Michele Scherillo

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Michele Scherillo

Senatore del Regno d'Italia
Legislature XXVI

Dati generali
Titolo di studio laurea in Giurisprudenza, laurea in Lettere e Filosofia
Università Università degli Studi di Napoli Federico II
Professione docente universitario

Michele Scherillo (Soccavo, 26 settembre 1860Milano, 8 settembre 1930) è stato un critico letterario, accademico e politico italiano. Fu senatore del Regno d'Italia nella XXVI legislatura.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza nell'Università degli Studi di Napoli Federico II, si dedicò agli studi letterari e frequentò in particolare le lezioni di Francesco D'Ovidio, «il quale aveva portato nell'università napoletana il metodo severo della scuola inaugurata dal D'Ancona e l'interesse per gli studi romanzi».[1] Dallo stesso D'Ovidio il giovane Scherillo fu indirizzato a una ricerca storica sulla maschera di Pulcinella [2], cui fece poi seguito una serie di studi sulla commedia dell'arte. Da notare che «l'opera buffa napoletana non aveva avuto uno storico, prima di allora».[3]

Nel 1893 ottenne la cattedra di letteratura italiana nell'Accademia scientifico-letteraria di Milano, dove poi continuò a insegnare come professore ordinario per il resto della sua vita, oltre a ricoprire cariche politiche come quella di consigliere comunale di Milano. Nel 1923 fu eletto senatore. Presso l'Università degli Studi di Milano (nella quale la suddetta accademia era confluita) fu preside della Facoltà di Lettere, nonché direttore dell'annessa Scuola pedagogica. Fu tra i primi studiosi del cosiddetto "indovinello veronese".[4]

Tra De Sanctis e D'Ovidio[modifica | modifica wikitesto]

Al rigoroso metodo storico appreso dal D'Ovidio, Scherillo restò sempre fedele. Lo dimostra, tra l'altro, l'approccio storico ed erudito delle sue ampie indagini condotte in particolare su Dante e su Manzoni. Tuttavia egli «non dimenticò mai l'umanità e la forza geniale dell'insegnamento desanctisiano; anzi ne condivise sostanzialmente i fondamenti critici e certo vigoroso entusiasmo espressivo».[5] Della discussa critica estetica condivise tra l'altro il famoso giudizio negativo sul Paradiso dantesco, con la sua rappresentazione del soprannaturale che non rientrerebbe nei canoni crociani della poesia. Scherillo ebbe a definire De Sanctis come interprete meraviglioso del più meraviglioso dei poeti, ossia di Dante.[6]

È difficile peraltro riconoscere un impianto teorico nella molteplice varietà della produzione di Scherillo, che spazia dal teatro musicale alla letteratura napoletana del Quattrocento (con specifica attenzione a Giovanni Pontano e Jacopo Sannazaro), da Dante a Machiavelli, da Alfieri a Parini, da Leopardi al venerato Manzoni, senza dire di tante altre figure letterarie più o meno di primo o di secondo piano.

In una delle sue rare teorizzazioni, Scherillo fa una chiara professione di fede positivistica, allorché paragona la professione del critico letterario a quella del medico: «Il critico deve rassegnarsi alla parte di quei medici che, fatta un'accurata diagnosi, dichiarano all'infermo che il suo caso è disperato e si raccomandi a Domenedio».[7]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1º giugno 1905
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
— 12 aprile 1917
Cavaliere dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
— 2 gennaio 1913
Cavaliere ufficiale dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere ufficiale dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
— 23 luglio 1921

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Tateo, Michele Scherillo, in Letteratura italiana - I Critici, volume secondo, Milano, Marzorati, 1970, p. 1098.
  2. ^ Pulcinella prima del secolo XIX. Saggio storico, Ancona, Cinelli, 1880, fu uno dei primi saggi di Michele Scherillo, appena ventenne.
  3. ^ Francesco Tateo, Op. cit., p. 1102.
  4. ^ Cfr. A. Roncaglia, Trascendenza e immanenza, in Storia della letteratura italiana di E. Cecchi e N. Sapegno, volume primo, Le Origini e il Duecento, Torino, Einaudi, 1970, pp. 165-179.
  5. ^ Francesco Tateo, Op. cit., p. 1098.
  6. ^ Michele Scherillo, De Sanctis e la critica, in «Annuario della R. Università di Milano», 1928-29.
  7. ^ Michele Scherillo, I limiti della poesia, Milano, Martinelli e C., 1902, p. 6.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Pulcinella prima del secolo XIX. Saggio storico, Ancona, Tipografia Civelli, 1880.
  • Vincenzo Bellini: note aneddotiche e critiche, Ancona, A. G. Morelli, 1882.
  • La commedia dell'arte in Italia. Studi e profili, Torino, Ermanno Loescher, 1884.
  • Alcune fonti provenzali della Vita Nova di Dante, in «Atti della R. Accademia di archeologia, lettere e belle arti di Napoli», XIV (1889-1890), pp. 201–316.
  • L'Arminio del Pindemonte e la poesia bardita, in «Nuova Antologia», 16 aprile 1892.
  • Alcuni capitoli della biografia di Dante, Torino, Loescher, 1896.
  • Beltram del Bormio. Il canto XVIII dell'Inferno, in «Nuova Antologia», XXXII, 1897.
  • Poesie di Giuseppe Parini scelte e illustrate per le persone colte e per le scuole da Michele Scherrillo, Introduzione e commento, Milano, Ulrico Hoepli, 1900.
  • Matelda svelata, in «Rivista d'Italia», III, 1900, pp. 424–429.
  • I limiti della poesia, Milano, Stabilimento tipografico G. Martinelli e C., 1902.
  • Il monologo nella tragedia alfieriana, in «Rivista d'Italia», II, 1903, pp. 51–56.
  • Dai tempi antichi ai tempi moderni: da Dante al Leopardi, Milano, Hoepli, 1904.
  • Dante, la Vita Nuova, Introduzione e commento, Milano, Ulrico Hoepli, 1911.
  • L'opera buffa napoletana durante il Settecento, Palermo, Sandron, 1916.
  • Un uomo di stato del Rinascimento: Giovanni Pontano, in «Nuova Antologia», 16 giugno 1920, pp. 101–117.
  • Matelda, il canto XXVIII del Purgatorio, in «Emporium», 1921, pp. 285–302.
  • La Vita Nuova e il Canzoniere, Milano, Ulrico Hoepli, 1921.
  • Manzoni intimo, tre volumi, Milano, Ulrico Hoepli, 1923.
  • Storia della letteratura italiana, opera rimasta incompiuta, della quale Scherillo riuscì a pubblicare solo i primi due volumi: Le origini (1919) e Il Rinascimento (1926), entrambi editi da Hoepli.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Manfredo Porena, Michele Scherillo, in «Atti dell'Accademia degli Arcadi», vol. V-VI, 1930, pp. 329–333.
  • Nicola Zingarelli, Michele Scherillo, in «Istituto lombardo di scienze e lettere», volume LXIII, 1930, pp. 1010 e seguenti.
  • Ireneo Sanesi, Commemorazione di Michele Scherillo, in «Istituto lombardo di scienze e lettere», volume LXV, 1932, pp. 283–306. Questo articolo contiene anche una rassegna degli scritti dello Scherillo.
  • Enrico Maria Fusco, Scherillo Michele, in Scrittori e idee, Torino, SEI, 1956, p. 533.
  • Francesco Tateo, Michele Scherillo, in Letteratura italiana - I Critici, volume secondo, Milano, Marzorati, 1970, pp. 1097–1114.
  • Nicolò Mineo, Scherillo, Michele, in Enciclopedia dantesca, Treccani, 1970, URL consultato il 7 maggio 2019.

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