The Nice

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The Nice
Nice 1970.JPG
The Nice ad Amburgo il 28 marzo 1970
Paese d'origineRegno Unito Regno Unito
GenereRock psichedelico
Rock progressivo
Periodo di attività musicale1967 – 1970
2002 – 2003
EtichettaImmediate
Charisma
Sanctuary
Album pubblicati10
Studio4
Live2
Raccolte4

The Nice (IPA: [ðə ˈnaɪs]) sono stati un gruppo musicale britannico di rock psichedelico e progressivo.[1]

Il tastierista Keith Emerson li fondò a Londra nel maggio 1967 come backing band della cantante di soul statunitense P. P. Arnold, ma anche in tale veste – fin dal loro debutto – si presentarono col proprio nome e avevano una parte dello spettacolo solo per sé.[2] Oltre a Emerson, la formazione inizialmente comprendeva: Keith "Lee" Jackson (basso, voce), David "Davy" O'List (chitarra, voce) e Ian Hague (batteria); dopo tre mesi, a Hague subentrò Brian Davison e quasi contestualmente la band si staccò dalla Arnold per intraprendere una carriera totalmente autonoma.[2] O'List invece fu allontanato l'anno seguente e da allora il gruppo proseguì come trio fino al marzo del 1970, quando Emerson lo sciolse per poi formare Emerson, Lake & Palmer.[2] Nel periodo anzidetto realizzarono tre album e produssero materiale per altri due – registrati per buona parte dal vivo – pubblicati poco dopo lo scioglimento ma considerati a tutti gli effetti parte della loro discografia ufficiale.[3]

Sciolti i Nice, Emerson conquistò immediatamente la fama internazionale mentre Davison e Jackson, dopo progetti musicali assai meno fortunati, abbandonarono entrambi la professione a metà degli anni settanta.[4][5][6] I tre si ritrovarono dopo oltre trent'anni (2002-2003) per un paio di tour celebrativi dal primo dei quali fu tratto un nuovo album dal vivo,[7] dopodiché non ebbero più occasione di riunirsi prima della malattia che avrebbe portato Davison alla morte nel 2008[8] sancendo di fatto anche la fine del gruppo, poi ulteriormente suggellata nel 2016 dal suicidio di Emerson.[9]

Malgrado una carriera effettiva relativamente breve e riscontri commerciali inferiori a molti artisti coevi, ebbero il tempo di conquistarsi una discreta reputazione sulla scena rock britannica di fine anni sessanta,[10] influenzando almeno in parte il sound di gruppi connazionali emersi nel decennio seguente come Yes[10] e Genesis[11] e preparando la strada all'affermazione dello stesso Emerson; di contro, la popolarità raggiunta in seguito dal tastierista ha indirettamente trainato la scoperta postuma dei Nice da parte di un pubblico più vasto e internazionale di quando erano in attività.[10]

Fra i loro tratti distintivi sin dagli esordi, la fusione di generi musicali diversi come beat, rock psichedelico e jazz, applicata sia a materiale originale che a cover, standard e riletture dalla musica classica;[1] in seguito sperimentarono anche brani direttamente concepiti per gruppo e orchestra con l'intento dichiarato di abbattere le barriere formali tra pop e musica colta; per queste ragioni la loro produzione è spesso indicata a posteriori come uno dei primi esempi di progressive rock, complice naturalmente anche il fatto che Emerson, principale artefice di tali contaminazioni stilistiche nei Nice, è divenuto poi caposcuola riconosciuto e figura preminente proprio di quel filone musicale.[1]

Storia del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

P. P. Arnold and the Nice (maggio-agosto 1967)[modifica | modifica wikitesto]

Keith Emerson

Nel 1967 la soul singer californiana P. P. Arnold a soli 21 anni divenne di colpo più popolare nel Regno Unito che in patria grazie alla sua versione del brano The First Cut Is the Deepest – scritto per lei da Cat Stevens e prodotto da Mick Jagger – che il 4 maggio debuttò nella classifica britannica dei 45 giri.[2][12] La ex Ikette aveva pertanto urgenza di reperire musicisti per tenere concerti nell'isola e a tal fine il suo autista a Londra le raccomandò una conoscenza di quando lavorava come roadie: il tastierista Keith Emerson.[2] Per coincidenza libero da ingaggi fissi in quel momento, Emerson s'impegnò con la Arnold a mettere insieme in tempo una band a patto che quest'ultima avesse metà spettacolo esclusivamente per sé, condizione che la cantante accettò volentieri poiché le risparmiava l'ulteriore onere di cercare un gruppo spalla.[2]

Emerson coinvolse perciò immediatamente Lee Jackson, bassista con cui divideva un appartamento a Londra e aveva già lavorato in precedenza, quindi tramite Andrew Loog Oldham – manager di P. P. Arnold e capo della Immediate Records per cui la cantante incideva – trovò Ian Hague, già batterista di Chris Farlowe, uno degli artisti di punta della casa discografica;[2] a suggerirgli Davy O'List fu infine l'amico giornalista Chris Welch del Melody Maker.[13] Approntato in fretta il repertorio, i quattro provarono insieme alla vocalist soltanto una volta prima di debuttare dal vivo con lei, a fine maggio.[14]

Il nome «The Nice» nacque per sbaglio lungo il tragitto per il primo concerto: la cantante citò infatti un monologo del comico americano Lord Buckley dal titolo: the Nazz («il Nazareno») e propose: P. P. Arnold and the Nazz ma, forse a causa del suo accento, i presenti – tutti inglesi – capirono Nice anziché Nazz e l'equivoco fu chiarito solo giorni dopo, quando la parola travisata aveva ormai preso piede anche nell'entourage del gruppo e figurava persino in cartellone per date future.[15] Emerson ha raccontato che in ogni caso quel nome non l'aveva mai convinto e che perciò all'epoca, se interpellato in merito, si divertiva spesso a inventarne storpiature beffarde e demenziali, tipo: B.B. Armpit and the Mice («B.B. Ascella e i Topolini»).[15]

Dato il poco margine di tempo per le prove, nella parte di concerto a loro riservata i Nice inserirono solo brani altrui: strumentali, come Billy's Bag di Billy Preston e il tema di Ennio Morricone dal film Per un pugno di dollari, oppure cover di canzoni come She Belongs to Me di Bob Dylan e A Day in the Life dei Beatles, uscita in quegli stessi giorni;[16] per queste ultime Jackson e O'List si spartirono il ruolo di voce solista, coadiuvati occasionalmente da Emerson ai cori.[16] Nella seconda metà dello spettacolo la band cambiava totalmente registro, limitandosi ad accompagnare la Arnold nel tipico repertorio di rhythm and blues e soul, con brani tipo Sweet Soul Music di Arthur Conley, Respect di Otis Redding e ovviamente il suo hit single del momento[17] che nel frattempo guadagnò il proprio piazzamento migliore nella Official Singles Chart, arrivando al 18º posto il 15 giugno.[12][18]

P. P. Arnold nel 1967
P. P. Arnold negli studi della NPO a Hilversum, Paesi Bassi, nel novembre 1967.

Benché a corto di materiale originale, nel loro segmento i quattro si distinsero da subito per lo stile eclettico e personale, frutto della fusione fra le singole esperienze (avevano tutti già frequentato più di un genere musicale) e ben presto cominciarono ad attirare l'attenzione di pubblico e critica come gruppo a sé stante, forti tra l'altro di uno show efficace anche sul piano dell'intrattenimento, in particolare per la consumata abilità scenica di Emerson e Jackson.[19] Decisiva in tal senso fu la data del 12 agosto a Windsor, in occasione del 7th National Jazz and Blues Festival; Oldham, evidentemente avendo già fiutato il potenziale della band, approfittò dell'inattesa defezione dei Pink Floyd[20] e ottenne che i Nice ne prendessero il posto, in uno spazio a parte allestito sotto una tenda; l'esibizione inoltre fu astutamente preceduta da piccoli fuochi d'artificio, rubando così la scena al palcoscenico centrale e attirando di colpo un folto pubblico tra cui Chris Welch il quale, pur non particolarmente colpito dal repertorio del gruppo, dalle pagine del Melody Maker ebbe a elogiarne l'abilità nel conquistarsi istantaneamente un seguito in quel frangente e con il passare del tempo sarebbe comunque divenuto un loro convinto sostenitore.[21]

Stando al racconto del roadie Barrington "Bazz" Ward, quando il giorno dopo la band accompagnò P. P. Arnold sul palco principale del festival, Ian Hague era alterato da qualche sostanza stupefacente e dopo il concerto ebbe anche un diverbio con un poliziotto, circostanza peraltro sempre smentita da Hague stesso.[22] Ad ogni modo la condotta del batterista – unita al dichiarato disinteresse per la direzione musicale che i Nice stavano prendendo – non era ben vista da Emerson il quale in capo a pochi giorni decise di cacciarlo dal gruppo, senza neanche consultare prima gli altri colleghi,[22] e di rimpiazzarlo con Brian Davison, proveniente dai Mark Leeman Five e da lui già interpellato una volta per coprire un'assenza temporanea di Hague, in quel caso senza successo; Davison aveva inoltre suonato occasionalmente con The Attack, band di freakbeat tra le cui file aveva già incrociato anche Davy O'List.[22]

Primo impegno della nuova formazione fu una seduta-fiume – senza interruzioni dal sabato fino al lunedì seguente – presso gli Olympic Studios a Barnes per registrare il primo album di P. P. Arnold, nuovamente con la produzione dell'amico Mick Jagger.[23] Il frontman degli Stones tuttavia, evidentemente poco convinto dalla prova di Davison, affidò le parti di batteria a Jon Hiseman (all'epoca turnista degli Olympic in pianta stabile), decisione che il nuovo arrivato nei Nice sul momento visse come un'umiliazione, pur ammettendo tempo dopo di non essere mai entrato in sintonia con il repertorio della cantante.[23] Ad ogni modo, quando l'album uscì l'anno seguente – col titolo The First Lady of Immediate – neppure gli altri riconobbero nulla di ciò che avevano suonato;[23] il disco infatti aveva subito altri rifacimenti in corso d'opera, tanto che sulla versione finale erano accreditati ben cinque produttori diversi, a seconda dei brani;[24] la copertina inoltre non riportava l'elenco dei musicisti,[24] il che a distanza di anni rese difficile anche ricostruire se nella "maratona" con Jagger i Nice avessero provato a incidere tutte e dodici le canzoni poi incluse nell'album o solo alcune, aspetto che nel frattempo era totalmente svanito anche dalla memoria dei diretti interessati.[23]

Brian Davison esordì con The Nice dal vivo il 28 agosto 1967 al Flamingo Club di Soho, in quello che fu anche l'ultimo loro concerto con P. P. Arnold:[25] subito dopo infatti la cantante dovette rientrare negli Stati Uniti per poche settimane in attesa di rinnovare il proprio visto d'ingresso e Oldham approfittò della sua assenza per offrire ai Nice un contratto discografico con la Immediate.[25] Anni dopo, la vocalist ironizzò sulla vicenda dicendo che in quella circostanza il manager le aveva «soffiato la band» ma aggiunse che i rapporti con gli altri rimasero ottimi anche dopo il distacco professionale e che comunque ai suoi occhi il gruppo era sempre stato un'entità indipendente, fin dall'inizio.[26]

Verso il primo album (settembre-dicembre 1967)[modifica | modifica wikitesto]

I Nice debuttarono da soli al Big C Club di Farnborough il 1º settembre[27] e, oltre ad assicurarsi subito una residency settimanale presso il Marquee Club di Londra, in ottobre erano già in tournée per tutta l'Europa con altri artisti della Immediate tra cui la stessa P. P. Arnold, nel frattempo trasferitasi a Londra definitivamente e ovviamente affiancata da una nuova band.[28] Un concerto in particolare che i quattro tennero a Stoccolma fu registrato dalla radio pubblica svedese e molti anni più tardi vide la luce su un CD dal titolo: The Swedish Radio Sessions (2001) il quale perciò costituisce verosimilmente il più vecchio documento sonoro dei Nice come gruppo a sé stante (se non il loro primo in assoluto, dato che di tutto il periodo precedente – in oltre cinquant'anni – non è mai emerso alcunché).[28] Subito dopo il tour europeo, i quattro incisero dal vivo alcuni brani per il programma Top Gear di BBC Radio 1: fu la prima di una lunga serie di loro partecipazioni alla trasmissione radiofonica condotta da John Peel; nel 2002 alcune di queste performance – recuperate per lo più da fonti amatoriali e perciò spesso incomplete – furono raccolte assieme sull'album BBC Sessions.[29]

Dal 14 novembre al 5 dicembre la band prese parte a un'altra tournée collettiva – stavolta del solo Regno Unito – capitanata da The Jimi Hendrix Experience e comprendente anche Pink Floyd, The Move, Amen Corner, Eire Apparent e The Outer Limits.[30] Per uno solo di questi concerti, i Pink Floyd reclutarono al volo Davy O'List al posto dell'allora chitarrista e frontman Syd Barrett il quale, a causa dell'incipiente instabilità mentale, quel giorno si era reso irreperibile.[31] Lee Jackson racconta che praticamente nessuno fra il pubblico si accorse dello scambio in quanto fra i due c'era una vaga somiglianza fisica e il chitarrista dei Nice fu anche fatto vestire come il suo omologo; i Pink Floyd inoltre si esibivano in penombra e nel segmento a loro disposizione suonavano solo il brano strumentale Interstellar Overdrive che O'List aveva già avuto modo di orecchiare nei giorni precedenti e non ebbe perciò difficoltà a eseguire, per giunta imitando in modo convincente anche lo stile chitarristico di Barrett.[32]

Uno dei roadie di Jimi Hendrix in quella tournée era Ian "Lemmy" Kilmister, divenuto in seguito celebre come leader dei Motörhead: questi vide che una delle trovate ad effetto di Emerson sul palco era conficcare coltelli fra i tasti dell'organo Hammond in modo da tenerli abbassati e ottenere note fisse che poi alterava in altezza tramite l'interruttore d'alimentazione, imitando così il fischio di una locomotiva a vapore assieme ad altri rumori che produceva sballottando l'organo stesso o trascinandolo per il palcoscenico;[33] appassionato collezionista di anticaglie del nazismo, Lemmy regalò a Emerson un pugnale della gioventù hitleriana dicendogli: «Tieni: se devi usare un coltello, che almeno sia uno vero!» e il tastierista avrebbe effettivamente impiegato quel macabro cimelio per diverso tempo – fino ai primi anni con ELP – nel suddetto numero di scena che, nato in questo periodo, l'avrebbe accompagnato con poche variazioni per quasi tutta la carriera.[33]

Nello stesso periodo, tra una data e l'altra del tour – ma a volte anche il giorno stesso di un concerto, attaccando a tarda sera e lavorando fino all'alba[34] – i quattro trovarono il tempo di incidere un intero long playing, da loro stessi prodotto con la supervisione tecnica di Glyn Johns, nuovamente agli Olympic Studios.[34] L'album The Thoughts of Emerlist Davjack, preceduto a fine anno dal singolo omonimo, sarebbe uscito il 1º marzo 1968 e fondeva rock, jazz, beat e psichedelia con richiami anche alla musica classica, ad esempio in Rondo – versione di oltre otto minuti del brano jazz Blue Rondo à la Turk (1959) del Dave Brubeck Quartet – nella cui sezione centrale improvvisata Emerson cita la Toccata e fuga in Re minore (BWV 565) di Johann Sebastian Bach.[34]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: The Thoughts of Emerlist Davjack.

1968 – Da America alla formazione a tre[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 1968 i Nice si recarono per la prima volta negli Stati Uniti, grazie a un accordo tra Oldham e la CBS che, in cambio, inviò Blood, Sweat & Tears nel Regno Unito;[35] giunti a Hollywood dopo alcune date a New York, i quattro visitarono il locale Whisky a Go Go, dove si sarebbero esibiti più volte nei giorni a venire; qui Davy O'List fu visto in compagnia di David Crosby, noto fra l'altro nell'ambiente per il malvezzo dello spiking, ossia correggere di soppiatto le bevande altrui con LSD, cosa che con ogni probabilità fece anche quella sera con il chitarrista dei Nice: stando infatti a varie testimonianze del gruppo e della cerchia di collaboratori, l'episodio segnò per O'List l'inizio di un evidente – e purtroppo permanente – squilibrio psichico, destinato nell'arco di qualche mese a compromettere la sua stessa permanenza nella band.[35]

Al rientro dall'America, i Nice vollero separare casa discografica e management: per quest'ultimo perciò sostituirono Oldham con l'ex giornalista Tony Stratton-Smith, più tardi noto per aver fondato e diretto la Charisma Records.[36] In aprile incisero una rilettura strumentale della canzone America dal musical West Side Story di Leonard Bernstein, che pubblicarono soltanto come singolo, tra l'altro l'unico nell'intera loro carriera a entrare in classifica in patria.[37] Il 26 giugno eseguirono il brano dal vivo alla Royal Albert Hall di Londra in occasione di un evento benefico promosso dal Defence and Aid Fund for Southern Africa al quale intervennero anche artisti statunitensi vicini al movimento anti-apartheid, tra cui Marlon Brando.[38] Senza preavvisare gli organizzatori, al culmine dell'esibizione Emerson tracciò con vernice spray una bandiera statunitense stilizzata su una tela posta al centro del palco, alla quale poi tentò di dare fuoco in segno di protesta contro l'intervento americano nella guerra del Vietnam.[39] La bravata, che il pubblico formale dell'occasione accolse con gelido imbarazzo, costò al gruppo un bando a vita dal teatro londinese e, per quasi nove mesi, anche il mancato rilascio di visti d'ingresso negli Stati Uniti per il sospetto di propaganda antiamericana.[39] Lo stesso Bernstein, pur dichiarando pubblicamente di non avere mai sentito nominare i Nice, per diverso tempo si oppose di fatto alla distribuzione del loro singolo nel suo Paese, ritenendo che avessero malevolmente stravolto il senso del suo brano.[39]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: America (2nd Amendment).
David "Davy" O'List.

Intanto i rapporti tra O'List e il resto del gruppo si andavano deteriorando di pari passo con la sua salute mentale, che lo rendeva ormai inaffidabile al punto di rischiare di non presentarsi ai concerti oppure suonare a volume assordante senza motivo, rompere spesso le corde della chitarra per troppa veemenza, sbagliare le parti e, fuori dal palco, manifestare segni di paranoia.[40] La crisi degenerò in modo irreparabile il 29 settembre alle Farfield Halls di Croydon: in pieno concerto, il chitarrista sferrò un pugno in faccia al roadie "Bazz" Ward, accorso poco prima sul palco a risolvere un problema alla batteria, e più tardi motivò l'aggressione sostenendo che "Bazz" e Brian Davison stavano tramando contro di lui.[40]

L'indomani gli altri ragionarono sull'accaduto e convennero che il problema non era più gestibile.[41] O'List suonò per l'ultima volta coi Nice a Bournemouth, due giorni dopo; a fine concerto Stratton-Smith lo licenziò di fronte ai tre colleghi i quali avevano espressamente insistito con il manager per essere tutti presenti, a rimarcare così il loro appoggio unanime alla decisione.[41]

Anni dopo il chitarrista, invero non nuovo a ricostruzioni fantasiose della sua carriera, in rare interviste riportò i fatti in modo difforme da tutti gli altri diretti interessati, negando l'uso di droghe all'epoca e motivando la sua uscita dal gruppo come una decisione autonoma, conseguita – sempre stando alla sua versione – a una lotta interna per la leadership in cui egli sarebbe finito in minoranza per l'intromissione di Stratton-Smith a vantaggio di Emerson.[42]

Seguirono audizioni per un sostituto (vi passò anche Steve Howe, futuro chitarrista degli Yes, che tuttavia preferì restare fedele al suo gruppo di allora, Bodast) ed Emerson nel frattempo tentò di eseguire egli stesso alcune parti di chitarra dal vivo, salvo desistere dopo un solo concerto; infine i tre decisero di riorganizzarsi stabilmente in un trio tastiere-basso-batteria e in tale formazione, sempre in ottobre, incisero nuovo materiale presso gli studi Pye e Wessex di Londra, includendovi sporadici interventi per orchestra e affidando a un turnista le poche parti di chitarra ritmica ancora indispensabili, tutte già ideate in precedenza da O'List.[43]

Il risultato, pubblicato a novembre del 1968, fu l'album Ars Longa Vita Brevis, per metà costituito dall'omonima suite, già collaudata quasi interamente dal vivo e arricchita in studio da un tema tratto dal primo movimento del Concerto brandeburghese n. 3 di Bach.[44] La rivisitazione dichiarata – non già il semplice accenno o citazione – di brani classici, rappresentata sull'album anche dalla versione rock dell'Intermezzo dalla Karelia Suite di Jean Sibelius, da questo momento in poi avrebbe caratterizzato il repertorio dei Nice in modo più significativo, specie in concerto.[45]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Ars Longa Vita Brevis.

1969-70 – l'album Nice, scioglimento e dischi postumi[modifica | modifica wikitesto]

Con l'incidente della Royal Albert Hall ormai alle spalle, nel marzo 1969 il gruppo fu finalmente riammesso negli Stati Uniti dove rimase per circa tre mesi, registrando anche alcune serate in vista di una possibile pubblicazione.[46] La frenetica attività dal vivo proseguì in Europa: il 10 agosto, in occasione del 9th National Jazz and Blues Festival svoltosi a Plumpton nel Sussex, il trio si esibì assieme a un'orchestra di quarantatré elementi diretta da Joseph Eger, più la London Scottish Pipe Band alle cornamuse; il concerto non passò inosservato e sul numero successivo del Melody Maker Richard Green titolò: «Who e Nice si prendono il festival di Plumpton».[47][48]

Nello stesso periodo, sempre sfruttando i rari momenti liberi fra un concerto e l'altro, i tre incisero presso i Trident Studios di Londra quattro nuovi brani – di cui uno soltanto totalmente inedito e al contempo anche originale: For Example – che divennero metà del loro terzo album, mentre per il lato B ne scelsero altri due registrati dal vivo in aprile al Fillmore East di New York ed entrambi ripescati dal repertorio di cover e standard degli inizi: She Belongs to Me di Dylan e una nuova versione di Rondo che per l'occasione divenne: Rondo '69.[49] Il lavoro, intitolato semplicemente: Nice ma per ragioni di distribuzione uscito negli Stati Uniti anche col titolo: Everything as Nice as Mother Makes It, vide la luce a settembre del 1969 e fu il primo album del gruppo a entrare nella Official Albums Chart britannica, arrivando fino al terzo posto, nonché l'ultimo pubblicato con la band ancora in attività.[49]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Nice (The Nice).

Nell'ottobre 1969 il direttore del Newcastle Arts Festival commissionò a The Nice un brano sinfonico ispirato a Newcastle upon Tyne, città natale di Jackson; Emerson ne scrisse in gran fretta[50] la musica facendosi aiutare da Joseph Eger per l'orchestrazione e Jackson curò i testi, che dedicò ai cinque ponti sul fiume Tyne e allo stadio di calcio di St. James's Park; l'opera, dal titolo The Five Bridges Suite, fu eseguita in prima assoluta il 10 ottobre alla City Hall di Newcastle dal solo trio e, la settimana seguente, in forma completa alle Fairfield Halls di Croydon con l'orchestra "Sinfonia of London" – diretta dallo stesso Eger – e un sestetto di fiatisti jazz;[51] questo concerto, comprendente anche altri brani arrangiati per gruppo e orchestra, venne integralmente registrato e buona parte di esso avrebbe visto la luce, otto mesi dopo, sull'album postumo Five Bridges.[50]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Five Bridges.

Nello stesso periodo Emerson confidò a Stratton-Smith che per lui i Nice erano già «vissuti ben oltre la loro utilità» e che egli aspirava ad un ambiente musicale più versatile nel quale realizzare le proprie idee e ambizioni artistiche;[52] il tastierista fra l'altro era insoddisfatto del rendimento di Jackson – specialmente alla voce – e si era messo perciò segretamente in cerca di un altro bassista cantante: a tal fine aveva già interpellato invano Chris Squire e Jack Bruce quando il manager suggerì Greg Lake, che con i King Crimson aprì il concerto di Five Bridges a Croydon; tuttavia non è chiaro se i contatti in tal senso fra i due iniziarono già allora.[52] Ad ogni modo le loro strade si incrociarono di nuovo il 12 dicembre, durante l'ultima tournée americana dei Nice, allorché i rispettivi gruppi condivisero il palco del Fillmore West a San Francisco: "Strat" combinò un incontro riservato la sera stessa ed Emerson poté così offrire il posto all'allora frontman dei King Crimson; poiché questi ultimi, per combinazione, erano vicini allo scioglimento a causa dell'abbandono di Mike Giles e Ian McDonald, Lake si lasciò aperta la possibilità e promise al leader dei Nice una risposta definitiva a stretto giro.[53]

È molto probabile che i piani inziali prevedessero la permanenza nel gruppo di Brian Davison: il batterista infatti avrebbe appreso dell'imminente fine dei Nice solo a febbraio del 1970 – un mese dopo Lee Jackson – e anni dopo rivelò di aver anch'egli incontrato Greg Lake all'epoca e di aver capito da subito che non ne avrebbe tollerato l'atteggiamento «da superstar».[54] Lake, dal canto suo, ha riportato che pose la condizione di non essere soltanto il rimpiazzo di Jackson ma che si desse vita a un progetto nuovo, sia nel repertorio che – aspetto per lui ben più importante – nella parità decisionale (che in ELP poi effettivamente ottenne);[55] sul piano artistico il suo ingresso avrebbe perciò implicato una ripartenza quasi da zero che evidentemente Davison, visto il livello già raggiunto dalla band, non era disposto ad accettare remissivamente.[54]

Alla luce di quanto sopra, i Nice avevano i mesi contati; al tutto si aggiunse, con l'arrivo del 1970, la liquidazione per fallimento della Immediate Records: i tre, interpellati singolamente negli anni seguenti, dichiararono tutti di non aver mai percepito da Andrew Loog Oldham le royalty dovute loro per i dischi incisi con l'etichetta (circostanza confermata in più occasioni anche da O'List) e che, anche nel periodo di effettiva attività, l'unica loro entrata economica derivò dal tenere concerti a un ritmo frenetico e praticamente senza sosta per tre anni di seguito, salvo – come già detto – il poco tempo trascorso in sala d'incisione o negli studi radiofonici.[56]

Dopo un'ultima serie di date a Roma, Parigi, Bruxelles e nel Regno Unito, il trio esaurì i propri impegni in Germania, intervenendo a due festival svoltisi ad Amburgo e Berlino rispettivamente il 28 e 30 marzo, dopodiché si sciolse di fatto, ma la notizia fu taciuta alla stampa per alcuni mesi;[57] intanto, la neonata Charisma Records di Stratton-Smith acquisì le registrazioni ancora inedite dalle quali trasse il già citato live Five Bridges (record di vendite per un disco dei Nice a ridosso della sua pubblicazione, con il 2º posto in classifica raggiunto a luglio del 1970[58]) e l'anno dopo anche l'album Elegy, composto da quattro sole lunghe tracce – due in studio, due dal vivo – tra cui una nuova versione estesa di America della durata di oltre 10 minuti.[59] Entrambi i dischi furono fra l'altro cruciali per consolidare l'etichetta di "Strat" nel biennio 1970-71, poiché nella classifica britannica si piazzarono molto meglio – ad esempio – dei primi album dei Genesis, nel lungo periodo capifila indiscussi della Charisma ma affermatisi di fatto solo qualche anno più tardi, sia in patria che all'estero.[58][60]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Elegy (Nice).

Il dopo-Nice e la reunion del 2002-2003[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 1970 Emerson e Lake conobbero Carl Palmer con cui diedero vita al trio Emerson, Lake & Palmer: fin dal loro secondo concerto in assoluto al festival dell'isola di Wight il 29 agosto, i tre balzarono alla ribalta internazionale e mantennero il proprio successo per gran parte degli anni settanta, oltre a riunirsi varie volte nei decenni seguenti.[61] Davison e Jackson intanto fondarono rispettivamente i gruppi Every Which Way e Jackson Heights, entrambi con modesta fortuna sul piano commerciale,[4] per poi trovarsi di nuovo insieme nei Refugee (1973) con il tastierista Patrick Moraz il quale però, dopo otto mesi e un solo album, andò a rimpiazzare temporaneamente Rick Wakeman negli Yes – allora già ampiamente affermati – sancendo così la fine della collaborazione con i due ex-Nice.[4] Questi ultimi, ormai disillusi per i ripetuti insuccessi, di lì a poco abbandonarono entrambi lo show business: Davison, dopo una breve militanza nei Gong[62] e un successivo lungo periodo segnato dall'alcolismo, si dedicò all'insegnamento della musica presso un college a Bideford[5] mentre Jackson per circa vent'anni visse a Los Angeles dopodiché, al rientro in Europa nel 1994, si stabilì a Northampton dove fra l'altro iniziò a collaborare stabilmente con un complesso di New Orleans jazz semi-professionale d'ispirazione cristiana.[6]

Per oltre trent'anni, dei Nice si parlò esclusivamente al passato.[7] Nel 2002, per il trentacinquennale, i tre tennero a sorpresa quattro soli concerti nel Regno Unito, dal 2 al 6 ottobre: la prima metà dello show era riservata a loro, mentre nella seconda parte Emerson eseguiva brani del repertorio suo e di ELP con la "Keith Emerson Band".[63] Dall'esibizione del 4 ottobre alla Royal Concert Hall di Glasgow fu tratto il CD Vivacitas, pubblicato nel 2003 e promosso subito dopo con una nuova tournée, stavolta in dieci date, che manteneva la formula del doppio spettacolo già collaudata l'anno precedente.[64] La chiusura di questo secondo tour, il 23 ottobre 2003 al Colosseum di Watford, divenne per il trio l'ultima apparizione dal vivo in assoluto:[64] prima infatti che l'agenda di Emerson consentisse nuove reunion, Davison si ammalò di un tumore che l'avrebbe portato alla morte nell'aprile 2008, all'età di 65 anni,[8] ed Emerson stesso si sarebbe suicidato a marzo del 2016, ponendo indirettamente fine – stavolta per sempre – anche alla storia dei Nice.[9]

Stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

I Nice si collocano nella scena musicale inglese di fine anni sessanta del XX secolo. La formazione musicale e il virtuosismo del tastierista Keith Emerson conferirono al gruppo – specie dopo l'uscita del chitarrista Davy O'List – un sound in cui l'organo Hammond sostituiva la chitarra come strumento preminente, senza per questo perdere l'aggressività tipica del rock.[65] Tutti i membri del gruppo inoltre, grazie all'esperienza pregressa in formazioni di vari generi musicali, contribuirono a creare uno stile che fondeva con originalità rock, musica classica, psichedelia, jazz e blues e che in seguito sarebbe stato indicato come uno dei primi esempi di progressive rock britannico, analogamente ai coevi Procol Harum e The Moody Blues.[66][67]

Emerson avrebbe riproposto la formula del trio incentrato sulle tastiere in Emerson, Lake & Palmer e analoga strada avrebbero tentato, sebbene con minor successo sul piano commerciale, anche Davison e Jackson con Patrick Moraz nei Refugee.[4]

Altro elemento tipico del repertorio del gruppo fu la rivisitazione di brani di autori classici come Bach, Sibelius e Dvořák o contemporanei come Leonard Bernstein, arricchiti da variazioni o improvvisazioni in stile jazz e blues psichedelico.[68] Analoga contaminazione avvenne anche su cover di cantautori come Tim Hardin e Bob Dylan,[67] ad esempio nel brano di Hardin Hang On to a Dream che nella versione dal vivo inclusa nell'album Elegy contiene una citazione in chiave jazz dell'aria Summertime dall'opera Porgy and Bess di George Gershwin, oppure in Country Pie di Dylan che la band, sull'album Five Bridges, fonde in un mash-up al tema iniziale del Concerto brandeburghese n.6 di Bach.[50]

Nelle due suite originali Ars Longa Vita Brevis (1968) e The Five Bridges Suite (1969), entrambe della durata di un'intera facciata di LP, Emerson sperimentò per la prima volta un'integrazione più completa fra musica sinfonica, jazz e rock non limitandosi a impiegare arrangiamenti orchestrali – prassi già consolidata nella musica leggera – ma scrivendo direttamente vere e proprie partiture per gruppo e orchestra,[10] approccio che avrebbe poi recuperato soltanto nel 1976-77 in ELP ma con tempi e budget sensibilmente più ampi.[69]

Il ricorso costante a brani altrui, in misura tale che nessun album dei Nice contiene esclusivamente pezzi originali, derivò anche dall'oggettiva carenza di tempo per scrivere materiale (compito, per quanto riguardava la musica, affidato quasi esclusivamente a Emerson): il gruppo svolse infatti un'attività dal vivo quasi incessante alla quale, per scelta o necessità, diede netta precedenza rispetto alla composizione e alla registrazione, quest'ultima spesso relegata ai ritagli di tempo tra una data e l'altra, quando non effettuata direttamente dal vivo in concerto, come in metà degli album Nice e Elegy e nella quasi totalità di Five Bridges.[10]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Ultima
Membri precedenti

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album in studio

* Per metà registrati dal vivo.

Album dal vivo

** A nome: Keith Emerson and The Nice.

Raccolte e live postumi***

*** Solo album con titoli inediti o versioni di brani editi non pubblicate in precedenza.

Singoli (Regno Unito)

  • 1968 – The Thoughts of Emerlist Davjack / Azrial (Angel of Death)
  • 1968 – America (2nd Amendment) / The Diamond–Hard Blue Apples of the Moon
  • 1968 – Brandenburger / Happy Freuds
  • 1969 – Hang on to a Dream / Diary of an Empty Day

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Hanson, IV di copertina.
  2. ^ a b c d e f g Hanson, p. 36.
  3. ^ Hanson, p. 263.
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    «Who and Nice steal Plumpton Festival»
    Scorrere la pagina web per trovare la riproduzione fotografica dell'articolo citato.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Martyn Hanson, Hang on to a Dream - The Story of The Nice (revised edition), Helter Skelter Publishing, 2012, ISBN 978-1-905792-61-0.
  • Philip Dodd (a cura di) e Genesis, Genesis - Revelations, De Agostini, 2007, ISBN 978-88-418-4164-8.

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