Lesina (isola)

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Lèsina
Hvar
Hvar J obala.jpg
Geografia fisica
Localizzazione Mar Adriatico
Coordinate 43°08′N 16°44′E / 43.133333°N 16.733333°E43.133333; 16.733333Coordinate: 43°08′N 16°44′E / 43.133333°N 16.733333°E43.133333; 16.733333
Arcipelago Isole curzolane
Superficie 299,66 km²
Altitudine massima 628 m s.l.m.
Geografia politica
Stato Croazia Croazia
Regione Regione spalatino-dalmata
Centro principale Lèsina
Demografia
Abitanti 11.103 (2001)
Densità 37 ab./km²
Cartografia
Croatia - Hvar.PNG
Mappa di localizzazione: Croazia
Lèsina
Lèsina

[senza fonte]

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L'isola di Lèsina[1][2][3][4] (in croato Hvar, in dialetto locale ciacavo Hvor o For, in greco antico Phàros, Φάρος, in latino Pharia) è la più lunga fra le isole della Dalmazia, situata nel mare Adriatico tra le isole di Brazza, Lissa e Curzola. Lunga approssimativamente 68 km,[5] con un'area di 299,66 km², uno sviluppo costiero di 269,2 km e un'altitudine massima di 628 m, all'interno di un'alta dorsale est-ovest di calcare e dolomite del Mesozoico, l'isola di Lesina è insolita nell'area per avere una grande e fertile pianura costiera e sorgenti d'acqua dolce. I pendii delle sue colline sono coperti di pinete, con vigneti, uliveti, frutteti e campi di lavanda nelle aree agricole. Il clima è caratterizzato da inverni miti ed estati calde con molte ore di insolazione.[6] L'isola ha 11.103[7] residenti, che ne fanno la 4ª più popolosa delle isole croate.

L'ubicazione di Lesina al centro delle rotte di navigazione dell'Adriatico ha reso a lungo quest'isola un'importante base per il controllo dei traffici su e giù per l'Adriatico, attraverso l'Italia e per tutto il Mediterraneo. Essa è abitata fin dai tempi preistorici, originariamente da un popolo del Neolitico la cui caratteristica ceramica diede origine al termine cultura di Lesina, e in seguito dagli Illiri. Gli antichi Greci fondarono la colonia di Pharos nel 384 a.C. sul sito dell'odierna Cittavecchia (Stari Grad), facendone una delle più antiche città d'Europa. Essi furono responsabili anche dell'istituzione delle divisioni dei campi agricoli nella Pianura di Cittavecchia, ora patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. Nei tempi medievali, la città di Lesina acquistò importanza all'interno dell'Impero veneziano come importante base navale. La prosperità portò la cultura e le arti, con uno dei primi teatri pubblici in Europa, i palazzi dei nobili e molti raffinati edifici comunali.

Il XVI secolo fu un periodo tumultuoso, con la ribellione di Lesina, le incursioni costiere dei pirati e dell'esercito ottomano dal continente, dando luogo ad alcuni insoliti edifici fortificati sulla costa settentrionale per proteggere la popolazione locale. Dopo un breve periodo sotto il dominio napoleonico, l'isola divenne parte dell'Impero austriaco, conoscendo un periodo più pacifico e prospero. Sulla costa, furono ampliati i porti, costruiti i moli e si svilupparono le attività della pesca e della cantieristica. Allo stesso tempo, aumentarono le esportazioni di vino dell'isola, insieme alla produzione di lavanda e rosmarino per l'industria francese dei profumi. Sfortunatamente, questa prosperità non continuò nel XX secolo poiché le barche a vela di legno andarono fuori uso e la piaga della fillossera colpì la produzione vinicola. Molti isolani partirono per farsi una nuova vita altrove.[8][9][10]

La spiaggia di Jagodna tra i villaggi di Ivan Dolac e Sveta Nedilja

Un'industria, tuttavia, ha continuato a crescere e contribuisce ora in modo significativo all'economia dell'isola. La creazione dell'Associazione igienica di Lesina nel 1868 per l'assistenza ai visitatori dell'isola è stata strumentale per lo sviluppo di un'infrastruttura di alberghi, appartamenti, ristoranti, porticcioli turistici, musei, gallerie e caffè.[11] Grazie al suo clima mite, alla sua natura intatta e ai suoi monumenti storici l'isola di Lesina è stata presto scoperta dai turisti di tutto il mondo e oggi è una popolare meta, regolarmente inclusa tra le prime 10 isole dalla rivista Conde Nast Traveler.[12]

Centri principali sono Lèsina (Hvar), Gelsa (Jelsa), Cittavecchia (Stari Grad), Verbosca (Vrboska) e San Giorgio (Sućuraj). Dal punto di vista amministrativo l'isola appartiene alla regione spalatino-dalmata.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

L'isola di Lesina si trova nel mare Adriatico Meridionale, al largo della costa dalmata

L'isola di Lesina è ubicata nel mare Adriatico, al largo della costa dalmata. A nord, dall'altra parte del canale di Lesina (Hvarski kanal) si trova l'isola di Brazza, ad ovest vi è Lissa, separata dal canale di Lissa, e a sud dall'altra parte del canale di Curzola si trova Curzola, mentre oltre il canale della Narenta vi è la penisola di Sabbioncello. L'estremità orientale di Lesina dista appena 6 km dal continente. Lungo la costa meridionale dell'isola vi sono parecchie isole minori, in particolare le isole Paklinski (sul lato occidentale) e l'isola di Torcola, mentre l'isola di Zečevo si trova al largo della costa nord.[9]

Paesaggio[modifica | modifica wikitesto]

Lesina è un'alta dorsale est-ovest di calcare e dolomite del Mesozoico, che faceva parte del continente fino ad approssimativamente 11.000 anni fa. Intorno a quel periodo, i livelli dei mari si innalzarono, riempiendo le valli che sono ora i canali tra le isole.[13] Lesina ha un tipico paesaggio carsico, il che significa poca o niente acqua in superficie, malgrado adeguate precipitazioni, che scompare rapidamente in crepacci del terreno. La coltivazione in tali zone richiede un'attenta conservazione dell'acqua e la protezione del suolo contro l'erosione. Le cisterne d'acqua nei campi e i muri di pietra a secco, che formano soprattutto le terrazze sui pendii, sono necessari per il successo continuo dell'agricoltura sull'isola.[14]

Campi di lavanda sull'isola di Lesina

L'isola ha una tipica vegetazione mediterranea, per la maggior parte brulla con macchia boscosa alle altezze più elevate e scoscese, che si trasforma in pinete sui pendii più bassi con lecci (Orno-Quercetum ilicis), pini d'Aleppo (Pinus halapensis Mill) e pini neri (Pinus nigra dalmatica). L'isoletta di Torcola è particolarmente ricca di vari alberi e piante mediterranee.[6]

L'isola di Lesina è lunga 68 km e larga solo 10,5 km nel suo punto più ampio. Occupa una superficie di 299,66 km², che la rende la 4ª isola più grande dell'Adriatico per area, e ha uno sviluppo costiero di 269,2 km. Il picco più alto è San Nicola, a 628 m.[9]

Amministrazione e popolazione[modifica | modifica wikitesto]

L'isola di Lesina fa parte della regione spalatino-dalmata della Dalmazia (Croazia). L'isola ha quattro comuni (općina), ossia Lèsina (Hvar, 4.138 ab.), Gelsa (Jelsa, 3.656 ab.), cui appartiene la frazione di Verbosca (Vrboska, 526 ab.), Cittavecchia (Stari Grad, 2.817 ab.) e San Giorgio (Sućuraj, 492 ab.). I dati sulla popolazione sono del 2001.[7]

  • Lesina è la più grande città dell'isola (3.672 ab.), per molti anni un comune indipendente e importante base navale della Repubblica di Venezia. Il comune di Lesina include gli insediamenti di Brusje (206), Velo Grablje (21), Milna (90) e Sveta Nedilja (148).[7]
  • Gelsa è una città mercato nella parte settentrionale dell'isola (1.798 ab.). Il comune di Gelsa comprende le località di Gdinj (119), Gromin Dolac (4), Ivan Dolac (26), Svirče (445), Pitve (81), Poljica (68), Verbosca (526), Vrisnik (215), Zastražišće (230), Zavala (144).[7]
  • Cittavecchia, anch'essa nella parte nord dell'isola (1.906 ab.) è il sito di uno dei primi insediamenti permanenti delle isole adriatiche durante l'antichità. Oggi Cittavecchia è il principale porto dell'isola; la maggior parte dei visitatori arrivano qui via traghetto da Spalato. Il comune di Cittavecchia include gli insediamenti di Dol (348), Rudina (54), Selca (20) e Vrbanj (489).[7]
  • San Giorgio è una piccola città all'estremità orientale dell'isola, più vicino al continente, dove un servizio regolare di traghetti collega l'isola con la città di Drivenico. Il comune di San Giorgio comprende i centri prevalentemente agricoli nella parte orientale dell'isola.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima di Lesina è caratterizzato da inverni miti ed estati calde. La temperatura media annuale dell'aria è 17 °C, 703 mm di precipitazioni cadono in media ogni anno sulla città di Lesina e la città ha un totale di 2.800 ore di soleggiamento all'anno. Per confronto Lesina ha una media di 7,7 ore di soleggiamento al giorno, mentre Ragusa (Dubrovnik) ne ha 7,2. Le temperature del mare vanno in media dai valori più bassi a febbraio di 14 °C a quelli più caldi durante l'estate, quando le temperature del mare di solito sono fra 23 °C e 27 °C. Il sottotipo della classificazione dei climi di Köppen per questo clima è "Csa" (clima mediterraneo).[15]

Dati climatici per Lesina (1981-2010)[16] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,6 12,8 15,1 18,1 22,9 26,9 30,2 30,0 26,2 22,1 17,1 13,6 13,0 18,7 29,0 21,8 20,6
T. mediaC) 9,3 9,3 11,5 14,5 19,1 22,9 25,9 25,7 22,1 18,5 13,8 10,5 9,7 15,0 24,8 18,1 16,9
T. min. mediaC) 5,9 5,7 7,9 10,9 15,3 18,8 21,6 21,4 18,0 14,8 10,6 7,4 6,3 11,4 20,6 14,5 13,2
Precipitazioni (mm) 56,2 53,5 63,4 54,1 40,0 29,7 21,6 44,6 56,8 81,9 101,6 90,4 200,1 157,5 95,9 240,3 693,8
Giorni di pioggia 7 7 7 7 5 5 2 3 5 6 9 9 23 19 10 20 72
Ore di soleggiamento mensili 144 161 200 232 298 330 374 343 259 199 138 127 432 730 1 047 596 2 805

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una veduta della città di Lesina dal Castello

I primi abitanti dell'isola di Lesina furono popolazioni neolitiche che stabilirono probabilmente relazioni commerciali tra Lesina e le rive orientali del Mediterraneo. La cultura di Lesina durò dal 3500 al 2500 a.C.

A cominciare dal IV secolo a.C., i Greci colonizzarono l'isola. [17] Nel 384 a.C. i coloni greci di Pharos sconfissero i guerrieri Iadasinoi e i loro alleati, invitati dagli indigeni di Lesina nella loro resistenza alla colonizzazione greca. La loro vittoria su forze molto più grandi fu immortalata in una delle più antiche iscrizioni conosciute della Croazia.

In seguito alla vittoria romana nella Seconda guerra illirica contro Demetrio di Faro, l'isola divenne parte dell'Impero romano nel 219 a.C. e il nome greco Pharos (in italiano Faro) fu cambiato in Pharia (Faria).

Dopo la caduta dell'Impero romano l'isola cadde sotto il controllo di Bisanzio. La popolazione aumentò nella tarda antichità, come testimonato dall'abbomdanza di ritrovamenti archeologici del periodo. Un gran numero di nuove villae rusticae (ossia ville di campagna) furono costruite nella Pianura di Cittavecchia e sulle rive orientali in precedenza vuote.

Una veduta di Cittavecchia sull'isola di Lesina

All'inizio del Medioevo, le tribù slave occuparono l'isola. Nella prima metà del VII secolo i Narentani si impadronirono dell'isola. I marinai veneziani vedevano l'isola mentre navigavano verso sud ed erano minacciati dai pirati narentini dell'isola. Nell'XI secolo l'isola si unì al Regno di Croazia.

Nel XII secolo l'ascesa della Repubblica di Venezia portò i vini e la viticoltura che nel Medioevo fiorì in una importante industria per l'isola. Questa cadde infine di nuovo sotto il dominio bizantino e poi sotto il Regno di Croazia e Ungheria. Nel 1331 i Veneziani misero l'isola sotto protezione contro le minacce della pirateria. Secondo la Pace di Zara del 1358, l'isola fu ceduta al Regno di Ungheria. Per breve tempo nell'estate del 1390 essa fu tenuta dal re bosniaco Stefano Tvrtko I. Nel 1409, la Repubblica di Venezia assunse finalmente il suo possesso definitivo dell'isola.

Con il tempo, l'isola prosperò grazie alla pesca, alla coltivazione del rosmarino, della lavanda e delle olive.

Nel XVI secolo, si verificò un'insurrezione dei plebei contro la dispotica e crudele aristocrazia locale, che ebbe il suo culmine tra il 1510 e il 1514. La Repubblica di Venezia tenne inizialmente una posizione neutrale tra le due fazioni, tentando una mediazione. Fallito il tentativo, nel timore che i disordini si estendessero alle altre colonie della Dalmazia, dove vi era un crescente malcontento contro il loro dominio, i Veneziani schiacciarono spietatamente i ribelli e impiccarono venti dei loro capi.[18]

Il porto della città di Lesina

Lesina è importante nella storia della Croazia come uno dei centri della letteratura croata durante il Rinascimento, con scrittori come Petar Hektorović (in italiano Pietro Ettoreo) e Hanibal Lucić (Annibale Lucio). A Cittavecchia, i turisti possono vedere la villa/fortezza di Petar Hektorović chiamata Palazzo Ettoreo (Kastel Tvrdalj), progettato architettonicamente dal poeta stesso.

Le chiese dell'isola contengono molti importanti dipinti e opere d'arte di famosi artisti veneziani, compreso Tintoretto, Veronese, Gentile Bellini e altri.

Nel 1797 con la caduta della Repubblica di Venezia Lesina fu annessa alla monarchia asburgica in base al Trattato di Campoformio. Ma le forze dell'Impero francese la catturarono nel 1806 durante le guerre napoleoniche prima che fosse presa infine dalle marine e dai marinai britannici nel 1812.

Durante il rinascimento nazionale croato, nell'epoca del risveglio nazionale in Europa, molte eminenti figure della Croazia meridionale, e della Croazia in generale, venivano da Lesina.

Veduta panoramica della città di Lesina

Gli Austriaci riguadagnarono il controllo dell'isola in accordo con il Congresso di Vienna del 1815 e fino all'inizio del XX secolo portarono un periodo di relativa prosperità. L'esercito italiano occupò l'isola dal 1918 fino al 1921, quando Lesina con il resto della Croazia si unì al Regno di Jugoslavia. Nel 1939, fu formata un'autonoma Banovina di Croazia che includeva anche l'isola. Durante la Seconda guerra mondiale, essa fu sotto il controllo dello Stato Indipendente di Croazia, ma sotto l'occupazione militare dell'Italia fascista fino al 1943. Dopo il 1945, divenne parte della Repubblica Popolare di Croazia, uno degli stati federali della Jugoslavia Comunista.

Nel 1992 la Repubblica di Croazia fu riconosciuta come uno stato indipendente, nella cui riorganizzazione territoriale Lesina ottenne una posizione.

L'isola di Lesina ha dato i natali a molte personalità illustri. Fra i tanti è da citare Ivan Vučetić, l'uomo che perfezionò la dattiloscopia alla svolta del XX secolo. In tempi più recenti, uno dei più famosi cittadini di Lesina è l'ex calciatore Igor Tudor (che ha giocato a lungo in Italia, nella Juventus e nel Siena), attuale allenatore del PAOK Salonicco. Anche Tonči Tadić, uno dei più importanti politici croati, è nato nell'isola di Lesina.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

I residenti di Lesina lavorano per la maggior parte nelle industrie della pesca e del turismo. Come detto in precedenza, Lesina ha un clima mediterraneo molto mite, belle spiagge e una vegetazione mediterranea che ne fanno una delle più attraenti località turistiche d'Europa. L'isola si promuove come "il posto più soleggiato d'Europa", con oltre 2.715 ore di luce solare in un anno medio.

La città di Lesina è il capoluogo e il principale centro turistico. Presenta una grande piazza pubblica (piazza Santo Stefano/trg Svetog Stjepana) che è aperta sul mare. Durante la stagione turistica, il porto si riempie di grandi yacht. Discoteche aperte tutta la notte attirano grandi folle di giovani visitatori, ma non mancano altri tipi di attrazioni di tipo artistico e culturale.

Un'altra importante attività economica è la coltivazione della lavenda, usata per oli e saponi aromatici. Lesina è spesso chiamata l'"isola della lavanda".

Lesina è anche una delle due più famose zone vinicole della Croazia. I vigneti sul lato meridionale dell'isola sono famosi per i vini rossi prodotti dall'uva Plavac Mali. La pianura centrale tra Cittavecchia e Gelsa è famosa per i suoi vini bianchi.

I legami con la storia e la cultura italiana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Dalmati italiani.

Gli antichi rapporti di Lesina (e dell'intera Dalmazia) con l'Italia e il lungo dominio della Repubblica di Venezia hanno lasciato un segno profondo nella cultura di quest'isola, dove un tempo si parlava anche la lingua italiana. Le tensioni e le vicende storiche (a volte anche sanguinose) che, a partire dagli anni successivi alla Prima guerra mondiale, portarono a una crescente slavizzazione della Dalmazia e a un progressivo allontanamento degli Italiani da queste terre, culminato con il doloroso esodo giuliano dalmata avvenuto a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, determinarono anche la scomparsa della comunità italofona da Lesina. Oggi, grazie alle iniziative legislative assunte dalla Repubblica di Croazia a partire dagli anni 2000 per tutelare le minoranze linguistiche, anche la piccola comunità dei Dalmati italiani ha cominciato a fruire di maggiori spazi di autonomia (sia pure in mezzo a grandi difficoltà). Inoltre, con i numerosi turisti italiani che ogni anno (specie d'estate) affollano Lesina, la lingua italiana è tornata a farsi sentire sull'isola e molti residenti locali sono in grado di parlarla o quanto meno di comprenderla.

Personalità italiane illustri[modifica | modifica wikitesto]

Lesina ha dato i natali ad alcuni famosi dalmati italiani.

Nacque a Lesina il petrarchista dalmata Paolo Paladini che scrisse il suo Canzoniere nel 1496.

Altro nativo di Lesina fu Gian Francesco Biondi (1574 Lèsina - 1644 Aubonne, Berna, Svizzera) che fu uno dei primi creatori del romanzo italiano e visse per lunghi anni a Venezia mantenendo rapporti epistolari con Galileo, fra Paolo Sarpi e con i corregionali dalmati Ghetaldi, Francesco Patrizio e Marcantonio Dominis. Fu anche diplomatico della Serenissima presso la corte francese, la corte dei Savoia e la corte di Londra, dove sposò una nobildonna inglese.

Le sue opere letterarie principali sono i romanzi L'Eromena (Venezia 1624), La donzella desterrada (Venezia 1627), e Il Coralbo (Venezia 1632) che ebbero una decina di ristampe nel giro di pochi anni. Pubblicò inoltre L'Istoria delle guerre civili d'Inghilterra tra due case di Lancastro e Jorc (1724). I romanzi di Biondi ebbero tale diffusione e divennero a tal punto popolari che nel 1638 tale Rumaceni pubblicò in volume, a Viterbo, una Raccolta di tutte le sentenze, detti e discorsi morali, filosofici, politici... che si contengono nella Eromena... ed in altre opere del sig. Gian Francesco Biondi, il quale ebbe un ruolo importante nello sviluppo del romanzo europeo. Stando agli studiosi della letteratura del Seicento, con L'Eromena Biondi diede alla letteratura italiana il primo romanzo eroico-galante, un tipo nuovo di romanzo scevro degli elementi mistico-magici medievali.

Gli Italiani sull'isola di Lesina[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del XIX secolo la popolazione di lingua italiana, già minoritaria e ridotta alle principali città dell'isola, fu soggetta a un lento e progressivo calo al punto da costituire, al momento del censimento austriaco del 1900, appena l'1,4% della popolazione dell'isola, con punte massime del 3,9% a Cittavecchia comune e del 5,4% a Cittavecchia città[19].

A partire dagli anni precedenti la Grande Guerra parte di questa popolazione abbandonò la propria terra per rifugiarsi in gran parte a Zara o nelle province giuliane (dopo il 1924 anche a Fiume) oppure, seguendo l'esempio di alcuni curzolani e lissani, nella vicina Lagosta, unica tra le isole dalmate che fu assegnata all'Italia dal Trattato di Rapallo. Altri semplicemente si trasferirono nel resto del territorio italiano.

Qualche famiglia italiana rimase comunque sotto la Jugoslavia dei Karađorđević ma, all'arrivo dei titini nel 1943, una parte di questi cittadini furono fucilati: l'11 settembre 1943 Guido Rocchi Lusic, di 68 anni, venne prelevato dalla "Casa del Vecchio" e portato, insieme a una bara, nel cimitero. Venne arrestata anche la figlia Dora di 24 anni. In piena notte, abbracciati, vennero fucilati mentre gridavano: "Viva l'Italia". Nello stesso cimitero venne fucilato Fortunato Marchi dopo di essersi scavato la fossa.

Non giovarono di certo ai rapporti fra Croati e Italiani né le rappresaglie partigiane né il comportamento delle truppe di occupazione italiane (squadre di camicie nere e Carabinieri e Questurini, principalmente provenienti dalle Puglie), che anche a Lesina, e precisamente nei paesi di Verbagno (Vrbanj) e Cittavecchia di Lesina compirono devastazioni e violenze gratuite, con incendi di case civili, fucilazioni sommarie, saccheggi e vessazioni.

A Spalato invece, il 22 settembre 106 persone vengono fucilate dagli slavi e sepolte in tre fosse comuni: tra le vittime, il Provveditore agli Studi Giovanni Soglian, nato a Cittavecchia di Lesina nel 1901. Era stato professore presso l'Università di Varsavia e preside del liceo di Bressanone.

La tradizione di lingua e cultura italiane è stata progressivamente soppiantata, sicché molte famiglie con origini italo-venete non conoscono né parlano più correntemente l'italiano, per ragioni di assimilazione. In questi ultimi anni è però presente un consistente afflusso turistico da parte di Italiani della penisola, ragion per cui anche gli abitanti naturalizzati croati hanno occasione di parlare italiano.

All'inizio degli anni 2000 è stata finalmente riconosciuta dalla Croazia, nell'ambito dell'Unione Italiana, la Comunità Nazionale Italiana, composta dagli oramai pochissimi connazionali rimasti e da quei Croati che hanno, anche in parte, ascendenza italiana.

Gli Italiani a Cittavecchia e Lesina[modifica | modifica wikitesto]

Gli Italiani dell'isola di Lesina vivevano concentrati nel capoluogo, dove costituivano la metà della popolazione e a Cittavecchia dove erano la maggioranza. Una piccola minoranza viveva a Gelsa. Il resto dell'isola invece era compattamente croato. Gli italiani delle due località erano artigiani, proprietari terrieri ma anche marinai, pescatori e contadini (Lesina, infatti era l'unico luogo della Dalmazia dove esistevano contadini italiani). L'isola aveva dato all'Italia nel XIX secolo tre patrioti: Francesco Boglich-Perasti, Felice Baylon e Luigi Machiedo. Nel 1879 combattivo rappresentante degli italiani locali era Giovanni Botteri, podestà e deputato di Cittavecchia, grande amico e collaboratore dell'ultimo sindaco italiano di Spalato, Antonio Bajamonti. Suoi avversari acerrimi furono i deputati isolani don Juraj Biankini (al secolo Giorgio Bianchini), e Ivan Machiedo (al secolo Giovanni Machiedo), entrambi provenienti da famiglie di lingua e cultura italiane di Lesina città. Il Machiedo, peraltro, era già stato esponente della locale comunità italofona.

Cittavecchia fu sempre roccaforte dei dalmati isolani di lingua italiana, tant'è che nel 1885, il suo Consiglio comunale venne sciolto d'autorità dai funzionari austriaci, e nelle successive elezioni venne conquistato dai Croati. In risposta alla croatizzazione dell'isola, nel 1895 vennero fondate a Lesina e Cittavecchia le sezioni locali della Lega Nazionale. Al termine della Prima guerra mondiale, l'isola venne occupata dall'esercito italiano, cosa che animò gli Italiani locali contro gli Slavi. Tuttavia, nel 1921, con il ritiro delle truppe italiane, gli Italiani, soprattutto a Cittavecchia, per paura di ritorsioni da parte dei propri concittadini slavi, abbandonarono in massa l'isola. Nel 1927, si contavano nell'isola solo 509 italiani (concentrati soprattutto a Lesina città), anche se nel 1922 era stata riaperta la locale scuola italiana. Nel 1930 si contavano solo 80 italiani a Lesina e 60 a Cittavecchia. Nel 1933, la scuola mistilingue di Lesina contava però ancora 34 alunni.

Nomi dell'isola[modifica | modifica wikitesto]

Come colonia greca, l'isola era nota come Pharos "faro". Il poeta greco Apollonio di Rodi si riferiva all'sola come "Piteyeia" nel III secolo a.C., un nome derivato dalla parola greca pitys, che significa "abete rosso".

Nella provincia romana della Dalmazia era conosciuta come Pharia e in seguito Fara.

All'inizio del Medioevo, i Croati si insediarono sull'isola e la chiamarono Hvar, sostituendo la consonante "f" con l'antica consonante croata "hv". Ma l'isola era ancora dominata dagli Illiri romanizzati. L'influenza dei Croati convinse la popolazione romana residente a cambiare ancora una volta il nome ufficiale in Quarra.

Dalla fine dell'XI secolo il suo nome italiano è Lesina; in veneto, Liesena. Il nome rimase ufficiale durante il dominio veneziano. Il nome italiano ha un'origine slava, Lesna, che significa "legno" (essendo stata l'isola pesantemente disboscata per ricavarne legname).

Tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Da cinque secoli nell'isola si ripete la tradizione della Za križen (letteralmente: "Seguendo la croce"), una processione notturna che si tiene in occasione del Giovedì santo. La manifestazione è inclusa ell'elenco dei beni culturali immateriali dell'UNESCO.[20]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Dei resti fossili di Pontosaurus, un rettile estinto, sono stati rinvenuti nell'isola.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. "Lesina" nell'enciclopedia Treccani.
  2. ^ Cfr. "Lésina (isola)" nell'enciclopedia Sapere.
  3. ^ Dario Alberi, Dalmazia. Storia, arte, cultura, Lint Editoriale, Trebaseleghe (PD) 2008, pp. 1286-1299.
  4. ^ Usporedno Talijansko-Hrvatsko nazivlje mjestat ("Tabella comparativa italiano/croato dei toponimi") pubblicata su Fontes (ISSN: 1330-6804, rivista scientifica croata edita dall'Archivio di Stato), giugno 2000.
  5. ^ Tea Duplančić Leder, Tin Ujević e Mendi Čala, Coastline lengths and areas of islands in the Croatian part of the Adriatic Sea determined from the topographic maps at the scale of 1 : 25 000 (PDF) in Geoadria, vol. 9, nº 1, Zadar, giugno 2004, pp. 5–32. URL consultato il 21 gennaio 2011.
  6. ^ a b Island Hvar. URL consultato il 19 settembre 2009.
  7. ^ a b c d e Census of Population, Households and Dwellings, 31st March 2001, Republic of Croatia: Central Bureau of Statistics, 2001. URL consultato il 14 luglio 2009.
  8. ^ (HR) Grga Novak, Hvar Kroz Stoljeća (Lesina attraverso i secoli), Historijski Arhiv - Hvar (Archivi storici di Lesina), I, 2ª ed., Narodni Odbor Općine Hvar (Consiglio nazionale del Comune di Lesina) [1924], 1960.
  9. ^ a b c (HR) Hvar, Hrvatski Leksikon, II, Zagabria, Naklada Leksikon d.o.o., 1997, p. 490, ISBN 9789539672803.
  10. ^ Trudy Ring, Robert M. Salkin e Sharon La Boda, International Dictionary of Historical Places (Vol. 3: Southern Europe), a cura di Robert M. Salkin e Sharon La Boda, 2ª ed., Taylor and Francis [1995], 1996, pp. 331–334, ISBN 9781884964022.
  11. ^ Tourist Board of City of Hvar. URL consultato il 14 luglio 2009.
  12. ^ Top Islands, Conde Nast Traveler:Readers’ Choice Awards. URL consultato il 19 settembre 2009.
  13. ^ S. Forbaher, Prehistoric Populations of the Island of Hvar, Zagabria, Croazia, Institute for Anthropological Research.
  14. ^ Janislav Kapelj & Sanja Kapelj, The hydrogeological function of the karst poljes on some islands of the Adriatic Sea, Zagabria, Croazia, Institute of Geology, Department for hydrogeology and engineering geology.
  15. ^ Climate Summary for Hvar, Croatia
  16. ^ Fonte: meteo-climat-bzh
  17. ^ J. Wilkes, The Illyrians, Wikey-Blackwell, 1996, p. 114, ISBN 0-631-19807-5,.
    «... nella storia iniziale della colonia insediatasi nel 385 a.C. sull'isola di Pharos (Lesina) dall'isola egea di Paros, famosa per il suo marmo. In modo tradizionale essi accettaron la guida di un oracolo, ...».
  18. ^ Johnathan Bousfield, The Rough Guide to Croatia, Rough Guides, 2003.
  19. ^ Gemeindelexikon der im Reichsrate vertretenen Königreiche und Länder. Bearbeitet auf Grund der Volkszählung vom 31. Dezember 1900 - XIV - Dalmatien, ed. K. K. Staats- und Hofdruckerei, Vienna 1908.
  20. ^ Procession Za Krizen (‘following the cross’) on the island of Hvar su UNESCO. URL consultato il 9 febbraio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dario Alberi, Dalmazia, storia, arte, cultura, Lint Editoriale 2009, Trieste
  • Luigi Tomaz,In Adriatico nell'antichità e nell'Alto Medioevo, Presentazione di Arnaldo Mauri, Think, Conselve 2003.

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