Arturo Carlo Quintavalle

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Arturo Carlo Quintavalle (Parma, 1936) è uno storico dell'arte italiano. È stato professore ordinario di Storia dell'arte presso l'Università di Parma, oltre a fondare e dirigere per diversi anni il Centro studi e archivio della comunicazione presso la stessa Università.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Entrambi i suoi genitori sono stati celebri storici dell'arte. Suo padre, Armando Ottaviano Quintavalle (Napoli 1894 - Modena 1967), fu soprintendente per le province di Parma e Piacenza dal 1933 al 1959. Studioso del romanico campano, passò poi all'arte rinascimentale in Emilia, dedicando al Correggio la celebre mostra del 1934, nella quale mise in luce anche i suoi principali allievi, soprattutto Parmigianino al quale Quintavalle dedicò poi una fondamentale monografia nel 1948. Durante la seconda guerra mondiale, mise in salvo circa novemila opere che costituivano il patrimonio più prezioso della Galleria d'arte di Parma, nascondendole nel castello di Torrechiara.

Sua madre, Augusta Ghidiglia (Roma 11 giugno 1904 - Casalmaggiore 23 marzo 1988), fu una delle principali studiose del Novecento di Correggio e Parmigianino, ma operò anche restauri e scoperte eccezionali, come l'insieme di Girolamo Mazzola Bedoli nel refettorio del convento di San Giovanni, e poi tutta la seconda generazione dei correggeschi e parmigianineschi sui quali scrisse importanti monografie (Michelangelo Anselmi, 1960; il Bertoja, 1963). Si interessò anche alla pittura duecentesca e pubblicò i grandi cicli scoperti sulla facciata del Duomo di Reggio Emilia e ritrovò (1970) a San Lorenzo a Piacenza pitture che coprono l'intera chiesa, le fece staccare e le espose a Parma. Protagonista, a fianco prima del marito e poi direttamente, dal 1960, dell'opera della Soprintendenza, portò avanti numerosi progetti per la valorizzazione dei beni culturali di Parma, con la serie di mostre "Arte in Emilia" dal 1960 al 1970.

Arturo Carlo Quintavalle fu allievo di Carlo Ludovico Ragghianti alla Scuola Normale Superiore di Pisa. I suoi studi e ricerche vanno dai fondamenti dell'arte medievale al Novecento, e mostrano grande interesse per le numerose forme artistiche dell'età contemporanea e soprattutto per la fotografia e il design[1]. Nel 1968, come professore dell'Università di Parma, fonda il Centro Studi e Archivio della Comunicazione, che dirigerà fino al 1989 insieme alla moglie Gloria Bianchino.

Noti i suoi contributi su Wiligelmo e il Battistero di Parma.
Dagli inizi degli anni '70 per 25 anni, ha curato la rubrica dell'arte sul settimanale Panorama e ha collaborato per 30 anni al Corriere della sera.

Tra le sue pubblicazioni si ricordano:

Note[modifica | modifica wikitesto]

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