Genesis

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Genesis
Gemesis Lamb Tour.jpg
I Genesis in concerto nel 1975. Da sinistra: Steve Hackett, Peter Gabriel, Mike Rutherford, Phil Collins, Tony Banks.
Paese d'origineRegno Unito Regno Unito
GenereRock progressivo[1]
Pop rock[1]
Periodo di attività musicale1967 – 1998
2006 – 2007
Album pubblicati29
Studio15
Live6
Raccolte8
Sito ufficiale

I Genesis sono stati un gruppo musicale rock britannico.

Nati alla fine degli anni sessanta, emersero nel decennio seguente nel vasto e variegato ambito del rock progressivo, per poi assurgere a popolarità e successo commerciale maggiori negli anni ottanta e novanta, grazie ad una produzione musicale in parte più vicina al pop rock.[2]

Nel corso della propria storia conobbero vari cambi di organico, con la presenza costante di Tony Banks (tastiera) e Mike Rutherford (basso e chitarra). La prima formazione stabile (1971-1975) oltre a Banks e Rutherford comprendeva Peter Gabriel (voce, flauto, oboe, percussioni), Phil Collins (batteria, percussioni, voce) e Steve Hackett (chitarre) e pubblicò quattro album in studio più uno dal vivo. A seguito dell’uscita di Gabriel, avvenuta nel giugno 1975, Phil Collins assunse anche il ruolo di cantante solista e frontman. Nel 1977, dopo altri due album in studio e un doppio dal vivo, anche Steve Hackett lasciò il gruppo.

Dal 1978 al 1996 il gruppo rimase costituito dai soli Banks, Collins e Rutherford e a partire dal 1983 diradò le produzioni discografiche e le relative tournée, alternandole alle carriere soliste dei tre componenti. Questa formazione fu comunque la più prolifica (sei album in studio, due dal vivo) e coincise con l’apice del successo commerciale. In concerto, il trio si avvalse della collaborazione stabile dei turnisti statunitensi Daryl Stuermer (chitarra e basso) e Chester Thompson (batteria e percussioni).

Nel 1996 anche Phil Collins abbandonò il gruppo, per poi rientrarvi dieci anni più tardi unicamente per una serie di concerti. Nel frattempo Banks, Rutherford ed il cantante Ray Wilson nel 1997 pubblicarono un solo album, al quale seguì una tournée europea nel 1998, dopodiché il gruppo scomparve dalle scene per circa otto anni.

Alla fine del 2006 il trio Banks/Collins/Rutherford si ricostituì e nell'estate 2007, senza aver pubblicato nuovo materiale, intraprese due tournée rispettivamente in Europa e Nordamerica, nuovamente con Stuermer e Thompson a supporto.

Secondo la Recording Industry Association of America, nel 2018 i Genesis comparivano al 115º posto fra gli artisti di maggior successo commerciale di tutti i tempi, con la certificazione di 21,5 milioni di dischi venduti negli Stati Uniti d'America.[3] Nel Regno Unito cinque loro album ottennero il disco di platino ed otto il disco d'oro.[4]

Storia del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

1967-1969: origini ed esordio[modifica | modifica wikitesto]

La Charterhouse School.

Il nucleo originario del gruppo si formò nel 1967 a Godalming, nel Surrey, presso la Charterhouse School, collegio esclusivo frequentato da studenti di estrazione sociale medio-alta.[5]

Già dal 1966 in due diversi padiglioni della scuola, Lockites e Girdlestonites, si erano formati due gruppi musicali: nel primo gli Anon, composti da Mike Rutherford, Richard McPhail (voce) Rivers Jobe (basso) e Rob Tyrell (batteria), nel secondo i Garden Wall con Tony Banks, Peter Gabriel e il batterista Chris Stewart; quest'ultima sezione era frequentata anche da Anthony Phillips (chitarra), di un anno più giovane, il quale ebbe modo di suonare con entrambe le formazioni.[5] All'inizio del 1967, dopo che McPhail e Tyrell ebbero lasciato il collegio, i due gruppi si fusero in uno solo, ancora senza nome, composto da Gabriel, Banks, Rutherford, Phillips e Stewart. In aprile, i cinque registrarono presso uno studio amatoriale a Chiswick[6] un demo di inediti, tra cui il brano She's Beautiful, il primo in assoluto scritto da Banks e Gabriel, poi incluso nel primo album del gruppo con un nuovo testo e il titolo The Serpent.[7] I due molti anni dopo raccontarono come in questa primissima fase si considerassero più «una cooperativa di autori» che un vero e proprio gruppo[6] e la loro intenzione fosse proporre brani ad altri artisti, piuttosto che inciderli direttamente.[8]

Jonathan King nel 1969.

Nello stesso periodo tornò in visita alla scuola l'ex allievo Jonathan King, divenuto nel frattempo cantante e autore con all'attivo un singolo di successo intitolato Everyone's Gone to the Moon (1965) e prossimo ad intraprendere una carriera di produttore e talent scout per la Decca Records.[5] I membri del gruppo, troppo timidi per avvicinare King direttamente, incaricarono un loro compagno di scuola di consegnargli una copia del loro demo.[5] King lo ascoltò, rimanendo particolarmente colpito dalla voce di Gabriel,[5] e decise di mettere sotto contratto con la Decca i cinque, allora appena diciassettenni. La minore età dei musicisti implicò la mediazione dei genitori nella stipula del contratto, il che fra l'altro ne causò la riduzione dai cinque anni proposti da King ad un solo anno con opzione di rinnovo: tale modifica in seguito si sarebbe rivelata decisiva per il futuro del gruppo.[8] Fu King stesso a ideare il nome Genesis, in quanto il gruppo rappresentava la "genesi" della sua carriera e in ogni caso i diretti interessati nel frattempo non si erano accordati su un nome migliore.[7]

Nel dicembre 1967 il gruppo registrò ai Regent Studios di Londra i brani per due 45 giri: The Silent Sun/That's Me e A Winter's Tale/One-Eyed Hound. Il primo fu pubblicato a febbraio 1968, il secondo nel maggio seguente; nessuno dei due ottenne riscontri di vendite significativi.[6][8]

Nel 1968 King e i Genesis incominciarono a pianificare la realizzazione di un intero album. Il produttore a quel punto insistette affinché il gruppo perfezionasse la sezione ritmica, il che portò all'allontanamento di Chris Stewart e alla sua sostituzione con Jonathan Silver, che Peter Gabriel aveva conosciuto in un college a Londra e che mise anche a disposizione la casa dei suoi genitori ad Oxford per le prove.[9] Silver rimase nel gruppo il tempo necessario a completare le registrazioni del disco,[8] che avvennero nuovamente ai Regent Studios nell'estate del 1968, durante le vacanze dalla scuola.[6]

Fu ancora King a suggerire di ordinare i brani dell'album secondo un filo conduttore di ispirazione biblica che andasse dalla Genesi alla Rivelazione (cioè all'Apocalisse),[5] benché in realtà soltanto nel testo di tre brani su tredici vi fossero riferimenti biblici diretti. Il produttore, la cui tendenza al controllo totale sul lavoro scontentò non poco il gruppo,[8] a registrazioni ultimate volle anche aggiungere arrangiamenti per archi e ottoni a cura di Arthur Greenslade e Lou Warburton che conferirono al risultato finale un'atmosfera molto più leziosa e tradizionale rispetto alle intenzioni degli autori, i quali tuttavia erano allora troppo giovani ed inesperti per tenere testa al loro mentore.[5][8]

From Genesis to Revelation fu pubblicato dalla Decca nel marzo del 1969. A fronte di una disputa sul nome Genesis, utilizzato all'epoca anche da un gruppo californiano,[10] King decise di far pubblicare il disco con in copertina il solo titolo, senza specificare (se non implicitamente) il nome del gruppo. Ciò, unitamente alla copertina stessa, completamente nera e priva all'esterno di titoli dei brani o di lista dei musicisti, fece sì che alcuni negozi riponessero l'album nelle sezioni di musica religiosa, inficiandone ulteriormente la visibilità.[5] Del disco, all'epoca, furono vendute circa 650 copie[5] e subito dopo la sua pubblicazione i rapporti fra King e i Genesis cessarono di fatto;[5] la Decca mantenne i diritti sull'album e in anni seguenti lo ristampò più volte, sulla scia della popolarità ottenuta dal gruppo nel frattempo. Un nuovo singolo tratto dal disco, Where The Sour Turns to Sweet/In Hiding, uscì il 27 giugno 1969.[11]

Poco tempo dopo le registrazioni, Jonathan Silver lasciò il gruppo per obbedire alla volontà dei genitori e proseguire i suoi studi negli Stati Uniti d'America.[8] Alla luce dello scarso successo dell'album, anche Banks, Gabriel, Phillips e Rutherford tornarono ai rispettivi impegni di studio per alcuni mesi, lasciando in sospeso i progetti musicali.[5] Nell'estate del 1969 tuttavia i quattro decisero di provare a divenire musicisti professionisti, si concessero un anno sabbatico dall'università con il benestare delle famiglie e ripresero a comporre,[5] cercando intanto un nuovo batterista fra gli annunci del Melody Maker: in autunno trovarono John Mayhew, di qualche anno più anziano e con già una discreta esperienza dal vivo.[8]

1970: la Charisma Records e Trespass[modifica | modifica wikitesto]

Il "Christmas Cottage"

Dal novembre 1969 all'aprile 1970 i Genesis si ritirarono a vivere assieme a Wotton, località campestre vicino Dorking nel Surrey, nel "Christmas Cottage" di proprietà dei genitori di Richard McPhail, ex compagno di scuola alla Charterhouse: McPhail svolse per loro anche il ruolo di cuoco, autista, fonico e tuttofare (in seguito sarebbe stato road manager del gruppo fino al 1973 e, nel 1978, tour manager di Peter Gabriel).
I musicisti, grazie anche all'aiuto economico delle famiglie, alternarono la composizione ai primi concerti occasionali nell'area di Londra.[5] Tutti, a posteriori, concordarono nell'individuare nel periodo in questione il momento in cui i Genesis divennero un vero gruppo.[8] Al "Christmas Cottage" presero forma lunghi brani come The Knife e Stagnation, musicalmente distanti da quelli del primo album e destinati a definire lo stile del gruppo negli anni a venire.

Il 9 gennaio 1970, presso gli studi televisivi della BBC a Shepherd's Bush e con la produzione dell'ex bassista degli Yardbirds Paul Samwell-Smith, i Genesis registrarono i brani Provocation, Frustration, Manipulation e Resignation, destinati a un documentario televisivo, mai ultimato, sul pittore inglese Mick Jackson.[6] Il 22 febbraio, negli studi della BBC a Maida Vale, eseguirono dal vivo per il programma radiofonico Night Ride i brani Shepherd, Pacidy, Let Us Now Make Love, Stagnation e Looking for Someone: gli ultimi due, rielaborati, videro la luce sul successivo album del gruppo, mentre il restante materiale tratto da entrambe le sessioni fu pubblicato ufficialmente solo molti anni dopo, nei cofanetti Genesis Archive 1967-75 (1998) e Genesis 1970-1975 (2007). Le registrazioni del 9 gennaio in particolare rivelano come in questo periodo fossero già nati alcuni temi che confluirono in brani pubblicati tempo dopo e con una formazione differente, come The Musical Box, The Fountain of Salmacis e Anyway.

A marzo 1970 i Genesis, tramite il loro agente Marcus Bicknell, ottennero presso il Ronnie Scott's Jazz Club di Soho[5] una scrittura settimanale che, salvo poche eccezioni, mantennero regolarmente sino a giugno.[12] Qui furono notati dal produttore della Charisma Records John Anthony, il quale a sua volta convinse il suo capo Tony Stratton-Smith a venire a sentirli nel locale londinese. Nell'arco di due settimane i cinque firmarono per l'etichetta e ottennero da Stratton-Smith l'anticipo per la registrazione del loro secondo album, che avvenne ai Trident Studios di Londra nel giugno 1970.[5] Trespass, prodotto dal gruppo assieme allo stesso John Anthony, fu pubblicato nell'ottobre seguente.

Anthony Phillips, chitarrista dei Genesis dal 1967 al 1970

Ultimate le registrazioni di Trespass e dopo un ultimo concerto a Haywards Heath il 18 luglio, Anthony Phillips decise di lasciare il gruppo per motivi di salute accompagnati da una crescente paura del palcoscenico.[5] L'improvviso abbandono del chitarrista, fino ad allora una delle forze trainanti della formazione anche dal punto di vista compositivo,[5] fu un colpo duro per i restanti componenti, i quali si posero il dubbio se valesse la pena continuare senza di lui.[7] La decisione di proseguire portò con sé anche quella, caldeggiata in special modo da Banks, di sostituire Mayhew con un batterista più propositivo dal punto di vista degli arrangiamenti.[8] Il gruppo si prese quindi una breve pausa dai concerti, in attesa di colmare i ruoli rimasti vacanti.

Phillips a partire dal 1977 intraprese un prolifica carriera solista incentrata esclusivamente su lavori in studio, molti dei quali interamente strumentali.

John Mayhew, dopo l'uscita dai Genesis, visse per un lungo periodo in Australia e Nuova Zelanda facendo perdere le proprie tracce[5] e dal 1982 abbandonò definitivamente il mondo della musica per dedicarsi al lavoro di scenografo;[8] fu solo al suo ritorno nel Regno Unito all'inizio degli anni duemila che il management del gruppo riuscì a mettersi in contatto con lui per pagargli le royalty di Trespass;[7] morì nel 2009 all'età di 62 anni.

1971-1974: la formazione stabile e l'ascesa[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 1970, il gruppo pubblicò un annuncio sul Melody Maker e incominciò a provinare batteristi e chitarristi presso la villa dei genitori di Gabriel a Cobham, nel Surrey.[5] Il batterista Phil Collins si presentò all'audizione assieme a Ronnie Caryl, chitarrista del suo precedente gruppo Flaming Youth.[8] Caryl fu scartato, Collins invece si rivelò la scelta ideale sia dal punto di vista tecnico che per la sua personalità diretta e gioviale.[5]

A fine agosto, dopo una serie di prove al centro The Maltings di Farnham, il gruppo riprese la propria attività dal vivo e per qualche mese si mosse come quartetto o con la collaborazione occasionale di Mick Barnard alla chitarra, ma proseguì la ricerca di un chitarrista permanente. Alla fine del 1970, sempre tramite il Melody Maker, i quattro scoprirono Steve Hackett, proveniente dai Quiet World, il quale su suggerimento di Peter Gabriel ascoltò Trespass e andò a vedere i Genesis in concerto al Lyceum Theatre di Londra, il 28 dicembre 1970, rimanendo positivamente colpito sia dall'esibizione del gruppo che dalla risposta del pubblico.[5]

La nuova formazione tenne i primi concerti nel gennaio del 1971. Quasi in contemporanea, Tony Stratton-Smith ideò una tournée del Regno Unito che vedeva avvicendarsi sullo stesso palco tre gruppi della Charisma: Van der Graaf Generator, Lindisfarne e Genesis.[5] Per le nove tappe, svoltesi dal 24 gennaio al 13 febbraio, il promoter Tony Smith, con mossa astuta, bloccò il prezzo del biglietto a sei scellini, ottenendo in breve tempo il tutto esaurito.[5] Analoghe tournée collettive si susseguirono per tutta la prima metà del 1971.

In marzo, grazie ai contatti fra la Charisma e il redattore della rivista belga Télémoustique Piero Kenroll, cui Stratton-Smith aveva inviato una copia di Trespass,[13] i Genesis varcarono per la prima volta i confini britannici per esibirsi dal vivo in Belgio, alla comune "Ferme V" di Woluwe-Saint-Lambert.[13]

Il 19 giugno al Friars di Aylesbury, durante il brano The Knife che chiudeva il concerto, Peter Gabriel spiccò un balzo dal palcoscenico verso il pubblico e cadde malamente fratturandosi una caviglia. Il gruppo riuscì comunque a portare a termine i concerti seguenti, con Gabriel dapprima su una sedia a rotelle e poi appoggiato a una sorta di stampella improvvisata fatta con una scopa capovolta.[5] Nelle pause fra le tournée, e soprattutto durante la convalescenza di Gabriel,[5] i cinque si ritirarono presso la villa di proprietà di Stratton-Smith a Crowborough nell'East Sussex e incominciarono a comporre nuovo materiale.[5] Nell'agosto del 1971 il gruppo tornò quindi ai Trident Studios per registrare il terzo album, nuovamente con John Anthony come coproduttore.

Il 12 novembre 1971 venne pubblicato Nursery Cryme, nel quale lunghi brani come The Musical Box e The Fountain of Salmacis proseguono nello stile già inaugurato con Trespass e definiscono il suono del gruppo nella nuova formazione. I nuovi arrivati Hackett e Collins contribuirono alla scrittura con il brano For Absent Friends, cantato sul disco dallo stesso Collins, qui nella sua prima prova alla voce solista nei Genesis. In patria, malgrado un'entusiastica recensione promozionale di Keith Emerson, approdato alla Charisma due anni prima con The Nice e prossimo al debutto discografico di Emerson, Lake & Palmer, Nursery Cryme non costituì un grosso progresso commerciale rispetto a Trespass;[5] tuttavia, alla fine dell'anno l'album arrivò inaspettatamente in testa alle classifiche in Belgio e, pochi mesi più tardi, al quarto posto in Italia.[5]

Nel marzo 1972 i Genesis tornarono in Belgio per un'esibizione dal vivo al programma televisivo Pop-Shop in cui eseguirono i tre brani più lunghi di Nursery Cryme e l'allora inedito Twilight Alehouse.[13] Il mese dopo, il gruppo compì la sua prima tournée italiana ricevendo un'accoglienza inaspettata per l'epoca, specie se comparata con lo scarso successo riportato in madrepatria.[5] Durante le prove del concerto al Palasport di Reggio Emilia del 12 aprile 1972, prese forma l'introduzione al mellotron del brano Watcher of the Skies, il cui testo fu poi scritto da Banks e Rutherford sulla terrazza di un albergo a Napoli.[5]

I primi travestimenti di Peter Gabriel

Fin dai primissimi concerti del gruppo, la mera necessità tecnica di riempire sul palco i frequenti tempi morti nei quali i musicisti riaccordavano le loro chitarre a 12 corde (all'epoca anche Tony Banks eseguiva parti di chitarra) aveva indotto Peter Gabriel ad inventare e raccontare storie fantasiose per intrattenere il pubblico.[8]
Dalla primavera del 1972 Gabriel incominciò gradualmente a sviluppare anche il lato visuale e teatrale delle sue esibizioni. Il 29 maggio, i Genesis si esibirono al Great Western Express Festival di Bardney nel Lincolnshire, dove eseguirono Watcher of the Skies dal vivo per la prima volta; Gabriel salì sul palco con la fronte rasata, gli occhi truccati di nero ed un vistoso diadema attorno al collo: fu il primo di una lunga serie di espedienti che utilizzò per catturare meglio l'attenzione del pubblico.[5]
Il 28 settembre il gruppo suonò al National Stadium di Dublino: Gabriel, senza avvertire i suoi compagni prima del concerto, al termine della sezione centrale strumentale del brano The Musical Box rientrò in scena con indosso un vestito rosso di sua moglie e sul capo una maschera di volpe, tra lo stupore del pubblico e del gruppo stesso;[7] il travestimento richiamava la donna con testa di volpe disegnata sulla copertina dell'album Foxtrot di imminente pubblicazione. Poco tempo dopo, una foto di Gabriel nel suddetto costume comparve in prima pagina sul Melody Maker: da allora anche gli altri membri dei Genesis, inizialmente perplessi dalle stravaganze del cantante, intuirono che esse stavano aiutando a dare un'immagine al gruppo.[8]

Per tutta la primavera del 1972 i Genesis continuarono ad alternare un'intensa attività dal vivo e la composizione di un nuovo disco, la quale avvenne per buona parte presso la Una Billings School of Dance di Shepherd's Bush, a Londra.[8] Tra agosto e settembre, i cinque tornarono ai Trident Studios per le registrazioni e, data la temporanea indisponibilità di John Anthony, passarono in rassegna un paio di produttori che però non entrarono in sintonia con il loro stile musicale.[8] In particolare, la Charisma aveva suggerito Bob Potter per il lavoro svolto in precedenza coi Lindisfarne, allora gruppo di maggior successo dell'etichetta; tuttavia quando Potter propose che l'introduzione strumentale di Watcher of the Skies venisse integralmente tagliata, il gruppo non fu d'accordo a lavorare con lui;[8] alla fine fu scelto David Hitchcock, con John Burns come ingegnere del suono: in realtà Burns coprodusse di fatto tutta la seconda facciata dell'album,[14] quasi interamente occupata dalla suite Supper's Ready, e il gruppo lo avrebbe poi riconfermato nel ruolo di produttore per altri tre album.

Foxtrot, pubblicato nell'ottobre del 1972, segnò un primo significativo incremento di vendite rispetto ai primi due album incisi dal Genesis per la Charisma e fu anche il primo loro album pubblicato negli Stati Uniti d'America, tramite l'affiliata Buddah Records.[5] Anche per questo motivo, il gruppo subito dopo si recò per la prima volta oltreoceano per suonare a Boston e a New York, quindi dall'inizio del 1973 riprese i concerti in Europa.

Il concerto del 9 febbraio 1973 al Rainbow Theatre di Londra segnò il debutto di una serie di maschere indossate da Gabriel, ispirate direttamente ai testi dei brani: un copricapo con ali di pipistrello e un mantello variopinto in Watcher of the Skies, una maschera da vecchio nel finale di The Musical Box e, a fine concerto durante Supper's Ready, una maschera da fiore (Willow Farm) ed un'altra con forme geometriche (Apocalypse in 9/8). Inoltre, il direttore di produzione Adrian Selby ideò lunghi veli di stoffa bianca che pendevano dal soffitto fino a terra, nascondevano parte della strumentazione e risaltavano alla luce di lampade ultraviolette assieme ai musicisti, anch'essi vestiti di bianco.[5]

Alcune foto del concerto al Rainbow, scattate dal giornalista italiano Armando Gallo e dal fotografo statunitense Bob Gruen,[5][15] costituirono la copertina del primo album dal vivo del gruppo, Genesis Live, pubblicato nel luglio del 1973. Il disco venne tratto da due concerti tenuti a febbraio a Manchester e a Leicester: le registrazioni erano destinate alla trasmissione radiofonica statunitense King Biscuit Flower Hour ma furono poi acquisite dalla Charisma.[5] Genesis Live superò le vendite di Foxtrot e fu il primo album dei Genesis ad entrare fra i primi dieci posti della Official Albums Chart britannica, piazzandosi al nono posto il 12 agosto.[16]

L'uscita ed il successo di Genesis Live lasciarono al gruppo il tempo di preparare e registrare materiale per un nuovo album tra l'estate e l'autunno del 1973. Il quinto album del gruppo, Selling England by the Pound, fu pubblicato ad ottobre e raggiunse la terza posizione della classifica britannica, divenendo così il più venduto in assoluto del periodo con Gabriel.[5] L'unico singolo estratto dal disco, I Know What I Like (In Your Wardrobe), fu il primo del gruppo ad entrare nella Official Singles Chart britannica.[17] Nel brano More Fool Me Phil Collins figura come voce solista per la seconda volta dopo For Absent Friends su Nursery Cryme. Il batterista interpretò il brano anche nei concerti legati all'album, accompagnato soltanto da Mike Rutherford alla chitarra a 12 corde.[5] Nel brano Dancing with the Moonlit Knight, Steve Hackett utilizzò due particolari tecniche di esecuzione, il tapping (già impiegato in The Musical Box e The Return of the Giant Hogweed) e lo sweep-picking, poi ampiamente sviluppate negli anni ottanta da chitarristi come Eddie van Halen e Yngwie Malmsteen.

Peter Gabriel canta Watcher of the Skies (Massey Hall, Toronto, 2 maggio 1974)

Il 1973 si concluse per i Genesis con una seconda tournée negli Stati Uniti, più lunga e meglio organizzata della precedente,[5] che culminò nella prima apparizione dal vivo del gruppo sulla West Coast, con sei concerti in tre giorni al Roxy Theatre di Hollywood che registrarono il tutto esaurito.[5]

La promozione di Selling England by the Pound proseguì in Europa durante la prima metà del 1974; dal 3 al 6 febbraio il tour toccò nuovamente l'Italia, dove il nuovo album nel frattempo era arrivato ai primi posti in classifica, con quattro date che videro un'affluenza di pubblico da record: al Palazzo dello Sport di Roma il gruppo si esibì di fronte a circa ventimila spettatori.[5]

In primavera i Genesis tornarono nel Nordamerica per una serie di concerti. Nel frattempo, un sondaggio indetto dalla rivista britannica New Musical Express elesse lo spettacolo dal vivo del gruppo come il migliore dell'anno, davanti a quelli di gruppi all'epoca molto più affermati come Yes, Emerson, Lake & Palmer, The Who e Pink Floyd.[5]

Nello stesso periodo, l'ex promoter Tony Smith divenne manager dei Genesis e si rese conto che il gruppo era economicamente in seria difficoltà, poiché aveva accumulato fino ad allora un debito di circa duecentomila sterline con la casa discografica; tale passivo sarebbe stato colmato soltanto nel 1976.[5]

1974-1975: The Lamb Lies Down on Broadway e l'abbandono di Gabriel[modifica | modifica wikitesto]

Le premesse dell'uscita di Gabriel dai Genesis

Nell'estate del 1974 Peter Gabriel fu contattato dal regista statunitense William Friedkin, da poco affermatosi a livello internazionale con film come Il braccio violento della legge e L'esorcista. Friedkin era rimasto positivamente colpito da un breve racconto di Gabriel riportato sulla copertina di Genesis Live e propose perciò al cantante una collaborazione nella scrittura di sceneggiature.[5]
Gabriel informò gli altri membri dei Genesis i quali tuttavia, in special modo Banks e Rutherford,[8] ritennero che l'impegno con Friedkin potesse confliggere con il lavoro del gruppo, rallentandolo, e perciò posero Gabriel di fronte ad un aut-aut. Il cantante decise allora inaspettatamente di lasciare i Genesis, salvo poi ritornare sui suoi passi quando l'idea del regista si rivelò meno concreta del previsto.[8] La casa discografica ed il management mediarono per ricucire lo strappo, ma la vicenda segnò comunque l'inizio di una frattura profonda tra Gabriel e i suoi compagni.[5]
Nel luglio 1974, la complicata prima gravidanza della moglie di Gabriel riversò un ulteriore carico di stress sul cantante, che si vide costretto a dividersi fra la famiglia e il gruppo ed accumulò un grosso ritardo nella stesura dei testi di The Lamb Lies Down on Broadway, dei quali si era fatto carico quasi totalmente essendo la storia di sua ideazione; durante le registrazioni dell'album, Gabriel viaggiò avanti e indietro tra il Galles e Londra, per assistere la moglie e la figlia appena nata: anche in tale circostanza – a detta sia di Gabriel che, a posteriori, di tutti gli altri – il resto del gruppo non gli dimostrò una grande comprensione.[8]

Nella seconda metà del 1974 i Genesis si lanciarono nell'opera più ambiziosa della loro carriera: un concept album basato interamente su un'unica storia. Dopo aver scartato la proposta di Rutherford di ispirarsi al libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry,[8] il gruppo incominciò a lavorare su un racconto ideato e scritto da Peter Gabriel, dal titolo The Lamb Lies Down on Broadway. I cinque si ritirarono a comporre l'opera a Headley Grange, una villa nell'East Hampshire già nota per aver ospitato le registrazioni di due album dei Led Zeppelin; ben presto fu chiaro che il gruppo aveva abbastanza materiale per un doppio album e che tale formato avrebbe anche consentito di sviluppare il racconto in maniera più fluida.[5][8]

L'album fu registrato tra l'agosto e l'ottobre 1974 al Glaspant Manor nel Carmarthenshire, in Galles, su attrezzatura mobile degli Island Studios e con John Burns per l'ultima volta in veste di coproduttore. Durante i missaggi, che si svolsero alla sede londinese degli studi, il gruppo chiese a Brian Eno che stava lavorando al piano di sopra di filtrare alcune tracce di voce e di chitarra attraverso un sintetizzatore EMS VCS3; in cambio del favore, Phil Collins suonò gratuitamente la batteria sul brano Mother Whale Eyeless del secondo album di Eno Taking Tiger Mountain (by Strategy).[8] Il contributo di Eno venne accreditato in copertina con la definizione Enossification.[18]

Peter Gabriel (al centro) travestito da "slipperman" durante il tour di The Lamb Lies Down on Broadway

The Lamb Lies Down on Broadway uscì il 18 novembre 1974, appena due giorni prima dell'inizio di una lunga tournée con la quale il gruppo lo presentò nella sua interezza, con l'ausilio di tre schermi per la proiezione di diapositive e nuovi effetti scenici. Lo spettacolo debuttò a Chicago; meno di una settimana dopo, a Cleveland, Gabriel annunciò al resto del gruppo e a Tony Smith che a fine tournée avrebbe lasciato i Genesis definitivamente.[5]

I Genesis eseguirono l'album dal vivo per centodue volte,[5] in altrettante date tra Nordamerica ed Europa. Gabriel sul palco interpretò il proprio alter ego, protagonista del suo racconto: il portoricano Rael, vestito di blue jeans, t-shirt bianca e giubbotto di pelle nera; unica variante a tale personaggio durante l'esecuzione integrale dell'opera era il costume che il cantante indossava durante il brano The Colony of Slippermen: un grottesco mostro ricoperto di bubboni e con testicoli gonfiabili.[8]

Il tour si concluse al Palais des Sports di Besançon in Francia il 22 maggio 1975. L'uscita di Gabriel dal gruppo fu tenuta segreta sino all'agosto seguente, quando la notizia comparve sulla prima pagina del Melody Maker;[5] contestualmente, il cantante spiegò pubblicamente alla stampa le ragioni della propria scelta con una lettera aperta semiseria, scritta nel suo tipico stile ricco di metafore, paronomasie e giochi di parole.[5]

Gabriel si tenne volontariamente lontano dalle scene per circa due anni, occupandosi della famiglia e frequentando per un breve periodo anche seminari sull'autocontrollo;[7] dal 1977 intraprese una carriera solista di successo nella quale, fin dall'inizio, volle affrancarsi artisticamente dall'esperienza con i Genesis per ricercare uno stile personale.[5]

1976-1977: Collins cantante, A Trick of the Tail, Wind & Wuthering[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 1975, Steve Hackett fu il primo membro dei Genesis a registrare un album da solista, Voyage of the Acolyte, avvalendosi, fra l'altro, della collaborazione di Collins e Rutherford.

In autunno i Genesis si ritrovarono nuovamente per comporre, rimandando la scelta di un nuovo cantante a quando il nuovo materiale fosse pronto.[5] Seguirono decine di audizioni, che proseguirono anche dopo che il gruppo aveva ultimato le basi strumentali per il nuovo album, registrate ai Trident Studios tra ottobre e novembre 1975 con la coproduzione di David Hentschel. Il compito di incidere le voci guida per gli aspiranti spettò a Phil Collins, che da sempre nel gruppo aveva arricchito le parti vocali di Gabriel sia in studio che in concerto, oltre ovviamente ad aver già cantato da solo For Absent Friends e More Fool Me.[5] All'avvicinarsi della scadenza per l'uscita del disco, il gruppo non aveva ancora trovato il cantante giusto. Fu allora che Collins decise di fare un vero tentativo di registrare tutte le parti vocali: in modo inaspettato sia per il gruppo che per lo stesso Collins, il batterista riuscì a superare la prova anche nei brani vocalmente più difficili e il quartetto decise così che l'album era completo.[5]

A Trick of the Tail uscì nel febbraio 1976 e, in breve tempo, si affermò sia nel Regno Unito che all'estero[5] consentendo fra l'altro ai Genesis di pareggiare il proprio bilancio economico dopo sette anni di carriera, oltre a smentire le previsioni di buona parte della stampa musicale che li aveva dati per finiti all'indomani della partenza di Peter Gabriel.[5]

Tra la fine delle registrazioni e la pubblicazione dell'album, Collins suonò sul primo album del gruppo fusion Brand X, con il quale avrebbe poi collaborato saltuariamente, nelle pause dell'attività con i Genesis, sino al 1978 incidendo materiale per sei album pubblicati fra il 1976 e il 1983.

Di fronte all'imminente ripresa dei concerti, i Genesis non avevano ancora accantonato l'idea di trovare un nuovo cantante, poiché davano per scontato che Collins avrebbe suonato la batteria e, malgrado egli fosse in grado di cantare da dietro i tamburi, concordavano che sul palco ci fosse bisogno di un frontman.[5] Ben presto tuttavia il batterista si convinse che, anche in tour, il ruolo spettava a lui.[5] Fu lo stesso Collins a contattare Bill Bruford, in precedenza batterista di Yes e King Crimson, per sostituirlo nei brani cantati. Collins avrebbe comunque accompagnato alla batteria le molte parti strumentali, quasi sempre duettando con Bruford.[5] Da allora, la presenza di due batterie sul palco caratterizzò tutte le tournée del gruppo sino al 1993, nonché quella del 2007.

Dopo una serie di prove a Dallas, Texas, il gruppo debuttò dal vivo il 26 marzo 1976 a London, Ontario (Canada). Il tour proseguì fino all'inizio di maggio negli Stati Uniti, quindi tra giugno e luglio toccò l'Europa; da due concerti a Glasgow (8 e 9 luglio) e dal successivo a Stafford (10 luglio) fu tratto il film Genesis: In Concert diretto da Tony Malham.

Steve Hackett, chitarrista dei Genesis dal 1970 al 1977

Malgrado l'inevitabile apprensione dei primissimi momenti,[5] Collins si adattò presto al ruolo di frontman, grazie anche alle esperienze per il teatro e la televisione maturate in adolescenza, e rimpiazzò le variopinte e complesse esibizioni di Gabriel con un suo stile personale, più diretto e orientato al puro intrattenimento, senza ricorrere a travestimenti.[5] Il fatto che il pubblico lo conoscesse già come parte del gruppo contribuì ulteriormente alla riuscita della sua prova.[5]

Bill Bruford concluse la sua breve esperienza nei Genesis al termine del tour di A Trick of the Tail. Nell'autunno 1976, i quattro musicisti entrarono ai Relight Studios di Hilvarenbeek, nei Paesi Bassi, per incominciare le registrazioni di Wind & Wuthering.

La preparazione dell'album fu segnata da frizioni fra Steve Hackett e il resto del gruppo, causate – secondo il chitarrista – da una tendenziale indisponibilità degli altri nei confronti di alcune sue composizioni, come ad esempio il brano Please Don't Touch, che Hackett finì per includere, due anni più tardi, nell'omonimo album solista.[8] Wind & Wuthering fu pubblicato a dicembre 1976.

Il 20 maggio 1977 uscì l'EP Spot the Pigeon contenente tre brani scartati da Wind & Wuthering; il brano Inside and Out in particolare avrebbe rappresentato l'ultimo contributo in studio di Hackett nei Genesis, sia come chitarrista che come autore.

Per le tournée del 1977 i Genesis chiamarono il batterista statunitense Chester Thompson il quale – eccetto una pausa nel 1997-98 – avrebbe mantenuto tale ruolo sino all'ultimo tour del 2007. Da quattro concerti tenuti a Parigi nel giugno del 1977 (tranne il brano The Cinema Show registrato l'anno precedente con Bill Bruford) venne tratto il doppio album dal vivo Seconds Out, pubblicato in ottobre.

Durante i missaggi di Seconds Out Hackett decise di lasciare il gruppo, che egli avvertiva ormai come un ostacolo alla sua creatività.[5] Il chitarrista proseguì in una lunga carriera solista e, a partire dagli anni novanta, tornò ad affiancare il repertorio dei Genesis alla propria produzione, dedicandovi anche due album in studio intitolati Genesis Revisited (1996) e Genesis Revisited II (2012), registrati con la partecipazione di ospiti come Bill Bruford, Chester Thompson, John Wetton, Jakko Jakszyk e Steven Wilson e contenenti nuove versioni di brani da lui originariamente incisi insieme ai Genesis.

1978-1979: ...And Then There Were Three...[modifica | modifica wikitesto]

Peter Gabriel di nuovo sul palco con i Genesis

Il 29 luglio 1978 Peter Gabriel raggiunse a sorpresa i Genesis sul palcoscenico del Madison Square Garden di New York per cantare assieme a Phil Collins il brano I Know What I Like (in Your Wardrobe) a fine concerto.[6][19]
La sortita, del tutto episodica, nacque da un'idea della Atlantic Records per pubblicizzare l'imminente uscita del secondo album da solista di Gabriel e si svolse in un clima amichevole fra il cantante ed il gruppo.[19]

All'inizio del 1978 i tre membri rimasti Banks, Collins e Rutherford decisero di proseguire come trio, almeno in studio: Rutherford da allora in poi si caricò delle parti sia di basso che di chitarra. La formazione era destinata a rimanere invariata sino al 1996.

Il trio tornò ai Relight Studios per incidere ...And Then There Were Three..., che fu pubblicato a marzo. Dall'album furono tratti tre singoli, il primo dei quali, Follow You Follow Me, rappresentò per il gruppo il primo successo negli Stati Uniti d'America, spingendosi fino alla 23ª posizione della Billboard Hot 100 il 24 giugno 1978,[20] dopo aver raggiunto la settima posizione nella Official Singles Chart britannica il 9 aprile.[21]

I tour promozionali che seguirono la pubblicazione dell'album furono i più imponenti intrapresi fino ad allora dai Genesis: oltre ad esibirsi di fronte a 100.000 persone al festival di Knebworth a giugno, e a totalizzarne 120.000 alla Fête de l'Humanité in Francia a settembre, il gruppo in autunno suonò per la prima volta in Giappone.[5] In queste tournée, fece la sua prima apparizione al fianco del gruppo il chitarrista statunitense Daryl Stuermer, anch'egli come Chester Thompson destinato a divenire elemento stabile nei concerti dei Genesis, nonché in seguito collaboratore fisso di Collins come solista, sia in studio che dal vivo.

I concerti legati a ...And Then There Were Three... terminarono a dicembre del 1978. Il gruppo si prese quindi una pausa mentre Collins era impegnato in Canada nel vano tentativo di salvare il suo primo matrimonio.[5] Nel 1979 Banks e Rutherford lavorarono ai rispettivi primi lavori solisti: A Curious Feeling di Banks vide la luce ad ottobre, mentre Smallcreep's Day di Rutherford fu pubblicato nel febbraio 1980.

Nell'autunno 1979 i Genesis si riunirono nella casa in campagna di Collins a Guildford, nel Surrey, ed iniziarono a comporre un nuovo album[5] che registrarono poi a Stoccolma, presso i Polar Studios di proprietà degli ABBA.

Gli anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Collins (sullo sfondo) e Rutherford durante un concerto nel 1980

A marzo 1980 i Genesis pubblicarono Duke: accanto a sei brani composti dai singoli membri nel 1979 (Collins su quest'album esordì come unico autore nei due brani Misunderstanding e Please Don't Ask), il disco contiene in apertura tre brani uniti fra loro (Behind The Lines, Duchess e Guide Vocal) ed un lungo finale in gran parte strumentale (Duke's Travels e Duke's End), che il gruppo nelle prove a Guildford aveva concepito come una lunga suite, salvo poi abbandonare l'idea in favore di una maggiore coesione dell'intero album.[6] Il singolo Turn It On Again tratto dall'album rimase otto settimane nelle classifiche spingendosi fino all'ottavo posto.[6] Il gruppo avrebbe inserito questo brano regolarmente nella scaletta di tutti i concerti dal 1980 al 2007.[6]

A Duke seguì un tour mondiale nel quale il gruppo predilesse locali e teatri di dimensioni ridotte rispetto alle grandi arene e agli stadi del 1978.[8]

A febbraio del 1981 Phil Collins pubblicò il suo primo album come solista: Face Value, contenente brani scritti durante la pausa dai Genesis nel 1979. Il successo mondiale dell'album, trainato dal singolo In the Air Tonight, segnò l'inizio di una lunga e fortunata carriera solista che, da questo momento fino al 1996, il batterista/cantante avrebbe alternato a quella con i Genesis.

Six of the Best: la reunion di Milton Keynes

Il 2 ottobre 1982, Peter Gabriel tornò ad esibirsi con i Genesis per un solo concerto al National Bowl di Milton Keynes. L'evento, intitolato Six of the Best, fu organizzato dal gruppo stesso assieme a Tony Smith, allora manager anche di Gabriel, per aiutare il cantante a colmare un ingente dissesto finanziario causatogli dal fallimento della prima edizione del WOMAD Festival, da lui stesso organizzato in luglio.[8] A fine concerto, anche Steve Hackett raggiunse gli ex compagni di gruppo sul palcoscenico per eseguire i due brani I Know What I Like (In Your Wardrobe) e The Knife.[22]

Il 14 settembre 1981 i Genesis pubblicarono l'undicesimo album Abacab, caratterizzato da sonorità più immediate e accessibili rispetto a quanto operato in passato. Con esso emersero le prime similitudini con i lavori solisti di Collins (No Reply at All e Man on the Corner). Le sessioni di registrazione del disco videro inoltre la partecipazione della sezione fiati degli Earth, Wind & Fire nel brano No Reply at All.

il 21 maggio 1982 il gruppo pubblicò l'EP 3×3, contenente tre brani inediti provenienti dalle sessioni di registrazione di Abacab, tra cui il singolo Paperlate, che raggiunse la decima posizione della Official Singles Chart britannica.

Il 4 giugno 1982 uscì il terzo album dal vivo del gruppo, Three Sides Live. Come da titolo, l'album presenta tre facciate dal vivo registrate durante la tournée del 1981 in Europa e in America e la quarta contenente i brani di 3×3 più altri due risalenti alle registrazioni di Duke e già editi su 45 giri; nell'edizione distribuita nel Regno Unito, anche sulla quarta facciata furono inseriti brani dal vivo (One for the Vine, Fountain of Salmacis, It/Watcher of the Skies) registrati durante precedenti tour del 1976, 1978 e 1980.

Tra il 1982 e il 1983 i tre membri dei Genesis pubblicarono i loro rispettivi album come solisti: il 7 settembre 1982 uscì Acting Very Strange di Rutherford, il 1º novembre 1982 fu la volta di Hello, I Must Be Going! di Collins e, nel giugno 1983 Banks pubblicò The Fugitive.

Il 3 ottobre 1983 il gruppo pubblicò l'omonimo album Genesis, il primo interamente composto, registrato e missato a The Farm, lo studio di loro proprietà a Chiddingfold, nel Surrey (il precedente Abacab era stato anch'esso registrato lì, ma l'attrezzatura era ancora in via di allestimento).[8] Genesis fu anche il primo album che i tre scelsero di comporre basandosi interamente su improvvisazioni, poi rifinite in un secondo momento con l'aggiunta dei testi cantati.[8] Quattro singoli tratti dall'album, Mama, That's All, Home by the Sea e Illegal Alien, furono tutti accompagnati da altrettanti videoclip promozionali; l'anno seguente uscì come singolo conclusivo Taking It All Too Hard.

La tournée mondiale con cui i Genesis promossero l'album, partì il 6 novembre 1983 da Normal, Illinois e terminò il 29 febbraio 1984 a Birmingham, dove il concerto fu filmato e successivamente pubblicato in formato home video con il titolo The Mama Tour.

Gli anni seguenti videro i tre di nuovo impegnati nelle rispettive carriere soliste: a gennaio 1985 fu pubblicato No Jacket Required di Collins; Rutherford fondò il nuovo gruppo Mike + The Mechanics il cui album omonimo di debutto uscì ad ottobre 1985; Banks infine raccolse le colonne sonore da lui scritte per due film nell'album Soundtracks del giugno 1986.

Il 9 giugno 1986 uscì l'album Invisible Touch, del quale fanno parte brani come la title track, In Too Deep e Tonight, Tonight, Tonight. Il lungo brano Domino richiama alla memoria il vecchio stile del gruppo rivisitato alla luce degli anni ottanta, mentre Land of Confusion divenne un singolo di grande successo, il cui testo di Rutherford sulla situazione politica internazionale ispirò un videoclip prodotto dai creatori della serie televisiva satirica britannica Spitting Image, basato su pupazzi animati di personaggi politici contemporanei come Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Mu'ammar Gheddafi e Michail Gorbačëv o di figure del passato come Benito Mussolini, oltre alle caricature di numerose star del pop e del rock e degli stessi Genesis; i volti dei tre pupazzi raffiguranti il gruppo comparvero anche sulla foto di copertina del singolo. Il video, due anni più tardi, si aggiudicò un Grammy Award per il miglior concept-video musicale.

Nel 1987 il gruppo intraprese il tour mondiale legato a Invisible Touch. In particolare, quattro concerti tenuti nello stadio di Wembley, a Londra, dal 1º al 4 luglio, videro un'affluenza complessiva di circa 300.000 spettatori.[8] Banks in seguito ebbe modo di indicare tale periodo e quei concerti in particolare come la vetta assoluta del successo del gruppo.[8]

Seguì una pausa di circa quattro anni, durante la quale Rutherford fu nuovamente impegnato con Mike + The Mechanics, Collins stabilì il proprio record personale di vendite con ...But Seriously (1989) e Banks pubblicò i due album Bankstatement (1989) e Still (1991).

Gli anni novanta, We Can't Dance e l'uscita di Phil Collins[modifica | modifica wikitesto]

I Genesis a Knebworth nel 1992

Tra marzo e settembre 1991 i Genesis tornarono a The Farm per comporre un nuovo album con la coproduzione di Nick Davis, già collaboratore di Banks come solista. Nell'ottobre 1991 uscì We Can't Dance, che segnò l'apice commerciale del gruppo: con circa quindici milioni di copie, l'album risulterà essere il più venduto nell'intera discografia dei Genesis.[23] Dal disco furono tratti i singoli No Son of Mine, I Can't Dance, Jesus He Knows Me e Hold on My Heart, tutti supportati dai relativi videoclip promozionali.

Dal tour europeo legato a We Can't Dance venne tratto il quarto album dal vivo del gruppo, The Way We Walk, suddiviso in due volumi separati, pubblicati in due tempi (novembre 1992 e gennaio 1993) ed indicati rispettivamente con i sottotitoli The Shorts e The Longs, riferiti alla durata dei brani.

Tra il 1993 ed il 1996 i tre tornarono a progetti individuali: nel 1993 Banks e Collins uscirono rispettivamente con Strictly Inc. e Both Sides e nel 1995 Mike + The Mechanics pubblicarono Beggar on a Beach of Gold.

Ray Wilson, cantante dei Genesis dal 1997 al 1999

Nel 1996 Phil Collins decise di lasciare i Genesis per concentrarsi esclusivamente sulla sua carriera solista. Banks e Rutherford si misero quindi alla ricerca di un sostituto per le registrazioni di nuovo materiale già in cantiere e ricevettero da Kevin Gilbert una registrazione tratta dal Progfest del 1994, nel quale il cantante statunitense aveva interpretato con il suo gruppo Giraffe l'intero album dei Genesis The Lamb Lies Down on Broadway; tuttavia, quando il management cercò di mettersi in contatto con Gilbert, questi era da poco morto prematuramente. Il ruolo fu infine affidato al cantautore scozzese Ray Wilson, già frontman nel gruppo Stiltskin.

Con Wilson anche in veste di autore su alcuni brani e con la collaborazione dei batteristi turnisti Nick D'Virgilio (Spock's Beard) e Nir Zidkyahu, il gruppo registrò l'album Calling All Stations che, pur ottenendo un buon successo nel Regno Unito e nel resto d'Europa, non ebbe un grosso riscontro negli Stati Uniti d'America, dove invece il gruppo puntava.[8] I singoli estratti da questo album furono Congo, Shipwrecked e Not About Us.

Il gruppo intraprese quindi un tour europeo tra gennaio e maggio 1998, avvalendosi di Zidkyahu alla batteria e di Anthony Drennan alle chitarre e al basso. La scarsa vendita dei biglietti causò invece la cancellazione di una tournée nel Nordamerica.[8] L'anno seguente Wilson lasciò il gruppo; Banks e Rutherford sospesero quindi a tempo indeterminato nuove produzioni inedite a nome Genesis.

Nel 1999 Banks, Collins, Gabriel, Hackett e Rutherford contribuirono a distanza, lavorando da casa e senza incontrarsi,[24] alla realizzazione di The Carpet Crawlers 1999, nuova versione dell'omonimo brano tratto da The Lamb Lies Down on Broadway prodotta da Trevor Horn e pubblicata il 26 ottobre nella raccolta Turn It On Again: The Hits.

2006-2007: Turn It On Again: The Tour[modifica | modifica wikitesto]

Concerto dei Genesis al Circo Massimo di Roma, 14 luglio 2007

Tra il 2005 e il 2006 Banks, Collins e Rutherford iniziarono a prendere in considerazione una reunion dei Genesis.

L'idea iniziale di coinvolgere anche Peter Gabriel e Steve Hackett per riproporre dal vivo The Lamb Lies Down on Broadway sfumò quando fu chiaro che Gabriel non sarebbe riuscito a conciliare tale impegno con la sua attività solista.[8] I tre ripiegarono pertanto sul progetto di nuova una serie di concerti come trio, accompagnati come di consueto da Chester Thompson e Daryl Stuermer. Nell'ottobre 2006 la formazione incominciò le prove in uno studio situato a New York.[25]

Nel novembre 2006 i tre annunciarono alla stampa il Turn It On Again: The Tour per il 2007: quarantasette date tra Europa e Nordamerica. La prima metà della tournée si svolse in Europa: incominciò l'11 giugno a Helsinki e si concluse il 14 luglio al Circo Massimo di Roma con un concerto gratuito al quale intervennero circa cinquecentomila spettatori. Dalla serata di Roma, che fu trasmessa anche in diretta televisiva, fu in seguito tratto il DVD When in Rome 2007, pubblicato l'anno seguente. La seconda parte del tour, destinata al Nordamerica, si svolse dal 7 settembre al 13 ottobre.

Il 20 novembre 2007 fu pubblicato il doppio CD Live Over Europe 2007 che ricalca integralmente la scaletta dei concerti in questione, con le migliori esecuzioni di ciascun brano selezionate fra le ventidue tappe europee del tour.

Anni duemiladieci[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 marzo 2010 i Genesis furono ammessi alla Rock and Roll Hall of Fame nella formazione comprendente Banks, Collins, Gabriel, Hackett e Rutherford. Alla premiazione i membri del gruppo, tutti presenti eccetto Gabriel, non suonarono: il gruppo statunitense Phish eseguì per loro i brani Watcher of the Skies e No Reply at All.

Nel 2014 Gabriel, Banks, Collins, Hackett e Rutherford furono intervistati assieme per un documentario realizzato dalla BBC, dedicato al gruppo e alle carriere soliste dei singoli musicisti, intitolato Genesis: Together and Apart[26] la cui trasmissione coincise con la pubblicazione del cofanetto antologico R-Kive.

Stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

Lo stile musicale dei Genesis conobbe una continua evoluzione per quanto riguarda la composizione, gli arrangiamenti e la strumentazione.[8]

I membri fondatori del gruppo, tutti autori eccetto Chris Stewart, avevano retroterra musicali piuttosto eterogenei che, fusi assieme, contribuirono sin dagli esordi allo sviluppo di uno stile composito e variegato. Tony Banks aveva un’impostazione classica, con predilezione per autori come Rachmaninov, Elgar e Vaughan-Williams, ma aveva subito anche l’influsso dell’esplosione pop degli anni ’60, in particolare dei Beatles.[8][27] Nei primi anni con i Genesis, Banks fu dichiaratamente influenzato anche dai Nice: il brano The Knife (1970) in fase di composizione era provvisoriamente intitolato The Nice proprio per l'uso ritmico dell'organo da parte di Banks, ispirato allo stile di Keith Emerson.[27] Peter Gabriel, approdato alla musica nella prima adolescenza come batterista e solo più tardi divenuto cantante, era un amante della soul music e del rhythm’n’blues, con artisti di riferimento come Otis Redding e Nina Simone:[27] l'influenza dello stile canoro di Redding ad esempio è ravvisabile nel brano That's Me, lato B del primo 45 giri del gruppo.[5] L'uso occasionale da parte di Gabriel del flauto traverso e dell'oboe aggiunsero ad alcuni brani del gruppo atmosfere che richiamavano sia il folk che la musica classica.[6] Mike Rutherford si era avvicinato alla chitarra attraverso il rock and roll ascoltando, fra gli altri, Cliff Richard degli Shadows ed Elvis Presley;[28] il repertorio della sua prima band al liceo, Anon, era costituito per gran parte di cover dei Rolling Stones;[7] al basso elettrico si accostò invece per necessità, all'epoca in cui nacquero i Genesis.[28] Anthony Phillips fu, assieme a Rutherford, il principale responsabile degli intrecci di chitarre a 12 corde che conferirono a varie composizioni del primo periodo una caratteristica atmosfera nuovamente tra il folk ed il classico, tipicamente inglese,[5] che riaffiora anche in brani registrati dai Genesis dopo la sua uscita dal gruppo.

Per ammissione a posteriori degli stessi autori,[8] i primi singoli e l'album d'esordio From Genesis to Revelation (1969) non rappresentano appieno la direzione musicale che il gruppo intraprese in seguito, a causa sia dell'oggettiva inesperienza dei musicisti, sia della loro scelta dell'epoca di accontentare il produttore Jonathan King per non perdere la prima opportunità discografica, scrivendo canzoni brevi, semplici ed orecchiabili:[8] il singolo The Silent Sun, ad esempio, a detta di Banks fu un tentativo di imitare lo stile dei Bee Gees, gruppo molto amato da King.[5]

A partire dal secondo album Trespass (1970), grazie anche alla maggiore libertà artistica acquisita nel passaggio alla Charisma,[8] il gruppo cominciò a proporre brani svincolati dalla tipica forma canzone e di durata più lunga, con frequenti cambi di tema e di atmosfera. La tendenza ad ampliare i propri confini espressivi, peraltro comune a molti gruppi rock dell'epoca, contribuì a far inserire i Genesis nel novero del multiforme genere musicale denominato progressive rock, del quale sono considerati fra gli esponenti più rappresentativi, in special modo per le produzioni che vanno dal 1970 al 1977.[29] Tale cifra stilistica si consolidò ulteriormente a partire da Nursery Cryme (1971) con l'ingresso nel gruppo di Phil Collins e Steve Hackett.

Hackett, anch’egli autore, condivideva con gli altri la passione per i primi King Crimson, che egli aveva visto dal vivo al Marquee Club nel 1969 rimanendone, a suo dire, "letteralmente folgorato".[5][30] Fu su sua insistenza che nel 1971 il gruppo acquistò di seconda mano, proprio dai King Crimson, il primo mellotron, strumento le cui timbriche caratterizzarono in modo significativo la musica del gruppo almeno sino al 1976.[27] L'apporto compositivo di Hackett nei Genesis denota anche influenze dalla musica classica, specie in brani per sola chitarra come Horizons (da Foxtrot, 1972) o l'introduzione di Blood on the Rooftops (da Wind & Wuthering, 1976); quest'ultimo aspetto è ampiamente riscontrabile anche nella successiva carriera solista del chitarrista.[27]

Phil Collins, fin dall'adolescenza appassionato di musica afroamericana e in particolare degli artisti della Motown, aggiunse agli arrangiamenti spunti derivati dal jazz, dalla fusion e dall'ascolto di artisti come Weather Report e Frank Zappa, ad esempio nell'uso dei tempi dispari.[27] Divenuto dal 1976 anche cantante e frontman del gruppo, il batterista maturò una vena compositiva vera e propria soltanto a partire dagli anni ottanta,[27] più o meno in coincidenza con l'inizio della sua carriera da solista e quando i Genesis erano già divenuti un trio, dopo l’uscita di Hackett. Lo stile semplice e diretto che decretò la fortuna commerciale di Collins come cantante ed autore è inevitabilmente presente anche nei brani che egli scrisse da solo per i Genesis, come Misunderstanding, Please Don’t Ask e Man on the Corner.[6]

A partire dalla fine degli anni settanta, la musica dei Genesis fu caratterizzata dall'uso preponderante di sonorità elettroniche a spese di strumenti come il pianoforte o la chitarra acustica, al contrario molto presenti fino ad allora.[6] Inoltre, le mutate esigenze del mercato discografico indussero il gruppo a ridurre gradualmente le composizioni più lunghe e complesse tipiche del primo periodo in favore di brani più concisi ed accessibili, il che portò la critica in alcuni casi a parlare di "svolta pop" del gruppo,[6][31] complice anche il fatto che tale fase coincise con l'apice del successo commerciale.

In tutti gli album dal 1978 al 1997 sono comunque presenti anche brani di respiro più ampio, alcuni dei quali quasi interamente strumentali come Duke's Travels/Duke's End (1980) o Second Home by the Sea (1983), vicini in tal senso allo stile dei primi anni, anche se con sonorità aggiornate.[6] Brani del genere, così come gli estratti dal repertorio progressive degli anni settanta, trovarono posto regolarmente anche nelle scalette dei concerti, in misura paritaria quando non persino predominante rispetto ai singoli di successo.[6] Gli stessi Genesis peraltro rimarcarono come, specie nella fase di maggior popolarità, la dimensione live rappresentasse meglio lo stile e le reali capacità del gruppo rispetto alla produzione in studio.[8]

Una parte consistente della stampa musicale attribuì la trasformazione dei Genesis nel periodo della maturità ad una presunta maggiore influenza decisionale di Phil Collins all'interno del gruppo, a seguito della grande popolarità da lui raggiunta a partire dagli anni ottanta come cantante, autore, produttore discografico ed attore.[8][32] I diretti interessati tuttavia smentirono in più occasioni tale ipotesi e ribadirono l'assoluta collegialità delle loro scelte artistiche, motivandole con la sopravvivenza stessa del gruppo e con l'esigenza di non fossilizzarsi nello stile e nell'immagine.[32]

I tre musicisti contribuirono al cambiamento in egual misura anche dal lato compositivo:[8][32] infatti a partire dal 1983 anche Banks e Rutherford, come già Collins due anni prima, intrapresero regolari carriere soliste parallele ai Genesis e da allora destinarono gran parte delle loro composizioni individuali ai propri lavori da solisti,[27] mentre come gruppo i tre incominciarono a scrivere i loro album direttamente in studio, partendo da zero e registrando lunghe jam dalle quali trarre in un secondo tempo le idee migliori per trasformarle in brani strutturati, con l’aggiunta dei testi in fase di rifinitura.[6] In sostanza, sebbene il gruppo sfruttasse da sempre anche l'improvvisazione per creare il proprio repertorio,[5] dal 1983 in poi essa divenne il metodo compositivo di elezione,[8][6] grazie anche al fatto che nel frattempo i tre avevano allestito il proprio studio di registrazione dove potevano operare senza vincoli esterni di tempo e di costi.[27] Il nuovo corso fu caratterizzato anche da un uso frequente della drum machine, con Collins impegnato ad improvvisare più sulla voce che sul ritmo, salvo poi incidere in un secondo tempo anche parti di batteria acustica: fra i vari esempi di questo procedimento creativo vi sono anche singoli di successo come ad esempio Mama (1983), Throwing It All Away (1986) o No Son of Mine (1991).[6]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Ultima
Ex componenti
Turnisti

Cronologia della formazione[modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Discografia dei Genesis.

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Album dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  3. ^ (EN) Gold & Platinum - RIAA, in RIAA. URL consultato il 18 settembre 2018. Ordinare l'elenco per n. di copie vendute - CERTIFIED UNITS (in millions)- e scorrere le varie pagine sino alla voce "Genesis".
  4. ^ (EN) BRIT Certified, British Phonographic Industry. URL consultato il 23 maggio 2018. Digitare "Genesis" in "Search BRIT Certification" e premere Invio.
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd be bf bg bh bi bj bk bl bm bn bo bp bq br Armando Gallo, Genesis - I Know What I Like, D.I.Y. Books, 1980.
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  7. ^ a b c d e f g (EN) Richard McPhail, My Book of Genesis, Argyll & Bute Publishing, 2017.
  8. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq Genesis, Genesis - Revelations, a cura di Philip Dodd, De Agostini, 2007, ISBN 978-88-418-4164-8.
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  10. ^ (EN) In the Beginning, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 12 marzo 2016.
  11. ^ Genesis - Where The Sour Turns To Sweet, su Discogs. URL consultato il 18 ottobre 2018.
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  13. ^ a b c (FR) Les pionniers du rock en Belgique, su memoire60-70.be. URL consultato il 16 aprile 2018.
  14. ^ Interviste ai Genesis sul cofanetto CD-DVD Genesis 1970-1975
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  22. ^ Armando Gallo, Genesis - From One Fan to Another, Omnibus Press / D.I.Y. Books, 1984, ISBN 0-7119-0515-0.
  23. ^ (EN) We Can't Dance, Official Charts Company. URL consultato il 20 aprile 2018.
  24. ^ (EN) Interview with Former Genesis Guitarist Steve Hackett, Audioholics. URL consultato il 24 aprile 2018.
  25. ^ Genesis - When in Rome 2007, DVD Virgin, maggio 2008 - DVD 3: Come Rain or Shine (Tour Documentary)
  26. ^ (EN) Genesis: Together and Apart, BBC Two, The Arts Desk, 5 ottobre 2014. URL consultato il 28 luglio 2016.
  27. ^ a b c d e f g h i Genesis 1970-1975 - cofanetto CD-DVD, Virgin, 2007 - Interviste ai Genesis sugli album in studio, nei DVD.
  28. ^ a b Rutherford, Mike., The living years, Arcana, 2014, ISBN 9788862313643, OCLC 898742881. URL consultato il 22 luglio 2018.
  29. ^ (EN) Genesis, ProgArchives. URL consultato il 22 agosto 2016.
  30. ^ Smith, Sid, 1957-, In the court of King Crimson, Helter Skelter, 2001, ISBN 1900924269, OCLC 47118764. URL consultato il 22 luglio 2018.
  31. ^ Marco Simonetti, Genesis - I camaleonti del progressive, OndaRock. URL consultato il 22 agosto 2016.
  32. ^ a b c Genesis 1983-1998 - cofanetto CD/DVD (Virgin, 2007) - interviste ai Genesis

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Phil Collins, No, non sono ancora morto: l'autobiografia, Mondadori, 2016
  • Sergio D'Alesio, Genesis, Lato Side Editori, 1981
  • Giovanni De Liso, Genesis - Once Upon a Time, Arcana 2009
  • P. Dodd (a cura di), Genesis. Revelations, De Agostini, 2007
  • Armando Gallo, Genesis, la loro leggenda, D. I.Y. books Europa, 1981
  • Armando Gallo, From One Fan to Another, Omnibus Press, London 1984
  • Genesis, testi con traduzione a fronte, Arcana Editrice, 1982
  • Mario Giammetti, Genesis Story, Gammalibri, 1988
  • Mario Giammetti, Genesis discografia 1968/1993, Kaos, 1994
  • Mario Giammetti, Genesis, il fiume del costante cambiamento, Editori Riuniti, 2004
  • Mario Giammetti, Musical Box - Le canzoni dei Genesis dalla A alla Z, Arcana, 2010
  • Mario Giammetti, Genesis - Gli anni prog, Giunti, 2013
  • Alan Hewitt, Opening The Musical Box, cronistoria dei Genesis, Edizioni Segno, 2002
  • Kim Poor, Genesis Lyrics Illustrated by Kim Poor, Sidgwick & Jackson, 1979
  • Mike Rutherford, The Living Years, Arcana, 2014
  • Giampiero Vigorito, Genesis, Gammalibri, 1982
  • Chris Welch, Genesis: The Complete Guide to Their Music, Omnibus Press, 2011, ISBN 978-0-85712-739-6.
  • Donato Zoppo, La Filosofia dei Genesis. Voci e maschere del Teatro Rock, Milano, Mimesis, 2016, ISBN 978-88-575-3227-1.

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