Assemblea nazionale (Serbia)

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Assemblea nazionale di Serbia
NarodnaSkupstina.JPG
Il palazzo dell Assemblea nazionale serba
Ubicazione
Stato Serbia Serbia
Località Belgrado
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1907-1936
Stile accademico
Uso Parlamento serbo
Realizzazione
Architetto Jovan Ilkić
 

L'Assemblea nazionale della Repubblica di Serbia (in serbo: Народна скупштина Републике Србије o Narodna skupština Republike Srbije) è l'organo legislatore della Repubblica di Serbia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il grande birrificio di Belgrado

Mentre i territori serbi erano ancora sotto il dominio ottomano, all'inizio del XIX secolo, in diverse città, avvenivano riunioni spontanee del popolo, quasi sempre tenute in luoghi aperti. Furono alcune di queste riunioni che diedero inizio alla prima rivolta serba del 1804, guidata da Đorđe Petrović e alla seconda del 1815, organizzata da Miloš Obrenović[1] che, dopo la sconfitta delle armate turche, si autoproclamò principe di Serbia.

Dal 1815 al 1858, le assemblee venivano convocate dal principe o dal governo quando c'erano importanti decisioni da prendere col coinvolgimento della popolazione. Durante le sessioni dell'assemblea tenutasi nell'allora capitale Kragujevac, tra il 14 e il 16 febbraio 1835, fu ratificata la prima costituzione serba, nota col nome di Sretenjski ustav (Сретењски устав), dalla festa religiosa della Visitazione (in serbo Sretenje) che cadeva il primo giorno di riunione. All'assemblea, preceduta da preghiere e invocazioni allo Spirito Santo e presieduta dal principe Miloš, parteciparono circa 10 000 persone, per lo più contadini,[2] oltre ai notabili che redassero, di fatto, il documento e che organizzarono i lavori. In questa costituzione appare per la prima volta l'Assemblea del popolo come organo ufficiale dello stato.

La costituzione rimase in vigore solo 55 giorni a causa della contrarietà dell'Impero ottomano a che la Serbia, suo tributario, si desse una legge come fosse uno stato indipendente. Il potere dell'assemblea, però, perdurò, e fu con l'appoggio di questa che, nel 1842, un gruppo di notabili depose il principe Mihailo III Obrenović e mise sul trono Aleksandar Karađorđević. Nel 1858, durante l'Assemblea di Sant'Andrea (Svetoandrejska skupština), che si tenne nel grande birrificio di Belgrado, il principe Aleksandar fu spodestato e fu decretato il ritorno sul trono di Miloš Obrenović. Si stabilì, in quella occasione, che l'assemblea del popolo fosse chiamata "Assemblea nazionale serba" (Srpska narodna skupština), nome che mantenne fino al 1918[1].

Sotto il regno di Milan IV, con la Serbia ormai indipendente, nel 1870 venne scritto il primo regolamento dell'assemblea e fu emanata la prima legge elettorale. Tra il 1869 e il 1903 in Serbia si alternarono quattro costituzioni: tutte trattarono anche della composizione e delle regole dell'Assemblea. In linea generale, erano elettori tutti i Serbi maschi maggiori di 21 anni che avessero un determinato reddito.

Nel corso degli anni cambiarono la durata della legislatura, da uno a quattro anni, la forma parlamentare che dal 1901 al 1903 fu bicamerale con la creazione del Senato, e la composizione che, prevedeva, di volta in volta alcuni membri nominati dal sovrano ad integrare quelli eletti dal popolo. Le diverse Costituzioni prevedevano, comunque, che nessuna legge potesse essere emanata o abrogata senza il voto parlamentare.

Tra le due guerre mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro I

Il principe Milan IV, nel 1882 si era proclamato re e aveva dato vita al nuovo Regno di Serbia. A re Milan succedette il figlio Alessandro che venne ucciso in séguito ad un complotto; al suo posto fu messo sul trono il principe Pietro Karađorđević che regnò col nome di Pietro I. La Serbia partecipò alla prima guerra mondiale e, con la sconfitta dell'Impero austro-ungarico, nel 1918 annesse a sé i territori slavi appartenenti ai domini asburgici. Pietro I venne nominato sovrano di un nuovo stato, il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. L'assemblea nazionale serba si riunì per l'ultima volta il 14 dicembre 1918[1].

Dopo l'unificazione, venne creata la "Rappresentanza provvisoria", una sorta di parlamento ad interim in cui erano rappresentate tutte le popolazioni riunite nel nuovo stato, ma la litigiosità delle diverse componenti etniche non permise mai il funzionamento dell'assemblea[3]. Il 28 novembre 1920 si tennero le elezioni per l'Assemblea costituente che doveva redigere una nuova legge fondamentale e costituire un vero parlamento. La Costituzione entrò in vigore il 28 giugno 1921, dopo essere stata votata dai soli deputati di maggioranza. Il parlamento del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni continuò la sua azione in un clima di forte instabilità politica che culminò, il 20 giugno 1928, con l'omicidio in aula del deputato croato Stjepan Radić da parte del collega montenegrino Puniša Račić: dopo i disordini che si crearono in séguito a questo atto, il sovrano Alessandro I succeduto a re Pietro nel 1921, il 6 gennaio 1929 instaurò una dittatura personale. Mutò il nome dello stato in Regno di Jugoslavia, accentrò su se stesso tutti i poteri e abrogò la costituzione. I partiti politici vennero messi fuori legge ad eccezione del "Partito nazionale jugoslavo". Nel 1931, venne concessa una nuova costituzione che introdusse il Senato, di nomina regia, con tanti membri quanti erano quelli dell'Assemblea nazionale eletti dal popolo. Nel 1934 re Alessandro fu ucciso in un attentato a Marsiglia: gli succedette il cugino principe Paolo Karađorđević, come reggente dell'erde legittimo principe Pietro. Il 26 agosto 1939, un regio decreto della Reggenza l'Assemblea fu sciolta e non furono indette nuove elezioni[4].

Nell'aprile del 1941, la Jugoslavia fu invasa dalle potenze dell'Asse: Belgrado divenne la capitale di uno stato amministrato dalla Germania nazista a capo del quale c'era il generale Milan Nedić. Durante l'occupazione, l'edificio dell'Assemblea nazionale fu il centro del comando tedesco.

Dal secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre del 1944 l'Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia del maresciallo Tito riconquistò la Serbia e si insediò a Belgrado per ricostruire lo stato unitario. Il Consiglio antifascista di liberazione popolare della Jugoslavia, nel 1943, aveva stabilito la creazione di uno stato federale di stampo socialista diviso in cinque repubbliche[5].

Nell'agosto del 1945, nel palazzo dell'Assemblea nazionale fu celebrata la terza sessione del Consiglio, che tracciò le basi del futuro assetto istituzionale e indisse le elezioni per l'assemblea costituente, che si tennero nel mese di novembre. La costituzione fu promulgata nel gennaio del 1946, e la Costituente si trasformò in Assemblea nazionale della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia che nel 1963 assunse il nome di Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. La Serbia fu organizzata nella Repubblica Socialista di Serbia che venne dotata di una propria assemblea nazionale che ebbe come sede un edificio costruito appositamente tra il 1945 e il 1954 lungo la via Kralja Milana.

La dichiarazione d'indipendenza di Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Macedonia misero fine alla Jugoslavia socialista. Le Repubbliche di Serbia e di Montenegro decisero di rimanere unite, e il 27 aprile 1992 nacque la Repubblica Federale di Jugoslavia che si dotò di una propria assemblea legislativa che mantenne le sue funzioni anche quando lo stato cambiò denominazione in Serbia e Montenegro il 4 febbraio 2003: il parlamento era composto da 136 deputati.

Nel 2006 il Montenegro decise, con un referendum, di diventare indipendente. Il parlamento di Belgrado, allora, assunse nuovamente la primitiva funzione, ossia quella di Assemblea nazionale serba.

L'edificio[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio appena ultimato

Come sede del parlamento serbo fu scelto il luogo in cui, il 30 novembre 1830, si tenne l'assemblea del popolo in occasione della quale venne letto l'editto del sultano, che concedeva diritti ai serbi e al loro principe[6]. Originariamente, la realizzazione fu affidata all'architetto Konstantin A. Jovanović che immaginò un edificio in stile accademico, ma, per mancanza di fondi, si tardò a realizzarlo. Con la Costituzione del 1901 il parlamento assunse la forma bicamerale, per questo fu indetto un nuovo concorso, vinto da Jovan Ilkić; nel 1903 si tornò al monocameralismo, ma il progetto di Ilkić rimase in vigore. Il 27 agosto 1907, alla presenza di una grande folla, re Pietro I ne posò la prima pietra[7].

La scarsità di mezzi finanziari fece procedere a rilento la realizzazione; in più lavori si arrestarono in occasione delle guerre balcaniche tra il 1912 e il 1913 e durante la prima guerra mondiale. Nel 1920 il cantiere passò in mano a Pavle Ilkić, figlio di Jovan che era morto in guerra, e il progetto subì alcune modifiche a causa dell'accresciuta estensione del regno e della maggiore necessità di spazio. Nel 1926 l'opera fu di nuovo interrotta per riprendere solo nel 1934, dopo la morte di Alessandro I. La prima seduta dell'Assemblea nazionale nell'edificio completato si tenne il 18 ottobre 1936[7].

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso
La sala centrale
L'aula dell'assemblea

Lo stile scelto da Jovan Ilkić per la realizzazione dell'opera fu quello accademico, in linea con la gran parte degli edifici pubblici progettati in quel tempo a Belgrado. La struttura presenta un corpo centrale sormontato da una cupola, affiancata da quattro torri, e preceduto da un portico di colonne composite che sorreggono un timpano triangolare. Dal corpo centrale si dipartono due ali che terminano, sulla sommità, con due piccole cupole e, sulla facciata principale, con due timpani più piccoli di quello dell'atrio.

I corpi laterali sono divisi in tre piani: quello inferiore decorato con pietra verde di Ripanj, mentre i due superiori sono ricoperti da intonaco e divisi da paraste culminanti in un capitello ionico; la sommità del tetto è cinta da una balaustra. L'ingresso all'edificio è costituito da una scalinata monumentale che conduce al porticato principale. La porta di accesso è inserita in una nicchia decorata in marmi e stucchi, e sormontata da una trabeazione con timpano sorretto da colonne ioniche.

La prima sala che s'incontra è il vestibolo, a pianta ottagonale, diviso in altezza in due registri: quello inferiore è decorato con colonne ioniche e pilastri in finto marmo giallo; quattro lati presentano accessi ad altri ambienti, e quattro sono coccupati da enormi statue marmoree inseriti in nicchie, che rappresentano quattro eroi della soria jugoslava: Kocel, principe di Pannonia e Tomislao I di Croazia accanto all'ingresso, il principe Karađorđe e lo zar Dušan accanto alla porta che dà accesso alla sala centrale. Nel registro superiore, finestre trabeate alternate a finestre arquate delimitano una galleria. Al di sopra, una grande vetrata ottagonale prende luce dalla grande cupola sovrastante ed è preceduta da decorazioni in stucco policromo[7].

La sala centrale è un grande ambiente rettangolare che, in altezza, prende entrambi i piani. La decorazione delle pareti presenta grandi paraste sormontate da capitelli corinzi; la sala dà accesso ai diversi ambienti del pian terreno e a due scalinate speculari che conducono al primo piano. Gli accessi sono segnati da grandi vetrate affiancate da colonne ioniche e sovrastati da grandi arcate da cui si affacciano le gallerie.

Esistono due aule di assemblea dovute al progetto stilato quando la Costituzione prevedeva la presenza di una camera e di un senato. L'aula piccola, destinata al senato, è utilizzata per ospitare eventi, mentre quella grande accoglie le sedute dell'Assemblea nazionale. Entrambe le sale presentano una decorazione parietale in finto marmo e legno: hanno entrambe una galleria sorretta da arcate ogivali, e prendono luce da grandi vetrate sul soffitto.

Le decorazioni e l'arredamento degli interni furono affidati all'archietetto russo Nikolaj Krasnov [8]; altri ambienti importanti dell'edificio sono la biblioteca e le sale di rappresentanza, come il salone diplomatico, l'aula della stampa e gli uffici della presidenza, tutti arredati con mobilio disegnato dallo stesso Krasnov che si è ispirato a diversi stili del passato come quello rinascimentale, barocco, rococò o l'art déco.

Pittura e scultura[modifica | modifica wikitesto]

Statua del principe Kocel

La piccola sala dell'assemblea, destinata al senato, presenta un grande affresco, alle spalle dei banchi della presidenza, opera del pittore Mate Mengalo Rodić, che rappresenta l'allegoria del lavoro, eseguito nel 1937, mentre nei pennacchi della galleria sono rappresentate dodici figure umane, sei uomini e sei donne vestiti con abiti tradizionali delle diverse popolazioni jugoslave, opera di Mirko Rački del 1937. Gli ambienti minori sono stati decorati da altri affreschi e, soprattutto, da dipinti di artisti contemporanei jugoslavi, una raccolta che nell'anno 2000 consisteva in 156 opere[9].

Il progetto iniziale prevedeva l'inserimento di numerose decorazioni e statue in tutto l'edificio, sia all'interno che all'esterno: durante il procedere dei lavori, molte statue e parecchie decorazioni furono eliminate[7]. Le opere scultoree eseguite e poste in opera sono la rappresentazione di personaggi che hanno fatto la storia della Jugoslavia, come quelle di Kocel, Tomislao I, Karađorđe e Dušan inserite nel vestibolo, opere di diversi artisti eseguite nel 1937, o come le allegorie dell'agricoltura, dell'industria, dell'artigianato e della marineria che decorano la sala centrale[10]. Ai lati della scalinata che conduce all'ingrsso, sono posti due gruppi scultorei di Toma Rosandić, che rappresentano cavalli che giocano.

Ordinamento[modifica | modifica wikitesto]

L'Assemblea nazionale è il massimo organo della rappresentanza pololare serba e detentore del potere legislativo. Ha il cómpito di approvare e abbrogare le leggi, di modificare la costituzione, di ratificare i trattati internazionali. Dà e revoca la fiducia al Governo, nomina i membri elettivi della Corte costituzionale e della Corte suprema, il governatore della Banca nazionale di Serbia ed altri pubblici dirigenti[11].

Le elezioni vengono annunciate dal presidente della Repubblica novanta giorni prima della fine della legislatura, e sessanta giorni dopo si tiene il voto. L'Assemblea nazionale è composta da 250 membri eletti a suffragio universale dai cittadini che hanno compiuto 18 anni. Il sistema elettorale è quello poporzionale secondo il metodo D'Hondt con scrutinio di lista, ed entrano in parlamento i partiti che abbiano ottenuto almeno il 5% dei voti[12].

L'Assemblea nazionale ha un presidente (predsednik), cinque vicepresidenti (potpredsednici) e un segretario generale (generalni sekretar), ed è suddivisa in 20 commissioni (odbori) e 2 sottocommissioni (pododbori).

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Serbia

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Altri stati · Atlante


Maggioranza[modifica | modifica wikitesto]

Gruppi parlamentari[13] Seggi[13] Partiti[13] Seggi[13]
Partito Progressista Serbo 136 Partito Progressista Serbo 134 Coalizione di governo (208)
Movimento dei Socialisti 2
Partito Socialista di Serbia 25 Partito Socialista di Serbia 25
Partito dei Pensionati Uniti di Serbia 12 Partito dei Pensionati Uniti di Serbia 12
Partito Socialdemocratico di Serbia 10 Partito Socialdemocratico di Serbia 10
Serbia Unitaria 7 Serbia Unitaria 7
Nuova Serbia 6 Nuova Serbia 6
Alleanza degli Ungheresi di Voivodina 6 Alleanza degli Ungheresi di Voivodina 6
Movimento del Rinnovamento Serbo-
Partito Democratico Cristiano di Serbia
6 Movimento del Rinnovamento Serbo 5
Partito Democratico Cristiano di Serbia 1

Opposizione[modifica | modifica wikitesto]

Gruppi parlamentari[13] Seggi[13] Partiti[13] Seggi[13]
Partito Democratico 17 Partito Democratico 17
Boris Tadić - Nuovo Partito Democratico,
Insieme per la Serbia, Verdi di Serbia
12 Nuovo Partito Democratico - Verdi 10
Insieme per la Serbia 2
Lega dei Socialdemocratici di Voivodina 6 Lega dei Socialdemocratici di Voivodina 6
Partito d'Azione Democratica del Sangiaccato-
Partito per l'Azione Democratica
5 Partito d'Azione Democratica del Sangiaccato 3
Partito per l'Azione Democratica 2
Indipendenti 2 Nuovo Partito 2

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Istorijat 1804 - 1918 sul sito del Parlamento serbo
  2. ^ Brane Kartalović Kako je donet Sretenjski ustav su www.politika.rs
  3. ^ Poslednji izbori Kraljevine Srba, Hrvata i Slovenaca (1927) su www.b92.net
  4. ^ Narodna skupština Kraljevine Jugoslavije su Arhiv Jugoslavije
  5. ^ Posle Drugog svetskog rata sul sito del parlamento serbo
  6. ^ Dom Narodne skupštine spomenik kulture sul sito della Radiotelevisione serba
  7. ^ a b c d Arhitektura sul sito del parlamento serbo
  8. ^ Enterijer sul sito del parlamento serbo
  9. ^ Slikarstvo sul sito del parlamento serbo
  10. ^ Vajarstvo sul sito del parlamento serbo
  11. ^ Nadležnost i ovlašćenja Narodne skupštine sul sito del parlamento serbo
  12. ^ Izbori i izborni sistem sul sito del parlamento serbo
  13. ^ a b c d e f g h Parliamentary groups sul sito del parlamento serbo

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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