Totò, Peppino e la... malafemmina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Totò, Peppino e la... malafemmina
TotoPeppino1956WP.jpg
Totò e Peppino nella scena della dettatura della lettera
Paese di produzioneItalia
Anno1956
Durata105 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37:1
Generecommedia
RegiaCamillo Mastrocinque
SoggettoNicola Manzari
SceneggiaturaCamillo Mastrocinque, Sandro Continenza, Nicola Manzari, Edoardo Anton, Francesco Thellung
ProduttoreIsidoro Broggi, Renato Libassi
Casa di produzioneD.D.L
Distribuzione (Italia)Cineriz
FotografiaMario Albertelli, Claudio Cirillo
MontaggioGisa Radicchi Levi
MusichePippo Barzizza - Lelio Luttazzi - Totò
ScenografiaAlberto Boccianti
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Totò, Peppino e la... malafemmina è un film del 1956 diretto da Camillo Mastrocinque.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Caponi e suo fratello Peppino vivono nelle campagne di Napoli. Sono proprietari terrieri, campagnoli e di scarsa cultura: Antonio, il primogenito, è spendaccione e donnaiolo, spesso a danno del più giovane, il sottomesso e avaro Peppino. Entrambi sono alle prese con il ben più ricco mezzadro e confinante Mezzacapa ai danni del quale combinano, puntualmente, qualche scherzo, come rompere il vetro della sua finestra con un sasso.

Gianni, il figlio della loro sorella vedova, Lucia, nel corso dei suoi studi di medicina a Napoli si innamora, dopo un rocambolesco incontro, di Marisa, prima ballerina di avanspettacolo. Per amore il giovane decide di seguirla a Milano, all'insaputa del resto della famiglia. La giovane figlia del padrone di casa napoletano di Gianni, Giulietta, segretamente infatuatasi dello studente, per ripicca spedisce una lettera a Lucia, informandola della fuga del figlio.

I tre fratelli, temendo che Gianni possa distogliere l'attenzione dagli studi e interpretando la notizia - secondo la loro mentalità - come possibile fonte di scandalo e cattiva reputazione, decidono di raggiungere Milano. Consultano quindi l'odiato Mezzacapa sull'ambiente milanese, poiché in giovinezza il vicino visse proprio al nord. Raggiunta Milano, si mettono sulle tracce di Gianni, per persuaderlo a tornare a Napoli, cercando anche di convincere Marisa a lasciarlo, scrivendo alla ragazza una lettera. È proprio Lucia ad accorgersi della bontà dei sentimenti dei due giovani – e dell'onestà di Marisa – i quali alla fine hanno la meglio e convolano a nozze.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

La scena della lettera[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la testimonianza di Teddy Reno, in seguito confermato in parte anche da Ettore Scola (che lavorava in qualità di aiuto regista) la nota scena della lettera fu semi improvvisata. In origine non era riportata nel copione che non convinceva del tutto i due attori, i quali, durante le riprese, stravolgevano spesso e volentieri le scene da girare. Nella versione definitiva, inoltre, si nota che Peppino scrive la seconda metà della lettera sull'ultima riga sovrascrivendola più volte, probabilmente non prevedendo un testo così lungo[1]. Scola aggiunse che lui, autore di rilievo di alcune gag, lavorando nel cast tecnico del film, propose la scena.[2]

Luoghi delle riprese[modifica | modifica wikitesto]

La scena rurale di Totò e Peppino che su di un calesse lanciano sassi alla finestra del loro confinante e rivale Mezzacapa è stato girato a via Ponte di Nona alla periferia est di Roma. La stazione delle FS è la stazione di Lunghezza.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato distribuito in Italia da Cineriz[3].

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film riscosse un grande successo di pubblico, raggiungendo i 4 milioni e mezzo di spettatori.[4]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il film, alla sua uscita, ebbe delle solenni stroncature, come nel caso dell'Avanti!:

«Una farsa grossolana urlata in dialetto napoletano dalla prima all'ultima scena [...]. È avanspettacolo e fumetto della peggior qualità, né la presenza di bravi attori come Totò e Peppino De Filippo si fa avvertire, almeno sul piano della buona recitazione.»

(Avanti![5][6])

Con il passare del tempo è divenuto tuttavia un classico della comicità, rivalutato dalla critica:

«La canzone omonima è una delle più belle di Totò, anche qui tenuto a freno dalla censura democristiana. La scena della dettatura della lettera è da antologia. La sintonia di Totò e Peppino è qui perfetta.»

(Il Morandini[4])

«Un vero e proprio cult movie a tratti persino surreale e infarcito di gag che hanno fatto storia: la scrittura della lettera, l'arrivo a Milano vestiti da cosacchi, il colloquio col vigile. Ispirato alla canzone del Principe Malafemmina, il film era stato progettato come un vehicle per Teddy Reno, ma la parte di Totò e De Filppo fu man mano sempre più gonfiata.»

(FilmTv.it[7])

Citazioni e omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Totò, Peppino e la... malafemmina, su RaiCinema.it (archiviato dall'url originale il 29 ottobre 2009).
  2. ^ Stefano Bartezzaghi, Come dire, Mondadori, 2011, ISBN 88-520-2067-5.
  3. ^ Totò, Peppino e la... malafemmina, su Comingsoon.it. URL consultato il 7 agosto 2017.
  4. ^ a b Laura Morandini, Luisa Morandini e Morando Morandini, Il Morandini 2009. Dizionario dei film, Zanichelli, 2008, p. 1527, ISBN 978-88-08-12257-5.
  5. ^ Vice, Avanti!, 9 settembre 1956.
  6. ^ Totò, Peppino e la... malafemmina, su CineDataBase, Rivista del cinematografo. URL consultato il 26 maggio 2017.
  7. ^ Totò, Peppino e la... malafemmina, su FilmTv.it, Arnoldo Mondadori Editore. URL consultato il 26 maggio 2017.
  8. ^ Aldo Spiniello, "La fidanzata di papà", di Enrico Oldoini, su Sentieri Selvaggi, 17 novembre 2008. URL consultato il 3 agosto 2018.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema