Monumento a Cesare Beccaria (1837)

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Cesare Beccaria
Pompeo Marchesi (1783.1858) Monumento a Cesare Beccaria, 1837, Milano.jpg
AutorePompeo Marchesi
Data1837
Materialemarmo
UbicazioneScalone richiniano del palazzo di Brera, Milano

Il monumento a Cesare Beccaria è una scultura realizzata da Pompeo Marchesi ed esposta sullo scalone richinano del palazzo di Brera a Milano.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento marmoreo fu realizzato dallo scultore neoclassico Pompeo Marchesi in onore del grande esponente dell'illuminismo Cesare Beccaria.

L'idea di realizzare la statua partì da una sottoscrizione del 1827 che riguardava anche il monumento a Giuseppe Parini di Gaetano Matteo Monti.[1] Solo nel 1830 fu istituita una commissione.[2]

Il Marchesi presentò un gesso della statua all'esposizione di Belle Arti di Brera nel 1833.

«Il filosofo siede, appoggia la sinistra sur un volume, alza la destra e muove il capo come lieto di sè stesso. Ha pensato all'opera dei delitti e delle pene: nel volto è la serenità del saggio, e la compiacenza gli spunta sul labbro, con quel fare che non si esprime a parole ed egli ottenne in una statua. Veste una zimarra e sopra questa un mantello, che in parte lo avvolge, in parte cade sulla seggiola. In tutta la statua vi è maestà, ed uno stile grandioso; solo si desiderarono le mani più leggiere e qualche piazza di più nelle pieghe. Non si seppe trovare altra menda in tanto lavoro: tutti convennero che sarà la più grand'opera sua, e diverrà tale da onorarsene l'arte.[3]»

Nel 1834 però un incendio distrusse lo studio dello scultore e nello stesso anno fu presentato un nuovo gesso.

«L'intiera effigie del grande autore del libro dei Delitti e delle Pene vedevasi rinnovellata nella stessa posizione e colossale dimensione, con tutta la maestà ed inspirazione ch'eranle state trasfuse nel primiero modello stato annichilato dall'enunciata sciagura: e soggiungeremo inoltre che il cav. Marchesi non solo ricreò colla potenza della propria immaginazione quest'oggetto che aveva già riscosso i suffragi delle persone dotate di fino sentire nelle arti del bello, ma studiossi eziandio di accrescerlo di nuovi pregi; il che egli conseguì, con un partito di panneggiamenti se non più maestoso, certamente più pittoresco del primo.[4]»

Nel 1837 era elencata tra le opere esposte a Brera,[5] ma non si ha notizia di un'inaugurazione ufficiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Avviso del 1 dicembre 1827, in Biblioteca Italiana, vol. 48, 1827, p. 316.
  2. ^ Varietà, in Biblioteca Italiana, vol. 59, 1830, pp. 415-416.
  3. ^ Pompeo Marchesi, in Giornale di belle arti e tecnologia, 1833, p. 368.
  4. ^ Scultura, in Biblioteca Italiana, 1834, pp. 333-334.
  5. ^ Quadro numerico delle opere di Belle Arti esposte nel Palazzo di Brera, in Annali universali, 1837, p. 206.

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