Zita di Borbone-Parma

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Zita di Borbone-Parma
Zita di Borbone-Parma
Zita di Borbone-Parma
Imperatrice d'Austria, regina (non coronata) di Boemia e coronata Regina Consorte del Re Apostolico d'Ungheria
Stemma
In carica 21 novembre 1916 - 11 novembre 1918
Predecessore Elisabetta di Baviera
Successore monarchia abolita
Nome completo Zita Maria delle Grazie Adelgonda Micaela Raffaela Gabriella Giuseppina Antonia Luisa Agnese
Nascita Capezzano Pianore, Italia, 9 maggio 1892
Morte Zizers, Svizzera, 14 marzo 1989
Luogo di sepoltura Cripta Imperiale, Vienna
Casa reale Borbone di Parma
Padre Roberto I di Parma
Madre Maria Antonia di Braganza
Consorte Carlo di Asburgo-Lorena
Figli Otto, Adelaide, Roberto, Felice, Carlo Ludovico, Rodolfo, Carlotta, Elisabetta
Religione cattolicesimo

Zita Maria delle Grazie Adelgonda Micaela Raffaela Gabriella Giuseppina Antonia Luisa Agnese di Borbone-Parma (Capezzano Pianore, 9 maggio 1892Zizers, 14 marzo 1989) è stata l'ultima Imperatrice d'Austria, regina (non coronata) di Boemia e coronata Regina Consorte del Re Apostolico Carlo d'Ungheria. Proclamata serva di Dio dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque il 9 maggio 1892[1] a Villa Borbone delle Pianore, presso Camaiore, da Roberto I, Duca di Parma, Piacenza e Guastalla, e da Maria Antonia di Braganza, figlia di Michele, Re di Portogallo. Il nome Zita le fu dato dal padre, il devotissimo Principe Roberto, per ricordare l'omonima santa lucchese, la villa delle Pianore fu un antico possedimento della nonna Maria Teresa di Savoia, già Duchessa di Lucca[2].

La famiglia di Roberto I. Da sinistra a destra, prima fila: Immacolata, Antonia, Isabella, il duca Roberto, Enrichetta, Luigi, Gaetano, la duchessa Maria Antonia, Renato, Zita (seduto in fondo a destra). Da sinistra a destra, seconda fila: Francesca, Pia, Luisa, Adelaide, Teresa, Giuseppe, Saverio, Enrico, Sisto, Felice, Villa Pianore, 1906.

Zita e i suoi fratelli studiarono italiano, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e inglese[1]. Ricorda: "Siamo cresciuti a livello internazionale. Mio padre pensava di sé stesso prima di tutto come un francese, e trascorreva, un paio di settimane ogni anno, con i figli maggiori a Chambord, la sua proprietà principale nella Loira. Una volta gli chiesi come dovevamo descriverci noi stessi. Egli rispose: "Siamo principi francesi che regnarono in Italia[1]."

All'età di dieci anni, Zita fu mandata in un collegio a Zanberg, in Alta Baviera, dove c'era un regime rigoroso di studio e di istruzione religiosa[1]. La nonna materna mandò Zita e sua sorella Francesca in un convento sull'Isola di Wight per completare la loro istruzione[2]. Cresciuti come cattolici devoti, i figli del duca intrapresero regolarmente opere di bene per i poveri. Zita e Francesca distribuivano personalmente cibo, vestiti e medicine ai bisognosi a Pianore.

Matrimonio[modifica | modifica sorgente]

Nelle immediate vicinanze del castello di Schwarzau, si trovava Villa Wartholz, residenza dell'arciduchessa Maria Teresa d'Austria, zia materna di Zita[1]. Maria Teresa era la matrigna dell'arciduca Otto e nonna acquisita dell'arciduca Carlo. I due si incontrarono per la prima volta quando erano bambini.

Nel 1909, il suo reggimento dei dragoni era di stanza presso la Brandeis an der Elbe (Brandýs nad Labem), incominciò a farle visita[1]. Carlo era sotto pressione per sposarsi (Francesco Ferdinando, lo zio ed erede al trono, s'era sposato morganaticamente e i suoi figli erano esclusi dalla successione) e Zita aveva una genealogia regale opportuna.

Il matrimonio di Carlo d'Austria-Este e di Zita di Borbone-Parma.

L'arciduca Carlo si recò a Villa Pianore e chiese la mano di Zita e, il 13 giugno 1911, venne annunciato il loro fidanzamento alla corte austriaca[1]. La cerimonia ebbe luogo il 21 ottobre 1911 al castello di Schwarzau. Il prozio di Carlo, l'imperatore Francesco Giuseppe, entusiasta nel vedere un erede contrarre un matrimonio adeguato, fece il primo il brindisi al pranzo di nozze.

Ebbero otto figli:

Ducato di Parma
Casa di Borbone-Parma
Ducal Coat of Arms of Parma (1748-1802).svg

Carlo I (1731 - 1735)
Filippo I (1748 - 1765)
Ferdinando I (1765 - 1802)
Ludovico (Re d'Etruria)
Carlo II (1847 - 1849)
Carlo III (1849 - 1854)
Roberto I (1854 - 1859)
Enrico di Borbone
Giuseppe di Borbone
Elias di Borbone
Roberto Ugo di Borbone
Saverio di Borbone
Carlo Ugo di Borbone
Carlo Saverio
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Moglie dell'erede al trono austriaco[modifica | modifica sorgente]

In quel momento, l'arciduca Carlo era poco più che ventenne e non si aspettava di diventare erede al trono, soprattutto perché Francesco Ferdinando era in buona salute. La situazione è cambiata il 28 giugno 1914, quando l'erede e la moglie Sophie sono stati assassinati a Sarajevo da parte dei nazionalisti serbi. Carlo e Zita, ricevettero la notizia attraverso un telegramma lo stesso giorno.Lei disse di suo marito: "Anche se era una bella giornata,ho visto la sua faccia impallidire sotto il sole".

Durante la Prima guerra mondiale, Carlo è stato promosso a generale dell'esercito austriaco, prendendo il comando del 20º Corpo in un'offensiva nel Tirolo. La guerra è stata personalmente difficile per Zita, dal momento che molti dei suoi fratelli hanno combattuto su fronti opposti nel conflitto (Felice e Renato s'erano uniti all'esercito austriaco, mentre Sisto e Saverio s'erano uniti all'esercito belga).Inoltre, il suo paese di nascita, l'Italia, s'era unito alla guerra contro l'Austria nel 1915. Nel 1917, l'ambasciatore tedesco a Vienna, il conte Otto Wedel, avrebbe scritto a Berlino dicendo "L'imperatrice discende da una casa principesca italiana. Le persone non si fidano del tutto di lei e dei suoi parenti ". Su richiesta di Francesco Giuseppe, Zita e i suoi figli lasciarono la loro residenza a Hetzendorf e si trasferirono al Castello di Schönbrunn. Qui, Zita spese molte ore con il vecchio imperatore in occasioni formali e informali, in cui Francesco Giuseppe le confidò le sue paure per il futuro. L'imperatore Francesco Giuseppe morì di bronchite e polmonite, all'età di 86 anni, il 21 novembre 1916.

Imperatrice e Regina[modifica | modifica sorgente]

Carlo e Zita furono incoronati a Budapest il 30 dicembre 1916. Dopo l'incoronazione ci fu un banchetto, ma dopo che i festeggiamenti finirono, l'imperatore e l'imperatrice pensarono d'aver sbagliato a prolungarli durante il periodo di guerra. All'inizio del regno, Carlo era il più delle volte lontano da Vienna, ma aveva una linea telefonica installata da Baden (dove si trovava quartier generale militare di Carlo) alla Hofburg. Zita ha avuto una certa influenza sul marito ed aveva un interesse particolare per la politica sociale. Tuttavia, le questioni militari erano l'unico dominio di Carlo. Energica e volitiva, Zita accompagnava il marito nelle province e al fronte, impegnando sé stessa in opere di carità e con visite in ospedale ai feriti di guerra.

L'affare Sisto[modifica | modifica sorgente]

Nel pieno della I guerra mondiale, si adoperò per il raggiungimento assieme al marito Carlo I e ai fratelli, i Principi Sisto e Saverio di Borbone-Parma, della pace con gli alleati, ma, nonostante tutto, questi tentativi fallirono.

Nel mese di aprile 1918, dopo il Trattato di Brest-Litovsk, il ministro degli Esteri austriaco, il conte Ottokar Czernin, fece un discorso attaccando il primo ministro francese Georges Clemenceaue additandolo come il principale ostacolo ad una pace che avrebbe favorito gli Imperi centrali.

La fine dell'impero[modifica | modifica sorgente]

Il 13 aprile 1918 nacque il nuovo stato cecoslovacco indipendente dell'Impero asburgico. Il prestigio dell'esercito tedesco aveva preso un duro colpo alla battaglia di Amiens, e, il 25 settembre 1918, il re Ferdinando di Bulgaria si staccò dai suoi alleati degli Imperi centrali pronunciandosi per la pace in modo indipendente. Zita era con Carlo quando ricevette il telegramma del collasso della Bulgaria.

Il 16 ottobre, l'imperatore emise un "Manifesto dei Popoli" proponendo di ristrutturare l'impero su linee federali e concedendo ad ogni nazionalità un proprio stato. Invece, ogni nazione si staccò e l'impero effettivamente si sciolse.

Lasciando i loro figli a Gödöllő, Carlo e Zita viaggiarono verso il Palazzo di Schönbrunn. L'11 novembre, insieme al portavoce dell'imperatore, prepararono un manifesto per Carlo da firmare. Dopo la pubblicazione del documento, Carlo con la sua famiglia e il resto della corte, partì per il casinò di caccia a Eckartsau, vicino al confine con l'Ungheria e la Slovacchia. La Repubblica di Germania e quella d'Austria sono state proclamate il giorno successivo.

Esilio[modifica | modifica sorgente]

Dopo alcuni mesi difficili a Eckartsau, la famiglia imperiale ricevette un aiuto da una fonte inaspettata. Il principe Sisto aveva incontrato il re Giorgio V e lo supplicò di aiutare gli Asburgo. Giorgio, dopo soli pochi mesi dall'esecuzione di suo cugino Nicola II di Russia per mano dei rivoluzionari, promise: «Faremo immediatamente ciò che è necessario».

Carlo e Zita con i loro figli a Herstenstein, 1921.

Diversi ufficiali dell'esercito britannico sono stati inviati per aiutare Carlo, in particolare il tenente colonnello Edward Lisle Strutt, che era un nipote di Lord Belpasso e un ex studente presso l'Università di Innsbruck. Con qualche difficoltà, Strutt riuscì a organizzare un treno per la Svizzera, permettendo all'imperatore di lasciare il Paese con dignità, senza dover abdicare. Carlo, Zita, i loro figli e le loro famiglie lasciarono Eckartsau il 24 marzo scortati da un distaccamento di soldati britannici dell'Onorevole Compagnia di Artiglieria sotto il comando di Strutt.

Ungheria e l'esilio a Madeira[modifica | modifica sorgente]

La prima casa della famiglia in esilio fu il castello Wartegg a Rorschach, un immobile di proprietà dei Borbone Parma. Tuttavia, le autorità svizzere, preoccupate per l'implicazione degli Asburgo dimoranti vicino al confine austriaco, li costrinsero a spostarsi verso la parte occidentale del Paese. Il mese successivo, quindi, si trasferirono a Villa Prangins, nei pressi del Lago di Ginevra, dove ripresero una vita familiare tranquilla. Questo momento venne bruscamente interrotto nel marzo 1920, quando, dopo un periodo di instabilità in Ungheria, Miklós Horthy fu eletto reggente. Carlo era ancora tecnicamente re, ma Horthy inviò un emissario a Prangins consigliandogli di non andare in Ungheria fino a quando la situazione non si fosse calmata. Dopo il trattato di Trianon, l'ambizione di Horthy crebbe. Carlo chiese l'aiuto del colonnello Strutt per farsi portare in Ungheria. Carlo tentò due volte di riprendere il controllo, la prima nel mese di marzo e di nuovo ad ottobre 1921. Entrambi i tentativi fallirono, nonostante il sostegno convinto di Zita.

Carlo e Zita risiedettero temporaneamente al Castello Tata, di proprietà del conte Esterházy, fino a quando non si fosse trovato la destinazione permanente per il loro esilio. Malta venne messa in discussione come una possibilità, ma è stata rifiutata da Lord Curzon, e il territorio francese è stato escluso a causa della possibilità dei fratelli di Zita intriganti per conto di Carlo. Alla fine venne scelta l'isola portoghese di Madeira.

Arrivarono a Funchal il 19 novembre 1921. I loro figli risiedettero al Castello di Wartegg, in Svizzera dove viveva Maria Teresa, anche se Zita riuscì a vederli a Zurigo, quando suo figlio Roberto aveva bisogno di una operazione per appendicite. I bambini si unirono ai genitori nel febbraio 1922.

Morte di Carlo[modifica | modifica sorgente]

Carlo aveva problemi di salute da qualche tempo. Dopo essere andato a fare spese in una giornata fredda a Funchal, per comprare dei giocattoli per Carlo Ludovico, fu colpito da un attacco di bronchite. A causa delle inadeguate cure mediche, la bronchite peggiorò in polmonite. Molti dei bambini e il personale si ammalarono; Zita (all'epoca incinta di otto mesi) si prese cura di tutti.

Carlo morì il 1 aprile 1922. Le sue ultime parole alla moglie furono: "Ti amo così tanto". Dopo il suo funerale, un testimone ha detto di Zita: "Questa donna è davvero da ammirare. Lei non ha perso, per un secondo, la sua compostezza...salutò la gente su tutti i lati e poi parlò con chi l'aveva aiutata con il funerale". Zita portò il lutto, in memoria di Carlo, durante i 67 anni di vedovanza.

Vedovanza[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte di Carlo, l'ex famiglia imperiale austriaca si trasferì di nuovo. Alfonso XIII di Spagna, acconsentì a Zita e ai suoi sette figli (che presto sarebbero stati otto) di trasferirsi in Spagna. Alfonso inviò la nave da guerra Infanta Isabel a Funchal che li portò a Cadice. Essi sono stati poi accompagnati al Palazzo del Pardo a Madrid, dove poco dopo il suo arrivo Zita ha dato alla luce un figlio postumo, l' arciduchessa Elisabetta.

Alfonso XIII offrì ai suoi parenti esiliati l'uso del Palacio Uribarren a Lekeitio, nella baia di Biscaglia. Per i successivi sei anni, Zita si stabilì a Lekeitio, con il compito di crescere ed educare i figli. Vivevano con finanze ristrette derivavanti, prevalentemente, da redditi di proprietà private in Austria.

Belgio[modifica | modifica sorgente]

Nel 1929, molti dei suoi figli si stavano avvicinando all'età di frequentare l'università e la famiglia cercò di spostarsi da qualche parte, in un clima educativo più congeniale della Spagna. Nel settembre di quell'anno, si trasferirono nel villaggio belga di Steenokkerzeel, vicino a Bruxelles, dove erano più vicini a diversi membri della loro famiglia.

Nel corso dei festeggiamenti per il diciottesimo compleanno dell'Imperatore Otto, maggiorenne secondo gli Statuti del Casato, dichiarò esaurito il suo compito di Reggente.

America[modifica | modifica sorgente]

Con l'invasione nazista del Belgio, il 10 maggio del 1940, Zita e la sua famiglia divennero profughi di guerra. Dopo essere sfuggiti alla morte per un colpo diretto al castello dove vivevano da parte dei bombardieri tedeschi, fuggirono al castello del principe Saverio a Bostz.

Il 18 maggio raggiunsero il confine spagnolo e, successivamente, raggiunsero il Portogallo dove il governo americano concesse i visti di uscita alla famiglia il 9 luglio. Arrivarono a New York il 27 luglio. Alla fine si rifugiarono nel Québec. Vivendo in condizioni economiche ristrette, tutti i suoi figli parteciparono allo sforzo bellico. Otto si incontrava regolarmente con Franklin Roosevelt; Roberto era il rappresentante degli Asburgo a Londra; Carlo Ludovico e Felice si arruolarono nell'esercito degli Stati Uniti; Rodolfo era nei contrabbandieri in Austria, negli ultimi giorni della guerra per aiutare ad organizzare la resistenza. Dall'America si adoperò, immediatamente dopo la guerra, affinché la sua amata Patria, l'Austria e l'Ungheria, non entrasse nell'orbita sovietica e beneficiasse degli aiuti previsti dal Piano Marshall.

Post-Guerra[modifica | modifica sorgente]

Dopo un periodo di riposo e di recupero, Zita ritornò in Europa per i matrimoni dei suoi figli. Nel 1952 si trasferì a Lussemburgo, al fine di prendersi cura di sua madre. Maria Antonia morì all'età di 96 anni, nel 1959. Il vescovo di Coira propose a Zita di trasferirsi in una residenza che ha amministrato (l'ex castello dei conti de Salis) a Zizers. Il castello aveva spazio sufficiente per le visite dalla sua grande famiglia e una cappella (una necessità per Zita, che era devotamente cattolica). Alla fine Zita accettò con facilità.

Nel 1972 partecipò al funerale di sua figlia Adelaide, che è stato doloroso per lei. Si impegnò nella canonizzazione del marito. Nel 1982, ritornò in Austria dopo essere stato assente per sei decenni. Negli anni successivi, l'imperatrice fece diverse visite alla sua ex patria austriaca, apparendo anche sulla televisione austriaca.

In una serie di interviste sul tabloid viennese "Kronen Zeitung", Zita ha espresso la sua opinione sulla morte del principe ereditario Rodolfo d'Austria e della sua amante, la baronessa Maria Vetsera, a Mayerling, nel 1889, sostenendo che non era un doppio suicidio, ma un omicidio da parte di agenti francesi o austriaci.

Morte[modifica | modifica sorgente]

Dopo il suo novantesimo compleanno, la sua salute cominciò a peggiorare. La sua ultima grande riunione di famiglia ha avuto luogo a Zizers, nel 1987, in occasione del suo novantacinquesimo compleanno.

Durante la visita di sua figlia, nell'estate 1988, fu colpita da una polmonite e trascorse la maggior parte del periodo autunnale ed invernale a letto.

Morì, quasi novantasettenne, la notte del 14 marzo 1989, parzialmente cieca e costretta su una sedia a rotelle. Il suo funerale, al quale intervennero migliaia di persone, ebbe luogo a Vienna, nello Stephansdom, il 1 aprile 1989. Molto criticata fu nell'occasione la grande esibizione delle insegne e dei simboli imperial-regi. Zita di Borbone-Parma fu sepolta, accanto a un busto dell'amatissimo consorte, nella Cripta dei Cappuccini. Vi parteciparono più di 200 membri della famiglia degli Asburgo e Borbone Parma, 6.000 partecipanti tra leader politici, funzionari statali e rappresentanti internazionali, tra cui un rappresentante di Papa Giovanni Paolo II.

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Albero genealogico di tre generazioni di Zita di Borbone-Parma
Zita di Borbone-Parma Padre:
Roberto I di Parma
Nonno paterno:
Carlo III di Parma
Bisnonno paterno:
Carlo Ludovico di Borbone
Bisnonna paterna:
Maria Teresa di Savoia
Nonna paterna:
Luisa Maria di Borbone-Francia
Bisnonno paterno:
Carlo di Borbone-Francia
Bisnonna paterna:
Carolina di Borbone-Due Sicilie
Madre:
Maria Antonia di Braganza
Nonno materno:
Michele del Portogallo
Bisnonno materno:
Giovanni VI del Portogallo
Bisnonna materna:
Carlotta Gioacchina di Borbone-Spagna
Nonna materna:
Adelaide di Löwenstein-Wertheim-Rosenberg
Bisnonno materno:
Costantino di Löwenstein-Wertheim-Rosenberg
Bisnonna materna:
Maria Agnese di Hohenlohe-Langenburg

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine dei Virtuosi - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dei Virtuosi
Gran Maestro dell'Ordine della Croce Stellata - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Croce Stellata
Gran Maestro dell'Ordine dell'amore verso il prossimo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dell'amore verso il prossimo
Protettrice dell'Ordine di Elisabetta Teresa - nastrino per uniforme ordinaria Protettrice dell'Ordine di Elisabetta Teresa

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g Beeche.
  2. ^ a b Bogle.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gordon Brook-Shepherd. L'ultima imperatrice La vita e l'epoca di Zita d'Austria-Ungheria 1892-1989. Milano, Rizzoli Libri S.p.A., 1992. ISBN 88-17-84194-3
  • Bertita Harding. Imperial twilight The story of Karl and Zita of Hungary. Indianapolis, The Bobbs-Merrill Company Publishers, 1939

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