Tony Scott (regista)

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Anthony David "Tony" Scott (North Shields, 21 giugno 1944Los Angeles, 19 agosto 2012) è stato un regista e produttore cinematografico britannico, noto per il suo stile ipercinetico e patinato[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inizi[modifica | modifica wikitesto]

Nato a North Shields nella campagna del nord Inghilterra, il primo approccio col mondo del cinema non è dietro la macchina da presa, ma davanti ad essa. All'età di sedici anni, Scott recita in Boy and Bicycle, cortometraggio dell'allora ventitreenne fratello Ridley, di cui segue le orme studiando al West Hartlepool College of Art e alla Sunderland Art School. Successivamente frequenta con profitto la Royal College of Art, avendo intenzione di diventare pittore.[2]

È il successo della compagnia del fratello, la Ridley Scott Associates (RSA), nel campo della pubblicità televisiva che attira la sua attenzione nel mondo del cinema. Come ricorda Ridley Scott: "Tony in principio voleva girare documentari. Gli dissi, 'Non andare alla BBC, vieni prima da me.' Sapevo che aveva una passione per le auto, così gli dissi 'Vieni a lavorare per me e nel giro di un anno avrai una Ferrari'. E così fu". Nell'arco degli anni seguenti, Scott dirige letteralmente migliaia di pubblicità per la RSA, mentre supervisiona le attività della compagnia dal momento che il fratello è sempre più impegnato nella sua attività di regista cinematografico.

L'esperienza maturata con le pubblicità e la capacità dimostrata anche nella direzione di un adattamento letterario (The Author of Beltraffio di Henry James, realizzato per la televisione francese nel 1975 come pegno per una scommessa fatta col fratello), unite all'ottima riuscita sul grande schermo proprio in quegli anni di altri registi provenienti dal mondo della pubblicità, gli fanno pervenire molte offerte da Hollywood. Ma mentre la sua carriera sta per decollare, una tragedia colpisce la sua famiglia: muore il fratello maggiore Frank a 46 anni per un cancro alla pelle.

Gli anni Ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni ottanta Scott dà avvio alla sua carriera di regista cinematografico. Tra i progetti che lo interessano c'è l'adattamento del romanzo di Anne Rice Intervista col Vampiro. Ma la MGM gli propone di girare un altro film con protagonisti dei vampiri dal titolo Miriam si sveglia a mezzanotte (1983). Gli interpreti principali del film sono David Bowie e Catherine Deneuve. Il film dalla fotografia e scenografia raffinate, si distacca completamente dalla produzione di quel genere di quegli anni, col risultato di scontentare sia la critica sia il pubblico. Tale insuccesso allontana per due anni e mezzo il regista dal grande schermo e lo riporta al mondo degli spot televisivi.

L'opportunità del rilancio gli viene offerta dai produttori Don Simpson e Jerry Bruckheimer che gli chiedono di dirigere un film intitolato Top Gun. Tra i pochi ammiratori del suo precedente film, Simpson e Bruckheimer dichiarano di aver scelto Scott principalmente dopo aver visto gli spot girati per la svedese Saab nei primi anni ottanta: negli spot, una Saab 900 turbo si ritrova a gareggiare con un jet. Sebbene lusingato Scott all'inizio è dubbioso se accettare il lavoro:

« Cominciai a parlare del film riferendomi ad Apocalypse Now e Mad Max 2, cosa che li spaventò non poco. Avendo una formazione artistica, la mia sensibilità tende ad essere poco solare. Continuai a pensare al film come ad un Apocalypse Now su una portaerei mentre loro (Simpson e Bruckheimer) continuavano a dire, 'No, no, no.' Poi, un giorno ci arrivai, capii cosa stavano cercando. Non volevano un'Apocalypse Now, era più qualcosa su jet argentati che sfrecciavano in cieli azzurri. Una specie di rock'n'roll nei cieli. »
(Tony Scott)

Il film è il più grande successo commerciale del 1986 guadagnando più di 176 milioni di dollari e contribuendo a fare del protagonista del film Tom Cruise una star. Successivamente al successo di Top Gun, nel 1987 a Scott viene proposto da Simpson e Bruckheimer di dirigere il seguito di Beverly Hills Cop, intitolato Beverly Hills Cop II con Eddie Murphy e Brigitte Nielsen.

Il film è un fallimento a livello di critica, ma è comunque uno dei migliori incassi dell'anno, anche se guadagna meno rispetto al primo capitolo della trilogia. Durante la lavorazione di Beverly Hills Cop II Tony ebbe un flirt con Brigitte Nielsen: durante quel periodo entrambi erano sposati, la Nielsen con Sylvester Stallone. Successivamente Scott ha sempre dichiarato che Brigitte è stata la causa del fallimento del suo secondo matrimonio.

Gli anni Novanta[modifica | modifica wikitesto]

Scott cambia rotta e dirige Revenge - Vendetta (Revenge) nel 1990, un film cupo e violento con il grande Anthony Quinn, Kevin Costner e Madeleine Stowe. La produzione però è sofferta e il film gli viene sottratto dal produttore Ray Stark che lo rimonta perché insoddisfatto del risultato. Il film commercialmente si rivela poco produttivo. Sempre nel 1990, Scott ritorna dalla coppia Simpson-Bruckheimer firmando il film Giorni di tuono. Torna a dirigere Tom Cruise in una storia che ricalca quella di Top Gun, ma questa volta al posto dei jet ci sono delle automobili. Questa volta però il risultato è deludente per la critica, mentre la pellicola ottiene un grande successo.

Il film successivo, L'ultimo boyscout (The Last Boy Scout) (1991) è un discreto successo, specie se si considera che Bruce Willis era reduce da un fiasco come Hudson Hawk. Ma ormai a Scott vanno stretti i panni di regista di grandi film d'azione e cerca di rivolgere la sua attenzione a produzioni più modeste, ma di qualità. Durante un meeting gli viene presentato un ex dipendente di videoteca diventato regista, Quentin Tarantino. Tarantino gli offre di leggere alcune sue sceneggiature, tra queste Le iene e Una vita al massimo. Scott dice a Tarantino di voler dirigere entrambe.

Tarantino tuttavia gli concede solo Una vita al massimo dicendo di voler essere lui stesso a dirigere Le iene. Con un budget di 13 milioni di dollari, dunque pochissimo rispetto ai suoi precedenti quattro film, Una vita al massimo (True Romance) (1993) è un film ardito, esuberante, veloce, variazione sul logoro tema di Bonnie & Clyde allontanadosi dallo stile patinato che spesso gli veniva criticato.

Vantando un cast di primo livello, con Christian Slater, Dennis Hopper, Christopher Walken, Gary Oldman, Brad Pitt, Tom Sizemore, Chris Penn, Val Kilmer e, in ruoli secondari, James Gandolfini e Samuel L. Jackson, Una vita al massimo è stato il film che ha aiutato a cambiare la percezione di Scott, da regista hollywoodiano ben pagato al capace autore di film d'azione. Sebbene la reazione iniziale a questo film sia stata tiepida come per la maggior parte dei film di Scott, rapidamente si diffuse un ampio seguito di cultori. E mentre la maggior parte della stampa centrava le sue attenzioni sullo sceneggiatore, Quentin Tarantino, Una vita al massimo deve il suo gran ritmo e piacevolezza al lavoro del regista. Tarantino stesso confessò di essere un grande fan di Tony Scott, e fu molto soddisfatto del risultato ottenuto, al punto da consentire la registrazione di una traccia da lui commentata per l'edizione speciale in DVD.

Col film successivo Scott torna al duo Simpson-Bruckheimer per la realizzazione di un thriller dal grande budget, ma a differenza delle precedenti collaborazioni, questa mostra un rinnovato interesse nelle forti caratterizzazioni. Allarme rosso (Crimson Tide), un thriller su un sottomarino interpretato da Gene Hackman e Denzel Washington, ha avuto un buon successo al botteghino nel 1995, confermando lo status di Tony Scott come regista di "Serie A", capace di dirigere i migliori talenti della recitazione. Nel film seguente, The Fan - Il mito, con un cast nuovamente di alto livello (Robert De Niro, Wesley Snipes, Ellen Barkin, Benicio del Toro, etc.), però si tocca forse il punto più basso della filmografia di Scott; un film che non è piaciuto né alla critica né agli appassionati. Ma Scott si riscatta subito dopo con Nemico pubblico (Enemy of the State) nel 1998, un thriller paranoico con Will Smith e Gene Hackman, girato come una versione accelerata de La conversazione (The Conversation) (1974) di Francis Ford Coppola, ottiene una buona accoglienza sia dalla critica che dal pubblico.

Il 2000[modifica | modifica wikitesto]

I suoi film successivi, Spy Game (2001), Man on Fire - Il fuoco della vendetta (2004) e Domino (2005) sono tecnicamente impressionanti. Del 2006 è Déjà Vu - Corsa contro il tempo ancora con Denzel Washington, thriller fantascientifico che offre una variante dei film sui paradossi temporali. Nel 2009 esce Pelham 123 - Ostaggi in metropolitana, in cui troviamo John Travolta intento a prendere in ostaggio un intero treno della metropolitana di New York e nuovamente Denzel Washington nella doppia veste di controllore-negoziatore di ostaggi. Ultimo dei suoi film d'azione è Unstoppable - Fuori controllo, con protagonisti Denzel Washington e Chris Pine , due conducenti di treni che rischiano la propria vita per fermare un treno fuori controllo. Il film incassa 130 milioni di dollari e riceve ottime critiche, sia per la regia sia per l'interpretazione di Denzel Washington.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel pomeriggio del 19 agosto 2012 si uccise lanciandosi dal Vincent Thomas Bridge nel distretto San Pedro di Los Angeles. Il corpo venne trovato dopo poche ore. Nella sua auto, parcheggiata sopra il ponte, vennero trovati i documenti di identità e molti messaggi per i suoi cari. Dopo circa due anni il fratello (Ridley Scott) decise di rompere il silenzio e chiarì che il regista aveva dovuto affrontare una lunga battaglia contro un tumore[3].

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Cortometraggi[modifica | modifica wikitesto]

  • One of the Missing (1971)
  • Beat the Devil (2002)
  • Agent Orange (2004)

Lungometraggi[modifica | modifica wikitesto]

Produttore[modifica | modifica wikitesto]

Premi e candidature[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ “Unstoppable – Fuori controllo”, di Tony Scott, sentieriselvaggi.it. URL consultato il 29 giugno 2016.
  2. ^ (EN) Tony Scott, telegraph.co.uk, 20 agosto 2012. URL consultato il 29 giugno 2016.
  3. ^ (EN) Ridley Scott breaks silence on brother Tony Scott's death, telegraph.co.uk, 28 novembre 2014. URL consultato il 29 giugno 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Gerosa (a cura di), Il cinema di Tony Scott, Piombino, Il Foglio, 2014. ISBN 9788876064814

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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