Il Bacio (Hayez)

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Il Bacio
Il Bacio
Autore Francesco Hayez
Data 1859
Tecnica olio su tela
Dimensioni 112×88 cm
Ubicazione Pinacoteca di Brera, Milano

Il Bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV, meglio noto come Il Bacio, è un dipinto a olio su tela (112×88 cm) del pittore italiano Francesco Hayez, realizzato nel 1859 e conservato alla Pinacoteca di Brera.

La scena, collocata in un contesto medievale, raffigura due giovani innamorati che si stanno baciando con grande passionalità. Per la travolgente carica emotiva, la raffinata scenografia, ed il forte valore civile (la tela è infatti pregna di pulsioni risorgimentali, a simboleggiare l'amor patrio e la lotta allo straniero), l'opera è considerata il manifesto dell'arte romantica italiana; per questo motivo riscosse un grande successo popolare, tanto che venne riprodotta da Hayez in altre tre copie, con piccole modifiche fra l'una e l'altra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dell'Italia nel 1843.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Risorgimento.

In seguito al congresso di Vienna, l'Italia - che rivestiva un ruolo del tutto marginale rispetto alle altre potenze europee, tanto che Metternich fu categorico nel definirla una mera «espressione geografica»[1] - venne suddivisa in diversi stati, tutti soggetti al dominio diretto o indiretto degli Asburgo d'Austria. Questa frammentazione fu carburante per l'affermazione di varie società segrete di orientamento democratico-radicale, quali la Carboneria e la Giovine Italia; nonostante tali associazioni finirono tutte nella sconfitta, furono fondamentali nel testimoniare dinanzi l'opinione pubblica la volontà di cementare una nazione italiana in nome degli ideali di libertà ed indipendenza. Il sentimento nazionale italiano fu quindi vivificato dai moti del 1848, che a loro volta sfociarono nella prima guerra d'indipendenza, che - tuttavia - non fu coronata da successo. Bisognerà attendere il 1859 per l'innesco definitivo del processo di unificazione: gli accordi segreti di Plombières, stipulati da Napoleone III e Camillo Benso Conte di Cavour, sancirono la formazione di un'alleanza antiaustriaca, che portò in breve alla seconda guerra d'indipendenza prima e alla spedizione dei Mille poi. Il regno d'Italia verrà proclamato pochi anni dopo, nel 1861.[2]

Fu in questa cornice che Francesco Hayez dipinse il proprio Bacio. Memore della lezione carbonara, repressa nel sangue, l'artista decise di mascherare gli ideali di cospirazione e lotta contro lo straniero sotto la rappresentazione di eventi del passato: attraverso l'adozione di schemi di comunicazione ambigui, opachi, l'artista riuscì infatti a sfuggire efficacemente agli interventi di censura messi in atto dalle autorità.[3]

Storia del dipinto[modifica | modifica wikitesto]

Autoritratto di Francesco Hayez all'età di 69 anni, 1860
La versione del 1861
La versione del 1867

Il Bacio venne commissionato privatamente a Francesco Hayez dal conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto; Hayez era un pittore molto noto nella Milano dei circoli patriottici, tanto da esser ritenuto da Mazzini «capo della scuola di pittura storica, che il pensiero Nazionale reclamava in Italia»,[4] quindi non vi è sorpresa se il Visconti gli incaricò di trasporre su tela le speranze associate all'alleanza tra la Francia ed il regno di Sardegna.

Il dipinto, terminato nel 1859 e presentato a Milano il 9 settembre dello stesso anno,[5] andò quindi ad ornare la lussuosa dimora del Visconti per più di venticinque anni; solo nel 1886, un anno prima della sua morte,[6] il conte destinò la tela alla Pinacoteca di Brera, dove è tuttora esposta.[5]

Nonostante la versione di Brera si tratti di quella indubbiamente più famosa, Hayez realizzò altre tre versioni del dipinto. La seconda redazione si differenzia dalla prima in quanto qui la fanciulla indossa un abito bianco; realizzata nel 1861 per la famiglia Mylius, è stata inviata all'Esposizione Universale di Parigi del 1867 e nel 2008 è stata battuta all'asta da Sotheby's per la somma di 780,450 sterline.[7] La terza versione è l'unica ad esser stata trasposta su un acquarello su carta, di formato ovoidale; realizzata nel 1859 (dunque coeva a quella di Brera), fu donata da Hayez alla sorella della giovane amante Carolina Zucchi, ed è oggi esposta alla Pinacoteca Ambrosiana, a Milano.[8] L'ultima e quarta redazione, infine, si discosta da quella originale per il drappo bianco steso sui gradini ed il verde acceso del manto dell'uomo.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Particolare Il Bacio 1.JPG Particolare Il Bacio 2.JPG
Particolare dei due innamorati Particolare dell'inquietante ombra all'interno della porta

La scena è ambientata in un vago interno medievale. Si tratta probabilmente dell'androne di un castello, di cui sono messi in rilievo tre gradini, a destra della tela, e l'estesa parete lapidea; la superficie di quest'ultima occupa omogeneamente quasi tutto lo sfondo del dipinto, e di fatto viene interrotta solo da un varco archiacuto gotico, introdotto da una sottile colonnina, e da una bifora che si staglia in alto a destra, appena accennata in quanto tagliata dal margine superiore del quadro. Ebbene, in quest'ambientazione medievaleggiante si sta consumando un appassionato quanto sensuale bacio tra due giovani amanti, in un clima di romantica sospensione. L'uomo ha un ruolo attivo nell'amplesso, trattenendo saldamente tra le mani il capo ed il viso dell'amata; al contrario, quest'ultima si abbandona languidamente alle effusioni, limitandosi a stringere le spalle dell'amato con il braccio sinistro. I due corpi si compenetrano appassionatamente, con il busto dell'uomo che asseconda il flessuoso corpo della compagna, arcuato dinanzi una passione così travolgente.[8]

Il bacio è sì molto sensuale, ma non è neanche molto tranquillo. L'uomo, infatti, poggia la gamba sinistra sul primo gradino della scalinata, lasciando emergere l'elsa di un pugnale dal mantello: quest'instabilità fisica manifesta un certo nervosismo, come se il bacio fosse mosso non da un semplice anelito sentimentale, bensì da un'imminente dipartita, trasformando questo romantico gesto in uno straziante commiato. I toni melodrammatici sono amplificati invincibilmente dalla presenza di una figura in penombra in posizione tergale, dietro il varco archiacuto: le interpretazioni sono molteplici, tanto che si è pensato che si possa trattare di un uomo intento a spiare furtivamente la scena, di un congiurato che attende il congedo del suo sodale dall'amata per cominciare la loro azione, anche se più probabilmente non è nient'altro che una semplice domestica.[8]

Così Giuseppe Nifosì:[9]

« In questo abbraccio e in questo bacio, l’osservatore presagisce il dolore per una partenza imminente e inevitabile: dopo l’addio struggente, la fanciulla resterà sola, carica di nostalgia, a cullarsi nella sua attesa malinconica, affranta per il timore di non rivedere mai più il suo amato »

Linguaggio visivo[modifica | modifica wikitesto]

Schema prospettico del Bacio

Lo schema geometrico e prospettico del Bacio è impostato su una serie di diagonali che, seguendo l'andamento dei gradini, tendono a convergere nel punto di fuga,[8] collocato immediatamente a sinistra dei due amanti. Dette linee rappresentano l'ossatura del quadro: in questo modo, infatti, l'attenzione dell'osservatore è concentrata sulla coppia, che si distingue nettamente dallo sfondo anche grazie ai contorni ben definiti.

Molto felice è il cromatismo del dipinto, eredità delle scuole rinascimentali venete di Giorgione e Tiziano Vecellio. Il virtuosismo cromatico del Bacio si esprime nel bruno del mantello e nel rosso della calzamaglia del ragazzo, che si fondono armoniosamente nel celeste dell'abito dell'amata;[8] lo sfondo, essendo dipinto con tinte neutre, esalta ancor di più il passionale amplesso. Una luce, proveniente da una fonte esterna posta a sinistra del quadro, inonda con omogeneità l'intera scena: i suoi riflessi impreziosiscono la veste serica della fanciulla, dando risalto anche all'opera spicata della pavimentazione ed ai mattoni della quinta muraria.

Messaggio allegorico[modifica | modifica wikitesto]

Il Bacio irradia molteplici significati sottesi: infatti, oltre ad essere una celebrazione dell'impetuoso ardore giovanile, sublima magistralmente ideali come l'amor di patria e l'impegno politico-militare, che con Hayez cessano di stridere in forma dicotomica con il sentimento privato, divenendo per la prima volta concetti equivalenti. È in questo modo che la coppia hayeziana viene effigiata come personificazione dell'Italia unita: «la pelle di lei è la pelle dell'Italia intera. Il suo corpo è nazione. La sua bocca è il punto dell'Unione. Non c'è [...] separazione, non c'è contrasto tra donna e patria».[3]

Il dipinto, infatti, assurge a simbolo degli ideali romantici, nazionalisti e patriottici del Risorgimento; tale esegesi allegorica è avallata da diversi elementi iconografici, in primis dall'incerta collocazione spazio-temporale, che fa sì che l'opera non sia vincolata ad un'epoca passata e che diventi un simbolo universale dell'amor di patria. Anche le posizioni dei due amanti rimandano alla situazione dell'addio del volontario: l'uomo ammantato e con il piede poggiato sul gradino, come se fosse in procinto di partire, mentre la donna stringe le spalle dell'amato con forza, quasi non volesse interrompere quest'estremo saluto, conscia dei pericoli che l'amato vivrà a causa del suo patriottismo. E ancora, anche il pugnale nascosto nel mantello, in segno di ribellione contro l'invasore asburgico, e la datazione del dipinto (1859, anno dell'ingresso di Vittorio Emanuele II a Milano e della seconda guerra d'indipendenza), rimandano per via simbolica all'impresa unitaria.[8]

Opera di autore ignoto raffigurante il trionfale ingresso a Milano di Vittorio Emanuele II e Napoleone III dall'arco del Sempione l'8 giugno 1859

Ma non solo: il maggiore veicolo allegorico delle vicende risorgimentali è la gamma cromatica del quadro che, cambiando da versione in versione, sintetizza i cambiamenti politici che hanno coinvolto l'Italia nell'Ottocento. Nella versione di Brera, l'azzurro della veste della donna ed il rosso brillante della calzamaglia del giovane allude non troppo velatamente al tricolore francese: Hayez, infatti, intendeva rendere omaggio alla nazione d'Oltralpe, alleata con l'Italia in seguito alla stipula degli accordi di Plombières tra Napoleone III e Camillo Benso Conte di Cavour. Nelle tre versioni successive le connotazioni allegorico-patriottiche si fecero ancora più marcate: nella redazione del 1861, anno della proclamazione del Regno d'Italia, la veste della fanciulla assume una neutra tonalità bianca, in segno di omaggio verso l'unificazione italiana attesa così ardentemente. Nella quarta versione l'Italia si manifesta invece nelle vesti dell'uomo, che qui - oltre alla già presente calzamaglia rossa - indossa anche un manto verde, simbolizzando il Tricolore.[8]

Il poeta Francesco Dall'Ongaro colse subito il messaggio allegorico del Bacio:[10]

« una scena toccante, piena di mistero e di affetto. [...] esca da questo bacio affettuoso una generazione robusta, sincera, che pigli la vita com'ella viene, e la fecondi coll'amore del bello e del vero »

Retaggio[modifica | modifica wikitesto]

Gerolamo Induno, La partenza del garibaldino (1860); olio su tela, 59,8x45,3 cm
Gerolamo Induno, Triste presentimento (1862); olio su tela, 67x66 cm
Triste presentimento, particolare della parete con il piccolo busto di Garibaldi nella nicchia e la riproduzione a stampa del Bacio di Hayez

Il Bacio segnò l'inizio dell'arte romantica, riuscendo nel contempo a rendere noti i principi ispiratori del Risorgimento italiano: nell'amplesso tra i due amanti, infatti, vive anche il desiderio di unificazione nazionale. Non per ragioni fortuite, già nel 1860 il pittore italiano Gerolamo Induno confermò l'influenza culturale dell'opera hayeziana con La partenza del garibaldino: nel raffigurare il triste commiato tra il volontario garibaldino (in partenza al seguito dei Mille) e la vecchia madre, l'artista riprese l'iconografia del Bacio, inserendola tuttavia nel contesto del vissuto risorgimentale. Induno rese omaggio ad Hayez anche con Triste presentimento, dove in un angusta stanza, brulicante di oggetti ordinari, è appesa alla parete una riproduzione del Bacio; sempre per rimarcare la contestualizzazione dell'opera nell'ambito dell'epopea garibaldina, a destra della stampa, in una piccola nicchia, è collocato un piccolo busto dell'eroe dei due mondi. Ma se la ragazza di Induno è assorta nella visione del medaglione che stringe tra le mani (raffigurante presumibilmente l'amante), la fanciulla che il pittore Giuseppe Reina raffigura in Una triste novella rivolge lo sguardo direttamente alla stampa del Bacio hayeziano.[11]

La scena del bacio alla Villa di Aldeno del film Senso trae ispirazione dal dipinto di Hayez

Il Bacio ha avuto lungamente eco anche nel secolo successivo. Nel 1922 fu il turno di Federico Seneca, direttore artistico della Perugina negli anni venti: Seneca, rielaborando il dipinto di Hayez, creò l'immagine dei due innamorati con un fondo stellato della tipica scatola blu dei Baci Perugina.[12] Sempre nel 1922, la seducente pittrice Tamara de Lempicka stese Il Bacio, che di fatto costituisce un'intima rielaborazione della composizione di Hayez: sebbene l'intensità del bacio rimanga immutata, qui cambia l'abbigliamento dei due innamorati - stavolta vestiti con la tipica foggia à la page degli anni venti - e l'ambientazione, che dal contesto medievaleggiante diventa un trafficato scenario urbano. Per dirla come Gioia Mori, storica dell'arte nota per i suoi studi su Tamara,[13] «della fonte ispirativa rimane l’abbraccio appassionato, ma i due antichi amanti sono trasformati in una spregiudicata coppia che amoreggia nelle strade buie di una città moderna».[8] Oltre all'arte, anche il cinema si è più volte ispirato al Bacio: nel 1954, il film Senso di Luchino Visconti richiama il quadro di Hayez nella scena del bacio alla villa di Aldeno, ove la contessa Livia Serpieri ed il tenente austriaco Franz Mahler si perdono in un passionale amplesso.[14]

E ancora, il Bacio è stato rivisitato dal MiBACT per il manifesto dell’iniziativa «A San Valentino, innamorati dell’arte»: scopo della campagna ministeriale, attiva nei giorni 13 e 14 febbraio 2010, era quello di valorizzare il patrimonio artistico italiano, facendo entrare le coppie nei luoghi d'arte statali al costo di un solo biglietto.[15] Ultima reinterpretazione del Bacio - stavolta in chiave ironica - è il remake digitale di Daniele Urgo, intitolato Il Bacio nel posto sbagliato al momento sbagliato, in cui la coppia hayeziana viene affiancata da un venditore di rose extracomunitario.[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudio Marazzini, Risorgimento e lingua, in Enciclopedia dell'Italiano, Treccani, 2011. URL consultato il 28 gennaio 2016.
    (FR)

    « Le mot Italie est une dénomination géographique, une qualification, qui convient à la langue, mais que n’a pas la valeur politique que les efforts des idéologues révolutionnaires tendent à lui imprimer »

    (IT)

    « La parola Italia è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono a imprimerle »

  2. ^ Risorgimento, in Dizionario di Storia, Treccani, 2011. URL consultato il 26 gennaio 2016.
  3. ^ a b c Redazione, Il Bacio di Hayez, un apostrofo tricolore fra le parole t’amo, StileArte, 16 aprile 2013. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  4. ^ Fossi; Reiche; Bussagli, p. 308.
  5. ^ a b Cartoline dal Risorgimento, Pinacoteca di Brera. URL consultato il 25 gennaio 2016.
  6. ^ Paola Bacuzzi, Ritratto di Alfonso Maria Visconti, LombardiaBeniCulturali. URL consultato il 25 gennaio 2016.
  7. ^ (EN) Francesco Hayez, Sotheby's. URL consultato il 25 gennaio 2016.
  8. ^ a b c d e f g h Filippo Musumeci, Lettura opera: "Il Bacio" di Francesco Hayez, sulparnaso.wordpress.com, 10 maggio 2015. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  9. ^ Nifosì.
  10. ^ Dall'Ongaro, p. 27.
  11. ^ Mangano; Terracciano, p. 60.
  12. ^ La storia, Baci Perugina. URL consultato il 23 gennaio 2016.
    «Federico Seneca [...] conferisce al Bacio [Perugina] l’incarto color argento e le scritte blu, il bigliettino con la frase d’amore, la confezione con i due amanti che si baciano ispirati al dipinto di Hayez Il Bacio».
  13. ^ Tamara de Lempicka, Regina del Moderno: la mostra al Vittoriano di Roma, Sapere.it, 7 marzo 2011. URL consultato il 25 gennaio 2016.
  14. ^ Giacovelli, p. 144.
    « La scena del bacio nella villa di Aldeno è ricalcata con precisione maniacale sul bacio di Hayez: persino le maniche gotiche dell'abito di Alida Valli ricascano come nel quadro »
  15. ^ A San Valentino, innamorati dell’arte (PDF), Ministero dei beni e delle attività culturali. URL consultato il 23 gennaio 2016.
  16. ^ Natalia Aspesi, Dalla grafica al cinema, storia di un Bacio che è diventato icona, La Repubblica, 24 novembre 2015. URL consultato il 23 gennaio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Dall'Ongaro, Scritti d'arte di Francesco Dall'Ongaro, Hoepli [1873], 2015, ISBN non esistente.
  • Gloria Fossi; Mattia Reiche; Marco Bussagli, L'arte italiana. Dalle origini a oggi, Giunti Editore, 2003, ISBN 8809030745.
  • E. Giacovelli, Cinema dove 2007, Gremese Editore, 2006, ISBN 8884404312.
  • D. Mangano; B. Terracciano, Passioni collettive. Cultura, politica, società, Edizioni Nuova Cultura, 2012, ISBN 8861348696.
  • Giuseppe Nifosì, Arte in opera, vol. 4, Editori Laterza, 2015, ISBN 9788842114192.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Biografia di Francesco Hayez: Michele Di Monte, HAYEZ, Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, 2004.