The Lamb Lies Down on Broadway

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The Lamb Lies Down on Broadway
ArtistaGenesis
Tipo albumStudio
Pubblicazione18 novembre 1974
Durata94:22
Dischi2
Tracce23
GenereRock progressivo[1]
Art rock[1]
EtichettaCharisma Regno Unito
Atlantic Stati Uniti
ProduttoreJohn Burns, Genesis
Registrazioneagosto–ottobre 1974, Sarm West Studios, Londra (Regno Unito)
Certificazioni
Dischi d'oroCanada Canada[2]
(vendite: 50 000+)
Francia Francia[3]
(vendite: 100 000+)
Regno Unito Regno Unito[4]
(vendite: 100 000+)
Stati Uniti Stati Uniti[5]
(vendite: 500 000+)
Genesis - cronologia
Album successivo
(1976)
Singoli
  1. Counting Out Time
    Pubblicato: novembre 1974
  2. The Carpet Crawlers
    Pubblicato: aprile 1975
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
AllMusic[1] 5/5 stelle
OndaRock[6] Pietra miliare

The Lamb Lies Down on Broadway è il sesto album in studio del gruppo musicale britannico Genesis, pubblicato il 18 novembre 1974 dalla Charisma Records.

Si tratta del primo doppio album del gruppo, nonché unico concept album da loro realizzato. Costituisce anche l'ultimo lavoro della band nella sua formazione storica con Peter Gabriel.

Concezione[modifica | modifica wikitesto]

L'intero album è incentrato su un racconto ideato e scritto da Peter Gabriel e riportato per intero all'interno della copertina. Gabriel è anche autore di tutti i testi delle canzoni[7] tranne uno: The Light Lies Down on Broadway, scritto a quattro mani da Mike Rutherford e Tony Banks.[7]

L'inizio della storia è ambientato a New York nel 1974. Rael, un giovane portoricano fuoriuscito dal riformatorio di Pontiac, sbuca da un sottopassaggio pedonale di Manhattan sul cui muro ha appena lasciato la propria tag con la vernice spray, forse l'unico modo che conosce di affermare e fissare nel tempo la propria personalità.[8] Il nome Rael deriva dal cognome "Gabriel", oltre ad essere l'anagramma di real ("reale").[8] È lo stesso Gabriel, nel prologo al racconto, a suggerire a modo suo ai lettori che sta usando il personaggio come proprio alter ego,[9] dietro cui rifugiarsi "se la storia non sta in piedi".[10][11]

Il protagonista, attraversando Broadway, si imbatte dapprima in un agnello sdraiato fra i vapori dei riscaldamenti sotterranei, quindi in una densa nebbia che, solidificandosi come un muro di fronte a lui, gli corre velocemente incontro fino a travolgerlo: da quel momento, Rael è trasportato in un'altra dimensione spazio-temporale, quasi interamente ambientata sottoterra, nella quale affronterà una serie di avventure e di incontri con i più vari personaggi, che vanno dal mitologico (Lilith, le Lamia) al grottesco (gli Slippermen), oltre ad imbattersi ripetutamente nel fratello John. Proprio per salvare la vita di John, al termine della storia Rael dovrà gettarsi fra le rapide di un fiume, salvo accorgersi - proprio in chiusura - che il fratello ha assunto le sue stesse sembianze, quasi divenendo la proiezione del suo io;[9] immediatamente dopo, i due - assieme a tutta la scena e alla storia stessa - si dissolvono in una misteriosa foschia purpurea.

Come Gabriel ha affermato in ripetute interviste,[12] la storia non è che un pretesto per dar forma a temi che riguardano l'interiorità dell'autore, come il rapporto col sesso (Counting Out Time, The Lamia, The Colony of Slippermen), con la paura (In the Cage), con la morte (Anyway, Here Comes the Supernatural Anaesthetist) ecc., il tutto non senza una buona dose di ironia: nel brano conclusivo it, sorta di "morale della favola" in stile Gabrielliano il cui testo gioca interamente sull'uso impersonale del pronome neutro inglese, l'autore stesso sembra mettere in guardia l'ascoltatore da interpretazioni troppo serie di tutta la storia ("se pensi [che ciò] sia pretenzioso, sei stato preso in giro") e chiude l'intera opera ripetendo il verso: it's only knock and know-all, but I like it, che storpia il titolo di un celebre brano dei The Rolling Stones, It's Only Rock 'n Roll (But I Like It), sostituendo Rock and roll con knock and know-all (traducibile pressappoco: "criticare e [fare il] saccente su tutto").

Le canzoni – tutte collegate fra loro, salvo gli obbligatori cambi di facciata – sono spesso inframmezzate o introdotte da brevi momenti strumentali che fungono da passaggi intermedi alla narrazione (alcuni permetteranno anche a Gabriel, dal vivo, di cambiarsi d'abito fra un brano e l'altro).[6]

Coincidenza curiosa fra la trama di The Lamb Lies Down on Broadway e la storia dei Genesis, l'unico verso delle liriche in cui l'alter ego di Rael/Gabriel, il fratello John, parla in prima persona (in The Colony of Slippermen: "Now can't you see / when the raven flies it's jeopardy...") è cantato dal batterista Phil Collins, che solo un anno più tardi avrebbe davvero preso il posto di Gabriel come front man del gruppo.

In anni seguenti si parlò a lungo di un film ispirato all'album con Gabriel protagonista (se ne interessò fra gli altri il regista surrealista cileno Alejandro Jodorowsky),[12] ma il progetto non fu mai realizzato.

Promozione[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

La band aveva originariamente pensato di distribuire il nuovo lavoro in due singoli album pubblicati separatamente con sei mesi di distanza.[13] Gabriel riteneva che questa idea sarebbe stata più adatta, poiché il tempo extra gli avrebbe dato più tempo per poter lavorare sui nuovi testi.[13] Tuttavia The Lamb Lies Down on Broadway venne alla fine pubblicato come doppio album il 18 novembre 1974, due giorni prima dell'inizio del tour.

Dall'album furono estratti due singoli: Counting Out Time e The Carpet Crawlers.[8]

Tour[modifica | modifica wikitesto]

Peter Gabriel con indosso il costume dello Slipperman durante un concerto del The Lamb Lies Down on Broadway Tour (1974)

L'album fu eseguito dal vivo per 102 volte, nel corso di una tournée mondiale iniziata il 20 novembre 1974 a Chicago e terminata il 22 maggio 1975 a Besançon, Francia.[14] Il tour presentava per l'epoca diversi sistemi tecnici all'avanguardia: tre schermi posti dietro al gruppo, in sincrono con le musiche, otto proiettori su cui venivano proiettate 1.450 diapositive contenute in 18 cassette[15], un manichino-clone di Gabriel (il cui volto era una maschera di plastica fatta al cantante col sistema del calco dal vivo) cosicché due Peter Gabriel apparivano ai due lati opposti del palco, oltre ovviamente ai famosi costumi.[6] Lo spettacolo si divideva in due parti, nella prima Peter Gabriel si presentava in abiti normali (Rael) mentre nella seconda cominciava ad assumere le stravaganti sembianze dei personaggi di cui cantava (come The Lamia e lo Slipperman).[16][6]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

A causa della sua maggiore complessità, l'album ricevette inizialmente un riscontro di critica e pubblico più freddo rispetto al precedente Selling England by the Pound. L'esplosione vera ci fu per il successo delle rappresentazioni live che accompagnarono il disco durante il tour, in cui la teatralità ed i travestimenti di Gabriel toccarono l'apice della propria fama mettendo in ombra il resto del gruppo.[6] Ciò accentuò i malumori all'interno dei Genesis, portando all'inevitabile uscita di Gabriel dal gruppo, già preannunciata ai compagni al termine delle registrazioni dell'album.[12]

Nella sua recensione retrospettiva per AllMusic, Stephen Thomas Erlewine ha descritto la musica dell'album «un duro e fantasioso lavoro che mette in risalto la formazione originale dei Genesis al proprio culmine [...] e non c'è da meravigliarsi che Peter Gabriel abbia dovuto lasciare la band dopo questo disco: avevano raggiunto il massimo di quello che potevano fare insieme, ed era impossibile replicare il risultato di questo straordinario album.»[1] Il portale OndaRock lo ha invece definito «il lavoro di un gruppo ormai da tempo completamente maturo che con esso pose una tappa fondamentale in quel particolare genere trasversale che è l'opera rock, una pietra miliare soprattutto per quanto riguarda le rappresentazioni live di questo tipo da parte di quella che probabilmente era l’unica band che all'epoca poteva permetterselo, grazie al particolare modo di proporsi in scena.»[6]

Nel giugno del 2015 la rivista Rolling Stone ha collocato l'album alla nona posizione dei 50 migliori album progressive di tutti i tempi.[17]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Testi di Peter Gabriel, musiche dei Genesis.

Disco 1
  • Lato A
  1. The Lamb Lies Down on Broadway – 4:50
  2. Fly on a Windshield – 2:44
  3. Broadway Melody of 1974 – 2:13
  4. Cuckoo Cocoon – 2:12
  5. In the Cage – 8:13
  6. The Grand Parade of Lifeless Packaging – 2:45
  • Lato B
  1. Back in N.Y.C. – 5:43
  2. Hairless Heart – 2:13
  3. Counting Out Time – 3:40
  4. The Carpet Crawlers – 5:15
  5. The Chamber of 32 Doors – 5:41
Disco 2
  • Lato C
  1. Lilywhite Lilith – 2:42
  2. The Waiting Room – 5:25
  3. Anyway – 3:08
  4. Here Comes the Supernatural Anaesthetist – 3:00
  5. The Lamia – 6:56
  6. Silent Sorrow in Empty Boats – 3:07
  • Lato D
  1. The Colony of Slippermen (The Arrival - A Visit to the Doktor - The Raven) – 8:14
  2. Ravine – 2:04
  3. The Light Dies Down on Broadway – 3:33
  4. Riding the Scree – 3:56
  5. In the Rapids – 2:24
  6. it – 4:17

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo
Altri musicisti
  • Brian Eno – "enossification" (effetti sulla voce) in In the Cage e The Grand Parade of Lifeless Packaging[18]

Classifiche[modifica | modifica wikitesto]

Classifica (1974/75) Posizione
massima
Canada[19] 15
Italia[20] 14
Nuova Zelanda[21] 34
Regno Unito[22] 10
Stati Uniti[23] 41

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Stephen Thomas Erlewine, The Lamb Lies Down on Broadway, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 14 marzo 2015.
  2. ^ (EN) Gold/Platinum, Music Canada. URL consultato il 13 maggio 2015.
  3. ^ (FR) Les Certifications depuis 1973, InfoDisc. URL consultato il 13 maggio 2015. Selezionare "GENESIS" e premere "OK".
  4. ^ (EN) BRIT Certified, British Phonographic Industry. URL consultato il 13 maggio 2015. Digitare "The Lamb Lies Down on Broadway" in "Search BPI Awards" e premere Invio.
  5. ^ (EN) Genesis, The Lamb Lies Down on Broadway – Gold & Platinum, RIAA. URL consultato il 13 maggio 2015.
  6. ^ a b c d e f Genesis - The Lamb Lies Down on Broadway, OndaRock. URL consultato il 23 marzo 2018.
  7. ^ a b Mario Giammetti, Musical Box - Le canzoni dei Genesis dalla A alla Z, Arcana, Roma 2010, ISBN 978-88-6231-126-7
  8. ^ a b c Mario Giammetti, Genesis - il fiume del costante cambiamento, Roma, Editori Riuniti, 2004, ISBN 88-359-5507-6.
  9. ^ a b Peter Gabriel - The Lamb Lies Down on Broadway (1974) racconto riportato nella copertina dell'album.
  10. ^ Cesare Rizzi, Progressive & Underground, Giunti, 2003, p. 42.
  11. ^ Massimo Cotto, We Will Rock You: Segreti e bugie - 709 canzoni come non le avete mai sentite, Bur, 2009, [1].
  12. ^ a b c Armando Gallo, Genesis - I Know What I Like, D.I.Y. Books, 1979, ISBN 978-0-9604036-0-8
  13. ^ a b (EN) Kevin Holm-Hudson, Genesis and The Lamb Lies Down on Broadway, Ashgate Publishing, Ltd., 2008, ISBN 978-0-754-66139-9.
  14. ^ (EN) Tony Banks, Phil Collins, Peter Gabriel, Steve Hackett, Mike Rutherford, Genesis. Chapter and Verse, a cura di Philipp Dodd, Weidenfeld and Nicholson, 2007, ISBN 978-0-297-84434-1.
  15. ^ (EN) Dave Bowler e Bryan Dray, Genesis - A Biography, Sidgwick & Jackson, 1992, ISBN 978-0-283-06132-5.
  16. ^ (EN) Robin Platts, Genesis: Inside & Out (1967-2000), Collector's Guide Publishing, 2001, ISBN 978-1-896-52271-5.
  17. ^ (EN) Jon Dolan, Dan Epstein, Reed Fischer, Richard Gehr, Brandon Geist, Kory Grow, Will Hermes, Ryan Reed e Jon Weiderhorn, 50 Greatest Prog Rock Albums of All Time, Rolling Stone, 17 giugno 2015. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  18. ^ Greg Stone, Intervista a Tony Banks dell'aprile 1978, su YouTube.
  19. ^ (EN) Top Albums/CDs - Volume 22, No. 25 - Feb 15, 1975, Library and Archives Canada. URL consultato il 4 marzo 2017.
  20. ^ Gli album più venduti del 1975, Hit Parade Italia. URL consultato il 4 marzo 2017.
  21. ^ (EN) Genesis - The Lamb Lies Down on Broadway, su charts.org.nz. URL consultato il 4 marzo 2017.
  22. ^ (EN) Official Albums Chart Top 50: 01 December 1974 - 07 December 1974, Official Charts Company. URL consultato il 4 marzo 2017.
  23. ^ (EN) Genesis - Chart history, Billboard. URL consultato il 4 marzo 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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