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The Nice

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The Nice
The Nice ad Amburgo il 28 marzo 1970
Paese d'origineRegno Unito (bandiera) Regno Unito
Italia (bandiera) Italia
GenereRock psichedelico
Rock progressivo
Periodo di attività musicale1967  1970
2002  2003
EtichettaImmediate
Charisma
Sanctuary
Album pubblicati11
Studio5
Live2
Raccolte4

The Nice (IPA: [ðə ˈnaɪs]) sono stati un gruppo musicale britannico di rock psichedelico e progressivo.[1]

Il tastierista Keith Emerson li fondò a Londra, nel maggio del 1967, come backing band della cantante di soul P. P. Arnold. Anche in tale veste tuttavia, già dal debutto, il gruppo si presentò con il proprio nome e aveva parte dello spettacolo dal vivo solo per sé.[2] Oltre a Emerson, la prima formazione comprendeva Keith "Lee" Jackson (basso, voce), David "Davy" O'List (chitarra, voce) e Ian Hague (batteria); dopo tre mesi, a Hague subentrò Brian Davison e più o meno contestualmente la band si sganciò da P. P. Arnold, avviando così la carriera autonoma.[2] Nell'ottobre del 1968 O'List fu allontanato dal gruppo, che da allora proseguì come trio fino al marzo del 1970, quando Emerson lo sciolse per poi formare di lì a poco Emerson, Lake & Palmer.[2]

Nell'arco di circa due anni e mezzo The Nice pubblicarono tre album e produssero materiale per altri due, in buona parte registrati dal vivo e usciti entrambi dopo lo scioglimento ma universalmente considerati parte della loro discografia ufficiale.[3] Negli anni settanta, mentre Emerson con ELP approdava al successo internazionale, Davison e Jackson proseguirono le loro carriere con minore fortuna sino a interromperle di fatto entrambi a metà decennio.[4][5][6] I tre si ritrovarono molti anni dopo (2002-2003) per due tournée celebrative, la prima delle quali fruttò un nuovo CD dal vivo, dopodiché non ebbero più modo di riunirsi prima della malattia che avrebbe portato alla morte Davison nel 2008[7] e del suicidio di Emerson nel 2016,[8] eventi che inevitabilmente chiusero per sempre anche la storia della band.

Tratto distintivo del loro stile fu la fusione di generi musicali diversi come beat, rock psichedelico e jazz, applicata sia al materiale originale che a cover, standard e riletture dalla musica classica;[1] più avanti proposero anche brani direttamente concepiti per gruppo e orchestra col dichiarato intento di abbattere le barriere formali tra pop e musica colta; per queste ragioni sono spesso citati fra i precursori del progressive rock, complice anche il fatto che Emerson – principale artefice di tale contaminazione in quanto autore di gran parte delle musiche – è diventato poi caposcuola riconosciuto e figura preminente proprio di quella corrente musicale.[1]

Malgrado la carriera relativamente breve ed esiti commerciali non eclatanti,[9] ebbero il tempo di guadagnarsi una discreta reputazione sulla scena britannica della fine degli anni sessanta,[9] influenzando i primi lavori di gruppi del filone progressive emersi poco dopo, come Yes[9] e Genesis,[10] e ovviamente preparando la strada all'affermazione degli stessi Emerson, Lake & Palmer. Di contro, la popolarità acquisita in seguito da Emerson ha trainato la riscoperta postuma di The Nice da parte di un pubblico assai più vasto e internazionale di quando erano in attività.[9]

Storia del gruppo

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P. P. Arnold and the Nice (maggio-agosto 1967)

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Keith Emerson

Nel 1967 la cantante di soul californiana P. P. Arnold, appena fuoriuscita da The Ikettes, divenne di colpo più popolare nel Regno Unito che in patria, grazie ad un singolo scritto per lei da Cat Stevens, The First Cut Is the Deepest, che entrò in classifica il 4 maggio.[2][11] La soul singer si trovò così con l'urgenza di reperire musicisti per tenere concerti nell'isola e a tal fine il suo autista a Londra le raccomandò una conoscenza di quando faceva il roadie: l'organista Keith Emerson.[2] Questi, casualmente senza ingaggi, s'impegnò con lei a mettere insieme in breve tempo una band, a patto che quest'ultima avesse metà concerto solo per sé, condizione che la cantante accettò ben volentieri dato che la sollevava dall'ulteriore onere di cercarsi un gruppo spalla.[2]

Emerson coinvolse perciò immediatamente Lee Jackson, bassista che condivideva con lui un appartamento a Londra e col quale aveva già lavorato, quindi tramite Andrew Loog Oldhammanager di P. P. Arnold nonché capo della Immediate Records per cui la cantante incideva – trovò Ian Hague, già batterista con Chris Farlowe, all'epoca artista di punta della casa discografica.[2] A raccomandargli l'allora diciottenne Davy O'List fu infine Chris Welch, giornalista del settimanale musicale Melody Maker.[12] I quattro approntarono il repertorio in gran fretta e con la vocalist provarono solo una volta, prima di debuttare dal vivo già a fine maggio.[13]

Il nome della band nacque letteralmente per sbaglio, lungo il tragitto per il primo concerto: P. P. Arnold citò un monologo del comico statunitense Lord Buckley dal titolo: The Nazz («il Nazareno») e propose di presentarsi come P. P. Arnold and the Nazz ma, vuoi per il suo accento o perché Buckley in Europa non era molto noto, i presenti – tutti inglesi – capirono: P. P. Arnold and the Nice e scoprirono l'equivoco solo dopo qualche giorno, quando la parola travisata aveva ormai preso piede sia nel gruppo che nell'entourage e figurava persino in cartellone per date future.[14] Emerson in seguito ha raccontato che quel nome non l'aveva comunque mai convinto e che all'epoca, se interpellato in merito, spesso rispondeva inventandone storpiature demenziali e beffarde tipo: B.B. Armpit and the Mice («B.B. Ascella e i Topolini»).[14]

Nella propria porzione di concerto, dati anche i tempi stretti per prepararla, il gruppo all'inizio inserì soltanto cover: alcune strumentali, come Billy's Bag di Billy Preston, Sombrero Sam di Charles Lloyd o il tema di Ennio Morricone dal film Per un pugno di dollari, altre di successi dell'epoca tipo She Belongs to Me di Bob Dylan e, dopo il 1º giugno, A Day in the Life di The Beatles, appena uscita.[15] Per le canzoni in particolare, Jackson e O'List si alternavano al microfono, all'occorrenza coadiuvati da Emerson ai cori.[15] Nella seconda metà dello show la band cambiava totalmente registro, limitandosi ad accompagnare P. P. Arnold nel suo tipico repertorio di rhythm and blues e soul, con brani tipo Respect di Otis Redding o Sweet Soul Music di Arthur Conley e ovviamente il suo hit single del momento,[16] che nel frattempo (15 giugno 1967) conquistò anche il proprio piazzamento migliore nella Official Singles Chart, arrivando al 18º posto.[11][17]

P. P. Arnold nel 1967

Benché a corto di materiale originale, nel loro segmento The Nice dimostrarono da subito uno stile eclettico – frutto delle rispettive esperienze in più generi musicali come blues, jazz, psichedelia e beat – e una certa maturità anche sul piano dell'intrattenimento, grazie in particolare alla consumata presenza scenica di Emerson e Jackson: incominciarono perciò molto presto ad attirare l'attenzione di pubblico e critica come band a sé stante.[18] Decisivo in tal senso fu il loro concerto del 12 agosto 1967 a Windsor, nell'ambito del 7th National Jazz and Blues Festival.[19] Nonostante infatti P. P. Arnold fosse già in cartellone per il giorno dopo, Oldham – evidentemente avendo fiutato il potenziale dei quattro – riuscì lo stesso a inserirli al posto dei Pink Floyd, che avevano dato forfait all'ultimo minuto:[19] la band si esibì in un tendone allestito a parte e, con mossa astuta, preceduta da fuochi d'artificio che attirarono rapidamente un folto pubblico, rubando persino la scena al palcoscenico principale.[20] Fra i presenti quel giorno – in quanto amico di Suzie O'List, sorella di Davy – anche Chris Welch il quale, pur non particolarmente colpito dal repertorio ancora in divenire della band, sulle colonne del Melody Maker ne elogiò l'abilità nel conquistarsi di colpo un seguito in quel frangente e di lì a poco sarebbe comunque diventato un loro convinto sostenitore.[20]

L'indomani, come da programma,[19] il gruppo suonò con P. P. Arnold sul palco centrale e, stando al racconto del roadie Barrington "Bazz" Ward, Ian Hague era visibilmente alterato da qualche droga e dopo il concerto litigò con un agente, benché abbia poi sempre smentito quest'ultimo episodio.[21] Sta di fatto che l'atteggiamento del batterista, unito al suo dichiarato disinteresse per la direzione musicale di The Nice nella loro quota di spettacolo, non era ben visto da Emerson il quale, in capo a pochi giorni e senza neppure consultare gli altri,[21] lo sostituì con Brian "Blinky" Davison dei disciolti Mark Leeman Five, che aveva notato già da tempo e persino interpellato invano una volta per coprire un'assenza occasionale di Hague.[21] Davison dal canto suo aveva già incrociato anche Davy O'List, tempo prima, tra le file una band di freakbeat chiamata The Attack.[21]

Primo impegno della nuova formazione fu una seduta-fiume – senza sosta dal sabato fino al lunedì seguente – presso gli Olympic Studios a Barnes, per registrare il primo album di P. P. Arnold con la produzione di Mick Jagger, amico personale della cantante.[22] Il frontman dei Rolling Stones però, evidentemente poco convinto dalla prova di Davison, alla fine preferì affidare le parti di batteria a Jon Hiseman, all'epoca turnista fisso degli Olympic, decisione che il nuovo arrivato in The Nice visse sul momento come un'umiliazione, pur ammettendo in seguito di non esser mai riuscito a entrare in sintonia con il repertorio della soul singer.[22]

Peraltro quando il lavoro uscì l'anno seguente (con il titolo: The First Lady of Immediate) nessuno del gruppo vi riconobbe quanto aveva suonato;[22] l'album infatti aveva subito nel frattempo altri rifacimenti al punto che le note di copertina, a seconda dei brani, citavano altri quattro produttori oltre a Jagger (Steve Marriott e Ronnie Lane degli Small Faces, Mike Hurst e lo stesso Oldham), per giunta senza indicare i musicisti.[23] A distanza di tempo, ciò rese impossibile anche ricostruire se nella "maratona" di agosto The Nice avessero effettivamente lavorato a tutte le canzoni poi incluse nel disco (dodici in totale) oppure soltanto ad alcune, dettaglio che nel frattempo era svanito dalla memoria dei diretti interessati.[22] Se pertanto storicamente accertata è l'esclusione del contributo di Davison da parte di Jagger, quanto del lavoro degli altri tre di fatto sopravviva nella versione definitiva dell'album è divenuta materia di pura speculazione.[22]

Il debutto dal vivo di Brian Davison con The Nice avvenne al Flamingo Club di Soho il 28 agosto 1967 e coincise con l'ultimo loro concerto da backing band.[24] P. P. Arnold infatti subito dopo dovette rimpatriare per alcune settimane in attesa di rinnovare il visto d'ingresso e Oldham approfittò della sua assenza per offrire al gruppo un contratto discografico con la sua Immediate.[24] Anni dopo la cantante ironizzò sull'intera vicenda, sottolineando con un pizzico di malizia come in quel frangente il manager le avesse «soffiato la band», ma aggiunse che i rapporti con gli altri rimasero ottimi anche dopo la separazione professionale e che comunque ai suoi occhi gli ex compagni di palco erano sempre stati, fin dal primo giorno, un'entità indipendente.[25]

Verso il debutto discografico (settembre-dicembre 1967)

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Come headliner a tutti gli effetti, The Nice esordirono al Big C Club di Farnborough il 1º settembre 1967[26] e, oltre ad assicurarsi subito una residency presso il Marquee Club a Londra, ad ottobre erano già in tournée per l'Europa assieme ad altri artisti della Immediate tra cui la stessa P. P. Arnold, nel frattempo stabilitasi definitivamente a Londra e ovviamente accompagnata da una nuova band.[27] Un concerto in particolare che i quattro tennero a Stoccolma fu registrato dalla radio pubblica svedese e molti anni più tardi vide la luce su un CD dal titolo: The Swedish Radio Sessions (2001) il quale costituisce verosimilmente il più "antico" documento sonoro di The Nice come band autonoma (se non il loro primo in assoluto, dato che di tutto il periodo con P. P. Arnold non è mai emerso alcunché, a parte la sorte poco chiara delle session prodotte da Jagger nelle quali però – come già detto – il gruppo non figurerebbe comunque mai al completo).[27]

Dal 14 novembre al 5 dicembre la band partecipò a una seconda tournée collettiva – stavolta del solo Regno Unito – guidata da The Jimi Hendrix Experience e comprendente anche Pink Floyd, The Move, Amen Corner, Eire Apparent e The Outer Limits[28]. Per uno di questi concerti, i Pink Floyd reclutarono al volo Davy O'List al posto del loro frontman Syd Barrett che, complice la sua instabilità mentale conclamata ma ancora non trapelata pubblicamente, quel giorno si era semplicemente reso irreperibile.[29] Jackson ha raccontato che praticamente nessuno fra il pubblico si avvide dello scambio in quanto fra i due c'era una vaga somiglianza fisica e il chitarrista fu anche vestito come il suo omologo nei Pink Floyd;[30] questi ultimi inoltre si esibivano in penombra e, nel tempo loro concesso, suonavano solo il brano Interstellar Overdrive che O'List aveva già orecchiato nei giorni precedenti e non ebbe quindi difficoltà ad eseguire, imitando in modo convincente lo stile di Barrett alla chitarra e senza doversi preoccupare della voce, essendo il brano stesso interamente strumentale, oltreché largamente improvvisato.[30]

Uno dei roadie di Hendrix in questo tour era Ian "Lemmy" Kilmister, poi divenuto celebre come leader dei Motörhead: questi inevitabilmente notò una delle tante trovate di Emerson in concerto: conficcare coltelli fra i tasti dell'organo Hammond in modo da tenerli abbassati e generare così note fisse, che poi alterava in altezza tramite l'interruttore dell'alimentazione, imitando così il fischio di una locomotiva a vapore, assieme ad altri rumori tipici dei treni che produceva sballottando o trascinando l'organo stesso.[31] Collezionista di anticaglie del nazismo, Lemmy regalò a Emerson un pugnale autentico della Hitler-Jugend dicendogli: «Tieni: se devi usare un coltello, che almeno sia uno vero!» e il tastierista effettivamente impiegò quel macabro cimelio per qualche anno – fino ai primi concerti di Emerson, Lake & Palmer – nel numero di scena che, da lui ideato ancor prima di fondare The Nice, l'avrebbe accompagnato praticamente senza variazioni per quasi tutta la carriera e che comprendeva fra l'altro anche balzare sopra l'organo a mo' di rodeo o ribaltarlo di 90°, stendercisi sotto e suonarne la tastiera sottosopra.[31]

Tra una data e l'altra dell'Hendrix package tour – ma a volte anche il giorno stesso di un concerto, attaccando a tarda sera e lavorando fino all'alba[32] – i quattro trovarono il tempo di registrare il loro primo album, da loro stessi prodotto con l'ausilio tecnico di Glyn Johns, di nuovo presso gli Olympic Studios.[32] The Thoughts of Emerlist Davjack, preceduto a fine anno dal 45 giri omonimo, sarebbe uscito il 1º marzo 1968 e fondeva rock, jazz, beat e psichedelia con richiami anche alla musica classica, ad esempio in Rondo – rilettura di oltre 8 minuti del brano di jazz Blue Rondo à la Turk (1959) del Dave Brubeck Quartet – nella cui sezione centrale improvvisata Emerson citava la Toccata e fuga in Re minore (BWV 565) di Johann Sebastian Bach.[32]

1968 – America e Ars Longa Vita Brevis

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Leonard Bernstein nel 1968.

Nel febbraio del 1968 The Nice si recarono per la prima volta negli Stati Uniti, grazie a un accordo tra Oldham e CBS che in cambio inviò Blood, Sweat & Tears nel Regno Unito;[33] giunti a West Hollywood dopo il debutto a New York, i quattro visitarono il locale Whisky a Go Go, dove nei giorni a venire si sarebbero esibiti più volte; qui Davy O'List fu visto in compagnia di David Crosby, noto fra l'altro nell'ambiente per il vezzo dello spiking, correggere di nascosto le bevande altrui con LSD, cosa che con ogni probabilità fece anche quella sera col chitarrista di The Nice: stando infatti alle testimonianze dei tre colleghi e della cerchia stretta di collaboratori, l'episodio segnò per O'List l'inizio di un evidente – e purtroppo anche permanente – squilibrio psichico, destinato nell'arco di pochi mesi a compromettere la sua militanza nella band e per buona parte la sua stessa carriera di musicista.[33]

In aprile, subito dopo l'uscita dell'album di debutto, i quattro decisero di separare casa discografica e management e per quest'ultimo sostituirono perciò Andrew Loog Oldham con l'ex giornalista Tony Stratton-Smith, noto in seguito come fondatore della Charisma Records.[34] Nello stesso periodo incisero una rilettura interamente strumentale e piuttosto aggressiva negli arrangiamenti del brano America, dal musical West Side Story di Leonard Bernstein, che uscì solo su 45 giri, unico nella loro carriera ad entrare in classifica in patria[35] nonché fra i pezzi più noti del loro repertorio assieme a Rondo (non a caso, furono questi gli unici due brani di The Nice occasionalmente rivisitati in concerto anche da Emerson, Lake & Palmer).

Il 26 giugno il gruppo eseguì il singolo dal vivo alla Royal Albert Hall di Londra, per un evento benefico promosso dal Defence and Aid Fund for Southern Africa, al quale intervennero anche artisti statunitensi vicini al movimento anti-apartheid, tra cui Marlon Brando.[36] Senza preavvertire nessuno all'infuori della band, al culmine dell'esibizione Emerson tracciò con vernice spray una bandiera statunitense stilizzata su un telo appeso a centro palco, che tentò poi di incendiare in segno di protesta contro la presenza americana in Vietnam.[37] La bravata del tastierista, alla quale il pubblico formale dell'occasione rispose con gelido imbarazzo, costò a The Nice un bando perpetuo dal prestigioso teatro londinese e, per circa nove mesi, anche il mancato rilascio dei visti d'ingresso da parte del governo degli Stati Uniti, per il sospetto di propaganda antiamericana.[37]

Lo stesso Bernstein, pur dichiarando pubblicamente di non aver mai sentito nominare il gruppo, per diverso tempo di fatto si oppose alla distribuzione di quel singolo nel suo Paese, cogliendovi uno stravolgimento del suo brano in senso apertamente ostile agli U.S.A.,[37] non senza ragione peraltro: anni dopo, Emerson definì la propria versione di America: «La prima canzone di protesta strumentale di sempre», confermando implicitamente che all'epoca la sua posizione sulla politica estera statunitense fosse quanto meno critica e che quella rivisitazione iconoclasta del brano di Bernstein, almeno nelle sue intenzioni, ne fosse espressione.[2]

David "Davy" O'List.

Intanto i rapporti tra O'List e il resto del gruppo andavano deteriorandosi di pari passo con la sua salute mentale, che lo rendeva ormai inaffidabile al punto di dimenticare di presentarsi ai concerti, suonare a volumi assordanti senza apparente motivo, rompere spesso corde della chitarra per troppa veemenza, sbagliare le parti e, fuori dal palco, manifestare segni di paranoia.[38] La crisi degenerò irreparabilmente il 29 settembre 1968 alle Farfield Halls di Croydon: in pieno concerto, il chitarrista sferrò un pugno in volto a "Bazz", accorso sul palco a risolvere un problema alla batteria, e giustificò poi l'aggressione sostenendo che il roadie e Brian Davison stessero tramando contro di lui.[38] L'indomani, in un meeting caldeggiato da Emerson, gli altri tre convennero che la situazione non era più gestibile.[39] O'List suonò l'ultima volta con loro due giorni dopo, a Bournemouth, e dopo il concerto Stratton-Smith lo licenziò di fronte ai colleghi, i quali avevano espressamente insistito con il manager per essere tutti presenti, a rimarcare l'unanimità della loro decisione.[39]

Anni dopo il chitarrista, invero non nuovo a ricostruzioni fantasiose della propria carriera, in rare interviste riferì sempre i fatti in modo difforme dagli altri diretti interessati, negando l'uso di droghe all'epoca e riportando l'uscita dal gruppo come una propria scelta, dovuta – stando alla sua versione – a una lotta interna per la leadership, nella quale sarebbe finito in minoranza a causa di "Strat", schieratosi con Emerson (il che, sul piano meramente aritmetico, implicherebbe che almeno uno fra Davison e Jackson fosse dalla sua parte, circostanza invece smentita – come già detto – da entrambi gli interessati).[40]

Seguirono audizioni per un sostituto (vi capitò anche Steve Howe, futuro chitarrista degli Yes, che scelse però di restare fedele al suo gruppo di allora, Bodast) e nel frattempo Emerson tentò egli stesso di suonare parti di chitarra dal vivo, salvo desistere dopo un solo concerto;[41] i tre decisero infine di riorganizzarsi stabilmente come trio tastiere/basso/batteria e in tale assetto, in ottobre, incisero nuovo materiale presso gli studi Pye e Wessex a Londra, aggiungendo sporadici interventi per orchestra e chiamando il chitarrista Malcolm Langstaff a eseguire, su un solo brano, l'unica parte rimasta a loro giudizio ancora indispensabile, fra quelle ideate in precedenza da O'List.[41] Il risultato, pubblicato a novembre del 1968, fu l'album Ars Longa Vita Brevis, costituito per metà dall'omonima suite, già collaudata quasi per intero dal vivo e ampliata in studio con un tema tratto dal Concerto brandeburghese n. 3 di Bach.[42] Da allora in poi la rilettura dichiarata – non già il semplice accenno o citazione – dei classici, rappresentati su questo disco anche dal brano Intermezzo, tratto da Karelia Suite di Jean Sibelius, avrebbe contraddistinto il repertorio della band in modo più significativo, specie in concerto.[43]

1969-70 – l'album Nice, scioglimento e dischi postumi

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Biglietto di un concerto tenuto nel gennaio 1969 a Sheffield, autografato dai membri di Family e The Nice.

Con l'incidente della Royal Albert Hall ormai alle spalle, nel marzo del 1969 il gruppo fu finalmente riammesso negli Stati Uniti dove rimase in tournée per circa tre mesi, anche registrando alcuni concerti in vista di una possibile pubblicazione.[44] L'incessante attività live proseguì in Europa in estate: al 9th National Jazz and Blues Festival svoltosi a Plumpton nel Sussex il 10 agosto, il trio si presentò insieme a un'orchestra di quarantatré elementi condotta da Joseph Eger – all'epoca direttore stabile della New York Philarmonic – più le cornamuse dei London Scottish Pipes.[45] L'esibizione non passò inosservata e una settimana dopo, sul Melody Maker, Richard Green titolò: «[The] Who e [The] Nice si prendono il festival a Plumpton».[46]

Nel frattempo, sempre sfruttando i rari buchi nella fitta agenda di concerti, i tre incisero presso i Trident Studios di Londra quattro brani – uno solo dei quali totalmente inedito e al contempo originale – che divennero metà del loro terzo album; per il lato B ne scelsero poi altri due registrati dal vivo in aprile al Fillmore East di New York e ripescati entrambi dal repertorio di cover e standard degli inizi: She Belongs to Me di Bob Dylan – da loro ancora mai pubblicata – e una nuova versione del Rondo di Brubeck, estesa nella durata e per l'occasione chiamata: Rondo '69.[47] Il lavoro, semplicemente intitolato: Nice ma per ragioni di distribuzione pubblicato negli Stati Uniti anche con il titolo Everything as Nice as Mother Makes It, vide la luce nel settembre del 1969 e fu il primo album del gruppo a entrare nella Official Albums Chart britannica, arrivando fino al terzo posto, nonché l'ultimo pubblicato con la band ancora in attività.[47]

Nello stesso periodo, presso gli studi della EMI ad Abbey Road, The Nice registrarono anche la base strumentale di un brano del cantautore inglese Roy Harper: Hell's Angels, poi incluso nel suo album Flat Baroque and Berserk (1970).

Nell'ottobre 1969, il direttore del Newcastle Arts Festival commissionò a Keith Emerson un brano sinfonico ispirato alla città di Newcastle upon Tyne.[48] La scadenza per consegnarlo era assai ravvicinata e il tastierista ne scrisse perciò le musiche in gran fretta,[48] ricorrendo di nuovo all'aiuto di Joseph Eger per l'orchestrazione, mentre Lee Jackson – nativo proprio del capoluogo del Nord Est – ne curò i pochi testi, dedicati ai cinque ponti sul Tyne e allo stadio di calcio di St. James's Park; il lavoro, dal titolo The Five Bridges Suite, fu eseguito in prima assoluta dal solo trio il 10 ottobre alla City Hall di Newcastle e una settimana dopo, in forma completa, alle Fairfield Halls di Croydon con un'orchestra sinfonica diretta dallo stesso Eger, più un sestetto di fiatisti jazz.[49] Il concerto di Croydon includeva altri brani classici arrangiati per lo stesso organico e fu integralmente registrato: buona parte avrebbe visto la luce otto mesi dopo sull'album Five Bridges.[48] L'autore anni dopo si disse comunque insoddisfatto della suite così come immortalata sul disco, lamentando il poco tempo per rifinirla e provarla a dovere con gli altri musicisti, nonché la scarsa qualità della registrazione.[48]

Greg Lake, nel 1969 candidato a sostituire Lee Jackson in The Nice.

Nello stesso periodo, Emerson confidò a Stratton-Smith di ambire a un contesto musicale più versatile nel quale sviluppare le idee e che, per le sue aspirazioni, The Nice avevano già «vissuto oltre la loro utilità».[50] Cresceva in particolare la sua insoddisfazione per Jackson, specie come vocalist, per cui era segretamente in cerca di un altro bassista cantante: fra i tanti, aveva già interpellato invano Chris Squire e Jack Bruce quando "Strat" gli suggerì Greg Lake, all'epoca frontman dei King Crimson.[50] Quest'ultimi fra l'altro aprirono proprio il concerto di Five Bridges a Londra in ottobre ma non è chiaro se i contatti professionali tra Emerson e Lake, per lo più segreti in questa fase, siano incominciati già in tale occasione.[50]

Ad ogni modo le strade dei due si incrociarono di nuovo il 12 dicembre 1969 a San Francisco, durante la terza ed ultima tournée nordamericana di The Nice, quando i rispettivi gruppi condivisero il palco del Fillmore West: Stratton-Smith combinò un incontro riservato in albergo la sera stessa ed Emerson offrì così il posto al bassista.[51] I King Crimson chiudevano il loro tour quel giorno e per combinazione erano sul punto di sciogliersi per le defezioni simultanee di Michael Giles e Ian McDonald, dopo neanche un anno di attività e a soli due mesi dall'acclamato debutto discografico: Lake pertanto volle lasciarsi aperta l'opportunità ma chiese tempo prima di dare una risposta definitiva.[51]

È probabile che i piani iniziali di Emerson prevedessero la permanenza di Brian Davison nel gruppo: il batterista infatti avrebbe appreso dell'imminente fine di The Nice, a quel punto pianificata, solo a febbraio del 1970, un mese dopo Lee Jackson, e anni dopo rivelò di avere anch'egli incontrato Lake e di aver subito capito che non ne avrebbe tollerato l'atteggiamento «da superstar».[52] Lake per parte sua ha riportato che pose anche la condizione di non essere soltanto un rimpiazzo ma che si desse vita a un progetto interamente nuovo, tanto nel repertorio quanto soprattutto nella parità decisionale (che in ELP avrebbe effettivamente ottenuto);[53] pertanto, sul piano artistico il suo coinvolgimento implicava una ripartenza quasi da zero che evidentemente Davison, visto il livello già raggiunto dalla band, non era disposto ad accettare supinamente.[52]

Alla luce di quanto sopra, The Nice avevano ormai i giorni contati; al tutto si aggiunse, con l'arrivo del 1970, la liquidazione per fallimento della Immediate Records: i membri del gruppo, incluso O'List, intervistati separatamente in anni seguenti, dichiararono tutti di non aver percepito alcuna royalty per nessuno dei dischi pubblicati con l'etichetta di Oldham e che, nel periodo di effettiva attività, gli unici proventi derivarono loro dai concerti, tenuti a ritmo frenetico e praticamente senza sosta per tre anni, salvo il tempo trascorso in sala d'incisione o negli studi radiofonici.[54] Dopo un'ultima serie di date a Roma, Parigi, Bruxelles e nuovamente in patria, il trio esaurì i propri impegni partecipando a due festival svoltisi ad Amburgo e Berlino rispettivamente il 28 e il 30 marzo 1970, dopodiché si sciolse di fatto, ma in un primo momento la notizia venne taciuta alla stampa;[55] nel frattempo, la neonata Charisma Records di Stratton-Smith acquisì le registrazioni ancora inedite del gruppo e ne trasse il già citato Five Bridges – l'album di The Nice più venduto in assoluto a ridosso della pubblicazione, con il 2º posto in classifica raggiunto nel luglio del 1970[56] – e l'anno dopo anche Elegy, LP composto da quattro lunghe tracce – due in studio e due dal vivo – tra cui una versione live di America, estesa a una durata di oltre 10 minuti.[57] Entrambi gli album furono anche cruciali per l'affermazione in patria della Charisma, in quanto primi dell'intero catalogo a guadagnare la zona alta della Official Albums Chart, con ben due anni di anticipo sui lavori dei Genesis, capifila per distacco dell'etichetta di "Strat" nel lungo periodo.[56][58]

Il dopo-The Nice e la reunion del 2002-2003

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Lee Jackson in concerto con The Nice a Wolverhampton, 2 ottobre 2002.

A giugno del 1970 nascevano intanto Emerson, Lake & Palmer che, con il loro secondo concerto in assoluto (al festival dell'isola di Wight, 29 agosto), ottennero da un giorno all'altro una notorietà internazionale che mantennero poi per gran parte degli anni settanta, oltre a riunirsi più volte anche nei decenni seguenti.[59]

Davison e Jackson nel frattempo fondarono rispettivamente i gruppi Every Which Way e Jackson Heights, entrambi con riscontri modesti sul piano commerciale,[4] per poi ritrovarsi di nuovo insieme nel trio Refugee (1973-74) con il tastierista svizzero Patrick Moraz il quale tuttavia, dopo otto mesi e un solo album, ricevette l'offerta di rimpiazzare Rick Wakeman negli Yes, allora già ampiamente affermati, e piantò così in asso i due colleghi.[4] Questi ultimi, scoraggiati dai ripetuti fallimenti, di lì a poco abbandonarono entrambi lo show business: Davison, dopo un tour con i Gong nel 1975[60] e un lungo periodo segnato dall'alcolismo, si dedicò a insegnare musica presso un college a Bideford[5] mentre Jackson mise su famiglia a Los Angeles dove visse per circa vent'anni per poi rientrare in patria, stabilirsi a Northampton e iniziare fra l'altro a collaborare regolarmente con una band di New Orleans jazz.[6]

Per oltre trent'anni di The Nice si parlò solo al passato.[61] Nel 2002, trentacinquennale della nascita del gruppo, i tre svolsero a sorpresa un mini-tour del Regno Unito, dal 2 al 6 ottobre: metà dello spettacolo era riservata a loro, mentre nella seconda parte Emerson eseguiva brani del suo repertorio solista e di ELP con la Keith Emerson Band; il bis infine vedeva sul palco entrambe le formazioni.[62] Dal concerto alla Royal Concert Hall di Glasgow del 4 ottobre 2002 fu tratto l'album Vivacitas, pubblicato l'anno seguente a nome: «Keith Emerson and The Nice» e subito promosso con altre dieci date, sempre solo in patria, che mantennero la collaudata formula del doppio concerto, documentata anche sull'album.[63]

La chiusura del secondo tour, il 23 ottobre 2003 al Colosseum di Watford, divenne per The Nice l'ultima apparizione dal vivo in assoluto:[63] prima infatti che la fitta agenda di Emerson lasciasse spazio a eventuali nuove reunion dei tre, Davison si ammalò di un tumore che l'avrebbe portato alla morte nell'aprile del 2008, all'età di 65 anni.[7] Emerson stesso si sarebbe poi suicidato nel marzo del 2016, ponendo così indirettamente fine – stavolta per sempre – anche alla storia del suo primo gruppo di rilievo.[8]

Stile musicale

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The Nice si collocano nella scena musicale inglese di fine anni sessanta del XX secolo. La formazione musicale e il virtuosismo del tastierista Keith Emerson conferirono al gruppo – specie dopo l'uscita del chitarrista Davy O'List – un sound in cui l'organo Hammond sostituiva la chitarra come strumento preminente, senza per questo perdere l'aggressività tipica del rock.[64] Tutti i membri del gruppo inoltre, grazie all'esperienza pregressa in formazioni di vari generi musicali, contribuirono a creare uno stile che fondeva con originalità rock, musica classica, psichedelia, jazz e blues e che ha contribuito a farli annoverare fra gli antesignani del progressive rock britannico, assieme ai coevi Procol Harum e The Moody Blues.[65][66] Emerson avrebbe rilanciato la formula del trio basato sulle tastiere in Emerson, Lake & Palmer e analoga strada avrebbero tentato, sebbene con minor successo, anche Davison e Jackson nei Refugee.[4]

Nelle due suite originali Ars Longa Vita Brevis (1968) e The Five Bridges Suite (1969), entrambe della durata di un'intera facciata di LP, Emerson per la prima volta sperimentò un'integrazione più completa fra musica sinfonica e rock non limitandosi a impiegare arrangiamenti orchestrali – prassi allora già consolidata nella musica leggera – o a citare occasionalmente classici, ma scrivendo ex novo vere e proprie partiture per gruppo e orchestra,[9] approccio al quale sarebbe poi tornato soltanto nel 1976-77 con ELP ma con tempi e budget sensibilmente più ampi.[67]

Altro elemento tipico del repertorio del gruppo fu la rivisitazione di autori classici come Bach, Sibelius e Dvořák o contemporanei come Leonard Bernstein, con variazioni o improvvisazioni in stile jazz e blues psichedelico.[68] Analoga contaminazione avvenne anche per cover di cantautori come Tim Hardin e Bob Dylan,[66] ad esempio nel brano Hang On to a Dream di Hardin, che in una versione dal vivo inclusa nell'album Elegy contiene una citazione in chiave jazz dell'aria Summertime dall'opera Porgy and Bess di George Gershwin, oppure in Country Pie di Dylan che la band, sull'album Five Bridges, fonde in un mash-up al tema iniziale del Concerto brandeburghese n.6 di Bach.[48]

Il ricorso frequente a materiale altrui, in misura tale che nessun album ufficiale di The Nice contiene soltanto brani originali, derivò anche dall'oggettiva mancanza di tempo per scrivere, compito per quanto riguarda la musica affidato quasi esclusivamente a Emerson: il gruppo infatti svolse in quasi tre anni un'attività dal vivo quasi incessante alla quale, per scelta o per necessità, diede netta precedenza rispetto alla composizione e alla registrazione, quest'ultima spesso relegata ai ritagli di tempo tra una data e l'altra, quando non effettuata proprio dal vivo in concerto, come su metà degli album Nice e Elegy e nella quasi totalità di Five Bridges.[9]

Ultima
Membri precedenti
  • Ian Hague – batteria (solo dal vivo, maggio-agosto 1967)
  • Davy O'List – chitarra, tromba, flauto, voce (1967-1968)
Turnisti

Album in studio

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* Per metà registrati dal vivo.

Album dal vivo

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Raccolte e live postumi

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Solo gli album contenenti brani inediti o versioni alternative di brani editi:

Singoli (Regno Unito)

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  • 1968 – The Thoughts of Emerlist Davjack/ Azrial (Angel of Death)
  • 1968 – America (2nd Amendment)/ The Diamond–Hard Blue Apples of the Moon
  • 1968 – Brandenburger/ Happy Freuds
  • 1969 – Hang on to a Dream/ Diary of an Empty Day

    Bibliografiche

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    1. 1 2 3 Hanson, IV di copertina.
    2. 1 2 3 4 5 6 7 8 Hanson, p. 36.
    3. Hanson, p. 263.
    4. 1 2 3 4 Hanson, pp. 205-212.
    5. 1 2 Hanson, p. 218.
    6. 1 2 Hanson, p. 224.
    7. 1 2 Gary Gomes, Perfect Sound Forever: RIP Brian Davison of the Nice, su furious.com. URL consultato il 4 ottobre 2019 (archiviato il 22 marzo 2017).
    8. 1 2 Morto Keith Emerson: il tastierista si è tolto la vita con un colpo alla testa, su tgcom24.mediaset.it, tgcom24, 21 dicembre 2016. URL consultato il 3 novembre 2021 (archiviato il 19 settembre 2016).
    9. 1 2 3 4 5 6 Hanson, p. 260.
    10. Dodd, p. 63.
    11. 1 2 Graham Betts, The Official Charts - The Sixties, Official Charts Company, 2019, ISBN 978-1731485595.
    12. Hanson, pp. 28, 36-37.
    13. Hanson, pp. 37-38.
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    16. Hanson, p. 40.
    17. (EN) The First Cut Is the Deepest - Official Charts Company, su www.officialcharts.com. URL consultato il 4 luglio 2022.
    18. 1967 Windsor festival . National Jazz and blues festival., su ukrockfestivals.com. URL consultato il 19 settembre 2020 (archiviato il 26 gennaio 2021).
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    20. 1 2 Hanson, pp. 41-43.
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    23. P. P. Arnold – The First Lady of Immediate (LP, Immediate IMSP 011 – 1968) note di copertina
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    29. Nick Mason, Inside out : a personal history of Pink Floyd, p. 98, ISBN 0811848248, OCLC 58481577. URL consultato il 30 ottobre 2019 (archiviato l'11 ottobre 2007).
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      «Who and Nice steal Plumpton Festival (says Richard Green)»
      Scorrere la pagina web per trovare la riproduzione fotografica dell'articolo citato.
    47. 1 2 Hanson, pp. 111-120.
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    • (EN) Martyn Hanson, Hang on to a Dream - The Story of The Nice (revised edition), Helter Skelter Publishing, 2012, ISBN 978-1-905792-61-0.
    • Philip Dodd (a cura di) e Genesis, Genesis - Revelations, De Agostini, 2007, ISBN 978-88-418-4164-8.

    Voci correlate

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    Altri progetti

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