Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera

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1leftarrow.pngVoce principale: Marina Militare.

Corpo delle capitanerie di porto
Guardia Costiera
Logo della Guardia Costiera italiana
Logo della Guardia Costiera italiana
Descrizione generale
Attiva 1865
Nazione Italia
Servizio dipendente da:
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti
Ministero dell'ambiente
Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali
Marina Militare
Tipo Guardia costiera
Polizia giudiziaria
Polizia tecnico amministrativa marittima
Polizia ambientale
Sicurezza della navigazione
Ruolo Corpo nazionale di soccorso in mare
Comando generale Roma, viale dell'Arte, 16
Patrono Santa Barbara, patrona della Marina Militare
Motto OMNIA VINCIT ANIMUS
Anniversari 20 luglio (fondazione)
Comandanti
Comandante generale amm. isp. capo (CP)
Felicio Angrisano
Simboli
Bandiera Naval Ensign of Italy.svg
Bandiera di bompresso Naval Jack of Italy.svg-Naval Jack of Italy (verso).svg
Stemma forza armata Coat of arms of Marina Militare.svg

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Il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera è uno dei corpi tecnici della Marina Militare - Ministero della difesa.

La capitaneria di porto, nello specifico, indica l'edificio sede del comandante del porto, istituito presso il Compartimento marittimo, ufficio periferico dell'amministrazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nella provincia marittima. Ad essa è affidata la gestione amministrativa, la sicurezza della navigazione, la salvaguardia della vita umana in mare e in genere tutte le attività marittime connesse alla fruizione del mare nella più ampia accezione del termine.

Il corpo, storicamente è l'erede delle antiche magistrature del mare, alle quali era stata affidata l'amministrazione e la cura dei porti ed è stato istituito nella sede di palazzo Pitti, nell'allora capitale del Regno d'Italia, Firenze, con la firma del regio decreto n. 2438 del 20 luglio 1865 da parte di Vittorio Emanuele II.
Con il passare degli anni, l'odierno Corpo, dopo aver dismesso la toga della magistratura speciale marittima, opera nell'interesse collettivo, per regolare l'utilizzazione dei porti e delle spiagge, ma anche a tutela dei commerci e vigilare su tutte le attività che si svolgono in mare e sulle pertinenze del mare.

Il corpo delle capitanerie di porto attualmente dispone di un organico di 11.000 persone circa tra ufficiali, sottufficiali, graduati e truppa, detti "nocchieri di porto".

Storia[modifica | modifica sorgente]

Volendo fare una breve visita storica alle origini delle capitanerie di porto, non si può fare a meno di risalire alle antiche magistrature del mare, che da tempi immemorabili hanno atteso alla disciplina dei commerci mercantili via mare, sia sotto il punto di vista tecnico nautico, sia sotto il profilo della formazione degli equipaggi, fino agli arredi portuali, in tutte le epoche.

Tralasciando le organizzazioni di antichissima memoria, l'istituzione del moderno istituto affonda le proprie radici all'alba del primo millennio, quando il risveglio delle speranze umane fece rinascere tante attività, fra le quali la navigazione e le città di mare. In questo clima nella penisola italica nacquero le città marinare che armarono le loro navi spingendole sempre più verso lidi nuovi e lontani.

Naturalmente, il risveglio dei commerci e della navigazione comportò immediatamente nuove istituzioni a terra, per garantire nei porti nuove norme e magistrati speciali per applicare le leggi appositamente redatte. Il corpus legislativo del diritto marittimo doveva essere uno strumento flessibile per adeguarsi alla “nave”, novello strumento di potere. Con l'avvento delle repubbliche marinare, il corpo legislativo marittimo, già consistente nelle speciali magistrature di queste “città stato”, trovano un importante assetto ordinamentale, tanto da resistere negli antichi stati preunitari, consolidandosi.

Istituzioni marittime negli Stati italiani preunitari[modifica | modifica sorgente]

Le repubbliche marinare lasciarono in eredità le loro solide istituzioni marittime e il corpus legislativo del mare agli stati preunitari della penisola italiana, che li adottarono adeguandone gli ordinamenti alle loro esigenze temporali.

Troviamo così le commissioni marittime delle Real Marina del Regno delle Due Sicilie, composte nei porti principali del Regno, dal capitano di porto e dal controllore dei dazi, alle dipendenze del ministro della Marina; il capitano del porto di Livorno era il responsabile dei porti e della Marina mercantile del granduca di Toscana, mentre nel Regno sardo piemontese vi erano due distinti corpi istituzionali: i consoli e i viceconsoli, ai quali era devoluta l'amministrazione della Marina mercantile e i capitani e gli ufficiali di porto, appartenenti al Corpo dello stato maggiore dei porti, ai quali era affidato il comando dei porti, la polizia e i servizi tecnico-nautici.

La nascita del Corpo delle capitanerie di porto[modifica | modifica sorgente]

L'unità d'Italia comportò anche l'indifferibile unificazione degli ordinamenti portuali del novello Stato. Il Corpo vide la luce nella sede di palazzo Pitti, nell'allora capitale del Regno d'Italia, Firenze, con la firma del regio decreto n. 2438 del 20 luglio 1865 da parte di Vittorio Emanuele II, concretizzando, nel nuovo ordinamento statuale, un'interfaccia per la disciplina dei porti e delle attività mercantili portuali e della navigazione. Con la nascita di questa istituzione, vennero soppressi i consoli di marina e il Corpo dello stato maggiore dei porti.

Il Corpo delle capitanerie di porto era all'epoca un corpo civile inquadrato militarmente e formato da capitani di porto di prima, seconda e terza classe, ufficiali di porto di prima, di seconda e di terza classe e applicati di porto. Le giurisdizioni marittime erano costituite da compartimenti e circondari marittimi; i primi erano affidati al comando dei capitani, mentre i secondi erano di competenza degli ufficiali di porto. Al Corpo, erede delle precedenti istituzioni sabaude, fu dato carico di molteplici attività, dalla regolamentazione delle attività marittime, a funzioni meno mercantili come gli arruolamenti militari marittimi. Il sempre maggiore impegno e le ampliate funzioni del Corpo, nel breve volgere di mezzo secolo, richiesero la necessaria istituzione di un organo di direzione e coordinamento. Nacque così l'Ispettorato generale del Corpo delle capitanerie di porto, istituito con R.D. 8 dicembre 1910, n. 857, con competenza su tutti gli organi periferici.

Le stellette al Corpo[modifica | modifica sorgente]

Il generale di porto ispettore Francesco Mazzinghi, fondatore delle capitanerie di porto

I teatri bellici che videro impegnata l'Italia non risparmiarono nessun settore della pubblica amministrazione del Regno e anche il Corpo delle capitanerie di porto fu provato dalla durezza della guerra; il conflitto italo-turco vide gli uomini del Corpo impegnati nell'organizzazione dell'imbarco e sbarco di soldati e delle vettovaglie di guerra. L'epopea del colonialismo africano vide quegli stessi uomini impegnati anche nell'organizzazione dei porti occupati e nelle linee di collegamento, nonché alla elaborazione di un corpus giuridico apposito.

Con la prima guerra mondiale il Corpo partecipò al servizio di mobilitazione del personale militare, alla difesa delle coste, all'impiego e alla requisizione del naviglio mercantile per uso bellico, all'azione di polizia militare e soprattutto l'organizzazione e il funzionamento dell'attività portuale, indispensabile per assicurare l'approvvigionamento degli eserciti operanti. Nel 1918[1], il Ministro della Marina affidò definitivamente alle Capitanerie di porto i servizi che interessavano la difesa militare e perciò tutti gli appartenenti al Corpo furono militarizzati per la durata della guerra in corso, con proroga di un semestre oltre la firma dei trattati di pace. Il Corpo fu definitivamente inquadrato militarmente nel mese di novembre del 1919[2] e infine entrò a far parte dei Corpi della Regia Marina nel settembre del 1923[3]. Quest'ultimo provvedimento consacrò la reale vocazione militare del Corpo, conducendolo fino all'attuale assetto organizzativo.

La seconda guerra mondiale giunse dopo un interguerra non magro, ove gli uomini delle capitanerie di porto furono chiamati nei sorgitori delle Colonie e dell'Impero, mentre con decreto dell'11 novembre 1938 l'ispettorato generale veniva soppresso e in sua vece istituito il Comando generale delle capitanerie di porto, retto da un ammiraglio di squadra, ridisegnandone organici e organizzazione.

Questo conflitto fu veramente tragico su tutti i fronti. L'offensiva nemica interessò in prima linea i porti coloniali prima e nazionali poi. Il personale del Corpo, duramente provato, ha scritto pagine di valore, testimoniato dal consistente medagliere guadagnato sul campo. L'8 settembre 1943 è stata un'altra pagina di gloria e dolore. Da un lato vi fu il traguardo dell'autoaffondamento di un consistente numero di unità mercantili che potevano essere requisite dall'esercito di occupazione, mentre dall'altro tanti uomini delle capitanerie di porto conobbero la via dei campi di concentramento nazisti.

Il Commissariato per l'Alta Italia[modifica | modifica sorgente]

Con la divisione dell'Italia del Nord dal Regno del Sud, a seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943, mentre nel Regno vigeva il preesistente ordinamento, nel nord Italia vennero istituiti la Direzione Generale della Marina Mercantile e il Comando generale delle capitanerie di porto, con sede a Verona e successivamente a Milano. Queste due istituzioni, sorte in situazioni molto emergenziali, furono di grande utilità nella tutela del naviglio nazionale, dei porti e nella salvaguardia delle istituzioni marittime in genere.

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

La ricostruzione interessò tutti i porti della penisola e delle isole, totalmente distrutti, sia strutturalmente sia negli arredi, senza tralasciare il naviglio, completamente distrutto e la rinascita vide protagonisti anche gli uomini del Corpo, attivi anche nei settori economici, oltre che nel ruolo che compete loro di gestione dei porti e dell'amministrazione tecnico giuridica della navigazione marittima.

Il Ministero della Marina mercantile[modifica | modifica sorgente]

Il Comando generale delle capitanerie di porto, nel 1948, lasciò il posto a un ricostruito Ispettorato generale al cui Comando fu preposto l'Ufficiale Ispettore più anziano di grado in servizio permanente effettivo, appartenente ai ruoli del Corpo e in questo contesto il Corpo fu posto alle dipendenze dell'allora Ministero della Marina Mercantile.

Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti[modifica | modifica sorgente]

Logo dell'annuale campagna "Mare sicuro".
Logo del Numero blu per le emergenze in mare e sulle spiagge.

Dal 1996 con una serie di accorpamenti gli uffici delle Capitanerie di porto passano al Ministero dei trasporti e della navigazione, nato dall'unione dei Ministero dei Trasporti con il Ministero della Marina Mercantile. Con la riforma Bassanini del governo D'Alema I di cui al D. Lgs. n. 300/1999, entrata in vigore nel 2001 col governo Berlusconi II il Corpo passa al neo istituito Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che accorpa parte del Ministero dei lavori pubblici col predetto dicastero, da cui a tutt'oggi dipende.

1. Il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera:

  • esercita le competenze relative alle materie del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per cui la legge e altre disposizioni normative prevedono la diretta attribuzione allo stesso;
  • svolge, in regime di avvalimento, le attività a esso conferite nei settori riconducibili al competente Dipartimento per i trasporti, la navigazione e i sistemi informativi e statistici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

2. Nell'ambito delle funzioni sopraelencate, il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera, attraverso le proprie articolazioni periferiche:

  • svolge la funzione generale di Autorità marittima ai sensi del codice della navigazione;
  • ferme restando le attribuzioni in materia di coordinamento generale dei servizi di soccorso marittimo, di cui all'articolo 3, comma 1, lettera a), del decreto del presidente della Repubblica 28 settembre 1994, n. 662, è competente per l'esercizio delle funzioni di ricerca e salvataggio in mare, ai sensi degli articoli 69, 70 e 830 del codice della navigazione, di disciplina, monitoraggio e controllo del traffico navale, di sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo, nonché delle relative attività di vigilanza e controllo, ai sensi del codice della navigazione, della legge 28 dicembre 1989, n. 422 e delle altre leggi speciali.

3. Il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera esercita ulteriori funzioni relativamente alle seguenti materie:

  • comando dei porti ed esercizio delle funzioni di Autorità di sicurezza in materia di prevenzione da minacce, ai sensi del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 203;
  • polizia nei porti e in corso di navigazione;
  • sicurezza generale nei porti e nelle relative adiacenze, ai sensi dell'articolo 81 del codice della navigazione e, nei termini previsti dall'articolo 82 del predetto codice, sulle navi in porto e in corso di navigazione nel mare territoriale;
  • polizia marittima;
  • demanio marittimo ed esercizio dei relativi poteri di polizia amministrativa;
  • personale marittimo;
  • regime amministrativo della nave;
  • diporto nautico;
  • soccorso e polizia di sicurezza della navigazione nei laghi e nelle acque interne;
  • autorità portuale nei porti in cui non è istituita un'Autorità portuale;
  • servizi tecnico - nautici;
  • sicurezza delle attività lavorative nei porti e a bordo di navi, ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81;
  • attività ispettiva in funzione di controllo delle navi da parte dello Stato di approdo (port State control) e dello Stato di bandiera (flag State), rispettivamente ai sensi delle direttive 2009/16/CE[4][5][6], 2009/15/CE[7][8] e 106/2001/CE[9][10] e successive modifiche;
  • indagini e inchieste sui sinistri marittimi al fine di individuarne cause, circostanze e responsabilità in linea con la previsione del codice della navigazione e del relativo regolamento di esecuzione, nonché ai sensi del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 28;
  • responsabilità civile per i danni dovuti a inquinamenti da combustibile delle navi;
  • altre materie previste dal codice della navigazione e dalle altre leggi speciali che demandano al Corpo specifiche funzioni.

Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare[modifica | modifica sorgente]

Il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera dipende funzionalmente dal Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell'articolo 8 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e dell'articolo 3 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, esercitando funzioni di vigilanza e controllo in materia di tutela dell'ambiente marino e costiero.

In base a quanto detto poco sopra, fermo restando quanto previsto dall'articolo 12 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 202, il Corpo delle capitanerie di porto esercita, specificatamente, le funzioni sottostanti:

  1. nelle zone sottoposte alla giurisdizione nazionale svolge, in via prevalente, le attività di controllo relative all'esatta applicazione delle norme del diritto italiano, del diritto dell'Unione europea e dei trattati internazionali in vigore per l'Italia in materia di prevenzione e repressione di tutti i tipi di inquinamento marino, ivi compresi l'inquinamento da navi e da acque di zavorra, l'inquinamento da immersione di rifiuti, l'inquinamento da attività di esplorazione e di sfruttamento dei fondi marini e l'inquinamento di origine atmosferica, nonché in materia di protezione dei mammiferi e della biodiversità;
  2. nelle acque di giurisdizione e di interesse nazionale esercita, per fini di tutela ambientale e di sicurezza della navigazione, ai sensi della legge 7 marzo 2001, n. 51, il controllo del traffico marittimo (Vessel Traffic Service);
  3. provvede, ai sensi degli articoli 135, 2° comma, e 195, 5° comma del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, alla sorveglianza e all'accertamento delle violazioni in materia di tutela delle acque dall'inquinamento e di gestione delle risorse idriche se dalle stesse possono derivare danni o situazioni di pericolo per l'ambiente marino e costiero, nonché alla sorveglianza e all'accertamento degli illeciti in violazione della normativa in materia di rifiuti e alla repressione dei traffici illeciti e degli smaltimenti illegali dei rifiuti;
  4. esercita, ai sensi dell'articolo 19 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, la sorveglianza nelle aree marine protette e sulle aree di reperimento;
  5. ai sensi dell'articolo 296, comma 9 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in relazione al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo, accerta le violazione e irroga le sanzioni di cui ai commi da 5 a 8 del predetto articolo;
  6. per le attività di cui agli articoli 11 e 12 della legge 31 dicembre 1982, n. 979, attraverso la sua organizzazione periferica a livello di compartimento marittimo, opera, ai sensi della legge 16 luglio 1998, n. 239, articolo 7, sulla base di direttive vincolanti, generali e specifiche, del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare; in forza della medesima disposizione normativa per altri interventi e attività in materia di tutela e difesa del mare, il Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare può avvalersi anche del Corpo delle capitanerie di porto, sulla base di specifiche convenzioni.

Il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali[modifica | modifica sorgente]

Il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera dipende funzionalmente dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, ai sensi del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 153, per l'esercizio delle funzioni delegate in materia di pesca marittima.

In virtù delle attribuzioni sopraccitate, il Corpo delle capitanerie di porto esercita, in particolare, le funzioni seguenti:

  1. direzione, vigilanza e controllo sulla filiera della pesca, ai sensi dell'articolo 21 della legge 14 luglio 1965, n. 963;
  2. attività amministrativa in materia di pesca marittima sulla base di direttive impartite dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, ai sensi dell'articolo 7, comma 1 del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 153;
  3. in base a quanto disposto dall'articolo 7, comma 2 del citato decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 153, centro di controllo nazionale della pesca, sulla base degli indirizzi concertati con le Regioni e in aderenza ai principi generali di cui all'art. 118 della Costituzione;
  4. vigilanza e controllo sull'esatto adempimento delle norme relative alle provvidenze in materia di pesca previste dalla normativa nazionale e comunitaria;
  5. verifica della corretta applicazione delle norme sul commercio di prodotti ittici e biologici marini;
  6. partecipazione, mediante personale specializzato, alle attività di verifica sull'esatto adempimento della normativa comunitaria in materia di pesca, in base alla pianificazione, e alle discendenti fasi operative, disposte dai competenti organi comunitari.

Organigramma e struttura[modifica | modifica sorgente]

Area SAR italiana ed aree MRSC.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Zona marittima e Compartimento marittimo.

Il Corpo delle capitanerie di porto è dotato della seguente organizzazione territoriale:

  • 1 MARICOGECAP - Comando generale, con funzioni di centro nazionale di soccorso in mare (IMRCC)
  • 15 DIREZIOMARE - direzioni marittime, cui fanno capo altrettanti centri secondari di soccorso (MRSC)
  • 55 COMPAMARE - compartimenti marittimi-capitanerie di porto
  • 51 CIRCOMARE - uffici circondariali marittimi
  • 128 LOCAMARE - uffici locali marittimi
  • 61 DELEMARE - delegazioni di spiaggia

Organigramma[modifica | modifica sorgente]

Il Comando generale ha sede a Roma (EUR) presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha accorpato il Ministero della Marina Mercantile.

  • vicecomandante generale del Corpo delle capitanerie di porto - ammiraglio ispettore (CP) Stefano Vignani dal 2 maggio 2013.

La componente aeronavale[modifica | modifica sorgente]

Il servizio aereo della Guardia costiera fu attivato nel 1989. Il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera, ha una flotta composta da oltre 300 unità navali di vario tipo, dislocate in 113 fra porti e approdi della penisola italiana e delle sue isole, dispone inoltre di una componente aerea formata da velivoli ad ala fissa e ala rotante stazionati presso le sedi del 1º, 2º e 3º nucleo aereo rispettivamente negli aeroporti di Sarzana-Luni, Catania e Pescara in cui operano 7 Piaggio P.166 (codice di chiamata radio: "orca") e 3 ATR 42 MP (uno in versione 400 e due in versione 500) ("manta"). In due di queste sedi, Sarzana e Catania, esistono inoltre due sezioni elicotteri con Agusta-Bell AB 412 ("koala") e 4 nuovi AgustaWestland AW139 ("nemo"). In futuro la Guardia Costiera ha intenzione, con l'arrivo degli AgustaWestland AW139, anche di aprire nuovi nuclei elicotteri a Cagliari, Salerno e Pescara.

Questi mezzi sono interamente dedicati ai compiti istituzionali del Corpo, che possono essere suddivisi in tre settori: la salvaguardia della vita umana in mare e le conseguenti attività di soccorso, la polizia marittima e la sicurezza marittima. Ciò senza porre in secondo ordine i rapporti funzionali che il Corpo intrattiene con diversi dicasteri, per l'esercizio del controllo sulla pesca marittima o la protezione dell'ambiente marino.

Il potenziamento dei mezzi navali del Corpo delle capitanerie di porto ha origine con la promulgazione della legge 30 novembre 1998, n. 413, con la quale sono stati messi in cantiere 5 pattugliatori della classe 900 e 28 unità d'altura a grande autonomia (AGA) della classe 200/S. Inoltre sono state commissionate 43 motovedette classe 800 (SAR), 26 motovedette classe 2000 e 32 unità navali classe 500 oltre che diversi mezzi litoranei.

Nel corso degli anni novanta erano entrate in servizio la motovedetta Ingianni le motovedette della classe Scialoja le cui prime unità erano entrate in servizio alla fine degli anni ottanta.

Altri reparti[modifica | modifica sorgente]

Compiti, funzioni e competenze[modifica | modifica sorgente]

GC L20: prima moto d'acqua del Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera - CIRCOMARE Fano, dono della Fondazione Montanari.
Motovedetta CP 885
CP-902 U. Diciotti ancorata nel porto di Mitilene, Grecia.
Motovedetta Classe 200/S.
Motovedetta Classe 800 - (S.A.R.)
Fiat Panda della Guardia Costiera.

Per quanto le Capitanerie di Porto/Guardia Costiera siano una espressione della Marina Militare italiana, in quanto Corpo organico alla stessa Forza Armata, queste svolgono compiti e funzioni non strettamente legati all'attività istituzionale della Forza Armata di appartenenza. Tali compiti e funzioni sono, infatti, di natura e fini prevalentemente civili, legati all'uso pubblico del mare nella più ampia accezione del termine, e vengono svolti in dipendenza funzionale da vari ministeri, con particolare dipendenza dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, erede del Ministero della Marina mercantile, soppresso nel 1994.

Ha funzioni di polizia giudiziaria, per le violazioni previste dal codice della navigazione e delle altre leggi speciali (pesca, demanio marittimo, diporto nautico, ambiente, ecc.) e attraverso l'articolazione operativa di Guardia costiera, dispiega la sua azione in mare, nei porti e sulle pertinenze marittime, principalmente per la salvaguardia della vita umana in mare. Il Corpo ha poi funzione di pronto intervento nei casi di soccorso marittimo o di crimini commessi in mare. Per le ultime operazioni, le indagini spettano in collaborazione coi Carabinieri. Per il soccorso marittimo hanno mezzi dotati per intervenire in situazioni di mare estremamente agitato. Sono dotati anche di alcune idroambulanze.

I servizi d'istituto sono effettuati con dipendenza da diversi organi dello Stato, dei quali il Comando generale del Corpo delle CC.PP. è l'interfaccia naturale. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è il principale organo istituzionale che si avvale dell'operato delle capitanerie di porto, per la maggior parte delle funzioni collegate all'uso del mare e attività connesse alla navigazione commerciale e da diporto e sul cui bilancio gravano le spese di funzionamento.

Le attività espletate si concretizzano in:

  • ricerca e soccorso in mare (SAR);
  • sicurezza della navigazione;
  • supervisione del funzionamento del porto;
  • protezione ambiente marino;
  • controllo sulla pesca marittima;
  • formazione del personale marittimo;
  • iscrizione del naviglio mercantile, da pesca e da diporto;
  • contenzioso per le violazioni amministrative marittime;
  • polizia tecnico-amministrativa marittima comprendente: la disciplina delle attività marittime (potere di ordinanza), controllo del traffico marittimo, manovra delle navi, inchieste sui sinistri marittimi, gestione dei porti non sede di Autorità portuale;
  • collaudi e ispezioni ai depositi costieri;
  • vigilanza e polizia demaniale marittima;
  • arruolamento del personale militare della Marina;
  • archeologia subacquea;
  • contrasto all'immigrazione clandestina via mare;
  • servizi di protezione civile;
  • servizi di polizia stradale nelle aree portuali (art. 12, c. 3 lett. f) del codice della strada);
  • servizi antiterrorismo e di sicurezza, sia negli ambiti portuali sia a bordo delle navi nazionali ed estere, in adesione alla normativa nazionale e internazionale vigente.

Per la varietà di compiti e diversi dicasteri o enti amministrativi interessati, la componente del Corpo delle capitanerie di porto è uno sportello unico per le attività marittime.

Ricerca e soccorso (SAR) in mare[modifica | modifica sorgente]

Il regolamento di attuazione della Convenzione di Amburgo del 1979 (D.P.R. 28 settembre 1994, n. 662), è il documento di coordinamento, anche innovativo, in materia di ricerca e soccorso in mare. Infatti questo documento dispone l'organizzazione del sistema di soccorso secondo precisi criteri aderenti alla normativa internazionale. In questo assetto, Il Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto, attraverso la propria centrale operativa, ha assunto le funzioni di "Italian Maritime Rescue Coordination Centre" con l'acronimo IMRCC(Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo). L'IMRCC, in tale veste, assume il coordinamento delle operazioni di soccorso in mare, nell'area marittima di competenza Italiana, ma in particolare è incaricato di promuovere, mantenendo i pertinenti collegamenti internazionali con gli omologhi di altri Stati, il soccorso in favore dei mezzi e cittadini italiani in qualsiasi mare; analogamente, è incaricato del soccorso a mezzi e persone straniere nelle acque italiane. In questo ambito le direzioni marittime, con le loro sale operative, assumono le funzioni di centri secondari di soccorso marittimo (MRSC) e assicurano il coordinamento delle operazioni SAR nelle aree di loro competenza, secondo i pertinenti piani di soccorso o in base alle deleghe dell'IMRCC.

Tutti gli altri uffici periferici del Corpo delle capitanerie di porto, sono classificati UCG (Unità costiere di guardia), i quali hanno la facoltà di coordinamento degli eventi SAR che accadono nelle proprie giurisdizioni, sempre secondo le deleghe permanenti o degli organi sovraordinati.
In fase di coordinamento di soccorsi marittimi, i Centri secondari di Soccorso e le unità costiere di guardia hanno facoltà di richiedere i mezzi necessari anche ad altre Amministrazioni dello Stato o privati.

Polizia militare[modifica | modifica sorgente]

Nell'ambito delle altre attribuzioni connesse allo svolgimento di compiti e mansioni di carattere militare discendenti dalle incombenze di forza armata, per quanto attiene le funzioni di polizia militare, oltre che all'Arma dei carabinieri, le stesse sono prescritte anche per il Corpo delle capitanerie di porto - guardia costiera per quanto riguarda esclusivamente gli appartenenti al Corpo, già a mente della legge 8 luglio 1926, n. 1178 (Gazzetta Ufficiale n. 162 del 15 luglio 1926), recante "Ordinamento della Regia Marina", e del precipuo art. 32 "Spettanze del Corpo delle capitanerie di porto", lettera M, che recitava: «concorrere alla difesa marittima e costiera, ai servizi ausiliari e logistici dell'armata, all'applicazione delle norme del diritto internazionale marittimo e all'esercizio della polizia militare. Anche il recente codice dell'ordinamento militare (D. Lgs. 15 marzo 2010, n. 66 - Gazzetta Ufficiale 106 dell'8 maggio 2010, serie ordinaria n. 84, all'art. 132, comma 1º lett. a), richiama letteralmente il predetto articolo, e si evidenziano i contenuti ex comma 2 art. 90, stessa norma, dal titolo "Funzioni di polizia militare", che salvaguarda espressamente detta competenza riguardo ai militari del Corpo. In particolare alle capitanerie di porto sono riconosciute competenze in materia di polizia militare e polizia giudiziaria militare per quanto attiene la sicurezza della navigazione, la sicurezza dei porti e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Inoltre può essere incaricata delle medesime funzioni in ambito missioni militari internazionali, sia per i porti in cui opera la Marina Militare, oppure nelle ipotesi in cui sia autorizzata ad operare in acque territoriali straniere ove le competenze specifiche non esistano.

Personale[modifica | modifica sorgente]

Armamento[modifica | modifica sorgente]

Modalità di reclutamento[modifica | modifica sorgente]

Mezzi in dotazione[modifica | modifica sorgente]

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera è rappresentato da:

  • Coat of arms of Marina Militare.svg stemma araldico della Forza armata.
  • Naval Ensign of Italy.svg Bandiera navale della Marina Militare
  • Guardia Costiera.svg Logo del servizio di Guardia costiera
  • Naval Jack of Italy.svg Stendardo delle unità navali della Guardia costiera
  • Santa Barbara (Paternò).jpg Santa patrona, santa Barbara, patrona di tutta la Marina Militare

Il logo della Guardia costiera[modifica | modifica sorgente]

A seguito dell'istituzione dei reparti di Guardia costiera del Corpo delle capitanerie di porto di cui al decreto interministeriale dell'8 giugno 1989, a similitudine di quanto già avveniva in tutti i servizi di Guardia Costiera del mondo, le unità navali e aeree del Corpo furono "vestite" della tradizionale banda diagonale rossa sugli scafi e sulle carlinghe.

Questo simbolo, appunto, distintivo del servizio di Stato «Guardia Costiera» fu caricato di due piccole bande marginali verde e bianca, in ossequio alla bandiera nazionale; al centro è stata posta l'ancora nera della Marina Militare, in un tondo bianco.

Gradi, decorazioni e onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi grado militare.

Di seguito è riportato uno schema riassuntivo dei gradi della Marina. I distintivi di grado del personale appartenente al Corpo delle capitanerie di porto sono identici a quelli della Marina Militare, ma si differenziano, ad eccezione degli ufficiali ammiragli, per il colore del panno di fondo, che in questo caso è grigio verde, e per la denominazione dei gradi apicali.

Acronimi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Decreto luogotenenziale del 3 febbraio 1918.
  2. ^ Regio decreto n. 2349 del 27 novembre 1919
  3. ^ Regio decreto n. 2068 del 10 settembre 1923.
  4. ^ Direttiva 2009/16/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009 relativa al controllo da parte dello Stato di approdo
  5. ^ Regolamento (UE) n. 428/2010 della Commissione del 20 maggio 2010 recante attuazione dell’articolo 14 della direttiva 2009/16/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le ispezioni estese delle navi
  6. ^ Decreto legislativo 24 marzo 2011, n. 53: Attuazione della direttiva 2009/16/CE recante le norme internazionali per la sicurezza delle navi, la prevenzione dell'inquinamento e le condizioni di vita e di lavoro a bordo per le navi che approdano nei porti comunitari e che navigano nelle acque sotto la giurisdizione degli Stati membri.
  7. ^ Direttiva 2009/16/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009 relativa alle disposizioni ed alle norme comuni per gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime
  8. ^ Decreto legislativo 14 giugno 2011, n. 104 Attuazione della direttiva 2009/15/CE relativa alle disposizioni ed alle norme comuni per gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime.
  9. ^ Direttiva 2001/106/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 dicembre 2001 che modifica la direttiva 95/21/CE del Consiglio relativa all'attuazione di norme internazionali per la sicurezza delle navi, la prevenzione dell'inquinamento e le condizioni di vita e di lavoro a bordo, per le navi che approdano nei porti comunitari e che navigano nelle acque sotto la giurisdizione degli Stati membri (controllo dello Stato di approdo)
  10. ^ Decreto legislativo 30 settembre 2004, n. 268. Attuazione della direttiva 2001/16/CE in materia di interoperabilità del sistema ferroviario transeuropeo convenzionale

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

ATR della Guardia costiera, vestito della tradizionale banda diagonale o logo della Guardia costiera.
Un AB-412 CP "Koala" del Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera.
Un operatore di volo della Guardia costiera a bordo di un AB-412 CP "Koala" effettua il recupero di un aerosoccorritore con il verricello di bordo.
  • Walter Gonzales, Sentinelle in blu, Mursia Editore.
  • a cura di Ugo Bertelli, Il libro delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera, Testi e Interviste: Enrico Alderotti e Daniela Stanco, Progetto Grafico e Impaginazione: Daniela Stanco, Editrice Imago Media.

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