Centro studi e archivio della comunicazione

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Centro studi e archivio della comunicazione
CSAC - corte d'ingresso, abbazia di Paradigna.jpg
Corte delle Sculture
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàParadigna, frazione di Parma
IndirizzoStrada viazza di Paradigna 1
Caratteristiche
Tipoarte contemporanea, design, architettura, fotografia, moda, media
Sito web

Coordinate: 44°51′24.38″N 10°20′49.79″E / 44.856771°N 10.347165°E44.856771; 10.347165

Il Centro studi e archivio della comunicazione (noto anche con l'acronimo di CSAC) è un centro di ricerca dell'Università degli studi di Parma fondato dal professor Carlo Arturo Quintavalle nel 1968. Fin dai suoi primi anni l’attività è volta alla costituzione di una raccolta di archivi di arte, fotografia, architettura, design, moda e grafica, all’organizzazione di esposizioni e alla pubblicazione dei cataloghi.[1]

Attualmente suo compito istituzionale è la raccolta, conservazione, catalogazione e promozione del patrimonio culturale. Svolge anche un’attività di consulenza scientifica, di supporto alla didattica, di ricerca e progetta e organizza mostre: al suo attivo ha oltre 100 esposizioni e altrettante pubblicazioni.

Dal 2007 ha sede presso l’Abbazia di Valserena, conosciuta anche come “Certosa di Paradigna”, a pochi chilometri da Parma. È strutturato in cinque sezioni - Arte, Fotografia, Media, Progetto, Moda – all'interno delle quali sono conservati circa 12 milioni di pezzi.

Dal 23 maggio 2015 il centro è stato trasformato in un nuovo spazio multifunzionale che mantiene le funzioni di Archivio e Centro di Ricerca, affiancandogli un Museo aperto al pubblico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Centro studi e archivio della comunicazione è nato dall'esigenza di formare delle raccolte d'arte seguendo modelli nuovi ed inediti[senza fonte]. I primi nuclei della raccolta, sono stati costituiti da dipinti, in particolare di Pop art ed Arte informale, e da archivi fotografici, nello specifico quello storico dello Studio fotografico Vasari[2] proveniente da Roma[3], di Villani proveniente da Bologna e quello dello studio Stefani proveniente da Milano.

La prima sezione denominata "Progetto" è inaugurata nel 1980 nell'ambito di un convegno al quale partecipano alcuni dei principali progettisti italiani. Tale sezione, che all'epoca contava una raccolta di 400.000 pezzi (e che attualmente ne annovera circa un milione e mezzo), era costituita prevalentemente da schizzi, disegni, maquette e oggetti di design.

La raccolta in seguito apre altre sezioni che affiancano quella "Progetto": la sezione "Fotografia", quella dedicata ai "Media" e quella dedicata allo "Spettacolo".

Originariamente il CSAC ha avuto sede nel Palazzo della Pilotta, che ben presto si dimostra insufficiente per contenere le varie raccolte che si sono arricchite negli anni di collezioni e donazioni da parte di soggetti diversi. In particolare si è andata costituendo una sezione dedicata alla "Moda" con oltre 70.000 disegni originali dei principali stilisti italiani, da Giorgio Armani a Gianfranco Ferré, a Krizia, le Sorelle Fontana, Pino Lancetti, Franco Moschino, Gianni Versace. E una sezione dedicata all'"Architettura" con oltre 1.500.000 di progetti e disegni, di architetti quali ad esempio Alpago Novello, De Finetti, Gardella, Menghi, Nervi, Ponti, Pulitzer, Rava, Samonà e di designer come Bellini, Castiglioni, Enzo Mari, Alessandro Mendini, Bruno Munari, Marcello Nizzoli, Rosselli, Roberto Sambonet, Afra e Tobia Scarpa, Sottsass Jr.

I materiali vengono quindi trasferiti nel 1989 nel Padiglione Nervi e la sede del CSAC trasferita nei locali della Certosa di Valserana. Il Centro studi e l'Archivio hanno così a disposizione oltre 8.000 metri quadri che costituiscono la struttura museale, e nella quale trovano spazio dipinti, fotografie, lastre originali e negativi originali, disegni, plastici, maquette, oggetti per un totale di circa 10 milioni di pezzi.

In particolare si è così costituito un fondo di oltre 6 milioni di pezzi tra fotografie originali, lastre e negativi tra i quali sono conservate le opere di fotografi come Man Ray, Nino Migliori o Luigi Ghirri.

Attualmente il museo non è visitabile. In progetto vi è, tuttavia, la creazione di una struttura fruibile da un pubblico il più ampio possibile.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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