Villa La Petraia
| Villa La Petraia | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Toscana |
| Località | Firenze |
| Indirizzo | via della Petraia 40 |
| Coordinate | 43°49′08.28″N 11°14′11.95″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | XVI secolo |
| Stile | rinascimentale |
| Uso | museo statale |
| Realizzazione | |
| Architetto | Davide Fortini Raffaello Pagni |
| Proprietario | Stato italiano |
| Committente | Cosimo I de' Medici Ferdinando I de' Medici |
| Ville e Giardini medicei in Toscana | |
|---|---|
| Tipo | culturale |
| Criterio | C (ii) (iv) (vi) |
| Pericolo | No |
| Riconosciuto dal | 2013 |
| Scheda UNESCO | (EN) Medici Villas and Gardens in Tuscany (FR) Scheda |

La Villa Medicea La Petraia è una delle più belle e celebrate ville medicee, collocata in posizione panoramica sulle pendici del monte Morello a Firenze. Si trova nella zona collinare di Castello, in via della Petraia 40. È museo statale dal 1984 e dal marzo 2024 è gestita dall'istituto autonomo delle Ville e residenze monumentali fiorentine, che riunisce le più importanti residenze suburbane signorili fiorentine.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Il Cinquecento: Ferdinando I
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1364 il "palagio" della Petraia apparteneva alla famiglia Brunelleschi fin quando nel 1422 Palla Strozzi l'acquistò e ingrandì il possesso comprando i terreni circostanti. Nella prima metà del XVI secolo la villa passò di proprietà ai Salutati e infine nel 1544 a Cosimo I de' Medici, il quale la donò al figlio, il cardinale Ferdinando nel 1568. Alcune opere di ampliamento erano già iniziate dal 1566, ma fu con Ferdinando, quando divenne Granduca nel 1587, che iniziò la trasformazione vera e propria dell'edificio "da signore" simile a un fortilizio in una residenza degna di un Principe. Dal 1588 si ebbe un decennio di lavori che con poderosi sbancamenti di terra trasformarono la natura "pietrosa" del luogo (da cui il nome Petraia) in una scenografica sequenza di tre terrazzamenti. Gli architetti Davide Fortini e Raffaello Pagni riorganizzarono e ampliarono gli edifici attorno alla trecentesca torre per realizzare una villa signorile attorno al fulcro centrale di un cortile all'aperto. Nel museo è esposto un dipinto a forma di lunetta di Giusto Utens risalente al 1599-1602 raffigurante il progetto del giardino rinascimentale dell'epoca, il quale fino al 2010 si trovava al Museo Firenze com'era con gli altri dipinti raffiguranti le ville medicee. Nel dipinto della Petraia si vede la terrazza della villa con il frutteto di piante nane e la spalliera di aranci che separa il giardino formale dal selvatico; la seconda terrazza, il Piano del Vivaio, è dominata da una larga vasca centrale per l'allevamento dei pesci, con due rampe di scale ai lati e ospitava aiuole con piante "semplici" (cioè officinali, dal nome del Giardino dei Semplici) piantate secondo disegni geometrici, con due edifici loggiati ai lati che servivano da ricovero per le piante; la terza terrazza, la più grande e digradante verso la città, è occupata da due grandi zone ellittiche, con alberi e passaggi coperti chiamate cerchiate, utili per poter godere del giardino anche nelle giornate più calde. La villa ebbe una funzione prevalentemente di residenza e di caccia, rispetto alla Villa di Castello con funzione di rappresentanza. Questo spiega anche la presenza di piante di utilità, piuttosto che ornamentali e la mancanza di statue e fontane. Dopo le nozze del granduca Ferdinando nel 1589, la villa venne assegnata alla sua consorte Cristina di Lorena. Alla sua iniziativa risalgono gli affreschi celebrativi della casata Lorena eseguiti da Cosimo Daddi con le gesta di Goffredo di Buglione, condottiero della Prima Crociata, massivamente decorate con grottesche, sulla scia del gusto per l'horror vacui. A questo periodo risalgono gli affreschi della cappella privata al primo piano eseguiti da Bernardino Poccetti con una teoria di santi protettori dei re e regine di Francia e della famiglia Medici.
Il Seicento: gli ultimi Medici
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La villa fu poi abitata da Don Lorenzo de' Medici a partire dal 1609, che la arricchì con il prezioso ciclo pittorico dei Fasti medicei, capolavoro di Baldassarre Franceschini detto Il Volterrano (1637-1646). Le scene vennero concepite su suggerimento di Lodovico Incontri e Pier Francesco Rinuccini, libere da successione cronologica e estrosamente sequenziate come una serie di grandi vessilli a tema storico che celebravano la Casata medicea. Don Lorenzo riunì anche una preziosa quadreria, un'antologia di vari generi, spaziando dal fiammingo Jan Fyt a Carlo Dolci e Giovanni da San Giovanni e ricostruita in una mostra del 1977 nella Villa di Poggio a Caiano. Cosimo III nel 1696fece affrescare la sua camera da letto, dove oggi c'è la Cappella Nuova da Pier Dandini e Rinaldo Botti con una teoria di Ognissanti.
Il Sette e Ottocento: i Lorena
[modifica | modifica wikitesto]Con il nuovo secolo la villa dovette perdere di interesse agli occhi dei suoi proprietari, tanto da essere gradualmente spogliata: il principe di Craon che tenne la reggenza in vece di Francesco Stefano dal 1737, la trovò malinconicamente vuota. I Lorena riarredarono gli ambienti e ripristinarono il corredo della villa: fu realizzata una sala da gioco, una sala con una raccolta di acquerelli cinesi acquistati dal Granduca Pietro Leopoldo nel 1785, e venne ricomposto il giardino. La Fontana di Fiorenza, eseguita da Niccolò Pericoli detto il "Tribolo", Pierino da Vinci e Giambologna, che eseguì la Venere in bronzo (attualmente sostituita da una copia), venne trasferita dal parco di Castello al giardino di levante della villa, che ancora oggi si chiama da allora Piano della figurina, riferito alla scultura. Nel 1816 l'architetto Giuseppe Manetti curò alcuni lavori di restauro e ammodernamento.
Il parco romantico all'inglese risale al 1829, quando Leopoldo II di Lorena chiamò il giardiniere boemo Joseph Frietsch, già autore del rinnovo del parco di Pratolino. Allo stesso periodo (1833) risale anche il grande viale carrozzabile che unisce le ville della Petraia e di Castello.
I Savoia
[modifica | modifica wikitesto]In epoca sabauda la villa divenne residenza di Vittorio Emanuele II e di Rosa Vercellana, sua moglie morganatica che amò molto La Petraia. La villa venne di nuovo arredata, questa volta con una serie di mobili di pregio che i Savoia avevano "ereditato" dalle case regnanti degli Antichi Stati italiani dopo l'Unità d'Italia. Arrivarono così pezzi di arredamento, tappeti, quadri e altri parati dalle ville e i palazzi reali di Lucca, Modena, Mantova e Piacenza e dalle altre ville medicee. Nel 1911 venne redatto un inventario degli arredi, che è stata la principale fonte per ricostruire la disposizione degli arredi per l'allestimento museale contemporaneo; vennero inoltre ridecorati molti soffitti con stucchi bianchi e dorati e con pitture a grisaille; fu rifatto lo scalone e venne installato un impianto di riscaldamento ad aria calda, tutto ad opera degli architetti della Real Casa, i torinesi Fabio Nuti e Giuseppe Giardi.
L'intervento più visibile di quel periodo resta comunque la copertura del cortile centrale con un'ariosa struttura in acciaio e vetro, creato nel 1872 in occasione delle nozze del figlio del Re e Rosina, Emanuele di Mirafiori, che divenne un vero e proprio salone centrale delle feste. Questa soluzione si è rivelata ottimale anche per la preservazione degli affreschi del cortile e senza diminuire la luminosità dell'ambiente e aggiungendo una struttura di pregio architettonico. Questa soluzione è stata in seguito "copiata" usata anche per altri ambienti, come il Chiostro dei Voti nella Basilica della Santissima Annunziata.
Contemporaneamente nel Piano della Figurina venivano montate due voliere su progetto di Ferdinando Lasinio, andate perdute, ma delle quali ci restano alcune fotografie d'epoca.
Il Novecento
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1919 la villa venne donata allo Stato Italiano, il quale la destinò, come altre ville, all'Opera Nazionale Combattenti, i quali monetizzarono la proprietà disperdendo arredi e decorazioni, ma anche i terreni stessi che facevano parte dell'immenso parco. La villa tornò allo Stato negli anni '60 e da allora, con un'impennata dopo il 1984 quando fu istituito il Museo nazionale, è stata oggetto di un lento e impegnativo progetto di recupero sia delle parti strutturali, che degli arredi sulla base del prezioso catalogo stilato al passaggio di proprietà allo Stato nel 1919.
Nel prossimo futuro verranno esposti al pian terreno i modelli dei giardini realizzati in occasione della Mostra del giardino italiano del 1931, una curiosa serie di plastici di giardini in miniatura che si trovano in deposito nella villa.
Ultimi anni
[modifica | modifica wikitesto]Negli ultimi anni sono stati effettuati interventi di restauro di varia entità delle tele e degli ambienti della villa curati da Alessandra Griffo e Mauro Linari.[1]
Dal 2013 la Villa La Petraia è inserita all'interno del sito seriale delle Ville e Giardini Medicei in Toscana appartenente alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.
La villa
[modifica | modifica wikitesto]Piano terra
[modifica | modifica wikitesto]Gli ultimi restauri
[modifica | modifica wikitesto]La prima sala ospita gli ultimi lavori del Centro europeo del restauro ed è pensata con un allestimento mutevole nel tempo, fatta eccezione per l'opera più importante qui esposta: una versione del ritratto di Ferdinando in vesti cardinalizie di Scipione Pulzone prima della sua chiamata a Firenze alla guida della Toscana.
Il cortile centrale
[modifica | modifica wikitesto]Il fulcro della villa, attorno al quale si sviluppano tutti gli ambienti, è il cortile.
Nelle due pareti principali le scene che raffigurano le Gesta di Goffredo di Buglione alla presa di Gerusalemme, sono di Cosimo Daddi e risalgono al 1590 circa. Sotto i loggiati laterali invece sono raffigurati i Fasti medicei, capolavoro del Volterrano, dipinti tra il 1637 e il 1646. Da sinistra le scene sono:
- L'incontro fra papa Leone X e Francesco I di Francia
- L'ingresso trionfale di Cosimo I a Siena
- Caterina de' Medici con i figli
- Il predominio della Toscana sul mare
- Giuliano Duca di Nemours e Lorenzo Duca d'Urbino sul Campidoglio
- Alessandro primo duca di Firenze (questa scena contiene un autoritratto del pittore)
- Cosimo II riceve i vincitori dell'impresa di Bona
- Maria de' Medici regina di Francia con i figli
- Cosimo I associa al governo il figlio Francesco
- Clemente VII incorona a Bologna Carlo V
La copertura in ferro e vetro fu realizzata in occasione della festa di fidanzamento del figlio di Vittorio Emanuele II, Emanuele conte di Mirafiori con Blanche de Larderel tenutasi nella villa il 1° settembre 1872. Negli stessi anni a Firenze si cominciò a costruire con questi due nuovi materiali da poco introdotti dagli architetti europei, come il tepidarium del Roster, il mercato centrale e le poste reali all'interno della Galleria degli Uffizi. Per l'occasione il cortile fu illuminato con il grande lampadario in cristallo color ametista ancora oggi visibile e il pavimento fu rifatto con un mosaico alla veneziana.
Le altre sale
[modifica | modifica wikitesto]Attraverso una porta sulla destra si accede alla grande sala da pranzo, la cosiddetta Sala degli arazzi o Sala rossa, dove sono esposti alcuni arazzi fiamminghi dei inizio Seicento. I soggetti intessuti sono I quattro elementi, Le quattro stagioni, I mesi di Maggio e Giugno e Cosimo II che riceve l'omaggio del Senato, quest'ultimo eseguito a Firenze nel 1655 su cartone di Agostino Melissi.
La successiva Sala da musica prende il nome dal grande pianoforte-armonium costruito a Napoli nel 1868. Le pareti sono tappezzate da velluti francesi, mentre è di particolare pregio l'orologio francese in bronzo dorato datato 1770. Lo Studio del Re ha un parato di fattura francese in velluto cremisi su fondo giallo laminato in oro. Il mobilio antico risale soprattutto allo stile Impero, tipico del primo decennio dell'Ottocento.
La Cappella Nuova, così chiamata per distinguerla da quella più antica situata al primo piano, era un tempo la camera da letto del religiosissimo granduca Cosimo III. Aveva fatto realizzare gli affreschi a tema religioso da Pier Dandini e Rinaldo Botti verso il 1696, che un secolo più tardi furono ritenuti più consoni a un luogo di preghiera, infatti la stanza venne consacrata e fu realizzato l'altare, sulla cui sommità oggi vi è una copia di una Sacra famiglia di Andrea del Sarto.
Dal lato destro del cortile si accede a due sale dedicate a sculture rimosse per ragioni conservativi dal parco della villa e dal giardino della vicina villa di Castello.
Sono infatti qui conservati il gruppo di Ercole che scoppia Anteo di Bartolomeo Ammannati (1559-1560) originariamente alla sommità di una fontana nel Giardino di Castello detta appunto di Ercole e Anteo, della quale sono qui conservati anche alcuni rilievi marmorei originali e la serie di puttini bronzei che la decoravano: tre sono di Pierino da Vinci e uno di Niccolò Tribolo; le due statue dei Gladiatori di Domenico Pieratti (1635 circa), tra cui quella senza scudo incorpora parti (testa, torso e gamba destra) di una scultura antica di epoca romana, copia di un originale ritenuto di Lisippo. Tra le pitture esposte in queste sale troviamo alcuni acquerelli cinesi, molto in voga alla fine del Settecento, acquistati dal Granduca Pietro Leopoldo verso il 1785, e due Paesaggi con viandanti di Crescenzio Onofri con figure dipinte da Alessandro Magnasco (1708 circa).
Primo piano
[modifica | modifica wikitesto]Nel primo corridoio si trovano numerosi acquerelli cinesi di fine del Settecento, con figura di lavori di vita quotidiana, un tempo molto in voga quando questa forma d'arte veniva chiamata delle cineserie. Il dipinto più pregiato è forse il Veduta del porto di Canton, eseguito a guazzo su un rotolo di seta.
Lo Studio è arredato con mobili ottocenteschi in legno scuro di mogano, mentre la cosiddetta Sala Impero ha mobilio del periodo napoleonico. La Sala blu prende il nome dal parato in seta blu ed è arredata da mobili in stile rococò, ma che risalgono al secolo seguente, quando era diffusa la moda dell'eclettismo.
La Camera della Bella Rosina è dove dormì Rosa Vercellana, con un baldacchino della prima metà dell'Ottocento e altri mobili della stessa epoca. Alle pareti tappezzeria in seta celeste di manifattura francese (1865). La vicina Sala da toeletta contiene una serie di ritratti settecenteschi eseguiti a pastello, attribuiti alla pittrice Giovanna Fratellini.
Il Salotto giallo era un tempo la camera del re, con mobilio del primo Ottocento, mentre il Salotto è arredato con pezzi settecenteschi.
Il Salotto verde conserva due dipinti di Matteo Rosselli a tema letterario, Angelica e Medoro e Tancredi medicato da Erminia e Valfrino, entrambi del 1624 e fano parte di una serie più ampia commissionata dal cardinale Carlo de' Medici per il Casino di San Marco. Altre opere di questa serie si trovano nella poco distante Sala da Gioco, arredata dai Lorena tra il 1853 e il 1861 con divani, poltroncine e un vis-à-vis di chinz, oltre a un tavolo da biliardo e uno con vari giachi da casinò, tra i quali una roulette. I dipinti in questione sono la Semiramide di Matteo Rosselli, l'Artemisia e Erminia tra i pastori (1633) di Francesco Curradi, Anfione sul delfino di Domenico Cresti detto il Passignano, Rinaldo nel giardino di Armida di Domenico Frilli Croci e l'Olindo e Sofronia liberati da Clorinda di Francesco Rustini (1624 circa).
Il Salotto rosso conserva alcuni ritratti di Giusto Sustermans, Henri e Charles Beaubrun, oltre a un Baccanale di Ignazio Hugford.
La Cappella Vecchia ha una decorazione con Storie di santi e vita di Cristo di Bernardino Poccetti e la volta decorata con la Gloria dello Spirito santo tra angeli e letti di Cosimo Daddi (1589-1594). Sull'altare una copia della Madonna dell'impannata di Raffaello Sanzio. Recentemente, grazie a un restauro svolto dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, è stato attribuito alla bottega di Benedetto da Maiano il piccolo crocifisso ligneo posto al centro dell'altare della cappella[2].
La loggia di levante conserva due tra i mobili più antichi e pregevoli della villa: due piani da tavolo intarsiati in stile barocco del 1686. Chiude il percorso espositivo la Sala da pranzo arredata con mobili piuttosto semplici, sotto i quali è particolarmente pregiato il tappeto che documenta la manifattura fiorentina di tale artigianato, firmato e datato Girolamo Podestà, 1860.
I giardini
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La villa è circondata dal verde: sul davanti, in posizione panoramica verso la città, ci sono i giardini formali, mentre sul retro si estende il grande parco all'inglese.
I giardini formali sono divisi su tre livelli, sfruttando il pendio irregolare della collina. La terrazza più alta, al piano dell'edificio, dalla quale si gode un'ampia vista di Firenze, è composta da due grandi giardini; quello a est è chiamato prato della figurina e quello a ovest Piano di Ponente o prato dei castagni.
Il Prato della figurina prende il nome dalla fontana Fiorenza opera del Tribolo e di Pierino da Vinci (1538-1547), alla cui sommità era posta la Venere del Giambologna (copie degli originali conservati nella villa). Qui si trovavano due grandi voliere simmetriche, create nel 1872 ai due lati della fontana, presenti in foto d'epoca ma oggi sparite. Risalente alla stessa epoca e, a differenza delle voliere, perfettamente conservato, all'angolo sud-est si innalza il piccolo belvedere, In passato veniva chiamato anche Reposoir, realizzato su progetto di Ferdinando Lasino (1872) nell'ambito della risistemazione di tutto il Piano della Figurina. Il mobilio e i parati sono stati ricostituiti basandosi sull'inventario del 1911.
Del Prato dei castagni, oggi privo di qualsiasi caratterizzazione formale, non c'è più nessuna memoria degli alberi, che gli davano il nome, sostituiti da cedri in epoca sabauda. I resti del grande leccio che ospitava una suggestiva terrazza-belvedere dei tempi in cui la villa fu residenza di Vittorio Emanuele II re d'Italia, si trovano all'estremità verso valle.
Il livello intermedio, detto Piano del Vivaio per la grande vasca rettangolare che un tempo lo caratterizzava, oggi si raggiunge tramite una scala a due rampe con una fontana con mascherone al centro. Al centri si trova una serra-tepidario, mentre ai due lati sono coltivate delle aiuole, delle quali quella di sinistra è coltivata con piante da bulbo.
Il piano inferiore, ampio ed in lieve pendenza, presenta un parterre di siepi di bosso caratterizzato da un complesso disegno geometrico, nel più tipico stile del giardino all'italiana. La pendenza del terreno limita la facoltà di apprezzare appieno il disegno dei giardini nel complesso, che nel tempo si è evoluto a partire dalla sistemazione in due cerchi affiancati divisi da vialetti ortogonali, che ancora si riflettono nel disegno odierno mantenuto dall'epoca ottocentesca. La fontana al centro è un'aggiunta settecentesca.
Per alimentare il giardino il Tribolo realizzò un acquedotto, chiamato l'acquedotto di Valcenni, in aggiunta a quello di Castellina. Nonostante questa grande opera, nel giardino l'acqua non è un elemento dominante della composizione e, oltre le due fontane citate, solo una terza è presente, e si trova sul retro della villa: si tratta di una grande spugna addossata al muro, somigliante a un grande naso dal quale stillano le goccioline di acqua, il quale definisce il piazzale dietro alla villa e lo separa dal parco romantico che si estende sulla collina.
La sistemazione del parco romantico è opera di Pietro Leopoldo II di Lorena, che nel 1818 volle di riunire i due possedimenti vicini di Castello e Petraia, incaricando l'architetto boemo Joseph Frietsch (1829), che ideò il grande parco di contorno del quale oggi, dopo vari ritagli nei secoli, si può ammirare una parte significativa (20 ettari circa), ma non estesa quanto all'origine. Il progetto si basava sulla creazione di un viale di collegamento fra le due ville, da cui si dipartono ancora sentieri e vialetti che s'inerpicano sulla collina, aprendosi su scorci prospettici e fiancheggiando ruscelli e laghetti. La vegetazione è dominata da sempreverdi e conifere: lecci e cipressi, ma non mancano esemplari di querce rosse, di ornelli, di roverelle e molte varietà di pini. Il parco è molto frequentato dagli uccelli migratori che lo usano per la sosta, infatti dal 2003 ospita un'oasi faunistica della LIPU.
Collegamenti
[modifica | modifica wikitesto]La villa è raggiungibile da Piazza Dalmazia con le linee urbane 2 e 28 (fermata Sestese Crocetta).
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Alessandra Griffo, Le stanze dispari. Nuovi allestimenti e restauri a Petraia, Livorno, Sillabe, 2016.
- ↑ M.C. Gigli, A. Griffo e L. Speranza, Il restauro di un piccolo Crocifisso ligneo della Villa della Petraia attribuito a Benedetto da Maiano e bottega, in OPD restauro, n. 27, 2016, pp. 114-134.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Isabella Lapi Ballerini, Le ville medicee. Guida completa, Giunti 2003.
- Giardini di Toscana, a cura della Regione Toscana, Edifir 2001.
- Le ville medicee, Fianìco studio, Firenze, 1980.
- L. Zangheri, Le ville e i giardini medicei in Toscana nella Lista del Patrimonio Mondiale, Firenze, 2015.
- A. Griffo, La Petraia di Vittorio Emanuele II, in Firenze capitale 1865 - 2015, a cura di S. Condemi, 2015, pp. 160-161.
- C. Acidini Luchinat, G. Galletti, Le ville e il giardino della Petraia a Firenze, Firenze, 1995.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla Villa La Petraia
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su polomusealetoscana.beniculturali.it.
- Sito ufficiale, su museitoscana.cultura.gov.it.
- Sito ufficiale, su villemonumentalitoscana.cultura.gov.it.
- Villa La Petraia, su CulturaItalia, Istituto centrale per il catalogo unico.
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