Cent'anni di solitudine

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Cent'anni di solitudine
Titolo originale Cien años de soledad
Autore Gabriel García Márquez
1ª ed. originale 1967
Genere romanzo
Lingua originale spagnolo

Cent'anni di solitudine (titolo spagnolo Cien años de soledad) è un romanzo del 1967 del Premio Nobel colombiano Gabriel García Márquez e una delle opere più significative della letteratura del Novecento.

Narra le vicende delle varie generazioni della famiglia Buendía, il cui capostipite, José Arcadio Buendía, fonda la città di Macondo. La storia, non lineare, è narrata attraverso diverse cornici temporali, tecnica ispirata dallo scrittore argentino Jorge Luis Borges (come ne Il giardino dei sentieri che si biforcano). Il libro, ampiamente apprezzato, considerato da molti l'opera maggiore dell'autore, è stato pubblicato inizialmente in spagnolo nel 1967, successivamente è stato tradotto in trentasette lingue e ha venduto più di 20 milioni di copie.[1][2]

Il realismo magico e la materia tematica di Cent'anni di solitudine lo rese un importante e rappresentativo romanzo del boom latinoamericano degli anni Sessanta e Settanta,[3] influenzato stilisticamente dal Modernismo (europeo e nordamericano) e dal movimento letterario legato alla rivista cubana Vanguardia.

Durante il IV Congresso internazionale della Lingua Spagnola, tenutosi a Cartagena nel marzo del 2007, è stato votato come seconda opera in lingua spagnola più importante mai scritta (preceduto solo da Don Chisciotte della Mancia).

Biografia e pubblicazione[modifica | modifica sorgente]

Lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez fu uno dei quattro romanzieri latinoamericani coinvolti per primi nel boom letterario latinoamericano degli anni Sessanta e Settanta; gli altri tre autori erano il peruviano Mario Vargas Llosa, l'argentino Julio Cortázar e il messicano Carlos Fuentes. Cent'anni di solitudine procurò a García Márquez fama internazionale di romanziere del movimento magico-realista della letteratura latinoamericana.[4]

Come una metaforica e critica interpretazione della storia colombiana, dalla fondazione allo Stato contemporaneo, Cent'anni di solitudine riporta diversi miti e leggende locali attraverso la storia della famiglia Buendía[5], che per il loro spirito avventuroso si collocano entro le cause decisive degli eventi storici della Colombia — come le polemiche del XIX secolo a favore e contro la riforma politica liberale di uno stile di vita coloniale; l'arrivo della ferrovia in una regione montuosa; la Guerra dei mille giorni (Guerra de los Mil Días, 1899–1902); l'egemonia economica della United Fruit Company ("Compagnia bananiera" nel libro); il cinema; l'automobile; e il massacro militare dei lavoratori in sciopero come politica di relazioni fra governo e manodopera.[6]

Gabriel García Márquez nel 1984

Trama[modifica | modifica sorgente]

Cent'anni di solitudine è la storia delle sette generazioni della famiglia Buendía nell'immaginaria cittadina di Macondo, nella Colombia caraibica. Lo stile di questo romanzo, definito in seguito "realismo magico", racconta un microcosmo arcano e segregato in cui la linea di demarcazione fra vivi e morti non è così nitida e ai vivi è dato il dono tragico della chiaroveggenza, il tutto sullo sfondo di un drammatico messaggio di isolamento e arretratezza.

Il romanzo è diviso in capitoli separati da un’interruzione di pagina, che non sono tuttavia numerati né intitolati.

La prima generazione[modifica | modifica sorgente]

I Buendía della prima generazione sono protagonisti dei capitoli da 1 a 3.

Il capostipite e fondatore di Macondo, José Arcadio Buendía, e sua moglie (e cugina di primo grado) Ursula Iguarán lasciano la città in cui vivono dopo che lui ha ucciso un uomo che lo prendeva in giro per questioni sessuali. Insieme a 21 amici e con le loro famiglie, vagano nella selva e nelle paludi per 14 mesi nel tentativo di raggiungere la costa atlantica. Una notte José Arcadio sogna una città fatta di specchi e ode pronunciare il nome "Macondo", così decide di fermarsi lungo il fiume dove è accampato.

Nasce così Macondo, città di 300 anime; il primo nato nel nuovo villaggio è suo figlio secondogenito Aureliano. Circondata da acque e paludi, il villaggio viene trovato per caso in mezzo al nulla dalla tribù dello zingaro Melquíades, per lungo tempo l'unico contatto con il mondo esterno. Melquíades porta a Macondo il fascino dell'alchimia (José Arcadio sacrificherà alla formula per produrre l'oro, malgrado lo zingaro l'abbia messo in guardia, il piccolo tesoro della moglie) e la consapevolezza che il villaggio nella giungla è rimasto indietro rispetto al progresso.

Dopo la morte di Melquíades, la tribù zingara che lo sostituisce porta soltanto fenomeni da baraccone, come la macchina per produrre il ghiaccio che rimane impressa nella fantasia del bambino Aureliano e che fornisce lo spunto per il memorabile e famoso incipit del romanzo, la prima delle molte prolessi della narrazione:

« Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.[7] »

Divenuto adolescente, il primogenito dei Buendía, che porta lo stesso nome del padre, José Arcadio, ha una relazione segreta con Pilar Ternera, una giovane donna “sedotta e abbandonata” che lavora in casa Buendía. Ma un giorno ha un colpo di fulmine per una ragazzina zingara, e fugge insieme alla tribù girovaga. Partita al suo inseguimento, la madre Ursula (che ha appena dato alla luce una terza figlia, Amaranta) scompare per mesi, e al suo ritorno rivela che a solo due giorni di distanza sorge un'altra cittadina lungo la strada del servizio postale. Macondo non è più isolata.

Il paese si ingrandisce con nuovi immigrati. Pilar Ternera dà alla luce il figlio di José Arcadio, che per distinguerlo dal padre e dal nonno viene chiamato Arcadio. Un giorno arriva a casa Buendía una piccola orfana, inviata da lontani parenti che nessuno ricorda: si chiama Rebeca e viene allevata insieme a Arcadio, ma la bambina porta con sé il contagio della malattia dell'insonnia. Oltre a impedire di dormire, il morbo provoca una progressiva e grave perdita di memoria, al punto che gli abitanti di Macondo devono scrivere bigliettini con il nome delle cose su ogni oggetto di uso comune e compilare una lista di incombenze quotidiane per sopravvivere. A salvare il villaggio è lo zingaro Melquíades, ritornato dalla morte con una pozione medicinale.

Macondo adesso è collegata con il resto del paese; un giorno giunge una bizzarra compagnia, un'anziana molto grassa che si fa mantenere dalla nipotina, costretta a coricarsi con decine di uomini al giorno.[8] Aureliano Buendía, ormai ventenne, si intrattiene con la ragazzina senza approfittarne.

Dopo il collegamento con la civiltà, tuttavia, Macondo viene raggiunta anche dall'autorità, nella persona del correggitore don Apolinar Moscote, che però viene cacciato da José Arcadio quando pretende di decidere persino il colore di casa Buendía, ampliata e ristrutturata per la famiglia allargata. Don Aurelio ritorna con famiglia e soldati per insediarsi a Macondo, e stabilisce una tregua con i Buendía; ma il giovane Aureliano, che accompagna il padre, si innamora perdutamente di una delle figlie di don Aurelio, Remedios, di soli nove anni.

La seconda e la terza generazione[modifica | modifica sorgente]

Dal capitolo 4 al capitolo 9

Aureliano Buendía perde il sonno per Remedios Moscote. Durante le sue smanie, una notte si infila in camera di Pilar Ternera e perde la verginità con lei, poi chiede ai genitori di sposarsi con la figlia del correggitore. Passato lo sgomento di entrambe le famiglie, dal momento che Remedios è ancora impubere, le nozze vengono rimandate.

Anche Rebeca e Amaranta raggiungono l’età dell’amore, e entrambe si invaghiscono dell’italiano Pietro Crespi, venuto a casa Buendía per insegnare a suonare sulla pianola acquistata da Ursula le danze moderne per le ragazze. A essere corrisposta è Rebeca, con gran risentimento della sorellastra, la quale giura che i due non si sposeranno mai. Le nozze di Rebeca e quelle di Aureliano vengono fissate nello stesso giorno, ma una falsa lettera sulla morte della madre allontana Pietro Crespi.

Remedios si trasferisce a casa dei suoceri, è lei a prendersi cura di José Arcadio quando il vecchio impazzisce e occorre legarlo a un albero. Amaranta gelosa continua a augurarsi qualcosa di tremendo che impedisca le nozze di Rebeca, nutre anche il proposito di avvelenarla il giorno prima del matrimonio; purtroppo non è necessario perché Remedios muore a causa di una gravidanza gemellare. Aureliano ne esce distrutto, ma improvvisamente torna a casa suo fratello José Arcadio, enorme e con il corpo tutto tatuato, dopo aver girato il mondo intero. Sopravvive grazie a prestazioni sessuali da superdotato finché Rebeca si invaghisce di lui e si intrufola nella sua stanza nottetempo. Poco dopo i due si sposano (il prete rivela che non sono fratelli) malgrado la contrarietà di Ursula, e si trasferiscono a vivere in un’altra casa. Rassegnato, Pietro Crespi comincia a frequentare Amaranta e le chiede di sposarlo, dovrebbe essere il coronamento dell’attesa della giovane, ma lei prende tempo.

Intanto la situazione politica evolve verso il dramma. Dopo la morte della giovanissima moglie, Aureliano ha continuato a frequentare la casa del suocero che ha fiducia in lui; così assiste ai brogli elettorali quando le schede dei voti liberali vengono sostituite con voti conservatori. La sollevazione armata è già iniziata altrove; è Aureliano, dopo qualche tentennamento, a mettersi a capo dell’insurrezione a Macondo: i soldati del correggitore vengono disarmati, a don Moscote non viene torto un capello, ma 21 giovani si danno alla macchia insieme all’autonominato colonnello Aureliano Buendía, lo stesso numero di uomini che erano giunti insieme a suo padre attraverso le paludi per fondare Macondo sulla riva del fiume.

È l’inizio del lungo periodo di guerre civili.

Le guerre civili

La lunga parentesi delle guerre civili comprende i capitoli da 6 a 9, e si apre con una sorta di secondo incipit tra i passaggi più noti dell’autore colombiano:

« Il colonnello Aureliano Buendía promosse trentadue sollevazioni armate e le perse tutte. Ebbe diciassette figli maschi da diciassette donne diverse, che furono sterminati uno dopo l’altro in una sola notte, prima che il maggiore compisse trentacinque anni. Sfuggì a quattordici attentati, a settantatré imboscate e a un plotone di esecuzione, Sopravvisse a una dose di stricnina nel caffè che sarebbe bastata a ammazzare un cavallo. Respinse l’Ordine del Merito che gli conferì il presidente della repubblica. Giunse a essere comandante generale delle forze rivoluzionarie, con giurisdizione e comando da una frontiera all’altra, e fu l’uomo più temuto dal governo, ma non permise mai che lo fotografassero. »
([9])

Aureliano lascia luogotenenza di Macondo a Arcadio, che ne approfitta per atteggiarsi a tiranno. Abolisce la messa domenicale e governa per decreti, ma quando decide di fucilare don Apolinar Moscote, sua nonna interviene a ridimensionare la sua autorità. L’ex correggitore è salvo, il prete può tornare a celebrare, ma Arcadio si costruisce una casa nuova con soldi pubblici, anche grazie alla complicità di suo padre José Arcadio.

Amaranta rivela a Pietro Crespi che non ha nessuna intenzione di sposarlo, il giovane italiano è così disperatamente preso da lei, dopo la delusione ricevuta da Rebeca, che si toglie la vita. Amaranta è distrutta dal rimorso, ma la vicenda politica prende il sopravvento. La guerra va male per i liberali, l'esercito governativo prende d'assalto Macondo; dopo una strenua resistenza, Arcadio viene catturato e fucilato, lasciando la moglie con la figlia Remedios e in attesa di due gemelli. I liberali si arrendono, il colonnello Buendía cade prigioniero, il suo ultimo desiderio è che la sentenza di morte venga eseguita nella sua città. Al suo arrivo in ceppi la madre stenta a riconoscerlo: si è indurito e inaridito. L'ostilità degli abitanti tuttavia è così tangibile che i militari devono estrarre a sorte i nomi del plotone d'esecuzione, e al momento della fucilazione il capitano Carnicero libera il prigioniero e fugge con lui insieme ai suoi uomini.

I liberali trattano con il governo la pace e l'ingresso in parlamento, ma il colonnello Aureliano Buendía li sconfessa e promuove una serie di sollevazioni fino a proclamare la guerra totale. A Macondo arriva un sindaco militare, il colonnello Moncada, che tratta con umanità e rispetto i cittadini; questo non impedisce a Aureliano, il cui esercito vittorioso torna in città, di rispettare il pronunciamento del tribunale militare che lo condanna a morte. Il lutto perseguita la famiglia Buendía: il capostipite José Arcadio muore di vecchiaia e demenza, suo figlio José Arcadio viene misteriosamente assassinato; Aureliano José, figlio del colonnello e di Pilar Ternera, muore fucilato. Tuttavia, una dopo l'altra 17 donne portano bambini di diverse età a Macondo per farli riconoscere come figli del colonnello Buendía, il quale durante la guerra non si è mai sottratto all'usanza di ricevere nella tenda fanciulle che le stesse madri gli portavano per “migliorare la razza”.

La guerra va di nuovo male per i liberali. Il colonnello Buendía è sempre più solo e esacerbato. Arriva persino a lasciare che il suo amico d'infanzia Gerineldo Márquez venga condannato a morte dal tribunale militare per insubordinazione, perché si oppone alle manovre dei politicanti di partito che rinunciano agli ideali liberali. Prima dell'esecuzione della sentenza tuttavia il colonnello ha una crisi di coscienza, libera l'amico e fuggono insieme con l'intento di porre termine alla guerra. Da questo momento il carattere del colonnello peggiora ulteriormente, le ostilità rincrudiscono con l'intento di costringere il governo e il partito liberale a negoziare. L'armistizio che pone fine alle guerre civili viene infine firmato a Neerlandia, vicino a Macondo. Aureliano Buendía sigla la resa,[10] quindi si spara un colpo al cuore che tuttavia non lede alcun organo vitale.

La quarta e la quinta generazione[modifica | modifica sorgente]

Dal capitolo 10 al capitolo 17

Mentre il colonnello Buendía si ritira a vita privata nella casa di Macondo, dedicandosi alla produzione artigianale di pesciolini d'oro, i tre figli di Arcadio e Santa Sofia de la Piedad si affacciano all'adolescenza: la bellezza della primogenita, Remedios, è tale da far perdere la ragione a più di un uomo, malgrado in casa venga considerata minorata a causa della sua ingenuità nei rapporti interpersonali. I suoi fratelli minori, i gemelli José Arcadio Secondo e Aureliano Secondo, nati dopo la morte del padre, probabilmente hanno giocato allo scambio di identità, dal momento che il primo ha ereditato il fisico e il carattere degli Aureliano, e il secondo somiglia invece agli Arcadio.

“Remedios la bella non era un essere di questo mondo”:[11] della sua fiabesca bellezza che ha già portato alla morte o alla pazzia più giovani si mormora parecchio a Macondo, finché nonna Ursula, ormai centenaria, acconsente che la giovane diventi Reginetta dello sfrenato Carnevale organizzato in città, dove il benessere continua a aumentare. La fama della festa è tale da attirare in città un'altra giovane di favolosa bellezza, Fernanda del Carpio; di lei si invaghisce perdutamente Aureliano Secondo, che riesce a sposarla dopo averla inseguita fino nella sua tetra e remota città sull'altopiano.[12]

Giunta a Macondo, Fernanda cambia poco per volta le abitudini di casa Buendía, introducendo l'osservanza di prescrizioni religiose nei ritmi di vita e anche nell'intimità coniugale: in questa si raggiunge un equilibrio quando il marito riesce a convincerla che la straordinaria fertilità degli animali da allevamento che arricchisce a dismisura la casa è dovuta alla presenza della propria amante Petra Cotes. Fernanda dà alla luce due figli, José Arcadio, destinato fin dalla più tenera età al seminario nella speranza che diventi papa, e Renata Remedios detta Meme.

Il governo conservatore decide di festeggiare la pacificazione e il genetliaco di Aureliano Buendía conferendogli una medaglia al valore, ma l'anziano colonnello rifiuta indignato. Nel frattempo a Macondo arriva, insieme alla ferrovia, il progresso. La cittadina si ingrandisce, giungono anche degli stranieri che Aureliano Secondo invita a pranzo. Tra di loro lo statunitense Mr. Brown, che si fa promotore dell’arrivo della Compagnia Bananiera. Le terre che circondano Macondo vengono giudicate adatte alla coltivazione di frutta, molti abitanti cominciano a lavorare per la multinazionale. Gli americani costruiscono un villaggio separato con belle case e vita indipendente. I gringos portano con sé uomini dal grilletto facile, e quando un bambino viene trucidato insieme al nonno per una quisquilia, Aureliano Buendía si indigna al punto di voler promuovere una nuova guerra totale per cacciare gli stranieri, ma l’amico Gerineldo Márquez lo fa desistere. A seguito delle sue minacce di insurrezione, tutti i suoi figli illegittimi (tranne il primogenito Aureliano Amador) vengono assassinati da pistoleri in una sola notte in diverse località della Colombia.

Remedios la bella improvvisamente ascende al cielo in un’esplosione di luce, circondata da farfalle, dopo aver fatto perdere la ragione a diversi uomini. Aureliano Buendía non esce più dalla sua stanza dove continua a lavorare ai pesciolini d’oro, finché un mattino muore mentre è uscito a urinare in cortile. Il governo proclama ipocritamente il lutto nazionale.

Meme è cresciuta, viene inviata a studiare in collegio per volontà della madre Fernanda. Per salvaguardare l’unità della famiglia, suo padre (che si è trasferito a abitare dall’amante Petra Coters) torna dalla moglie ogni volta che Meme torna a casa in vacanza. La ragazzina però si innamora di Mauricio Babilonia, un autista che lavora per la compagnia bananiera, e lo frequenta a casa di Pilar Ternera. Nonna Ursula, più che centenaria, perde la vista, ma conosce così bene la casa che riesce a tenerlo nascosto a tutti. Amaranta, ormai vecchia e amareggiata dal pluridecennale rimpianto per il suicidio Pietro Crespi, riceve dalla morte stessa il preavviso che dovrà lasciare questo mondo appena finito di tessere un lenzuolo funebre, e così accade puntualmente.

Scoperta la tresca della figlia Meme, Fernanda denuncia la presenza di un ladro di galline intorno alla casa; colpito da una guardia mentre si intrufola di notte nella camera da letto di Meme, Mauricio Babilonia viene rimane paralizzato a vita. Malgrado la contrarietà del marito, Fernanda chiude la figlia in un convento nella fredda città degli altipiani dove è nata. Meme non parlerà più per il resto della vita. Qualche mese dopo, una suora porta da Fernanda un bambino illegittimo che verrà battezzato Aureliano; Fernanda lo tiene nascosto per diverso tempo, finché il marito Aureliano Secondo lo scopre.

L'arrivo della compagnia bananiera non ha portato solo lavoro e benessere, ma anche forti tensioni. I lavoratori si organizzano contro i bassi salari e il pagamento in buoni da spendere negli spacci della compagnia. José Arcadio Secondo è uno dei sindacalisti più in vista, dopo un breve periodo in carcere viene rimesso in libertà. Un'ondata di scioperi. Mr. Brown costretto a firmare un contratto di lavoro riesce a annullarlo fingendosi morto. Lo sciopero dilaga. Le autorità comunicano ai braccianti di radunarsi alla stazione ferroviaria per recarsi al capoluogo, le loro richieste sono state accolte, ma i lavoratori e le loro famiglie trovano a aspettarli la truppa e le mitragliatrici che sparano indiscriminatamente sulla folla. José Arcadio Secondo si risveglia coperto di sangue su un treno di duecento vagoni carichi di cadaveri, diretto verso il mare. Si getta dal convoglio in corsa e torna a casa, racconta a tutti che ci sono state più di 3000 vittime, nessuno però crede alla strage. Si chiude in quella che era stata la stanza di Melquíades e non ne esce più fino alla morte, ossessionato dal massacro negato.

Il signor Brown fa minime concessioni ai lavoratori, rimandandole a quando smetterà di piovere; ma il giorno stesso inizia un periodo di piogge ininterrotte che dura quasi cinque anni. I campi rimangono allagati e distrutti, gli animali annegano, le case marciscono e si sfasciano. La compagnia bananiera si trasferisce altrove. Al termine delle piogge a Macondo sono rimasti solo gli abitanti originari. Come lei stessa aveva previsto, nonna Ursula muore a un'età intorno ai 120 anni. Aureliano Secondo si consuma per un tumore alla gola, una settimana prima di morire torna a casa dalla moglie; nello stesso momento in cui esala l'ultimo respiro, suo fratello José Arcadio Secondo muore sul proprio letto nella stanza di Melquíades.

La sesta generazione[modifica | modifica sorgente]

Dal capitolo 18 al capitolo 20

Anche Fernanda muore sdraiata nel proprio letto, dopo una lunga corrispondenza con “medici invisibili” che arrivano fino a “operarla telepaticamente”. Il suo corpo, pur nell'età avanzata, conserva intatta tutta la propria bellezza. I figli ricevono la notizia della morte; Meme è ancora chiusa in un convento dell'altopiano; Amaranta Ursula è stata inviata a studiare in un collegio a Bruxelles; José Arcadio torna a casa da Roma dove studia per diventare papa. In realtà ha abbandonato il seminario dopo un anno, senza farlo sapere alla madre, e si è barcamenato in stanzette d'affitto insieme a giovani bohémien.

Tornato a Macondo, José Arcadio entra in possesso dei diari della madre e scopre che Aureliano, unico sopravvissuto in casa Buendía, è il figlio illegittimo di sua sorella Meme. Lo confina nella stanza di Melquíades, dove il ragazzo si dedica allo studio del sanscrito per tradurre gli scritti dell'anziano zingaro. José Arcadio accoglie in casa alcuni giovani di Macondo, con i quali si dedica all'ubriachezza e alla bella vita, dal momento che scoprono un tesoro di monete d'oro sepolto da nonna Ursula nella propria stanza: è il contenuto di una statua di gesso abbandonata da qualche sconosciuto durante gli anni ruggenti in cui tutti gli stranieri si fermavano a casa Buendía. José Arcadio caccia gli amici di casa, loro tornano nottetempo e lo annegano nella vasca dell'acqua, fuggendo con il bottino d'oro.

Aureliano è rimasto solo con i suoi studi esoterici; scopre in città una libreria dove frequenta quattro coetanei amanti delle lettere,[13] finché da Bruxelles fa ritorno Amaranta Ursula con il marito Gastón, che ha assecondato il suo desiderio di rivedere la casa natale pensando si trattasse di qualche mese. In realtà i due si stabiliscono in casa, con grande turbamento di Aureliano, il quale, nel solco della tradizione familiare di amori incestuosi, perde la testa per la zia, della quale è pressoché coetaneo. Dopo aver provato a resistere alla tentazione, i due cadono nella spirale dei sensi. Gastón torna in Belgio, lasciando i due padroni della casa e della propria passione.

Ma la tragedia incombe su casa Buendía e su Macondo. La cittadina fatiscente, disertata dal treno e lontana dal mondo, si sfascia lentamente nella polvere e nel sole. Pilar Ternera muore a oltre 140 anni di età, tenutaria della casa di appuntamenti frequentata da Aureliano e dai suo amici letterati. Amaranta Ursula è incinta, si separa dal marito via lettera. Dopo aver dato alla luce un maschio, si spegne lentamente per un'inarrestabile emorragia, amareggiata dal fatto che il neonato ha in fondo alla spina dorsale una coda di porco, per la consanguineità dei genitori.

Distrutto dal dolore, Aureliano non si accorge che la casa, è invasa da un esercito di formiche. Mentre si leva un vento terrificante che spazzerà via Macondo dalla faccia della terra, le termiti portano via il bambino. È la fine di cento anni di solitudine della famiglia Buendía e della città di Macondo.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Il realismo dello scrittore è "magico" perché le storie sono realistiche, sia tratte da vicende familiari sia dalla storia colombiana sia inventate, ma filtrate attraverso la fantasia fiabesca e surreale dell'immaginario latinoamericano e personale, arricchite quindi da eventi fantastici e leggendari.[14]

L'interpretazione critica della storia colombiana constituita dal romanzo Cent'anni di solitudine attinge dalla storia nazionalmente allineata, per mostrare il mondo di Macondo, dove la volontà di potenza di un uomo gli permette di reinventare il mondo secondo le sue percezioni. Prima della colonizzazione spagnola delle Americhe, per "diritto di conquista", la regione settentrionale del Sudamerica corrispondente all'attuale Colombia non aveva una cultura paragonabile a quella degli Inca (in Perù), dei Maya (nell'America centrale) o degli Aztechi (in Messico).[15] la regione era abitata dalle popolazioni indigene dei Tairona e dei Muisca, organizzate in clan, da cui deriva la monarchia che governò la Colombia pre-ispanica.[15]

Il libertador Simón Bolívar

Nel 1509, Vasco Núñez de Balboa fondò il primo insediamento - che è considerato come la prima città della Colombia -, come avanguardia dell'espansione e conquista spagnola.[15] La fondazione di Macondo da parte della famiglia Buendía è una metafora della colonizzazione della futura Colombia.

I delegati liberali e conservatori firmano il trattato di Neerlandia, episodio descritto ampiamente nel romanzo

Dopo la conquista dei Muisca da parte di Gonzalo Jiménez de Quesada (1538), Bogotá diventò il centro del governo coloniale spagnolo.[16] Ben presto, nel 1810, in seguito al collasso dell'Impero spagnolo in Colombia, i governi militari provinciali riuscirono a sfidare l'autorità politica del governo nazionale di Bogotá; ma sei anni dopo, nel 1816, le forze monarchiche del Conte Pablo Morillo ristabilirono il governo Spagnolo in Colombia. Gli eventi storici principali, filtrati dalla fantasia dell'autore che vi costruisce sopra una mitologia surreale, spesso con salti temporali, sono, precisamente: - le scorrerie dei corsari inglesi lunga la costa (1600), colonia spagnola (nel libro sono gli assalti di Francis Drake a Riohacha, che fanno scappare gli antenati dei Buendía)
- la fondazione della Colombia moderna (intorno al 1830), dopo la dissoluzione della Grande Colombia di Simón Bolívar, simboleggiata dalla fondazione di Macondo e dagli eventi successivi (l'arrivo degli zingari, della chiesa e del "correggitore" governativo conservatore)
- la guerra dei mille giorni (1899-1901), ovvero le guerre del colonnello Aureliano Buendía, concluse con la pace di Neerlandia (la reale capitolazione dei liberali firmata nella piantagione banani era di Neerlandia, il 24 ottobre 1902, poi ratificato a novembre su una nave statunitense)
- l'arrivo della tecnologia ma anche dei nordamericani della multinazionale United Fruit Company, ovvero la compagnia bananiera di Mr. Brown (primi anni del XX secolo); ricordata indirettamente anche nell'episodio del "ghiaccio", posto molto precedentemente nel racconto[17]
- i primi omicidi politici ordinati dal governo negli anni '20 (il massacro dei 17 figli del colonnello Aureliano), poi culminati tempo dopo nel periodo denominato La Violencia
- la strage dei lavoratori bananieri in sciopero, da parte dell'esercito regolare (Santa Marta, ottobre 1928) ovvero il massacro negato dal governo a cui sopravvive José Arcadio Secondo (si tratta di uno delle pochi avvenimenti che hanno un riferimento storico preciso assieme al trattato di Neerlandia, in quanto uno dei partecipanti, Lorenzo Gavilan, viene detto aver combattuto per la rivoluzione messicana nel decennio precedente)
- i reali cicloni tropicali e le relative alluvioni (il diluvio di quattro anni, provocato dagli ingegneri della compagnia per non ottemperare ad alcuni accordi sindacali: metafora delle condizioni ambientali della zona della foresta pluviale, distrutta per seminare banani, con conseguenze disastrose dopo le tipiche piogge abbondanti della regione)
- la depressione economica dei villaggi bananieri (tra cui Aracataca, il paese di Márquez) dopo il boom di inizio secolo (1928-1940, ovvero il periodo della prima giovinezza dell'autore, prima della sua partenza per l'Europa)

La strada principale di Aracataca

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Prima generazione: José Arcadio Buendía, Ursula Iguarán

Seconda generazione: José Arcadio, colonnello Aureliano Buendía, Remedios Moscote, Amaranta, Rebeca

Terza generazione: Arcadio, Aureliano José, Santa Sofía de la Piedad, 17 Aureliani

Quarta generazione: Remedios la bella, José Arcadio Secondo, Aureliano Secondo, Fernanda del Carpio

Quinta generazione: Renata Remedios (Meme), José Arcadio, Amaranta Ursula

Sesta generazione: Aureliano Babilonia

Settima generazione: Aureliano

Prima generazione[modifica | modifica sorgente]

Albero genealogico della famiglia Buendía

José Arcadio Buendía[modifica | modifica sorgente]

José Arcadio Buendía è il patriarca della famiglia Buendía e fondatore di Macondo. Nato a Riohacha, in gioventù convola a nozze con Ursula Iguarán, nonostante i due siano cugini tra loro. Rimasta impressionata dal racconto di una sua zia che si sposò anch'ella con un suo consanguineo, generando poi un figlio con la coda di maiale, Ursula rifiuta per diversi mesi di consumare il matrimonio, per quanto José Arcadio Buendía non si ponga a propria volta il problema ("non mi importa di mettere al mondo dei porcelli, purché possano parlare"). Ursula, per proteggersi dalle avance del marito, arriva persino ad indossare, durante la notte, una cintura di castità fabbricatale dalla madre.

Tutto ciò, ovviamente, alimenta vari pettegolezzi sulla coppia fino al tragico giorno in cui José Arcadio Buendía vince un combattimento di galli contro Prudencio Aguilar. Quest'ultimo, furioso per la sconfitta, insulta pesantemente l'avversario, mettendone in dubbio la relativa capacità sessuale e José Arcadio Buendía lo uccide trapassandogli la gola con una lancia. Nei mesi seguenti, il fantasma di Prudencio arriva ad esasperare i due con le sue apparizioni, tanto che José Arcadio Buendía, spinto dal rimorso e dalla volontà di dare al fantasma un po' di pace, decide di andar via da Riohacha. Sotterrata la lancia e sgozzati i suoi galli, José, seguito da Ursula, allora incinta, e da diversi giovani loro amici, lasciano il villaggio, senza una meta precisa. Dal matrimonio tra José Arcadio e Ursula nascono tre figli, mentre due saranno adottati. Nel tragitto, con grande timore, nasce il primogenito della coppia, José Arcadio, perfettamente sano. Dopo quasi due anni di viaggio attraverso la Sierra Nevada de Santa Marta, dopo un sogno di José Arcadio Buendía che gli mostra un villaggio in riva al fiume e di case azzurre, fondano Macondo. Negli anni successivi, José Arcadio Buendía s'impone come autorità saggia e imparziale a supporto della vita del villaggio.

Dopo pochi anni nasce il loro secondogenito, Aureliano, il primo nato a Macondo. Ma tutto cambia all'arrivo di una tribù di zingari, guidata da Melquíades, che mostra di anno in anno le più disparate invenzioni (come la calamita ed il cannocchiale). Il tempo di José Arcadio Buendía venne quindi assorbito da esperimenti scientifici più o meno deliranti (ad esempio, si propone di addestrare l'esercito alla "guerra solare"), e perde di vista la crescita dei suoi figli.

Riportato con i piedi per terra da Ursula, recupera responsabilità ed autorevolezza, per il bene della sua famiglia, e si riavvicina ai figli che porta nella tenda degli zingari per vedere l'ennesima curiosità, il ghiaccio. Ma un giorno, ossessionato dal tempo che non scorre, ha un eccesso di pazzia che costringe la famiglia a legarlo ad un castagno, dove rimarrà per lunghissimo tempo, quasi impassibile al cospetto dei parenti, intento a chiacchierare con il fantasma di Prudencio e parlando solo in latino, fino alla morte. Il suo fantasma rimane sotto il castagno, visibile a tutti i componenti della famiglia, tranne il colonnello Aureliano.

Ursula Iguarán[modifica | modifica sorgente]

È la moglie di José Arcadio Buendía (oltre che cugina). Ciò che la caratterizza sono la sua forza d'animo e la grande capacità lavorativa (“finché Dio mi dà vita, non mancheranno mai i soldi in questa casa di pazzi”), che conserva per quasi tutta la vita.

Ursula vivrà fino ad un'età compresa tra i 115 e i 122 anni, così da poter conoscere praticamente tutti i membri di tutte le generazioni della famiglia. Anche per questo motivo, durante la vecchiaia, rabbrividisce al pensiero che il tempo sembri non passare mai, arrivando addirittura a confondere i bisnipoti coi suoi figli ormai morti (ad esempio, si rivolge ad Aureliano Babilonia scambiandolo con il Colonnello). Durante il lungo diluvio (quando pioverà ininterrottamente per oltre quattro anni su Macondo) si accentua la sua cecità, mentre la sua lucidità cala, non impedendole comunque di difendere il segreto del San Giuseppe di gesso, pieno di dobloni, affidatole durante la guerra.

Seconda generazione[modifica | modifica sorgente]

José Arcadio[modifica | modifica sorgente]

È il primo figlio di Ursula e José Arcadio Buendía. Venuto al mondo durante la traversata della sierra (e senza presentare la coda di maiale tanto temuta dalla madre), eredita dal padre una gran forza di volontà e una decisa impulsività. Durante la sua adolescenza ha una relazione con un'amica della madre, Pilar Ternera, molto più grande di lui, e quando lei gli annuncia di essere incinta (partorirà Arcadio), José Arcadio rimane terrorizzato. Innamoratosi di una ragazza facente parte della carovana degli zingari, abbandona Macondo insieme a loro. Riappare senza preavviso diversi anni dopo, decisamente cambiato: ha un fisico possente, un corpo ricoperto di tatuaggi, la pelle conciata dopo le 65 volte che ha girato il mondo come marinaio, un appetito mostruoso e una virilità molto forte.

Si sposa, dopo un fulmineo fidanzamento, con Rebeca, la propria sorella adottiva, ormai da anni fidanzata con Pietro Crespi. Per la vergogna dello scandalo, Ursula li caccia di casa.

José Arcadio usurpa le terre dei suoi vicini (il tutto grazie alla proposta di Arcadio, che mai saprà di essere suo figlio, di creare un registro delle terre), attirandosi il rancore di molti confinanti, oltre a occuparsi del sostentamento domestico come cacciatore. Salva il fratello Aureliano (ma non Arcadio) dal plotone di esecuzione. La sua morte resterà l'unico mistero irrisolto a Macondo, poiché viene ritrovato ucciso da un colpo di arma da fuoco (sparatogli nell'orecchio) nella propria camera da Ursula, dopo che il sangue aveva compiuto un tragitto laborioso fino alla casa Buendía, mentre Rebeca non si era accorta di nulla. Il suo corpo emanerà per lunghi anni a venire un profondo odore di polvere da sparo, fino al giorno in cui gli ingegneri della compagnia bananiera ricopriranno la sua tomba con una colata di calcestruzzo.

Colonnello Aureliano Buendía[modifica | modifica sorgente]

Illustrazione artistica del colonnello Aureliano Buendía

Secondogenito di José Arcadio Buendía e Ursula, è il primo bambino nato a Macondo. Completamente diverso dal fratello nel carattere, ha fin da piccolo uno sguardo lucido e analitico delle cose, nonché piccoli poteri di chiaroveggenza. Dopo la venuta degli zingari, aiuta il padre nel laboratorio di oreficeria, specializzandosi nella produzione di pesciolini d'oro.

Diventato adulto, viene ammaliato dalla bellezza della giovanissima figlia del correggitore Moscote, Remedios, di appena nove anni. Nonostante la grande differenza di età, viene combinato un matrimonio, e, successivamente, i due decidono di sposarsi, ma, qualche tempo dopo, Remedios muore nel letto fra le sue bambole, a soli 14 anni, a causa dell'aborto naturale dei due gemelli che aveva in grembo.

Aureliano si rinchiude in un profondo silenzio, che condivide col suocero, fino a quando, a seguito di elezioni truccate dal governo conservatore e delle violenze dei militari, decide di arruolarsi come rivoluzionario liberale contro il regime, nella guerra dei mille giorni (nel romanzo la guerra non dura tre anni ma venti).

Anche lui ha un figlio da Pilar Ternera, Aureliano José, che verrà ucciso in uno scontro con i soldati governativi.

Durante la sua esperienza militare, promuove trentadue insurrezioni che si concludono in un nulla di fatto, ed ha altri diciassette figli (che finiranno tutti uccisi in età adulta) da altrettante donne diverse.

Popolarissimo capo militare, rispettato e temuto anche dai rivali conservatori, sopravvive a quattro attentati, settantatré imboscate, a un tentativo di suicidio con un colpo di pistola sparatosi in occasione della pace di Neerlandia, e ad un plotone d'esecuzione, per finire i suoi giorni chiuso nel suo laboratorio a fabbricare pesciolini d'oro che fonde e rifonde. Dopo alcuni tentativi di riprendere la guerra e cacciare la prepotente compagnia bananiera, e la morte dei suoi figli (tranne uno che si dà alla fuga e verrà ucciso anni dopo), uccisi da sicari del governo dopo che Aureliano aveva minacciato in pubblico i "gringos", l'anziano colonnello tenta ancora di promuovere una guerra totale contro il governo, proposta rifiutata dal suo amico Gerineldo Marquez. Muore di vecchiaia, appoggiato al castagno, un giorno in cui arrivano gli zingari, portando il circo. Il governo, nonostante fosse un avversario, in occasione del suo giubileo (per i 25 anni della fine della guerra), gli aveva dedicato una strada, che porterà il suo nome per molti anni, ma il colonnello rifiuterà invece sdegnosamente ogni riconoscimento.

Il personaggio del colonnello Aureliano Buendía, come il suo amico Gerineldo Márquez, è parzialmente ispirato dal colonnello Nicolas Márquez Mejia, nonno dell'autore, veterano della guerra dei mille giorni nelle file del Partito Liberale Colombiano, che rifiutò realmente l'armistizio di Neerlandia e le decorazioni a lui concesse del governo.[18]

Amaranta[modifica | modifica sorgente]

Terzogenita di José Arcadio ed Ursula, vivrà odiando ed invidiando la sorella adottiva Rebeca, più bella, perché in adolescenza entrambe s'innamorano di Pietro Crespi, giunto in casa Buendía per montare un pianoforte.

Quando Pietro Crespi si fidanza con Rebeca, Amaranta giura alla sorella adottiva che impedirà fino alla fine le sue nozze con l'italiano.

Alla fine, i due non si sposeranno, perché, prima del matrimonio, rinviato ripetutamente, torna a Macondo José Arcadio, il fratello partito con la carovana degli zingari, e sarà lui a sposare Rebeca.

Crespi, passando molto tempo con Amaranta, le chiederà la sua mano, ma lei non acconsentirà a sposarlo, spingendolo involontariamente al suicidio. Tormentata dal rimorso, si brucerà la mano volontariamente sulle braci e indosserà, in segno di lutto, una benda nera fino alla morte per coprire le bruciature.

Più avanti rifiuterà la proposta di Gerineldo Márquez, colonnello liberale amico di Aureliano.

Legatissima ai nipoti Arcadio e Aureliano José e, successivamente, a José Arcadio, figlio di Aureliano Secondo, non sopporterà la bigotta moglie di quest'ultimo, Fernanda, con la quale romperà i rapporti molto presto.

Amaranta muore in circostanze del tutto particolari, dopo aver ricevuto un presagio estremamente preciso della propria morte. Conoscendo il giorno della sua morte, raccoglie tutte le informazioni, le lettere e i doni che gli abitanti del villaggio volevano mandare ai loro cari defunti. Il giorno da lei indicato come quello della propria morte sarà molto attiva, tanto da far pensare agli altri ad una burla, ma effettivamente muore, distesa tranquillamente sul proprio letto.

Rebeca[modifica | modifica sorgente]

Figlia di Nicanor Ulloa e Rebeca Montiel, nata a Manaure, viene adottata dalla famiglia Buendía all'età di 11 anni, dietro richiesta dei genitori (cugini di Ursula, anche se lei non li ricorda), di cui la piccola porta con sé un sacco con le loro ossa.

Inizialmente taciturna e introversa, si scopre che ha l'abitudine di nutrirsi di terra e di succhiarsi il pollice.

Superato questo problema, ne sorge un altro: la bambina soffre della peste dell'insonnia, finendo per contagiare l'intera Macondo.

Diventata adolescente, s'innamora follemente di Pietro Crespi (riprendendo l'abitudine di mangiare terra), però soffre la rivalità di Amaranta, disposta a tutto purché non si sposi con l'italiano. Il fidanzamento dura diversi anni, a causa del lutto per la morte di Remedios e dei lunghi lavori di costruzione del tempio cristiano di padre Nicanor Reyna.

Tutto cambia quando fa il suo ritorno José Arcadio: Rebeca, attratta fortemente dalla sua fisicità, gli si dona completamente e convola immediatamente a nozze. Dopo la cacciata dei due da parte di Ursula, provvede a tenere in ordine prima la casa che hanno affittato, poi quella costruita da Arcadio.

Dopo la misteriosa morte del marito, si chiude letteralmente in una solitudine impenetrabile, poiché sdegnata del fatto che sia stata sospettata di averlo assassinato. Solo un paio di volte si fa vedere fuori dalla sua casa, ormai alla mercé della rovina. L'unica persona con cui ha rapporti è la fida serva Argénida, anche se incontrerà, nella sua casa, in due occasioni, il colonnello Aureliano e il figlio di questi Aureliano Triste, ma rifiuterà la proposta di Aureliano Secondo di tornare a vivere con la famiglia.

Tardivamente, Ursula soffre la mancanza di Rebeca, perché il suo carattere forte avrebbe evitato alla famiglia una solitudine più penetrante.

Viene trovata morta nel suo letto, acciambellata come un gambero, con la testa pelata dalla tigna e con il pollice infilato in bocca, abitudine che aveva sempre avuto fin dal primo giorno che, bambina, giunse a Macondo.

Remedios Moscote[modifica | modifica sorgente]

Figlia minore del correggitore di Macondo, Don Apolinar, è una bambina di 9 anni di cui il (futuro) colonnello Aureliano Buendía s'infatua perdutamente.

Con grande fatica, la sua famiglia riesce a prepararla per il matrimonio e, dopo le difficoltà iniziali, si integra nella famiglia in maniera esemplare: non commette ingenuità durante la cerimonia di nozze, si prende cura di José Arcadio Buendía sotto il castagno, si occupa di allevare il piccolo Aureliano José, fa da mediatrice nelle dispute tra Amaranta e Rebeca.

Ma un giorno muore insieme a due gemelli che portava in grembo. Questa tragedia lascerà alcuni segni indelebili in casa: Amaranta proverà un forte senso di colpa, visto il suo desiderio che succedesse qualcosa di grave perché il matrimonio tra Pietro Crespi e Rebeca non fosse celebrato e perché così avrebbe evitato di assassinare la sorella adottiva. Inoltre, per ordine di Ursula, oltre al periodo prolungato di lutto viene collocato in casa il dagherrotipo di Remedios, illuminato da una candela. Questo lume verrà tenuto sempre acceso dalle generazioni successive.

Terza generazione[modifica | modifica sorgente]

Arcadio[modifica | modifica sorgente]

Il suo nome completo è José Arcadio ed è figlio di Pilar Ternera e di José Arcadio. A parte i suoi genitori e i suoi nonni (José Arcadio Buendía e Ursula), solo il colonnello Aureliano conosce il segreto della sua filiazione (solo a quella condizione Ursula lo accetta in casa).

Arcadio viene quindi adottato dai nonni, e non saprà mai chi siano i suoi veri genitori, convinto di essere il figlio ultimogenito dei Buendía.

Uomo dal grande senso pratico e di ottima cultura, gli viene affidato il compito di gestire la prima scuola costruita a Macondo, ma col tempo diventa arrogante e presuntuoso.

Anche lui viene attratto da Pilar Ternera (ignorando che è la sua madre naturale) ed ella, spaventata, rimedia facendogli conoscere la bellissima Santa Sofía de la Piedad, di cui s'innamora e dalla quale avrà tre figli.

Durante la guerra, il colonnello Aureliano lo nomina capo civile e militare di Macondo quando egli parte per il fronte. Arcadio, sostenitore del partito liberale in maniera quasi fanatica, amministra il villaggio in modo dispotico ed arbitrario (addirittura fa fucilare un trombettiere solo perché questi lo aveva deriso strombazzando al suo passaggio), salvo essere poi preso a staffilate da Ursula, dopo aver cercato di fucilare don Apolinar Moscote, il suocero di Aureliano.

Quando arriva la sconfitta per i liberali, non accetta la resa proclamata dal colonnello, e manda i suoi uomini, pochi e male armati, a difendere il villaggio. La resistenza viene facilmente annientata e Arcadio, catturato vivo, viene poi fucilato da un plotone di esecuzione comandato dal capitano Roque Carnicero (che in spagnolo significa macellaio).

Le sue ultime volontà riguardano i suoi figli: la prima (nata da pochi mesi) vuole chiamarla Ursula (salvo cambiare idea all'ultimo, e non riuscendo a comunicarla, infatti davanti al plotone pensa di chiamarla Remedios), il secondo (in arrivo), se femmina Remedios, se maschio José Arcadio. Questo desiderio sarà esaudito solo in parte: la primogenita verrà chiamata Remedios, mentre nel secondo parto Santa Sofía de la Piedad darà alla luce due gemelli, che saranno battezzati come José Arcadio Secondo e Aureliano Secondo.

Aureliano José[modifica | modifica sorgente]

È figlio di Pilar Ternera e del colonnello Aureliano Buendía. A differenza del fratello uterino (e cugino) Arcadio, sa chi sono i suoi genitori naturali. Viene allevato prima da Aureliano e Remedios, poi da Amaranta, per la quale sviluppa una vera e propria ossessione, tanto da disertare dall'esercito e tornare a Macondo ad assillarla, dichiarandosi pronto addirittura ad andare a Roma e inginocchiarsi al cospetto del Papa pur di avere una dispensa per sposarla.

Una notte, sua madre Pilar Ternera lo mette in guardia dopo aver letto le carte, ma inutilmente perché il capitano Aquiles Ricardo, sapendo che è figlio del colonnello Aureliano Buendía, gli spara, prima di essere a sua volta massacrato dai simpatizzanti del colonnello. Il colpo viene udito da Carmelita Montiel, che lo aspettava a letto. Aureliano José muore senza sapere che nel suo destino era scritta, insieme alla giovane Carmelita, una vita ricca di quella felicità che non aveva potuto avere con Amaranta.

Santa Sofía de la Piedad[modifica | modifica sorgente]

Compagna di Arcadio, viene accolta in casa da Ursula con i figli dopo la morte di questi. È una donna silenziosa e laboriosa, e, da giovane, bellissima. Lavora a lungo nella pasticceria di famiglia con Ursula, dove produce animaletti di caramello.

Come Ursula, sopravvive ai suoi stessi figli e un giorno lascia la casa dei Buendía, stanca e invecchiata, per non comparire mai più.

17 Aureliani[modifica | modifica sorgente]

Quando il colonnello Aureliano Buendía assume il comando delle forze armate liberali, frequentemente ha delle avventure con numerose donne, il più delle volte solo per una notte (questo perché, a quanto viene raccontato, capitava spesso che le madri mandassero le figlie nel letto dei guerrieri per migliorare la razza).

Di conseguenza, il colonnello Aureliano Buendía avrà ben 17 figli, e di questa considerevole prolificazione la sua famiglia se ne accorge solo quando la madre di uno di loro (che ha già 5 anni) lo porta a Macondo alla casa Buendía per farlo battezzare. I figli nascono tutti maschi e nessuno mette in dubbio la paternità, poiché sono venuti al mondo allo stesso modo del padre, e cioè con gli occhi aperti, guardando le persone col criterio di un grande e tutti con un'aria di solitudine, caratteristiche proprie del colonnello.

Ognuno di essi viene battezzato col nome di Aureliano e col cognome della madre.

Sono diverse le epoche in cui appaiono. Dapprima, quando vengono battezzati, e Amaranta vorrebbe allevarli, ma nessuna delle madri glieli lascia. Poi durante il giubileo decretato in onore del Colonnello, quando si ritrovano tutti a far baldoria e vengono portati da Amaranta, in occasione del mercoledì delle Ceneri, in chiesa da padre Antonio Isabel: il prete imprime loro la croce di cenere sulla fronte, la quale, al rientro a casa Buendía, si rivela indelebile.

Al termine del giubileo, uno solo di loro, Aureliano Triste, rimane a Macondo e fonda una fabbrica di ghiaccio. Anni dopo, con l'arrivo della compagnia bananiera, si trasferiranno a Macondo anche Aureliano Centeno, Aureliano Serrador ed Aureliano Arcaya.

Dopo i soprusi dei soldati e delle guardie della compagnia ai danni degli abitanti, il vecchio colonnello Aureliano minaccia pubblicamente che armerà i figli per farla finita con i "gringos", tramite una nuova sollevazione. Poco dopo, una notte, i 17 fratelli vengono quasi tutti uccisi (probabilmente da parte degli avversari politici del Colonnello), riconosciuti grazie alla loro croce sulla fronte. Uno solo dei 17 fratelli, Aureliano Amador, riesce a scampare all'agguato e si ripresenterà molti anni dopo a Macondo, quando nella casa Buendía vivono solo José Arcadio e Aureliano Babilonia. Questi, non riconoscendolo, lo ributtano in strada e due agenti del governo gli sparano centrandogli la croce e completando il massacro lasciato incompiuto anni prima.

Quarta generazione[modifica | modifica sorgente]

Remedios "la Bella"[modifica | modifica sorgente]

Figlia primogenita di Arcadio e Santa Sofía de la Piedad, fin dall'infanzia si distingue per una bellezza fuori dal comune.

Ma a questo pregio si contrappone un grosso difetto: Remedios vive, infatti, in un mondo tutto suo, anche perché Ursula non la lascia uscire di casa, se non per andare a messa e completamente velata. Inoltre, in casa mangia senza usare le posate, passa molte ore in bagno e rimane analfabeta. E ancora, è dominata da un forte istinto semplificatore poiché risolve il problema del vestire semplicemente cucendosi una palandrana in canapa senza niente sotto e rasandosi completamente la testa.

La leggenda della sua bellezza si accompagnerà poi a quella che la vuole portatrice di un fluido mortale che ossessiona gli uomini. Infatti, ben quattro di coloro che l'hanno desiderata muoiono, nonostante lei non sia per niente interessata all'amore o al sesso per sua natura.

Un pomeriggio sale in cielo fra lo stupore delle altre donne della casa (e l'incredulità popolare), sparendo per sempre e lasciando Fernanda arrabbiata perché è rimasta aggrappata al suo lenzuolo, portandolo via con sé. Il popolo mormora che sia scappata con un ragazzo e che la famiglia abbia così voluto salvare l'onore.

García Márquez ha raccontato che si tratta di un episodio semi-realistico, una storia che sua nonna raccontava quando lui era bambino, e finché era piccolo, per lui, come per i Buendía che videro l'ascesa al cielo di Remedios, fu davvero un fatto reale, e solo quando fu cresciuto apprese la verità celata (in realtà fu davvero una fuga d'amore coperta con la storia del miracolo, avvenuta nella Colombia del primo XX secolo). Questo sta a significare che le metafore del libro sono effettivamente vere per la fantasia, ma simboliche per la realtà.[14]

Aureliano Secondo[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Santa Sofía De la Piedad e Arcadio Buendía, è fratello gemello di José Arcadio Secondo. Ha un carattere più impetuoso e impulsivo, e una corporatura più robusta rispetto al fratello, come i José Arcadio della famiglia, tanto da far credere che da piccolo si sia scambiato col gemello.

Si sposa con Fernanda del Carpio, rimanendone colpito dalla bellezza, ma manterrà per tutta la vita una relazione con l'amante Petra Cotes, il suo unico vero amore, che considera una sorta di portafortuna per le proprie attività economiche.

Diviene molto ricco grazie al bestiame e alle riffe, al punto di venire chiamato don Aureliano. Ha una grande vitalità e trascorre il tempo suonando la fisarmonica alle feste con gli amici e partecipando a sfide mangerecce.

Cade in disgrazia con il lungo diluvio, che provoca la morte degli animali del suo allevamento. Il sopraggiungere di un cancro alla gola gli fa perdere l'abilità oratoria nell'organizzare le riffe e, conseguentemente, il rispetto degli altri abitanti di Macondo. Muore, ucciso dal tumore, contemporaneamente al gemello José Arcadio. I due corpi vengono però scambiati all'interno delle bare, a causa di una disattenzione degli amici ubriachi dello stesso Aureliano Secondo.

José Arcadio Secondo[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Santa Sofía De la Piedad e Arcadio Buendía, è fratello gemello di Aureliano Secondo. Ursula ritiene che i due fratelli siano stati scambiati da bambini, in quanto José Arcadio sviluppa le caratteristiche degli Aureliani, ossia una indole malinconica e tranquilla, ed un fisico più esile dei José Arcadio.

Da ragazzo frequenta spesso la chiesa, poi si occupa dapprima di galli da combattimento, poi di navigazione, cimentandosi in una fallimentare iniziativa finalizzata a collegare, attraverso un canale, Macondo al mare. Ciò che riuscirà a costruire sarà solo un esiguo corso d'acqua, navigabile solo da zattere, la prima delle quali giunge al villaggio carica di prostitute francesi.

Alla fine, José Arcadio Secondo s'impiega come caposquadra nella compagnia bananiera di Mr. Brown. Come suo zio, il colonnello Aureliano, e suo padre, Arcadio, anche lui, nonostante l'apparenza silenziosa e solenne, ha istinti di ribellione e diventa un capo sindacale. Occupa un ruolo importante durante lo sciopero dei lavoratori dell'industria bananiera, ed è l'unico sopravvissuto al massacro dei lavoratori da parte dell'esercito, che la storia ufficiale ha cancellato del tutto. Dopo essersi risvegliato stordito in un treno di duecento vagoni (precedentemente usato per le banane) pieno di cadaveri da gettare in mare, rimane completamente sconvolto da questa terribile esperienza. Non si riprende più, e, come il bisnonno, perde parzialmente il contatto con la realtà, affermando che ogni sera il treno parte verso il mare, pieno di morti. Si rifugia, scappando dai soldati che cercano tutti i sindacalisti, nella stanza di Melquíades, rifiutando sempre di uscire, poiché solo lì si sente protetto, e passa il resto della sua vita a tentare di decifrare le pergamene e a istruire il piccolo Aureliano. Muore improvvisamente allo stesso istante in cui muore il gemello.

Essendo ossessionato, dopo aver visto una fucilazione durante la guerra, dalla paura di essere sepolto vivo (aveva creduto che l'uomo fucilato fosse ancora vivo, dato che rimase con gli occhi aperti), la madre sgozza il suo cadavere prima che venga sepolto col fratello, in tombe scambiate.

Fernanda del Carpio[modifica | modifica sorgente]

Fernanda del Carpio proviene da una famiglia nobile, ma ormai ridotta in misera, che vive in un'austera città dell'entroterra. Verrà condotta a Macondo in occasione del carnevale, dietro promessa, da parte del governo conservatore, nientemeno che del trono del Madagascar.

Aureliano Secondo rimane affascinato dalla bellezza di Fernanda, allorché ella, durante il carnevale, viene nominata regina (in quanto donna più bella) a fianco di Remedios la bella. Aureliano Secondo, già all'epoca legato sentimentalmente a Petra Cotes, parte alla ricerca di Fernanda e, trovatala, la sposa.

Una volta in casa, complici la tarda età di Ursula, la remissività di Santa Sofia de la Piedad, l'antipatia reciproca con Amaranta e le continue assenze del marito (che trascorre gran parte del tempo con Petra Cotes, preferendone di gran lunga la compagnia a quella della moglie), Fernanda prende le redini di casa Buendía, chiudendo le finestre, costringendo la suocera a chiudere la pasticceria e allestendo una stanza con immagini di Santi a grandezza naturale.

Dal matrimonio con Aureliano Secondo, nascono tre figli: José Arcadio, Renata Remedios (detta "Meme") e Amaranta Ursula.

Donna dall'indole bigotta e superba (essendo stata allevata in famiglia molto devota e aristocratica), ha un carattere bizzarro e autoritario. Da un lato, affida le proprie cure alla corrispondenza con "medici invisibili", dall'altro osteggia l'amore tra la figlia Meme e l'umile meccanico Mauricio Babilonia, ottenendo che delle guardie piantonino la camera della figlia. Dopo che Mauricio rimane colpito dal fuoco delle guardie (rimanendo paralizzato), Fernanda costringe la figlia alla clausura, mentendo al marito, affermando che Meme voleva davvero divenire monaca. Quando, tempo dopo, una suora porterà il figlio di Meme, Aureliano Babilionia, Fernanda forzerà quest'ultimo a trascorrere l'intera giovinezza recluso in casa, vergognandosene in quanto nato dall'unione fuori dal matrimonio tra la figlia e Mauricio, e solo negli ultimi mesi di vita lo tratterrà in maniera leggermente più umana.

Muore nel proprio letto con a fianco il nipote Aureliano, che ne conserva per quattro mesi il cadavere con abluzioni di mercurio in attesa del ritorno del figlio José Arcadio.

Quinta generazione[modifica | modifica sorgente]

José Arcadio[modifica | modifica sorgente]

Cresciuto da Amaranta, nutre a lungo per la prozia un affetto che sfocia nell'attrazione fisica, come accaduto ad Aureliano José.

Ursula decide che il bambino intraprenderà studi religiosi per diventare Papa. Una volta adolescente, José Arcadio viene quindi inviato a Roma, dove però non prenderà affatto i voti, uscendo dal seminario e sperperando i soldi che la famiglia gli manda. Tornerà anni dopo a Macondo alla morte della madre Fernanda.

Stravagante e solitario, disprezza Aureliano Babilonia perché figlio illegittimo, anche se alla fine diverrà suo amico, e gli permetterà di uscire libero; troverà i sacchi contenenti i dobloni d'oro provenienti dalla statua di San Giuseppe e nascosti da Ursula sotto il suo letto, davanti agli occhi di alcuni bambini, suoi compagni di feste. Tali bambini lo uccideranno mentre lui si fa un bagno, rubando poi l'oro.

Renata Remedios (Meme)[modifica | modifica sorgente]

Figlia di Aureliano Secondo e Fernanda del Carpio, viene educata sin da bambina in un seminario condotto da suore e istruita al clavicembalo. Nonostante la rigida educazione cattolica, eredita la vitalità del padre, con il quale, al suo ritorno a Macondo, stringe un forte rapporto.

Ragazza molto gioviale e dallo stile di vita libertino, s'innamora del giovane meccanico Mauricio Babilonia, il legame con il quale è però osteggiato dalla madre Fernanda, provenendo il giovane da una famiglia povera.

Fernanda ottiene che delle guardie presidino la casa e, una notte, allorché Mauricio si avvicina, i militari gli sparano, ferendolo irrimediabilmente alla spina dorsale. Meme, resa completamente remissiva dal dolore, viene condotta in un monastero di clausura da Fernanda. Partorisce in convento il figlio di Mauricio, che viene portato a casa Buendía da una suora.

Meme morirà di vecchiaia molti anni dopo a Cracovia, sotto falso nome e senza aver mai smesso di pensare a Mauricio.

Amaranta Ursula[modifica | modifica sorgente]

Terzogenita di Aureliano Secondo e Fernanda del Carpio, viene mandata a studiare a Bruxelles dal padre, il quale, perduta ormai l'antica ricchezza derivatagli dal bestiame e dalle riffe, compie vari sacrifici per raccogliere i soldi necessari.

Al suo ritorno a Macondo, Amaranta Ursula è una donna dalla mentalità aperta, amante della moda e del ballo. Si sposa con il belga Gastón, con il quale torna in Colombia.

Qui s'innamorerà però del nipote Aureliano Babilionia, che crede un fratello adottivo.

Muore di parto, dando alla luce l'ultimo Aureliano.

Sesta generazione[modifica | modifica sorgente]

Aureliano Babilonia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Meme e Mauricio Babilonia, nasce mentre la madre è già in convento. Una suora lo porta a casa di Fernanda, la quale lo tiene segregato in casa (dopo aver pensato addirittura di affogarlo) affinché in paese non si sappia della notizia.

Aureliano crede di essere un figlio adottivo di Fernanda, che lo tratterà sempre freddamente, e di Aureliano Secondo, trovato in un cestino galleggiante nel fiume, e dice a tutti di chiamarsi Aureliano Buendía, come il colonnello, in quanto è completamente ignaro della propria origine.

Viene cresciuto da Santa Sofía de la Piedad e istruito da José Arcadio Secondo. Da bambino, Aureliano esce di casa solo una volta: si ferma sul porticato, ma viene subito ricondotto in casa.

Dopo la morte di Fernanda, rimane solo con José Arcadio, tornato nel frattempo da Roma, il quale, dopo aver appreso la verità sulla filiazione di Aureliano da una lettera lasciatagli dalla madre, lo tratta malamente, dicendogli: "Allora tu sei il bastardo".

A poco a poco, però, nasce un'amicizia tra i due, anche se molto breve, a causa dell'assassinio di José Arcadio.

Ormai adulto, esce abitualmente di casa, specie per recarsi nella libreria del savio catalano, dove compra dei libri allo scopo di decifrare le pergamene in sanscrito di Melquíades, diventando un uomo incredibilmente colto, e fisicamente molto simile al colonnello Aureliano Buendia.

Conosce a memoria l'intera Enciclopedia Britannica di casa, e - inspiegabilmente - anche cose che sull'enciclopedia non sono scritte. A chi gli chiede come faccia a sapere determinate cose, lui risponde: "Tutto si sa".

All'interno della libreria incontra gli unici quattro amici che avrà mai: Alvaro, Germán, Alfonso e Gabriel, con i quali frequenta anche le prostitute dei vari bordelli. Si lega, in particolare, a Gabriel, con il quale condivide il segreto del "treno dei morti" su cui si risvegliò José Arcadio Secondo (storia a cui nessuno credette, in quanto la verità fu celata).

Aureliano avrà, inizialmente, come amante la prostituta antigliana Nigromanta, innamorandosi poi di sua zia Amaranta Ursula, che crede una sorella adottiva, alla quale confessa la sua passione repressa.

Dopo la morte dell'amata e del figlio Aureliano, perisce a causa dell'uragano che distrugge Macondo, leggendo le pergamene di Melquíades, all'interno delle quali è predetta l'intera storia della famiglia Buendía, nel momento in cui viene sancito il destino finale del villaggio e degli abitanti "perché le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra".

Settima generazione[modifica | modifica sorgente]

Aureliano[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Aureliano Buendía (Babilonia) e Amaranta Ursula. La madre vorrebbe chiamarlo Rodrigo, mentre il padre lo chiama Aureliano, perché avrebbe dovuto vincere trentadue guerre (impresa non riuscita al colonnello Aureliano Buendía).

Nasce con la temuta coda di maiale, come predetto da Ursula, in quanto figlio incestuoso, nonostante sia "l'unico, in un secolo, ad essere stato generato con amore". Il padre lo trova morto il giorno successivo alla nascita, mangiato dalle formiche rosse, realizzando così le chiavi definitive delle pergamene di Melquíades:

« Il primo della stirpe è legato a un albero, e l'ultimo se lo stanno mangiando le formiche. »

Personaggi esterni alla famiglia[modifica | modifica sorgente]

Prudencio Aguilar[modifica | modifica sorgente]

Allevatore di galli da combattimento, vive a Riohacha all'epoca in cui vi risiedono anche Ursula e José Arcadio Buendía.

Dopo aver perso un combattimento tra galli con quest'ultimo, Prudencio, infuriato, ne mette in dubbio, nella pubblica piazza, la virilità (all'epoca José Arcadio Buendía e Ursula non avevano ancora generato figli). Per vendetta, José Arcadio Buendía lo uccide, trapassandogli la gola con una lancia.

Prudencio torna a breve sotto forma di fantasma, piangendo, e José Arcadio, oppresso dal rimorso, uccide tutti i suoi galli, seppellisce la lancia con cui gli aveva trafitto la gola e lascia Riohacha con Ursula. Il fantasma di Prudencio accompagnerà José Arcadio fino alla morte.

Melquíades[modifica | modifica sorgente]

Melquíades è lo zingaro che porta a Macondo il collegamento con il resto del mondo, ai tempi della fondazione del villaggio. È lui la causa dell'isolamento di Jose Arcadio Buendía: con le innovazioni che porta annualmente a Macondo, cattura, infatti, tutta l'attenzione del fondatore del villaggio, che così, invece di badare al bene comune, si disperde in inutili quanto stravaganti esperimenti. Melquíades è un alchimista, e afferma di essere in grado di creare la pietra filosofale.

Melquíades è anche il salvatore del villaggio dalla malattia dell'insonnia. Quando tutti sono ormai divenuti immemori di ogni cosa, lo zingaro viene a trovare José Arcadio, capisce cosa sia successo e somministra agli abitanti un antidoto per guarire ed uscire dall'oblio.

Dopo anni di assenza, durante i quali era stato dato per morto (egli stesso dice di essere resuscitato), torna a Macondo e rimane a vivere nella casa dei Buendía, rinchiudendosi in una stanza senza mai uscire, dedicandosi alla scrittura della profezia della fine della stirpe Buendía.

Nei suoi ultimi anni, si prende cura di lui soprattutto Arcadio, che lo accompagna quotidianamente a fare il bagno nel torrente che attraversa Macondo.

Durante uno di questi bagni, Melquíades annega. José Arcadio Buendía, non volendo rassegnarsi alla morte dell'amico, tenta di resuscitarlo facendo bollire mercurio accanto al cadavere, fraintendendo una formula di conservazione dei cadaveri. L'esperimento produce però solo l'effetto di far riempire il corpo di Melquíades di bolle blu e, dopo settantadue ore di inutili tentativi, quando la casa è ormai invasa da un odore pestilenziale, José Arcadio Buendía acconsente alla sepoltura dell'amico.

Melquíades è il primo ad essere tumulato nel cimitero di Macondo, che viene inaugurato con i suoi solenni funerali.

Anche dopo la morte di Melquíades, il suo spirito resta in quella stanza, ormai usata solo come ripostiglio per i settantadue pitali acquistati quando Meme aveva invitato a casa molte compagne e suore del collegio.

Il fantasma di Melquíades rimarrà per sempre nella casa dei Buendía, mostrandosi, in futuro, solo ad Aureliano Secondo e ad Aureliano Babilonia, istruendoli nella sua saggezza. La sua profezia è l'elemento chiave della conclusione del romanzo.

Pilar Ternera[modifica | modifica sorgente]

Pilar Ternera è un'amica di Ursula. Ne restano fisicamente attratti, durante la propria adolescenza, tanto José Arcadio quanto Aureliano, e ad entrambi darà dei figli (rispettivamente Arcadio e Aureliano José).

Viene descritta come una donna che si fa notare per la sua fragorosa risata, la cui potenza però viene progressivamente meno nel corso degli anni.

Possiede il dono di leggere il futuro con le carte e, in più occasioni e per vari motivi, i membri della famiglia Buendía faranno appello a questa sua capacità.

In età molto avanzata diventa la tenutaria di un "bordello zoologico" (una casa di tolleranza con annesso zoo), frequentato da Aureliano Babilonia e dai suoi amici. Muore dopo aver raggiunto i 145 anni e viene seppellita seduta su una sedia, per sua stessa volontà.

Don Apolinar Moscote[modifica | modifica sorgente]

Padre di Remedios Moscote, è sostenitore del partito conservatore. È l'uomo inviato dal governo, come correggitore, per il controllo di Macondo. Considerato una figura marginale della scena politica del paese, si presta comunque in diverse situazioni per dare contributi concreti al progetto conservatore.

Nicanor Ulloa e Rebeca Montiel[modifica | modifica sorgente]

Genitori biologici di Rebeca Buendía, muoiono precocemente. Quando arriva a Macondo, Rebeca porta con sé un sacco con i loro resti. Verranno successivamente seppelliti vicino alla tomba di Melquíades.

Pietro Crespi[modifica | modifica sorgente]

Italiano di bell'aspetto, si stabilisce a Macondo aprendo un negozio di strumenti musicali e giocattoli a molla, poi gestito dal fratello minore Bruno. Entra per la prima volta a contatto con i Buendía per montare una pianola in casa loro e, successivamente, per impartire lezioni di ballo a Rebeca e ad Amaranta.

S'innamora, ricambiato, di Rebeca, con la quale si fidanza nell'attesa di poterla sposare. Il loro amore è però contrastato dalla gelosia di Amaranta, perdutamente innamorata del Crespi, tanto da giurare alla sorella adottiva che dovrà passare sul suo cadavere per poter sposare Pietro.

Il fidanzamento con Rebeca si protrae oltremisura (prima per il lutto per la morte di Remedios, poi per l'attesa che venga completata la costruzione della prima chiesa di Macondo e, persino, a causa della falsa notizia della morte della madre del Crespi, diffusa dalla stessa Amaranta nella speranza di evitare le nozze), finché, al ritorno di José Arcadio, la ragazza s'innamora di quest'ultimo e lascia Pietro.

A quel punto, Crespi inizia a frequentare Amaranta, ma, quando questi le chiede la mano, la ragazza, sorprendentemente, lo rifiuta. Dopo aver tentato disperatamente di persuaderla, Pietro Crespi si suicida, tagliandosi le vene.

Il personaggio di Pietro Crespi riflette quello di un uomo molto lontano da quelli tratteggiati nel resto del libro, e non è un caso che sia spesso denominato quale "l'italiano", a sottolineare la lontananza geografica e più ancora la diversità culturale. Sempre vestito elegantemente, col panciotto anche col caldo torrido, è un uomo sensibile con la velata nostalgia di casa, che stempera con la raccolta di foto provenienti dall'Italia. Farà restare sveglia l'intera Macondo una notte, poco prima del suicidio, suonando, nel tentativo di convincere Amaranta, la citara in una maniera che "non meritava di essere di questo mondo" e cantando con "una voce tale da non potersene concepire un'altra sulla terra con tanto amore".

Gerineldo Márquez[modifica | modifica sorgente]

Amico e compagno d'armi di Aureliano Buendía, s'innamora di Amaranta, che però lo respinge ostinatamente. È il primo a stancarsi della guerra civile, nella quale rischia di essere fucilato proprio dall'amico, e rifiuta, ormai anziano, un'ultima proposta del colonnello di riprendere le armi. Il personaggio è ispirato, come già Aureliano, al nonno dell'autore, veterano liberale di guerra.[19][18]

Petra Cotes[modifica | modifica sorgente]

Amante di Aureliano Secondo (dopo essere stata inizialmente l'amante di José Arcadio Secondo), sarà il suo vero grande amore per tutta la vita. Di carattere allegro, godereccio e passionale, molto simile a quello di Aureliano Secondo e del tutto diverso, invece, da quello della ritrosa Fernanda, godrà della compagnia dell'amante molto più spesso che la moglie di quest'ultimo. Aureliano Secondo la ritiene anche un portafortuna, per la prosperità delle sue attività economiche.

Fortemente osteggiata da Fernanda, che non le permetterà neanche di vedere per l'ultima volta il cadavere di Aureliano Secondo, la sostenta di nascosto fino alla sua morte.

Mister Herbert e Mister Brown[modifica | modifica sorgente]

Ideatori della compagnia bananiera. Herbert viene invitato da Aureliano Secondo a pranzo e scopre così le banane della zona. Jack Brown, invece, è il presidente della compagnia, viene da Prattville, Alabama e si trasferisce con un vagone di vetro a Macondo con la famiglia, vivendo in una città recintata dal filo spinato e dall'elettricità. La compagnia dà lavoro a molti, ma stravolge la cittadina, mentre le sue guardie armate compiono anche soprusi e prepotenze. Mr. Brown diverrà anche compagno di feste del gioviale Aureliano Secondo, anche se per poco. Quando i lavoratori, incitati da José Arcadio Secondo, vanno in sciopero, l'esercito, chiamato dalla compagnia, li massacra. Mr. Brown, dopo aver tentato di darsi per morto, finge di accettare alcune minime condizioni dei sindacati, ma, secondo quanto poi si disse, i suoi ingegneri provocarono il diluvio per non ottemperarvi. Brown e la compagnia bananiera scompaiono da Macondo in quelli stessi giorni, per non tornarvi mai più.

Mauricio Babilonia[modifica | modifica sorgente]

Amore segreto di Meme, è di famiglia umile e lavora come meccanico. Sebbene il padre di Meme, Aureliano Secondo, sia favorevole alla relazione segreta, quando Fernanda scopre i fatti va su tutte le furie e ottiene che delle guardie presidino la casa. Una notte, mentre Mauricio tenta di raggiungere Meme passando dal tetto, viene colpito da una guardia alla spina dorsale e rimarrà paralizzato.

Meme, già rimasta incinta dalla relazione clandestina, non rivedrà più l'amato, costretta da Fernanda alla clausura.

Mauricio Babilonia è caratterizzato dalla particolare presenza di farfalle gialle che aleggiano intorno a lui e intorno a Meme durante la loro relazione. Quando Mauricio scompare dalla vita di Meme, anche le farfalle spariscono. Mauricio morirà di vecchiaia anni dopo, senza più essersi mosso dal suo letto, e non conoscerà mai il figlio Aureliano.

Gastón[modifica | modifica sorgente]

Marito di Amaranta Ursula, Gastón è un uomo belga che la ragazza ha conosciuto in occasione dei propri studi a Bruxelles. Giunge con la moglie a Macondo, con il progetto segreto di andarsene dopo pochi mesi.

Di fronte, però, all'entusiasmo della moglie, che non intende lasciare Macondo, Gastón chiede l'invio di un aeroplano, per avviare un'attività di spedizioni in Colombia.

Lascia il Paese dopo pochi anni, per seguire dei progetti lavorativi nel Congo belga. A Léopoldville riceve una lettera in cui Amaranta Ursula gli reitera il proprio amore e l'impazienza di rivederlo, ma, contraddicendosi, gli rivela la propria incapacità di vivere senza Aureliano. Gastón capisce perfettamente cosa sia accaduto e risponde augurando ai due quanta felicità lui aveva avuto durante la sua breve esperienza coniugale.

Amaranta Ursula rimane umiliata dalla freddezza del marito, che rivela come Gastón non attendesse altro che un pretesto per troncare la relazione. Mesi dopo, Gastón scrive una nuova lettera ad Amaranta Ursula, in cui prega di inviargli l'unica cosa rimasta a Macondo che per lui avesse un valore sentimentale, il suo velocipede.

Nigromanta[modifica | modifica sorgente]

Prostituta antigliana di colore, dal fisico possente, sarà la prima donna amata da Aureliano Babilonia.

Il savio catalano[modifica | modifica sorgente]

È il proprietario della caotica libreria meta della prima uscita da casa di Aureliano Babilonia, nonché scrittore instancabile, giunto a Macondo all'epoca della compagnia bananiera. Ritornerà in Catalogna al tempo del declino finale di Macondo, portando con sé, nel lunghissimo viaggio, le tre inseparabili casse contenenti i suoi scritti.

Avrà, alfine, un'intensa e breve relazione di corrispondenza con Aureliano.

Alvaro, Alfonso, Gabriel e Germán[modifica | modifica sorgente]

Sono gli unici amici che ebbe Aureliano Babilonia, con i quali divide il tempo tra la libreria del savio catalano e gli ultimi bordelli di Macondo.

I quattro personaggi sono ispirati agli scrittori del Grupo de Barranquilla: Álvaro Cepeda Samudio, Alfonso Fuenmayor, Germán Vargas e lo stesso Gabriel García Márquez.

Alvaro lascia Macondo in seguito alla partenza del libraio, mentore del quintetto di giovanotti, dopo aver comprato un biglietto eterno per un viaggio in treno senza fine dal quale spediva cartoline agli amici superstiti.

Germán e Alfonso se ne andranno senza preavviso e senza lasciare tracce.

Gabriel (presumibilmente omonimo dell'autore, in quanto pronipote del rivoluzionario colonnello Gerineldo Márquez) è l'amico più importante per il giovane Aureliano Babilonia, l'unico vivente che non mettesse in dubbio la carneficina dei lavoratori presso la stazione di Macondo. Vince un concorso di questionari di una rivista francese e parte per Parigi dove rimane per sempre. È uno dei pochissimi abitanti di Macondo che sopravvivrà alla distruzione e alla cancellazione del villaggio.

Personaggi minori rilevanti[modifica | modifica sorgente]

  • Mercedes: farmacista di poche parole, fidanzata di Gabriel; personaggio ispirato alla vera moglie di Marquez, Mercedes Barcha.
  • Rafael Escalona: musicista realmente esistente, amico dell'autore, definito "nipote del vescovo".
  • Colonnello Lorenzo Gavilan: rivoluzionario, amico di José Arcadio Secondo, personaggio tratto da una novella di Carlos Fuentes, scrittore amico di Marquez; è un reduce della rivoluzione messicana del 1910, e viene ucciso dall'esercito assieme ai sindacalisti e ai lavoratori in sciopero, con le loro famiglie. Il suo corpo viene gettato in mare.
  • Padre Nicanor Reyna: primo prete di Macondo, costruisce "il tempio", la chiesa del paese, raccogliendo denaro con il suo spettacolo di levitazione (per mezzo della cioccolata); poi sostituito da: padre Coronel detto il Cucciolo durante le guerre, successivamente da padre Antonio Isabel, poi brevemente dal giovane padre Augusto Angel e, infine, dall'anonimo "parroco artritico" dell'epoca di Aureliano Babilionia.
  • José Raquel Moncada: governatore conservatore di Macondo durante la guerra, fucilato dai liberali, ma considerato un uomo meritevole di rispetto da tutti.
  • Patricia Brown: figlia di Jack Brown, il capo della compagnia bananiera, amica di Meme Buendía
  • Amparo Moscote: sorella di Remedios, la moglie del colonnello Aureliano, e amica di Rebeca, sposa poi Bruno Crespi
  • Don Bruno Crespi: fratello di Pietro Crespi, diviene un ricchissimo commerciante

Temi principali[modifica | modifica sorgente]

Lo stile[modifica | modifica sorgente]

Lo stile della scrittura è semplice e favolistico. La narrazione è veloce e ricchissima di avvenimenti, tanto che in poche righe sono spesso condensate nascite e morti, eventi in cui i personaggi sono disegnati con pochi tratti e le descrizioni, sempre brevi, sono spesso solo caratteriali. I personaggi secondari, quasi sempre solo denominati, ritornano a volte dopo decine di pagine per passare così come sono entrati, funzionali alla narrazione; i nomi dei personaggi (soprattutto maschili), spesso simili gli uni con gli altri, possono confondere il lettore.

La solitudine[modifica | modifica sorgente]

La solitudine del titolo è dunque la condizione di ogni uomo all'interno di questo microcosmo: i vivi si agitano e combattono senza tuttavia muoversi da uno stesso punto e i morti ritornano sulla terra come sagome, così solitarie e affrante che finiscono per diventare amiche di quelli che erano stati in vita i loro peggiori nemici (Prudencio Aguilar).
Il messaggio finale, che dà tutto il senso della tragedia umana, mostra come infine tutte le vicende attraversate dai personaggi portino l'ultimo della stirpe a comprendere l'entità dell'incapacità di evolversi. Troppo tardi, perché nel momento stesso in cui egli arriva alla scoperta che ha valso cent'anni di solitudine (la decifrazione delle pergamene di Melquíades), scatta la punizione "divina" sotto forma di un biblico vento che spazzerà via ogni traccia del villaggio, ormai quasi una cittadina, e dei suoi abitanti. Insomma, in definitiva la storia corale della famiglia Buendía, affollato crocevia di speranze, desideri e sogni... una famiglia così densa ed impregnata di forti sentimenti ma così chiusa nelle sue effimere illusioni da sprofondare nella più sconsolante e più irrimediabile delle solitudini.

Realtà e finzione[modifica | modifica sorgente]

È molto difficile stabilire un confine netto tra la natura estremamente fantasiosa del racconto e gli aspetti reali di cui è permeato. Molti eventi sono pesantemente influenzati dalla storia colombiana della seconda metà dell'Ottocento, soprattutto le guerre civili e il periodo della compagnia bananiera (tra l'altro è curioso notare che in tutto il romanzo non viene fatto il nome della nazione, anche perché nel primo periodo del romanzo la Colombia non era conosciuta con tale nome). Esistono inoltre correlazioni con eventi, luoghi e persone della biografia di García Márquez, trasfigurati nella narrazione. Ad esempio il villaggio di Aracataca, dove crebbe lo scrittore, è una cittadina depressa dopo il boom bananiero, come Macondo nel periodo di Aureliano Babilonia; è quindi riflessa in maniera fantastica, come detto, la realtà colombiana e sudamericana tra l'Ottocento e gli anni trenta del XX secolo. Ma sono davvero tanti gli episodi attraverso la cui narrazione l'autore ci conduce in un mondo dove la quotidianità dei fatti si accompagna ad eventi quasi magici. Per citarne alcuni, si pensi alle apparizioni del fantasma di Prudencio Aguilar (e anche qui il confine vita-morte non è così netto), alla levitazione di padre Nicanor Reyna, oppure alla capacità di preveggenza del colonnello Aureliano Buendía, alle apparizioni del fantasma di Melquíades (che afferma poi di essere tornato in vita dopo essere morto la prima volta di febbre a Singapore), alla salita al cielo di Remedios la Bella, all'apparizione dell'Ebreo Errante, al vento misterioso che distrugge il villaggio, al diluvio che dura per più di quattro anni, e altri ancora. Tutti eventi soprannaturali ma che, in un tale contesto, si mischiano alla quotidianità e non scatenano contrasti tra chi ci crede o no: sono eventi che si succedono, semplicemente.

Un atanòr, oggetto alchemico per la creazione della pietra filosofale, usato nel romanzo

Per questo il romanzo è un noto esempio di Realismo Magico. Probabilmente queste storie furono ispirate a quelle che raccontava la nonna dell'autore, nella grande casa dove García Márquez crebbe. Inoltre alcuni personaggi portano nomi e cognomi di persone reali della famiglia dello scrittore: Márquez, Gabriel, Iguáran, Cotes. Un personaggio secondario, Gabriel, è nipote del vecchio colonnello liberale Gerineldo Márquez (compagno d'armi di Aureliano Buendía), proprio come il vero García Márquez è nipote di un colonnello di fede liberale, Nicolás Márquez Mejía. La madre di Marquez, invece, ispirò allo scrittore il personaggio di Ursula. Nel romanzo si parla anche della malattia dell'insonnia, che cancella i ricordi, e della dimenticanza collettiva dei fatti della storia, emblematica di un'America latina che non ricorda più il suo passato, ma anche una probabile ispirazione della malattia di Alzheimer, una patologia molto frequente nella famiglia Márquez.[20]

Tematiche psicoanalitiche ed esoteriche[modifica | modifica sorgente]

Alcuni critici hanno evidenziato, oltre alla tematica storica e sociale, la concezione circolare del tempo (un continuo presente) che solo la profezia di Melquíades spezza, i numerosi riferimenti all'alchimia e all'esoterismo, il gioco letterario strutturalista che nasconde significati, o la tematiche psicoanalitiche dell'incesto (il freudiano mito di Edipo), visto come autodistruzione della stirpe, inevitabile per chi non si apre al mondo, degli archetipi antropologici junghiani e dei simboli disseminati tra le pagine del romanzo, dell'amore e della morte. Lo stesso autore ha indicato nell'Edipo re di Sofocle - con i temi di incesto e profezia - una delle sue fonti di ispirazione, non soltanto per questo romanzo.[21][22]

Macondo[modifica | modifica sorgente]

Macondo è il nome di un paese immaginario, immerso nella foresta colombiana, dove si svolgono le vicende del romanzo. Riguardo all'ubicazione geografica, l'autore fornisce alcuni indizi che permettono di collocare il villaggio nella (o, comunque, presso la) penisola della Guajira. Non è molto lontano dalla costa del Mar dei Caraibi e la spedizione capitanata da José Arcadio Buendía, partendo da Riohacha, s'inoltra nella sierra per quasi due anni. Presumibilmente il villaggio si trova diverse centinaia di chilometri a sud di Riohacha, nei dintorni della Sierra Nevada de Santa Marta e vicino al paese di Aracataca, luogo natio dello scrittore.

L'esatta ubicazione geografica, comunque, è poco rilevante ai fini della trama, visto che tutte le vicende si svolgono a Macondo, tranne quelle relative alle guerre del Colonnello, oppure quando viene descritta la cittadina da cui proviene Fernanda (e dove Aureliano secondo va a cercarla, oltre ad esservi ambientata la parte in cui Meme viene condotta in clausura).

Ciò che si nota, mano a mano che si va avanti nella lettura, è lo sviluppo che assume il villaggio: inizialmente composto da una ventina di case di fango, queste aumentano e vengono costruite con mattoni, poi i pavimenti in cemento, i tetti di zinco, poi gli si affianca la cittadella della compagnia bananiera circondata da una rete elettrificata. Anche la vita nel villaggio si anima (soprattutto nella Strada dei Turchi). Inizialmente tagliato fuori dal resto del mondo (non essendoci nemmeno un servizio di posta), il villaggio arriva ad essere raggiunto anche dalla ferrovia. La fase del declino inizia poi ai tempi della compagnia bananiera e dopo il (falso?) massacro dei suoi lavoratori. Il seguente (e lunghissimo) diluvio porta alla rovina di molte case (quella dei Buendía compresa) e all'abbandono di altre. Oltre alla prosperità gli abitanti perdono anche i ricordi, fino al pomeriggio in cui, mentre Aureliano Babilonia decifra le ultime pergamene, un vento violentissimo spazzerà il villaggio dalla faccia della terra.

L'atmosfera del romanzo, la sua forza evocativa, le sue immagini, l'universalità del tema principale (la solitudine), fanno di Macondo un luogo mitico.

Per quanto riguarda l'origine stessa del nome, è stato osservato che Makond era anche la denominazione di uno dei villaggi bananieri abitati dai gringos, nei pressi di Aracataca, davanti al quale passa il piccolo García Márquez quando insieme alla madre si reca a trovare i parenti della stessa, un villaggio chiuso da cinta di filo spinato (come la cittadina della compagnia bananiera) attraverso il quale il piccolo García Márquez intravede un'altra realtà a lui sconosciuta, donne belle ed eleganti che abitano case diverse e vivono vite diverse, un villaggio dove vige una legge diversa e stili di vita diversi.[23] Presumibilmente dà alla cittadina dei Buendía questo nome poiché rappresenta il villaggio ideale del bambino ormai diventato scrittore.

La traduzione italiana[modifica | modifica sorgente]

L'opera fu pubblicata in Italia dalla Feltrinelli per la prima volta nel 1968, nella collana "I Narratori" con traduzione curata da Enrico Cicogna.

Influenza culturale[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo musicale Modena City Ramblers ha inciso l'album Terra e libertà, di esso alcune canzoni prendono spunto dal libro di García Márquez: Macondo Express, Il ballo di Aureliano, Remedios la bella e Cent'anni di solitudine. Da segnalare anche L'amore ai tempi del caos, chiaro riferimento ad un'altra importante opera dello scrittore colombiano.

Macondo diede il nome a un centro sociale autogestito, di giovani di sinistra, esistente a Milano negli anni settanta e fondato dal sociologo, giornalista, Mauro Rostagno.

Nella sua canzone "Sally" Fabrizio De André fa riferimento a Pilar del mare, una delle matriarche nominate nel romanzo. Fa anche riferimento a pesciolini d'oro fusi dal colonnello Aureliano Buendía.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Questo romanzo di Márquez ricevette una sonora stroncatura da parte di Pier Paolo Pasolini in questi termini. ″Un altro luogo comune (...) è quello di considerare Cent'anni di solitudine (...) di Gabriel García Márquez un capolavoro. Ciò mi sembra semplicemente ridicolo. Si tratta del romanzo di uno scenografo o di un costumista, scritto con grande vitalità e spreco di tradizionale manierismo barocco latino-americano, quasi ad uso di una grande casa cinematografica americana (se ne esistessero ancora). I personaggi sono tutti dei meccanismi inventati  talvolta con splendida bravura  da uno sceneggiatore: hanno tutti i « tic» demagogici destinati al successo spettacolare. L'autore  molto più intelligente dei suoi critici sembra saperlo bene: «Non gli era mai venuto in mente fino allora - egli dice nell'unica considerazione metalinguistica del suo romanzo - di pensare alla letteratura come al miglior giocattolo che si fosse inventato per burlarsi della gente... ». Márquez è indubbiamente un affascinante burlone, tanto è vero che gli sciocchi ci sono tutti cascati. Ma gli mancano le qualità della grande mistificazione (« Dante fu un mistificatore? » è la domanda che un dantista tedesco deversò all'orecchio di un suo collega, come riferisce Contini): le qualità che ha, tanto per fare un esempio, Borges (o, molto più in piccolo, Tomasi di Lampedusa, se Cent'anni di solitudine ricorda un po' Il Gattopardo anche per gli equivoci che ha suscitato nella palude del mondo che decreta i successi letterari)″[24].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gene H. Bell-Villada, Gabriel García Márquez's One Hundred Years of Solitude: A Casebook, Oxford University Press, 2002, ISBN 0-19-514455-4.
  2. ^ One Hundred years of Solitude, by Gabriel García Márquez, 2003, Harper Collins: New York, ISBN 0-06-088328-6, postfazione intitolata: 'P.S. Insights, Interviews & More' pp. 2-12
  3. ^ The Walrus Magazine » Books » One Hundred Years of Solitude at Forty » Marquez
  4. ^ "The Modern World". Web, www.themodernword.com/gabo/. April 17, 2010
  5. ^ McMurray, George. "Reality and Myth in García Márquez’ ‘Cien años de soledad’". The Bulletin of the Rocky Mountain Modern Language Association, Vol. 23, No. 4 (Dec., 1969), pp. 175-181
  6. ^ Michael Wood, Gabriel García Márquez: One Hundred Years of Solitude, Cambridge University Press, 1990, ISBN 0-521-31692-8.
  7. ^ Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine, I Miti, Mondadori, 1996, p. 3, ISBN 9788804413936.
  8. ^ Anche se il suo nome non viene citato, si tratta di Eréndira e della nonna, la cui storia sarà ampliata e arricchita nel racconto principale contenuto nella successiva raccolta intitolata La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata
  9. ^ Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine, I Miti, Mondadori, 1996, p. 103, ISBN 9788804413936.
  10. ^ Fa qui una rapida comparsa il protagonista del precedente romanzo breve Nessuno scrive al colonnello, nella persona del giovane ufficiale innominato che consegna la cassa della rivoluzione, contro rilascio di una ricevuta.
  11. ^ In questa definizione si può leggere un tributo di García Márquez al romanzo Petro Páramo dello scrittore messicano Juan Rulfo, da lui stesso riconosciuto esplicitamente: “Susana San Juan, una donna che non era di questo mondo” si legge nella traduzione Einaudi, Juan Rulfo, Pedro Páramo, trad. di P.Collo, Einaudi, 2004, ISBN 978-8806171841.
  12. ^ Nella descrizione dell'uggiosa e triste città di Fernanda del Carpio è riconoscibile Zipaquirá, antica città coloniale a poca distanza dalla capitale Bogotá, nella quale l'autore frequentò una scuola di religiosi: rif. Rosalba Campra, note a Gabriel García Márquez, Opere narrative, Traduzione di Angelo Morino, Meridiani Mondadori, 1987, p. 990, ISBN 9770553109215.
  13. ^ I quattro amici di Aureliano corrispondono al gruppo che García Márquez frequentava a Barranquilla: lo scrittore Alvaro Cepeda Samudio, i giornalisti Germán Vargas e Alfonso Fuenmayor, infine lo stesso Gabriel García Márquez; in quest’ultima sezione del romanzo, nella quale sono protagonisti i Buendía della sesta generazione (e dunque contemporanei dell’autore) aumentano i riferimenti a persone realmente esistenti: la farmacista “con l’arcana bellezza di un serpente del Nilo” citata nel cap. 18 non è altri che Mercedes Barcha Pardo, moglie di García Márquez; rif. Rosalba Campra, note a Gabriel García Márquez, Opere narrative, Traduzione di Angelo Morino, Meridiani Mondadori, 1987, p. 990, ISBN 9770553109215.
  14. ^ a b Elena Clementelli, Gabriel García Márquez, da IL CASTORO, NUMERO 95, NOVEMBRE 1974.
  15. ^ a b c Geoffrey Leslie Simons, Colombia: A Brutal History, Saqi, 2004, ISBN 0-86356-758-4.
  16. ^ Rausch, Jane M. Colombia: Territorial Rule and Llanos Frontier. University Press of Florida: 1999.
  17. ^ José Arcadio Buendía porta i due figli a conoscere il ghiaccio nel circo degli zingari, proprio come il padre di García Márquez lo portò a vedere il ghiaccio nella sede della United Fruit
  18. ^ a b Eric L. Reinholtz, Bloom's How to Write about Gabriel Garcia Marquez, pag. 82
  19. ^ Cien anos de soledad
  20. ^ Garcia Marquez ha l'Alzheimer?
  21. ^ Introduzione a Cent'anni di solitudine, Mondadori
  22. ^ Edipo e Medea fuori dal tragico
  23. ^ Cent'anni di solitudine, periodico Daily
  24. ^ Pier Paolo Pasolini in Descrizioni di descrizioni, Einaudi, Torino, 1979, pp.127-128

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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