Franco Moschino

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« Non c'è creatività senza caos.[1] »

Franco Moschino (Abbiategrasso, 27 febbraio 1950Annone di Brianza, 18 settembre 1994) è stato uno stilista italiano.

È stato il fondatore della casa di moda Moschino Couture!.

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nato ad Abbiategrasso in provincia di Milano, figlio di un proprietario di fonderia, rimase orfano a soli otto anni di età e, conseguentemente, venne cresciuto da uno zio. Prima di diventare stilista, Moschino frequentò l'Accademia delle Belle Arti di Milano nel 1967, con l'intenzione di diventare un pittore. Per finanziare i propri studi, lavorò come illustratore di moda freelance. In seguito, il suo interesse si spostò dalla pittura alla sartoria e alla moda. La sua carriera cominciò nel 1971, quando diventò disegnatore per Gianni Versace, per il quale lavorò per sei anni. Dal 1977 al 1982 lavorò come fashion designer per la ditta di abbigliamento Cadette.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Franco Moschino fondò la sua prima compagnia, la Moonshadow nel 1983, e lanciò il marchio Moschino Couture! quello stesso anno. All'inizio le sue creazioni si concentrarono sulla moda casual e sui jeans, ma in breve tempo la sua linea finì per estendersi anche alla lingerie, agli abiti da sera, alle scarpe, all'abbigliamento maschile ed ai profumi. Nel 1988 lanciò una linea "economica", la Cheap Chic Donna e Cheap Chic Uomo. Soltanto nel 1993 Moschino realizzerà una mostra con i propri dipinti, all'interno della retrospettiva X Anni di Kaos.

Lo stile[modifica | modifica wikitesto]

I vestiti da lui disegnati si dimostrano estremamente innovativi ed inusuali, ponendosi come punto di partenza per stilisti come Jean Paul Gaultier. Le sue creazioni si propongono come parodia e critica dello stesso mondo della moda[1]. Moschino rielabora capi classici, aggiungendo dettagli irriverenti, come tailleur con girandole al posto dei bottoni, o il celebre tubino nero con prezzo ricamato sul capo[1], o addirittura gonne realizzate interamente di cravatte, camicie mono-manica o T-Shirt con la scritta "Moschifo"[1]. Anche le sue sfilate si distinguono per originalità, con le modelle che sfilano in ginocchio[1], si fa fotografare vestito da donna[1], ed invia ai media degli slip come inviti alle proprie collezioni.

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Morì il 18 settembre 1994 a causa di un infarto per un cancro intestinale,[2][3] altri sostengono per patologia legata all'AIDS[4][5], il marchio Moschino passa all'ex assistente di Franco Rossella Jardini.[5] Nell'autunno del 1999, il marchio Moschino è stato rilevato dal gruppo Ferretti.[5]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Per un paio di stagioni, tra il 1971 ed il 1973, militò nella compagnia teatrale dialettale de I Legnanesi diretta da Felice Musazzi, prendendo parte agli spettacoli "E la buleta la va la va..." (stagione teatrale 1971-1972) e "Teresa story" (stagione teatrale 1972-1973), nei quali ha interpretato ruoli maschili e femminili.
  • Gli abiti Moschino sono stati indossati da diverse celebrità come Fran Drescher nella serie televisiva La tata, Alicia Silverstone, Gwyneth Paltrow e Anna Friel.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Dizionario della moda
  2. ^ Anne-marie Schiro, Franco Moschino, 44, Is Dead; Designer Known for Irreverence, in The New York Times, 20 settembre 1994. URL consultato il 15 aprile 2017.
  3. ^ ADDIO MOSCHINO, ANARCHICO DELLA MODA - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 15 aprile 2017.
  4. ^ (EN) Fashion: The empire strikes back, su The Independent. URL consultato il 17 novembre 2015.
  5. ^ a b c Franco Moschino Biografia Stilista Moda | Stylefavs, su www.stylefavs.it. URL consultato il 17 novembre 2015.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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