. ^ Ughelli (Italia sacra, VIII, coll. 347-348), e gli autori che da lui dipendono, assegna al vescovo Orso gli anni dal 1161 al 1190.
  30. ^ Ughelli (Italia sacra, VIII, col. 348), e gli autori che da lui dipendono, assegna al vescovo Giovanni II gli anni dal 1190 al 1213.
  31. ^ Ughelli (Italia sacra, VIII, col. 348), e gli autori che da lui dipendono, distingue due vescovi Giovanni, Giovanni III al 1213 e Giovanni IV al 1236.
  32. ^ Cardinale titolare di San Vitale (Eubel, Hierarchia catholica, I, p. 75).

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Telese o Cerreto[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Sant'Agata de' Goti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Mazzacane, Memorie storiche di Cerreto Sannita, Liguori Editore, 1990.
  • Renato Pescitelli, La Chiesa Cattedrale, il Seminario e l'Episcopio in Cerreto Sannita, Laurenziana, 1989.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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