Crocifissione (Bramantino)

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Crocifissione
Bramantino, crocifissione.jpg
AutoreBramantino
Data1510-1512 circa
Tecnicaolio su tela
Dimensioni372×270 cm
UbicazionePinacoteca di Brera, Milano

La Crocifissione è un dipinto a olio su tavola (372x270 cm) di Bramantino, databile al 1510-1512 circa e conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'opera è registrata a Brera dal 1806, ma senza saperne la provenienza, né la collocazione originaria. Ipotesi hanno proposto la chiesa di Santa Maria di Brera o il Duomo di Milano, o magari da un deposito dove era stata confinata per l'iconografia poco ortodossa, non ancora chiaramente spiegata. In particolare si è ipotizzato che l'opera vide la luce nell'ambito dei movimenti di riforma religiosa circolanti a Milano all'epoca del dominio francese, poi stigmatizzati da Carlo Borromeo e la Controriforma. Esistono anche ipotesi che vogliono l'opera commissionata direttamente dal maresciallo Gian Giacomo Trivulzio, governatore della città per conto dei Francesi, già committente di Bramantino per i cartoni degli arazzi con i Mesi.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

L'opera risale a dopo il rientro di Bramantino da Roma, quando sviluppò un senso particolare per le quinte architettoniche, qui ben evidenti. Come già sperimentato da altri artisti la crocifissione è divisa in due registri, uno superiore e celeste, con la croce di Cristo al centro tra quelle, in scorcio dei ladroni, e una inferiore e terrestre, con i dolenti e altri personaggi.

Tra le apparizioni di un sole e una luna antropizzati (con nubi chiarissime e sceniche che ricordano le opere di Albrecht Altdorfer, Cristo, dal corpo levigato e impostato geometricamente (altrettanto lo sono quelli dei due ladroni), è affiancato da un diavolo e un angelo inginocchiati su nubi, che sembrano incedere presso di lui. Stranissima presenza, quest'ultima, usata semmai nei temi legati al disputarsi dell'anima di un peccatore dopo la morte.

In basso si vede Maria che sta per svenire, sorretta da una pia donna e da Giovanni apostolo, la Maddalena che leva le braccia verso la croce (un motivo quattrocentesco), e altre persone dolenti, come il giovane che si asciuga le lacrime con la manica del mantello, sorprese o indifferenti. Prevale comunque un senso di misuratissima espressione dei sentimenti, con l'artista che sembra piuttosto interessato alla resa plastica dei corpi e dei panneggi semplificati o agli effetti di luce, come nel teschio quasi metallico che si trova al centro della scena in basso, tipico memento mori.

Lo sfondo mostra elementi simmetrici (alberi e un edificio a torre tra le croci), nonché una città arroccata su un crinale, densa di edifici classicheggianti che si dispiegano uniformemente senza sosta.

Interpretazione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'ipotesi (peraltro non unanimemente accettata) di Germano Mulazzani, l'iconografia del dipinto farebbe riferimento a un passo dei Sermones de Oneribus di Aelredo di Rievaulx, descrivendo l'origine della Chiesa dall'ebraismo (il tempio in secondo piano), che deriva dalla tradizione egizia (la piramide) e pagana (le due figure di destra, delle quali una piange in segno di pentimento), mentre Cristo raccorda il Vecchio e il Nuovo Testamento - la luna e il sole. Mentre il demonio si dichiara vinto, inginocchiandosi, la Chiesa (Maddalena) abbraccia la croce riconoscendo in essa la propria origine.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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