Cent'anni di solitudine
| Cent'anni di solitudine | |
|---|---|
| Titolo originale | Cien años de soledad |
| Autore | Gabriel García Márquez |
| 1ª ed. originale | 1967 |
| Genere | narrativa |
| Lingua originale | spagnolo |
Cent'anni di solitudine (titolo spagnolo Cien años de soledad, 1967) è un romanzo del Premio Nobel colombiano Gabriel García Márquez e una delle opere più significative della letteratura del Novecento. Durante il IV Congresso internazionale della Lingua Spagnola, tenutosi a Cartagena nel marzo del 2007, è stato votato come seconda opera in lingua spagnola più importante mai scritta (preceduto solo da Don Chisciotte della Mancia).
[modifica] Trama
L'opera narra la storia di una famiglia, i Buendía, seguendone le vicende per sei generazioni, in un mitico villaggio sperduto tra le paludi: Macondo, che per molti aspetti ricalca il paese natale dello scrittore.
Dal fondatore del villaggio e capostipite della famiglia José Arcadio Buendía, si articolano eventi e personaggi che seguono itinerari circolari in un tempo "congelato" attraverso il quale milioni di piccole vicende si intrecciano ma dove tutto resta sostanzialmente invariato attorno a quel fulcro centrale che è il villaggio e la vita che vi si conduce.
La ripetitività del tempo e dei fatti è appunto il grande tema del romanzo, un tema in cui l'autore riconosce la caratteristica della vita colombiana e attraverso cui vediamo delinearsi altri elementi: l'utilizzo di un "realismo magico" che mostra un microcosmo arcano in cui la linea di demarcazione fra vivi e morti non è più così nitida e in cui ai vivi è dato il dono tragico della chiaroveggenza, il tutto con un messaggio cinicamente drammatico di fondo.
[modifica] Personaggi
Prima generazione: José Arcadio Buendía, Ursula Iguarán
Seconda generazione: José Arcadio, Colonnello Aureliano Buendía, Remedios Moscote, Amaranta, Rebeca
Terza generazione: Arcadio, Aureliano José, Santa Sofía de la Piedad, 17 Aureliani
Quarta generazione: Remedios la bella, José Arcadio Secondo, Aureliano Secondo, Fernanda del Carpio
Quinta generazione: Renata Remedios (Meme), José Arcadio, Amaranta Ursula
Sesta generazione: Aureliano Babilonia
Settima generazione: Aureliano
[modifica] Prima generazione
[modifica] José Arcadio Buendía
Patriarca della famiglia Buendía e fondatore di Macondo. In gioventù convola a nozze con Ursula Iguarán, nonostante i due siano cugini tra loro. Ursula rimane impressionata dal racconto di una sua zia che si sposò anch'ella con un suo consanguineo, generando poi un figlio con la coda di maiale. José Arcadio Buendía non si pose il problema ("non mi importa di mettere al mondo dei porcelli, purché possano parlare") e per diversi mesi i due sposini non consumarono il matrimonio (Ursula indossava una cintura di castità fabbricatale dalla madre). Tutto ciò ovviamente alimentò vari pettegolezzi sulla coppia fino al tragico giorno in cui José Arcadio Buendía vinse un combattimento di galli contro Prudencio Aguilar. Quest'ultimo, furioso per la sconfitta, insultò pesantemente l'avversario, il quale lo uccise trapassandogli la gola con una lancia. Nelle settimane e nei mesi seguenti il fantasma di Prudencio arrivò ad esasperare i due con le sue apparizioni, che José Arcadio Buendía, spinto dal rimorso e dalla volontà di dare al fantasma un po' di pace, decise di andar via dal villaggio. Sotterrata la lancia e sgozzati i suoi galli, José, seguito da Ursula, allora incinta, e da diversi giovani loro amici, lasciarono il paese di Riohacha, senza una meta precisa. Nel tragitto, con grande timore, nacque il primogenito della coppia: José Arcadio. Dopo quasi due anni di viaggio attraverso la sierra, dopo un sogno di José Arcadio Buendía che gli mostrava un villaggio in riva al fiume e di case azzurre, fondarono Macondo. Negli anni successivi José Arcadio Buendía si impose come autorità saggia e imparziale a supporto della vita del villaggio. Dopo pochi anni nacque il loro secondogenito, il primo nato a Macondo: Aureliano. Ma tutto cambiò all'arrivo di una tribù di zingari, guidata da Melquíades, che mostrava di anno in anno le più disparate invenzioni (come la calamita ed il cannocchiale). Il suo tempo venne quindi assorbito da esperimenti scientifici più o meno deliranti (ad esempio si propose di addestrare l'esercito alla "guerra solare"), e perse di vista la crescita dei suoi figli. Riportato con i piedi per terra da Ursula, recuperò responsabilità ed autorevolezza, per il bene della sua famiglia, e si riavvicinò ai figli che portò sul camper degli zingari a vedere il ghiaccio. Ma un giorno, ossessionato dal tempo che non scorre, ebbe un eccesso di pazzia che costrinse la famiglia a legarlo ad un castagno, dove rimarrà per lunghissimo tempo, quasi impassibile al cospetto dei parenti, intento a chiacchierare con il fantasma di Prudencio e parlando solo in latino, fino alla morte.
[modifica] Ursula Iguarán
È la moglie di José Arcadio Buendía (oltre che cugina). Ciò che la caratterizza sono la sua forza d’animo e la grande capacità lavorativa (“finché Dio mi da vita, non mancheranno mai i soldi in questa casa di pazzi”), che conserva per quasi tutta la vita. La sua età è compresa tra i 115 e i 122 anni e praticamente conosce tutti i membri di tutte le generazioni della famiglia. Anche per questo motivo, durante la vecchiaia, rabbrividisce al pensiero che il tempo sembri non passare mai, arrivando addirittura a confondere i bisnipoti coi suoi figli ormai morti (ad esempio si rivolge ad Aureliano Babilonia scambiandolo con il Colonnello). Durante il diluvio si accentua la sua cecità, mentre la sua lucidità cala, non impedendole comunque di difendere il segreto del San Giuseppe di gesso affidatole durante la guerra.
[modifica] Seconda generazione
[modifica] José Arcadio
È il primo figlio di Ursula e José Arcadio Buendía. È venuto al mondo durante la traversata della sierra (e senza presentare la coda di maiale tanto temuta dalla madre), e dal padre eredita una gran forza di volontà e una decisa impulsività. Durante la sua adolescenza ha una relazione con una donna, Pilar Ternera, molto più grande di lui, e quando lei gli annuncia di essere incinta, cambia decisamente carattere. Si innamora di una ragazza facente parte della carovana degli zingari, e insieme a loro abbandona il villaggio. Riappare senza preavviso diversi anni dopo, decisamente cambiato: ha un fisico possente, un corpo ricoperto di tatuaggi, la pelle conciata dopo le 65 volte che ha girato il mondo come marinaio, un appetito mostruoso e una virilità molto forte. Si sposa con Rebeca, la propria sorellastra, nell’arco di brevissimo tempo, e per la vergogna dello scandalo Ursula li caccia di casa. Usurpa le terre dei suoi vicini (il tutto grazie alla proposta di Arcadio di creare un registro delle terre), oltre a occuparsi del sostentamento domestico come cacciatore. Salva il fratello dal plotone di esecuzione. La sua morte resterà l’unico mistero irrisolto a Macondo, poiché viene ritrovato ucciso nella sua camera da Ursula (il sangue compì un tragitto laborioso fino alla casa Buendía), mentre Rebeca non si accorse di nulla (affermava di essere in bagno al momento dello sparo). Il suo corpo emanerà per lunghi anni a venire un profondo odore di polvere da sparo, fino al giorno in cui gli ingegneri della compagnia bananiera ricoprono la sua tomba con una colata di calcestruzzo.
[modifica] Colonnello Aureliano Buendía
Secondogenito di Jose Arcadio e Ursula, è il primo uomo nato a Macondo. Completamente diverso dal fratello nel carattere, ha fin da piccolo uno sguardo lucido e analitico delle cose, nonché piccoli poteri di chiaroveggenza. Dopo la venuta degli zingari aiuta il padre in laboratorio. Diventato adulto, viene ammaliato dalla bellezza della giovanissima figlia del correggitore Moscote: Remedios Moscote,di appena nove anni. Pur avendo una spropositata differenza di età i due decidono di sposarsi ma, qualche tempo dopo, Remedios viene trovata morta nel letto fra le sue bambole, a causa dell'aborto naturale dei due gemelli che aveva in grembo. Aureliano si rinchiude in un profondo silenzio, che condivide col suocero, fino a quando, a seguito di elezioni truccate dal governo, decide di arruolarsi come rivoluzionario liberale conto il regime. Anche lui ebbe un figlio da Pilar Ternera. È, senza dubbio, il personaggio più affascinante del libro, durante la sua esperienza militare promosse trentadue insurrezioni che si conclusero in un nulla di fatto, ebbe altri diciassette figli da diciassette donne diverse e gli furono uccisi tutti, sopravvisse a quattro attentati, settantatré imboscate, a un tentativo di suicidio con arma da fuoco e ad un plotone d'esecuzione per finire i suoi giorni chiuso nel suo laboratorio a fabbricare pesciolini d'oro che fondeva e rifondeva. Morì appoggiato al castagno, un giorno in cui arrivarono gli zingari portando il circo.
[modifica] Amaranta
Ultima figlia di José Arcadio ed Ursula, vivrà odiando ed invidiando la sorella adottiva Rebeca perché in adolescenza entrambe si innamorano di Pietro Crespi, arrivato a Macondo per montare una pianola proprio in casa Buendía. Sfortunatamente per Amaranta egli decide di sposare Rebeca. Amaranta giura alla sorellastra che impedirà fino alla fine le nozze con l'italiano. Infatti i due non si sposeranno perché prima del matrimonio torna a Macondo José Arcadio, il fratello partito con la carovana degli zingari, e sarà lui a sposare la propria sorellastra Rebeca. Crespi, passando molto tempo con Amaranta, le chiederà la sua mano, ma lei non acconsentirà a sposarlo, spingendolo involontariamente al suicidio e spinta dal rimorso, si brucerà la mano volontariamente sulle braci e sarà costretta ad indossare una benda nera, segno luttuoso, fino alla morte per coprire le bruciature. Più avanti rifiuterà la proposta di Gerineldo Márquez. La sua morte è molto particolare perché lei si farà preparare il funerale con sue indicazioni dicendo di aver parlato con la morte che le aveva fatto capire che sarebbe morta appena avrebbe terminato il sudario a cui si stava dedicando. Dapprima Amaranta cercherà di guadagnare tempo, ma poi accelererà per avvicinare la data della morte. Conoscendo il giorno della sua morte, raccolse tutte le informazioni, le lettere e i doni che gli abitanti del villaggio volevano mandare ai loro morti. Il giorno della morte sarà molto attiva e nessuno pensava che sarebbe morta davvero, ma sarà così e morirà distesa tranquillamente sul suo letto come aveva detto.
[modifica] Rebeca
Figlia di Nicanor Ulloa e Rebeca Montiel, nata a Manaure, viene adottata dalla famiglia Buendía all'età di 11 anni, dietro richiesta dei genitori (cugini di Ursula, anche se lei non li ricorda), di cui la piccola porta con sé un sacco con le loro ossa. Inizialmente taciturna e introversa, si scopre che ha l'abitudine di nutrirsi di terra e di succhiarsi il pollice. Superato questo problema, ne sorge un altro: la bambina soffre della peste dell'insonnia, finendo per contagiare l'intera Macondo. Diventata adolescente si innamora follemente di Pietro Crespi (riprendendo l'abitudine di mangiare terra), però soffre la rivalità di Amaranta, disposta a tutto purché non si sposasse con l'italiano. Il fidanzamento dura diversi anni, a causa del lutto per la morte di Remedios e dei lunghi lavori di costruzione del tempio cristiano di padre Nicanor Reyna. Tutto cambia quando fa il suo ritorno José Arcadio: attratta fortemente dalla sua fisicità, gli si dona completamente e convola immediatamente a nozze. Dopo la cacciata di Ursula provvede a tenere in ordine prima la casa che hanno affittato, poi quella costruita da Arcadio. Dopo la morte del marito si chiude letteralmente in una solitudine impenetrabile. Solo un paio di volte si fa vedere nella sua casa ormai alla mercé della rovina. L'unica persona con cui ha rapporti è la fida serva Argénida. Tardivamente Ursula soffre la mancanza di Rebeca, perché il suo carattere forte avrebbe evitato alla famiglia una solitudine più penetrante. Viene trovata morta nel suo letto, acciambellata come un gambero, con la testa pelata dalla tigna e con il pollice infilato in bocca, abitudine che ha sempre avuto fin dal primo giorno che, bambina, giunse a Macondo.
[modifica] Remedios Moscote
Figlia minore del correggitore di Macondo, Don Apolinar, è una bambina di 9 anni di cui il (futuro) Colonnello Aureliano Buendía si infatua perdutamente. Con grande fatica la sua famiglia riesce a prepararla per il suo matrimonio, ma dopo le difficoltà iniziali si integra nella famiglia in maniera esemplare: non commette ingenuità durante la cerimonia di nozze, si prende cura di José Arcadio Buendía sotto il castagno, si occupa di allevare il piccolo Aureliano José, fa da mediatrice nelle dispute tra Amaranta e Rebeca. Ma un giorno muore insieme a due gemelli che portava in grembo. Questa tragedia lascerà alcuni segni indelebili in casa: Amaranta proverà un forte senso di colpa, visto il suo desiderio che succedesse qualcosa di grave perché il matrimonio tra Pietro Crespi e Rebeca non fosse celebrato e perché così avrebbe evitato di assassinare la sorella adottiva. Inoltre, per ordine di Ursula, oltre al periodo prolungato di lutto viene collocato in casa il dagherrotipo di Remedios illuminato da una candela. Questo lume verrà tenuto sempre acceso dalle generazioni successive.
[modifica] Terza generazione
[modifica] Arcadio
Il suo nome completo è José Arcadio: è figlio di Pilar Ternera e di José Arcadio; a parte i suoi genitori e i suoi nonni (José Arcadio Buendía e Ursula) solo il colonnello Aureliano conosce il segreto della sua filiazione (solo a quella condizione Ursula lo accettò in casa). Egli pertanto crede di essere il figlio ultimogenito dei Buendía. A lui viene affidato il compito di gestire la prima scuola costruita a Macondo. Anche lui viene attratto da Pilar Ternera (non sapendo che è la sua madre naturale) ed ella, spaventata, rimedia facendogli conoscere Santa Sofía de la Piedad, che gli darà una figlia e due gemelli. Tuttavia non potrà conoscere i due gemelli perché il Colonnello Aureliano lo nomina capo civile e militare di Macondo quando va in guerra. Arcadio diventa dispotico ed arbitrario (addirittura fa fucilare un trombettiere solo perché questi lo aveva deriso strombazzando al suo passaggio), salvo essere poi preso a staffilate da Ursula. Quando arriva la sconfitta per i liberali, non accetta la resa e manda i suoi uomini, pochi e male armati, a difendere il villaggio. La resistenza viene facilmente annientata e Arcadio, catturato vivo, viene poi fucilato da un plotone di esecuzione comandato dal capitano Roque Carnicero (che in spagnolo significa macellaio). Le sue ultime volontà riguardano i suoi figli: la prima (nata da pochi mesi) vuole chiamarla Ursula, il secondo (in arrivo), se femmina Remedios, se maschio José Arcadio. Questo desiderio sarà esaudito solo in parte (la primogenita verrà chiamata Remedios, mentre nel secondo parto Santa Sofía de la Piedad darà alla luce due gemelli: José Arcadio Secondo e Aureliano Secondo).
[modifica] Aureliano José
È figlio di Pilar Ternera e del Colonnello Aureliano Buendía. A differenza del fratellastro (e cugino) Arcadio, sa chi sono i suoi genitori naturali. Viene allevato da Amaranta, di cui arriva ad essere fortemente ossessionato, tanto da disertare dall'esercito e tornare a Macondo ed assillare sua zia, dichiarandosi pronto addirittura ad andare a Roma e inginocchiarsi al cospetto del Papa pur di avere una dispensa per sposarla. Pilar Ternera una notte lo mette in guardia dopo aver letto le carte, ma inutilmente perché il capitano Aquiles Ricardo, scambiandolo per il Colonnello Aureliano Buendía, gli spara. Lo sparo viene udito da Carmelita Montiel, che lo aspettava a letto. Aureliano José muore senza sapere che nel suo destino era scritta, insieme alla giovane, una vita ricca di quella felicità che non aveva potuto avere con Amaranta.
[modifica] Santa Sofía De la Piedad
Compagna di Arcadio, viene accolta in casa da Ursula con i figli dopo la morte di questi. È una donna silenziosa e laboriosa, e, da giovane, bellissima. Come Ursula, sopravvive ai suoi stessi figli e un giorno lascia la casa dei Buendía, stanca e invecchiata, per non comparire mai più.
[modifica] 17 Aureliani
Quando il Colonnello Aureliano Buendía assume il comando delle forze armate liberali, frequentemente ha delle avventure con innumerevoli donne, il più delle volte solo per una notte (questo perché, a quanto viene raccontato, capitava spesso che le madri mandassero le figlie nel letto dei guerrieri per migliorare la razza). Di conseguenza il Colonnello Aureliano Buendía avrà ben 17 figli, e di questa considerevole prolificazione la sua famiglia se ne accorge solo quando la madre di uno di loro (che ha già 5 anni) lo porta a Macondo alla casa Buendía per farlo battezzare. I figli nascono tutti maschi e nessuno mette in dubbio la paternità, poiché sono venuti al mondo con gli occhi aperti, guardando le persone col criterio di un grande e tutti con un'aria di solitudine, caratteristiche proprie del Colonnello. Ognuno di essi viene battezzato col nome di Aureliano e col cognome della madre. Sono diverse le epoche in cui appaiono: quando vengono battezzati (e Amaranta vorrebbe allevarli, ma nessuna delle madri glielo lascia), dove uno di essi (Aureliano Centeno) si distingue perché fa a pezzi tutto ciò che gli capita tra le mani, durante il giubileo decretato in onore del Colonnello (si ritrovano tutti a far baldoria e alla fine Aureliano Triste rimane e fonda una fabbrica di ghiaccio), dove poi vengono marchiati tutti indelebilmente con una croce di cenere, ai tempi della compagnia bananiera (si trasferiscono Aureliano Centeno, Aureliano Serrador ed Aureliano Arcaya). Una notte, però, vengono uccisi tutti (probabilmente da parte di avversari politici del Colonnello). Tutti tranne Aureliano Amador che scampa all'agguato e si ripresenta a Macondo anni dopo, vecchio e trasandato, quando nella casa Buendía vivono solo José Arcadio e Aureliano Babilonia, i quali non riconoscendolo, lo ributtano in strada. È l'ultimo atto della tragedia: due agenti gli sparano centrandogli la croce e completando il massacro lasciato incompiuto anni prima.
[modifica] Quarta generazione
[modifica] Remedios la Bella
Figlia primogenita di Arcadio e Santa Sofía de la Piedad, fin dall'infanzia si distingue per una bellezza notevole. Ma a questo pregio si contrappone un grosso difetto: infatti vive in un mondo suo, poiché Ursula non la lascia uscire di casa, se non per andare a messa e completamente velata. Inoltre in casa mangia senza usare le posate, passa molte ore in bagno, rimane analfabeta. E ancora, è dominata da un forte istinto semplificatore poiché risolve il problema del vestire semplicemente cucendosi una palandrana senza niente sotto, e poi rasandosi completamente la testa. La leggenda della sua bellezza si accompagnerà poi a quella che la vuole portatrice di un fluido mortale che ossessiona gli uomini. Infatti ben quattro di coloro che l'hanno desiderata muoiono. Un pomeriggio sale in cielo tra lo stupore delle altre donne della casa (e l'incredulità popolare), sparendo per sempre e lasciando Fernanda arrabbiata perché è rimasta aggrappata al suo lenzuolo, portandolo via con sé.
[modifica] Aureliano Secondo
Figlio di Santa Sofía De la Piedad e Arcadio Buendía, fratello gemello di José Arcadio Secondo. Ha un carattere più impetuoso e impulsivo rispetto al fratello, come i José Arcadio della famiglia. Probabilmente da piccolo si è scambiato col gemello. Si sposa con Fernanda del Carpio, ma mantiene sempre una relazione con l’amante Petra Cotes, in quanto la considera una sorta di portafortuna per le sue attività economiche. Arriva a essere molto ricco grazie al bestiame e alle riffe. Ha una grande vitalità e trascorre il tempo suonando la fisarmonica alle feste con gli amici. Muore per un cancro alla gola, contemporaneamente alla morte del fratello gemello. I due corpi vengono però scambiati all’interno delle bare.
[modifica] José Arcadio Secondo
Figlio di Santa Sofía De la Piedad e Arcadio Buendía, fratello gemello di Aureliano Secondo. Ursula ritiene che i due fratelli siano stati scambiati da bambini, in quanto José Arcadio sviluppa le caratteristiche degli Aureliani, ossia una indole malinconica e tranquilla. Si occupa dapprima di galli da combattimento, poi di navigazione, infine si impiega come caposquadra della compagnia bananiera di Mr. Brown. Occupa un ruolo importante durante lo sciopero dei lavoratori dell’industria bananiera, ed è l’unico sopravvissuto al massacro dei lavoratori da parte dell'esercito, che la storia ufficiale ha cancellato del tutto. Si rifugia, dai soldati, nella stanza di Melquíades e passa il resto della sua vita a tentare di decifrare le pergamene e a istruire il piccolo Aureliano. Muore allo stesso istante in cui muore il gemello. Essendo ossessionato, dopo aver visto una fucilazione, dalla paura di essere sepolto vivo, la madre sgozza il suo cadavere prima che venga sepolto col fratello, in tombe scambiate.
[modifica] Fernanda del Carpio
Fernanda del Carpio non nasce a Macondo, viene bensì cresciuta in maniera aristocratica all’interno di una famiglia nobile ma squattrinata che abita in un altro luogo. Aureliano Secondo la vede durante una festa di paese – ella compete infatti per il titolo di regina durante un carnevale – e la va a cercare a casa, chiedendo la sua mano. Prende le redini di casa Buendía quando Ursula raggiunge la terza età, amministrando gli affari con la rigidità alla quale è stata educata. Dal matrimonio con Aureliano Secondo, nascono tre figli: José Arcadio, Renata “Meme” Remedios e Amaranta Ursula.
[modifica] Quinta generazione
[modifica] José Arcadio
Cresciuto da Amaranta, per la quale ha sempre nutrito un amore particolare. Ursula decide che il bambino intraprenderà studi religiosi per diventare Papa. José Arcadio studia quindi a Roma, dove però non prende i voti, ma poi ritorna a Macondo alla morte di della madre Fernanda. Trova i sacchi d'oro nascosti da Ursula sotto il suo letto, davanti agli occhi di alcuni bambini, suoi compagni di feste. Tali bambini lo uccideranno mentre lui si fa il bagno, e ruberanno poi l'oro.
[modifica] Renata Remedios (Meme)
Figlia di Aureliano Secondo e Fernanda del Carpio. Stabilisce un buon rapporto di complicità col padre, da cui eredita la vitalità, ma la madre la spedisce in collegio a causa dello stile di vita libertino. A causa della separazione forzata dal suo amante, Mauricio Babilonia, non parlerà mai più. In convento partorisce il figlio di Mauricio Babilonia. Muore di vecchiaia a Cracovia.
[modifica] Amaranta Ursula
Terzogenita di Aureliano Secondo e Fernanda del Carpio. Il padre compie vari sacrifici per raccogliere i soldi necessari affinché la ragazza studiasse a Bruxelles. Al suo ritorno, Amaranta Ursula è una donna dalla mentalità aperta, amante della moda e del ballo. Si sposa con il belga Gastón, con il quale torna appunto a Macondo. Si innamora poi di suo nipote Aureliano, che crede un fratello adottivo. Muore di parto, dando alla luce l'ultimo Aureliano.
[modifica] Sesta generazione
[modifica] Aureliano Babilonia
Figlio di Meme e Mauricio Babilonia. Nasce mentre la ragazza è già in collegio. Una suora lo porta a casa di Fernanda, la quale lo tiene segregato in casa (dopo aver pensato addirittura di affogarlo) affinché in paese non si sappia la notizia. Egli crede di essere un figlio adottivo di Fernanda, che lo tratterà sempre freddamente, e di Aureliano Secondo, trovato in un cestino galleggiante nel fiume, e di chiamarsi Aureliano Buendía, come il colonnello. Viene cresciuto da Santa Sofía de la Piedad e istruito da José Arcadio Secondo. Da bambino, Aureliano esce di casa solo una volta: si ferma sul porticato, ma viene subito ricondotto in casa. Dopo la morte di Fernanda, rimane solo con José Arcadio, il quale inizialmente lo tratta male dicendogli: "Ah, sei il bastardo". A poco a poco nasce però un'amicizia tra i due, anche se Aureliano se ne renderà conto solo dopo aver trovato il cadavere di José Arcadio nella vasca da bagno. Successivamente esce abitualmente di casa, specie per recarsi nella libreria del savio catalano, dove compra dei libri allo scopo di decifrare le pergamene sanscrite di Melquíades. Conosce a memoria l'intera enciclopedia di casa, e - inspiegabilmente - anche cose che sull'enciclopedia non vengono scritte. A chi gli chiede come fa a sapere determinate cose, lui risponde: "Tutto si sa". All'interno della libreria incontra i suoi quattro amici, ma si legherà in modo particolare all'amico Gabriel, con il quale condivide il segreto del "treno dei morti" su cui si risvegliò José Arcadio Secondo (storia a cui nessuno credette, in quanto la verità fu celata). Ha per amante la prostituta Nigromanta. Aureliano si innamora poi di sua zia Amaranta Ursula, che crede una sorella adottiva, alla quale confessa la sua passione repressa. Dopo la morte dell'amata e del figlio Aureliano, muore, a causa dell'uragano che distrugge Macondo, leggendo le pergamene di Melquíades, all'interno delle quali è scritta l'intera storia della famiglia Buendía.
[modifica] Settima generazione
[modifica] Aureliano
Figlio di Aureliano Buendía (Babilonia) e Amaranta Ursula. La madre vorrebbe chiamarlo Rodrigo, mentre il padre lo chiama Aureliano, perché avrebbe dovuto vincere trentadue guerre (impresa non riuscita al colonnello Aureliano Buendía). Nasce con coda di maiale come predetto da Ursula, in quanto figlio incestuoso, nonostante sia "l'unico, in un secolo, ad essere stato generato con amore". Il padre lo trova morto il giorno successivo alla nascita, mangiato dalle formiche rosse, realizzando così le chiavi definitive delle pergamene di Melquíades:
| « Il primo della stirpe è legato a un albero, e l'ultimo se lo stanno mangiando le formiche. » |
[modifica] Personaggi esterni alla famiglia
[modifica] Prudencio Aguilar
Muore per mano del capostipite, José Arcadio, del quale aveva messo in dubbio la virilità sulla pubblica piazza, dopo aver perso ad uno scontro tra galli da combattimento. In preda al rimorso, José Arcadio ucciderà tutti i suoi galli e darà sepoltura alla lancia con cui aveva trafitto la gola di Prudencio. Il fantasma di Prudencio accompagnerà José Arcadio fino alla morte.
[modifica] Melquíades
Melquíades è lo zingaro che porta il collegamento col mondo ai tempi della fondazione di Macondo. È lui la causa dell'isolamento di Jose Arcadio Buendía dal resto del mondo. Con le innovazioni che portava annualmente a Macondo catturò tutta l'attenzione del fondatore del villaggio, che così invece di badare al bene comune si disperde in inutili quanto stravaganti esperimenti. Melquíades è anche il salvatore del villaggio dalla malattia dell'insonnia. Quando tutti ormai erano rimasti immemori di tutte le cose lo zingaro viene a trovare José Arcadio, intuisce tutto e somministra a tutti un antidoto per uscire dall'oblio della dimenticanza. In una parte del romanzo resta a vivere nella casa dei Buendía rinchiudendosi in una stanza senza mai uscire dedicandosi alla scrittura della profezia della fine della stirpe Buendía. Anche dopo la sua morte il suo spirito resta in quello stanza, ormai usata come ripostiglio dei pitali. Alcune volte appare a un personaggio e dialoga tranquillamente con lui ma non si fa mai vedere da altri. La sua profezia è l'elemento chiave della conclusione del romanzo, in quanto senza di essa non ci sarebbe la fine.
[modifica] Pilar Ternera
Donna, già matura, che darà dei figli a José Arcadio e ad Aureliano, dopo delle avventure di una notte. Viene descritta come una donna che si fa notare per la sua fragorosa risata, la cui potenza però viene progressivamente meno nel corso degli anni. Possiede il dono di leggere il futuro con le carte, in più occasioni e per vari motivi, i membri della famiglia Buendìa faranno appello a questa sua caratteristica. Viene seppellita seduta su una sedia, per sua stessa volontà.
[modifica] Don Apolinar Moscote
Padre di Remedios Moscote, sostenitore del partito conservatore. È l'uomo inviato dal governo per il controllo di Macondo. Considerato una figura marginale della scena politica del paese, si presta comunque in diverse situazioni per dare contributi concreti al progetto conservatore.
[modifica] Nicanor Ulloa e Rebeca Montiel
Genitori biologici di Rebeca Buendía, muoiono precocemente. Quando arriva a Macondo, Rebeca porta con sé un sacco con i loro resti. Verranno successivamente seppelliti vicino alla tomba di Melquíades.
[modifica] Pietro Crespi
Italiano di bell'aspetto che si stabilisce a Macondo aprendo un negozio di giocattoli, poi gestito dal fratello minore Bruno. Entra per la prima volta a contatto con i Buendía per montare una pianola in casa loro. Si innamora di Rebeca, il loro amore è però contrastato dalla gelosia di Amaranta, che aveva tentato addirittura l'omicidio di sua sorella perché stava per esser presa in moglie dal Crespi, poi è la stessa Amaranta a rifiutare il Crespi che si suiciderà, tagliandosi le vene. Il personaggio di Pietro Crespi riflette quello di un uomo molto lontano da quelli tratteggiati nel resto del libro, e non è un caso che sia speso denominato quale "l'italiano", a sottolineare la lontananza geografica e più ancora la diversità culturale; sempre vestito benissimo, col "panciotto" anche col caldo torrido, uomo sensibile con la velata nostalgia di casa che stempera nella raccolta di foto che gli vengono dall'Italia, e che farà restare sveglia l'intera Macondo la notte prima del suicidio accompagnando la "citara" col suo canto degno di appartenere agli dei e non agli uomini.
[modifica] Gerineldo Márquez
Amico e compagno d'armi di Aureliano Buendía. Innamorato di Amaranta, che lo respinge ostinatamente, è il primo a stancarsi della guerra civile.
[modifica] Petra Cotes
Amante di Aureliano Secondo. Egli la ritiene un portafortuna per la prosperità delle sue attività economiche, per tale motivo non se ne separerà neanche dopo aver preso in moglie Fernanda del Carpio.
[modifica] Mister Herbert e Mister Brown
Ideatori della compagnia bananiera.
[modifica] Mauricio Babilonia
Amore segreto di Meme. Sebbene il padre della ragazza fosse favorevole alla relazione segreta, quando Fernanda lo scopre va su tutte le furie e manda Meme in un collegio femminile mentre Mauricio viene ferito gravemente (resterà paralizzato) da una guardia nel tentativo di introdursi furtivamente nella casa di Meme. Mauricio Babilonia è caratterizzato dalla particolare presenza di farfalle gialle che aleggiano intorno a lui e intorno a Meme durante la loro relazione. Quando Mauricio muore, anche le farfalle spariscono.
[modifica] Gastón
Marito di Amaranta Ursula, di nazionalità belga. Giunge con la moglie a Macondo. Lascia il paese dopo pochi anni, per seguire dei progetti lavorativi. In patria riceve la lettera in cui Amaranta Ursula gli annuncia la fine del suo amore, e lui risponde che a Macondo l'unica cosa con cui ha un legame affettivo è il suo velocipede.
[modifica] Nigromanta
Nera antillana dal fisico possente, generosa amante di Aureliano Babilonia.
[modifica] Il Savio Catalano
Proprietario della caotica libreria meta della prima uscita da casa di Aureliano Babilonia e scrittore instancabile giunto a Macondo all’epoca della compagnia bananiera. Ritornerà in Catalogna al tempo del declino finale portando con sé nel lunghissimo viaggio le tre inseparabili casse contenenti i suoi scritti. Avrà infine un’intensa e breve relazione di corrispondenza con Aureliano.
[modifica] Alvaro, Alfonso, Gabriel e Germán
Gli unici amici che ebbe Aureliano Babilonia; con essi divideva il tempo tra la libreria del savio catalano e gli ultimi bordelli di Macondo. Alvaro lasciò Macondo dopo la partenza del libraio, mentore del quintetto di giovanotti; comprò un biglietto eterno per un viaggio in treno senza fine dal quale spediva cartoline agli amici superstiti. Germán e Alfonso se ne andarono da Macondo senza preavviso e senza lasciare tracce. Gabriel, presumibilmente omonimo dell'autore in quanto pronipote del rivoluzionario colonnello Gerineldo Márquez, fu l'amico più importante per il giovane Aureliano Babilonia, l'unico vivente che non mettesse in dubbio la carneficina dei lavoratori presso la stazione di Macondo. Vinse il concorso di questionari di una rivista francese e partì per Parigi dove rimase per sempre.
[modifica] Temi Principali
[modifica] Lo stile
Lo stile della scrittura è semplice e favolistico. La narrazione è veloce e ricchissima di avvenimenti, tanto che in poche righe sono spesso condensate nascite e morti, eventi in cui i personaggi sono disegnati con pochi tratti e le descrizioni, sempre brevi, sono spesso solo caratteriali. I personaggi secondari, quasi sempre solo denominati, ritornano a volte dopo decine di pagine per passare così come sono entrati, funzionali alla narrazione; i nomi dei personaggi(soprattutto maschili), spesso simili gli uni con gli altri, possono confondere il lettore.
[modifica] La solitudine
La solitudine del titolo è dunque la condizione di ogni uomo all'interno di questo microcosmo: i vivi si agitano e combattono senza tuttavia muoversi da uno stesso punto e i morti ritornano sulla terra come sagome, così solitarie e affrante che finiscono per diventare amiche di quelli che erano stati in vita i loro peggiori nemici. (Prudencio Aguilar)
Il messaggio finale, che dà tutto il senso della tragedia umana, mostra come infine tutte le vicende attraversate dai personaggi portino l'ultimo della stirpe a comprendere l'entità dell'incapacità di evolversi. Troppo tardi, perché nel momento stesso in cui egli arriva alla scoperta che ha valso cent'anni di solitudine (la decifrazione delle pergamene di Melquíades), scatta la punizione "divina" sotto forma di un biblico vento che spazzerà via ogni traccia del villaggio, ormai quasi una cittadina, e dei suoi abitanti. Insomma, in definitiva la storia corale della famiglia Buendía, affollato crocevia di speranze, desideri e sogni... una famiglia così densa ed impregnata di forti sentimenti ma così chiusa nelle sue effimere illusioni da sprofondare nella più sconsolante e più irrimediabile delle solitudini.
[modifica] Realtà e finzione
È molto difficile stabilire un confine netto tra la natura estremamente fantasiosa del racconto e gli aspetti reali di cui è permeato. Molti eventi sono pesantemente influenzati dalla storia colombiana della seconda metà dell' Ottocento, soprattutto le guerre civili e il periodo della compagnia bananiera (tra l'altro è curioso notare che in tutto il romanzo non viene fatto il nome della nazione, anche perché nel primo periodo del romanzo la Colombia non era conosciuta con tale nome). Esistono inoltre correlazioni con eventi, luoghi e persone della biografia di García Márquez, trasfigurati nella narrazione. Ad esempio il villaggio di Aracataca, dove crebbe lo scrittore, è una cittadina depressa dopo il boom bananiero, come Macondo nel periodo di Aureliano Babilonia; è quindi riflessa in maniera fantastica la realtà colombiana e sudamericana tra l'Ottocento e gli anni '30 del XX secolo. Ma sono davvero tanti gli episodi attraverso la cui narrazione l'autore ci conduce in un mondo dove la quotidianità dei fatti si accompagna ad eventi quasi magici. Per citarne alcuni, si pensi alle apparizioni del fantasma di Prudencio Aguilar (e anche qui il confine vita-morte non è così netto), alla levitazione di padre Nicanor Reyna, oppure alla capacità di preveggenza del Colonnello Aureliano Buendía, alle apparizioni del fantasma di Melquíades (che afferma poi di essere tornato in vita dopo essere morto la prima volta di febbre a Singapore), alla salita al cielo di Remedios la Bella, all'apparizione dell'Ebreo Errante, al vento misterioso che distrugge il villaggio, al diluvio che dura per più di quattro anni, e altri ancora. Tutti eventi soprannaturali ma che, in un tale contesto, si mischiano alla quotidianità e non scatenano contrasti tra chi ci crede o no: sono eventi che si succedono, semplicemente. Per questo il romanzo è un noto esempio di Realismo Magico. Probabilmente queste storie furono ispirate a quelle che raccontava la nonna dell'autore, nella grande casa dove García Márquez crebbe.
[modifica] Tematiche psicoanalitiche ed esoteriche
Alcuni critici hanno evidenziato, oltre alla tematica storica e sociale, la concezione circolare del tempo (un continuo presente) che solo la profezia di Melquíades spezza, i numerosi riferimenti all'alchimia e all'esoterismo, il gioco letterario strutturalista che nasconde significati, o la tematiche psicoanalitiche dell'incesto (il freudiano mito di Edipo), visto come autodistruzione della stirpe, inevitabile per chi non si apre al mondo, degli archetipi antropologici junghiani e i dei simboli disseminati tra le pagine del romanzo, dell'amore e della morte. Lo stesso autore ha indicato nell' Edipo re di Sofocle - con i temi di incesto e profezia - una delle sue fonti di ispirazione, non soltanto per questo romanzo.[1][2]
[modifica] Macondo
Macondo è il nome di un paese immaginario, immerso nella foresta colombiana, dove si svolgono le vicende del romanzo. Riguardo all'ubicazione geografica, l'autore fornisce alcuni indizi che permettono di collocare grossolanamente il villaggio su una cartina. Non è molto lontano dalla costa dei Caraibi, e la spedizione capitanata da José Arcadio Buendía, partendo da Riohacha, si inoltra nella sierra per quasi due anni. Presumibilmente il villaggio si trova diverse centinaia di chilometri a sud di Riohacha, nei dintorni della Sierra Nevada di Santa Marta e vicino al paese di Aracataca, luogo natio dello scrittore.
L'esatta ubicazione geografica, comunque, è poco rilevante ai fini della trama, visto che tutte le vicende si svolgono a Macondo, tranne quelle relative alle guerre del Colonnello, oppure quando viene descritta la cittadina da cui proviene Fernanda (e dove Aureliano secondo va a cercarla, oltre ad esservi ambientata la parte in cui Meme viene condotta in clausura). Ciò che si nota, mano a mano che si va avanti nella lettura, è lo sviluppo che assume il villaggio: inizialmente composto da una ventina di case di fango, queste aumentano e vengono costruite con mattoni, poi i pavimenti in cemento, i tetti di zinco, poi gli si affianca la cittadella della compagnia bananiera circondata da una rete elettrificata. Anche la vita nel villaggio si anima (soprattutto nella Strada dei Turchi). Inizialmente tagliato fuori dal resto del mondo (non essendoci nemmeno un servizio di posta), il villaggio arriva ad essere raggiunto anche dalla ferrovia. La fase del declino inizia poi ai tempi della compagnia bananiera e dopo il (falso?) massacro dei suoi lavoratori. Il seguente (e lunghissimo) diluvio porta alla rovina di molte case (quella dei Buendía compresa) e all'abbandono di altre. Oltre alla prosperità gli abitanti perdono anche i ricordi, fino al pomeriggio in cui, mentre Aureliano Babilonia decifra le ultime pergamene, un vento violentissimo spazzerà il villaggio dalla faccia della terra.
L'atmosfera del romanzo, la sua forza evocativa, le sue immagini, l'universalità del tema principale (la solitudine), fanno di Macondo un luogo mitico.
Makond è il nome di uno dei villaggi bananieri abitati dai gringos davanti al quale passa il piccolo García Márquez quando insieme alla madre si reca a trovare i parenti della stessa, un villaggio chiuso da cinta di filo spinato attraverso il quale il piccolo García Márquez intravede un'altra realtà a lui sconosciuta, donne belle ed eleganti che abitano case diverse e vivono vite diverse, un villaggio dove vige una legge diversa e stili di vita diversi. Presumibilmente dà alla città dei Buendía questo nome poiché rappresenta il villaggio ideale del bambino ormai diventato scrittore.
[modifica] La traduzione italiana
L'opera fu pubblicata in Italia dalla Feltrinelli per la prima volta nel 1968, nella collana "I Narratori" con traduzione curata da Enrico Cicogna.
[modifica] Influenza culturale
Il gruppo musicale Modena City Ramblers ha inciso una canzone incentrata su di un treno che viaggia verso Macondo: la canzone si chiama Macondo Express, l'album che contiene questa canzone si chiama Terra e libertà. Contiene, oltre al già citato pezzo, diversi brani che prendono spunto dal libro di García Márquez. Tra questi possono essere ricordati: Il ballo di Aureliano, Remedios la bella e Cent'anni di solitudine. Da segnalare anche L'amore ai tempi del caos.
Macondo diede il nome a un centro sociale autogestito, di giovani di sinistra, esistente a Milano negli anni settanta e fondato dal sociologo, giornalista, Mauro Rostagno.
Nella sua canzone "Sally" Fabrizio De André fa riferimento a Pilar del mare, una delle matriarche nominate nel romanzo. Fa anche riferimento a pesciolini d'oro fusi dal colonnello Aureliano Buendía.
[modifica] Edizioni
- Gabriel García Márquez, Cent'anni di solitudine, Feltrinelli, 1968, pp. 426.
[modifica] Note
- ^ Introduzione a Cent'anni di solitudine, Mondadori
- ^ Edipo e Medea fuori dal tragico
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
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