Genesis

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Genesis
2180 - Pittsburgh - Mellon Arena - Genesis - The Carpet Crawlers.JPG
I Genesis alla Mellon Arena di Pittsburgh nel 2007. Da sinistra a destra: Daryl Stuermer, Mike Rutherford, Tony Banks, Phil Collins.
Paese d'origineRegno Unito Regno Unito
GenereRock progressivo[1]
Periodo di attività musicale1967 – 1998
1999
2000
2006 – 2007
Album pubblicati29
Studio15
Live6
Raccolte8
Sito ufficiale

I Genesis sono stati un gruppo musicale britannico, cresciuto e affermatosi all'interno del vasto movimento del rock progressivo.

Nel corso della propria storia il gruppo ha subito diversi cambiamenti di formazione, con la presenza costante di Tony Banks (tastiera) e Mike Rutherford (basso e chitarra). Le formazioni più celebri e stabili furono quella della prima metà degli anni settanta comprendente Banks, Rutherford, Peter Gabriel (voce, flauto, oboe, percussioni), Phil Collins (batteria, percussioni, voce) e Steve Hackett (chitarre), e quella degli anni dal 1978 al 1993 – la più longeva, nonché di maggior successo commerciale – che vide in studio i soli Banks, Collins e Rutherford e, in concerto, il costante supporto dei musicisti statunitensi Daryl Stuermer (chitarra e basso) e Chester Thompson (batteria e percussioni).

Nel Regno Unito, cinque loro album ottennero la certificazione disco di platino ed otto quella disco d'oro.[2]

Secondo la Recording Industry Association of America, nel 2015 i Genesis figuravano al 108º posto fra i 250 artisti di maggior successo commerciale di tutti i tempi, con una stima di 21,5 milioni di dischi venduti negli Stati Uniti d'America,[3] sei album certificati disco di platino e sette disco d'oro.[4]

Storia del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

1967-1970: origini ed esordio[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo originario del gruppo si formò nel 1967 a Godalming, cittadina nei pressi di Londra, presso la Charterhouse School, collegio esclusivo frequentato da studenti di estrazione sociale medio-alta.[5] Già attorno al 1966, in due diversi padiglioni della scuola si erano costituiti due gruppi musicali: al Lockites erano nati gli Anon, composti da Mike Rutherford, Richard McPhail (voce) Rivers Jobe (basso) e Rob Tyrell (batteria), mentre al Girdlestonites vi erano i Garden Wall, con Tony Banks, Peter Gabriel e il batterista Chris Stewart; questa sezione era frequentata anche da Anthony Phillips (chitarra), di un anno più giovane, il quale ebbe occasione di suonare in entrambe le formazioni.[5]

Nella primavera del 1967 McPhail e Tyrell lasciarono il collegio (il primo avrebbe in seguito svolto il ruolo di road manager per i Genesis dal 1970 al 1973 e di tour manager per Peter Gabriel nel 1978);[5] i due gruppi si fusero quindi in uno solo, ancora senza nome, composto da Gabriel, Banks, Rutherford, Phillips e Stewart. I cinque registrarono in proprio alcuni demo di materiale inedito, tra cui She's Beautiful, il primo brano in assoluto scritto da Banks e Gabriel, poi incluso nel primo album del gruppo con un nuovo testo e il titolo The Serpent.[6] I due, molti anni dopo, ebbero modo di raccontare come in questa primissima fase si considerassero più «una cooperativa di autori» che un vero e proprio gruppo,[7] e che l'idea di partenza fosse proporre brani ad altri artisti, piuttosto che inciderli direttamente.[8]

Nello stesso periodo tornò in visita alla Charterhouse l'ex-allievo Jonathan King, divenuto nel frattempo cantante e autore con all'attivo un singolo di discreto successo intitolato Everyone's Gone to the Moon (1965) e sul punto di intraprendere una carriera di produttore e talent scout per la Decca Records:[5] i membri del gruppo, troppo timidi per avvicinarlo direttamente, incaricarono un loro compagno di scuola, John Alexander, di lasciare sul cruscotto della sua auto un nastro con alcuni loro brani.[5] King ascoltò il demo, rimanendo particolarmente colpito dalla voce di Gabriel,[5] e decise perciò di mettere sotto contratto con la Decca i cinque musicisti, allora appena diciassettenni. Fu egli stesso a ideare il nome Genesis, in quanto il gruppo rappresentava la "genesi" della sua nuova carriera, ed in ogni caso nel frattempo i diretti interessati non si erano accordati su un nome migliore.[6]

Nel dicembre 1967 il gruppo entrò ai Regent Studios di Londra per registrare due 45 giri: The Silent Sun/That's Me e A Winter's Tale/One-Eyed Hound. Il primo fu pubblicato a febbraio 1968, il secondo nel maggio seguente; nessuno dei due ottenne riscontri di vendite significativi.[7][8]

Nel 1968 King e i Genesis incominciarono a pianificare la pubblicazione di un intero album. Il produttore a quel punto insistette affinché il gruppo perfezionasse la sezione ritmica, il che portò all'allontanamento di Chris Stewart, che anni dopo divenne scrittore di fama internazionale,[8] e alla sua sostituzione con Jonathan Silver, il quale rimase nel gruppo giusto il tempo necessario a completare le registrazioni del disco.[8] Queste ultime avvennero nuovamente ai Regent Studios, nel settembre del 1968, durante le vacanze estive dalla scuola.[7]

Fu ancora King a suggerire di ordinare i brani dell'album secondo un filo conduttore di ispirazione biblica che andasse dalla Genesi alla Rivelazione (cioè all'Apocalisse),[5] benché in realtà riferimenti biblici diretti fossero presenti soltanto nei testi di tre brani su tredici. Il produttore, la cui determinazione ad avere un controllo totale sul lavoro scontentò non poco il gruppo,[8] volle anche aggiungere alle registrazioni arrangiamenti per archi e ottoni a cura di Arthur Greenslade, che conferirono al risultato finale un'atmosfera molto più leziosa e tradizionale rispetto alle intenzioni degli autori, i quali tuttavia erano allora troppo giovani ed inesperti per tenere testa al loro mentore.[5][8]

From Genesis to Revelation fu pubblicato dalla Decca nel marzo del 1969. A fronte di una disputa sul nome Genesis, utilizzato all'epoca anche da un gruppo californiano,[9] King decise di far pubblicare il disco con la copertina che recasse il solo titolo, senza specificare (se non implicitamente) il nome del gruppo. Ciò, unitamente alla copertina stessa, completamente nera e priva di titoli dei brani o di lista dei musicisti all'esterno, fece sì che alcuni negozi riponessero l'album nelle sezioni di musica religiosa, inficiandone ulteriormente la visibilità.[5] Del disco, all'epoca della pubblicazione, furono vendute circa 650 copie.[5]

Dopo che Silver ebbe lasciato il gruppo per proseguire i suoi studi negli Stati Uniti d'America, Banks, Gabriel, Phillips e Rutherford tornarono per circa un anno ai rispettivi impegni scolastici, lasciando in sospeso i progetti musicali per conseguire il diploma alla Charterhouse.[5] Nell'estate del 1969, tuttavia, i quattro decisero all'unanimità di provare a divenire musicisti professionisti: si concessero un anno sabbatico dall'università con il benestare delle famiglie e ripresero a comporre,[5] cercando intanto un nuovo batterista fra gli annunci del Melody Maker. In autunno, la scelta cadde su John Mayhew, di qualche anno più anziano e con già una discreta esperienza dal vivo.[8]

Anthony Phillips, chitarrista dei Genesis dal 1967 al 1970

Dal novembre 1969 all'aprile 1970 i Genesis si ritirarono a vivere assieme nei pressi di Dorking nel Surrey, in un cottage di proprietà dei genitori dell'ex cantante degli Anon Richard McPhail: quest'ultimo, da poco rientrato in contatto con gli ex compagni di collegio, svolse per loro il ruolo di cuoco, autista, fonico e tuttofare. I musicisti, grazie anche all'aiuto economico delle famiglie, alternarono la composizione a concerti occasionali in alcuni club attorno a Londra.[5] Tutti, a posteriori, furono sempre concordi nell'individuare nel periodo in questione il momento in cui i Genesis divennero un vero gruppo.[8] Nel cottage dei McPhail presero forma lunghi brani come The Knife e Stagnation, stilisticamente distanti dai brevi brani del primo album e destinati a definire la musica del gruppo negli anni a venire. A tale fase creativa corrispose ben presto il distacco del gruppo da King e dalla Decca, per nulla interessati alle nuove composizioni, ritenute di scarso potenziale commerciale.[5]

Il 9 gennaio 1970 i Genesis registrarono, presso gli studi della BBC con la produzione di Paul Samwell-Smith, i brani Provocation, Frustration, Manipulation e Resignation, originariamente destinati a un documentario televisivo, mai realizzato, sul pittore Mick Jackson.[7] Il 22 febbraio eseguirono per il programma radiofonico Night Ride i brani Shepherd, Pacidy, Let Us Now Make Love, Stagnation e Looking for Someone: gli ultimi due, rielaborati, videro la luce sul successivo album del gruppo, mentre il restante materiale tratto da entrambe le sessioni fu pubblicato ufficialmente solo nel 2007 all'interno del cofanetto Genesis 1970-1975. Le quattro tracce incise in gennaio, in particolare, documentano come in questo periodo fossero già nati alcuni temi confluiti poi in brani pubblicati dal gruppo tempo dopo e con una formazione differente, come The Musical Box, The Fountain of Salmacis e Anyway.

Sempre all'inizio del 1970 i cinque, tramite il loro agente Marcus Bicknell, ottennero una scrittura settimanale presso il Ronnie Scott's Jazz Club di Soho. Qui furono notati da John Anthony, produttore della Charisma Records, il quale convinse il suo capo Tony Stratton-Smith a venire a sentirli nel locale londinese. Nell'arco di due settimane i Genesis firmarono per l'etichetta e ottennero da Stratton-Smith l'anticipo per le registrazioni del loro secondo album, che avvennero ai Trident Studios di Londra nel giugno 1970.[5] Trespass, coprodotto dal gruppo assieme allo stesso John Anthony, fu pubblicato nell'ottobre seguente.

Nel luglio dello stesso anno Phillips annunciò la sua decisione di lasciare il gruppo per motivi di salute accompagnati da una crescente paura del palcoscenico.[5] L'improvviso abbandono del chitarrista, fino ad allora una delle forze trainanti della formazione anche dal punto di vista compositivo,[5] fu un colpo piuttosto duro per i restanti componenti, i quali si posero il dubbio se valesse la pena continuare senza di lui;[6] la decisione di proseguire portò con sé anche quella, caldeggiata in special modo da Banks, di sostituire Mayhew con un batterista più propositivo dal punto di vista degli arrangiamenti.[8]

Phillips, a partire dal 1977, avrebbe intrapreso un prolifica carriera solista incentrata esclusivamente su lavori in studio, molti dei quali interamente strumentali. John Mayhew visse per un lungo periodo in Australia e Nuova Zelanda, facendo perdere le proprie tracce,[5] e dal 1982 abbandonò definitivamente il mondo della musica per dedicarsi al lavoro di scenografo;[8] fu solo al suo ritorno nel Regno Unito all'inizio degli anni duemila che il management dei Genesis riuscì a mettersi in contatto con lui per pagargli le royalty di Trespass;[6] morì nel 2009 all'età di 62 anni.

1971-1973: la formazione classica e l'ascesa[modifica | modifica wikitesto]

Nell'agosto del 1970, il gruppo incominciò a provinare batteristi e chitarristi a casa dei genitori di Gabriel. Il batterista Phil Collins rispose all'annuncio pubblicato dai Genesis sul Melody Maker e si presentò all'audizione assieme a Ronnie Caryl, chitarrista del suo precedente gruppo Flaming Youth.[8] Caryl non superò il provino, mentre Collins si rivelò subito la scelta ideale sia dal punto di vista tecnico che per la sua personalità diretta e gioviale.[5]

Per qualche mese il gruppo si mosse come quartetto, con la collaborazione occasionale del chitarrista Mick Barnard, ma proseguì la ricerca di un chitarrista permanente. Alla fine del 1970, sempre tramite il Melody Maker, i quattro scoprirono Steve Hackett, proveniente dai Quiet World, il quale nel frattempo aveva ascoltato sia Trespass che i Genesis in concerto, rimanendo positivamente colpito da entrambi.[5]

Nel gennaio del 1971 Tony Stratton-Smith ideò una tournée del Regno Unito che vedeva avvicendarsi sullo stesso palco tre gruppi della Charisma: Van der Graaf Generator, Lindisfarne e Genesis.[5] Per le nove tappe, svoltesi dal 24 gennaio al 13 febbraio, il promoter Tony Smith, con mossa astuta, bloccò il prezzo del biglietto a sei scellini, ottenendo in breve tempo il tutto esaurito.[5] Analoghe tournée si susseguirono per tutta la prima metà del 1971. In marzo, grazie anche a regolari contatti fra Stratton-Smith e il giornalista Piero Kenroll della rivista belga Télémoustique al quale il capo della Charisma aveva inviato una copia di Trespass,[10] i Genesis varcarono per la prima volta i confini britannici per esibirsi dal vivo in Belgio con un concerto alla comune "Ferme V" di Woluwe-Saint-Lambert.[10]

Il 19 giugno al Friars di Aylesbury, durante il brano The Knife che chiudeva il concerto, Peter Gabriel spiccò un balzo dal palcoscenico verso il pubblico e cadde malamente fratturandosi una caviglia. Il gruppo riuscì comunque a portare a termine i concerti seguenti, con Gabriel dapprima su una sedia a rotelle e poi appoggiato a una sorta di stampella improvvisata fatta con una scopa capovolta.[5] Nelle pause fra le tournée, e soprattutto durante la convalescenza di Gabriel,[5] i cinque si ritirarono presso la villa di proprietà di Stratton-Smith a Crowborough nell'East Sussex e incominciarono a comporre nuovo materiale;[5] nello stesso periodo, acquistarono di seconda mano dai King Crimson un mellotron (già impiegato in studio su due brani di Trespass),[5] le cui timbriche caratterizzarono in modo significativo la loro musica almeno sino al 1974-75. Nell'agosto del 1971 il gruppo tornò quindi ai Trident Studios per registrare il terzo album, nuovamente con John Anthony in veste di coproduttore.

Il 12 novembre 1971 venne pubblicato Nursery Cryme, nel quale lunghi brani come The Musical Box e The Fountain of Salmacis proseguono nello stile "narrativo" già inaugurato con Trespass e definiscono il suono del gruppo nella sua nuova formazione. I nuovi arrivati Hackett e Collins contribuirono alla scrittura dell'album con il brano For Absent Friends, cantato sul disco dallo stesso Collins, qui nella sua prima prova alla voce solista. In patria, Nursery Cryme non costituì un grosso progresso in termini di vendite rispetto a Trespass, malgrado un'entusiastica recensione promozionale del tastierista Keith Emerson, approdato alla Charisma due anni prima con i Nice e prossimo al debutto discografico di Emerson, Lake & Palmer;[5] tuttavia, alla fine dell'anno l'album arrivò inaspettatamente in testa alle classifiche in Belgio e, pochi mesi più tardi, al quarto posto in Italia.[5]

Nel marzo 1972 i Genesis tornarono in Belgio per un'esibizione dal vivo al programma televisivo Pop-Shop, nella quale eseguirono i tre brani più lunghi di Nursery Cryme e l'allora inedito Twilight Alehouse.[10] Il mese dopo, il gruppo compì la sua prima tournée italiana ricevendo un'accoglienza inaspettata per l'epoca, specie se comparata con lo scarso successo riportato in madrepatria.[5] Durante le prove del concerto al Palasport di Reggio Emilia del 12 aprile 1972, prese forma l'introduzione al mellotron del brano Watcher of the Skies, il cui testo fu poi scritto da Banks e Rutherford sulla terrazza di un albergo a Napoli.[5]

In questo periodo Gabriel incominciò a sviluppare il lato visuale e teatrale delle sue esibizioni: fin dal 1971, la mera necessità tecnica di riempire sul palco i frequenti tempi morti nei quali Hackett, Rutherford e Banks riaccordavano le loro chitarre a 12 corde (all'epoca anche il tastierista, in concerto, aveva parti di chitarra) aveva indotto Gabriel ad inventare e raccontare storie fantasiose per intrattenere il pubblico;[8] il 29 maggio 1972, quando i Genesis si esibirono al Great Western Express Festival di Bardney nel Lincolnshire, dove eseguirono Watcher of the Skies dal vivo per la prima volta, Gabriel si presentò su palco con la fronte rasata, gli occhi truccati di nero ed un vistoso diadema attorno al collo: fu il primo di una lunga serie di espedienti che il cantante utilizzò per catturare l'attenzione del pubblico.[5] Il 28 settembre 1972 il gruppo si esibì a Dublino presso il National Stadium: Gabriel, senza avvertire i suoi compagni prima del concerto, al termine della sezione strumentale centrale di The Musical Box rientrò sul palcoscenico con indosso un vestito rosso di sua moglie e sul capo una maschera di volpe, tra lo stupore del pubblico e del gruppo stesso;[6] pochi giorni dopo, una foto tratta da quel concerto comparve sulla prima pagina del Melody Maker.[8] Da allora anche gli altri membri dei Genesis, inizialmente perplessi dalle "stravaganze" di Gabriel, intuirono che esse stavano aiutando a dare un'immagine al gruppo.[8]

Per tutta la primavera del 1972 i Genesis continuarono ad alternare un'intensa attività dal vivo e la composizione di un nuovo disco, la quale avvenne per buona parte presso la Una Billings School of Dance di Shepherd's Bush, a Londra.[8] Tra agosto e settembre, i cinque tornarono ai Trident Studios per le registrazioni e, data la temporanea indisponibilità di John Anthony, passarono in rassegna un paio di produttori nessuno dei quali però entrò in sintonia con il loro stile musicale.[8] In particolare, la Charisma suggerì Bob Potter per il lavoro svolto in precedenza coi Lindisfarne, allora gruppo di maggior successo dell'etichetta; tuttavia quando Potter propose che l'introduzione strumentale di Watcher of the Skies venisse integralmente tagliata fu chiaro che il gruppo non avrebbe potuto lavorare con lui;[8] alla fine la scelta cadde su David Hitchcock, con John Burns in veste di ingegnere del suono: in realtà Burns coprodusse di fatto tutta la seconda facciata dell'album,[11] quasi interamente occupata dalla lunga suite Supper's Ready, e il gruppo lo avrebbe poi riconfermato ufficialmente in tale ruolo per altri tre album.

Peter Gabriel durante Watcher of the Skies (Massey Hall, Toronto, 2 maggio 1974)

Foxtrot, pubblicato nell'ottobre del 1972, segnò un primo significativo incremento di vendite rispetto ai primi due album incisi dal Genesis per la Charisma e fu anche il primo loro album pubblicato negli Stati Uniti d'America dall'affiliata Buddah Records.[5] Anche per questo motivo, il gruppo subito dopo intraprese una prima brevissima tournée olteroceano – due sole date, rispettivamente a Boston e New York – quindi dall'inizio del 1973 riprese i concerti in Europa. Il concerto del 9 febbraio 1973 al Rainbow Theatre di Londra segnò il debutto di una nuova serie di maschere indossate da Gabriel, stavolta ispirate direttamente ai testi dei brani: un copricapo con ali di pipistrello e un mantello variopinto in Watcher of the Skies, una maschera da vecchio nel finale di The Musical Box e, a fine concerto durante Supper's Ready, una maschera da fiore (Willow Farm) ed un'altra con forme geometriche (la strofa conclusiva di Apocalypse in 9/8). Sul palcoscenico del Rainbow, lunghi veli di stoffa bianca pendevano dal soffitto fino a terra, nascondendo parte della strumentazione e risaltando alla luce di lampade ultraviolette, un'idea del direttore di produzione Adrian Selby.[5] Alcune foto del concerto, scattate dal giornalista italiano Armando Gallo[5] e dal fotografo statunitense Bob Gruen,[12] costituirono la copertina del primo album dal vivo del gruppo, Genesis Live, pubblicato nel luglio del 1973 e tratto dalle registrazioni di due concerti tenuti a febbraio a Manchester e a Leicester, originariamente destinate alla trasmissione radiofonica statunitense King Biscuit Flower Hour e poi acquisite dalla Charisma.[5] Genesis Live superò le vendite di Foxtrot e fu il primo album dei Genesis ad entrare fra i primi dieci posti della Official Albums Chart britannica, piazzandosi al nono posto il 12 agosto.[13]

L'uscita ed il successo di Genesis Live lasciarono al gruppo il tempo di preparare e registrare materiale per un nuovo album tra l'estate e l'autunno del 1973. Il quinto album del gruppo, Selling England by the Pound, fu pubblcato ad ottobre e raggiunse la terza posizione della classifica britannica e divenendo così il più venduto in assoluto del periodo con Gabriel.[5] L'unico singolo estratto dal disco, I Know What I Like (In Your Wardrobe), fu il primo del gruppo ad entrare nella Official Singles Chart britannica.[14] Nel brano More Fool Me Phil Collins figura come voce solista per la seconda volta dopo For Absent Friends su Nursery Cryme. Il batterista interpretò il brano anche nei concerti legati all'album, accompagnato soltanto da Mike Rutherford alla chitarra a 12 corde.[5] Nel brano Dancing with the Moonlit Knight, Steve Hackett utilizzò due particolari tecniche di esecuzione, il tapping (già impiegato in The Musical Box e The Return of the Giant Hogweed) e lo sweep-picking, ampiamente sviluppate negli anni ottanta da chitarristi come Eddie van Halen e Yngwie Malmsteen.

Il 1973 si concluse per i Genesis con una seconda tournée negli Stati Uniti, più lunga e molto meglio organizzata della precedente,[5] che culminò con la prima apparizione dal vivo del gruppo nella West Coast: sei concerti in tre giorni al Roxy Theatre di Hollywood, che registrarono il tutto esaurito.[5]

La promozione di Selling England by the Pound proseguì in Europa durante la prima metà del 1974; dal 3 al 6 febbraio il tour toccò nuovamente l'Italia, dove il nuovo album nel frattempo era arrivato al primo posto in classifica, con quattro date che videro un'affluenza di pubblico da record: al Palazzo dello Sport di Roma il gruppo si esibì di fronte a ventimila spettatori.[5] In primavera i Genesis tornarono nel Nordamerica per una serie di concerti. Nel frattempo, un sondaggio indetto dalla rivista New Musical Express elesse lo spettacolo del gruppo come il migliore dell'anno, davanti a gruppi all'epoca molto più affermati come Yes, Emerson, Lake & Palmer, The Who e Pink Floyd.[5]

Nello stesso periodo, il nuovo manager del gruppo Tony Smith calcolò che il gruppo aveva accumulato fino ad allora un debito di circa duecentomila sterline con la casa discografica;[5] tale bilancio fu pareggiato soltanto nell'estate del 1976.[5]

1974-1975: The Lamb Lies Down on Broadway e l'abbandono di Gabriel[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del 1974 i Genesis si lanciarono nell'opera più ambiziosa della loro carriera: un album basato interamente su un'unica storia. Dopo aver scartato la proposta di Rutherford di ispirarsi al libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry,[8] il gruppo incominciò a lavorare su un racconto ideato e scritto da Peter Gabriel, dal titolo The Lamb Lies Down on Broadway. I cinque si ritirarono a comporre l'opera a Headley Grange, una villa nell'East Hampshire già nota per aver ospitato le registrazioni di due album dei Led Zeppelin; ben presto fu chiaro che il gruppo aveva abbastanza materiale per un doppio album.[5]

Nello stesso periodo Gabriel fu contattato dal regista statunitense William Friedkin, da poco affermatosi a livello internazionale con film come Il braccio violento della legge e L'esorcista. Friedkin era rimasto positivamente colpito da un breve racconto scritto da Gabriel riportato sulla copertina di Genesis Live, e propose al cantante una collaborazione nella scrittura di sceneggiature;[5] Gabriel informò della proposta gli altri membri dei Genesis i quali tuttavia, in special modo Banks e Rutherford,[8] ritennero che l'impegno con Friedkin potesse confliggere con il lavoro del gruppo, rallentandolo, e perciò posero Gabriel di fronte ad un aut-aut. Il cantante decise allora inaspettatamente di lasciare i Genesis, salvo poi ritornare sui suoi passi quando l'idea del regista si rivelò meno concreta del previsto.[8] Tony Stratton-Smith e Tony Smith mediarono fra il cantante e il resto del gruppo per ricucire lo strappo[5] ma la vicenda segnò comunque l'inizio di una frattura profonda tra Gabriel e i suoi compagni.[5] Contemporaneamente, nel luglio 1974 la complicata prima gravidanza della moglie di Gabriel riversò un ulteriore carico di stress sul cantante, che si vide costretto a dividersi fra la famiglia e il gruppo ed inevitabilmente accumulò un grosso ritardo nella stesura dei testi, circostanza nella quale – a detta sia di Gabriel che, a posteriori, degli altri musicisti – il resto del gruppo non gli dimostrò una grande comprensione.[8]

Peter Gabriel (al centro) travestito da "slipperman" durante il The Lamb Lies Down on Broadway Tour

I Genesis registrarono il doppio album tra l'agosto e l'ottobre 1974 al Glaspant Manor nel Carmarthenshire, in Galles, su attrezzatura mobile degli Island Studios e con John Burns in veste di coproduttore. Per quasi tutto il periodo, Gabriel continuò a viaggiare avanti e indietro tra il Galles e Londra, per assistere la moglie e la figlia appena nata.[8]

The Lamb Lies Down on Broadway fu pubblicato il 18 novembre 1974. Alla fine dell'anno il gruppo si preparò ad una lunga tournée mondiale per presentarlo nella sua interezza, con l'ausilio di schermi per la proiezione di diapositive e nuovi effetti scenici. Il tour partì il 20 novembre 1974 a Chicago; meno di una settimana dopo, a Cleveland, Gabriel annunciò al resto del gruppo e a Tony Smith che al termine della tournée avrebbe lasciato i Genesis, stavolta definitivamente.[5]

I Genesis eseguirono The Lamb Lies Down on Broadway dal vivo per centodue volte, in altrettante date tra Nordamerica ed Europa, fino al maggio del 1975. Gabriel sul palco interpretò il suo alter ego, protagonista del racconto: il portoricano Rael, vestito in blue jeans e giubbotto di pelle nera; unica variante a tale travestimento durante l'esecuzione integrale dell'opera era il costume che il cantante indossava durante il brano The Colony of Slippermen: un grottesco mostro ricoperto di bubboni e con testicoli gonfiabili.[8]

L'ultimo concerto dei Genesis con Gabriel si tenne al Palais des Sports di Besançon il 22 maggio 1975. L'uscita di Gabriel dal gruppo fu tenuta segreta sino all'agosto seguente, quando la notizia comparve sulla prima pagina del Melody Maker.[5]

Gabriel si tenne volontariamente lontano e dalle scene per circa due anni, occupandosi della famiglia e frequentando per un breve periodo anche seminari sull'autocontrollo;[6] dal 1977 in poi, intraprese una carriera solista di notevole successo nella quale, fin dall'inizio, volle affrancarsi artisicamente dall'esperienza con i Genesis e ricercare uno stile originale e personale.[5]

1976-1977: Collins cantante, A Trick of the Tail, Wind & Wuthering[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 1975, Steve Hackett fu il primo membro dei Genesis a pubblicare un album da solista, Voyage of the Acolyte, avvalendosi, fra l'altro, della collaborazione di Collins e Rutherford.

Subito dopo i Genesis si ritrovarono nuovamente per comporre assieme, rimandando la scelta di un nuovo cantante a quando il nuovo materiale fosse pronto.[5] Le decine di audizioni proseguirono anche quando il gruppo aveva già registrato tutte le basi strumentali per il nuovo album. Il compito di incidere le voci guida per gli aspiranti spettò a Phil Collins, che da sempre nel gruppo aveva arricchito le parti vocali di Gabriel sia in studio che in concerto, oltre ovviamente ad aver già cantato da solo For Absent Friends e More Fool Me.[5]

All'avvicinarsi della scadenza per l'uscita del disco, il gruppo non aveva ancora trovato un cantante. Fu allora che Collins decise di fare un vero tentativo di registrare tutte le parti vocali. In modo inaspettato sia per il gruppo che per lo stesso Collins, il batterista riuscì a superare la prova anche in brani vocalmente insidiosi e il quartetto decise così che l'album era completo.[5]

A Trick of the Tail uscì nel febbraio 1976 e, in breve tempo, si affermò sia nel Regno Unito che all'estero.[5] Il gruppo riuscì quindi a pareggiare il proprio bilancio economico dopo sette anni di carriera.[5]

Tra la fine delle registrazioni e la pubblicazione dell'album, Collins suonò sul primo album del gruppo fusion Brand X, con il quale avrebbe poi collaborato saltuariamente, nelle pause dell'attività con i Genesis, sino al 1978 incidendo materiale per sei album pubblicati fra il 1976 e il 1983.

Di fronte all'imminente ripresa dei concerti, i Genesis non avevano ancora accantonato l'idea di trovare un nuovo cantante, poiché davano tutti per scontato che Collins avrebbe suonato la batteria e, malgrado egli fosse in grado di cantare da dietro i tamburi, tutti concordavano che sul palco ci fosse bisogno di un frontman.[5] Ben presto tuttavia il batterista si convinse che, anche in tour, il ruolo spettava a lui.[5] Fu lo stesso Collins a contattare Bill Bruford, in precedenza batterista di Yes e King Crimson, per sostituirlo nei brani cantati. Collins avrebbe comunque accompagnato alla batteria le molte parti strumentali, quasi sempre duettando con Bruford.[5]

Steve Hackett, chitarrista dei Genesis dal 1970 al 1977

Dopo una serie di prove a Dallas, Texas, il gruppo debuttò dal vivo il 26 marzo 1976 a London, Ontario (Canada). Il tour proseguì fino all'inizio di maggio negli Stati Uniti, quindi tra giugno e luglio toccò l'Europa; da due concerti a Glasgow (8 e 9 luglio) e dal successivo a Stafford (10 luglio) fu tratto il film Genesis: In Concert diretto da Tony Malham. Malgrado l'inevitabile apprensione dei primissimi momenti,[5] Collins si calò piuttosto agevolmente e rapidamente nel ruolo di frontman, grazie anche alle esperienze per il teatro e la televisione maturate in adolescenza, e rimpiazzò le variopinte e complesse esibizioni di Gabriel con un suo stile personale, più diretto e orientato al puro intrattenimento, senza ricorrere a travestimenti.[5] Il fatto che il pubblico lo conoscesse già come parte del gruppo contribuì ulteriormente alla buona riuscita della sua prova.[5]

Bill Bruford concluse la sua breve esperienza nei Genesis al termine del tour di A Trick of the Tail. Nell'autunno 1976, i quattro musicisti entrarono ai Relight Studios di Hilvarenbeek, nei Paesi Bassi, per incominciare le registrazioni di Wind & Wuthering.

La preparazione dell'album fu segnata da frizioni fra Steve Hackett e il resto del gruppo, causate – secondo il chitarrista – da una tendenziale indisponibilità degli altri nei confronti di alcune sue composizioni, come ad esempio il brano Please Don't Touch, che Hackett finì per includere, due anni più tardi, nell'omonimo album solista.[8] Wind & Wuthering fu pubblicato a dicembre 1976.

Il 20 maggio 1977 uscì l'EP Spot the Pigeon contenente tre brani scartati da Wind & Wuthering; il brano Inside and Out in particolare avrebbe rappresentato l'ultimo contributo in studio di Hackett nei Genesis, sia come chitarrista che come autore.

Per le tournée del 1977 i Genesis chiamarono il batterista statunitense Chester Thompson il quale – eccetto una pausa nel 1997-1998 – avrebbe mantenuto tale ruolo sino all'ultimo tour del 2007. Da quattro concerti tenuti a Parigi nel giugno del 1977 (tranne il brano The Cinema Show registrato l'anno precedente con Bill Bruford) venne tratto il doppio album dal vivo Seconds Out, pubblicato in ottobre.

Durante i missaggi di Seconds Out Hackett decise di lasciare il gruppo, che egli avvertiva ormai come un ostacolo alla sua creatività.[5] Il chitarrista proseguì in una lunga carriera solista e, a partire dagli anni novanta, tornò ad affiancare il repertorio dei Genesis alla propria produzione, pubblicando anche due album in studio intitolati rispettivamente Genesis Revisited (1996) e Genesis Revisited II (2012) e contenenti nuove versioni di brani da lui originariamente incisi insieme al gruppo, registrate con la partecipazione di ospiti come Bill Bruford, Chester Thompson, John Wetton, Jakko Jakszyk e Steven Wilson.

1978-1979: ...And Then There Were Three...[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del 1978 i tre membri rimasti Banks, Collins e Rutherford decisero di proseguire come trio, almeno in studio: Rutherford da allora in poi si caricò delle parti sia di basso che di chitarra. La formazione a tre era destinata a rimanere invariata sino al 1996. Il trio tornò ai Relight Studios per incidere ...And Then There Were Three..., che fu pubblicato a marzo. Dall'album furono tratti tre singoli, il primo dei quali, Follow You Follow Me, rappresentò per il gruppo il primo successo negli Stati Uniti d'America, spingendosi fino alla 23ª posizione della Billboard Hot 100 il 24 giugno 1978,[15] dopo aver raggiunto la settima posizione nella Official Singles Chart britannica il 9 aprile.[16]

I tour promozionali che seguirono la pubblicazione dell'album furono i più imponenti intrapresi fino ad allora dai Genesis: oltre ad esibirsi di fronte a 100.000 persone al festival di Knebworth a giugno, e a totalizzarne 120.000 alla Fête de l'Humanité in Francia a settembre, il gruppo in autunno suonò per la prima volta in Giappone.[5] In queste tournée, fece la sua prima apparizione al fianco del gruppo il chitarrista statunitense Daryl Stuermer, anche lui come Thompson destinato a divenire elemento stabile nei concerti dei Genesis, nonché in seguito collaboratore fisso di Collins come solista, sia in studio che dal vivo.

Il 29 luglio 1978 Peter Gabriel raggiunse i Genesis sul palcoscenico del Madison Square Garden di New York per cantare il brano I Know What I Like (in Your Wardrobe) a fine concerto:[7][17] la sortita, del tutto episodica, nacque da un'idea della Atlantic Records per pubblicizzare l'imminente uscita del secondo album da solista di Gabriel e si svolse in un clima del tutto amichevole fra il cantante ed il gruppo.[17] I concerti legati a ...And Then There Were Three... terminarono a dicembre del 1978.

Il gruppo si prese quindi una pausa mentre Collins era impegnato in Canada nel vano tentativo di salvare il suo primo matrimonio con Andrea Bertorelli.[5] Nel 1979 Banks e Rutherford lavorarono ai rispettivi primi lavori solisti: A Curious Feeling di Banks vide la luce ad ottobre, mentre Smallcreep's Day di Rutherford fu pubblicato nel febbraio 1980.

Nell'autunno 1979 i Genesis si riunirono nella casa in campagna di Collins a Guildford, nel Surrey, ed iniziarono a comporre un nuovo album.[5]

Gli anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Collins (sullo sfondo) e Rutherford durante un concerto nel 1980

A marzo 1980 i Genesis pubblicarono Duke: accanto a sei brani composti dai singoli membri nel 1979 (Collins su quest'album esordì come unico autore nei due brani Misunderstanding e Please Don't Ask), il disco contiene in apertura tre brani uniti fra loro (Behind The Lines, Duchess e Guide Vocal) ed un lungo finale in gran parte strumentale (Duke's Travels e Duke's End), che il gruppo nelle prove a Guildford aveva concepito come una lunga suite, salvo poi abbandonare l'idea in favore di una maggiore coesione dell'intero album.[7] Il singolo Turn It On Again tratto dall'album rimase otto settimane nelle classifiche spingendosi fino all'ottavo posto.[7] Il gruppo avrebbe inserito questo brano regolarmente nella scaletta di tutti i concerti dal 1980 al 2007.[7]

A Duke seguì puntualmente un tour mondiale durante il quale il gruppo predilesse locali e teatri di dimensioni ridotte rispetto alle grandi arene e agli stadi del 1978.[8]

A febbraio del 1981 Phil Collins pubblicò il suo primo album come solista: Face Value, contenente brani scritti in solitudine durante la pausa dai Genesis nel 1979. Il successo mondiale dell'album, trainato dal singolo In the Air Tonight, segnò l'inizio di una lunga e fortunata carriera solista che, da questo momento fino al 1996, il batterista/cantante avrebbe alternato a quella con i Genesis.

Concerto dei Genesis a Tirrenia (Pisa), 6 settembre 1982

Il 14 settembre 1981 i Genesis pubblicarono l'undicesimo album Abacab, caratterizzato da sonorità più immediate e accessibili rispetto a quanto operato in passato. Con esso emersero le prime similitudini con i lavori solisti di Collins (No Reply at All e Man on the Corner). Le sessioni di registrazione del disco videro inoltre la partecipazione della sezione fiati degli Earth, Wind & Fire nel brano No Reply at All.

il 21 maggio 1982 il gruppo pubblicò l'EP 3×3, contenente tre brani inediti provenienti dalle sessioni di registrazione di Abacab, tra cui il singolo Paperlate, che raggiunse la decima posizione della Official Singles Chart britannica.

Il 4 giugno 1982 uscì il terzo album dal vivo del gruppo, Three Sides Live. Come da titolo, l'album presenta tre facciate dal vivo registrate durante la tournée del 1981 in Europa e in America e la quarta contenente i brani di 3×3 più altri due risalenti alle registrazioni di Duke e già editi su 45 giri; nell'edizione distribuita nel Regno Unito, anche sulla quarta facciata furono inseriti brani dal vivo (One for the Vine, Fountain of Salmacis, It/Watcher of the Skies) registrati durante precedenti tour del 1976, 1978 e 1980.

Il 2 ottobre 1982, Peter Gabriel tornò ad esibirsi con i Genesis per un solo concerto al National Bowl di Milton Keynes. L'evento, intitolato Six of the Best, fu organizzato dal gruppo stesso assieme a Tony Smith, allora manager anche di Gabriel, per aiutare il cantante a colmare un ingente dissesto finanziario causatogli dal fallimento della prima edizione del WOMAD Festival, da lui stesso organizzato in luglio.[8] In chiusura di concerto, anche Steve Hackett raggiunse gli ex compagni di gruppo sul palcoscenico per eseguire i due brani I Know What I Like (In Your Wardrobe) e The Knife.[18]

Tra il 1982 e il 1983 i tre membri dei Genesis pubblicarono i loro rispettivi album come solisti: il 7 settembre 1982 uscì Acting Very Strange di Rutherford, il 1º novembre 1982 fu la volta di Hello, I Must Be Going! di Collins e, nel giugno 1983 Banks pubblicò The Fugitive.

Il 3 ottobre 1983 il gruppo pubblicò l'omonimo album Genesis, il primo interamente composto, registrato e missato a The Farm, lo studio di loro proprietà a Chiddingfold, nel Surrey (il precedente Abacab era stato anch'esso registrato lì, ma l'attrezzatura era ancora in via di allestimento).[8] Genesis fu anche il primo album che i tre scelsero di comporre basandosi interamente su improvvisazioni, poi rifinite in un secondo momento con l'aggiunta dei testi cantati.[8] Quattro singoli tratti dall'album, Mama, That's All, Home by the Sea e Illegal Alien, furono tutti accompagnati da altrettanti videoclip promozionali; l'anno seguente uscì come singolo conclusivo Taking It All Too Hard.

La tournée mondiale con cui i Genesis promossero l'album, partì il 6 novembre 1983 da Normal, Illinois e terminò il 29 febbraio 1984 a Birmingham, dove il concerto fu filmato e successivamente pubblicato in formato home video con il titolo The Mama Tour.

Gli anni seguenti videro i tre di nuovo impegnati nelle rispettive carriere soliste: a gennaio 1985 fu pubblicato No Jacket Required di Collins; Rutherford fondò il nuovo gruppo Mike + The Mechanics il cui album omonimo di debutto uscì ad ottobre 1985; Banks infine raccolse le colonne sonore da lui scritte per due film nell'album Soundtracks del giugno 1986.

Il 9 giugno 1986 fu la volta di Invisible Touch, del quale fanno parte brani come la title track, In Too Deep e Tonight, Tonight, Tonight. Il lungo brano Domino richiama alla memoria il vecchio stile del gruppo rivisitato alla luce degli anni ottanta, mentre Land of Confusion divenne un singolo di grande successo, il cui testo sulla situazione politica internazionale ispirò un videoclip prodotto dai creatori della serie televisiva satirica britannica Spitting Image, basato su pupazzi animati di personaggi politici contemporanei come Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Mu'ammar Gheddafi e Michail Gorbačëv o di figure del passato come Benito Mussolini, oltre alle caricature di numerose star del pop e del rock e degli stessi Genesis; i volti dei tre pupazzi raffiguranti il gruppo comparvero anche sulla foto di copertina del singolo. Il video, due anni più tardi, si aggiudicò un Grammy Award per il miglior concept-video musicale.

Nel 1987 il gruppo intraprese il tour mondiale legato a Invisible Touch. In particolare, quattro concerti tenuti nello stadio di Wembley, a Londra, dal 1º al 4 luglio, videro un'affluenza complessiva di circa 300.000 spettatori.[8] Banks in seguito ebbe modo di indicare tale periodo e quei concerti in particolare come la vetta assoluta del successo del gruppo.[8]

Gli anni novanta e l'uscita di Collins[modifica | modifica wikitesto]

I Genesis dal vivo a Knebworth nel 1992

Dopo una pausa di circa quattro anni, durante la quale Rutherford fu nuovamente impegnato con Mike + The Mechanics, Collins stabilì il proprio record personale di vendite con ...But Seriously (1989) e Banks pubblicò gli album Bankstatement (1989) e Still (1991), nell'ottobre 1991 i Genesis pubblicarono We Can't Dance, prodotto da Nick Davis, che segnò l'apice commerciale del gruppo: con circa quindici milioni di copie, l'album risulterà essere il più venduto nella discografia del gruppo.[19] Dal disco furono tratti i singoli I Can't Dance, Hold on My Heart, Jesus He Knows Me e No Son of Mine.

Dal tour europeo di quell'anno venne tratto il quarto album dal vivo del gruppo, The Way We Walk, suddiviso in due volumi separati pubblicati in due tempi (novembre 1992 e gennaio 1993) ed indicati rispettivamente con i sottotitoli The Shorts e The Longs, riferiti alla durata dei brani.

Tra il 1993 ed il 1996 i tre tornarono a progetti individuali: nel 1993 Banks e Collins uscirono rispettivamente con Strictly Inc. e Both Sides e nel 1995 Mike + The Mechanics pubblicarono Beggar on a Beach of Gold.

Ray Wilson, cantante dei Genesis dal 1997 al 1999

Nel 1996 Phil Collins decise di lasciare i Genesis per concentrarsi esclusivamente sulla sua carriera solista. Banks e Rutherford si misero quindi alla ricerca di un sostituto per le registrazioni di nuovo materiale già in cantiere e ricevettero da Kevin Gilbert una registrazione tratta dal Progfest del 1994, nel quale il cantante statunitense aveva interpretato con il suo gruppo Giraffe l'intero album dei Genesis The Lamb Lies Down on Broadway; tuttavia, quando il management cercò di mettersi in contatto con Gilbert, questi era da poco morto prematuramente. I due scelsero infine il cantautore scozzese Ray Wilson, già frontman nel gruppo Stiltskin. Con Wilson anche in veste di autore su alcuni brani e con la collaborazione dei batteristi Nir Zidkyahu e Nick D'Virgilio, il gruppo registrò l'album Calling All Stations che, pur ottenendo un buon successo nel Regno Unito e nel resto d'Europa, non ebbe un grosso riscontro negli Stati Uniti d'America, dove invece il gruppo puntava.[8] I singoli estratti da questo album furono Congo, Shipwrecked e Not About Us. Il gruppo intraprese quindi un tour europeo tra gennaio e maggio 1998, avvalendosi di Zidkyahu alla batteria e di Anthony Drennan alle chitarre e al basso. La scarsa vendita dei biglietti causò invece la cancellazione di una tournée nel Nordamerica.[8] L'anno seguente Wilson lasciò il gruppo e Banks e Rutherford sospesero a tempo indeterminato nuove produzioni inedite dei Genesis.

Nel 1999 Banks, Collins, Gabriel, Hackett e Rutherford contribuirono a distanza, lavorando da casa e senza incontrarsi,[20] alla realizzazione di The Carpet Crawlers 1999, nuova versione dell'omonimo brano tratto da The Lamb Lies Down on Broadway prodotta da Trevor Horn e pubblicata il 26 ottobre nella raccolta Turn It On Again: The Hits.

Gli anni duemila: Turn It On Again Tour[modifica | modifica wikitesto]

Concerto dei Genesis al Circo Massimo di Roma, 14 luglio 2007

Tra il 2005 e il 2006 Banks, Collins e Rutherford iniziarono a prendere in considerazione una reunion dei Genesis.

L'idea iniziale di coinvolgere anche Peter Gabriel e Steve Hackett per riproporre dal vivo The Lamb Lies Down on Broadway sfumò quando fu chiaro che Gabriel non sarebbe riuscito a conciliare tale impegno con la sua attività solista.[8] I tre ripiegarono pertanto sul progetto di nuova una serie di concerti come trio, accompagnati come di consueto da Chester Thompson e Daryl Stuermer. Nell'ottobre 2006 la formazione incominciò le prove in uno studio situato a New York.[21]

Nel novembre 2006 i tre annunciarono alla stampa il Turn It On Again: The Tour per il 2007: quarantasette date tra Europa e Nordamerica. La prima metà della tournée si svolse in Europa: incominciò l'11 giugno a Helsinki e si concluse il 14 luglio al Circo Massimo di Roma con un concerto gratuito al quale intervennero circa cinquecentomila spettatori. Dalla serata di Roma, che fu trasmessa anche in diretta televisiva, fu in seguito tratto il DVD When in Rome 2007, pubblicato l'anno seguente. La seconda parte del tour, destinata al Nordamerica, si svolse dal 7 settembre al 13 ottobre.

Il 20 novembre 2007 fu pubblicato il doppio CD Live Over Europe 2007 che ricalca integralmente la scaletta dei concerti in questione, con le migliori esecuzioni di ciascun brano selezionate fra le ventidue tappe europee del tour.

Anni duemiladieci[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 marzo 2010 i Genesis furono ammessi alla Rock and Roll Hall of Fame nella formazione comprendente Banks, Collins, Gabriel, Hackett e Rutherford. Alla premiazione i membri del gruppo, tutti presenti eccetto Gabriel, non suonarono: il gruppo statunitense Phish eseguì per loro i brani Watcher of the Skies e No Reply at All.

Nel 2014 Gabriel, Banks, Collins, Hackett e Rutherford furono intervistati assieme per un documentario realizzato dalla BBC, dedicato al gruppo e alle carriere soliste dei singoli musicisti, intitolato Genesis: Together and Apart.[22]

Stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

I Genesis sono considerati fra gli esponenti più rilevanti del genere progressive.[23] Il disco d'esordio, nel quale non si ravvisano quei tratti di rock sperimentale che si sarebbero sviluppati nel futuro,[24] vide la formazione alternare tratti classici e spunti pop[25] su una trama di musica folk.[26] Grazie al diverso background dei musicisti – il soul di Peter Gabriel, il classico e il pop del tastierista Tony Banks, le origini folk di Phillips e di Rutherford esaltate in particolare dall'utilizzo della chitarra acustica a dodici corde[27] – tutti questi elementi musicali con il tempo confluirono e vennero miscelati assieme a sonorità rock e classiche rese anche con armonie acustiche; in un impasto sonoro che in seguito trovò posto in lunghe e articolate suite classicheggianti con incursioni nell'hard rock e accenti pop rock, con assolo di chitarre e di batteria che avrebbero fatto parlare di art rock[25] e con il ricorso al perfezionismo esecutivo formale e all’utilizzo talvolta massiccio di apparecchiature elettroniche.[24] All'apice del successo i testi si fecero complessi e ricchi di richiami alla letteratura e alla mitologia, anche se cominciò ad avvertirsi l'evoluzione verso il pop,[25] che nel mutato stile del gruppo si affermò in concomitanza con l'abbandono di alcuni membri chiave del passato periodo e che caratterizzò la fase evolutiva del gruppo nella seconda metà degli anni settanta e oltre.[26]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Ultima
Ex componenti
Turnisti

Cronologia della formazione[modifica | modifica wikitesto]

(*) turnisti

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Discografia dei Genesis.

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Album dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Bruce Eder, Genesis, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 6 agosto 2015.
  2. ^ (EN) BRIT Certified, British Phonographic Industry. URL consultato il 23 maggio 2018. Digitare "Genesis" in "Search BRIT Certification" e premere Invio.
  3. ^ (EN) The 250 Best-Selling Musicians of All Times, Digital Music News, 18 agosto 2015. URL consultato il 23 maggio 2018.
  4. ^ (EN) Genesis – Gold & Platinum, RIAA. URL consultato il 23 maggio 2018.
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd be bf bg bh bi bj bk bl bm Armando Gallo, Genesis - I Know What I Like, D.I.Y. Books, 1980.
  6. ^ a b c d e f (EN) Richard McPhail, My Book of Genesis, Argyll & Bute Publishing, 2017.
  7. ^ a b c d e f g h Mario Giammetti, Musical Box - Le canzoni dei Genesis dalla A alla Z, Arcana Edizioni Srl, 2010, ISBN 978-88-6231-126-7.
  8. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag Genesis, Genesis - Revelations, a cura di Philip Dodd, De Agostini, 2007, ISBN 978-88-418-4164-8.
  9. ^ (EN) In the Beginning, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 12 marzo 2016.
  10. ^ a b c (FR) Les pionniers du rock en Belgique, su memoire60-70.be. URL consultato il 16 aprile 2018.
  11. ^ Interviste ai Genesis sul cofanetto CD-DVD Genesis 1970-1975
  12. ^ Note di copertina dell'album Genesis Live.
  13. ^ (EN) Official Albums Chart Top 50: 12 August 1973 - 18 August 1973, Official Charts Company. URL consultato il 20 aprile 2018.
  14. ^ (EN) GENESIS, Official Charts Company. URL consultato il 10 agosto 2015.
  15. ^ (EN) Genesis - Follow You Follow Me Chart History, Billboard. URL consultato il 26 maggio 2018.
  16. ^ (EN) Official Singles Chart Top 50: 09 April 1978 - 15 April 1978, Official Charts Company. URL consultato il 26 maggio 2018.
  17. ^ a b (EN) Daryl Easlea, Without Frontiers - The Life & Music of Peter Gabriel, Music Sales, 2018, ISBN 9781787590823, OCLC 1029484426.
  18. ^ Armando Gallo, Genesis - From One Fan to Another, Omnibus Press / D.I.Y. Books, 1984, ISBN 0-7119-0515-0.
  19. ^ (EN) We Can't Dance, Official Charts Company. URL consultato il 20 aprile 2018.
  20. ^ (EN) Interview with Former Genesis Guitarist Steve Hackett, Audioholics. URL consultato il 24 aprile 2018.
  21. ^ Genesis - When in Rome 2007, DVD Virgin, maggio 2008 - DVD 3: Come Rain or Shine (Tour Documentary)
  22. ^ (EN) Genesis: Together and Apart, BBC Two, The Arts Desk, 5 ottobre 2014. URL consultato il 28 luglio 2016.
  23. ^ (EN) Genesis, ProgArchives. URL consultato il 22 agosto 2016.
  24. ^ a b Claudio Faretti, Giancarlo Nanni, Genesis - Neoclassicismo rock, OndaRock. URL consultato il 22 agosto 2016.
  25. ^ a b c Marco Simonetti, Genesis - I camaleonti del progressive, OndaRock. URL consultato il 22 agosto 2016.
  26. ^ a b (EN) Bruce Eder, Genesis, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 22 agosto 2016.
  27. ^ (EN) Ryan Reed, 45 Years Ago: Genesis Find Prog-Folk Focus With 'Trespass', Ultimate Classic Rock, 23 ottobre 2015. URL consultato il 22 agosto 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Phil Collins, No, non sono ancora morto: l'autobiografia, Mondadori, 2016
  • Sergio D'Alesio, Genesis, Lato Side Editori, 1981
  • Giovanni De Liso, Genesis - Once Upon a Time, Arcana 2009
  • P. Dodd (a cura di), Genesis. Revelations, De Agostini, 2007
  • Armando Gallo, Genesis, la loro leggenda, D. I.Y. books Europa, 1981
  • Armando Gallo, From One Fan to Another, Omnibus Press, London 1984
  • Genesis, testi con traduzione a fronte, Arcana Editrice, 1982
  • Mario Giammetti, Genesis Story, Gammalibri, 1988
  • Mario Giammetti, Genesis discografia 1968/1993, Kaos, 1994
  • Mario Giammetti, Genesis, il fiume del costante cambiamento, Editori Riuniti, 2004
  • Mario Giammetti, Musical Box - Le canzoni dei Genesis dalla A alla Z, Arcana, 2010
  • Mario Giammetti, Genesis - Gli anni prog, Giunti, 2013
  • Alan Hewitt, Opening The Musical Box, cronistoria dei Genesis, Edizioni Segno, 2002
  • Kim Poor, Genesis Lyrics Illustrated by Kim Poor, Sidgwick & Jackson, 1979
  • Mike Rutherford, The Living Years, Arcana, 2014
  • Giampiero Vigorito, Genesis, Gammalibri, 1982
  • Chris Welch, Genesis: The Complete Guide to Their Music, Omnibus Press, 2011, ISBN 978-0-85712-739-6.
  • Donato Zoppo, La Filosofia dei Genesis. Voci e maschere del Teatro Rock, Milano, Mimesis, 2016, ISBN 978-88-575-3227-1.

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