Pala di San Gottardo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Pala di San Gottardo
Giovanni cariani, pala di san gottardo, brera.jpg
AutoreGiovanni Cariani
Data1517-1518
Tecnicaolio su tela
Dimensioni270×211 cm
UbicazionePinacoteca di Brera, Milano

La Pala di San Gottardo è un dipinto a olio su tela (270x211 cm) di Giovanni Cariani, databile al 1517-1518 e conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Cariani arrivò a Bergamo il 15 agosto 1517 e il primo lavoro che gli venne commissionato fu la realizzazione di una pala dedicata a San Giuseppe dal consiglio della Scuola di san Giuseppe in onore del santo che era stato investito a patrono della città, per la chiesa di San Gottardo, distrutta nel XVIII secolo, e il quadro venne trasferito alla Pinacoteca di Brera.

Il dipinto venne terminato nel 1518 ed è forse il primo grande lavoro eseguito dal pittore. Il quadro era originariamente dotato di predella, che venne smembrata con le soppressioni napoleoniche e per un lungo periodo conservata in collezione privata, passando poi di proprietà dell'Accademia Carrara[1].

Si riteneva che la pala fosse datata 1520, quindi successiva ai lavori del Lotto per la chiesa di san Bernardino e di Santo Spirito, e che il pittore avevesse colto i lavori del veneziano trovandone spunto in un proprio sviluppo personale, ma la datazione precedente a quei lavori rende all'opera del Cariani la giusta originalità, vi è inoltre una marcata diversità delle opere, molto movimentate e barocche quelle del Lotto, mentre serena e calma l'opera del Cariani. Forse fu proprio il Lotto alcuni anni dopo a ispirarsi a questa tela per la sua Pala di San Bernardino.

Il pittore si trovò in contestazione con i committenti, inoltre il Lotto e il Previtali avevano ottenuto le commissioni per i più grandi lavori delle chiese, questo spiega forse perché questa sia la sola pala d'altare eseguita dall'artista nei nove anni trascorsi a Bergamo.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Il dipinto ci descrive una sacra conversazione ambientata in un paesaggio aperto e luminoso, con colline che si perdono in profondità tra due ombrose quinte d'alberi.

La Vergine sta, col Bambino in piedi e benedicente sulle ginocchia, seduta su di un alto trono, leggermente spostato a sinistra, coperto da un drappo rosso che è tenuto su, con asimmetria, da due angioletti in volo, mentre altri angeli musicanti, cherubini e serafino appaiono in una nube in cielo. Ai piedi del trono si vedono alcuni angioletti cantori, che modernamente sono in parte in ombra. Attorno al trono si dispone una serie di santi: da sinistra sant'Apollonia (con la tenaglia), sant'Agostino (vestito da vescovo), santa Caterina d'Alessandria (con la ruota dentata rotta), san Giuseppe (col bastone), santa Grata (colei che recuperò le reliquie di sant'Alessandro, patrono di Bergamo, infatti ne ha in mano la testa decollata), san Filippo Benizzi e santa Barbara (col libro che leggeva durante le ore di prigionia).

Le sante vengono rappresentate con quella corposità terrena tipica del Cariani, che si può riscontrare anche nel dipinto Gruppo Albani, questa sarà una delle sue primarie caratteristiche che rendono particolarmente riconoscibili le sue opere. Ma tutti i personaggi nella loro corpulenza non sono ancora santi ma umani, mentre il bambino, rappresentato nella sua nudità, rende contrasto tra il terreno e celeste[2]

Il paesaggio sullo sfondo è complesso, se il Cariani ha riempito la scena di santi come a riprendere la Pala Martinengo del Lotto datata 1516, i personaggi e lo sfondo sono differenti. In un alternarsi di colline e boschi, compare una città che dovrebbe essere la parte alta di Bergamo, il paesaggio è animato da pastori, animali e sul lato sinistro un san Girolamo penitente e orante. Mentre i personaggi dei santi sono terreni, non hanno il misticismo presente nell'opera lottesca, ma sembrano uomini comuni, casualmente si trovano ad indossare paramenti sacri [3].

Per questo la pala anticipa il patetismo lottesco e ha colori dai toni acuti e frizzanti.

Il dipinto era correlato di una predella che il Tassi descrive come Sotto il quadro nel mezzo della predella, v'ha pure dipinta la fuga della Vergine, in Egitto, che siede col bambino in seno sopra un asinello guidato per mano di un angelo e dietro s.Giuseppe carico dei suoi arnesi in un vago piccolo paese, identificato poi in un lavoro di cui sono ora conservati solo due pezzi in collezione privata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cariani Giovanni, Bergamo, l'altra Venezia. URL consultato il 3 gennaio 2018.
  2. ^ Rodolfo Pallucchini, Francesco Rossi (a cura di), Giovanni Cariani, Bergamo, Credito bergamasco, 1983, p. 32, ISBN non esistente.
  3. ^ Rodolfo Pallucchini, Francesco Rossi, Giovanni Cariani, Bergamo, Credito bergamasco, 1983, p. 36, ISBN non esistente.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Brera, guida alla pinacoteca, Electa, Milano 2004. ISBN 978-88-370-2835-0
  • Rodolfo Pallucchini, Francesco Rossi (a cura di), Giovanni Cariani, Bergamo, Credito bergamasco, 1983, ISBN non esistente.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Pittura Portale Pittura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Pittura