Giancarlo De Carlo

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« La verità è che nell'ordine c'è la noia frustrante dell'imposizione, mentre nel disordine c'è la fantasia esaltante della partecipazione »
(L'architettura della partecipazione, 1973)
Premio Wolf Premio Wolf per le arti 1988

Giancarlo De Carlo (Genova, 12 dicembre 1919Milano, 4 giugno 2005) è stato un architetto italiano.

È stato tra i primi a sperimentare ed applicare in architettura la partecipazione da parte degli utenti nelle fasi di progettazione. È conosciuto internazionalmente per essere uno tra i fondatori del movimento Team X che operò la prima vera rottura con il Movimento Moderno e le tesi funzionaliste di le Corbusier.

Per la sua capacità di instaurare sempre delle relazioni forti tra teoria e pratica non convenzionali si è imposto come uno tra i pensatori più acuti dell'architettura italiana. È padre dello scrittore Andrea De Carlo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Genova poco dopo la fine della prima guerra mondiale da padre siciliano e madre piemontese, visse tra la sua città natale, Livorno e Tunisi sino all'età di vent'anni. Nel 1939 si iscrive al Politecnico di Milano dove si laurea in ingegneria nel 1943. Durante la seconda guerra mondiale è arruolato come ufficiale di Marina. In seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943 entra in clandestinità prendendo parte alla Resistenza con il Movimento di Unità Proletaria in cui partecipano anche altri architetti milanesi come Franco Albini e Irenio Diotallevi. Successivamente organizza a Milano un gruppo partigiano di ispirazione anarchico-libertaria (le Brigate Matteotti) insieme a Giuseppe Pagano.

Alla fine della guerra pubblica a Milano Le Corbusier. Antologia critica degli scritti e comincia a frequentare il movimento anarchico partecipando ai primi convegni italiani a Carrara. La sua sarà sempre un'adesione critica al pensiero libertario vicino alle tesi di Kropotkin ed è in questo periodo che comincia la sua collaborazione alla rivista anarchica "Volontà" in cui cerca di lanciare nuove idee sociali per la ricostruzione e l'incessante bisogno di alloggi popolari. Collabora in maniera saltuaria alle riviste di architettura Domus e Casabella e pubblica una monografia critica su William Morris.

Nel 1948 riprende gli studi all'Istituto Universitario d'Architettura di Venezia dove si laurea nel 1949. Due anni prima prende parte all'VIII Triennale di Milano con tre progetti mai realizzati per il quartiere QT8. Nel 1950 apre un proprio studio a Milano. Nel 1951 organizza per la IX Triennale di Milano una mostra sull'architettura spontanea e tre anni dopo nell'edizione successiva presenta tre cortometraggi scritti con Elio Vittorini in cui in pieno stile dell'epoca, denuncia le derive possibili di una metropoli moderna gestita da burocrati e tecnici in cui l'interesse per l'uomo non è prioritario, e esorta lo spettatore ad agire in prima persona. Nel 1952 nasce il figlio Andrea.

Nel 1955 ottiene una cattedra in urbanistica allo IUAV che manterrà fino al 1983 venendo a contatto e spesso scontrandosi con i maggiori nomi dell'architettura e urbanistica italiana come Giuseppe Samonà, Carlo Scarpa, Bruno Zevi e Paolo Portoghesi. Tra il 1952 ed il 1960 fa parte della nuova generazione invitata a partecipare al CIAM. Egli prende parte ai prestigiosi congressi grazie alla presentazione fatta da Ernesto Nathan Rogers il quale nello stesso periodo lo inserisce anche nel comitato di redazione di "Casabella-Continuità", ruolo che abbandonerà nel 1956 in seguito ad aspri contrasti con lo stesso Rogers. Nello stesso periodo fa parte del Movimento di Studi per l'Architettura (MSA) che raggruppa vari giovani architetti milanesi in linea con i principi del Movimento Moderno e in aperto contrasto con l'esperienza romana dell'Associazione per l'Architettura Organica (APAO) di Bruno Zevi che si rifà invece alle idee innovative di Frank Lloyd Wright.

Nel 1956 quale membro italiano dei CIAM presenta un suo progetto di un complesso di case popolari a Matera in cui tutti i principi di le Corbusier vengono ignorati a discapito di un'attenzione specifica nei confronti del contesto geografico, sociale e climatico della regione. È chiaramente una forte rottura con la vecchia generazione di architetti e del mito di un modello di architettura internazionale unico (International Style). Nel congresso del 1956 è segnata così la fine dei CIAM e l'inizio del Team X che raggruppa tutta la nuova generazione invitata a partecipare all'ultimo congresso (il decimo per l'appunto) e che pretende un nuovo tipo di architettura, che si adatti meglio alle condizioni sociali e ambientali locali e in cui l'uomo non sia ridotto ad una figura astratta o un insieme di misure standard.

Nel 1964 è incaricato del primo Piano Regolatore Generale della città di Urbino. Dal 1965 è incaricato di progettare il campus e le strutture della nuova Università di Urbino. Nel progetto il campus si fonde con il paesaggio, inserendosi fisicamente nelle colline. È quello del campus universitario di Urbino un progetto che lo vedrà impegnato molti anni della sua vita, e che gli darà il suo primo vero riconoscimento internazionale. Negli anni seguenti sviluppa il progetto della casa del filosofo Livio Sichirollo e del quartiere "La Pineta".

Nel 1968 durante la rivolta studentesca cerca un dialogo costruttivo con i propri studenti e pubblica una serie di testi e saggi in cui teorizza una gestione dell'architettura più democratica e aperta e mette in discussione l'insegnamento tradizionale: "La piramide rovesciata", "Ordine, Istituzione, Educazione, Disordine", "Il pubblico dell'architettura" e "Un'architettura della partecipazione".

Dal 1970 insieme a Fausto Colombo e Valeria Fossati Bellani e agli operai e le loro famiglie costruisce le case per lavoratori Matteotti a Terni. Si tratta del primo esempio realizzato di architettura partecipata in Italia che si rivela un successo e che poi ripeterà con risultati e procedure diverse nel 1972 per il Piano Regolatore di Rimini e nel 1979 per il recupero dell'isola di Mazzorbo a Venezia.

Dal 1976 fonda l'ILAUD (o I.L.A. & U.D., International Laboratory of Architecture & Urban Design), un laboratorio internazionale di architettura e disegno urbano, basato sui principi del Team X, che per 27 anni si svolge ogni estate in Italia (negli anni si è svolto a Venezia, Siena, Urbino, ecc.) allo scopo di svolgere un'attività di ricerca continua attraverso il confronto teorico e progettuale tra le nuove generazioni delle più prestigiose scuole di architettura europee e americane.

Nel 1978 fonda e dirige la rivista "Spazio e società" attraverso la quale per più di vent'anni manterrà attiva la rete di relazione creatasi col Team X e garantendo una voce alternativa e indipendente nel panorama architettonico europeo.

A Siena fu incaricato del progetto del nuovo quartiere periferico di San Miniato che, ad esecuzione quasi completata da parte del comune di Siena, egli criticò per la sua attuazione pratica e dal quale si dissociò in seguito.

Più volte invitato nelle università di tutto il mondo per conferenze e incontri, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Nel 2004 il Centre Pompidou di Parigi gli dedica una mostra monografica e a Roma tre giorni prima della sua morte, il 1º giugno 2005, è inaugurata una grande mostra retrospettiva in cui lo stesso De Carlo ha curato l'allestimento e la scelta non cronologica dell'esposizione.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Giancarlo De Carlo è sempre stata una personalità scomoda nell'ambito dell'architettura italiana e non è mai sceso a compromessi che potevano intaccare la coerenza delle proprie idee. Per questo motivo ha dovuto rinunciare alla realizzazione di molti progetti, come per esempio il piano regolatore di Rimini. Come mina vagante è sempre sfuggito ad una classificazione univoca del proprio lavoro, accomunato ai brutalisti in un primo momento ha sempre rifiutato questo termine e durante tutte le fasi storiche dell'architettura italiana non ha mai preso parte ad una qualsiasi corrente di moda preferendo eclissarsi e lavorare di meno (come durante la moda post-modernista degli anni ottanta o le correnti High-Tech e decostruttiviste seguenti).

In particolar modo durante tutti gli anni ottanta e novanta, grazie alla rivista da lui fondata "Spazio e società" e attraverso l'ILAUD riuscì a costituire un gruppo di riflessione e ricerca totalmente indipendente e controcorrente rispetto alle tendenze architettoniche del momento. In questo modo si pose come un riferimento internazionale importante per molte persone venute da molteplici discipline.

Ha avuto un'impronta personale, di approccio all'architettura che può essere considerata una costante della cultura architettonica italiana, fatta di prese di posizione particolari e non di vere e proprie scuole di pensiero. Nonostante tutto egli si inserisce in alcune correnti, di superamento e critica del razionalismo italiano che si sono sviluppate a partire dagli anni sessanta in poi.

Nonostante abbia passato quasi tutta la sua vita a Milano, non ha mai costruito niente in questa città. A causa delle sue posizioni intransigenti non ha mai trovato un appoggio solido nell'amministrazione milanese e anche la sua morte è passata quasi inosservata.

Oltre ad essere uno dei primi architetti in Europa a teorizzare e praticare la partecipazione degli utenti nelle fasi di progettazione, in particolare per i progetti di Terni, Rimini e Mazzorbo, De Carlo sosteneva che il progetto andava cercato sempre "per tentativi" non limitandosi a rinchiudersi in una soluzione rigida.

Fu duramente attaccato da Vittorio Sgarbi, il quale lo accusava di aver rovinato l'armonia e la bellezza del centro storico di Urbino. De Carlo considerava invece che la sua attività avesse impedito una museificazione dell'ambiente costruito della cittadina ed una distruzione sociale della stessa.

Nel 1995 a seguito di una sua partecipazione al progetto di recupero del centro storico di Palermo, progetto mai finalizzato a causa di intoppi burocratici e politici, pubblica il libro il Progetto Kalhesa sotto lo pseudonimo di Ismé Gimdalcha dove racconta in chiave fantastica e ironica le vicissitudini del progetto.

Progetti[modifica | modifica wikitesto]

I progetti
Ingresso principale della Facoltà di Legge (Urbino)
Facoltà di Magistero (Urbino)
particolare di Palazzo Battiferri (Urbino)
i Collegi Univesitari (Urbino)
L'Istituto Statale d'Arte Scuola del Libro (Urbino)
  • 1950-1951, Edificio INA-Casa a Sesto San Giovanni.
  • 1951-1953, Quartiere INA-Casa a Baveno.
  • 1952-1960, Sede centrale dell'Università di Urbino.
  • 1956-1957, Residenze e negozi a Matera.
  • 1958-1964, Piano Regolatore Generale di Urbino.
  • 1961-1965, Piano Intercomunale Milanese (collaboratori Alessandro Tutino e Silvano Tintori).
  • 1961-1963, Colonia estiva a Riccione.
  • 1962-1965, Collegio del Colle, Urbino.
  • 1963, Recupero del palazzo degli Anziani a Urbino.
  • 1966-1968, Facoltà di Legge, Urbino.
  • 1967-1969, Quartiere la Pineta, Urbino.
  • 1967-1969, Ospedale di Mirano, provincia di Venezia
  • 1968, Ca'Romanino (Casa Sichirollo), Urbino.
  • 1968-1976, Facoltà di Magistero, Urbino.
  • 1969, Padiglione Italiano, Osaka, Giappone.
  • 1969-1972, Operazione Mercatale, Urbino.
  • 1970-1975, Nuovo Villaggio Matteotti a Terni.
  • 1970-1972, Piano Particolareggiato per il centro di Rimini e borgo San Giuliano.
  • 1971-1975, Restauro della rampa di Francesco di Giorgio, Urbino.
  • 1973-1983, Collegi universitari a Urbino.
  • 1975[senza fonte], Facoltà di ingegneria dell'Università di Pavia.
  • 1977-1982, Ristrutturazione del Teatro Sanzio, Urbino.
  • 1977-1979, Scuole elementari e media a Buia e Osoppo, Udine.
  • 1979, Programma di recupero del centro storico di Palermo.
  • 1979-1985, Residenze a Mazzorbo, Venezia.
  • 1980-1981, Recupero Cascina San Lazzaro, Pavia.
  • 1980-1981, Concorso per il Piazzale delle Pace, Parma.
  • 1981-1983, Recupero dell'area Prè a Genova.
  • 1983, Nuova sede per l'Istituto Statale d'Arte Scuola del Libro, Urbino
  • 1982-2001, Facoltà di Medicina e Biologia di Siena.
  • 1983-1987, Restauro del magazzino Darsena di Cervia
  • 1986-2005, Istituto tecnico commerciale Carlo Cattaneo a San Miniato, Pisa.
  • 1986-1999, Recupero Palazzo Battiferri, Urbino.
  • 1986-2004, Recupero del complesso dei Benedettini a Catania.
  • 1989-2005, Palestra a Mazzorbo, Venezia.
  • 1989-1994, Nuovo Piano Regolatore Generale di Urbino.
  • 1992-2005, Nuovo Palazzo di Giustizia, Pesaro.
  • 1993-1999, Recupero del Borgo di Colletta di Castelbianco, Savona.
  • 1994-2000, Porte di ingresso alla Repubblica di San Marino.
  • 1995-2002, Nuovo Blue Moon al Lido di Venezia.
  • 1996, Progetto di imbarcadero, Salonicco, Grecia.
  • 1997-2001, Recupero del Castello di Montefiore a Recanati.
  • 1997-1998, Polo universitario in via Roccaromana, Catania.
  • 1998-2002, Palazzo degli Anziani ad Ancona.
  • 2000-2001, Progetto per Ponte Parodi, Genova. (Concorso internazionale)
  • 2003, Progetto per i Giardini di Porta Nuova a Milano. (Concorso internazionale)
  • 2003-2006, Residenze a Wadi Abou Jmeel, Beirut, Libano.
  • 2003-2005, Nuovo polo per l'infanzia a Ravenna.

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

Giancarlo De Carlo fu pubblicista estremamente attivo e prolifico. I suoi scritti sono innumerevoli e, oltre ai libri, scrisse in molte riviste di architettura, tra cui si ricorda Casabella, Domus e Spazio e società - di cui fu il fondatore e principale motore. Scrisse, inoltre, su quotidiani, settimanali, e bollettini universitari. Di seguito si presenta una selezione dei maggiori libri.

  • Le Corbusier, antologia critica degli scritti, Milano, Rosa e Ballo, 1945.
  • William Morris, Milano, Il Balcone, 1947.
  • Questioni di architettura e urbanistica, Urbino, Argalia, 1964.
  • La pianificazione territoriale e urbanistica nell'area milanese, Padova, Marsilio, 1966.
  • Urbino. La storia di una città e il piano della sua evoluzione urbanistica, Padova, Marsilio,1966.
  • Pianificazione e disegno delle università, Venezia, Edizioni Universitarie Italiane, 1968.
  • La piramide rovesciata, De Donato (Collana: Dissensi 8), Bari, Donato, 1968.
  • L'architettura della partecipazione, Milano, Saggiatore, 1973.
  • Gli spiriti dell'architettura, Roma, Editori Riuniti, 1992.
  • Nelle città del mondo, Venezia, Marsilio, 1995.
  • Io e la Sicilia, Catania, Maimone, 1999.
  • Viaggi in Grecia, a cura di A. De Carlo, Macerata, Quodlibet (Collana: Quodlibet Abitare 2), 2010
  • L'architettura della partecipazione, a cura di S. Marini, Macerata, Quodlibet (Collana: Quodlibet Abitare 9), 2013

inoltre con lo pseudonimo Ismé Gimdalcha:

  • Il progetto Kalhesa, Venezia, Marsilio, 1995.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • È chiamato come "visiting professor" presso l'Università di Yale, Massachussetts Institute of Technology (MIT), University of California e Cornell University
  • Membro onorario del "American Institute of Architects", 1975.
  • Membro onorario del "Royal Institute of British Architects" (RIBA), 1981.
  • Premio Wolf, 1988.
  • Cittadino Onorario di Urbino, 1989.
  • "Royal Gold Medal 1993" del RIBA, prestigioso riconoscimento assegnato con la motivazione: non costruisce monumenti, ma comunità.
  • Riceve le chiavi della città di Venezia, 1999.
  • medaglia Fritz Schumacher nel 1990.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. Brunetti - F. Gesi, Giancarlo De Carlo, Alinea, Firenze 1981.
  • L. Rossi, Giancarlo De Carlo. Architetture, Arnaldo Mondadori Editore, Milano 1988.
  • B. Zucchi, Giancarlo De Carlo, Butterworth-Heinemann, Oxford 1992.[Inglese]
  • M. Perin (a cura di), Giancarlo De Carlo: un progetto guida per realizzare l'utopia, in Urbanisti Italiani, Laterza, Roma-Bari, 1992.
  • A. Mioni e E.C. Occhialini (a cura di) Giancarlo De Carlo. Immagini e frammenti, Electa, Milano, 1995.
  • F. Buncuga, Conversazioni con Giancarlo De Carlo. Architettura e libertà, 2 ed., 224 p., ill., Eleuthera Editore, 2000 (ISBN 88-85060-46-3).
  • A. Romano, Giancarlo De Carlo. Lo spazio, realtà del vivere insieme, 93 p., Testo & Immagine Editore, Collana: Universale di architettura, 2001.
  • J. McKean, "Layered Places: Giancarlo De Carlo", Stuttgart/London: Edition Axel Menges (ISBN 3-932565-12-6) [Inglese]
  • J. McKean, "Giancarlo De Carlo: Des Lieux, Des Hommes", Paris: Centre Pompidou (ISBN 2844262406) {Francese]
  • F. Samassa (a cura di), Giancarlo De Carlo - Percorsi, Il Poligrafo, Padova 2004.
  • F. Samassa (a cura di), Giancarlo De Carlo - Inventario analitico dell'archivio, Il Poligrafo, Padova 2004.
  • M. Guccione, A. Vittorini (a cura di) Giancarlo De Carlo. Le ragioni dell'architettura, Electa OperaDARC, Milano 2005.
  • J. McKean, “Giancarlo De Carlo et l’experience politique de la participation” in La Modernite Critique, autour du CIAM 9, d’Aix-en-Provence – 1953, ed. Bonillo, Massu, Pinson, Marseille: editions Imberton, 2006 [Francese]
  • F.Tomasetti, "Cambiare Rimini. De Carlo e il Piano del Nuovo Centro (1965 - 1975)", Maggioli, Santarcangelo di Romagna, 2012.
  • I. Delsante, "Giancarlo De Carlo and the Faculty of Engineering of Pavia", Maggioli, Santarcangelo di Romagna, 2012.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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