Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere

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Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere
TipoAssociazione culturale riconosciuta
Fondazione1838
FondatoreFerdinando I d'Austria
ScopoPromuovere e realizzare attività di tutela, ricerca, divulgazione e formazione.
Sede centraleBandiera dell'Italia Milano
IndirizzoVia Borgonuovo, 25, 20121, Milano
PresidenteStefano Maiorana
Membri442 (2024)
MottoAccedere al sapere
Sito web

L’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere è un'istituzione accademica italiana situata a Milano, nel quadrilatero di Brera.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L’Istituto Lombardo nacque nel 1838 come divisione dell’Istituto di Scienze, Lettere e Arti, fondato nel 1797 da Napoleone Bonaparte che, nella Costituzione della Repubblica Cisalpina (art. 297), stabilì la nascita di un Istituto nazionale «incaricato di raccogliere le scoperte e di perfezionare le arti e le scienze», su modello dell’Institut de France.

Nel 1810, Napoleone fissò la sede dell’Istituto di Scienze, Lettere ed Arti, a Milano nel palazzo di Brera. Bologna, città prescelta come prima sede, divenne allora una sezione dell’Istituto milanese, insieme a Venezia, Padova e Verona. Negli anni napoleonici, oltre a svolgere attività di studio e di ricerca scientifica, l’Istituto fu punto di riferimento dell’azione governativa per l’istruzione pubblica, inferiore e superiore, e per l’Università. L’Istituto, inoltre, destinò una parte dei fondi a sua disposizione all’istituzione di premi legati alla soluzione di problemi di medicina, scienze, arti, politica, di forte impatto pubblico.

Alla caduta di Napoleone, il Governo austriaco cambiò denominazione all’Istituto, che divenne allora Imperial Regio Istituto Lombardo-Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. Con un decreto risalente al 15 agosto 1838 esso venne diviso in due Istituti con vita autonoma, i quali continuano a collaborare ancora oggi: l’Istituto Veneto con sede a Venezia e l’Istituto Lombardo con sede a Milano.[1]

Nel 1859 l’Istituto passò al governo italiano e acclamò quale suo presidente Alessandro Manzoni, che fu poi nominato presidente onorario. Con decreto del 5 settembre 1863, Vittorio Emanuele II approvò il nuovo regolamento del Regio Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, la menzione alle Arti, riservata alla Accademia di Belle Arti, pure presente in Brera. Furono stabilite due classi: Classe di scienze matematiche e naturali e Classe di lettere e scienze morali e politiche.[2][3] Nei primi decenni del XX secolo e dopo la Grande guerra, l’apertura e l’attenzione alle realtà sociali diventarono prioritarie nelle attività dell’Istituto; ma non minore fu l’attenzione per le applicazioni delle scoperte scientifiche a problemi di pubblica utilità.

Nel 1935 l’Istituto cessò di essere statale, ebbe un nuovo statuto e un’amministrazione autonoma, pur restando sotto il controllo del Ministero della Pubblica Istruzione prima e del Ministero per i Beni e le Attività culturali poi. La guerra e i bombardamenti, che nel 1943 devastarono Milano, imposero una momentanea sospensione delle attività e delle adunanze; mentre le epurazioni fasciste videro l’allontanamento di alcuni membri dall’Istituto.[4]

Dopo la presidenza di Antonio Pensa, dal 1949 al 1951, e la nuova denominazione di Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere, l’Istituto acquisì una seconda sede nel prestigioso palazzo Landriani, confinante con il complesso di Brera, dove l’Accademia continuava e continua tutt’oggi a mantenere la Sala Adunanze e alcuni depositi: era il 1959.

Tra i membri che hanno fatto parte dell’Istituto si annoverano illustri personaggi come lo stesso Napoleone, Alessandro Volta, Vincenzo Monti, Alessandro Manzoni, Carlo Cattaneo, Achille Ratti (futuro papa Pio XI), e molti altri. L’Istituto vanta inoltre, fra i propri associati, quattro Premi Nobel italiani: Camillo Golgi, Giosuè Carducci, Giulio Natta ed Eugenio Montale.[5][6]

Missione[modifica | modifica wikitesto]

Così come recita l’art. 1 dello Statuto vigente, «l’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere ha per scopo lo sviluppo degli studi, della ricerca scientifica di base e applicata, la tutela e la valorizzazione del proprio patrimonio archivistico e librario. A tal fine:

  • Promuove il pensiero critico e il metodo interdisciplinare;
  • Promuove la formazione di commissioni e gruppi di studio, aperti anche a contributi esterni;
  • Organizza corsi, anche a fini formativi, manifestazioni e discussioni scientifiche;
  • Istituisce e assegna premi e borse di studio;
  • Mette a disposizione degli studiosi conoscenze, fonti e strumenti di studio;
  • Contribuisce alla gestione di fondazioni o altre persone giuridiche della cui amministrazione sia partecipe;
  • Coopera con le istituzioni scientifiche italiane e straniere che perseguano le stesse finalità.»[7]

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

L'Accademia è divisa nelle due Classi di Scienze matematiche e naturali e di Scienze morali, suddivise rispettivamente in sei e tre sezioni.


Classe di Scienze matematiche e naturali

  • Scienze matematiche
  • Chimica
  • Fisica
  • Ingegneria e Architettura
  • Scienze naturali
  • Medicina


Classe di Scienze morali

  • Filologia e Linguistica
  • Scienze storiche e filosofiche
  • Scienze economiche, giuridiche, politiche e sociologiche

Ciascuna Classe comprende le seguenti categorie: Membri effettivi, Soci corrispondenti residenti in Lombardia, Soci corrispondenti non residenti in Lombardia, Membri stranieri e Soci onorari.[8]

Presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Paradisi (1812)

Carlo Ottavio Castiglioni (1840)

Francesco Carlini (1842)

Gabrio Piola (1844)

Francesco Zambelli (1846)

Pompeo Litta (1848)

Francesco Carlini (1850)

Francesco Ambrosoli (1852)

Francesco Rossi (1854)

Andrea Verga (1857)

Camillo Vacani (1859)

Alessandro Manzoni  (1859)

Luigi De Cristoforis (1862)

Francesco Ambrosoli (1862)

Andrea Verga (1864)

Giulio Carcano (1866)

Francesco Brioschi (1868)

Cesare Castiglioni (1870)

Francesco Brioschi (1872)

Carlo Belgioioso (1874)

Emilio Cornalia (1876)

Carlo Belgioioso (1878)

Emilio Cornalia (1880)

Giulio Carcano (1882)

Giovanni Schiaparelli (1884)

Luigi Cossa (1886)

Alfonso Corradi (1888)

Serano Biffi (1890)

Giuseppe Colombo (1892)

Serafino Biffi (1894)

Giuseppe Colombo (1896)

Gaetano Negri (1898)

Giovanni Celoria (1900)

Gaetano Negri (1902)

Giovanni Celoria (1903)

Vigilio Inama (1905)

Giovanni Celoria (1907)

Vigilio Inama (1909)

Giovanni Celoria (1911)

Pasquale Del Giudice (1913)

Giovanni Celoria (1915)

Pasquale Del Giudice (1917)

Giovanni Celoria (1919)

Giuseppe Colombo (1920)

Michele Scherillo (1921)

Luigi Berzolari (1925)

Ulisse Gobbi (1928)

Angelo Menozzi (1930)

Arrigo Solmi (1934)

Giuseppe Bruni (1935)

Eliseo Antonio Porro (1939)

Giuseppe Belluzzo (1942)

Antonio Banfi (1945)

Antonio Pensa (1949)

Giulio De Marchi (1952)

Aristide Calderini (1953)

Giulio De Marchi (1961)

Giuseppe Menotti De Francesco (1967)

Silvio Ranzi (1973)

Giuseppe Menotti De Francesco (1976)

Alfonso Giordano (1979)

Giancarlo Bolognesi (1985)

Luigi Amerio (1991)

Antonio Padoa Schioppa (1997)

Emilio Gatti (2003)

Alberto Quadrio Curzio (2006)

Antonio Padoa Schioppa (2007)

Giannantonio Sacchi Landriani (2011)

Gianpiero Sironi (2012)

Silvio Beretta (2015)

Stefano Maiorana (2021)[9]

Sedi[modifica | modifica wikitesto]

La sede storica dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere si trova presso il Palazzo di Brera, dove l’antesignano Istituto di scienze, lettere e arti fu trasferito da Bologna nel 1810. Oggi, l’Istituto Lombardo continua a mantenere all’interno del Palazzo di Brera la propria Sala Adunanze, salone adibito a convegni e conferenze, e alcuni depositi di fondi librari e archivistici.

La sede operativa dell’Istituto Lombardo si trova dal 1959 a Palazzo Landriani, palazzo cinquecentesco collocato nel quadrilatero di Brera. Qui ha sede, unitamente agli uffici e ad altri depositi di fondi librari ed archivistici, la Sala di lettura della Biblioteca e dell’Archivio.[10]

Biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

Già nel 1817 «il geologo Scipione Breislak sostenne la necessità per l'istituto di avere una raccolta libraria comprensiva di tutti gli atti delle Accademie e le principali opere scientifiche pubblicate negli ultimi decenni»,[11] ciò che garantì fin dagli inizi la costituzione di un'importante biblioteca al servizio dell'istituzione.

«Il R. Istituto Lombardo ha una biblioteca di oltre 18.000 volumi, 230 dei quali comprendono circa 3000 opuscoli. Concorsero a formare questa biblioteca le librerie delle Sezioni componenti l'Istituto Nazionale; i lasciti di alcuni membri, per esempio, Moscati e Carlini; la compera di qualche libreria privata, come quella dell'astronomo Oriani.»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Avvertimento, in Memorie del Reale istituto lombardo di scienze, lettere ed arti, vol. 1, p. XI.
  2. ^ Regio decreto 5 settembre 1863, n. DCCCLXXXIX, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 3 ottobre 1863. URL consultato il 4 ottobre 2023.
  3. ^ Annuario, p. 7.
  4. ^ Regio decreto 11 aprile 1935, n. 713, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 31 maggio 1935. URL consultato il 4 ottobre 2023.
  5. ^ Storia, su Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere. URL consultato il 14 febbraio 2024.
  6. ^ L' Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere. 1: Storia istituzionale, Libri Scheiwiller [u.a.], 2007, ISBN 978-88-7644-527-9.
  7. ^ Statuto e Regolamento, su Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere. URL consultato il 15 febbraio 2024.
  8. ^ Statuto e Regolamento, su Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere. URL consultato il 16 febbraio 2024.
  9. ^ Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere, Uffici Direttivi dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere dalla sua fondazione, in Rendiconti - Parte Generale e Atti Ufficiali, 131 (1997).
  10. ^ Sedi, su Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere. URL consultato il 13 febbraio 2024.
  11. ^ Amedeo Benedetti e Bruno Benedetti, Gli archivi della scienza. Musei e Biblioteche della Scienza e della Tecnologia in Italia, Genova, 2003, p. 89.
  12. ^ Annuario, p. 29.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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