The Nice

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The Nice
Nice 1970.JPG
The Nice ad Amburgo il 28 marzo 1970
Paese d'origineRegno Unito Regno Unito
GenereArt rock
Rock progressivo
Periodo di attività musicale1967 – 1970
2002 – 2003
EtichettaImmediate
Charisma
Sanctuary
Album pubblicati10
Studio4
Live2
Raccolte4

The Nice (IPA: [ðə ˈnaɪs]) sono stati un gruppo musicale britannico.

Il tastierista Keith Emerson li fondò nel 1967 per accompagnare dal vivo la soul singer statunitense P. P. Arnold e all'epoca, oltre a lui, la formazione comprendeva Keith "Lee" Jackson (basso e voce), David "Davy" O'List (chitarra e voce) e Ian Hague (batteria).[1] A quest'ultimo dopo pochi mesi subentrò Brian "Blinky" Davison e quasi in contemporanea il gruppo si sganciò dalla cantante iniziando la carriera autonoma.[1] Nell'ottobre del 1968 O'List fu allontanato e gli altri proseguirono come trio fino al marzo 1970, quando Emerson sciolse la band.[1]

Nel suddetto periodo pubblicarono tre LP e alcuni 45 giri; altri due album (Five Bridges e Elegy), per buona parte registrati dal vivo in concerto, uscirono poco dopo lo scioglimento, rispettivamente nel 1970 e nel 1971,[2] ma sono considerati a tutti gli effetti parte della discografia ufficiale, oltre ad essere i più premiati dalle vendite all'epoca della loro pubblicazione.[3][4]

Emerson nel giugno 1970 formò il trio Emerson, Lake & Palmer che raggiunse immediatamente la fama internazionale[5] mentre Davison e Jackson, dopo progetti non altrettanto fortunati, abbandonarono entrambi la professione a metà degli anni settanta.[6][7] Un trentennio più tardi (2002-2003) i tre si riunirono occasionalmente per due brevi tournée del Regno Unito, dalla prima delle quali fu tratto un nuovo album dal vivo.[8]

Malgrado una carriera di per sé relativamente breve e avara di successi commerciali, ebbero il tempo di guadagnarsi una buona reputazione nella scena musicale britannica di fine anni sessanta,[9] influenzando almeno in parte gruppi connazionali emersi nel decennio seguente come Yes[9] e Genesis[10] e preparando la strada all'affermazione dello stesso Emerson con ELP; d'altro canto, la notorietà poi raggiunta dal tastierista ha favorito negli anni la scoperta postuma della produzione dei Nice da parte di un pubblico assai più vasto di quando erano in attività.[9]

Uno dei tratti distintivi del loro stile era la fusione di generi musicali diversi come beat, rock psichedelico, jazz e blues, operata sia su materiale originale che su cover, standard jazz e riletture dalla musica classica;[11] col tempo produssero anche brani concepiti direttamente per gruppo e orchestra, con l'intento dichiarato di abbattere le barriere ideali tra musica leggera e musica colta; per queste ragioni il loro repertorio è spesso indicato a posteriori come uno dei primi esempi di progressive rock, complice naturalmente anche il fatto che Emerson – principale artefice di tale contaminazione – divenne poi caposcuola riconosciuto e figura preminente proprio di quel filone musicale.[11]

Storia del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

1967 – Dalle origini al debutto discografico[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 1967, la cantante statunitense P. P. Arnold divenne di colpo più popolare nel Regno Unito che in patria, entrando in classifica con un 45 giri scritto per lei da Cat Stevens e prodotto da Mick Jagger: The First Cut Is the Deepest.[12] Le rimanevano solo quattro giorni di tempo per trovare una band che l'accompagnasse in tournée, quando il suo autista – un ex roadie di nome Mickey O. – le consigliò di rivolgersi al tastierista Keith Emerson.[1] Questi, per coincidenza libero da ingaggi fissi,[1] s'impegnò a reperirle in tempo i musicisti a patto che il gruppo che andava a formare avesse metà spettacolo esclusivamente per sé e la ex Ikette acconsentì volentieri, poiché in tal modo avrebbe risolto anche il problema di trovare un gruppo spalla.[1]

Emerson perciò coinvolse subito Lee Jackson, col quale divideva un appartamento a Londra e aveva già suonato in precedenza, quindi tramite Andrew Loog Oldham – manager di P. P. Arnold e capo della Immediate per cui la cantante incideva – reclutò Ian Hague, già batterista di Chris Farlowe;[1] infine Chris Welch del settimanale Melody Maker gli suggerì il chitarrista Davy O'List.[13] I quattro prepararono in gran fretta il repertorio presso il White Hart Inn di Acton e provarono una sola volta assieme a P. P. Arnold prima di partire con lei in tournée, a fine maggio.[14]

Il nome del gruppo nacque per caso lungo il tragitto per il primo concerto: la cantante, citando il comico Lord Richard Buckley che in un monologo chiamava Gesù «The Nazz» («il Nazareno»), propose: P. P. Arnold and the Nazz ma gli altri, a causa del suo accento californiano e del fatto che il termine Nazz era noto soltanto negli Stati Uniti, capirono: «nice» e l'equivoco fu chiarito solo alcuni giorni dopo, quando il nome frainteso aveva preso piede nell'entourage del gruppo e figurava già in cartellone per date future.[15] Emerson anni dopo raccontò che quel nome non l'aveva mai del tutto convinto e che all'epoca, a chi lo interpellasse in merito, spesso per scherzo rispondeva storpiandolo in modi canzonatori come: B.B. Armpit and the Mice («B.B. Ascella e i Topolini»).[15]

Complici anche i tempi stretti per le prove, nella metà del concerto a loro riservata i Nice inserirono solo interpretazioni di musica altrui, ad esempio il tema di Ennio Morricone dal film Per un pugno di dollari e cover come She Belongs to Me di Bob Dylan, Billy's Bag di Billy Preston e A Day in the Life dei Beatles, dall'album Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band uscito proprio in quei giorni.[16] Jackson e O'List si spartirono il ruolo di cantanti solisti, con l'apporto occasionale di Emerson ai cori.[16] Nella seconda parte dello spettacolo il gruppo cambiava radicalmente stile accompagnando P. P. Arnold nel suo tipico repertorio di rhythm and blues e soul, con brani come Respect di Otis Redding, rilanciato appena due mesi prima da Aretha Franklin, Sweet Soul Music di Arthur Conley e ovviamente la hit del momento The First Cut Is the Deepest che nel frattempo (21 giugno 1967) ottenne il suo miglior piazzamento in classifica, arrivando alla 18ª posizione.[12][17]

P. P. Arnold nel 1967
P. P. Arnold nel 1967

Col passare del tempo, i quattro allungarono la loro scaletta e cominciarono ad attirare l'attenzione di pubblico e critica come gruppo a sé; decisiva in tal senso fu la data del 13 agosto a Windsor in occasione del "7th National Jazz and Blues Festival":[18] Oldham, avendo evidentemente già fiutato il loro potenziale, fece in modo che i Nice eseguissero il loro set di apertura su un palcoscenico a parte, allestito in un tendone; l'esibizione, preceduta da fuochi d'artificio, rubò la scena al palco centrale attirando nella tenda un folto pubblico tra cui Chris Welch, il quale ne scrisse poi sul Melody Maker e di lì a poco sarebbe divenuto un convinto sostenitore del gruppo.[19]

Secondo il racconto del roadie Barrington "Bazz" Ward, la serata di Windsor fu segnata anche dal fatto che, quando più tardi la band suonò con P. P. Arnold sul palcoscenico principale, Ian Hague era chiaramente sotto l'effetto di qualche sostanza stupefacente e, subito dopo il concerto, ebbe anche un alterco con un poliziotto: tale condotta non era vista di buon occhio dai colleghi e – complice anche lo scarso interesse dichiarato dal batterista per la direzione musicale che il gruppo stava prendendo – Emerson, senza neppure consultarsi con gli altri, in capo a pochi giorni lo cacciò.[20] Per il rimpiazzo, fu di nuovo Chris Welch a venirgli in aiuto raccomandandogli Brian Davison, proveniente dai disciolti Mark Leeman Five.[20]

Il primo impegno della nuova formazione fu registrare in studio tre brani, di nuovo prodotti da Mick Jagger, per il primo album di P. P. Arnold: The First Lady of Immediate; tuttavia il frontman degli Stones, evidentemente non del tutto convinto dalla prova di Davison, decise di affidare le parti definitive di batteria all'allora turnista Jon Hiseman, evenienza che il nuovo arrivato nei Nice sul momento visse come un'umiliazione, pur riconoscendo in seguito di non esser mai riuscito a entrare in sintonia con il repertorio della soul singer.[21] Peraltro, quando l'album uscì sul mercato, neppure gli altri vi riconobbero nulla di ciò che avevano suonato e in ogni caso le note di copertina non riportavano alcun elenco dei musicisti.[21]

L'ultimo concerto di P. P. Arnold and The Nice – l'unico con Davison alla batteria – si tenne il 28 agosto 1967 al Flamingo Club di Soho: subito dopo infatti la cantante rientrò per poche settimane negli Stati Uniti poiché il suo visto d'ingresso era scaduto e Oldham approfittò della sua assenza per offrire a The Nice un contratto discografico con la Immediate come gruppo a sé stante.[22] Molti anni più tardi, la vocalist ironizzò sulla vicenda dicendo che in quel frangente il manager le aveva «soffiato la band» ma aggiunse che anche dopo la "separazione" i rapporti con gli altri rimasero ottimi e che ai suoi occhi i Nice erano sempre stati un'entità indipendente, fin dal primo momento.[23]

I quattro debuttarono come headliner il 1º settembre 1967 al Big C Club di Farnborough[24] e, oltre ad assicurarsi immediatamente una residency settimanale presso lo storico Marquee Club di Londra, in ottobre erano già in tournée per tutta Europa assieme ad altri artisti della Immediate, tra cui la stessa Arnold;[25] uno dei concerti di questo periodo fu registrato dalla radio svedese e molti anni più tardi uscì su un CD dal titolo: The Swedish Radio Sessions (2001) il quale, cronologicamente, costituisce il primo documento sonoro ufficiale dei Nice come band autonoma.[25]

Dal 14 novembre al 5 dicembre il gruppo prese parte a un'altra tournée collettiva – stavolta del solo Regno Unito – capitanata da Jimi Hendrix e comprendente anche Pink Floyd, The Move, Amen Corner, Eire Apparent e The Outer Limits.[26] Una sera i Pink Floyd reclutarono al volo Davy O'List in sostituzione del loro chitarrista cantante Syd Barrett il quale, a causa dell'incipiente instabilità mentale, si era reso irreperibile all'ultimo momento:[27] Lee Jackson raccontò che praticamente nessuno fra il pubblico si accorse della sostituzione, in quanto il chitarrista dei Nice fu fatto vestire come Barrett (cui peraltro somigliava anche vagamente), i Pink Floyd si esibivano in penombra e nel tempo a loro disposizione eseguivano solo brani strumentali, per lo più improvvisati.[28]

Uno dei roadie di Hendrix all'epoca era Ian "Lemmy" Kilmister, divenuto in seguito noto come leader dei Motörhead: questi vide che Emerson, come trovata ad effetto durante i concerti, era solito conficcare coltelli fra i tasti dell'organo Hammond per tenerli abbassati e produrre note continue che poi alterava in altezza agendo sull'interruttore d'alimentazione o sfruttava per imitare esplosioni e altri rumori, come il fischio e lo sbuffo di una locomotiva a vapore, scuotendo lo strumento o trascinandolo per il palco; collezionista di anticaglie del nazismo, Lemmy donò a Emerson un pugnale della gioventù hitleriana dicendogli: «Ecco qua: se devi usare un coltello, che sia almeno uno vero»[29] e il tastierista l'avrebbe effettivamente utilizzato per diversi anni a venire – anche con ELP – in quello che divenne uno dei suo numeri di scena più celebri.[29]

Fra una data e l'altra della tournée – talvolta persino subito dopo i concerti, cominciando a tarda notte e lavorando fino all'alba[30] – i Nice trovarono il tempo di registrare il loro primo album presso gli Olympic Studios di Barnes, a Londra, coadiuvati da Glyn Johns come ingegnere del suono:[30] The Thoughts of Emerlist Davjack, preceduto dal singolo omonimo, sarebbe uscito il 1º marzo 1968 e fondeva rock, jazz, beat, psichedelia e musica classica, come ad esempio nel brano Rondo, rilettura di oltre otto minuti del brano jazz Blue Rondo à la Turk (1959) del Dave Brubeck Quartet, in cui Emerson inserì una citazione dalla Toccata e fuga in Re minore di Bach.[30]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: The Thoughts of Emerlist Davjack.

1968 – Da America alla formazione a tre[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio del 1968 il gruppo intraprese la prima tournée negli Stati Uniti, grazie a un accordo tra Oldham e la CBS la quale, in cambio, inviò Blood, Sweat & Tears nel Regno Unito; giunti a Hollywood dopo alcune date a New York, i quattro visitarono il locale Whisky a Go Go dove avrebbero suonato più volte nei giorni seguenti; qui Davy O'List fu visto in compagnia di David Crosby, noto fra l'altro nell'ambiente per la pratica dello spiking, ossia il malvezzo di "correggere" con LSD le bevande di altri a loro insaputa, cosa che con ogni probabilità fece anche quella sera con il chitarrista dei Nice: stando infatti a varie testimonianze delle persone a lui vicine, l'episodio segnò per O'List l'inizio di un'evidente – e purtroppo permanente – fragilità psichica, destinata nell'arco di pochi mesi a minare il suo stesso ruolo nel gruppo.[31]

Al rientro dall'America, i Nice separarono la casa discografica dal management e, riguardo quest'ultimo, sostituirono perciò Oldham con l'ex giornalista Tony Stratton-Smith, più tardi noto per aver fondato e diretto la Charisma Records.[32] In aprile, i quattro registrarono una rilettura strumentale della canzone America dal musical West Side Story di Leonard Bernstein, che all'epoca uscì solo come 45 giri, peraltro l'unico nell'intera loro carriera a entrare in classifica in patria.[33] Il 26 giugno 1968 eseguirono il brano alla Royal Albert Hall di Londra in occasione di un evento benefico promosso dal "Defence and Aid Fund for Southern Africa", al quale presero parte anche artisti statunitensi vicini al movimento anti-apartheid come Marlon Brando e Sammy Davis Jr.[34] Senza avvisare preventivamente gli organizzatori, al culmine dell'esibizione Emerson tracciò una bandiera statunitense stilizzata con vernice spray su di una tela posta al centro del palco, cui poi appiccò il fuoco in segno di protesta contro la guerra del Vietnam;[35] la bravata costò ai Nice un bando a vita dal prestigioso teatro londinese e, per circa nove mesi, anche il mancato rilascio di visti d'ingresso per gli Stati Uniti, per il sospetto di propaganda antiamericana; lo stesso Bernstein in seguito ebbe occasione di dichiarare che il gruppo aveva stravolto il senso del suo brano e, per diverso tempo, si oppose anche alla pubblicazione oltreoceano della loro versione.[35]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: America (2nd Amendment).
David "Davy" O'List.

Nel frattempo i rapporti fra O'List e gli altri si andavano progressivamente deteriorando a causa del suo stato mentale, che l'aveva reso ormai inaffidabile al punto di rischiare di disertare alcuni concerti, suonare a volume assordante, rompere spesso le corde della chitarra per troppa veemenza, sbagliare le parti e, fuori dal palco, dare segni di paranoia.[36]

La crisi raggiunse il culmine il 29 settembre 1968 alle Farfield Halls di Croydon: in pieno concerto, O'List sferrò un pugno in faccia al roadie "Bazz" Ward, accorso poco prima sul palco per risolvere un problema alla batteria, e motivò poi l'aggressione sostenendo che Bazz e Brian Davison stavano «tramando contro di lui».[36] L'indomani i tre colleghi ragionarono sull'accaduto e convennero che la misura era colma; il 2 ottobre, a Bournemouth, il chitarrista suonò per l'ultima volta con i Nice: subito dopo il concerto Tony Stratton-Smith lo licenziò al cospetto di tutti gli altri membri della band, i quali avevano insistito per essere presenti a sottolineare il loro pieno appoggio alla decisione.[37]

Molti anni dopo O'List, peraltro non nuovo a ricostruzioni fantasiose sulla propria carriera, in rare interviste riportò la vicenda in modo totalmente diverso dagli altri diretti interessati, in particolare negando l'uso di droghe all'epoca e motivando l'uscita dal gruppo come una sua decisione, conseguita – sempre stando alla sua versione dei fatti – a una lotta per la leadership tra lui e Emerson, in cui egli sarebbe finito in minoranza dopo l'intromissione del manager.[38]

Dapprima i tre membri rimasti tennero audizioni per un sostituto – vi passò anche Steve Howe, futuro chitarrista degli Yes, che tuttavia dopo la prima prova cambiò idea per correttezza verso il suo gruppo di allora, Bodast – e nel frattempo Emerson tentò di eseguire egli stesso alcune parti di chitarra dal vivo, salvo desistere dopo un solo concerto; infine il gruppo decise di riorganizzarsi stabilmente in un trio tastiere/basso/batteria e come tale, sempre in ottobre, registrò nuovo materiale presso gli studi Pye e Wessex di Londra.[39] Il risultato, pubblicato a novembre del 1968, fu l'album Ars Longa Vita Brevis, realizzato in parte assieme a un'orchestra e con il lato B interamente occupato dall'omonima suite, già testata quasi interamente dal vivo (una sezione porta anche la firma di O'List, con un turnista che in studio esegue le sue parti di chitarra) e arricchita sul disco da un tema tratto dal 1º movimento del Concerto brandeburghese n. 3 di Bach; da questo periodo in poi la commistione tra musica classica e rock, rappresentata sull'album anche dall'arrangiamento del brano Intermezzo dalla Karelia Suite di Jean Sibelius, avrebbe caratterizzato la produzione del gruppo in maniera più significativa che in precedenza.[40]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ars Longa Vita Brevis.

1969-1970 – l'album Nice, scioglimento e dischi postumi[modifica | modifica wikitesto]

Con l'incidente alla Royal Albert Hall ormai alle spalle, nel marzo del 1969 il gruppo fu finalmente riammesso negli Stati Uniti, dove rimase in tournée per circa tre mesi e registrò anche alcuni concerti in vista di una futura pubblicazione.[41] L'incessante attività dal vivo proseguì in Europa; il 10 agosto, al "9th National Jazz and Blues Festival" svoltosi a Plumpton nel Sussex, il trio suonò con un'orchestra di quarantatré elementi diretta da Joseph Eger, più la "London Scottish Pipe Band" alle cornamuse; l'esibizione non passò inosservata e, pochi giorni dopo, Richard Green sul Melody Maker titolò: «Who e Nice si prendono il festival di Plumpton».[42][43] Nello stesso periodo, sempre sfruttando i rari momenti liberi, i tre incisero presso i Trident Studios di Londra quattro nuovi brani che divennero il lato A del loro terzo album, mentre per il lato B scelsero due lunghe tracce registrate dal vivo in aprile al Fillmore East di New York; il lavoro, intitolato semplicemente Nice sul mercato europeo e Everything as Nice as Mother Makes It negli Stati Uniti, uscì a settembre del 1969 e fu il primo a entrare nella Official Albums Chart, conquistandovi un ragguardevole terzo posto, nonché l'ultimo album pubblicato con la band ancora in attività.[44]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Nice (The Nice).

Nell'ottobre 1969 il direttore del Newcastle Arts Festival commissionò ai Nice un brano sinfonico ispirato a Newcastle upon Tyne, città di nascita di Lee Jackson; Emerson ne scrisse la musica con l'aiuto di Joseph Eger per l'orchestrazione e Jackson si occupò dei testi, che dedicò ai cinque ponti sul fiume Tyne e allo stadio di calcio di St. James's Park; l'opera, dal titolo The Five Bridges Suite, fu eseguita in prima assoluta il 10 ottobre alla City Hall di Newcastle dal solo trio e una settimana dopo, in forma completa, alle Fairfield Halls di Croydon con i tre affiancati dall'orchestra "Sinfonia of London" – diretta dallo stesso Eger – e da un sestetto di fiatisti jazz; questo concerto, comprendente anche altri brani arrangiati per orchestra, fu integralmente registrato e buona parte di esso avrebbe visto la luce, otto mesi dopo, sull'album postumo Five Bridges.[45]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Five Bridges.

Emerson intanto era sempre meno soddisfatto del rendimento di Jackson, soprattutto alla voce, e si era messo perciò segretamente a caccia di un altro bassista cantante: a tal fine aveva già interpellato invano Chris Squire e Jack Bruce, quando Stratton-Smith – evidentemente al corrente della sua ricerca – gli suggerì Greg Lake che con i King Crimson aprì il concerto di Five Bridges a ottobre; tuttavia non è chiaro se già allora vi furono contatti in tal senso.[46] Ad ogni modo le strade dei due si incrociarono nuovamente il 12 dicembre 1969, durante l'ultima tournée americana dei Nice, quando i rispettivi gruppi condivisero il palco del Fillmore West a San Francisco; dopo il concerto Emerson offrì a Lake la collaborazione e, poiché all'epoca i King Crimson erano sul punto di sciogliersi per l'annunciato abbandono di Mike Giles e Ian McDonald, il cantante si lasciò aperta la possibilità promettendo una risposta definitiva a stretto giro.[47]

È probabile che in un primo momento Emerson intendesse tenere nel gruppo Brian Davison: il batterista infatti avrebbe saputo dell'imminente scioglimento dei Nice solo a febbraio del 1970 – un mese dopo Lee Jackson – e anni dopo rivelò di aver anch'egli incontrato Greg Lake e di aver capito da subito che non ne avrebbe tollerato l'atteggiamento «da superstar», il che parrebbe confermare tali piani iniziali.[48] Lake, dal canto suo, ha raccontato che pose anche la condizione di non essere soltanto il rimpiazzo di Jackson nei Nice ma che si desse vita a un progetto del tutto nuovo, sia nel repertorio che – cosa più importante – nella parità decisionale:[49] sul piano artistico, quindi, il suo ingresso avrebbe implicato una ripartenza quasi da zero che evidentemente Davison, dato il livello raggiunto dal gruppo, non era disposto ad accettare.[48]

Alla luce di quanto sopra, con l'arrivo del 1970, i Nice avevano ormai i giorni contati; al tutto si aggiunse la liquidazione per fallimento della Immediate Records: i tre in seguito dichiararono di non aver mai ricevuto royalties da Andrew Loog Oldham per nessuno dei dischi incisi con la sua etichetta (circostanza confermata in più occasioni anche da Davy O'List) e che l'unico ricavo economico nei quasi tre anni di attività derivò loro dal tenere concerti a ritmo frenetico, praticamente senza soste salvo il tempo trascorso in studio di registrazione.[50]

Dopo un'ultima serie di spettacoli a Roma, Parigi, Bruxelles e nel Regno Unito, Il trio esaurì i propri impegni intervenendo a due festival svoltisi ad Amburgo e Berlino rispettivamente il 28 e 30 marzo, dopodiché si sciolse di fatto, ma la notizia fu taciuta alla stampa per vari mesi;[51] intanto la neonata Charisma Records di Stratton-Smith acquisì il materiale ancora inedito e – oltre al già citato Five Bridges, che a luglio del 1970 raggiunse il picco assoluto di vendite per un disco dei Nice, con la 2ª posizione in classifica[4] – nell'aprile 1971 ne avrebbe tratto con quasi pari successo anche l'album Elegy.[2][4]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elegy (Nice).

Il dopo-Nice e la reunion del 2002-2003[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 1970, Emerson e Lake conobbero Carl Palmer con cui diedero vita al trio Emerson, Lake & Palmer, destinato al successo internazionale durante tutti gli anni settanta e riunitosi più volte anche in seguito.[52] Davison e Jackson fondarono rispettivamente i gruppi Every Which Way e Jackson Heights, entrambi con modesta fortuna sul piano commerciale,[5] per poi ritrovarsi assieme, nel 1974, nei Refugee con il tastierista Patrick Moraz per un solo album.[5] In seguito Davison, dopo una breve militanza nei Gong[53] e un successivo lungo periodo segnato dall'alcolismo, si dedicò all'insegnamento della musica presso un college a Bideford[6] mentre Jackson visse per circa vent'anni a Los Angeles e, al suo rientro in Europa nel 1994, si stabilì a Northampton dove fra l'altro cominciò a collaborare stabilmente con un complesso di New Orleans jazz semi-professionale.[7]

Nel 2002, in occasione del trentacinquennale della nascita del gruppo, i Nice si riunirono per soli quattro concerti nel Regno Unito, dal 2 al 6 ottobre: lo spettacolo vedeva nella prima parte i tre impegnati nel loro repertorio e nella seconda Emerson eseguire brani propri e di ELP con la Keith Emerson Band; dal concerto del 4 ottobre alla Royal Concert Hall di Glasgow fu tratto l'album Vivacitas - Live at Glasgow 2002;[54] il disco fu pubblicato nel 2003 e coincise con una nuova tournée in dieci date che manteneva la formula del doppio concerto dell'anno precedente.[55] La tappa conclusiva di questo secondo tour, il 23 ottobre 2003 al Colosseum di Watford, divenne di fatto anche l'ultima apparizione live dei Nice in assoluto:[55] nel 2008, prima che gli impegni di Emerson consentissero ulteriori iniziative in tal senso, Brian Davison morì per un tumore.[56] Lo stesso Emerson si sarebbe poi suicidato nel 2016.[57]

Stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

I Nice si collocano nella scena musicale inglese di fine anni sessanta del XX secolo. La formazione musicale e il virtuosismo del tastierista Keith Emerson conferirono al gruppo – specie dopo l'uscita del chitarrista Davy O'List – un sound in cui l'organo Hammond sostituiva la chitarra come strumento preminente, senza per questo perdere l'aggressività tipica del rock.[58] Tutti i membri del gruppo inoltre, grazie all'esperienza pregressa in formazioni di vari generi musicali, contribuirono a creare uno stile che fondeva con originalità rock, musica classica, psichedelia, jazz e blues e che in seguito sarebbe stato indicato come uno dei primi esempi di progressive rock.[59][60] Emerson avrebbe riproposto la formula del trio incentrato sulle tastiere in Emerson, Lake & Palmer e analoga strada avrebbero tentato, sebbene con minor successo sul piano commerciale, anche Davison e Jackson nei Refugee, con Patrick Moraz.[5]

Altro elemento tipico del repertorio del gruppo fu la rilettura di brani di autori classici come Bach, Sibelius e Dvořák o contemporanei come Leonard Bernstein, arricchiti da variazioni o improvvisazioni in stile jazz e blues psichedelico.[61] Un'analoga contaminazione avvenne anche su cover di cantautori come Tim Hardin e Bob Dylan,[60] ad esempio nel brano di Hardin Hang On to a Dream, che nella versione dal vivo inclusa nell'album Elegy contiene una citazione in chiave jazz dell'aria Summertime dall'opera Porgy and Bess di George Gershwin, oppure in Country Pie di Dylan che la band, sull'album Five Bridges, fonde in un mash-up al tema iniziale del Concerto brandeburghese n.6 di Bach.[45]

Nei brani Ars Longa Vita Brevis e The Five Bridges Suite, inoltre, Emerson sperimentò per la prima volta un'integrazione più completa fra musica sinfonica e rock non limitandosi a impiegare arrangiamenti orchestrali – prassi già assai comune nella musica leggera – ma scrivendo direttamente vere e proprie partiture per gruppo e orchestra.[9]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Ultima

Altri componenti

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album in studio

* Per metà registrati dal vivo.

Album dal vivo

** A nome: Keith Emerson and The Nice.

Raccolte e live postumi

Singoli (solo Regno Unito)

  • 1968 – The Thoughts of Emerlist Davjack / Azrial (Angel of Death)
  • 1968 – America (2nd Amendment) / The Diamond–Hard Blue Apples of the Moon
  • 1968 – Brandenburger / Happy Freuds
  • 1969 – Hang on to a Dream / Diary of an Empty Day

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Hanson, p. 36.
  2. ^ a b Neil Priddey, The Famous Charisma label UK album and single discography, New edition, 2016 [2014], p. 61, ISBN 978-1-5206-4366-3, OCLC 1232009973. URL consultato il 19 ottobre 2021.
  3. ^ Hanson, p. 263.
  4. ^ a b c (EN) The Nice – full Official Chart History, su www.officialcharts.com. URL consultato il 19 ottobre 2021 (archiviato il 25 novembre 2021).
  5. ^ a b c d Hanson, pp. 205-212.
  6. ^ a b Hanson, p. 218.
  7. ^ a b Hanson, p. 224.
  8. ^ Hanson, pp. 232-244.
  9. ^ a b c d Hanson, p. 260.
  10. ^ Dodd, p. 63.
  11. ^ a b Hanson, IV di copertina.
  12. ^ a b (EN) The First Cut is the Deepest, su www.officialcharts.com. URL consultato il 2 agosto 2019 (archiviato il 2 agosto 2019).
  13. ^ Hanson, pp. 28, 36-37.
  14. ^ Hanson, pp. 37-38.
  15. ^ a b Hanson, pp. 39-40.
  16. ^ a b Hanson, p. 37.
  17. ^ Hanson, p. 40.
  18. ^ 1967 Windsor festival . National Jazz and blues festival., su www.ukrockfestivals.com. URL consultato il 19 settembre 2020 (archiviato il 26 gennaio 2021).
  19. ^ Hanson, pp. 41-43.
  20. ^ a b Hanson, p. 43.
  21. ^ a b Hanson, pp. 52-54.
  22. ^ Hanson, p. 54.
  23. ^ Hanson, p. 44.
  24. ^ Hanson, p. 55.
  25. ^ a b The Nice – The Swedish Radio Sessions (CD, Castle Records 2001), note di copertina a cura di Kleron Tyler.
  26. ^ Hendrix Package Tour, su JHE 2nd UK Tour November-December 1967. URL consultato il 27 luglio 2019 (archiviato il 27 luglio 2019).
  27. ^ Nick Mason, Inside out : a personal history of Pink Floyd, p. 98, ISBN 0811848248, OCLC 58481577. URL consultato il 30 ottobre 2019 (archiviato l'11 ottobre 2007).
  28. ^ Hanson, p. 57.
  29. ^ a b Hanson, p. 56.
  30. ^ a b c Hanson, pp. 60-67.
  31. ^ Hanson, pp. 69-72.
  32. ^ Hanson, p. 74.
  33. ^ NICE full Official Chart History, su www.officialcharts.com. URL consultato il 7 marzo 2020 (archiviato il 4 agosto 2019).
  34. ^ Come Back Africa, June 26th 1968 – Programme, su aamarchives.org.
  35. ^ a b Hanson, pp. 80-81, 83.
  36. ^ a b Hanson, pp. 88-89.
  37. ^ Hanson, p. 91.
  38. ^ Hanson, pp. 92, 259.
  39. ^ Hanson, p. 95.
  40. ^ Hanson, pp. 94-95.
  41. ^ Hanson, pp. 103-110.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Martyn Hanson, Hang on to a Dream - The Story of The Nice (revised edition), Helter Skelter Publishing, 2012, ISBN 978-1-905792-61-0.
  • Philip Dodd (a cura di) e Genesis, Genesis - Revelations, De Agostini, 2007, ISBN 978-88-418-4164-8.
  • Nick Logan e Bob Woffinden, Enciclopedia del rock, Milano, Fratelli Fabbri Editore, 1977.

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