Daisaku Ikeda

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Daisaku Ikeda (池田大作 いけだ だいさく Ikeda Daisaku?) (Tokyo, 2 gennaio 1928) è un insegnante buddhista giapponese e terzo ed attuale presidente della Soka Gakkai International.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Daisaku Ikeda nel 1961

Nasce a Tokyo nel 1928. A diciassette anni durante la seconda guerra mondiale, i suoi quattro fratelli maggiori vengono arruolati nell'esercito e il più grande muore al fronte. Il giovane Ikeda decide di dedicare la vita a sradicare le cause profonde della violenza fra esseri umani[1].

A diciannove anni conosce Josei Toda, che diventerà il suo maestro, secondo presidente della Soka Gakkai, e prende fede nel Buddismo di Nichiren Daishonin. Nel 1949 inizia a lavorare per l'azienda di Toda[2]. Tra i due, entrambi pacifisti, nasce un sodalizio spirituale e umano[1].

Dopo aver contribuito allo sviluppo della Soka Gakkai in Giappone, nell'ottobre del 1960 parte per le isole Hawaii, prima tappa del suo viaggio oltreoceano per diffondere gli ideali di pace buddisti. Al fine di perseguire l'obiettivo di pace e dialogo fra i popoli, negli anni, ha costruito una rete di conoscenze e cooperazioni in tutto il mondo. Nel 1968 si attiva per promuovere la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Cina e Giappone[3] e nel 1974 visita sia la Cina che l'Unione Sovietica. Ha in seguito incontrato noti capi di stato ed esponenti culturali, da Manuel Noriega a Nicolae Ceauşescu, da Nelson Mandela a Fidel Castro, da Henry Kissinger a Michail Gorbačëv, da Zhou Enlai a Corazon Aquino, al di là di ogni schieramento politico e ideologico, dichiarando di volere: «lavorare per la pace contro qualsiasi forma di violenza e contribuire al benessere dell'umanità attraverso la diffusione di una cultura e di una educazione umanistica».

Dal 1983 ogni anno rende pubblica una proposta di pace che, oltre a riguardare temi sempre attuali e globali come il nazionalismo, il disarmo nucleare, la povertà, l'analfabetismo e le crisi ambientali, propone delle possibili soluzioni. Lo stesso anno gli viene consegnata la UN Peace Medal[4]

Ha tenuto conferenze in molti atenei del mondo[5], ha scritto numerosi saggi ed, in virtù delle sue attività in nome della pace e della cultura, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali e lauree honoris causa.

Il 30 gennaio 2006 l'ambasciatore italiano in Giappone Mario Bova ha conferito a Daisaku Ikeda l'onorificenza di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana[6]

È cittadino onorario di alcuni comuni italiani. Il 25 marzo 2007 a Palazzo Vecchio gli viene conferito il Sigillo della Pace della città di Firenze[7].

Controversie e critiche[modifica | modifica sorgente]

Da taluni critici Ikeda viene descritto come un despota cui interessa solo il potere[2], in una classifica[8] stilata nel 2001 del settimanale Asiaweek, Ikeda figura al 19º posto fra gli uomini più potenti dell'Asia. Tra i suoi power points vi sarebbero i 12 milioni di adepti giapponesi della Soka Gakkai e la «vasta influenza» sul sistema politico giapponese.

Ikeda viene anche criticato per aver incontrato, in passato, discussi capi di stato come Noriega e Ceausescu[9] e il 12 aprile 2005, per la calorosa e affabile accoglienza riservata a Tokio, al presidente della Colombia Álvaro Uribe Vélez a cui, però, precedentemente era stata indirizzata una dura lettera aperta in cui lo si accusa di stare consolidando l'impunità di crimini contro l'umanità nel suo paese.

Ikeda ha da sempre una posizione contro la pena di morte, così come l'intera Soka Gakkai[10], anche se in Giappone, l'associazione non ha mai svolto una vera attività abolizionista, limitandosi a farla all'estero e attirandosi molte critiche di opportunismo politico, soprattutto quando il Komeito, il partito vicino al gruppo, ha fatto parte del governo e non ha sollevato la questione della pena in morte in Giappone[11].

Note[modifica | modifica sorgente]

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