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Durazzo

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Durazzo
comune
(SQ) Durrës
Durazzo – Stemma
Durazzo – Veduta
Anfiteatro romano di Durazzo
Localizzazione
StatoAlbania Albania
PrefetturaDurazzo
Amministrazione
SindacoVangjush Dako (PS) dal 20/02/2007
Territorio
Coordinate41°19′27″N 19°27′21″E / 41.324167°N 19.455833°E41.324167; 19.455833 (Durazzo)Coordinate: 41°19′27″N 19°27′21″E / 41.324167°N 19.455833°E41.324167; 19.455833 (Durazzo)
Altitudinem s.l.m.
Superficie338,3 km²
Abitanti175 110[1] (cens. 2011)
Densità517,62 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale2000
Prefisso052
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantiDurazzesi (Durrsakët)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Albania
Durazzo
Durazzo
Sito istituzionale

Durazzo (in lingua albanese Durrës o anche Durrësi, in latino Dyrrachium o Dyrrhachium, in greco Epídamnos) è un comune albanese di 175 000 abitanti, capoluogo della prefettura omonima, è la seconda città albanese per numero d'abitanti.

Durazzo è tra le città più antiche dell'Albania ed è stata fondata dai coloni greci con il nome di Epidamno (in greco Ἐπίδαμνος). Fu successivamente un importante insediamento romano, bizantino, bulgaro, veneziano e ottomano.

Durazzo è anche il principale porto del paese, nonché uno dei più importanti dell'Adriatico.

In seguito alla riforma amministrativa del 2015, a Durazzo sono stati accorpati i comuni di Ishëm, Katund i Ri, Manëz, Rrashbull e Sukth.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Durazzo sorge su una pianura alluvionale ed è bagnata dal mar Adriatico.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La città ha un clima mediterraneo continentale, con estati calde e inverni abbastanza miti.[2][3]

Durazzo Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 11121518232830302622171211,718,729,321,720,3
T. min. mediaC) 45811151921211714106511,320,313,712,6
T. max. assolutaC) 1923232834373938332926202334393339
T. min. assolutaC) −10−7−2079131165−2−2−10−29−2−10
Precipitazioni (mm) 91103998363503143118801461403342451243441 047

Etimologia del nome[modifica | modifica wikitesto]

La città è stata fondata con il nome di Epidamno (Ἐπίδαμνος), tuttavia è anche conosciuta con il secondo nome, Dyrrhachion (Δυρράχιον), che indicava più specificamente il porto, infatti dopo le guerre illiriche, i Romani la chiamarono solo Dyrrachium, visto che Epidamno era considerato di cattiva sorte poiché richiamava alla parola damnum ("danno, perdita, svantaggio").

Secondo Cassio Dione Dyrrachion potrebbe essere la fusione di δυσ- ("cattivo, difficile") e ῥαχία ("scogliera"), anche se lui stesso riporta che si pensava fosse l'eponimo di un certo Dyrrachius.

La forma attuale (in italiano Durazzo, in albanese Durrës) potrebbe derivare proprio da Dyrrachion e dalla forma slava Дърачь, Dŭračĭ (in serbo: Драч, Drač) utilizzata nel Medioevo quando la città è stata controllata dall'impero bulgaro.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Una stele attica risalente al IV secolo a.C., conservata presso il Museo di Durazzo

Epidamno fu fondata nel 627 a.C. da alcuni colonizzatori corinzi e corciresi in Illiria, nel territorio dei Partini, ed è ritenuta una delle città più antiche dell'Albania. Nella colonia sorgeva un noto tempio di Afrodite, citato anche da Catullo nel carme 36.[5]

Nel 433 a.C. alcuni dissidenti instaurarono una democrazia ad Epidamno, tuttavia gli aristocratici oligarchi della città massacrarono i dissidenti, che chiesero aiuto prima a Corcira e poi a Corinto. Successivamente i corciresi, su richiesta degli aristocratici, cinsero d'assedio la città e perciò i corinzi inviarono una flotta, guidata da Senoclide, che ha affrontato la flotta congiunta di Epidamno e Atene, guidate rispettivamente da Miciade ed Euribaco e da Lacedemonio. Questa battaglia viene comunemente ritenuta uno dei, se non il principale, casus belli della guerra del Peloponneso, che inizierà nel 431 a.C..[6][7]

Al termine della prima guerra illirica, nel 229 a.C., dopo la sconfitta della regina Teuta, Epidamno divenne uno stato cliente di Roma governato da Demetrio di Faro. Nel 219 a.C., dopo la seconda guerra illirica, la città venne controllata direttamente dai Romani, che la difenderanno dall'attacco dell'ultimo re illirico, Genzio. La città, sotto il dominio romano, verrà rinominata Dyrrachium.

Il foro romano di Durazzo

Due anni dopo la fine della quarta guerra macedonica tutta la regione balcanica meridionale venne inclusa nella nuova provincia romana di Macedonia. I Romani attribuirono fin da subito grande importanza alla città e al suo porto, infatti nello stesso anno in cui la Macedonia divenne provincia romana, incominciarono i lavori della Via Egnatia che, partendo da Dyrrhachium, giungeva sino a Bisanzio passando per Tessalonica.

Nel corso della guerra civile romana del 49 a.C. Dyrrhachium fu teatro di uno scontro tra gli eserciti di Giulio Cesare e Gneo Pompeo. Nonostante la battaglia sia stata vinta dai pompeiani, la ripiegata dei cesariani ha portato, pochi mesi dopo, alla battaglia di Farsalo, che ha visto la rovinosa sconfitta di Pompeo.

In seguito, sotto il regno di Augusto, Dyrrhachium divenne una colonia per l'insediamento dei veterani della battaglia di Azio e venne proclamata civitas libera.

Alla fine del II secolo, sotto l'imperatore Traiano, venne realizzato l'imponente anfiteatro romano, che, con i suoi 20.000 posti, era il più grande di tutti i Balcani.

Con la riforma tetrarchica di Diocleziano, nel III secolo, Dyrrhachium divenne capitale della nuova provincia dell'Epirus Novus.

Dyrrachium non risentì particolarmente della caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476, tuttavia durante le invasioni barbariche del V secolo, come buona parte dei Balcani, la città fu saccheggiata più volte, e nel 481 è stata assediata da Teodorico, re degli Ostrogoti, inoltre è stata ripetutamente attaccata dai Bulgari, che però non riuscirono a conquistarla.

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Le mura rinforzate di Durazzo

Nel V secolo la città venne colpita da un violento terremoto che causò ingenti danni, tuttavia l'imperatore bizantino Anastasio I, nato a Dyrrachium nel 430, ordinò la costruzione di un ippodromo e di una possente cinta muraria, alta 12 metri, a protezione della cittadella. Infatti la città rientrava nei territori dell'Impero Bizantino, ed era sede del thema di Dyrrachion.[8]

Nel 548 gli Anti e gli Sclaveni cercarono di conquistarla ma fallirono nel loro intento.

Nel corso dell'espansione dell'Impero bulgaro, la città venne conquistata dallo zar Samuele di Bulgaria, che sposò la figlia del proteuon di Dyrrachion, Giovanni Chryselios, Agatha. Lo zar fece governare la città ad Asozio Taronite, che aveva sposato sua figlia Miroslava. Tuttavia nel 1005 i due informarono l'imperatore Basilio II della propria resa e la città venne conquistata dal generale bizantino Eustazio Dafnomele nello stesso anno.

Intorno al 1077 Niceforo Briennio, ex duce del thema di Dyrrachion, tentò di usurpare il trono dell'imperatore Michele VII, tuttavia venne scacciato. Successivamente si scontrò con Niceforo III, successore di Michele, che lo sconfisse nella battaglia di Kalavrye. Dopo esser stato catturato ed accecato si recò ad Adrianopoli, dove difese la città dai Cumani intorno al 1094.

Nell'ottobre 1081 il condottiero normanno Roberto il Guiscardo cinse d'assedio Dyrrachium e sconfisse le truppe dell'imperatore Alessio I, ma alla sua morte i Normanni vennero scacciati e la città tornò sotto il dominio bizantino. Tuttavia nel 1107 la città fu assediata da Boemondo I (figlio del Guiscardo).

Dopo la morte dell'imperatore Manuele I gli succedette il figlio Alessio II, con la reggenza della madre, Maria d'Antiochia, tuttavia il cugino di Manuele, Andronico I, fece giustiziare l'imperatrice reggente e suo figlio, proclamandosi imperatore. Perciò Guglielmo II inviò una spedizione, guidata dal figlio Tancredi, per conquistare Costantinopoli, e perciò conquistò Durazzo e Tessalonica. Venne però respinto da Isacco II, che nel frattempo aveva usurpato il trono di Andronico I.

Dopo la quarta crociata venne annessa alla Repubblica di Venezia, che formò il Ducato di Durazzo, tuttavia nel 1213 cadde nelle mani del despota d'Epiro Michele I. Nel 1257 fu conquistata da Manfredi di Sicilia, ma Michele II la riconquistò poco dopo e la mantenne fino al 1259, anno in cui fu sconfitto nella battaglia di Pelagonia, da Giovanni Paleologo.

La città fu nuovamente occupata dal figlio di Michele II, Niceforo I, che nel 1272 si alleò con Carlo d'Angiò, che fece di Durazzo la capitale del Regno d'Albania, contro l'imperatore Michele VIII.

Sotto gli angioini Durazzo tornò a fiorire: vennero rafforzate le mura e i commerci, specialmente quello legato al sale, ripresero a far circolare l'economia cittadina.[9]

Nel 1273, secondo Giorgio Pachimere, la città fu colpita nuovamente da un terremoto ma si riprese velocemente, tuttavia le mura bizantine vennero considerevolmente ridotte (4,6 metri di altezza).

Durazzo in una cartina del 1573

Nel 1296 la città è stata brevemente occupata dal re serbo Stefano II.

Successivamente il dominio passò alla famiglia dei Balšići, e nel 1368, dopo la morte di Stefano IV, Durazzo finì sotto il controllo della famiglia Thopia.

Nel 1376 Luigi di Beaumont, che era il legittimo sovrano del regno d'Albania, conquistò Durazzo, tuttavia venne scacciato nel 1383 da Carlo Thopia, che aveva istituito il principato d'Albania.

La torre veneziana

Nel 1392 i Veneziani riconquistarono Durazzo e la accorparono ai territori dell'Albania Veneta.

Nel 1466 l'esercito ottomano, guidato dal sultano Maometto II, cinse d'assedio la città ma venne respinto dalla guarnigione veneziana.

Età moderna e contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1501 Durazzo però cadde sotto la dominazione turca e venne ribattezzata Dıraç; la dominazione ottomana segnò l'inizio del declino della città.

Un caratteristico personaggio del secolo XV è stato Pietro Bianco, il quale, dopo aver fatto il pirata, si recò, pentito, in Italia dove fondò, tra l'altro, il Santuario di Santa Maria delle Grazie presso Forlì.[senza fonte]

Nel 1912, con lo scoppio della prima guerra balcanica, nonostante la proclamazione dell'indipendenza albanese a Valona il 28 novembre, Durazzo fu occupata dai serbi. Immediatamente dopo l'annessione, le autorità di Belgrado istituirono la contea di Durazzo che includeva anche i distretti di Alessio, Elbasan, Scutari e Tirana. Con il riconoscimento della sovranità nazionale albanese da parte delle Grandi potenze nel 1913, i serbi furono costretti a lasciare la città.

Il principe Guglielmo e la moglie Sofia

Il 7 marzo 1914 giunse a Durazzo il principe Guglielmo di Wied, primo sovrano del principato d'Albania che ne fece la capitale del principato, con la moglie Sofia.

Durante la Prima Guerra Mondiale Durazzo fu occupata dagli italiani nel 1915 per proteggere la ritirata dei serbi e portargli rifornimenti. Quando gli austro-ungarici scoprirono la missione italiana tentarono di cogliere di sorpresa le poche navi italiane, tuttavia vennero sconfitti dalle forze dell'Intesa. Nonostante ciò la città fu occupata nel 1916 dagli austro-ungarici che ne sfruttarono la posizione. Il 2 ottobre 1918 l'area del porto e del centro furono bombardate dalle navi dell'Intesa, e le truppe italiane presero il controllo della città il 16 ottobre dello stesso anno.[10]

Nel 1920 il congresso di Lushnjë proclamò decaduto il governo filoitaliano di Durazzo e spostò la capitale a Tirana.

Nel 1926 la città fu nuovamente danneggiata da un terremoto, e la ricostruzione che ne è conseguita ha contribuito a dare alla città un taglio più moderno.

La villa di Zog I

Tra il 1928 e il 1934 il porto venne ingrandito grazie all'investimento italiano, mentre nel 1937 venne ultimata, su un'altura dominante la città, la villa del re Zog I.

Nel 1939, durante la Seconda Guerra Mondiale, Durazzo venne occupata, dopo un breve scontro, da una divisione del Regio Esercito guidata dal generale Giovanni Messe. Durazzo fu uno dei principali centri logistici e svolse un ruolo fondamentale durante la fallita invasione della Grecia, infatti gli Alleati bombardarono pesantemente la città. Con l'Armistizio di Cassibile e la caduta del fascismo l'8 settembre 1943 iniziò l'occupazione tedesca, tuttavia i nazisti si ritirarono nel 1944, danneggiando gravemente il porto.

Nel dopoguerra, durante il regime comunista di Enver Hoxha, la città venne ricostruita, ad esempio si conclusero i lavori della ferrovia Durazzo-Tirana, iniziata nel 1947. Inoltre la città, negli anni '80, divenne una meta turistica molto rinomata.

Dopo il crollo del regime, il porto di Durazzo divenne una delle principali vie d'uscita dal paese per gli albanesi verso l'Occidente e in più in particolare l'Italia. Il 6 agosto 1991 salpò dal porto la nave Vlora, con oltre 20.000 passeggeri.Con la dilagante anarchia che aveva sconvolto l'Albania nel 1997, Durazzo e altre città albanesi vennero presidiate dalle autorità militari italiane nell'ambito della Missione Alba.

Con l'inizio del XXI secolo la città subì un processo di restauro, che procede tutt'ora.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La Grande moschea di Durazzo

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

  • Teatro Aleksandër Moisiu

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Durazzo ospita dal 2005 l'Università Aleksandër Moisiu.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

La città è divisa in quartieri che vengono nominati con un numero, perciò molti di essi non hanno un nome.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Durazzo è il centro più importante dei Balcani per via dei suoi traffici commerciali con l'Europa occidentale, grazie alla sua vicinanza con i porti italiani, tra cui quello di Bari.

Le spiagge della città sono mete turistiche molto ambite, con una stima di 600.000 visitatori l'anno. Molti abitanti di Tirana scelgono di trascorrere le proprie vacanze a Durazzo.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

La Strada Statale 2 che collega Tirana e Durazzo

Durazzo è un importante snodo della rete stradale e autostradale albanese nonché uno dei punti principali d'accesso ai Balcani centrali. Presso l'area del porto ha inizio la Strada Statale 2, un'arteria a scorrimento veloce che unisce la città alla capitale albanese Tirana.

Da Durazzo partono anche: la Strada Statale 4, che porta a Fier, il corridoio paneuropeo VIII, che termina a Varna, in Bulgaria e l'Autostrada A1, che porta a Kukës. In futuro l'autostrada dovrebbe raggiungere Pristina, in Kosovo, e Niš, in Serbia.[11]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Durazzo dispone di una stazione ferroviaria attraverso cui passano le linee Durazzo-Tirana e Scutari-Vorë.

Porti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Porto di Durazzo.

Il porto principale dell'Albania è quello di Durazzo che al momento serve sia per il trasporto delle persone sia per il trasporto delle merci. È attualmente in costruzione un nuovo porto.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La città vanta un club calcistico nella massima divisione albanese, la Kategoria Superiore, il Teuta. L'impianto sportivo cittadino è il Niko Dovana Stadium con una capienza di 13 000 posti.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il municipio di Durazzo

Consolati[modifica | modifica wikitesto]

A Durazzo sono presenti i consolati onorari di Belgio, Bosnia-Erzegovina, Repubblica di Macedonia e Turchia.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Durazzo è gemellata con:

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Population and housing Census 2011 (PDF), su instat.gov.al. URL consultato il 15 settembre 2017 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  2. ^ Climate profile for Teuta Durres, su myweather2.com. URL consultato il 20 agosto 2010.
  3. ^ http://www.km.dldp.al/wp-multimedia/fap/shqip/Durres/Dokumenti%20FAP%20DURRES.pdf
  4. ^ (EN) Cassius Dio — Book 41, su penelope.uchicago.edu. URL consultato il 19 settembre 2018.
  5. ^ (EN) Durrës | Albania, in Encyclopedia Britannica. URL consultato il 20 settembre 2018.
  6. ^ Tucidide, III, 70-75
  7. ^ Sapere.it, Epidamno - Sapere.it, su www.sapere.it. URL consultato il 20 settembre 2018.
  8. ^ (IT) DURAZZO in "Enciclopedia dell' Arte Medievale", su www.treccani.it. URL consultato il 19 settembre 2018.
  9. ^ (IT) DURAZZO in "Enciclopedia Italiana", su www.treccani.it. URL consultato il 19 settembre 2018.
  10. ^ PRIMA GUERRA MONDIALE - LA STORIA CON I BOLLETTINI UFFICIALI, su www.storiologia.it. URL consultato il 20 settembre 2018.
  11. ^ https://ec.europa.eu/neighbourhood-enlargement/sites/near/files/pdf/projects-in-focus/donor-coordination/2-3_april_2009/working_group_transport_seeto_en.pdf
  12. ^ (EN) Burak Sansal, Sister Cities of Istanbul - All About Istanbul, su greatistanbul.com. URL consultato il 20 settembre 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alain Ducellier, Bisanzio, Einaudi, 31 agosto 1989, ISBN 8-806-11459-X.
  • Ralph-Jones Lilie, Bisanzio. La seconda Roma, Newton Compton, 1º gennaio 2007, ISBN 8-854-10286-5.
  • (SR) Dimitrije Bogdanović e Radovan Samardžić, Knjiga o Kosovu, Književne novine, 1990.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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