Velocipede

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Un velocipede utilizzato in tempi moderni
Vélocipédomanie, disegno umoristico francese anonimo apparso tra 1865 e 1870.

Velocipede è, secondo l'accezione comune, il nome attribuito all'antenato dell'odierna bicicletta.

Il Codice della strada italiano definisce e considera come velocipedi non solo le biciclette ma anche i risciò, le biciclette a quattro ruote in uso specialmente nelle località turistiche marine, i monopattini, i carri leggeri a tre ruote montati sul retrotreno di una bicicletta, ecc.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Caratterizzato da una ruota motrice anteriore molto più alta di quella posteriore, era mosso agendo su due pedivelle montate sulla ruota anteriore stessa ed il sellino è posto direttamente sopra ad essa. Le grosse dimensioni della ruota anteriore servivano per aumentare la strada percorsa con un singolo giro di pedali e quindi la velocità.

Ma per arrivare alla struttura tecnica del velocipede nel giro di pochi anni si assistette ad un'intensa evoluzione, a partire dal suo precursore, chiamato celerifero, che fu presentato dal conte francese Mède de Sivrac nel lontano 1796[senza fonte], ancora mancante di pedali e di un sistema di controllo e di manovra. Dopo pochi anni, intorno al 1815, il nobile tedesco Karl Friedrich Drais von Sauerbrounn inventò la draisina, attrezzata già di una sella e di un manubrio per governare la ruota anteriore.

L'evoluzione del mezzo fu progressiva e il meccanico inglese introdusse il ferro al posto del legno come materiale per il telaio, e assieme al londinese De-Knight costruì la hobby-horse pedestrian. Nel 1825, ancora un altro inglese, Gorupes, presentò un pre-velocipede funzionante tramite l'azione delle braccia sulla ruota anteriore.

L'invenzione del velocipede, propriamente detto, avvenne subito dopo, nel 1838, e viene attribuita al fabbro scozzese Kirkpatrick Mac Millan che costruì un veicolo con la posteriore molto più grande di quella anteriore ed il conducente seduto sulla ruota stessa. Il primo velocipede a pedali fu presentato nel 1855, opera del fabbro parigino Pierre Michaux, che sei anni dopo con la collaborazione del padre, realizzò il biciclo michaudine, caratterizzato dalla ruota anteriore più grande.[1]

Evoluzione[modifica | modifica sorgente]

Un velocipede di fine XIX secolo - Museo della Storia del Genoa

L'evoluzione continuò per opera di francesi e inglesi, in particolare Pierre Lallemant e James Carrol richiesero il primo brevetto americano per velocipede a due ruote nel 1867. Nel 1869 James Starley e William Hillman di Coventry idearono un velocipede battezzato 'Gran-Bì che venne brevettato l'anno seguente dai loro superiori (lavoravano in una fabbrica di automobili) col nome di "Ariel" e ne cominciarono una produzione industriale. L'Ariel aveva la ruota anteriore più grande di quella posteriore.

Era piuttosto difficile stare in equilibrio su questi mezzi la cui ruota anteriore raggiungeva spesso i due metri di diametro[senza fonte] e le cadute erano spesso rovinose ma, nonostante questo, il velocipede conobbe un grande successo.

Il primo velocipede venne portato in Italia, ad Alessandria, dall'industriale della birra Carlo Michel, di ritorno dall'Esposizione Internazionale di Parigi del 1867. Con tale mezzo, l'imprenditore percorse le vie della città tra gli sguardi stupefatti dei concittadini.

In Italia nel 1869 l'orologiaio e fabbricante di pesi Raimondo Vallani presentò in occasione del carnevale di Modena un velocipede a tre ruote che riuscì a vendere per ben 200 lire, dando così l'avvio ad una piccola produzione di serie.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Universo, De Agostini, Novara, Vol. II, pag.291-293

Fonti[modifica | modifica sorgente]

"1795-1895. One hundred years of American commerce" a cura di Chauncey Mitchell Depew.

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