Abbazia di Valserena

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Abbazia di Valserena
Certosa Paradigna.jpg
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Località Parma-Stemma.png Parma
Religione cristiana cattolica di rito romano
Titolare santa Maria
Ordine cistercensi
Diocesi Parma
Consacrazione 1385
Sconsacrazione 1810
Stile architettonico gotico lombardo, barocco
Inizio costruzione 1298
Completamento 1385

Coordinate: 44°51′22″N 10°20′48″E / 44.856111°N 10.346667°E44.856111; 10.346667

L'abbazia di Valserena, detta erroneamente certosa di Paradigna, è un'ex abbazia cistercense situata alla periferia nord di Parma, in località Paradigna[1]. Nota anche come "abbazia di San Martino dei Bocci", fu sconsacrata in epoca napoleonica.

Il nome di certosa è improprio, in quanto non appartenne mai ai monaci Certosini. Ospitò invece una comunità di monaci cistercensi provenienti dall'abbazia di Chiaravalle della Colomba.

Dal 2007 appartiene all'Università di Parma, ed è sede universitaria del Centro studi e archivio della comunicazione[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'abbazia fu fondata per volere del cardinale parmense Gerardo Bianchi[3], originario della vicina località di Gainago. La costruzione venne autorizzata dal papa Bonifacio VIII con bolla pontificia del 13 aprile 1298,[4] nell'ambito della preesistente pieve di San Martino.[5]

Il fondatore chiamò questa abbazia "di Valle Serena" ("Quod monasterium vocatur et vocari debet et vulgariter nominari Vallis Serenae ordiniis cistercensis") come auspicio di pace, dato che in quegli anni il fervore religioso sfociava spesso in eccessi che portavano anche ad aspre repressioni. La chiesa e l'abbazia furono ultimate verso il 1385; nel corso dei secoli l'abbazia si ampliò notevolmente, fino ad ospitare ben 500 monaci al momento della sua soppressione per un decreto emanato intorno al 1810, quando Parma faceva parte del Dipartimento del Taro, istituito da Napoleone.

La chiesa, con pianta a croce latina, è in stile gotico lombardo; nel presbiterio sono presenti affreschi di Cesare Baglione. L'interno è a tre navate con volta a crociera, i pilastri sono ottagonali e reggono archi acuti. All'interno dalla chiesa erano presenti in passato un pregevole altare maggiore, un affresco del Parmigianino sulla volta del presbiterio e diversi altri dipinti. Tutte le opere d'arte sono state trasferite dopo la sconsacrazione presso l'Accademia di Belle Arti di Parma. La facciata è stata oggetto di un rifacimento che risale al Settecento.

Corte interna

Dal 2007 l'Abbazia di Valserena ospita il Centro Studi e Archivio della Comunicazione[6].

Dal 2015, inoltre, grazie al Porgetto Paradigna[7], è stato attuato un importante intervento di valorizzazione del complesso storico dell'abbazia cistercesnse che ospita lo CSAC e del paesaggio agricolo circostante[8]. All'interno di questo progetto è stato realizzato l’allestimento museale della chiesa e delle sale colonnate, oltre che la valorizzazione della corte delle sculture. Questo è stato definito come un sistema di ambienti e attrezzature che reinterpreta in chiave attuale la dimensione dell’antica abbazia secondo i più avanzati criteri di accoglienza del pubblico e di fruizione culturale[9]. Nello specifico, il Progetto Paradigna ha permesso la creazione all'interno della chiesa dell’abbazia di due aree: la prima nel sistema del transetto, abside e cappelle laterali, la seconda area sarà costituita da un percorso fra tredici cappelle. Inoltre sono occupati anche gli spazi della Sala Ipogea e della Sala delle Colonne[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La storia dell’Abbazia | CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione, in CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione, 16 gennaio 2015. URL consultato il 24 febbraio 2017.
  2. ^ Chi siamo | CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione, in CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione, 09 gennaio 2015. URL consultato il 24 febbraio 2017.
  3. ^ Gerardo Bianchi, nato a Gainago nei pressi di Parma nel 1220/25, fu creato cardinale da papa Niccolò III nel 1278. Dopo lo scoppio dei vespri siciliani il nuovo papa Martino IV lo nominò legato pontificio per il Regno di Sicilia. Morì a Roma il 1º marzo 1302 ed è sepolto nella basilica di San Giovanni in Laterano.
  4. ^ Augustus Potthast, Regesta pontifcum Romanorum II (Berlin 1875), nos. 24657-24658. Leopold Janauschek, Originum Cisterciensium, Volume 1 (Vienna 1877), p. 267.
  5. ^ La località era detta "San Martino de' Bocci" in quanto infestata dai bocci, sterpaglie e pruni detti in dialetto parmigiano boz. I monaci cistercensi bonificarono nel corso degli anni l'area dalle sterpaglie, rendendola adatta alle coltivazioni agricole.
  6. ^ musei.unipr.it, http://www.musei.unipr.it/it/musei/csac/storia .
  7. ^ csacparma.it, http://www.csacparma.it/wp-content/uploads/2015/07/Pieghevole_Csac_rid.pdf .
  8. ^ Progetto Paradigna | CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione, in CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione, 02 febbraio 2015. URL consultato il 24 febbraio 2017.
  9. ^ CSAC: uno sguardo al futuro | Università degli Studi di Parma, su www.unipr.it. URL consultato il 24 febbraio 2017.
  10. ^ csacparma.it, http://www.csacparma.it/wp-content/uploads/2015/07/Pieghevole_Csac_rid.pdf .

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Cappelli, L'abbazia di S. Martino dei Bocci (Valserena): un insediamento cistercense nel territorio di Parma, L. Battei, Parma, 1973.
  • M. Calidoni, L. Confortini, M. Fallini, Monasteri, alle radici della città e del territorio di Parma nel Medioevo, ed. Monte Università Parma, Artegrafica Silva, Parma, 2007.

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