David Fincher

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David Fincher a Parigi per la prima di Millennium - Uomini che odiano le donne (2012)

David Andrew Leo Fincher (Denver, 28 agosto 1962) è un regista e produttore cinematografico statunitense.

Ritenuto uno dei più capaci e poliedrici cineasti statunitensi della sua generazione[1], tra le sue opere spiccano numerose pellicole di successo, tra cui Fight Club, Seven e il pluripremiato The Social Network. Nel 2011 è stato premiato con il Golden Globe al miglior regista per la direzione nel film The Social Network ed è stato candidato due volte all'Oscar al miglior regista per Il curioso caso di Benjamin Button e ancora per The Social Network. È altresì famoso per alcune sue opere trasmesse sulla piattaforma Netflix, in particolare le serie tv House of Cards e Mindhunter, oltre al cartoon antologico di successo Love, Death & Robots.

Celebre per il suo perfezionismo nel girare le sue sequenze, tra le influenze registiche che hanno formato il suo cinema si ricordano diversi autori: Martin Scorsese, Alfred Hitchcock, George Roy Hill, Stanley Kubrick, Terrence Malick, Alan J. Pakula, Steven Spielberg, Bob Fosse, Roman Polański e William Friedkin.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini e gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Denver, Colorado, cresce a Marin County, California e si diploma con ottimi voti alla Ashland High School, in Oregon. A 18 anni viene assunto da John Korty alla sua Korty Films, a Mill Valley. Successivamente approda alla Industrial Light & Magic, la celebre azienda di effetti speciali di George Lucas, dove si cimenta come assistente agli effetti visivi in grandi film come Il ritorno dello Jedi (1983), La storia infinita (1984) e Indiana Jones e il tempio maledetto (1984), impegnandosi soprattutto nel dipartimento di pittura.[3]

Lasciata la ILM nel 1984 incomincia a dirigere spot televisivi, i più famosi dei quali sono quelli della Nike, ma anche quelli per Coca-Cola, Budweiser, Heineken, Pepsi-Cola, Levi's, Converse, AT&T e Chanel, e contemporaneamente dirige anche alcuni videoclip musicali, cosa che continuerà a fare anche in seguito, per Madonna, Sting, The Rolling Stones, Michael Jackson, Aerosmith, George Michael, Iggy Pop, Billy Idol, Steve Winwood, A Perfect Circle e Nine Inch Nails.[4]

A 24 anni, nel 1986, fonda la Propaganda Films insieme ai colleghi registi Dominic Sena, Greg Gold e Nigel Dick.[5]

Il grande esordio dietro la macchina da presa arriva con Alien³ (1992), che però non ottiene il successo sperato. Il film viene stravolto e accorciato di almeno mezz'ora dai produttori, tant'è che la versione concepita inizialmente dal regista è stata rimontata e proposta nel 2003 come "Special Edition" (è chiamata anche assembly cut).[6]

Il grande successo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo questo primo tentativo finalmente arriva il grande successo di pubblico grazie a Seven nel 1995. Il film si colloca nel filone dei thriller dedicati agli omicidi seriali portando una ventata di aria fresca grazie sia ai suoi protagonisti (Brad Pitt, Morgan Freeman, Kevin Spacey e Gwyneth Paltrow) sia ad una sceneggiatura pessimista e tetra come gli ambienti in cui si svolge la vicenda con colpi di scena e cambi di registro che rendono subito la pellicola oggetto di culto in tutto il mondo.[7]

Due anni dopo, The Game - Nessuna regola non riscuote la stessa fortuna, pure con un plot molto interessante, una regia di qualità e un cast di ottimo livello (Michael Douglas e Sean Penn).[8]

Riceve nuovamente gli onori della cronaca per Fight Club nel 1999, film che ricevette tante lodi quante feroci stroncature dalla critica nonché risultati deludenti al botteghino, ma che venne successivamente rivalutato nella distribuzione per home video, diventando in breve tempo uno dei film di culto degli anni Novanta.[9] Il film, che ripropone le surreali vicende ispirate dall'omonimo romanzo di Chuck Palahniuk, è considerato oggi uno dei capitoli più importanti della produzione cinematografica statunitense di quel decennio. Interpretato da Brad Pitt assieme a Edward Norton ed a Helena Bonham Carter, il film gioca con lo spettatore coinvolgendolo nella discesa fra club di lotta clandestini e un allucinato progetto anarchico/rivoluzionario in cui il protagonista si ritrova invischiato in maniera irreversibile.

Nel 2002 esce Panic Room, che riceve delle critiche contrastanti, nonostante i buoni incassi al botteghino. Interpretato da Jodie Foster e Forest Whitaker, il film è un thriller claustrofobico ambientato nella casa della protagonista, intrappolata nella stanza antipanico assieme alla figlia da un gruppo di rapinatori alla ricerca di un bottino milionario. Il film sconta un calo nella seconda parte, dovuta, secondo lo stesso Fincher a problemi avuti con la produzione e alla fretta di finire il film.

Zodiac[modifica | modifica wikitesto]

Il film successivo del regista è Zodiac (2007), storia di un serial killer che terrorizzò San Francisco negli anni '60, interpretato da Mark Ruffalo, Jake Gyllenhaal e Robert Downey Jr., ispirato alla storia vera del Killer dello Zodiaco. Il film è stato presentato al festival di Cannes nell'edizione 2007.

Il curioso caso di Benjamin Button[modifica | modifica wikitesto]

Con Il curioso caso di Benjamin Button, Fincher ritorna al grande successo di pubblico e di critica. Il film ha ottenuto 13 nomination all'Oscar (aggiudicandosi le statuette per la miglior scenografia, il miglior trucco e i migliori effetti speciali), e la National Board of Review ha conferito a Fincher quello per il miglior regista e a Eric Roth quello per la miglior sceneggiatura non originale. Terza collaborazione con Brad Pitt.

Anni 2010[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010 esce The Social Network, acclamato in particolare dalla critica statunitense e incentrato sui fondatori di Facebook e sul fenomeno popolare che ha creato. Il film è stato sceneggiato da Aaron Sorkin, che ha adattato per il grande schermo il libro Miliardari per caso di Ben Mezrich. Ha vinto 4 Golden Globe, tra cui, il più importante, miglior film drammatico, e ha ottenuto 8 candidature agli Oscar 2011, vincendone 3, per miglior sceneggiatura non originale, miglior colonna sonora e miglior montaggio.

Del 2011 è Millennium - Uomini che odiano le donne, mentre del 2014 L'amore bugiardo - Gone Girl.

Collaborazioni frequenti[modifica | modifica wikitesto]

Fincher nella sua produzione cinematografica si è circondato di molti attori, ma con taluni intrattiene un rapporto artistico preferenziale. Il regista statunitense ha lavorato assiduamente con Richmond Arquette, Bob Stephenson, Christopher John Fields, Brad Pitt, Jared Leto e Joel Bissonnette.

Dal 2010 è solito collaborare con Trent Reznor e Atticus Ross per la realizzazione delle colonne sonore dei suoni film.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

È stato sposato dal 1990 al 1995 con la fotografa Donya Fiorentino da cui ha avuto una figlia, Phelix Imogen (1994).

Dal 1996 è legato alla produttrice Ceán Chaffin.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

  • The Beat of the Live Drum (1985)

Effetti visivi[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Produttore[modifica | modifica wikitesto]

Videografia[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Premio Oscar[modifica | modifica wikitesto]

Golden Globe[modifica | modifica wikitesto]

Premio BAFTA[modifica | modifica wikitesto]

Premio Emmy[modifica | modifica wikitesto]

Premio César[modifica | modifica wikitesto]

David di Donatello[modifica | modifica wikitesto]

Empire Awards[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La lista dei 25 migliori registi del momento stilata da Entertainment Weekly, su newnotizie.it.
  2. ^ 26 of the Greatest Movies According to Director David Fincher, su No Film School. URL consultato il 6 aprile 2016.
  3. ^ David Fincher, su Ecodelcinema, 24 settembre 2013. URL consultato il 1º maggio 2020.
  4. ^ Stefania, I Magnifici 7 – David Fincher Collection: i videoclip musicali più belli, su NientePopcorn, 28 agosto 2019. URL consultato il 1º maggio 2020.
  5. ^ David Fincher biografia, su ComingSoon.it. URL consultato il 1º maggio 2020.
  6. ^ Francesco Tedeschi, in "Alien³: uno xenomorfo problematico", in Aliens n.30,  p.47
  7. ^ Francesco Celetta, I 55 di David Fincher, il perfezionista di Fight Club ⋆ ZON, su ZON, 28 agosto 2017. URL consultato il 1º maggio 2020.
  8. ^ Lietta Tornabuoni, The Game - Nessuna regola, in La Stampa, 14 Marzo 1998.
  9. ^ "Fight Club" di David Fincher, su CineFile, 29 ottobre 1999. URL consultato il 1º maggio 2020.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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