Villa Le Brache

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Villa Le Brache
Villa le brache, ext. 08.JPG
Villa Le Brache
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Firenze
Indirizzo Via Reginaldo Giuliani
Coordinate 43°49′16.95″N 11°13′28.29″E / 43.821375°N 11.224525°E43.821375; 11.224525Coordinate: 43°49′16.95″N 11°13′28.29″E / 43.821375°N 11.224525°E43.821375; 11.224525
Informazioni
Condizioni In uso
Il cortile

Villa Le Brache, detta anche di Bellagio, si trova a Firenze, nella zona collinare di Castello. Un tempo si accedeva dal portone principale su tra via di Castello, mentre al parco si accedeva da via di Bellagio; oggi l'accesso principale è stato spostato su via Reginaldo Giuliani.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

L'aspetto della villa richiama più un fortilizio, con una parte turrita di origine medievale, se non più antica[1]. L'aggiunta di corpi di fabbrica a creare un piccolo abituro fortificato potrebbe risalire all'incirca al Mille. In ogni caso è nel XIII secolo che la torre dovette essere abitata da famiglie che curavano i campi e presidiavano le strade, come dimostra l'esistenza di un'apertura nel piano ammezzato tipica di quel periodo.

Una notizia in Giovanni Villani ricorda che nel 1364 le truppe di Giovanni Acuto incendiarono tutte le ville nel raggio di tre miglia dalla Petraia, distruggendo gli edifici e i poderi di ricche famiglie come gli Aldobrandini, i Brunelleschi, i Carnesecchi.

I Tornabuoni[modifica | modifica wikitesto]

Capitello con emblema Tornabuoni delle tre punte di diamante

I ruderi della futura Le Brache vennero dunque acquistati sicuramente a prezzo conveniente dalla celebre famiglia dei Tornabuoni, come denunciato nella prima portata al catasto del 1427, dove compare per la prima volta il nome delle Brache. Tale appellativo poteva forse derivare dalle biforcazioni ("brache" appunto in latino medievale, come biforcazione delle gambe dei pantaloni) delle condotte dell'antico acquedotto, che correva proprio in questa zona lungo la via di Castello. Fu in quegli anni che l'edificio dovette esser ricostruito facendone una "casa da padrone", che comprendeva più corpi di fabbrica, con un loggiato al piano terra, una corte, una scala esterna in muratura (di cui sono state ritrovate le fondazioni), appartamenti e cantine. I pilastri ottagonali in pietra, tipici di questa fase, sono ben noti in altre opere fiorentine, riferibili alla fine del Trecento o l'inizio del Quattrocento. In questa fase fu decorato il loggiato da un elegante ciclo letterario in stile tardogotico, riscoperto solo nel 1986. Disegnato a carboncino e terre rosse sull'intonaco fresco, senza preparazione sottostante, vi si leggono storie degli Argonauti, la morte di Absirto, quella di Medea e una battaglia sotto le mura di Troia, che compongono l'unico ciclo murale noto con tale soggetto (derivato dal Roman de la guerre de Troie di Benoit de Sainte More, del 1160-1170 circa, o dalla sua traduzione in latino, Historia Destructionis Troiae di Guido delle Colonne del 1270-1287). Curioso anche il peduccio con bassissimo rilievo di una sfinge velata, seduta davanti a un collare di perle.

Nuovi lavori dovettero avere luogo verso il 1469, con la costruzione dell'altana (usata essenzialmente come stenditoio) e la chiusura del cortile di servizio per creare nuovi appartamenti, che inglobarono anche un magazzino di servizio. All'epoca di Giovanni Tornabuoni, proprietario della villa per lodo dai 1484, furono apposti i suoi emblemi personali sui capitelli nella villa e nella loggia al primo piano, consistenti nelle tre punte di diamante composte a formare una piramide, che si ritrovano anche ad esempio nei partiti decorativi degli affreschi e negli intarsi del coro ligneo della Cappella Tornabuoni, oppure a villa Lemmi. In quegli stessi anni dovettero essere realizzate anche le decorazioni a graffito sulla facciata esterna su via di Castello, le cui tracce (magari frutto di periodiche ridipinture) si vedono ancora in foto della metà del Novecento.

I Gualtierotti, Camilla Martelli e gli Este[modifica | modifica wikitesto]

Giardini

Solo nel 1546 la villa cambiò proprietario, quando Lionetto di Leonardo Tornabuoni la cedette a Maria, la vedova di Lorenzo di Bartolomeo Gualtierotti, la quale la donò subito ai figli Bartolomeo, Francesco e Bordo mantenendone l'usufrutto. In quel periodo vennero riscolpiti gli stemmi della loggetta al pino terra con l'emblema Gualtierotti.

Dal 1571, per appena tre anni, la villa fu invece di Camilla Martelli, la moglie morganatica di Cosimo I de' Medici, il quale rea solito frequentare la vicina villa di Castello. Con la morte del primo granduca, nel 1574, Camilla, allora appena ventinovenne, fu costretta dai figliastri Francesco e Ferdinando a rinchiudersi in un convento, essendo la sua presenza ormai sgradita a corte. Essa non poté far altro che donare la villa alla figlia Virginia, che nel 1586 andò in sposa a don Cesare d'Este, futuro duca di Modena. In quegli anni Giorgio Vasari il Giovane disegnò una pianta della villa conservata al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi, sostanzialmente poco variata rispetto a quella odierna. Probabilmente in quel periodo, come accadde anche alla vicina villa La Petraia, la torre della villa dovette essere rialzata.

I Ricciardi e i Masetti[modifica | modifica wikitesto]

Storie degli Argonauti (Giasone lotta con un drago)

I duchi d'Este vendettero la villa il 16 dicembre 1614, a Baccio di Lapo Del Tovaglia per cinquemila scudi, e di nuovo, il 28 agosto 1639, la villa ebbe un nuovo proprietario, Francesco di Jacopo Ricciardi. La famiglia Ricciardi-Del Bene, originaria di San Gimignano, tenne la villa per quasi duecento anni, apportò diversi ammodernamenti rifacendo tutte le stufe, i camini e i lavabi, imbiancando gli affreschi e aprendo un nuovo portale carrozzabile verso la via di Sesto. Il loro stemma, a due gigli fustati decussati d'argento, si trova oggi sulla mostra di un camino in pietra al piano nobile della villa.

Con l'estinzione del casato, nel 1803, l'ultima erede, maritata Franceschi, lasciò tutti gli immobili ai nipoti (entrambe le sue due figlie erano già scomparse). Villa Le Brache in particolare finì a Ferdinando Neri, marito della bisnipote della contessa Franceschi, per via ereditaria nel 1816, e alla sua morte nel 1826, a sua figlia Giovanna, maritata Dainelli da Bagnano. Questa famiglia, comitale fin dal 1717, confluì poi nella famiglia Masetti: uno stemma Dainelli-Masetti è visibile nel salone al piano terra. In quell'epoca la villa è ricordata prevalentemente come "villa Bellagio". La famiglia Masetti, che viveva nel palazzo Gianfigliazzi-Masetti sul lungarno Corsini a Firenze, fece progettare dall'architetto Giuseppe Martelli a metà dell'Ottocento un ammodernamento della villa, mai realizzato, che avrebbe cancellato l'aspetto cinquecentesco. Fu comunque rifatto lo scalone e cambiata la destinazione di alcuni ambienti esterni, fu distrutta la scala esterna, lasciando solo una porzione muraria come contrafforte per la torre, fu aperto il cortile e regolarizzata l'altezza dei piani di calpestio.

La Soka Gakkai[modifica | modifica wikitesto]

Capitello con sfinge a rilievo

Frequentata almeno fino agli anni cinquanta, la villa visse poi alcuni decenni di semi-abbandono, finché nel 1985 non fu acquistata dalla Soka Gakkai, che ne fece la sua sede fiorentina (e per un certo periodo nazionale). Dal 1986 fu sottoposta a un capillare restauro, che ha ricreato anche il frutteto e il giardino.

Nel 1992 fu visitata dal presidente dell'Istituto buddista Daisaku Ikeda, che contribuì anche personalmente a sostenere i costi del restauro, assieme ai numerosi volontari italiani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sulla base del confronto di altre strutture del territorio, come la torre di villa la Petraia, si può supporre che anche la torre di villa Le Brache facesse anticamente parte di un sistema di avvistamento tardo-romano. Chiappugi, cit., p. 14.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elisabetta Chiappugi, Le Brache, villa di Bellagio, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Calenzano 2006. ISBN 978-88-88155-13-5
  • Francesco Cesati, La grande guida delle strade di Firenze, Newton Compton Editori, Roma 2003.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Firenze Portale Firenze: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Firenze