The Lamb Lies Down on Broadway

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The Lamb Lies Down on Broadway
ArtistaGenesis
Tipo albumStudio
Pubblicazione18 novembre 1974
Durata94:22
Dischi2
Tracce23
GenereRock progressivo
Rock sperimentale
EtichettaCharisma Records, Virgin Records
ProduttoreJohn Burns, Genesis
Registrazioneagosto–ottobre 1974
Genesis - cronologia
Album successivo
(1976)

The Lamb Lies Down on Broadway è il sesto album in studio del gruppo musicale britannico Genesis, pubblicato nel 1974 dalla Charisma Records

Si tratta del primo doppio album del gruppo, nonché unico concept album da loro realizzato. Costituisce anche l'ultimo lavoro della band nella sua formazione storica con Peter Gabriel.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

L'intero album è incentrato su un racconto ideato e scritto da Peter Gabriel e riportato per intero all'interno della copertina. Gabriel è anche autore di tutti i testi delle canzoni[1] tranne uno: The Light Lies Down on Broadway, scritto a quattro mani da Mike Rutherford e Tony Banks.[1]

Dall'album furono estratti due singoli: Counting Out Time e The Carpet Crawlers.[2]

L'inizio della storia è ambientato a New York nel 1974. Rael, un giovane portoricano fuoriuscito dal riformatorio di Pontiac, sbuca da un sottopassaggio pedonale di Manhattan sul cui muro ha appena lasciato la propria tag con la vernice spray, forse l'unico modo che conosce di affermare e fissare nel tempo la propria personalità.[2] Il nome Rael deriva dal cognome "Gabriel", oltre ad essere l'anagramma di real ("reale").[2] È lo stesso Gabriel, nel prologo al racconto, a suggerire a modo suo ai lettori che sta usando il personaggio come proprio alter ego[3], dietro cui rifugiarsi "se la storia non sta in piedi".[4][5]

Il protagonista, attraversando Broadway, si imbatte dapprima in un agnello sdraiato fra i vapori dei riscaldamenti sotterranei, quindi in una densa nebbia che, solidificandosi come un muro di fronte a lui, gli corre velocemente incontro fino a travolgerlo: da quel momento, Rael è trasportato in un'altra dimensione spazio-temporale, quasi interamente ambientata sottoterra, nella quale affronterà una serie di avventure e di incontri con i più vari personaggi, che vanno dal mitologico (Lilith, le Lamia) al grottesco (gli Slippermen), oltre ad imbattersi ripetutamente nel fratello John. Proprio per salvare la vita di John, al termine della storia Rael dovrà gettarsi fra le rapide di un fiume, salvo accorgersi - proprio in chiusura - che il fratello ha assunto le sue stesse sembianze, quasi divenendo la proiezione del suo io;[3] immediatamente dopo, i due - assieme a tutta la scena e alla storia stessa - si dissolvono in una misteriosa foschia purpurea.

Come Peter Gabriel ha affermato in ripetute interviste[6], la storia non è che un pretesto per dar forma a temi che riguardano l'interiorità dell'autore, come il rapporto col sesso (Counting Out Time, The Lamia, The Colony of Slippermen), con la paura (In the Cage), con la morte (Anyway, Here Comes The Supernatural Anaesthetist) ecc., il tutto non senza una buona dose di ironia: nel brano conclusivo it, sorta di "morale della favola" in stile Gabrielliano il cui testo gioca interamente sull'uso impersonale del pronome neutro inglese, l'autore stesso sembra mettere in guardia l'ascoltatore da interpretazioni troppo serie di tutta la storia ("se pensi [che ciò] sia pretenzioso, sei stato preso in giro") e chiude l'intera opera ripetendo il verso: it's only knock and know-all, but I like it, che storpia il titolo di un celebre brano dei Rolling Stones, It's Only Rock And Roll But I Like It ("è soltanto rock'n'roll, ma a me piace"), sostituendo Rock and roll con knock and know-all (traducibile pressappoco: "criticare e [fare il] saccente su tutto").

Le canzoni - tutte collegate fra loro, salvo gli obbligatori cambi di facciata - sono spesso inframmezzate o introdotte da brevi momenti strumentali che fungono da passaggi intermedi alla narrazione (alcuni permetteranno anche a Gabriel, dal vivo, di cambiarsi d'abito fra un brano e l'altro).

Coincidenza curiosa fra la trama di The Lamb e la storia dei Genesis, l'unico verso delle liriche in cui l'alter ego di Rael/Gabriel, il fratello John, parla in prima persona (in The Colony of Slippermen: "Now can't you see / when the raven flies it's jeopardy...") è cantato da Phil Collins, che solo un anno più tardi avrebbe davvero preso il posto di Gabriel come front man del gruppo.

L'album fu eseguito dal vivo per 102 volte, nel corso di un tour mondiale iniziato il 20 novembre 1974 a Chicago e terminato il 22 maggio 1975 a Besançon, Francia. Subito dopo Gabriel ufficializzò la sua uscita dal gruppo, già preannunciata ai compagni al termine delle registrazioni dell'album.[6]

In anni seguenti si parlò a lungo di un film ispirato all'album con Gabriel protagonista (se ne interessò fra gli altri il regista surrealista cileno Alejandro Jodorowsky),[6] ma il progetto non fu mai realizzato.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Testi di Peter Gabriel, musiche dei Genesis.

Disco 1
  • Lato A
  1. The Lamb Lies Down on Broadway – 4:50
  2. Fly on a Windshield – 2:44
  3. roadway Melody of 1974 – 2:13
  4. Cuckoo Cocoon – 2:12
  5. In the Cage – 8:13
  6. The Grand Parade of Lifeless Packaging – 2:45
  • Lato B
  1. Back in N.Y.C. – 5:43
  2. Hairless Heart – 2:13
  3. Counting Out Time – 3:40
  4. The Carpet Crawlers – 5:15
  5. The Chamber of 32 Doors – 5:41
Disco 2
  • Lato C
  1. Lilywhite Lilith – 2:42
  2. The Waiting Room – 5:25
  3. Anyway – 3:08
  4. Here Comes the Supernatural Anaesthetist – 3:00
  5. The Lamia – 6:56
  6. Silent Sorrow in Empty Boats – 3:07
  • Lato D
  1. The Colony of Slippermen (The Arrival - A Visit to the Doktor - The Raven) – 8:14
  2. Ravine – 2:04
  3. The Light Dies Down on Broadway – 3:33
  4. Riding the Scree – 3:56
  5. In the Rapids – 2:24
  6. it – 4:17

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo
Musicisti aggiuntivi
  • Brian Eno – "enossification" (effetti sulla voce) in "In the Cage" e "The Grand Parade of Lifeless Packaging"[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Mario Giammetti, Musical Box - Le canzoni dei Genesis dalla A alla Z, Arcana, Roma 2010, ISBN 978-88-6231-126-7
  2. ^ a b c Mario Giammetti, Genesis - il fiume del costante cambiamento, Editori Riuniti, Roma 2004, ISBN 88-359-5507-6
  3. ^ a b Peter Gabriel - The Lamb Lies Down on Broadway (1974) racconto riportato nella copertina dell'album.
  4. ^ Cesare Rizzi, Progressive & Underground, Giunti, 2003, p. 42.
  5. ^ Massimo Cotto, We will rock you: Segreti e bugie - 709 canzoni come non le avete mai sentite, Bur, 2009, [1].
  6. ^ a b c Armando Gallo, Genesis - I Know What I Like, D.I.Y. Books, 1979, ISBN 978-0-9604036-0-8
  7. ^ Greg Stone, Intervista a Tony Banks dell'aprile 1978, su YouTube.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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