Seven

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Seven
Seven bis.png
Brad Pitt e Morgan Freeman in una scena del film
Titolo originaleSeven
Paese di produzioneUSA
Anno1995
Durata122 min
Rapporto2,35:1
Generenoir, poliziesco, thriller, drammatico, orrore
RegiaDavid Fincher
SoggettoAndrew Kevin Walker
SceneggiaturaAndrew Kevin Walker
Casa di produzioneNew Line Cinema
Distribuzione (Italia)Cecchi Gori Group
FotografiaDarius Khondji
MontaggioRichard Francis-Bruce
MusicheHoward Shore
ScenografiaArthur Max
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Seven, talvolta reso graficamente come Se7en, è un film del 1995 diretto da David Fincher e interpretato da Brad Pitt, Morgan Freeman e Kevin Spacey.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il detective William Somerset è un saggio e anziano poliziotto, disilluso ed esasperato dal tasso di violenza e degradazione sempre più in crescita nella città in cui vive. Somerset, a cui manca una settimana per andare in pensione, viene affiancato dal giovane impulsivo e istintivo David Mills, destinato a sostituirlo. Tra i due, per le differenze profonde di carattere, all'inizio non corre buon sangue.

Quando i due detective sono chiamati sulla scena di un efferato delitto, che ha come vittima un obeso che è stato costretto a mangiare oltre misura fino alla morte, Somerset dalle caratteristiche del delitto intuisce di trovarsi di fronte a un caso fuori dall'ordinario e vorrebbe rinunciare ad occuparsene.

Il giorno seguente l'avvocato Eli Gould, noto per aver difeso criminali e truffatori d'ogni genere, viene ritrovato morto e mutilato all’interno del suo studio. A causa della riluttanza di Somerset a non condurre il caso, l'esame della scena del crimine viene cosi affidato a David che sul pavimento rileva la parola"avarizia", scritta con il sangue. Non sembrano esserci collegamenti tra i due delitti, ma Somerset è convinto che l'assassino sia lo stesso e che continuerà a uccidere. Tornato così nuovamente sul luogo del primo delitto scopre dietro a un frigorifero la scritta "gola", scritta questa volta con il grasso. A quel punto Somerset deduce che l’assassino sta punendo con la morte i colpevoli dei sette vizi capitali, i quali oltre a gola ed avarizia, contano accidia, invidia, superbia, ira e lussuria.

In seguito, Somerset viene invitato a cena da Tracy, la moglie del giovane detective, che vuole far riconciliare i due colleghi che analizzando le foto dell'omicidio di Eli Gould, ne trovano una che ritrae sua moglie con gli occhi cerchiati col sangue come a indicare che ha visto qualcosa o, meglio, che non ha ancora visto qualcosa che dovrebbe vedere. Dopo averla incontrata e averle mostrato le foto, la donna nota che sul luogo del delitto uno dei dipinti è stato appeso al contrario. Dietro il quadro vi sono impronte digitali insanguinate che analizzate corrispondono a Victor, un degenerato spacciatore accusato di diversi crimini e per questo più volte arrestato e incriminato. I detective quindi, credendo che si tratti del colpevole dei precedenti omicidi, si recano nell’appartamento di Victor scoprendo che l'uomo in realtà è stato ridotto ad uno scheletro per essere stato nutrito al minimo e costretto all'immobilità in un letto per un intero anno e ormai in fin di vita. Sopra il letto compare in grande la scritta dell'assassino che lo accusa di "accidia".

Dopo aver contattato un agente dell'FBI, Somerset ottiene illegalmente una lista riservata di persone che hanno preso in prestito dalle varie biblioteche libri sui peccati capitali, sulle opere riguardanti Paradiso, Purgatorio e Inferno, sull'espiazione stessa dei peccati; dalla lista emerge il nome di un certo John Doe [2]. Mentre i due detective bussano invano alla porta di casa del sospetto assassino arriva un individuo che alla vista dei due, tira fuori una pistola e tenta di ucciderli. I due rincorrono l'uomo ma Somerset non riesce a stargli dietro a differenza di Mills che, dopo un lungo inseguimento viene colpito a tradimento dall'assassino che, dopo avergli puntato la pistola alla tempia, lo risparmia e va via.[3]

Dopo il fallito inseguimento Somerset e David entrano nell’appartamento trovando diverse foto che ritraggono le sue vittime, tra le quali spicca una donna dai capelli biondi. Mentre indagano su dove possa essersi cacciato John Doe, David e Somerset ricevono la notizia di un’ulteriore delitto e quello della ragazza dai capelli biondi, una prostituta, la quale è stata ritrovata morta dopo essere stata costretta ad avere un rapporto sessuale da un uomo costretto a violentarla con uno strumento lacerante; sulla porta della stanza vi è incisa infatti la scritta lussuria. Dopo le dichiarazioni dell’uomo quasi impazzito per essere stato costretto da John Doe a violentare e uccidere la donna, il giorno seguente una modella che si è occupata maniacalmente del proprio aspetto esteriore, viene ritrovata morta, con il volto mutilato, nel proprio letto sopra il quale vi è stata scritta la parola superbia, quinto peccato capitale ad essere punito. Affinché il cerchio si chiuda, mancano ormai due peccati capitali, "invidia" e "ira", e perciò una sesta e una settima vittima.

Tuttavia, lo stesso John Doe si consegna alla polizia e poiché è tutto insanguinato fa pensare ai detective che abbia commesso gli ultimi omicidi. John si dichiara disposto ad indicare loro il luogo dove possono trovare i cadaveri delle vittime a patto che siano essi a condurcelo. Mills, Somerset e Doe, sorvegliati dall'alto da un elicottero della polizia, giungono quindi sul luogo desertico segnalato dall'assassino dove sembra che non ci sia nulla quando in lontananza si vede arrivare un furgone.

Mills rimane a sorvegliare Doe, mentre Somerset ferma il conducente che gli consegna un pacco misterioso: l'anziano detective lo apre con cautela notando macchie di sangue e, dopo aver visto inorridito il contenuto, corre disperatamente verso Mills gridandogli di non ascoltare John Doe e di gettare la pistola. Contemporaneamente Doe sta confessando a Mills di aver invidiato la sua vita familiare con la sua bella moglie, Tracy, con cui ha voluto trascorrere una mattinata "giocando a fare il marito" e alla fine uccidendola e tagliandole la testa che Somerset ha trovato nel pacco.

Il piano del maniaco è ora chiaro: lui, colpevole del peccato di invidia, vuole che Mills lo uccida in preda all'ira, cosicché i sette peccati capitali siano in tal modo compiuti e puniti. Somerset cerca di convincere Mills a non vendicarsi, ma il giovane detective quando viene a sapere dallo stesso assassino che la moglie era incinta allora, in preda ad una irrefrenabile ira, gli spara alla testa.

Al tramonto arriva la polizia che porta via il cadavere e arresta Mills in stato di shock. Nell'ultima scena Somerset, mentre va via, dice: "Hemingway una volta ha scritto: Il mondo è un bel posto, e vale la pena lottare per esso. Condivido la seconda parte".

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato accolto positivamente dalla critica. Sul sito Rotten Tomatoes ottiene l'80% delle recensioni professionali positive con un voto medio di 7,7 su 10.[4]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha avuto un buon successo incassando 100 125 643 $ negli stati uniti e altri 227 186 216 $ nel resto del mondo, per un totale di 327 milioni di dollari, a fronte di un budget di 33 milioni di dollari.[5]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per desiderio di Kevin Spacey il suo nome non compare nei titoli di testa. L'idea fu dello stesso attore per far sì che la sua entrata in scena sorprendesse il pubblico. Per il ruolo di John Doe, c'era anche il nome di Michael Stipe, ex cantante dei R.E.M.
  2. ^ "John Doe" è un nome usato solitamente nel gergo giuridico statunitense per indicare un uomo la cui reale identità è sconosciuta o segreta.
  3. ^ Nella scena in cui Mills insegue John Doe, Brad Pitt si procurò una profonda ferita al braccio. Il gesso che porta in altre scene del film è reale (in: Internet Movie Database)
  4. ^ Seven rotten tomatoes, su rottentomatoes.com. URL consultato il 30 ottobre 2017.
  5. ^ Seven box office mojo, su boxofficemojo.com. URL consultato il 30 ottobre 2017.

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