Memento mori
Memento mori (letteralmente: «ricordati che devi morire») è una nota locuzione in lingua latina.

Origine
[modifica | modifica wikitesto]L’espressione affonda le sue radici nel contesto rituale e simbolico del trionfo romano, cerimonia nella quale la celebrazione della vittoria era bilanciata da richiami espliciti alla misura e alla condizione mortale del comandante, per contenere il rischio di hybris (superbia e tracotanza).
Durante la processione, il generale vittorioso, coronato d’alloro e rivestito della toga picta (toga purpurea ricamata di tradizione etrusca), procedeva su un cocchio trainato da quattro cavalli ed era accompagnato dai littori. Le fonti e la tradizione antiquaria riportano che un servo (spesso indicato come schiavo), collocato alle sue spalle, gli rivolgesse periodicamente un monito volto a ribadire la sua natura umana, nella formula:[1]
«Guarda dietro a te! Ricordati che sei un uomo!»
In questa cornice interpretativa si colloca anche l’uso del più conciso memento mori, inteso come ammonimento alla finitudine: anche nel culmine della gloria pubblica, il trionfatore resta un mortale.
Il trionfo, peraltro, si configurava come una cerimonia complessa e altamente codificata: il corteo includeva membri del Senato, ufficiali e legionari, musici, sacerdoti, animali destinati al sacrificio, nonché l’esposizione di bottino, vessilli e trofei; la processione, avviata dal Campo Marzio, culminava sul Campidoglio con il sacrificio nel tempio di Giove Capitolino, seguito da banchetti e distribuzioni al popolo e ai soldati. In tale prospettiva, il richiamo alla mortalità non costituisce un elemento accessorio, ma un contrappeso ideologico alla celebrazione, volto a riaffermare il limite umano di fronte al potere e alla fama.
Epoca barocca
[modifica | modifica wikitesto]Il memento mori divenne poi popolare nell'arte ecclesiastica cristiana della Controriforma, e raggiunse il suo apice simbolico nella pittura secentesca e nella natura morta, nella cui composizione appare sovente un teschio collocato accanto a fiori e frutta, e spesso accostato simbolicamente a un orologio, a rilevare il concetto del tempus fugit.[2] Divenne inoltre il motto dei monaci trappisti, che in questo modo ricordavano la caducità del tempo presente e l'imminenza del giudizio particolare, a cui seguiranno, per ogni uomo, la vita o la morte eterna.
Galleria d'immagini
[modifica | modifica wikitesto]- Iscrizione di memento mori sul portale di un cimitero a Firenze in cui si vede la scritta in latino che dice: "Ricordati, uomo, che polvere sei e polvere ritornerai"
- Un memento mori in un mosaico nel convento di San Gregorio a Roma recante il motto greco γνῶθι σαυτόν ("conosci te stesso", oggi esposto al Museo Nazionale Romano, presso le Terme di Diocleziano)
- Forio d'Ischia, Memento mori nel santuario di san Francesco di Paola
- Milano, Chiesa San Marco: "Io ero qual tu sei / tu sarai qual son io"
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Tertulliano, Apologeticum, XXXIII, 4, trad. Onorato Tescari (1951). L'usanza è ricordata anche da Epitteto, Diatribe, III, 24, 85, che afferma: «Se bacerai il tuo bimbo, un fratello, un amico, non darti appieno alla rappresentazione e non permettere che l'effusione gioiosa avanzi quant'essa vuole ma tirala indietro, impediscila come quelli che stanno a tergo dei condottieri in trionfo e richiamano alla loro memoria che sono esseri umani» (trad. Franco Scalenghe Archiviato il 19 maggio 2016 in Internet Archive.).
- ↑ Barbara Martusciello, L’orologio come soggetto delle arti visive (e come investimento), su Art a Part of Cult(ure), 28 novembre 2021. URL consultato il 1º dicembre 2021.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) René Ostberg, memento mori, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh2004009686 · GND (DE) 4169407-7 · J9U (EN, HE) 987007530681905171 |
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